Pensioni e Nuovo Governo, chi é e cosa farà Marina Calderone neo ministro del Lavoro?

Il nuovo Governo é finalmente formato, il Ministero del Lavoro e dello sviluppo economico del Governo Meloni sono ora nelle mani di Marina Elvira Calderone e Adolfo Urso. Gli uscenti invece Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti che nella nuova squadra avrà il ruolo di Ministro del Tesoro. I due neo ministri dovranno affrontare questioni spinose tra tutte le pensioni, argomento che tiene banco a causa del possibile ritorno in toto della Legge Fornero dal 1 gennaio 2023 se nulla si farà per tempo, ed il reddito di cittadinanza.

Abbiamo chiesto al Professor Giuliano Cazzola un commento a caldo su chi si occuperà del Ministero del Lavoro visto che spesso ci siamo interfacciati con lui specie sulle ultime proposte della Meloni, una su tutte, opzione uomo. Di seguito le sue parole ove emerge stima per la neo Ministra, molto esperta e donna dalla grande personalità. A detta del Prof Cazzola sulle prossime misure in ambito previdenziale Calderone conosce la materia e, a mio avviso, sa benissimo che la soluzione migliore sarebbe quella di non fare nulla, ma aggiunge ” la situazione politica all’interno della maggioranza la costringerà a mettere a punto qualche proposta“.

Resta dunque da capire quale e se sarà in linea da un lato, fanno intendere i lavoratori, con quanto promesso in campagna elettorale dal centro destra e dall’altro con i desiderata dei lavoratori stessi. Di seguito la disamina di Cazzola, che ringraziamo della solita disponibilità al confronto.

Pensioni, chi é Marina Elvira Calderone neo ministro del Lavoro?

Marina Elvira Calderone è una personalità di grande e lunga esperienza nel settore delle libere professioni. Ha ricoperto incarichi importanti nell’ambito della previdenza privatizzata. Attualmente è presidente del Consiglio dei consulenti del lavoro. La sua principale caratteristica è proprio questa. Ha un profilo tecnico ed appartiene al mondo del lavoro autonomo.

La scelta di Giorgia Meloni per Calderone somiglia molto, pur con le evidenti differenze, alla nomina di Giuliano Poletti (che proveniva dalla cooperazione) allo stesso ministero. C‘è da presumere che Calderone non sarà – come i suoi predecessori Nunzia Catalfo e Andrea Orlando – particolarmente attenta alle posizioni della Cgil nelle materie di sua competenza. Nell’ambito dei consulenti del lavoro, Calderone può disporre di uno staff competente, molto attenti a questi problemi. La categoria da tanti anni promuove un’iniziativa tra le più importanti in tema di lavoro: una Festa annuale molto partecipata, con la presenza dei principali esponenti delle istituzioni.

Calderone dovrà scendere in campo già nella predisposizione della legge di bilancio, in particolare per la revisione del reddito di cittadinanza (misure da cui dovrebbero venire riduzioni di spesa). Poi aleggia – purtroppo – la questione delle pensioni. Calderone conosce la materia e, a mio avviso, sa benissimo che la soluzione migliore sarebbe quella di non fare nulla, limitandosi magari a dare qualche impulso alla previdenza complementare. Ma la situazione politica all’interno della maggioranza la costringerà a mettere a punto qualche proposta.

Che Dio la illumini! E a noi risparmi le conseguenze della demagogia di cui è intriso il dibattito sulle pensioni. In ogni caso, molte felicitazioni e molti auguri. In altri tempi ci siamo conosciuti e frequentati.

Giuliano Cazzola”

Ricordiamo a chi volesse rirpendere parte delle considerazioni qui espresse che tratatndosi di esclusiva si é tenuti a citare la fonte. Ancora grazie al Professor Cazzola per le sue parole e per averci dedicato del tempo.

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16 commenti su “Pensioni e Nuovo Governo, chi é e cosa farà Marina Calderone neo ministro del Lavoro?”

  1. Benissimo, squadra formata, personale competente, direi le giuste premesse per partire con il piede giusto. Spero solo che non sia un fuoco fatuo e che non faccia come il suo predecessore Orlando che per 2 anni si è nascosto e che ogni qualvolta si doveva affrontare l’argomento pensioni si trincerava diero una commissione che doveva elaborare. In italia si sa quando non si vuole affrontare un argomento si crea una commissione.
    Mi piacerebbe vedere delle novità con decorezza 2023, di studi e materiale in tal senso c’è ne in abbondanza, ci vuole solo la volontà di portare avanti quanto predisposto.

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  2. Non ditemi che dopo tutto il battage pubblicitario di Salvini e compagnia bella in campagna elettorale, ora visti i conti non sanno cosa fare se non altro confermare la Fornero????????!!!!!!

