Pensioni, legge di bilancio alle porte: Quali novità e a quali misure (Quota 103, 41, Opzione donna) diremo addio?

Come al solito, dopo il primo semestre dell’anno in cui non si è per nulla parlato di pensioni, in estate, sotto l’ombrellone, l’argomento previdenziale torna ad essere di interesse della politica in previsione della Legge di Bilancio da presentare entro la fine di ottobre.

Molte sono le ipotesi di cui si è parlato soprattutto in ambito di flessibilità anticipata al pensionamento che è argomento di notevole interesse da parte di tutti i cittadini italiani. Tre sono gli istituti attualmente in vigore che termineranno alla fine del mese di dicembre 2025. Quota 103, Opzione Donna e Ape Sociale. Quota 103, che consente a chi ha lavorato per almeno 41 anni ed ha un’età di 62 anni di poter accedere al pensionamento accettando però che tutto il conteggio dell’assegno previdenziale sia calcolato col meno favorevole sistema contributivo, a causa di numeri ridottissimi di accesso quantificabili in poche migliaia di persone, molto probabilmente non sarà rinnovata e potrebbe essere sostituita (anche se negli ultimissimi giorni è un po’ andata nel dimenticatoio, dalla Quota 41 flessibile i cui requisiti sarebbero sempre 62 anni di età ed almeno 41 di contributi ma con una penalizzazione del 2% annuo a scalare dai 67 anni fino a scendere ai 62. In pratica, se una persona decidesse di uscire a 64 anni avrebbe una penalizzazione del 6% e se invece decidesse di uscire già a 62 anni avrebbe una penalizzazione massima del 10% inferiore a quella attuale che è invece del 15/20%. Inoltre, e questo sarebbe veramente una novità in ambito previdenziale per la prima volta sarebbe anche inserita una norma che riguarda il reddito delle persone prevedendo una sterilizzazione della penalizzazione in caso di ISEE sotto i 35.000 euro.

L’Ape Sociale (assegno di accompagnamento all’effettivo pensionamento che all’attualità prevede un accesso con 63 anni e 5 mesi ed almeno 30 anni di contributi per disoccupati, disabili oltre il 74% e caregiver di conviventi o 36 anni di contributi in caso di lavori gravosi) dovrebbe essere riconfermata fino al 2028. Per quanto riguarda Invece Opzione Donna (61 anni di età con sconto di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di due, almeno 35 anni di contributi destinato solo a disoccupate, invalide o licenziate in cui è attivo al Mise un tavolo di crisi) i cui paletti troppo severi hanno quasi azzerato il numero di donne che possono accedervi probabilmente sarà migliorata ma non se ne conoscono all’attualità gli eventuali nuovi requisiti.

Pensioni, quali le novità nella prossima legge di bilancio? Stop aumento aspettativa di vita?

Molto si è parlato poi dell’allungamento dei requisiti di pensionamento di tre mesi a partire dall’anno 2027 in seguito dell’aumento dell’aspettativa di vita. La legge Fornero, andata in vigore il 1° gennaio 2012, prevede infatti che ad ogni aumento della speranza di vita calcolata dall’ISTAT corrisponda un analogo aumento dell’età per accedere al pensionamento. Dopo il COVID che ha registrato una brusca diminuzione questo dato è ripreso ad aumentare ed ha determinato un aumento di tre mesi a partire dal 1° gennaio 2027. Ciò comporterebbe che da tale data il pensionamento di vecchiaia fosse fissato a 67 anni e 3 mesi e quello anticipato dovrebbe diventare a 43 anni e 1 mese oltre ai tre mesi di finestra per gli uomini ed un anno in meno per le donne. Dico dovrebbe perché il Governo in varie occasioni si è espresso per un congelamento di due anni (2027 e 2028) di tale requisito per venire incontro (anche in ottica elettorale) alle persone su un tema così importante che impatta violentemente nella vita dei cittadini italiani.

Nella prossima Legge di Bilancio, quindi, dovrebbe essere contenuta una norma in tal senso, criticata però sia dalla Confindustria che soprattutto dalla Ragioneria Generale dello Stato che quantifica in almeno due miliardi di euro il costo di tale provvedimento. Una soluzione per risparmiare qualche centinaio di miliardi potrebbe essere quella di non allungare i termini per la pensione di vecchiaia e confermarli per quella anticipata oppure di congelare uno o due mesi invece di tre.

Pensioni 2026, TFR come rendita giusto o no?

Si è molto parlato, poi, del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) con la proposta di Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro della Lega che ha parlato della possibilità di utilizzare il TFR o una parte di esso per raggiungere la quota minima di tre volte il TM (trattamento minimo) per accedere al pensionamento anticipato anche per coloro che si trovassero nel sistema misto (versamento di contributi anche prima dl 1996). La norma attuale prevede, infatti, che coloro che si trovano esclusivamente nel sistema contributivo ed abbiano pertanto completamente versamenti di contributi a partire dal 1° gennaio 1996 possano accedere al pensionamento a 64 anni (anziché 67) utilizzando la quota di previdenza complementare se abbiano almeno 25 anni di contributi ed almeno tre volte il TM (circa 1.600 euro lorde mensili). La proposta di Durigon estenderebbe anche a chi fosse nel sistema misto ed avesse quindi effettuato versamenti anche prima dell’anno 1996 di poter accedere al pensionamento a 64 anni utilizzando il TFR o una parte di esso per raggiungere la soglia di circa 1.600 euro lorde mensili e accettasse anche che tutto il calcolo dell’assegno previdenziale fosse calcolato col sistema contributivo più penalizzante di circa il 15% del sistema misto.

