Quest’oggi abbiamo deciso di dare spazio ad un post di Rosalba Guadagna, una delle referenti del CODS al fianco dell’amministratrice Orietta Armiliato, in quanto ben emerge una grande problematica che le donne devono affrontare nella loro carriera lavorativa e quanto questo possa incidere negrativamente in futuro sul fronte pensionistico. Purtroppo il post porta alla luce un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera ove si parla di una mamma lavoratrice Beatrice che ha dovuto rinunciare al suo lavoro, non avendo trovato post gravidanza, nessun compromesso accettabile con l’azienda per cui lavorava da anni. Rosalba Guadagna intende, partendo dall’intervista, evidenziare le grandi difficoltà che molte donne ancora oggi hanno nel conciliare lavoro e famiglia a causa di imprenditori e datori di lavoro poco ‘aperti mentalmente’ e a causa di un welfare praticamente assente.
Come si può parlare, ci domandiamo, di denatalità e di possibili soluzioni se non si parte dalle fondamenta? Come si può parlare di parità di genere se le donne non sono padrone di scegliere se lavorare oltre ad essere madri, come se una scelta impedisse l’altra, come si puà parlare di pensione se le donne non hanno modo di lavorare in modo continuativo per arrivare ai contributi idonei al raggiungimento della stessa? Come si può, ci rivolgiamo al Governo, voltarsi sempre e solo dall’altra parte e fingere che tutto in Italia funzioni? Di seguito, dopo le nostre personali riflessioni, il post denuncia del CODS.
Pensioni 2027, L’Italia un Paese in cui bisogna ancora scegliere tra essere madre o lavoratrici
“MADRI E/O LAVORATRICI![]()
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Ancora una volta ci troviamo qui ad affermare, prove ed evidenze alla mano, che “questo non è un Paese per #donne” e aggiungerei anche per #genitori .
Questa interessante intervista proposta dal Corriere della Sera, racconta plasticamente le difficoltà che, non di rado, una lavoratrice riscontra rientrando al lavoro dopo la nascita di un figlio.
<<Non facciamo figli per poi parcheggiarli tutto il giorno al nido e farli crescere da qualcun altro, rinunciando di fatto a fare le madri. E non dovremmo essere noi le eccezioni: poter conciliare lavoro e famiglia dovrebbe essere la regola, non un privilegio concesso solo da pochi imprenditori intelligenti>>.
La storia raccontata, offre importanti spunti di riflessione che vanno anche oltre, incluso il fatto che le carriere discontinue femminili talvolta passano anche per queste scelte obbligate.
L’Italia sta affrontando una trasformazione demografica strutturale: meno nascite, aumento della longevità e progressivo invecchiamento della popolazione.
Di conseguenza, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia diventa anche una questione socialmente rilevante quando si registrano tassi di denatalità considerevoli come rilevato dall’ #ISTAT:
«l’Italia è ormai a 6 nascite ogni mille abitanti e a soli 1,14 figli per donna: una denatalità che non è più un’emergenza futura, ma una realtà demografica già in atto» (dati ufficiali Istat-indicatori demografici).
La denatalità si lega poi alla questione della sostenibilità del nostro sistema previdenziale, e quindi non significa soltanto parlare di famiglia, ma significa anche parlare di lavoro, welfare, crescita economica e futuro delle pensioni.
Gli appelli generici alla natalità servono a molto poco.
La domanda da porsi dovrebbe essere: perché, ancora oggi, diventare madri può significare rinunciare al lavoro, alla carriera e alla propria autonomia?
Se vogliamo invertire questa tendenza, serve una strategia demografica sostenuta e a lungo termine.
La politica deve fare la sua parte:
▪︎servizi per l’infanzia diffusi ed accessibili,
▪︎congedi adeguati,
▪︎salari dignitosi,
▪︎sostegni economici che non siano bonus occasionali o temporanei,
▪︎politiche di organizzazione del lavoro vincolanti che incentivino davvero la compatibilità lavorativa con la vita genitoriale e familiare.
Occorre guardare oltre il traguardo di legislatura e programmare interventi seri, certi, duraturi e a lungo termine.
