Si sente spesso parlare di secondo pilastro della previdenza, di previdenza complementare e di fondi integrativi, generalmente questi sono tutelati e lo scopo dei lavoratori é proprio quello di potersi garantire una pensione dignitosa anche dopo la quiescenza, grazie al cumulo tra la pensione derivante dai contributi previdenziali versati e la quota derivante dalle proprie pensioni integrative. Il Governo invita sempre più i giovani a pensare fin da oggi alla loro previdenza, in quanto le pensioni delle nuove generazioni tra salari più bassi e lavori precari rischieranno di essere sempre più basse se non vi sarà l’aggiunta di un delta esterno. Anche se molti giustamente fanno notare che sa un ‘cade che si morde la coda’, in quanto se ho pochi denari per vivere oggi come posso, dicono i giovani, pensare anche alla pensione di domani? In passato invece era prassi più dffusa, ma talvolta qualcosa é andato storto, ne avevamo già parlato in un articolo settimane fa, dando voce ad una denuncia Riccardo De Benedetti del coordinamento dei lavoratori iscritti al fondo, su una incresciosa situazione che riguarda il Fondo Casella, Fondo nazionale di previdenza per i lavoratori dei giornali quotidiani.
.Ora vi proponiamo la denuncia che é arrivata , seppur a pagamento, fino al Corriere della Sera e una selezione di commenti che abbiamo raccolto sotto al nostro precedente articolo, che ancor più possono far emergere ciò che non ha funzionato in questo caso.
Pensioni, Fondo Casella, la denuncia dei poligrafi a pagamento
Sul Corriere della Sera é apparso un articolo a mezza pagina di denuncia da parte dei poligrafici, una denuncia costata parecchio, visto che inserzioni su un quotidiano nazionale sono a pagamento, qui la ripresentiamo visto che ormai é pubblica per dare ancora più voce al loro malessere:
” Stanno liquidando il fondo Casella, il fondo Nazionale di Previdenza per i lavoratori dei Giornali Quotidiani Istituito nel 1958 e reso obbligatorio con decreto previdenziael nel 1962. Una decisione presa da Editori e Sindacati che: interromperà le pensioni in essere, Trasferirà con le Tasche vuote i lavoratri attivi a un fondo complementare, cancellerà anni e anni di contribuzioni e diritti. Non é mai successo, si legge sul Corriere della Sera, che venisse sopresso un fondo previdenziale obbligatorio, proprio mentre si incentiva il secondo pilastro previdenziale. Poi un appello nella fase finale del post: “Ministri Giorgetti e Calderone, Sottosegretari Durigon e Barachini, Presidente Bagnai e Pepe é dovere istituzionale intervenire per far rispettare l’articolo 38 della Costituzione, che al comma 4 prevede che siano ‘organi ed istituti predisposti o integrati dallo stato’ a garantirne la piena applicazione”. Diversi lettori hanno da noi commentato sotto l’articolo precedente, eccone una selezione.
Previdenza integrativa, Fondo Casella: di chi é la colpa?
Massimo scrive: “Guardate io sta roba qua’ l’ho seguita a livello sindacale e purtroppo tutto questo disastro parte da lontano dove sicuramente c’erano dei colpevoli (ormai saranno molto vecchi o peggio). Il vero problema è che le misure da prendere per salvarlo si dovevano già attivare almeno 15/20 anni fa, non ora che è troppo tardi. Certo lo Stato è il primo responsabile che per statuto aveva reso obbligatoria l’adesione del Fondo. Lo Stato ora se ne è lavato praticamente le mani demandando tardivamente a Covip la certificazione della morte del Fondo Casella che era obbligatorio di Legge, scritta dallo stesso stato che da almeno 15 anni ha trovato nello stesso il totale disinteresse….I sindacalisti di oggi negli ultimi anni non hanno potuto fare nulla visto che né lo Stato né quantomeni gli editori (vista la cifra importante da mettere in sicurezza detto Fondo sarebbe stata troppo importante). Oggi non sto a ricordare tutti i sacrifici fatti attraverso i cospicui fondi versati tra editori e lavoratori che ci hanno rimesso pure parecchi rinnovi contrattuali, etc etc…ma la cosa che è veramente vergognosa la totale assenza dello Stato che da una parte ti obbligava ad aderire a tale Fondo e dall’altra se ne è sempre lavato le mani. Oggi si parla di previdenza integrativa …ma con che faccia?