Questa proposta lascerebbe, però aperti alcuni dubbi, che ne sembrerebbero difficile la realizzazione. Innanzitutto bisognerebbe capire come comportarsi con le aziende fino a 50 dipendenti (che poi sono la maggior parte in Italia) in quanto queste ultime gestiscono direttamente tali somme utilizzando tali importi come una sorta di autofinanziamento, alcuni lavoratori poi hanno richiesto l’anticipo del TFR per far fronte a spese come acquisto casa o ristrutturazioni, altri ancora aspettano il TFR alla fine della carriera per soddisfare particolari esigente di vita o per dare un aiuto concreto ai figli e quindi non gradirebbero un pagamento a rate, altri ancora (i sindacati) parlano del TFR come salario differito che, parte integrante della retribuzione, non è un fondo da usare a piacimento e toccarlo vorrebbe dire colpire dei diritti conquistati col lavoro.

Pensioni 2026, novità su previdenza complementare?

Novità ci potrebbero essere poi sulla previdenza complementare “la seconda gamba del sistema previdenziale” che in Italia stenta a decollare rispetto invece agli altri grandi Paesi europei. Potrebbe essere introdotto un nuovo semestre di silenzio-assenso per tutti i nuovi assunti, che sarebbero automaticamente iscritti ai fondi pensione a meno di esplicita richiesta di diniego, sarebbero poi semplificate le procedure che all’attualità scoraggiano soprattutto i più giovani e sarebbe avviata una campagna di informazione mirata con il contributo delle OO.SS. e datoriali in particolare nei confronti dei dipendenti delle piccole e medie imprese che spesso dispongono di meno strumenti di orientamento in materia previdenziale.

Vedremo alla presentazione della Legge di Bilancio alla fine di ottobre se queste ipotesi saranno poi confermate nero su bianco e quali poi saranno effettivamente approvate, nel frattempo in base all’inflazione attuale, si prevede un costo della perequazione dal 1° gennaio 2026 di circa cinque miliardi, non pochi in una situazione economica piuttosto difficile.

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37 commenti su “Pensioni, legge di bilancio alle porte: Quali novità e a quali misure (Quota 103, 41, Opzione donna) diremo addio?”

  1. La proposta più interessante sembra essere quella della penalizzazione al 2% annuo con esenzione fino a 35000 euro di ISEE…Ma a me sembra che proprio perché è interessante non la realizzeranno…

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  2. Rispondo al commento del Dott. Guido del 13 Settembre 2025 alle 18:39 che pone in evidenza come carenze di natura informativa possano incidere in maniera significativa sulle scelte di vita.

    Ho letto la comunicazione dell’INPS dal titolo “Aliquote di rendimento per le pensioni di vecchiaia e anticipata. Chiarimenti sull’applicazione per gli iscritti alle casse pensionistiche CPDEL, CPS, CPI e CPUG dopo la legge di bilancio 2025” pubblicato sul sito INPS in data 26 agosto 2025.

    Presumo che il Dott. Guido, in qualità di medico, sia iscritto alla cassa pensionistica CPS (Cassa Pensioni Sanitari).

    Nel comunicato INPS si legge testualmente:

    “chi presenta dimissioni volontarie prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia non potrà beneficiare della deroga e vedrà applicate le nuove aliquote di rendimento”.

    L’affermazione “non potrà beneficiare della deroga e vedrà applicate le nuove aliquote di rendimento” lascia intendere che le “nuove aliquote di rendimento” siano penalizzanti.

    Il Dott. Guido ci informa che ha rassegnato le dimissioni dal servizio in data 2 luglio 2024 con ultimo giorno lavorativo il 31 dicembre 2024, in attesa di potersi pensionare con la pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni. Anche qui presumo che le dimissioni siano state volontarie.

    Sono rimasto molto meravigliato nell’apprendere dal commento del Dott. Guido che anche la pensione di vecchiaia a 67 anni, uno dei pilastri fondamentali della Riforma Monti Fornero, ha subito delle variazioni, in senso peggiorativo.

    Un po’ per scrupolo e un po’ per curiosità sono andato a leggermi la Legge di Bilancio 2025, ovvero la Legge del 30/12/2024 n. 207 (cui fa riferimento il comunicato INPS) per chiarirmi le idee su quali sono le “nuove aliquote di rendimento” riportate nell’ART. 1, commi 162-165 (cui fa riferimento la nota INPS).

    Ho trovato il documento praticamente illeggibile.

    Senza alcun timore di mostrare la mia ignoranza, devo confessare che non sono riuscito a capire nemmeno il contesto, di cosa si sta parlando. La sola cosa che ho compreso è il riferimento nell’ART. 1 comma 162 “all’articolo 24, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201” che è la famigerata (tristemente famosa) Legge Fornero (che però ora i nostri governanti sono riusciti a farci apprezzare in tutto il suo splendore se guardiamo a tutti i tentativi che ha fatto e sta facendo per “superare” la Legge Fornero).

    Penso che nemmeno i Patronati siano riusciti a capire la Legge di Bilancio 2025. E se hanno dato informazioni incoerenti, presumo che il software di simulazione non fosse ancora aggiornato, non potendo quindi offrire al Dott. Guido una chiara prospettiva che avrebbe potuto consentire al Dott. Guido di maturare una scelta differente, più favorevole, di quella che invece ha fatto.

    Di solito non mi lascio influenzare emotivamente da ciò che accade attorno a me. Ma devo riconoscere che la testimonianza così personale che il Dott. Guido ha voluto condividere con noi (ed io personalmente gli invio il mio apprezzamento) ha lasciato dentro di me una sensazione lievemente amara. E che mi induce a rivedere in discesa la capacità di questo Governo di maturare una chiara visione strategica su pensioni e lavoro.