Un Paese che vuole più bambini (e soprattutto che ne ha bisogno per il proprio equilibrio demografico) deve, prima di tutto, costruire un Paese in cui avere un figlio non sia un ostacolo alla propria vita, ma una possibilità concreta di viverla pienamente senza operare rinunce”
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Grande Salvinone … genio assoluto … ha preso una montagna di voti promettendo il superamento della Fornero … ma poi e’ riuscito solo a partorire l’inutile quota 100 … tanti bla bla bla in televisione per partorire una inutile manovrina a termine e per pochi eletti … la solita manovrina acchiappavoti … mentre a loro bastano 4 anni (circa) … ah ah ah ah … ora parla di 64 contributivo … ah ah ah ah … incredibile … e nessuno lo ferma per chiedergli spiegazioni … un genio assoluto … ah ah ah ah … prende per i fondelli tutti e nessuno dice niente … ah ah ah ah … Mattarella, parlaaaa !!!! … ah ah ah ah … adesso vuole agevolare la pensione di chi ha versato solo 20 o 25 anni e non manda chi ha versato 40 e oltre anni di contributi … ah ah ah ah … grande Salvinone … sei un grande … ah ah ah ah … tu e Durigone siete il topppp … ah ah ah ah … italianiiii … vot’Antonio, vot’Antonio … antonio la Trippa !!!!
Rispondo al Sig. Pio … Sig. Pio, non sia choosy … ah ah ah ah !!!!
Domenica prossima ci sara’ il raduno della lega a Pontida…voglio sperare che nessuno dal palco dica che stando 4 anni al governo hanno avviato l’azzeramento della fornero !
Caro domesessantuno.
Che ne dici!
Hai pianificato un viaggetto in auto per fischiarli?
Dopo tutti i richiami su Pontida che ci hai fatto sarebbe il minimo.
Già che ci sei, lungo la strada, potresti dare una controllata a tutti i prezzi della benzina che troverai esposti.
Potrebbe essere l’occasione di ricordare loro, oltre la Fornero, anche come stanno messi sulle accise.
Saluti.
Caro Wal, a proposito di saggezza ti ringraziamo per quegli spunti di riflessione che ci fornisci; il massimo ieri è però la notizia dell’azzeramento del bollo auto per le moto, le auto di bassa e media cilindrata; valli a chiedere come classificano le auto di bassa e media cilindrata; esultiamo e mi raccomando votate Meloni (è ironico) l’anno prossimo; a proposito di benzina con me fanno pochi affari visto che guido pochissimo; saluti a te e ai gestori del sito
Le colpe di Tizio,di Caio e di Altri
Ah, adesso ho capito. La politica del giorno d’oggi — tutta, anche quella progressista che si professa vicina al popolo — resta intrappolata al pari della rivale nelle “bolle” da comizio o da salotto televisivo. Questo accade vuoi perché usa un linguaggio che la gente non capisce, vuoi perché gran parte delle persone ormai recepisce solo il linguaggio delle promesse.
Quando la politica non chiede ai suoi interlocutori dove stiano i loro veri problemi, ma si perde nel tentare di spiegare i massimi sistemi o si riduce a promettere qualcosa che poi non arriva, le persone si sentono tradite e si spostano sui nuovi soggetti presenti nelle schede elettorali.
Il risultato è che i quattro gatti rimasti a litigare continueranno solo a voler stabilire quale fazione abbia una parvenza di superiorità morale.
Ho letto da qualche parte che il comunismo sindacale storico (suppongo quello delle origini degli anni ’50) aveva funzionato nella mente delle persone più umili perché non era partito spiegando a dei contadini analfabeti i meccanismi dei mercati globali, ma aveva parlato alle loro fatiche; a quelle di chi si spaccava la schiena per il proprio padrone quando, nel frattempo, si ritrovava con poco da mangiare.
Oggi che dovremmo essere tutti un po’ più scolarizzati e con meno crampi a una pancia un poco più piena, il messaggio che arriva dall’alto alla persona comune è da tempo rimasto quello del virgolettato:
“I mercati devono essere liberi, l’economia globale funziona così: se c’è flessibilità nel mondo del lavoro e se si accetta la concorrenza, prima o poi, i benefici arriveranno a tutti”.
Si tratta del vecchio “Trickle Down” dei tempi di Reagan.
Detto in parole proletarie: “campa cavallo che l’erba cresce”.
La realtà, infatti, continua a far male a gran parte della gente, compresa quella fetta di popolazione che vanta sacrosanti diritti dopo aver adempiuto per una vita ai propri doveri.
E mentre si attendono i benefici promessi, gli stipendi non bastano, i contratti sono precari, i servizi come la sanità funzionano sempre più a singhiozzo e, dulcis in fundo, arriviamo alle pensioni. Queste ultime non dovrebbero reggersi su promesse, ma sui contributi versati; eppure si fanno sempre più tardive e risicate.
