Pensioni e smart working: rischi e vantaggi, ultime oggi 26 maggio

Il tema dello smart working continua a far discutere molti esperti, ci si interroga se effettivamente questa modalità di lavoro sia effettivamente ‘agile’ come il termine vorrebbe indicare o se in realtà il Covid 19abbia messo in luce sì una possibilità ma anche i rischi di tale metodologia di lavoro, specie per le donne. Venerdì avevamo affrontato la questione con Orietta Armiliato, l’articolo ha avuto un ottimo seguito, oltre 70 mila le persone che hanno letto la nostra intervista in esclusiva, segnale che il tema tocca da vicino molte realtà e molte famiglie. Ecco allora che abbiamo deciso di andare ancora maggiormete a fondo, e partendo da un post dell’amministratrice del Comitato opzione donna social, vi chiediamo e ci chiediamo ma lo smart working quali vantaggi e /o rischi presenta e quali sono a vostro avviso maggiori, i primi o i secondi? Per Armiliato non vi sono dubbi, almeno perr quanto concerne il genere femminile, i rischi di un ritorno al passato é ‘dietro l’angolo’, e non é la sola a pensarla così, di parere analogo anche Titti di Salvo, direzione nazionale Pd. Eccovi le loro considerazioni.

Smart working, correlazione col lavoro e pensioni future: il punto

Così Armiliato, estrapoliamo parte del suo ultimo post: “Da diverse settimane stiamo parlando da questa pagina di smart working e lo facciamo valutandolo in maniera critica e prettamente in chiave femminile, proprio perché l’argomento é chiaramente e strettamente collegato al tema del lavoro di cura domestico ordinario, il cui riconoscimento, sia esso configurabile in termini di contribuzione aggiuntiva e/o anagrafica, é da sempre uno degli obiettivi del CODS”. Ricordiamo infatti che da anni Orietta Armiliato si batte per il riconoscimento anche ai fini previdenziali del lavoro di cura, perché in fondo, se é chiaro a tutti che le donne hanno un peso maggiore degli uomini in termini di welfare e carico famigliare, ora in tempo di Covid19, il tema, correlato anche allo smart working, pare aver aumentato rilevenza. Le donne in casa faticano ancor più ora a svolgere il proprio lavoro, in quanto, specie quante hanno figli in età scolare, si sono trovate in questa fase di lockdown completamente ‘sopraffatte’ dai tanti impegni. Maggior lavoro nella cura dei figli, maggior lavoro in casa e la necessaria richiesta di un riconoscimento anche ai fini previdenziali di tale carico di lavoro. Cambierà qualcosa? Ricordiamo che tra le proposte del CODS per la riapertura del capitolo previdenziale nella Fase 2 post Coronavirus vi é il rilancio della quota 100 rosa che prevedrebbe la possibilità di accedere alla quiescenza con 62 anni ma 36 di contributi. Un bonus di 2 anni proprio come riconoscimento ai fini previdenziali del lavoro di cura svolto dalle donne.

Intanto Armiliato si é fatta portavoce dei tanti sentori delle sue iscritte e se escludiamo una limitata percentuale di donne che ha notato dei vantaggi nel lavoro agile, determinati in prima battuta da un risparmio in termini di tempo per gli spostamenti, e che sarebbe quasi invogliata a proseguire, la stragrande maggioranza, si é resa conto che andare in ufficio/azienda era necessario anche per affermarsi nel mondo del lavoro e per non essere sempre ‘al servizio di tutti’ in quanto in casa. Insomma per Armiliato e la quasi totalità delle sue iscritte, i rischi dello smart working superano di gran lunga i vantaggi. Eccone una lista stilata dall’amministratrice del CODS

Smart working: più rischi o più vantaggi?

Vorrei riflettere assieme a voi sui rischi e sulle opportunità (dal lato delle lavoratrici s’intende) che in linea di massima ho stimato, così come si usa fare quando si progetta un qualche cosa, qualsiasi cosa, chiedendovi di inserire quello che secondo voi debba essere aggiunto sia da un lato sia dall’altro, o che non ho considerato oppure che ho valutato in maniera inadeguata, piuttosto di quello che che dimenticato:

🟥 RISCHI
✔️se hai genitori conviventi anziani o con handicap
✔️se hai figli portatori di handicap
✔️se hai un appartamento che non consente uno spazio dedicato
✔️quando i figli o mariti si ammalano
✔️quando tu ti ammali
✔️durante l’estate e nella pausa natalizia quando scuole chiuse
✔️sicurezza informatica
✔️tipologia di inquadramento
✔️pagamento degli straordinari e/o festivi
✔️sicurezza personale
✔️impossibilità di socializzazione
✔️mancanza di alternanza dei tempi di recupero
✔️rischio di sfruttamento
✔️mancanza di confronto e dunque di crescita professionale
✔️poco contatto reale con le persone esterne
✔️maggiori distrazioni
✔️mancanza di necessaria separazione tra ambiente lavorativo e ambiente domestico
✔️maggiore limitazione della libertà personale in seno alla famiglia