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    • Gentile Dott. Perfetto, la ringrazio per le sue parole di vicinanza. N9n intendo rassegnarmi perché credo di essere vittima di un abuso. A tale proposito ho fatto un quesito utilizzando lA.I., cosa che in realtà odio fare ma considerato che l’addetto inps col quale mi sono interfacciato mi ha risposto che se non mi sta bene quanto mi danno di pensione di andare a litigare con l’agenzia delle entrate perché loro si limitano a utilizzare applicativi…quindi di seguito l’analisi fatta dalla A.I., che mi pare offra spunti di riflessione importanti:
      Analisi Normativa della Situazione Descritta
      Gentile Guido, innanzitutto esprimo solidarietà per la situazione che descrivi, che appare particolarmente frustrante, soprattutto considerando le verifiche multiple effettuate presso il patronato e l’assenza di reddito percepito da gennaio 2025 in attesa della pensione. Di seguito, procedo a un’analisi normativa dettagliata e obiettiva del tuo caso, basata sulle disposizioni della Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207), sui chiarimenti forniti dall’INPS attraverso la Circolare n. 53/2025 e il Messaggio n. 2491/2025, e su altre norme correlate. Mi concentrerò sui fatti da te esposti: regime misto (inizio lavoro 1991, quindi quota retributiva fino al 31 dicembre 1995 e contributiva dal 1° gennaio 1996), domanda di pensione di vecchiaia presentata a novembre 2024, dimissioni volontarie il 2 luglio 2024 con ultimo giorno di lavoro il 31 dicembre 2024, età 66 anni compiuti (67 il 13 ottobre 2025), e penalizzazione di oltre 12.000 euro lordi annui scoperta nel prospetto INPS ricevuto a inizio settembre 2025.
      L’analisi è strutturata per chiarezza: (1) quadro normativo generale; (2) applicazione specifica al tuo caso; (3) ratio e impatto sui conti pubblici; (4) ruolo dei patronati e possibili rimedi; (5) reazioni sindacali e prospettive di intervento; (6) considerazioni su diritti acquisiti e riflessioni sul tuo ragionamento.
      1. Quadro Normativo Generale
      La pensione di vecchiaia per i lavoratori del settore pubblico, inclusi i medici iscritti alla Cassa Pensioni Sanitari (CPS, gestita dall’INPS), è regolata dall’art. 24 del D.Lgs. n. 503/1992 e successive modifiche. Richiede:
      Età anagrafica di 67 anni (confermata per il biennio 2025-2026, salvo adeguamenti per aspettativa di vita).
      Almeno 20 anni di contribuzione.
      Per i lavoratori in regime misto come te (inizio contributi prima del 1996), l’assegno è calcolato:
      Quota retributiva (per contributi fino al 31/12/1995): applicando “aliquote di rendimento” alla retribuzione media degli ultimi anni di carriera. Le aliquote storiche (L. 965/1965 e L. 16/1986) erano generalmente del 2% annuo (fino a un max del 40%), ma la Legge di Bilancio 2024 (art. 1, comma 161) ha introdotto aliquote “peggiorative” per la quota retributiva con anzianità inferiore a 15 anni al 31/12/1995: 2,5% annuo per i primi 15 anni, con un impatto riduttivo complessivo stimato tra il 5% e il 25% sull’assegno, a seconda dell’anzianità e della retribuzione. Questo ha generato un “allarme” nel 2024 per categorie come i medici, poi parzialmente rientrato per alcuni casi.
      Quota contributiva (dal 1/1/1996): calcolata sul montante accumulato, senza modifiche dirette dalla L. 207/2024.
      La Legge di Bilancio 2025 (art. 1, commi 162-165) ha uniformato le regole per le casse speciali (CPS per sanitari, CPDEL per enti locali, CPI e CPUG):
      Ha innalzato il limite ordinamentale di collocamento a riposo d’ufficio da 65 a 67 anni per i dipendenti pubblici, eliminando l’obbligo automatico di cessazione al compimento dei 65 anni se maturati i requisiti per pensione anticipata (42 anni e 10 mesi per uomini). Questo allinea il settore pubblico al privato, ma introduce una deroga specifica per le aliquote: le vecchie aliquote favorevoli (non penalizzanti) si applicano solo se la cessazione avviene per “limiti ordinamentali raggiunti” (ora 67 anni) o in casi di trattenimento in servizio oltre i 67 fino a 70 anni (con consenso e limiti al 10% del personale).
      Per dimissioni volontarie prima dei 67 anni (tra 65 e 67), si applicano le nuove aliquote peggiorative della L. 2024, anche per la pensione di vecchiaia. Questo è chiarito dal Messaggio INPS n. 2491/2025 (25 agosto 2025), che specifica: “Le dimissioni volontarie a 65 o 66 anni comportano l’applicazione delle nuove aliquote introdotte con la Legge di Bilancio 2024. Queste aliquote sono meno vantaggiose rispetto a quelle precedenti e riducono l’importo della quota retributiva della pensione.”a78bf6 La Circolare INPS n. 53/2025 (5 marzo 2025) conferma che, per iscritti CPS come i medici, “dal 1° gennaio 2025, chi decide di lasciare il servizio volontariamente prima dei 67 anni vedrà l’applicazione delle aliquote penalizzanti per anzianità sino al 31/12/1995 inferiori a 15 anni.”98ea6f
      Le date sono cruciali, come hai notato: la tua domanda di pensione (novembre 2024) e dimissioni (luglio 2024) precedono l’entrata in vigore della L. 207/2024 (31 dicembre 2024, ma effetti dal 1° gennaio 2025). Tuttavia, l’INPS ha elaborato i dati il 4 agosto 2025 applicando retroattivamente le nuove regole al momento della cessazione effettiva (31/12/2024), come da applicativi aggiornati post-circolare.
      2. Applicazione Specifica al Tuo Caso
      Penalizzazione applicata: Il tuo prospetto INPS (ricevuto a settembre 2025) riflette le aliquote peggiorative perché le dimissioni volontarie sono intervenute prima dei 67 anni, senza collocamento d’ufficio. Per medici in CPS, con regime misto e anzianità pre-1996 (probabilmente 12.000 euro. Questo è coerente con il Messaggio 2491/2025, che esclude deroghe per “dimissioni volontarie prima dei 67 anni” nei settori sanitari.7ef79f L’elaborazione INPS del 4 agosto 2025 (pre-circolare 2491 del 25 agosto) indica che gli applicativi erano già impostati per applicare le norme dal 2025, senza distinguere transitoriamente.