Qual è il risultato quando si additano le colpe solo alle promesse non mantenute del politico di turno, Tizio o Caio, e non a chi ha il vero potere nelle proprie mani?
Parlo di quella classe dominante che non si manifesta alla luce del sole per evitare noie infinite da parte dei cittadini più attenti.
Così accade che operai, persone economicamente disagiate e con bassa istruzione in Germania abbiano votato per AfD, e che in un prossimo futuro lo stesso scenario possa ripetersi in Italia.
E mentre noi restiamo in attesa, ci culliamo pure nell’ennesima illusione: che in un futuro ravvicinato basterà tassare l’intelligenza artificiale e la robotica per trovare magicamente le risorse per le nostre pensioni.
La verità attuale è ben diversa.
Siamo colonie digitali in mano a multinazionali estere e, come spiega efficacemente il link qui riportato.
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-europa-dovra-espropriare-google-e-amazon-un-esproprio-sovrano-e-strategico
Per salvare il nostro welfare e la nostra sopravvivenza l’unica strada sarà un esproprio sovrano. Altro che promesse: qui rischiamo che a saltare sia l’intero sistema.
P.S. per Paolo prof.
Ogni partito crea le proprie “illusioni”.
F.I. sta cercando 1 miliardo per innalzare a 800 euro una quota parte delle pensioni minime.
Saluti
In tutta umiltà penso che non valga la pena fare una trasferta e dedicare del tempo ad ascoltare dei politici che ormai considero “di credibilità zero “, dopo aver sentito per anni i loro proclami contro la legge Fornero e aver visto cosa fanno una volta arrivati al governo…in ogni caso penso che sulle pensioni un po’ di fumo lo faranno ancora (con proposte certamente penalizzanti per i lavoratori) , per non passare di colpo da anni di proclami contro la fornero al mutismo completo sull’argomento …
Sig. Domesessantuno, leggo che il sig. Wal le suggerisce di controllare i prezzi della benzina ”lungo la strada”.
Il sig. Wal ci ha “azzeccato”, come direbbe un noto PM.
Il sig. Wal parla di “strada” che in latino è “iter, itinĕris” (NOTA: nel genitivo “itinĕris” sulla vocale “e” è posto l’accento breve “ĕ” per cui l’accento cade sulla vocale “i” che precede la vocale “ĕ”. La parola in genitivo “itinĕris” si pronuncia dunque “itìneris” con l’accento sulla “i” che precede la “ĕ”).
Chiedo umilmente perdono per questa mia divagazione che serve davvero a poco anzi a nulla. Mi io dinanzi a tre cose non riesco a resistere, è più forte di me: Economia Informatica (che è il mio chiodo fisso da più di 30 anni), Dante e latino.
Dove eravamo rimasti? Ah, sì: strada = iter.
E veniamo al punto.
La parola “Pontida” (città che si trova vicino a Bergamo (pronunciato con una sola “B” altrimenti i bergamaschi ti chiamano col termine oramai obsoleto di “terrone”)) deriva dal latino (almeno così si dice) “Pontis iter” che vuol “Strada del ponte” (lo dice persino Wikipedia! https://it.wikipedia.org/wiki/Pontida. Ma io il latino lo consulto sul mio vocabolario cartaceo che ho ancora con me dal tempo della prima liceo scientifico, nel 1969).
“Strada del ponte”…del ponte”. Le ricorda qualcosa, sig. Domesessantuno.
Insomma! Ci siamo capiti, no?
E lasciatemi divertire un po’!…
bello questo collegamento con il “ponte” (ormai è il Ponte per antonomasia…)
E’ in paese per uomini🤣🤣🤣🤣
…”La politica deve fare la sua parte:
▪︎servizi per l’infanzia diffusi ed accessibili,
▪︎congedi adeguati,
▪︎salari dignitosi,
▪︎sostegni economici che non siano bonus occasionali o temporanei,
▪︎politiche di organizzazione del lavoro vincolanti che incentivino davvero la compatibilità lavorativa con la vita genitoriale e familiare.
Occorre guardare oltre il traguardo di legislatura e programmare interventi seri, certi, duraturi e a lungo termine”…
Mi sovviene purtroppo una sconfortante considerazione: “alzi la mano chi crede che, nell’Italia di oggi, le azioni previste nel suddetto elenco siano realizzabili e non restino soltanto utopistiche! E dico, purtroppo!!
