Pensioni oggi 25 aprile 2020: la non riforma della Legge Fornero e il buco pensionistico

Le ultime novità sulla riforma pensioni di oggi 25 aprile 2020 ci arrivano da una lunga riflessione del Dott. Michele Caponi, scritta sul gruppo facebook “Comitato difesa e tutale Pensioni (ex com. esodati licenziati e cessati). Come sempre diamo spazio anche alle opinioni dei cittadini, vediamo allora questo pensiero relativo al buco pensionistico e alla riforma fornero.

La non riforma delle pensioni della Fornero: il buco delle pensioni statali e il suo perchè

Michele Caponi inzia: “La Fornero non ha fatto alcuna riforma delle pensioni. Ha fatto la riforma dell’INPS accollandole l’INPDAP. In realtà anche l’Enpals che era l’Ente previdenziale dei lavoratori dello Spettacolo, ma senza problemi di tenuta. Invece la pseudo riforma fu fatta per eliminare un grosso problema nel bilancio dello Stato e cioè il buco delle pensioni statali.

L’Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica fu istituito dal d.lgs 30 giugno 1994, n.479 e nasce dalla fusione dei seguenti Enti soppressi con la suddetta legge: ENPAS (dipendenti statali), INADEL (Assistenza dipendenti enti locali), ENPDEP (dipendenti enti di diritto pubblico), CPDEL (Cassa pensioni dipendenti enti locali), CPUG (Pensioni ufficiali giudiziari),CPI(pensioni insegnanti),CPS(pensioni sanitari). Nel 1996 all’interno dell’INPDAP è stata costituita la Ctps (Cassa trattamenti pensionistici statali), precedentemente la gestione delle pensioni dei dipendenti statali era direttamente a carico del bilancio dello Stato. Nel 1999 l’Inpdap ha acquisito competenze pensionistiche dalle Direzioni Territoriali dell’economia e delle finanze, già Direzioni provinciali del tesoro.

Nel dicembre 2011 il governo Monti decreta la soppressione dell’INPDAP e dell’ENPALS (Ente previdenziale minore dei lavoratori dello Spettacolo che peraltro godeva di ottima salute) e il trasferimento delle relative funzioni all’INPS, ufficialmente per ottenere risparmi di spesa pari a 100 mln di euro con l’accorpamento delle funzioni. Mai accertati questi risparmi”.

Riforma Pensioni ultime novità oggi 25 aprile

Caponi continua: “La questione è legata ad alcuni artifici adottati dopo il 2004 nella contabilità nazionale allo scopo di non allargare il debito pubblico, sotto osservazione europea. Innanzitutto va detto che il fabbisogno dell’Inpdap esisteva già da anni ed era sempre stato coperto puntualmente dai trasferimenti statali. Il fatto che alcune Amministrazioni non abbiano versato i contributi non rappresenterebbe mancanza grave. Infatti il sistema pensionistico statale è a ripartizione al pari di quello INPS, cioè le pensioni si pagano con i contributi dei lavoratori attivi. Poiché però per lo Stato, datore di lavoro e ente pensionistico coincidono, si tratterebbe solo di una partita di giro. Le Amministrazioni avrebbero dovuto versare i contributi e con quei contributi pagare poi le pensioni. Si crea tuttavia un pasticcio per via che gli Enti di riferimento sono diversi e per alcuni non si è attuato il turn over, ma comunque è sempre lo Stato a fare da garante. Ma quando è successo tutto questo?

Fino al 1996 le pensioni di molti impiegati statali venivano pagate direttamente dai rispettivi enti pubblici, poi le riforme previdenziali approvate nel biennio 1994-1995 hanno portato a versare i contributi all’Inpdap, al quale spettava il compito di pagare le pensioni, anche quelle già maturate in anni precedenti. E qui il sistema a ripartizione comincia a fare acqua perché i lavoratori attivi diminuiscono in molte Amministrazioni. Viene così adottato un artificio contabile che ha permesso ai governi di far uscire dal debito pubblico alcune voci di spesa. Nello specifico, i trasferimenti di denaro dovuti all’Inpdap dagli enti pubblici (per pagare le pensioni già maturate) sono stati classificati come anticipazioni di tesoreria e non più come pagamenti pensionistici. Per cui lo Stato all’interno del proprio bilancio non contabilizzava la spesa, ma un credito nei confronti dell’Inpdap che da Ente creditore dello Stato centrale passava a ente debitore. E’ stata una operazione di ingegneria finanziaria per rispettare i parametri di debito con l’Europa. Sembra che questo modus operandi sia cominciato nel 2006 per non trasferire 8 miliardi di contributi all’Inpdap lo Stato ha cominciato a contabilizzare come anticipazioni i trasferimenti di fondi all’Inpdap in modo da far quadrare i saldi con l’Europa.