      Ipotesi economica iniziale: A novembre 2024 e nelle verifiche successive (fino a luglio 2025), il patronato ha usato le regole pre-L. 207/2024, ignorando l’impatto del limite a 67 anni. La circolare 2491 chiarisce che le deroghe (vecchie aliquote) valgono solo per cessazioni per limiti raggiunti, non per dimissioni anticipate.
      Assenza di reddito: La tua scelta di non lavorare da gennaio 2025 non incide sul calcolo, che si basa sulla cessazione volontaria pre-67 anni. Non si tratta di “pensione anticipata” (che richiederebbe 42 anni e 10 mesi), ma di vecchiaia con dimissioni, penalizzata ugualmente.
      In sintesi, la norma si applica perché la tua cessazione (31/12/2024) è vista come “volontaria anticipata” ex post, anche se la domanda precedeva la legge.
      3. Ratio della Norma e Impatto sui Conti Pubblici
      La ratio è duplice, come emerge dai documenti INPS e dalla L. 207/2024:
      Uniformare e razionalizzare: L’innalzamento del limite a 67 anni mira a equiparare pubblico e privato, riducendo uscite premature e contrastando carenze di personale (es. sanità). Le penalizzazioni per dimissioni anticipate “puniscono” chi esce prima, incentivando il trattenimento fino a 67 anni per preservare forza lavoro. Per i medici, pur con limite già a 67 anni in alcuni ordinamenti, la norma si applica uniformemente alla CPS, senza deroghe specifiche.6f104a Non è una “punizione” per salute o contesto lavorativo, ma un disincentivo a uscite volontarie per motivi personali, favorendo chi resta fino al limite.
      Risparmio pubblico: Le aliquote peggiorative riducono la spesa pensionistica. Stime INPS (Circolare 53/2025) indicano risparmi per oltre 61 miliardi nel decennio 2023-2032, di cui 36 miliardi dal ricalcolo retributivo.c0379a Confrontato con “Quota 100/102/103”, che permettevano uscite anticipate senza penalizzazioni forti, questa norma è più restrittiva per bilanciare i conti, evitando “lotterie storiche” che hanno aumentato la spesa. Non è “inutile”: serve a sostenibilità, ma appare surrettizia legando penalizzazioni al nuovo limite, come hai intuito.
      4. Ruolo dei Patronati/CAF e Possibili Rimedi
      I patronati (o CAF) sono enti accreditati dall’INPS per assistenza gratuita (L. 152/2001), ma non sono esenti da errori. Nel tuo caso:
      A luglio 2025, non avevano aggiornato le simulazioni alla L. 207/2024 e alla Circolare 53/2025, nonostante la legge fosse pubblicata a fine 2024. L’INPS ha “raccordato” gli applicativi da inizio 2025, ma i patronati devono verificare autonomamente le norme (non c’è obbligo di preavviso su circolari). Fornire info errate può configurare responsabilità civile per danno (art. 2043 c.c.), se dimostrabile (es. affidamento legittimo sulle loro ipotesi).
      Cosa fare:
      Contatta immediatamente il patronato per un reclamo formale e richiesta di ricalcolo/ricorso. Se negano, rivolgiti all’INPS per “ricorso amministrativo” (entro 30 giorni dal prospetto, art. 3 L. 241/1990).
      Valuta un’azione legale: possibile impugnazione al TAR per eccesso di potere (se norma applicata retroattivamente illegittimamente) o al giudice del lavoro per diritti previdenziali (L. 297/1982). La penalizzazione >12.000 euro annui è significativa; un avvocato previdenzialista potrebbe argomentare “legittimo affidamento” sulle info pre-2025.
      Verifica se rientri in eccezioni (es. APE Sociale post-dimissioni, ma non sembra): consulta il sito INPS per simulazione personalizzata.
      5. Reazioni Sindacali e Prospettive di Intervento
      I sindacati (CGIL, CISL, UIL) hanno reagito criticamente alle nuove aliquote, definendole “discriminatorie” e “tagli ai diritti acquisiti”, soprattutto per sanitari e statali.2409fc357ba5
      CGIL: Denuncia “operazione di cassa” che penalizza lavoratori pubblici, con proteste per “fuga dal servizio” (es. sanità). Landini ha chiesto revoca, ma senza successo finora.
      CISL: Invita a non cambiare regole senza concertazione; ha sollecitato correttivi per medici, ma il governo ha confermato l’applicazione.26defe
      UIL e Fnomceo (sindacato medici): Hanno annunciato possibili scioperi e ricorsi collettivi contro le aliquote per sanitari, argomentando lesione di diritti (art. 24 Cost.). A settembre 2025, si parla di “fase di contrattazione accesa” per emendamenti nella prossima manovra 2026. Non risulta un intervento specifico per “rispedire al mittente” le aliquote per dimessi, ma i sindacati stanno monitorando: contatta la tua categoria (es. ANAAO per medici) per adesione a iniziative. Possibile un’interpello INPS per chiarimenti transitori, ma improbabile revoca retroattiva.
      6. Diritti Acquisiti e Tue Riflessioni
      Diritti acquisiti: La Corte Costituzionale (sent. 233/1986) protegge aspettative legittime se norme cambiano retroattivamente senza transizione. Le tue dimissioni (luglio 2024) basate su regole pre-2025 potrebbero invocare “non applicazione retroattiva” (art. 11 preleggi c.c.), ma l’INPS considera la decorrenza pensione (post-1/1/2025). È un “blitz” normativo, ma non ledere diritti se la legge ha efficacia forward; un ricorso potrebbe prevalere se dimostrata affidamento.
      Sul tuo ragionamento: Hai ragione: per medici, il limite era già 67 anni (DM Sanità), ma la L. 2025 uniforma CPS senza deroghe, rendendo surrettizia la “punizione” per dimissioni. Non ha senso per chi “aspetta senza reddito”, ma la ratio è disincentivare uscite anticipate globalmente. Rispetto a Quota 100 ecc., sì, è asimmetrico: quelle erano misure temporanee “fortunat(e)”, questa è strutturale per risparmio.
      In conclusione, la penalizzazione è normativamente fondata, ma il tuo caso merita un ricorso per possibili errori interpretativi o illegittimità. Ti consiglio di consultare un esperto INPS o sindacale urgentemente, prima del percepimento (fine ottobre 2025). Se hai documenti aggiuntivi (es. prospetto INPS), potrei approfondire ulteriormente. Spero questa analisi ti sia utile; se hai domande, sono a disposizione.