Certo, poi bisognerebbe pur cominciare…
Ci fu un tempo in cui le donne non potevano accedere alle facoltà scientifiche. A Matematica, per esempio. Eh sì, a quel tempo era solo Pitagora a vestire i pantaloni.
E ai nostri tempi, nelle nostre Istituzioni, chi è che veste le gonne? Forse Valeria Vittimberga dell’INPS?
NO!
Valeria Vittimbertga è Direttore Generale dell’INPS! Quindi è formalmente errato rivolgersi al Direttore Generale Valeria Vittimberga col titolo di “Direttrice”! (https://www.inps.it/it/it/amministrazione-trasparente/organizzazione/altri-organi.html).
E al Governo chi c’è?
Al Governo c’è il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.
Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali c’è il Ministro Marina Elvira Calderone (https://www.governo.it/it/ministri-e-sottosegretari).
Mi si scuserà se l’ho presa un po’ per le lunghe per rispondere alle lettrici che si meravigliano come sia possibile che Opzione Donna sia stata trascurata proprio da due donne.
Volevo rispondere al quesito delle lettrici già nel precedete articolo di Erica Venditti in data 7 Settembre 2026 dal titolo “Pensioni 2027, pressing del CODS al Governo: Richiesta di riproposizione e ripristino di Opzione Donna.
Colgo l’occasione per farlo ora perché è qui che trovo una perfetta collocazione delle argute parole del sig. Wal espresse nel suo commento in data 15 Settembre 2026 alle 6:57:
”L’accesso sempre più diffuso nel mondo di figure femminili ai vertici istituzionali o economici ha d’altronde dimostrato che le logiche di potere sono neutre rispetto al genere: chi siede al comando deve attenersi alle regole del sistema per conservarlo, senza che questo si traduca in un miglioramento per la base — cioè per noi, uomini o donne che sia.”
Cos’altro potrei aggiungere all’eloquente espressione del sig. Wal?
Forse, solo questo: al Governo sia uomini che donne vestono i pantaloni!
Ahimè! (e ahi-noi):L’Italia non è [ancora] un Paese per donne.
Io aggiungo che anche i nonni non possono più tenere i propri nipoti perché devono lavorare fino a 70 anni
C’è una frase che mi è rimasta impressa nella mente come se fosse scolpita nella pietra ad imperitura memoria.
La frase fu proferita dal capo del personale (che oggi si chiamerebbe “Direttore delle Risorse Umane”) di un’azienda nella quale ero da poco arrivato nel 1987 (quasi 40 anni fa!).
Eravamo circa una trentina, e venivamo istruiti su alcuni aspetti del business aziendale.
La frase fu questa: “Gli americani hanno i loro negri. Noi abbiamo le donne”.
In aula piombò un gelido silenzio, e nessuno osò replicare al capo del personale.
Quando ero giovanissimo sentivo parlare di emancipazione femminile. Solo molto, ma molto tempo dopo capii che per la donna “emanciparsi” significava liberarsi dalla mentalità patriarcale, dal dominio del padre o del marito, per diventare libera di decidere di testa propria. Ma soprattutto di decidere del proprio corpo, del proprio pensiero, della propria vita, e di poter dire, in definitiva, “io sono mia”, uno dei motti più potenti degli anni Settanta (quando avevo 20 anni).
Ma una donna emancipata può vivere solo accanto ad un uomo emancipato, accanto ad un uomo che si libera dal patriarcato, libero di esprimere le proprie emozioni anche manifestandosi nel pianto, capace di mostrare la propria vulnerabilità senza per questo temere di essere giudicato un “debole”.
Sembrerebbe che l’uomo si stia emancipando, tanto è vero che oggi agli uomini viene concesso il cosiddetto “congedo parentale” per dare assistenza ai figli neonati.
Ma vorrei dire anche qualcosa di più sulle donne così come io le ho conosciute sul lavoro in qualità di colleghe.
Non ho mai domandato alle mie colleghe quanto guadagnassero, e quindi non saprei dire se sia vero ciò che riportano i giornali, e cioè che, a parità di ruolo e di mansione, le donne guadagnano meno degli uomini. Tuttavia, sarei propenso a credere a ciò che i giornali affermano a riguardo.
Ma su una cosa sono diretto testimone riguardo a tutte le colleghe donne con le quali ho lavorato fianco a fianco nel mondo informatico: Sul lavoro le donne sono di gran lunga più produttive, più professionali e più affidabili degli uomini.
