In questi giorni in cui il dibattito é tornato vivo più che mai sulla riforma pensioni e sui social e su diversi quotidiani si é discusso dell’aumento dell’età pensionabile dal 2027, dell’allarme della Cgil sui possibili 44 mila nuovi esodati e delle promesse, a cui poco credono ormai, dell’onorevole Durigon che garantisce che il Governo impedirà l’aumento dell’età pensionabile dal 2027, abbiamo deciso di contattare nuovamente il primo firmatario della riforma Perfetto-Armiliato-Gibbin che ci ha ribadito un concetto fondamentale circa il futuro previdenziale del Paese. Non è possibile, dice il Dott. Perfetto, approdare ad una nuova Riforma delle pensioni che superi la Riforma Fornero se prima non ci si rende conto che occorre un cambio di paradigma, e cioè che occorre rendersi conto che i nuovi attori che partecipano alla produzione di beni e servizi, robot e AI, vanno trattati alla stregua dei lavoratori umani. La Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin aderisce a questo cambio di paradigma, e si fonda sulla Economia Informatica“. Abbiamo chiesto, dunque, al Dott. Perfetto in un elaborato di approfondire la questione per meglio evideziare quanto sarebbe importante per il Governo attuare questo cambio di paradigma e ascoltare i firmatari della proposta, dando loro udienza. Di seguito pubblicheremo il frutto di questa analisi in due articoli, perché riteniamo che i punti evidenziati siano importanti e meritino la giusta attenzione.
Riforma pensioni 2025, occorre un cambio di paradigma, Robot e AI dovranno essere trattati come umani
Il Dott.Perfetto spiega: “Non si possono fare nuove Riforme che siano valide ai tempi di oggi, se non si tiene conto che l’economia di oggi non è più l’economia di ieri.
Per rendere l’idea, è improprio pensare alla transizione digitale come se, per migliorare il mezzo di trasporto, si passasse, da una carrozza trainata da cavalli, ad un’automobile trainata ancora da cavalli (forse, non è un caso che la potenza delle automobili sia espressa proprio in termini di “cavalli vapore”).
La transizione digitale, il passaggio dall’economia tradizionale all’economia digitale non è solo “new economy” (commercio elettronico con i nuovi mezzi offerti dalle tecnologie informatiche), ma anche e soprattutto “new economics” (nuova scienza economica).
Quindi, per passare dall’economia tradizionale all’economia digitale non è sufficiente eseguire transazioni economiche utilizzando le tecnologie informatiche; è anche necessario estendere i concetti fondamentali dell’economia tradizionale (come lavoro e moneta) al digitale, alla “natura digitale”, all’economia digitale.
“In passato, il termine “digital worker” descriveva un dipendente umano con competenze digitali, ma più recentemente il mercato lo ha definito come una categoria di robot software, addestrati a svolgere attività o processi specifici in collaborazione con i colleghi umani” (Fonte https://www.ibm.com/it-it/think/topics/digital-worker).
Se dunque il digital worker robot viene considerato alla stregua del digital worker umano, ci sarebbe da domandarsi qual è il suo salario. La domanda non è affatto banale.
Se il lavoratore-robot diventa quello che in economia si chiama “lavoratore marginale” (cioè l’ultimo occupato), e se il lavoratore-robot percepisce un salario marginale pari a zero, il salario di tutti gi altri lavoratori, a prescindere dal contributo lavorativo di questi ultimi, tenderà ad allinearsi al salario del lavoratore marginale, cioè a zero (cfr: https://www.economiaediritto.it/teorie-economiche-di-marx-e-la-grande-depressione/).
In parole semplici: con i lavoratori robot, i salari di tutti i lavoratori umani tenderanno al ribasso.
Pensioni 2025, imposta sul reddito da lavoro prodotto dagli automi
Qui entra in gioco la Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin che invita caldamente Governo, Istituzioni, Policy maker, a considerare il lavoro robotico alla stregua del lavoro umano e quindi ad applicare anche al lavoro robotico l’imposta sul reddito da lavoro prodotto dagli automi (IRAUT).
Oggi si comincia a parlare con maggiore grado di consapevolezza di applicare una tassa sui robot – la cosiddetta “robot tax” – come si evince dal recente articolo di Adnkronos del 21 febbraio 2025 dal titolo esplicativo “Se l’AI spazza via i posti di lavoro chi pagherà le tasse? L’ipotesi robot tax” (articolo riportato sul sito UNINDUSTRIA – Unione degli Industriali e delle Imprese).
Applicando l’IRAUT (o la “robot tax”) agli automi, è ragionevole ipotizzare, sotto il profilo economico (occorre verificare anche se sotto il profilo giuridico), di remunerare il lavoratore robotico anche con un determinato “salario digitale”.