Ovviamente tutto ciò doveva avere una fine per cui si cominciò a pensare di far confluire l’Inpdap nell’INPS, considerato che il Fondo Lavoratori Dipendenti generava ogni anno alcuni miliardi di avanzi di gestione. La crisi economica che dal 2008 stava mordendo il Paese non ha fatto ripensare questo obiettivo, anzi lo ha accelerato. Nessun partito si voleva prendere la responsabilità di tutto questo. Servivano persone fuori dai partiti e dal cappello uscirono Monti e la Fornero. I più colpiti sono stati i lavoratori dipendenti esodati, cioè proprio coloro appartenenti alla Gestione previdenziale più in salute. Infatti il FPLD, a differenza di altre gestioni, non aveva alcuna necessità di ottenere risparmi. Il buco dell’INPDAP si. Che poi più che dell’INPDAP era del bilancio dello Stato che avrebbe dovuto rettificare la contabilizzazione delle anticipazioni o delle Amministrazioni locali da cui provengono i nuovi e i vecchi pensionati.

Riforma Pensioni: L’incorporazione dell’INPDAP nell’INPS

L’incorporazione dell’INPDAP nell’INPS comporta un problema di sostenibilità dell’intero sistema pensionistico obbligatorio. Sta scritto nella nota di assestamento al bilancio di previsione 2012 e nella delibera con la quale il Civ, Consiglio di indirizzo e vigilanza, ha approvato il 4 ottobre 2012 la stessa nota. Delibera approvata da tutti i membri del Civ, in rappresentanza della Confindustria, di tutte le altre associazioni imprenditoriali e dei sindacati. Solo la UIl ha votato contro, ma proprio perché, spiega Rocco Carannante, “il bilancio di assestamento 2012 rischia di passare alla storia come quello che segna il declino dell’INPS. Questo a meno che non si intervenga legislativamente per coprire l’enorme disavanzo economico-patrimoniale dell’Inpdap”.

Il Civ aggiunse di ritenere “necessaria l’adozione da parte dei ministeri vigilanti di interventi con i quali sanare il suddetto deficit ed evitare rischi che, con il trasferimento all’INPS delle funzioni degli enti soppressi, possano realizzarsi improprie commistioni ed indebite solidarietà tra sistemi previdenziali oggettivamente diversi tra di loro”

Le rappresentanze sociali del mondo del lavoro privato esprimono cioè al governo la loro preoccupazione che il disavanzo di esercizio dell’ex Inpdap, pari nel 2012 a 5,7 miliardi, e il passivo patrimoniale di 10,2 miliardi, entrambi scaricati sul bilancio INPS – che pertanto chiuderà con un deficit di esercizio di circa 9 miliardi (contro i 2,2 del 2011)-possano essere colmati attingendo a quei fondi che sono in attivo nell’INPS, cioè con i contributi provenienti dal lavoro privato, anziché con trasferimenti dal bilancio pubblico. Si è aperto pertanto il sistema delle solidarietà improprie. Il Governo si assunse l’onere di coprire anno per anno i disavanzi dell’Inpdap. Ma quando l’Inps presenta il bilancio di esercizio dove riporta i trasferimenti di risorse dallo Stato, c’è qualcuno che lo rammenta? Non ho mai sentito parlare Cottarelli di questo problema. Per cui il problema pensioni resta in attesa di sempre nuovi provvedimenti”.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

2 pensieri riguardo “Pensioni oggi 25 aprile 2020: la non riforma della Legge Fornero e il buco pensionistico

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    25 Aprile 2020 in 13:41
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    Interessanti le riflessioni del Dott. Michele Caponi.
    Artifici contabili e ingegneria finanziaria finalizzati per esempio all’elusione fiscale sono comuni nelle aziende. Non stupisce che anche lo Stato vi faccia ricorso per rispettare i parametri di debito con l’Europa. Ne avevo la piena convinzione quando veniva annunciato che il Pil italiano sarebbe cresciuto nel 2020 dello zerovirgola (adesso, però, a causa del coronavirus si dice diversamente, ma nutro sempre la convinzione che si stia parlando più che di economia di alchimia economica).
    Ad ogni modo, anche nelle circostanze attuali non posso fare a meno di riporre la mia fiducia nello Stato piuttosto che nel libero mercato o nel sistema finanziario, e ricordare le parole di Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco da gennaio 2015 a luglio 2015 nel primo governo Tsipras: “Può non starci simpatico, ma lo Stato resta, in ultima analisi, l’unica nostra speranza di vivere in un contesto di civiltà e sicurezza. Rimane da trovare il modo di controllarlo a livello collettivo, perché non si trasformi nell’agente d’interessi di parte”.

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    25 Aprile 2020 in 11:25
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    Mettiamoci anche il debito pubblico a carico dell’ INPS così andiamo tutti in pensione a 70 anni e i giovani guarderanno i vecchi che lavorano ! La crescita di un paese dipende anche dalla linfa nuova che si immette nelle Aziende

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