La donna è superiore all’uomo. Non solo in termini biologici.
Mi auguro che l’uomo si porti agli stessi livelli di emancipazione della donna (confidando nell’approvazione di Vannacci, qualora intendesse il mio pensiero come “emancipazione al contrario”).
Io invece nel mio percorso lavorativo con le donne sono stato particolarmente sfortunato… ne ho avute diverse responsabili del gruppo ed una peggio dell’altra.. cattive come poche, ma in generale concordo.
Sig. Don, non escludo che ci siano donne che si comportano in maniera “cattiva” (come dice lei).
Ma sarei propenso a definire tale genere di donne come “toste” (piuttosto).
“Toste” nel senso di essere capaci di fare, nelle stesse condizioni, le stesse scelte drastiche che farebbe un uomo.
Se, per esempio, la scelta aziendale è quella di ridurre il personale, una Direttrice HR (Human Resources) si comporterebbe esattamente come un Direttore HR.
E quando occorre ridurre il personale, le scelte che si fanno sono – queste sì – “cattive”: si individuano i dipendenti più vulnerabili, quelli che cedono prima sotto le forti pressioni psicologiche esercitate dai loro capi.
Questo lo so, perché sono stato diretto testimone di provvedimenti che hanno colpito in maniera assai brutale miei colleghi e colleghe.
Non ho mai conosciuto una Direttrice HR, ma mi è facile pensare che in qualche azienda italiana una Direttrice HR esista, e che in talune circostanze sia capace di agire esattamente con la stessa violenza con la quale un uomo agisce.
Oh, sì. Purtroppo, in alcuni episodi di violenza la parità di genere è rigidamente rispettata.
vedi, Don, io , nella scuola di donne ne ho conosciute parecchie; alcune molto in gamba, altre ….. ci siamo capiti…….. riguardo il discorso pensioni aspetto l’anno prossimo; c’è un bel sondaggio, sulle elezioni, che dice chiaramente che se il centrosinistra auspica che gli elettori di Vannacci si alleino con loro………. come si dice sperare non costa nulla ma chi vive di speranza …….. saluti a te e ai gestori del sito
Ciao Paolo, si i sondaggi lo danno in forte crescita…. la storia mostra molti casi in cui, in momenti di crisi, la popolazione ha visto nei militari una figura di ordine, efficienza e decisione rapida. Il problema è che governare un paese e comandare un esercito sono due cose molto diverse. Un generale può essere eccellente nel primo compito e molto meno nel secondo, o viceversa, io tendo a pensare di stare alla larga dai militari al potere!
La logica resta sempre la stessa: quella del denaro, del Capitale e del ricatto del mondo del lavoro, nonostante il trascorrere degli anni.
Condivido appieno il ricordo del 1987 riportato nel commento: il silenzio di quei trenta giovani non era affatto sottomissione morale o codardia, e nessuno deve sentirsi partecipe o colpevole di non essersi alzato.
Era l’effetto immediato della dipendenza economica.
Quel dirigente aziendale non parlava a titolo personale, ma come ingranaggio di un sistema che valuta le categorie umane in base al loro costo e alla loro ricattabilità.
Quella dinamica non è cambiata: la precarietà odierna risponde allo stesso identico principio asimmetrico tra chi detiene il capitale e chi deve vendere il proprio tempo per sopravvivere.
Negli ultimi vent’anni ci siamo illusi davanti a presunte “concessioni”.
È il caso di Opzione Donna, uno strumento surrogato di welfare che è stato presentato e percepito come una conquista. La realtà strutturale, però, mostra il contrario.
Chiedere una rinuncia pesante sull’assegno pensionistico significa monetizzare un bisogno, scaricando sulle donne buona parte del lavoro di cura sussidiaria che le istituzioni non coprono.
Il punto nodale oggi è che persino questo strumento è stato svuotato e progressivamente eliminato per fare cassa.
Si tratta di un “risparmio” di Stato dettato da un debito creato e gestito da chi possiede il capitale (il cosiddetto vincolo esterno).
Di questa stretta economica e finanziaria ne soffriamo tutti, non solo le donne.
Gli uomini, che questa possibilità di anticipo non l’hanno mai avuta, ne pagano comunque le conseguenze di riflesso: l’allungamento forzato dei requisiti per la pensione anticipata ordinaria o di vecchiaia è la diretta conseguenza di questa stessa logica contabile che stringe la cinghia sulla vita delle persone.