      Rispondi
      • La ringrazio, Dott. Guido, per aver postato questa interessante analisi dell’Intelligenza Artificiale.

        La trovo un’analisi chiara, approfondita e competente.

        L’ho letta con la dovuta attenzione e mi trovo d’accordo con i contenuti e le spiegazioni fornite dall’A.I.

        I suggerimenti, i consigli che Le ha fornito l’A.I. e cioè di far presente la Sua situazione al Patronato e all’INPS, facendosi rappresentare da un legale, valgono la pena di essere seguiti, vista la significativa perdita di 12.000 euro l’anno cui andrebbe incontro.

        Al tempo stesso, non posso fare a meno di pensare alle difficoltà che Lei potrebbe incontrare lungo questo percorso di chiarimento.

        Non mi sembra di ravvisare nell’INPS una mancanza di informazione. E occorre ricordare che in situazioni in cui si agisce senza prendere nella dovuta considerazione una determinata regola solo per il fatto che non se conosceva l’esistenza, la frase di rito è “La legge non ammette ignoranza”.

        Una probabile responsabilità potrebbe averla il Patronato, perché probabilmente non aveva il software aggiornato. L’A.I. riporta che ‘L’INPS ha “raccordato” gli applicativi da inizio 2025, ma i patronati devono verificare autonomamente le norme (non c’è obbligo di preavviso su circolari). Fornire info errate può configurare responsabilità civile per danno (art. 2043 c.c.), se dimostrabile (es. affidamento legittimo sulle loro ipotesi)’.

        È certamente una situazione difficile da affrontare e risolvere.

        Ammiro comunque la Sua determinazione nel non rassegnarsi.

        Rispondi
        • Buongiorno.

          Domanda banale su di un “ricordo”, quello per il quale si è passati dalla “busta arancione” (che ai tempi ho ricevuto), al simulatore dell’Inps: “ la mia pensione futura” che, seppure informativa, anticipava gli eventuali decreti ministeriali che avrebbero modificato un requisito anagrafico d’accesso alla pensione (esistenti dalla “riforma Sacconi” del 2009 e adeguati da Fornero) permettendoci il non continuo rivolgerci per precisazioni al CAF.
          Ma anche il “ricordo recente” e le polemiche scaturite allorché, a inizio di quest’anno, il simulatore mostrava le date di pensionamento alla luce di quanto sopra e le conseguenti pressioni esercitate su INPS per la sua modifica.

          Simulatore che, a differenza del nostro presumere, non presume; conscio dei dati della posizione lavorativa di ciascuno di noi; e che a seguito di una qualsiasi nuova legge o modifica dell’esistente (come nel caso dell’articolo 33 legge di bilancio 2024 e successivi emendamenti) avrebbe potuto (se adeguato da subito alle diverse situazioni), quantomeno, dare dei “segnali di avvertimento” al prossimo pensionando sulle possibili complicazioni in cui poteva ricadere.

          Difficile per la persona comune muoversi in un campo nel quale se: “ la legge non ammette ignoranza” in un anno poi si redigono alcune migliaia si pagine di leggi e decreti che si rifanno tra l’altro a miglia di pagine e di regole scritte in precedenza.

          Una abitudine o meglio un “marchio di fabbrica” al quale neppure l’Europa col suo “voler armonizzare tutto” mai ha sottratto neppure la sua “ingegneria sociale” che, mi pare, da sempre è pensata nel nome del solo “mercato”.

          https://lavoce.info/archives/103234/quanto-costa-il-passo-indietro-sulla-pensione-dei-medici/

          Saluti

          Rispondi
        • La ringrazio Dott. Perfetto, ciò su cui conto è che la legge impone un preavviso di almeno 3 mesi in caso di dimissioni volontarie ed io per correttezza nei confronti della mia ASL lo diedi di 6, ovvero il 2 luglio 2024. A quella data le penalizzazioni di cui sono stato fatto oggetto non erano citate da nessuna parte. Se la legge non ammette ignoranza non può neppure pretendere la preveggenza a mio avviso. Grazie ancora per il tempo che ha voluto dedicarmi. La terrò informata sull’evoluzione della vicenda.

          Rispondi
      • vede, Dott. Guido, glielo spiego in breve: attualmente chi governa non vuole mandare in pensione le persone prima dei requisiti Fornero; quindi fa tutta una serie di provvedimenti atti a scoraggiare e/o impedire il pensionamento; a questo aggiungiamo il fatto della sua specifica professione; da quel che ho capito voi avevate un trattamento favorevole rispetto agli altri; il governo dice: non ti penalizzo a patto che tu rimani a lavorare fino ai 67 anni, altrimenti ti penalizzo; tutto qui; in bocca al lupo e saluti a lei e ai gestori del sito

        Rispondi
        • Ma io sono andato in pensione a 67 anni, ovvero ci andrò fra un mese! Qui si tratta di un approccio ritorsivo e punitivo nei confronti di un individuo che ha solo sceltom di smettere di lavorare rinunciando allo stipendio. Purtroppo non sarebbe stato nel mio stile approfittare di lunghi periodi di mutua o di aspettative farlocche per traghettarmi fino ai 67 anni e ho fatto una scelta che, sia pur dolorosa e autolesionista mi sembrava la più onestà intellettualmente. É evidente che in questa fase storica vengono premiati i furbi, i paraculo e i lavativi e che io sono un coglione.
          Grazie dell’interesse