Qualcuno esterefatto dalla notizia, come Don, scrive molto preoccupato: “Anch’io pensavo che un fondo pensione non potesse fallire… ma si trova sempre modo per fregare la gente, che paese di me..a siamo!“
Roberto scrive: “È un po’ più complessa la vicenda, esistono eccezioni e deroghe. La Covip si è dimostrata cieca e inefficace. Tecnicamente non fallisce, si autoliquida, ma con una percentuale di risarcimento che si avvicina in molti casi al 10% dei versamenti effettuati. È scandaloso“
Lo stesso Riccardo autore dell’articolo precedente di denucnia sul nostro portale aggiunge: “COVIP è stato coinvolto nella vicenda da quasi cinque anni. Ha nominato a suo tempo il commissario che non ha completato il suo lavoro fornendo così lo spazio temporale al sindacato e agli editori per firmare lo sciagurato accordo di autoliquidazione del fondo del 2 dicembre 2024. È una partita molto complessa nella quale soggetti al di sopra di ogni sospetto, come vorrebbero essere considerati i sindacati, giocano sporco sulla pelle dei veri diritti dei lavoratori. Che hanno versato pro capite in decenni di lavoro centinaia di migliaia di euro e ora li vedono svanire in fumo.
Luca S, consulente finanziario, aggiunge: “La denuncia riportata da Erica Venditti evidenzia con chiarezza una vicenda allarmante che mina alla base la fiducia nei meccanismi di tutela previdenziale”
Ludovico fa notare come il caso Casella sia davvero emblematico e ponga molgta attenzione sulla sicurezza in generale dei fondi integrativi: “Vero, l’istituto del fallimento non è contemplato nella giurisprudenza della previdenza complementare e integrativa. Infatti si tratta di autoliquidazione delle parti istitutive, ovvero sindacati (in primis) e datori di lavoro.
Confermo, invece, che nel caso del Fondo integrativo Fiorenzo Casella l’autoliquidazione preveda delle forti penalizzazioni per pensionati, lavoratori attivi, differiti e silenti. Quanto affermo è testimoniato dalla drammatica audizione della Commissione parlamentare di vigilanza sui fondi pensione (Pres. Bagnai) del 13 marzo 2025 (https://webtv.camera.it/evento/27616), convocata proprio per avere dettagli dalla Covip sulla liquidazione del Fondo integrativo Casella. Il balletto della deresponsabilizzazione su quanto stava accadendo è davvero sbalorditivo. Un fondo pensione integrativo – reso obbligatorio dopo quattro anni dalla sua istituzione dal Presidente della Repubblica e che ha usufruito di tutte le possibili deroghe alle normative vigenti (nel 1993 per essere un fondo preesistente, nel 1995 con specifico decreto del Ministero del Lavoro, nel 2005 per continuare la gestione in deroga) – non ha mai subìto le dovute pressioni di avrebbe dovuto vigilare (Ministero Lavoro e Covip), tanto da interpretare l’amministrazione in deroga come un’anarchica gestione sprezzante di qualsiasi ingerenza. Senza mai concepire una riforma della gestione: ha introdotto nel 1995 “solo nominalmente” la gestione a capitalizzazione, che ha subìto anch’essa un’amministrazione a ripartizione. Lo Stato ha affidato alle parti istitutive il massimo dell’autonomia senza mai sorvegliare. Lo Stato ha obbligato i lavoratori a un’iscrizione coatta, senza poter mai partecipare alle decisioni attive di gestione. Lo Stato non ha mai esercitato una verifica né espresso un parere né precisato tempi di allineamento alle pratiche gestionali e di bilancio come sancito dalla normativa vigente del 2005.
A tutti dicono che i fondi pensione non possono fallire. E tutti fingono che non ci siano evidenti e sanzionabili responsabilità. Non possono permetterselo: ne andrebbe della fiducia per un comparto che nel 2024 ha raccolto 245 miliardi di euro (relazione annuale Covip) ma che vorrebbe crescere e svilupparsi per costituire supportare la regressione che si prevede in futuro del primo pilastro previdenziale, l’Inps. Ecco, si rifletta sul caso Casella: se può fallire un fondo integrativo (integrativo, obbligatorio, autorizzato e vigilato dallo Stato) figurarsi cosa può accadere a un fondo privato, completamente e ad adesione volontaria“.
Voi avete aderito a qualche fondo integrativo, avete timore dopo aver letto di questo caso specifico o lo ritenete un caso isolato?