L’accesso sempre più diffuso nel mondo di figure femminili ai vertici istituzionali o economici ha d’altronde dimostrato che le logiche di potere sono neutre rispetto al genere: chi siede al comando deve attenersi alle regole del sistema per conservarlo, senza che questo si traduca in un miglioramento per la base — cioè per noi, uomini o donne che sia.
Di conseguenza, la denatalità attuale non è una semplice scelta individualistica, ma ha quei tratti di un riflesso sociologico spontaneo.
Di fronte a un mondo che non si corregge e che oggi si peggiora attraverso nuove guerre; che non offre un equilibrio sostenibile, la contrazione demografica diventa l’unica risposta passiva rimasta: il rifiuto di alimentare ulteriormente un meccanismo percepito come intrinsecamente ingiusto.
Forse la estinzione …. sarà, nel futuro, la soluzione.
Spero sempre nell’arrivo dell’asteroide, prima, ma, temo, neanche questa soddisfazione ci daranno….
La fiducia nel futuro torna quando il futuro smette di sembrare una rata da pagare. Se lavori, fai sacrifici e riesci a costruire qualcosa, la fiducia arriva da sola. Se invece ogni anno ti chiedono di fare di più per avere di meno, anche l’ottimismo finisce in cassa integrazione.
Nella mia esperienza, sia in ambito scolastico (quando frequentavo le scuole superiori), sia in ambito lavorativo e professionale, ho avuto quasi tutte esperienze esattamente all’opposto rispetto a quanto affermato dal sig. Perfetto.
In tutti gli ambiti culturali e professionali da me frequentati, gli uomini, pur essendo ormai numericamente non più prevalenti (medici, magistrati, docenti, giornalisti, dipendenti pubblici, impiegati, capi ufficio, ecc…. sono ormai quasi tutte donne, almeno in Italia), da un punto di vista qualitativo erano decisamente migliori rispetto alle donne, almeno questa è stata la mia personale esperienza.
Culturalmente molto più preparati, con una vastità di interessi generalmente molto più ampia anche in settori non di loro stretta pertinenza, più lungimiranti, più obiettivi e neutrali nel giudizio, meno influenzati da sbalzi d’umore, più razionali nel valutare le situazioni, più sensibili e umani nel rapportarsi con i loro sottoposti: insomma, in una parola dotati di qualità intellettive, caratteriali e umane decisamente superiori.
D’altra parte, solo per fare un unico esempio fra i tanti che si potrebbero facilmente addurre, chi può seriamente affermare che la scuola italiana sia qualitativamente migliorata da quando le donne sono diventante la stragrande maggioranza del personale? Sicuramente nessuno, anzi, la scuola è alquanto peggiorata!
Ma si potrebbero fare mille esempi in molti altri ambiti.
Naturalmente, oggi il politically correct, la cultura woke, l’ideologia femminista impediscono che queste cose si possano dire pubblicamente.
Il paradosso è che tutti le pensano, ma nessuno le può dire, se non in famiglia o fra amici, ben attenti a non essere ascoltati da chi potrebbe denunciarti o svergognarti per “sessismo” o discriminazione di genere, come adesso è in uso dire.
Poi ci sono anche quegli uomini che hanno una criptica e inconsapevole paura delle donne, magari perchè colpiti da complessi di tipo edipico in età infantile o da inconfessati traumi adolescenziali che sicuramente Sigmund Freud saprebbe ben spiegare.
In questi uomini, si può facilmente constatare un continuo e infantile bisogno di “captatio benevolentiae” nei confronti del genere femminile, motivato da inconsce insicurezze, paure e traumi inconsapevolmente maturati da bambini.
Anche nella mia esperienza professionale ho incontrato alcune donne in posizioni di responsabilità che, forse nel tentativo di dimostrare il proprio valore nel ruolo, si sono rivelate manager decisamente poco efficaci. Naturalmente è solo la mia esperienza personale e non ne farei una regola generale.
Anche io nel mio cammino ho avuto responsabili donne. Un disastro o sfortuna mia.
Problematiche, spesso isteriche, mille discorsi per arrivare ad una conclusione e credo, non mi spiego alternative, spesso senso di inferiorità che portava poi ad assenza di empatia ed assertività e a decisioni molto discutibili.
Mi dispiace ma per la mia esperienza molto meglio la logica e razionalità del responsabile uomo. In pochi minuti ci si capiva; il nero era nero come il bianco era bianco e se era grigio in un minuto ci si metteva d’accordo sul grigio.
E aggiungo che l’Italia non è paese per giovani…