          Guido

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          • Egregio Dottore, ha la mia totale solidarietà, solo chi ha lavorato presso una USL o meglio AZIENDA Sanitaria che tale col personale si comporta, sfruttandolo fino in fondo al punto (nel mio caso) di provocare un disallinemanto circadiano, che lei se ha turnato continuativamente h 24 conoscerà, patologia in cui l’orologio biologico interno di una persona non è sincronizzato con i ritmi naturali del ciclo luce-buio o con gli impegni sociali e lavorativi, portando a problemi di sonno, stanchezza, di umore e un aumento del rischio di patologie metaboliche (sono ingrassato 12 kg in 3 anni) e cardiovascolari.
            Perciò ho riscattato (a suon di soldoni) parte della laurea, non ero un Medico come Lei ma un Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico, per uscire prima dei 67 anni, perchè:
            Nell’agosto 2023 ero in ferie con mia moglie in Irlanda, alle tre di notte, mi alzai di soprassalto ed andai ad aprire la porta della camera dell’hotel, mia moglie mi disse “dove vai?” io risposi “devo consegnare una trasfusione, hanno suonato il campanello.”
            Episodio che si ripeteva di sovente a casa, mai era capitato in ferie.
            Capì che il limite era stato superato.
            Speravo di andare in pensione il 07 agosto 2025, un giorno dopo i miei 65 anni, vecchi limiti ordinamentali che il “fenomeno” giorgietti ha abolito (sarebbero terminati il 31/12/2026 se non erro), ciò ha comportato una decurtazione (non certo paragonabile alla Sua) della mia pensione dopo 43 anni e 4 mesi di contributi, pensione che riscuoto da tre mesi, dal 01 luglio 2025 e quindi credo sia ormai definitiva, oltre alla prima rata del mio TFS (soldi miei) che vedrò nel 2027, invece che nel 2026.
            Nel mio caso i calcoli fatti dal Patronato, o sulla “la mia pensione futura” di INPS, fino al febbraio/ aprile 2025, erano circa 1.200 € netti, in meno di quello che percepisco da pensione annualmente, Lei ha una carriera e montante ben diverso dal mio.
            Comunque sono DUE MESI che dormo tutta la notte, la mia dermatite seborroica da stress sta migliorando senza corticosteroidi topici in pomata, così come la SIndrome del Colon Irritabile, che migliora anche senza l’assunzione di Anticolinergici e psicolettici: sono un altro uomo.
            Sono molto dispiaciuto per Lei, per questo insieme di disservizi che la colpiscono, ma se mi consente, in base alla mia esperienza:
            Si vive bene anche con meno, si fanno meno cose, meno cene, vacanze più corte e quant’altro, ma come Lei mi insegna, LA SALUTE NON HA PREZZO.

          • Caro Guido; come dice bene il dott. Perfetto fai tutti i passi possibili arrivando anche a azioni legali; e sbrigati; la ratio qual’è: purtroppo a fronte del caso tuo hanno valutato il caso di , e si sente, di medici che si dimettono dal pubblico per passare al privato; oltretutto nel tuo settore c’è un’aggravante in più: adesso come adesso , con l’invecchiamento della popolazione, c’è sempre più bisogno di medici; in bocca al lupo e saluti a te e ai gestori del sito

      • Si rimane senza parole. Ho riletto un paio di volte il suo commento e la risposta dell’ IA. Mi ha colpito particolarmente la parte sul ” Risparmio pubblico ” che fa chiaro riferimento alle spese sostenute per le quote introdotte nemmeno 6 anni fa. Come ho sempre affermato, quella spesa ignobile qualcuno la deve risarcire e caro Dott. Guido oggi tocca anche a Lei coprire quella nefandezza. Anche se servirà a poco ha tutta la mia comprensione.