🟩 OPPORTUNITÀ
✔️Meno stress
✔️Cancellazioni dei tempi improduttivi come quelli dello spostamento
✔️Riduzione delle spese per benzina, biglietti mezzi pubblici, parcheggio, cura personale, abiti etc.
Probabilmente ho una mentalità convenzionalmente tarata o poco elastica, o forse poco contemporanea piuttosto che, se volete, vecchia, ma la mia lista si ferma qui, in attesa che possa essere rimpinguata dai vostri suggerimenti.

Smart working: quale il futuro? le considerazioni di Titti di Salvo e Nunzia Catalfo

Anche Titti di Salvo in un recente articolo scritto su Il Riformista.it ha voluto mettere in luce limiti e vantaggi dello smart working per il genere femminile, nel suo articolo titolato: “Rischi e vantaggi dello smart working, quale é il futuro?” ci ha tenuto a specificare che: “In questo tempo di pandemia con lo smart working la fatica per le donne raddoppia e il lavoro “produttivo” si somma al lavoro di cura. Non condiviso e senza servizi pubblici o privati di supporto, dalla baby sitter, agli asili, alla scuola, alle badanti”.

Dal canto suo, invece a tessere le lodi dello smartworking, dimenticando però precise analisi relative ai reali vantaggi per il genere femminile, come fa notare Orietta Armiliato, é intervenuta il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: “Durante l’emergenza Coronavirus, lo smart working si è rivelato uno strumento fondamentale, tanto nel pubblico quanto nel privato, per garantire la continuità occupazionale di alcuni settori e farlo in sicurezza. In futuro, questa modalità di lavoro andrà incentivata e, soprattutto, adattata al fine di bilanciare la richiesta di flessibilità oraria e organizzativa delle imprese con le legittime esigenze di conciliazione vita-lavoro dei dipendenti”.

Chiudiamo con le considerazioni fatte da Titti di Salvo sullo smart working, analizzato a 360° gradi per uomini e donne: il rischio che lo smart working faccia fare passi indietro alle donne c’è. Anche se non è questo il tempo in cui lo si può valutare compiutamente”

“Un tempo sospeso di emergenza in cui alle madri e ai padri in smart working (e ai bambini e ragazzi) è mancato il supporto anche educativo delle scuole, così come delle baby sitter e dei servizi pubblici in generale. Ma sicuramente c’è. E parrebbe che più del 70 per cento di chi è rientrato al lavoro il 4 maggio sia di genere maschile. Perché gli stereotipi culturali sui ruoli di genere sono ben solidi, non li crea lo smart working. Ma li può rafforzare o indebolire a seconda delle politiche pubbliche culturali e sociali. Importante è a questo proposito tenere insieme la ripresa delle attività produttive almeno con la progettazione in tempi certi della riapertura delle scuole. Ma anche il riconoscimento del bonus baby sitting pure a chi è in smart working.

D‘altra parte sono gli stessi stereotipi per i quali nella organizzazione del lavoro tradizionale le donne guadagnano di meno perché parte del salario è legato alla presenza, così come il riconoscimento del lavoro e gli avanzamenti di carriera. Quindi soprattutto parliamone. Parliamo del lavoro, del futuro per le donne e per gli uomini, parliamo della nostra vita, parliamo del cambiamento”

Rivolgiamo dunque a voi la stessa domanda, chi é in smart working, come sta affrontando tale periodo? Per le donne si é dimostrato essere un vantaggio, vorreste mantenerlo? Temete questa modalità possa incidere in termini di carriera e di stipendio e dunque di pensione un domani? Parliamone e confrontiamoci, se vi va , nell’apposita sezione commenti del sito. Inoltre come reputate la proposta della quota 100 rosa?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

12 pensieri riguardo “Pensioni e smart working: rischi e vantaggi, ultime oggi 26 maggio

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    14 Luglio 2020 in 16:40
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    Adoro questo articolo, leggo il vostro blog
    ogni giorno e lo condividerò con i miei follower su Facebook e con la mia lista di e-mail.
    Vi prego di continuare a pubblicare, grazie.

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  • Pingback: Pensioni e Smart working, anche per l'app immuni le donne curano 'solo' i figli | Pensioni per tutti

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    27 Maggio 2020 in 21:53
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    Considero Quota 100 rosa un’ottima proposta ma occorre anche prorogare OPZIONE DONNA al 2023. Spero che entrambe le misure possano trovare accoglimento.