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  3. Che senso ha una 41 con limite a 61 è una 102 a questo punto meglio una 102 aperta a tutti da 60 42 > 61 41 62 > 40 e così via … poi leggo in alternativa una quota con 35 anni ma la somma deve fare 100 o 102 ma a partire dai 61 e ci risiamo ma la cosiddetta equità dove chi ha meno di 61 anni e 41 anni di contributi viene dimenticato in entrambe le proposte.

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  4. Cosa farà Marina Calderone proprio non lo so, posso dire quello che mi piacerebbe facesse partendo però prima da alcune considerazioni.
    Tutti noi che commentiamo gli articoli scritti dalla nostra ottima Erica che ci aggiorna tempestivamente sul fronte previdenziale e che ci offre questa opportunità della quale la ringrazio, abbiamo un’età più o meno simile e quando abbiamo iniziato a lavorare c’erano due possibilità di pensionamento, dopo 35 anni di contributi versati indipendente dall’età e con un generoso sistema di calcolo retributivo, chiamata ”pensione di anzianità”, oppure se non si riusciva ad avere tutti quei contributi avremmo dovuto attendere l’età di 65 anni (60 per le signore) per accedere al pensionamento di “vecchiaia”, nessuno si sognava di contestare entrambi i requisiti perché ritenute comunque congrui.
    Oggi per lasciare il lavoro in luogo dei 35 anni di contributi ne sono richiesti “solamente” 8 in più, la famosa pensione che hanno avuto il coraggio di chiamare “anticipata” oppure un età di 67 anni (in questo caso la cattiveria si è fermata a chiedere 2 anni in più e non 8 per fortuna), non contenti si sono pure inventati le finestre e se non bastasse l’aggancio a senso unico all’aspettativa di vita, se sale la vita media, la pensione si allontana mentre se scende rimane ferma, assolutamente impensabile pensare che scenda di pari passo. E’ finità qui, no certo, il sistema di calcolo dal generoso sistema retributivo è diventato misto per chi aveva dei contributi prima del 1° gennaio 1996 mentre per tutti i lavoratori che hanno cominciato dopo questa data si è passati al contributivo puro.
    Un lavoratore che oggi dispone di 40 anni di contributi e quindi è nel cosiddetto regime “misto” avrà 27 anni già tutti contributivi e 13 retributivi quindi una pensione circa al 67,5% già contributiva e questa percentuale salirà sempre di più quando nel 2036 sarà al 100%.
    Oggi con opzione donna, una signora che decidesse di lasciare il lavoro a 58 anni con 35 anni di contributi e che ha una retribuzione di 30.000€ lordi annui, verserebbe di contributi circa 9.900€ (pari al 33% della retribuzione come ben sappiamo di cui una quota del 9,29% a carico del lavoratore e la restante parte a carico del datore di lavoro) che per 35 anni fanno la ragguardevole somma di 346.500€. Il coefficiente di trasformazione in vigore per 58 anni è pari a 4,289, quindi si ricava una pensione (346.500×4,289%) di 14.861,39€ annui. Poiché la vita media è di circa 82 anni vorrà dire che questa signora prenderà quella cifra per 24 anni e che in tutto farà 14.861,39×24=356.673,20€ più o meno ciò che è stato effettivamente versato.
    Ricordiamoci che i contributi annui sono il 33% dello stipendio quindi ogni 3 anni di lavoro danno diritto ad un anno di pensione di pari importo allo stipendio o a 2 anni di pensione pari a metà stipendio, è matematico, i soldi non si inventano dal nulla. Per godere per 24 anni di una pensione pari allo stipendio bisognerebbe versare 72 anni di contributi.
    Ma il sistema contributivo è veramente questo mostro che viene dipinto? A conti fatti direi di no perché restituisce al lavoratore tutti i contributi versati. Se mi piace? Direi ancora di no, sarei un ipocrita a dire che rinuncio volentieri al misto dove oltre ai contributi versati mi viene erogato anche un quid di assistenzialismo. E’ sbagliato incorporare un po’ di assistenza nell’assegno previdenziale? Io credo che in alcuni casi è necessario, ripeto in alcuni casi, certamente non tutti, soprattutto per rimediare ai disastri che hanno fatto i nostri sindacati, in trent’anni i salari e gli stipendi in Italia sono rimasti fermi al palo, mentre in europa sono cresciuti anche del 30%. Come sarebbe diverso se la signora dell’esempio avesse avuto il 30% in più di stipendio? Beh avrebbe anche versato il 30% in più di contributi e l’assegno sarebbe cresciuto del 30% rendendo più facile la scelta di aderire ad opzione donna. Quindi ritengo che questi “rappresentanti dei lavoratori” farebbero bene a concentrarsi di più sulla contrattazione degli stipendi piuttosto che demonizzare un sistema di calcolo o a proporre soluzioni pensionistiche irrealizzabili perché il risultato è già sotto gli occhi di tutti, sono più di 10 anni che la fornero continua ad opprimere i lavoratori rendendoli degli schiavi moderni. Quindi per lavoratori che hanno contribuito per 41 anni sia sacrosanto mantenere anche questa parte assistenziale dell’assegno, visto che ad esempio rispetto ad opzione donna o la forse futura opzione uomo lavorerebbero ben 6 anni in più, quindi più doveri ma anche più diritti.
    Quindi cosa mi piacerebbe facesse il ministro Marina Calderone?
    1) Opzione uomo con le stesse caratteristiche di opzione donna, è un’opzione molto flessibile, eliminerebbe la discriminazione di genere ora esistente e ha il pregio di costare praticamente nulla ed inoltre il basso costo offrirebbe la possibilità di attuare contestualmente quota 41 libera da qualsiasi vincolo anagrafico (ho sentito spuntare la pessima idea di qualche paletto anagrafico, 41 anni di contributi non sono tanti, sono troppi) e mantenere il calcolo misto perché la maggior parte delle risorse sarebbero dirottate su questa misura.
    2) In questi giorni sono spuntate pure le cosiddette quote flessibili, consiglierei al neo ministro di lasciar perdere le quote, non mi sembra siano state un grande successo, si concentri piuttosto sul punto precedente.
    3) L’abolizione delle cosiddette finestre, quando una persona raggiunge i requisiti richiesti va in pensione il primo giorno del mese successivo ed inoltre venga mantenuta la promessa di Giorgia Meloni di abolire l’aggancio all’aspettativa di vita.
    Chiudo solo dicendo che se è vero che quota 41 costa 4 miliardi all’anno e se vi sembrano troppi o difficilmente reperibili, pensate che ogni mese viene speso oltre 1 miliardo per abbassare il costo di benzina e gasolio di 0,305€ al litro.
    Ancora una volta credo che l’assistenza non sia da demonizzare ma in alcuni casi sia necessaria se penso al fatto che se non si aiutano i camionisti che trasportano la pasta nel nostro supermercato poi la paghiamo di più, ma non credo che debba essere data a tutti a pioggia, perché al distributore ci va anche chi ha una Ferrari da 3 o 400.000€ e non penso abbiano bisogno di quello sconto, le cose si possono fare anche un po’ meglio di come sono state fatte finora.