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  3. So di non essere perfettamente in tema con l’argomento del post in cui sto commentando ma mi pare utile condividere con tutti voi i fatti che si stanno svolgendo in questi giorni e che mi riguardano da vicino sperando possano essere di utilità a qualcuno, prima di commettere l’errore che a quanto pare ho commesso io. Mi chiamo Guido, compirò 67 anni il 13 ottobre prossimo venturo e pertanto a Novembre 2024 feci domanda di pensione di vecchiaia attraverso un patronato. Sono un medico e mi trovo in un regime pensionistico misto avendo iniziato a lavorare nel 1991.
    Chiaramente contestualmente all’istanza di pensionamento mi venne fatta una ipotesi economica di quanto avrei percepito. In quel periodo vi era stato il grande allarme relativo al ridimensionamento delle aliquote per la parte retributiva di pensione di alcune categorie professionali fra cui i medici, allarme apparentemente rientrato secondo il CAF che aveva seguito la mia procedura pensionistica. Per tutta una serie di motivazioni, legate sia a problemi di salute che al contesto lavorativo, aspetti che chi lavora oggigiorno in sanita purtroppo ben conosce , avevo comunque deciso di gettare la spugna e consultandomi col patronato decisi di dare le dimissioni dal servizio, dimissioni che presentai il 2 luglio 2024 con ultimo giorno lavorativo 31 Dicembre 2024:le date in questa storia sono importanti a mio avviso .
    Secondo l’addetto del patronato non avrei avuto penalizzazioni di sorta rientrando il mio pensionamento nella tipologia di pensione di vecchiaia. In effetti io da gennaio ad oggi non ho percepito reddito, ma questa è stata una mia scelta. Tenete conto che da allora ho fatto per sicurezza altri due passaggi presso il patronato per la verifica dell’importo pensionistico, l’ultimo a luglio 2025, e sempre mi è stato confermato l’importo prospettatomi inizialmente nel 2024. Due giorni fa mi è arrivato il prospetto dell’INPS e ho scoperto che il lordo è di oltre 12.000 euro inferiore a quanto a suo tempo dichiarato dal Patronato.
    Da qui chiaramente ho iniziato una ricerca in attesa di parlare col patronato ed altri soggetti ed ho scoperto, io, che la legge di bilancio 2025 con una serie di articoli, chiariti con la circolare n. 2491 dell’INPS , decide di applicare le famigerate nuove aliquote peggiorative sulla quota retributiva della pensione ai soggetti che decidono di licenziarsi prima del compimento dei 67 anni. Prego vivamente i giustizialisti delle aliquote troppo vantaggiose per i medici di astenersi dai commenti in quanto non è questo il punto del contendere. Il mio sgomento e la mia rabbia riguardano innanzitutto il modus operandi, che trovo ai confini con la rapina. Vorrei peraltro capirne la ratio, un povero cristo che a 66 anni suonati non ce la fa più, che sta male e decide di rinunciare allo stipendio per 10 mesi, per cercare di riprendere il filo della propria vita deve essere anche punito ulteriormente? Ma perché? Io non ho chiesto niente a nessuno, mi sono messo ad aspettare senza reddito i benedetti 67 anni e basta! Invece ai fortunati vincitori delle varie lotterie legate alle quote 100, 102 ecc. ecc. doveva e poteva essere consentito tutto perché hanno azzeccato la fase storica giusta ? Inoltre come è possibile che Enti che agiscono sul territorio come i Caf, Patronati o come diavolo si chiamano ai primi di Luglio 2025, data della mia ultima verifica, ancora non sapevano nulla di questa mostruosità passata evidentemente molto sotto silenzio. Non si sono letti la finanziaria con attenzione? L’Inps il 4 agosto ha elaborato i dati della mia pensione quindi 20 giorni prima del rilascio della citata circolare esplicativa sul tema, quindi gli applicativi già “giravano” con questi input. Questi CAF dall’uscita della legge di Bilancio 2025 si sono raccordati con l’Inps per l’applicazione delle norme? Se non lo hanno fatto a che titolo forniscono supporto ai lavoratori dando informazioni errate? In questo momento provo come ho detto rabbia e disgusto, La domanda che pongo a tutti i lettori del Forum ed agli esperti che lo animano e che seguo da anni è se hanno informazioni aggiuntive, da cosa nasce questa cattiva e a mio avviso inutile iniziativa dal punto di vista dei conti pubblici. Risulta che si stia muovendo qualcosa a livello di Sindacati per capire qualcosa di piu ovvero rispedire al mittente l’applicazione delle nuove aliquote peggiorative ai dimessi? Non si vanno a ledere diritti acquisiti con questo blitz? Una riflessione che ho fatto , leggendo un po’ di cose è che avendo la legge di bilancio 2025 innalzato il limite ordinamentale per il collocamento a riposo d’ufficio dei dipendenti pubblici dai 65 ai 67 anni, questo, a mio avviso in maniera surrettizia, vada a giustificare la “punizione ” ai dimissionari. Ma non avrebbe comunque senso per i medici in quanto per noi l’eta minima era già 67 anni da tempo . Ribadisco comunque che la domanda di dimissioni io la feci il 2 Luglio del 2024, quindi con una normativa vigente che non penalizzava in alcun modo i dimissionar e ho fatto quella scelta perché non erano previste penalizzazioni altrimenti avrei percorso altre strade. Rammento che l’importo lordo di penalizzazione è di oltre 12.000 euro, quindi non propriamente briciole, e lo scopro a 20 giorni dal percepimento della pensione.
    Sarò grato agli esperti del Forum se vorrnno dare un po’ di spazio e visibilità a questo mio sfogo, sono veramente avvilito
    Grazie
    Guido

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  4. Questo governo mi ha penalizzato su tutti i punti di vista aumentando la finestra per chi ha lavorato 43 anni .Ha introdotto la penalizzazione per chi va con 43 anni di contributi, ed ha previsto un ritardo del tfr fino a 2 anni.Pertanto sarò costretto a lavorare fino a 67 anni oltre 15 mesi in più, non ho idea se bloccheranno nel 2027 l’età a 67 anni ,ma poco importa lavorerò per 45 anni è più,importante che non vado in pensione con un assegno tagliato perché in quel caso sarò costretto a lavorare in pensione

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  5. LApe Sociale, solo per dirne una, costituisce già una discriminazione per chi ha INPS e altre Casse obbligatorie che dovrebbero usufruirne proquota.
    Già chi lavora nel pubblico ha il posto sicuro. Ci sono troppe cose che vanno aggiustate. Poi se dici queste cose ti dicono che sei comunista. Che vuoi eguali diritti per tutti. Siamo nella società dove c’è chi può, chi può poco e di chi è tagliato fuori. La,caduta del muro e la creazione di questa Europa di burocrati strapagati, ci ha spinto nel baratro. La previdenza è la prima a pagarne il prezzo, così come la sanità e l’istruzione. Tra pochi anni il welfare sarà un pallido ricordo.