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Leggendo quanto scritto qua e anche su altri canali web, mi pare di capire che il problema, per questo fondo “storico”, si sia creato per la mancata conversione a capitalizzazione/contribuzione negli anni passati. I fondi complementari attuali sono invece a capitalizzazione/contribuzione quindi, salvo azioni fraudolente, non si può verificare quello che è successo al fondo Casella. Potrebbe invece succedere (improbabile considerato l’orizzonte temporale, ma teoricamente possibile) che la gestione sia inefficiente e che il valore del fondo diminuisca e di conseguenza l’importo delle pensioni, ma non certo cadere nella situazione del Fondo Casella. Come nota personale, anni fa (credo più di 20) come aderente al Fondo Mario Negri (commercio) c’era stato il passaggio da ripartizione a capitalizzazione e in quella sede attribuirono a ciascuno il suo conto individuale (in quell’occasione il valore della mia posizione, considerati i contributi versati, fu penalizzato – anche sensibilmente- una tantum, ma il fondo ha da allora continuato ad esistere senza rischi). Il Fondo Casella avrebbe dovuto fare lo stesso.
Bisognerebbe chiarire la differenza tra un fondo a ripartizione (gestito pure male) e un fondo pensione complementare a capitalizzazione, come tutti quelli istituiti negli ultimi 30 anni. Altrimenti si generalizza e si fa ingiustamente terrorismo psicologico a chi è iscritto a qualche altra forma pensionistica complementare e non rischia nulla rispetto agli iscritti a Casella, ai quali va la mia solidarietà.
La storia di questo fondo è veramente preoccupante, io ho aderito tanti anni fa al fondo cometa a da novembre vado all’incasso mensile… almeno spero 🤞
Caro Don.
La crescita media del PIL mondiale negli ultimi 40 anni è stata, annualmente, di circa il 3,07%; quella dell’Italia del 1,3% ( per noi, si dice a causa dei periodi di stagnazione e di recessione).
Alla luce del fatto che: i profitti al pari delle rendite devono poggiare basi solide, reali e non sulla sabbia, come ti spieghi che possano superare la crescita reale della ricchezza prodotta in modo da “garantirti” una adeguata pensione?
Ma qui si entra o nel campo del rischio o in quello della incertezza; quale tra i due preferisci?
Saluti.
Tra le 2 io direi incertezza, certo che le scelte sono una peggio dell’altra…
Buongiorno Don.
Per quanto mi è dato di capire, pur raggiunto il diritto al primo pilastro (ormai in fase di disfacimento), avendo contezza limitata su notizie come quella riportata sul: Fondo Casella. la preoccupazione cresce.
Vale a dire il timore che, nonostante si sia stati previdenti puntando anche sulla pensione complementare, il futuro possa farsi improvvisamente illusione e con esso quel tenore di vita che da lavoratore sembrava garantito.
Certo è che ai rischi e all’incertezza i fondi pensione non si sottraggono in quanto vivono di finanza, di scommesse su rendimenti elevati: “non perché i loro gestori siano particolarmente bravi, ma perché sono l’unico modo per coprire le perdite future” cit. di D. King in: Quando i soldi finiscono di Fazi Editori.
Ma per chiarezza i due concetti: “rischio e incertezza” pur simili nella forma, sono diversi nella sostanza validi e presenti anche nelle scelte in fatto di fondi pensione.
La dove il rischio è: calcolabile (come fanno le assicurazioni), l’incertezza no.
Un esempio lo abbiamo visto nei mutui subprime la dove la situazione di rischio era nota ma sottovalutata, mentre l’incertezza ha riguardato quell’effetto domino globale che ne è derivato.
Pensando al nostro primo pilastro potrei immaginare un tale esempio parallelo: se non si interviene in un qualche modo e con qualche adeguamento sul sistema pensioni vigente ci potremmo trovare in una situazione di rischio nota, calcolabile. Se lo Stato subisse un default allora a dominare sarebbe l’incertezza.
Per quanto trasferibile ai fondi pensione e la loro lunga durata, i chiusi in linea teorica dovrebbero presentare meno rischi e meno incertezze se non altro perchè favoriti da una struttura più rigida rispetto a quelli aperti in cui la flessibilità individuale ne aggrava entrambi gli effetti specialmente quando di tipo aggressivo.
La speranza resta sempre e solo una: la crescita (infinita); difficile però quando in 40 anni la si stima in quel 1,3% citato.
Saluti.