Pensioni 2018, novità ad oggi in attesa del Governo: chi può andare fino a 10 anni prima?

Le ultime novità sulla riforma pensioni al 5 aprile 2018 ruotano intorno alle consultazioni che avranno inizio oggi al Quirinale, il Presidente della Repubblica Mattarella riceverà le varie forze politiche per cercare di comprendere a chi dare l’incarico di formare il Governo che guiderà il Paese. Da questo potrebbe dipendere anche il futuro della legge Fornero, dal momento che in caso di accordo tra Lega e M5S potrebbero aprirsi, stando alle promesse elettorali, scenari di modifica sostanziale della stessa. Ma, viste le tante richieste di chiarimenti, ci preme precisare che al momento attuale restano in vigore le misure approvate dal Governo precedente, ecco chi ad oggi può andare in pensione anche fino a 10 anni prima.

Riforma pensioni 2018, cosa potrebbe accadere?

Presto per dirlo ma qualora il Movimento 5 Stelle e la Lega trovassero un accordo per salire al Governo, i lavoratori confiderebbero se non nella totale abolizione della Legge Fornero, dati gli ultimi moniti giunti dal fondo monetario internazionale e dalla Bce, quanto meno in una sostanziale revisione della stessa. I lavoratori spererebbero nella quota 100 senza paletti, sebbene gli ultimi rumors, vedi dichiarazioni Brambilla della Lega, vadano verso una Q100 a partire dai 64 anni e 36 di contributi. Si confida poi  nella quota 41 per tutti, ma anche in questo caso le ultime parole di Brambilla sono andate verso una quota 41 con contributivo. Si spera poi nella proroga dell’opzione donna, sebbene ancora non si è compreso se questa al più sarà possibile incrementando l’asticella dell’età anagrafica a 63 anni. Poi vi sono gli esodati, che chiedono con forza di non essere dimenticati, e che si metta la parola fine al loro calvario previdenziale, un dramma che riguarda ancora 6.000 famiglie escluse dalle precedenti salvaguardie. Un quadro dunque di flessibilità, quella che sembrerebbe potersi realizzare realisticamente,  non così ‘libero’ da vincoli come pareva inizialmente. Ma ad oggi quali le alternative di uscita?

Pensioni 2018, L’Ape sociale

Chi opta per l’ape sociale può accedere al pensionamento anticipato a carico dello Stato a partire da 63 anni e 30 di contributi, oppure 36 anni di contributi. Qualora rientri in determinate categorie considerate meritevoli di tutela, che sono state leggermente ampliate nella LdB2018. Per potervi accedere bisogna essere  o invalidi al 74% , oo disoccupati senza ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, con 30 anni di contributi, oppure assistere un parente convivente con disabilità grave da almeno 6 mesi, o essere impiegato in uno dei 15 mestieri considerati gravosi. Vi è altresì l’accesso alla quota 41, indipendentemente dall’età, per quanti appartengono alle categorie disagiate elencate sopra e dalla loro  abbiano maturato almeno 12 mesi di contributi , anche non continuativi, prima dei 19 anni.

In Pensione 3 anni e 7 mesi prima con  L’Ape volontaria

Con l’Ape volontaria si può andare in pensione con 3 anni e 7 mesi di anticipo, Chiedendo un prestito al sistema bancario che poi restituirà a rate in 20 anni. Anche l’ape volontaria prevede dei paletti, bisogna avere almeno 20 anni di contributi nella stessa cassa previdenziale e avere una pensione lorda non inferiore a 710 euro al netto della presunta rata del prestito, che varierà a seconda del prestito richiesto, in base agli anni di anticipo pensionistico a cui si ambisce. Il costo netto dell’anticipo, nonostante la detrazione fiscale riconosciuta dallo Stato, resta elevato circa 5% per ogni anno di anticipo. Dato i ritardi che hanno caratterizzato la misura e la mancanza ad oggi  delle adesioni formali di Unicredit e Intesa che dovrebbero permettere la concessione del prestito potrebbero essere a rischio gli arretrati maturati dal 1/5/2017, in quanto se entro il 18 aprile, data ultima per poterli richiedere, non si procederà con tali adesioni, la domanda per l’ape volontaria non potrà  ultimarsi.

In pensione 10 anni prima con “Rita”, chi ?

Con “Rita” (Rendita integrativa temporanea anticipata ), invece, chi ha una previdenza complementare può usarla per anticipare la pensione anche a 56 anni e 7 mesi, ovvero 10 anni prima di quanto imponga la legge. L’assegno integrativo diviene il reddito, una rendita mensile, che occorre per arrivare all’età della pensione stabilita dall’ attuale normativa.   La RITA infatti utilizza il capitale accumulato dal lavoratore durante la sua vita attiva nei fondi di previdenza complementare.
Può essere ottenuta – spiega Il Messaggero – dagli iscritti ai Fondi a cui mancano fino a 5 anni alla pensione, che hanno cessato l’ attività lavorativa, hanno versato contributi per 20 anni nella gestione obbligatoria e sono inseriti nella previdenza complementare da almeno 5. Chi dopo aver cessato il lavoro è rimasto inoccupato per 24 mesi può chiedere la Rita con un anticipo fino a 10 anni rispetto al momento della pensione, anche con meno di 20 anni di contributi obbligatori”.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

One thought on “Pensioni 2018, novità ad oggi in attesa del Governo: chi può andare fino a 10 anni prima?

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    5 Aprile 2018 in 19:36
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    È sufficiente togliere l’aspettativa di vita dopo 42 anni e 10 mesi di lavoratore dipendente.

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