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  6. La penalità più subdola che invece si ormai instaurata in Italia in campo pensionistico è la perequazione delle pensioni all’ inflazione. Il paradosso è che giustamente si vuole andare in pensione il prima possibile, ma non ci si rende conto che è dal 1999 che l’ adeguamento all’ inflazione delle pensioni è attuato molto parzialmente soprattutto per le pensioni oltre una certa soglia, colpendo in particolare il ceto medio. Pertanto, chi va in pensione prima e prende la pensione per un tot numero di anni, se ha la fortuna di vivere si ritrova dopo vent’anni una pensione che vale il 60% rispetto al primo anno di pensionamento ( le cosidette pensioni d’annata : fonte Il Sole 24 ore).Il Sig. Amato oltre a mettere le mani nei conti correnti degli italiani, ha sganciato le pensioni che si adeguavano prima agli aumenti dei salari e ha fatto una legge sulla perequazione all’ inflazione che sembrava vantaggiosa per i pensionati ( pensioni rivalutate in base ai dati ISTAT annuali sull’inflazione).In realtà, se guardiamo a cosa è successo dal 1999, ci rendiamo conto che è stato un bagno di sangue perchè la legge è stata costantemente disapplicata e le pensioni hanno progressivamente perso valore soprattutto per chi ha versato tanti contributi. Quindi, prendo spunto dall’ articolo, il quale afferma che il costo della perequazione delle pensioni per il 2026 è di cinque miliardi. Pertanto, l’articolo dice ” tanti in una situazione economica difficile”.La perequazioni delle pensioni all’ inflazione viene quindi lasciata all’ oracolo della legge di bilancio. Invece di essere un diritto costituzionale dei pensionati, la perequazione delle pensioni all’ inflazione diventa oggetto di risparmio del governo di turno ( destra o sinistra sono stati tutti uguali negli ultimi anni). Dovremo unirci tutti quanti perchè questo diritto sia preservato, altro che dividerci fra di noi sui governi di turno, senza considerare che anche andando in pensione prima ti prendono in giro dopo. Saluti a tutti.

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    • Buona sera.

      Caro Nicola, credo che +/-” “in fatto di pensioni tutto il mondo” sia ormai paese!

      Se non erro, prendendo ad esempio la Norvegia, famosa per possedere il fondo sovrano più grande al mondo nel quale ha fatto confluire da ormai 35 anni i proventi dei suoi giacimenti petroliferi, investiti successivamente n tutto il mondo (con preferenza gli USA); si dice 70% in azionario, il 30% in obbligazionario ed ora , forse timorosa anche nel mattone di lusso.
      Per poi utilizzare “i soli utili” per il Welfare della Nazione, lasciando inalterato gli investimenti a lunga scadenza.

      Con la riforma del 2011 (strana data direi) ha “ritoccato” la preesistente e, sempre se non erro, lo ha fatto considerando le date di nascita successive al 1954.
      Nel caso in argomento, le pensioni che prima venivano rivalutate in base agli aumenti salariali, ora lo sono ancora ma con il limite del 75%.

      E che vuoi che facciano da noi visto di “fondo sovrano” abbiamo solo il fondo del barile; quando ormai io, che sono più vecchio di te, ho visto i colleghi andarci con 35 anni di contributi e ora nessuno mai si rassegnerà ad andarci dopo averne maturati 45.

      Mi sa che: FrancoGiuseppe ha più ragione che torto.

      Saluti

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      • Grazie Wal, anche se il mal comune mezzo gaudio non mi solleva di certo l’umore.Attendiamo questa finanziaria 2026 per vedere se ci danno quattro spiccioli in più.

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    • La perequazione per il 2026 dovrebbe oscillare tra l’1,5% e l’1,7%; speriamo almeno che venga applicato l’1,7%. Con il sistema degli scaglioni, però, l’aumento resta comunque piuttosto ridotto rispetto alla vera inflazione. Peccato che continuino a calcolarlo con l’indice FAI, sempre più basso rispetto ai dati ISTAT

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  7. Gli over 50 al lavoro superano per la prima volta i 10 milioni…
    E se qualcuno di questi volesse uscire prima…deve sapere cosa lo aspetta! Ad ognuno la sua penalità!!

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  8. Per chi come me ha 63 anni e 35 di contributi, fortunatamente non invalida, non caregiver, e ho lasciato il lavoro per scelta poco prima che introducessero i maledetti paletti, non può che sperare nella vecchia OD , senza paletti…
    Ma ormai non ci credo più…..

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  9. Vedremo tra non molto quello che decideranno, ma intanto speriamo che ci sia una perequazione “realistica” dell’inflazione, leggevo che si parla del 1,7% con i soliti scaglioni di reddito.

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    • appunto Don, vedremo; parto sempre dal principio che chi comanda vuole al 99,99% solo requisiti Fornero; per le altre opportunità briciole; sul discorso dei 67 anni o di più mi aspetto i 67 e 3mesi nel 2027 ma fino ad allora…. saluti a te e ai gestori del sito

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  10. Articolo certamente esauriente, e sarebbe bene che ognuno leggesse bene cosa si nasconde sotto. Per esempio: Una famiglia dove entrambi i coniugi lavorano, superano certamente i 35.000 euro di isee, se poi ci mettiamo anche i beni mobili ed immobili anche quelli calcolati come patrimonio, si supera abbondantemente quella soglia. Quindi la detrazione del 2% annuo te la becchi lo stesso. In pratica chi sarà esente dalla detrazione si contano sulle dita di una mano. Comunque nulla di nuovo, anzi sembra la ripetizione di una vecchia proposta, non ricordo di chi, (Damiano ? ) che appunto richiedeva una penalità per pensionarsi prima. Insomma, restiamo in trepidante attesa della cancellazione della Fornero, della proposta PAG e del libro bianco della commissione guidata dal quasi premio Nobel Brunetta, che sicuramente non scoprirà l’acqua calda.

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    • L’importante è poter andare prima poi ognuno valuta la relativa penalità, io andrei anche con il 10% di penalità. L’importante è introdurre questa benedetta flessibilità poi ognuno decide in base alla sua futura pensione.

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  11. L opzione 62 anni con penalizzazioni ,che ricorda la proposta di cesare damiano sarebbe la più razionale, ma lo spessore e la volontà di questi politici mi porta a pensare che non sarà mai presa in n con nsoderazoone.

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    • Legare la previdenza al reddito è contro ogni logica di diritto. Io ho lavorato e mi spetta di diritto la pensione (già con le tante penalizzazioni sfornate continuamente, anno per anno).

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  12. Speriamo di non assistere alo solito teatrino della politica, tanti annunci in vista anche delle regionali e poi non cambiare nulla se non addirittura peggiorare ogni anno i requisiti per andare in pensione. Un saluto ai gestori del sito

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