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  • Pingback: Smart working visto da un uomo: verso pensioni e salari da fame? | Pensioni per tutti

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    27 Maggio 2020 in 8:32
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    Considero Quota Cento Rosa una ottima proposta per noi donne che dobbiamo sopperire alla carenza di welfare .

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  • Pingback: Pensioni e smart working: rischi e vantaggi, ultime oggi 26 maggio | Pensioni per tutti – Pensioni Per Tutti | Cloud City

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    26 Maggio 2020 in 17:04
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    Quota 100 rosa è utile….ma chi ha 60 anni e 38 anni di contributi…..? Fare quota 98 senza paletti?

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    26 Maggio 2020 in 15:57
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    Condivido le riflessioni sullo smart working, ma ritengo che spesso i vantaggi superino i limiti. Bisognerebbe lasciare libertà di scelta, a donne e uomini, sempre che la tipologia di lavoro lo consenta e anche per eventuali/saltuari rientri in ufficio. Per quanto riguarda quota 100 rosa credo sarebbe molto più utile riconoscere uno sconto temporale per ogni figlio o anche per ogni disabile accudito (anche genitori, fratelli, coniugi). In questo caso lo sconto sarebbe realmente legato al lavoro di cura e l’uscita sarebbe variabile e non rigidamente legata all’età.

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      26 Maggio 2020 in 20:28
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      Il concetto sul quale si basa la mia proposta di QuotaCentoRosa é invece proprio quello di disgiungere il lavoro di cura svolto per handicap e/o disabilità così come quello della maternitá, a fronde del lavoro di cura domestico ordinario svolto, in via prevalente nel nostro paese, da ìlla stragrande maggioranza di donne lavoratrici a sopperire alla carenza/mancanza del welfare cd.informale.

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    26 Maggio 2020 in 14:49
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    Penso che lo smart working rappresenti un’ottima opportunità per le donne, senza pensare necessariamente a sentirci sempre e dico sempre, considerate in un secondo piano rispetto agli uomini. Questo tipo di lavoro flessibile è il giusto compromesso tra lavoro e famiglia. Mi rendo conto che per le giovani mamme questo abbia rappresentato un problema in questo momento emergenziale, ma dobbiamo tenere presente che, a ritmo normale, i figli saranno a scuola e quindi tutto questo sarà più agevole.
    Comunque va ribadita la libertà di scelta. Chi vuole continuare ad andare sempre in ufficio è libera di farlo ma va rispettata la libertà individuale e soprattutto le scelte non devono ledere il diritto delle altre persone ad operare in piena libertà la scelta che si ritiene più opportuna.

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    26 Maggio 2020 in 14:42
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    Per quanto ne penso io, anche in base alle mie se pur limitate esperienze dirette nel lavoro smart e come responsabile di persone in telelavoro, dico che i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi (nell’articolo chiamati “rischi”).
    Chiaro che l’aspetto “socializzazione” è quello più penalizzato ma in ufficio c’è una gran perdita di tempo alla macchina del caffè e nell’ascolto delle esperienze altrui su temi che non interessano più di tanto.
    Sono d’accordo che è un comparto che riguarda più il femminile che il maschile, ma solamente per la tipologia di lavoro dell’uno e dell’altro genere, non tanto per il trito e ritrito tema del “lavoro di cura” che starebbe in capo esclusivo alle donne (ma dove?).
    Nei vantaggi win-win fra dipendente e datore di lavoro si dovrebbero considerare gli aspetti del meno stress e meno tempo nel traffico e il risparmio per il datore di lavoro dalla mancata presenza fisica in ufficio, cosa che comporta costi (luce, riscaldamento, pulizie, servizi igienici, etc…).
    La presenza in azienda dovrebbe essere limitata ad una sola giornata alla settimana, che fra l’altro sarebbe ben poco produttiva dal punto di vista pratico, ma utile per recuperare il “clima” aziendale e comunque sentirsi parte del gruppo di lavoro.
    Saluterei invece come vera rivoluzione del lavoro la riduzione dell’orario (in telelavoro basta la metà del tempo rispetto a quello che impiegheresti in ufficio per lo stesso compito) e anche un aumento di stipendio che dovrebbe coprire le spese per le comodities che si devono comunque allestire in casa, l’aggiornamento della dotazione informatica e di comunicazione, etc…
    Quindi in conclusione per me un rapporto win-win per chi sa coglierlo ed organizzarlo al meglio!

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    26 Maggio 2020 in 14:11
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    Quota 100 rosa è una ottima idea. Per chi ha molti più contributi ed è ad un passo dalla pensione (38/39 /40)ma non ha l’età di 62 anni ed è rimasta senza lavoro, non credo sia una ottima risposta. Pur accettando una penalizzazione (non come OD), occorrerebbe poter uscire dalla età di 60 anni .

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