Il salario digitale del lavoratore-robot potrà essere erogato in euro oppure in moneta digitale. Poiché la produttività del lavoratore robot è certamente maggiore della produttività del lavoratore umano, la produttività globale del lavoro aumenta, e questo significa che, complessivamente, aumenta pure la produttività marginale del lavoro, la produttività del singolo lavoratore. Ma, al tempo stesso, si potranno generare risorse in esubero e quindi candidabili all’incentivazione all’esodo o alla cassa integrazione. Tuttavia, queste circostanze sfavorevoli potrebbero essere rimosse qualora l’aumento dei nuovi consumi generati dai nuovi lavoratori (grazie al ricambio generazionale) riuscissero a dare impulso alla produzione tale da potere occupare anche i potenziali lavoratori in esubero.
Poiché in economia il salario è legato alla produttività marginale del lavoro, ne consegue che, grazie alla produttività marginale del lavoratore robot, grazie al salario digitale percepito dal lavoratore robot, i salari di tutti gli altri lavoratori aumenteranno, e di conseguenza aumenteranno i contributi previdenziali versati e non ci sarebbe neppure più bisogno di ricorrere alla decontribuzione (che viene finanziata attingendo alla fiscalità generale) per salvaguardare il potere di acquisto dei salari (che, come abbiamo visto, tenderanno ad aumentare grazie ai lavoratori robot), e quindi si potranno finanziare con maggiori risorse le spese correnti statali, in particolare Sanità e Istruzione.
Con l’applicazione dell’imposta IRAUT al lavoro robotico, e con l’aumento dei salari dei lavoratori umani, diventa molto probabile (anzi, quasi certo) che le imprese tenderanno a ribaltare sul consumatore finale l’IRAUT e l’aumento del costo del lavoro attraverso l’aumento dei prezzi dei loro prodotti e servizi, innescando inflazione. È da escludere, con un certo grado di ragionevolezza, che le imprese possano ricorrere alla delocalizzazione dei loro impianti di produzione verso altri Paesi con regimi fiscali più favorevoli. Chi decidesse di farlo lo avrebbe già fatto, a prescindere dall’applicazione o meno dell’IRAUT.
Per tenere sotto controllo non solo l’occupazione ma anche l’inflazione, la Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin suggerisce di introdurre in Italia la moneta digitale di Stato, di tipo scritturale (come quella bancaria), gestita dalla banca governativa Cassa Depositi e Prestiti (il cui azionista di maggioranza è il Ministero dell’Economia e delle Finanze con l’82,77% delle azioni – (Fonte: https://www.cdp.it/sitointernet/it/azionariato.page, pagina consultata il 02/04/2025 alle ore 14:37)), ancorata al valore del patrimonio dello Stato (e quindi non “creata dal nulla” come la carta moneta della Banca Centrale), circolante solo in Italia e parallelamente alla moneta bancaria della BCE.
È senza dubbio degno di nota che la proposta della moneta di Stato circolante parallelamente all’euro è stata avanzata nel 2021 anche dal Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena il quale afferma testualmente: “l’emissione di una moneta parallela, limitando il suo corso legale all’ambito nazionale, è perfettamente legittima” (Fonte; Paolo Maddalena a Draghi: ‘Serve una moneta di Stato parallela all’euro’).
Con l’introduzione della moneta digitale di Stato, il Governo sarebbe in grado di governare l’inflazione attraverso la Politica Fiscale (non potendo agire sulla Politica Monetaria che è di pertinenza della Banca Centrale Europea). Lo schema per il governo dell’inflazione attraverso la Politica Fiscale utilizzando la moneta digitale di Stato circolante parallelamente all’euro viene fornito dalla nuova disciplina STEM Economia Informatica sulla quale la Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin si fonda”.
Domani, nella seconda parte, Perfetto si sofferma sulle conseguenze che si potranno avere applicando la tassazione sui robot, cosa che potrebbe portare all’aumento dei prezzi, all’inflazione. Viene introdotta la moneta digitale di Stato e il modo in cui il Governo potrà controllare l’inflazione attraverso la Politica Fiscale. Inoltre nella parte finale si accenna ad un breve confronto tra il mantenere in vigore la Riforma Monti-Fornero e l’attuazione della Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin, vi consigliamo dunque di non oerdervi la seconda parte dell’eleaborato.
Ringraziamo nel mentre il Dott. Perfetto per questo ulteriore approfondimento sulla Riforma Perfetto-Armiliato-Gibbin
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Basta studiare le performance degli stati per capire che i soldi ci sono. È l’Erario che deve provvedere al welfare. Vedi mafia, corruzione ed evasione. Non diciamo stupidaggini per favore.
Basta studiare le performance degli stati per capire che i soldi ci sono. È l’Erario che deve provvedere al welfare. Se deroghiamo al principio che chi ha pagato non ha i soldi per la pensione vuol dire che mafia, corruzione ed evasione non contano nulla.
Non diciamo stupidaggini per favore! Io vado in pensione in agosto e parlo per gli altri.
I soldi ci sono per le pensioni contributive. Il resto sono balle, come quelle che ci raccontano tutti i giorni.
Sig. Guido, lei afferma: “I soldi ci sono per le pensioni contributive”. Il Governo le chiederebbe di dimostrare la sua affermazione con i dati, e cioè: entrate contributive e uscite pensionistiche previste.
In assenza di tale dimostrazione, occorre ipotizzare il sistema previdenziale in equilibrio.
Per finanziare più pensioni occorrerebbero dunque più risorse.