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  5. Finalmente una che ragiona con la testa e non con i piedi (forse perché lei non è in pensione con il retributivo come tanti illustri economisti che scrivono anche su questo sito) ,basta leggere la relazione da lei redatta sul tema pensioni a maggio 2022 per capire che sa di cosa parla e non spara numeri a caso.

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  6. auguri al neo ministro del lavoro; per non fare nulla sono capaci tutti; speriamo che dalle sue decisioni sorga qualcosa di buono; si ricordi, signor ministro, che c’è gente che , perchè voi non fate nulla, muore sul lavoro perchè non ce la fa più; se lo ricordi bene; saluti al ministro e ai gestori del sito

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  7. Adesso viene il momento…finalmente la ministra c’è…tra pochi giorni capiremo gli orientamenti del governo in materia previdenziale.
    La sensazione è che ci sia da organizzare sin da subito il famoso “pressing”…per quello che può servire!…Ora è il tempo opportuno per chi si deve muovere per salvaguardare le ragioni dei lavoratori e per mettere in campo un’azione coordinata al tal fine!!
    I “se e i ma” ormai sono alle spalle…le innumerevoli ipotesi e proposte già formulate sono a disposizione di chi deve decidere…la palla è nel loro campo!! Speriamo che la giochino bene!!!

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  8. Vorrei chiedere al professor Giuliano Cazzola come si conciliano gli sfasci del passato tipo baby pensioni e sistema retributivo con le penalizzazioni che saranno messe in atto dal dopo riforma Dini e contributivo..perche’ chi e’ nato prima si deve far pagare i privilegi da chi e’ nato diciamo intorno agli anni ’60..e farlo con penalizzazioni che definirei “mortali” oltre tutto arrecano gravissimi danni all’ economia che invece avrebbe bisogno di essere sostenuta con maggiori consumi..

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  9. Dunque stingendo: Marina Elvira Calderone, lunga esperienza nel settore delle libere professioni, incarichi di importanza nel settore della previdenza privatizzata ( banche e assicurazioni ), presidente dei consulenti del lavoro ( tra cui i tagliatori di teste del personale in eccesso ) e appartiene al mondo del lavoro autonomo.
    Ho un brutto presentimento per i lavoratori dipendenti.

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  10. Appunto la frase usata dal Professore “non fare nulla”
    Lasciate pure la Fornero,da tanti commenti che leggo si vuole penalizzare chi ha tanti contributi, ma se devono penalizzare ancora,ancora lavoratori che hanno iniziato a lavorare da giovani “a Mio avviso andrebbero premiati”lascate pure la Fornero, Questa è l’Italia.

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