Le maggiori risorse potrebbero provenire da tagli alla spesa pubblica, dall’efficientamento della Pubblica Amministrazione (per esempio, chiusura di enti pubblici che non servono più – una cosa che aveva in mente di fare nel 2017 l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi che però non è riuscito a fare, o solo parzialmente), eccetera, eccetera.
Nell’ipotesi che tutto ciò sia in corso d’opera (come potrebbe dire il Governo, e sarebbe difficile smentirlo), occorrerebbe trovare risorse da nuove entrate.
L’applicazione dell’imposta sull’automazione, robot e AI, (non la chiamerei “robot tax” perché verrebbe interpretata come “tassa” mentre non è una “tassa”, ma una “imposta”, cosa ben diversa dalla tassa) fornisce le nuove risorse per finanziare un numero maggiore di pensioni (e qui si troverebbe il Governo a dover dimostrare il contrario).
Buongiorno.
Come non sposare in toto il pensiero del dottor Perfetto!
Scherzandoci su un poco, ma non troppo, perché il problema è serio.
Interpellata la A.I. a riguardo (quella free disponibile a noi poveracci), ne condenso la risposta:
“La riforma proposta da Perfetto, Armiliato e Gibbin ha aspetti sicuramente innovativi e merita attenzione, specialmente per la sua idea di considerare la forza lavoro robotica come un “fattore di produzione lavoro” tassabile … potrebbe aiutare a riequilibrare il sistema previdenziale … tuttavia, ci sono interrogativi su come verrebbe implementato un meccanismo di tassazione simile senza ostacolare gli investimenti tecnologici, e su come verrebbero bilanciati gli interessi dei lavoratori con quelli delle imprese … un punto di partenza per un dibattito più ampio e globale sul ruolo della tecnologia nel lavoro e nella previdenza sociale … una riflessione audace e visionaria che invita a ripensare i modelli tradizionali di welfare e sviluppo economico”.
Sono coscio che siano solo dei concetti sintetici ricavati dal Web; opinioni che sottintendono i dubbi che molti hanno più volte avanzato riguardo ai tempi necessari. Ciò che ci resta è la realtà della “tabellina” mostrataci nell’articolo precedente; la probabile evoluzione pensionistica da oggi all’anno 2072; quando poi, da un giorno all’altro, succede o non succede di tutto.
Se infatti non accade quanto da anni il dottor Perfetto propone; ovvero cercare di superare eventuali impedimenti della BCE pensare a: “l’emissione di una moneta parallela, limitando il suo corso legale all’ambito nazionale, è perfettamente legittima”.
Ora potrebbe accadere quanto pensano alcuni stati europei: “A supranational bank would sidestep the European Commission, involve the British, and allow defense-spending off the balance sheet”. (Una banca sovranazionale eluderebbe la Commissione Europea, coinvolgerebbe gli inglesi e permetterebbe che la spesa per la difesa non fosse contabilizzata nel bilancio), fonte:Politico.eu.
Amara è la conclusione dal punto di vista del welfare, resta il mandare un saluto a Guido e alla sua convinzione riguardo alle: “performance degli stati”.
Saluti.
Pubblico per conto del Dott. Perfetto che mi ha segnalato in pvt di aver mandato questo commento, mai apparso sul portale, non lo vedo né tra gli spam, né in moderazione. Chiedo scusa anche a tutti i lettori che in questo periodo stanno mandando i propri commenti e non li vedono pubblictai o in moderazione, non so francamente quale sia la ragione, ho segnalato il problema a Stefano Rodino, collega brillante che si occupa della parte tecnica del portale, spero si possa risolvere, nel mentre chiedo scusa e pubblico io la risposta al Signor Guido da parte del Dott. Perfetto: “Sig. Guido, lei afferma: “I soldi ci sono per le pensioni contributive”. Il Governo le chiederebbe di dimostrare la sua affermazione con i dati, e cioè: entrate contributive e uscite pensionistiche previste.
In assenza di tale dimostrazione, occorre ipotizzare il sistema previdenziale in equilibrio.
Per finanziare più pensioni occorrerebbero dunque più risorse.
Le maggiori risorse potrebbero provenire da tagli alla spesa pubblica, dall’efficientamento della Pubblica Amministrazione (per esempio, chiusura di enti pubblici che non servono più – una cosa che aveva in mente di fare nel 2017 l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi che però non è riuscito a fare, o solo parzialmente), eccetera, eccetera.
Nell’ipotesi che tutto ciò sia in corso d’opera (come potrebbe dire il Governo, e sarebbe difficile smentirlo), occorrerebbe trovare risorse da nuove entrate.
L’applicazione dell’imposta sull’automazione, robot e AI, (non la chiamerei “robot tax” perché verrebbe interpretata come “tassa” mentre non è una “tassa”, ma una “imposta”, cosa ben diversa dalla tassa) fornisce le nuove risorse per finanziare un numero maggiore di pensioni (e qui si troverebbe il Governo a dover dimostrare il contrario)”
La via da seguire, speriamo il più presto possibile, rimane solo questa dell’imposta sul reddito ai robot