Pensioni opzione donna 2020: l’assegno contributivo è troppo penalizzante

Quando uscì il Regime Speciale per le Lavoratrici Dipendenti ed Autonome art. 1, comma 9 della Legge del 2004 (conosciuto come opzione donna) all’inizio come spesso succede quando esce un Decreto Legge che interessa le persone, ed in questo caso in particolare le donne, non si capì molto del significato esatto di quella norma.

In via sperimentale, dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2015, le lavoratrici che hanno maturato un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni e raggiunto un’età anagrafica di 57 anni, se dipendenti, e di 58, se autonome, possono accedere al pensionamento, a condizione che optino per la liquidazione della pensione con le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180. Per avvalersi del beneficio, peraltro, è necessario che le anzidette lavoratrici scelgano, per la determinazione del proprio trattamento pensionistico, il sistema di calcolo contributivo.”

Poi a poco a poco con il passare del tempo e con le circolari esplicative dell’INPS la matassa lentamente si dipanò e vennero fuori tutte le conseguenze che, diciamolo francamente, sono molto negative per le donne. Lo spirito della Legge all’inizio era quello di tutelare le donne. Esse, infatti, oltre che a dedicarsi al lavoro fuori casa, si dedicano in maggior percentuale rispetto agli uomini ai lavori domestici, ai figli, ai genitori.

Pensione opzione donna, penalizzazione sull’assegno troppo svantaggiosa

L’intenzione della Legge quindi all’inizio era di poter mandare le donne in pensione prima del tempo, potersi godere qualche anno in più di pensione in cambio di una piccola riduzione dell’assegno. Ma non si fecero, come al solito, i conti con il bilancio dello Stato. E i burocrati trovarono il modo per far credere che quella che era una vera fregatura fosse visto in realtà come un vantaggio.

In via sperimentale dal 2008 al 2015 le lavoratrici che hanno maturalo almeno 35 anni di anzianità contributiva e 57 anni se dipendenti e 58 se autonome (prima anomalia se vale per le donne deve valere per tutte in maniera uguale) possono accedere al pensionamento a condizione che optino per la liquidazione della pensione con le regole del calcolo del sistema contributivo. Tutto bene si dirà, ma non è proprio così.

Ricordo in quel periodo l’euforia delle colleghe che si misero fin da subito a fare conti su quanti anni mancassero loro per l’accesso alla pensione. Chi diceva mi mancano due anni chi tre, chi diceva sarò libera e poi mi occuperò dei miei genitori anziani. Chi diceva dopo tanti anni di lavoro potrò dedicarmi finalmente a me stessa. Tutto vero solamente che quel termine ”con le regole del calcolo del sistema contributivo“ ha stravolto i loro assegni pensionistici con riduzioni di oltre il 30%. E soprattutto per sempre. La riduzione cioè, come speravano in molte, non era fino al raggiungimento della normale anzianità per l’accesso alla pensione. Ma sarebbe stata per sempre. Ho ancora impressa nella mia mente la scelta di due colleghe che si erano fissate di andare via dal lavoro, e nonostante i miei consigli vollero andare in pensione a tutti i costi. Ebbene ricordo la loro delusione quando dopo ben 35 anni di lavoro si ritrovarono un assegno pensionistico che non arrivava nemmeno a 800 € al mese.

Proroga Opzione Donna: legge a costo zero, nessun regalo alle lavoratrici

Si era visto in sostanza che la riduzione era enorme e per le lavoratrici anziché essere un beneficio era un enorme fregatura. Certamente per le donne la scelta non era un obbligo era appunto un’opzione ma avere la possibilità di lasciare il mondo del lavoro cinque anni prima, soprattutto nei casi che ho elencato prima, come prestare assistenza ai genitori, oppure quando si è in precario stato di salute ecc. aveva fatto sì che questa opzione fosse in realtà in certi casi molto ambita anche a fronte di una riduzione consistente dell’assegno. Inoltre se era ancora accettabile per le lavoratrici con 35 anni di anzianità lo era ancor meno per chi aveva 37, 38 di lavoro. Perché a fronte di pochi anni di anticipo la perdita sarebbe stata consistente e per sempre.

Poi i vari Governi che si sono succeduti negli anni stanno prorogando Opzione Donna di anno in anno, facendo credere che annualmente si stia facendo un regalo alle lavoratrici. Questo non è assolutamente vero dal momento che loro con il sistema di calcolo contributivo percepiranno di pensione esattamente quanto sono i contributi da loro versati. Per lo Stato cioè questa legge è a costo zero.

Quindi, a mio parere, bisogna valutare sempre caso per caso la propria posizione previdenziale e scegliere questa opzione solamente se non si è assolutamente in grado per i più svariati motivi di continuare a lavorare per qualche anno in più. Rivolgersi prima di prendere una decisione definitiva ai vari patronati ed all’INPS per farsi fare i calcoli di quanto effettivamente si verrà a prendere in modo da evitare spiacevoli conseguenze che poi, purtroppo, varranno per tutti gli anni di fruizione della propria pensione.

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Mauro Marino

Mauro Marino

Nato a Peschiera del Garda. Ex Dipendente dell'Agenzia delle Entrate per 38 anni e dal 1 luglio 2020 pensionato con quota 100. Esperto di Economia e di pensioni. Autore del blog https://mauromarinoeconomiaepensioni.com/

One thought on “Pensioni opzione donna 2020: l’assegno contributivo è troppo penalizzante

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    3 Novembre 2020 in 9:37
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    Grazie per le informazioni, però noi staremmo aspettando la proroga, anche perché lo stato non bloccherà in eterno i licenziamenti, allora ci troveremo a pensare se poter andare in pensione con opzione donna o chiedere la naspi. Ecco questo mi sembra un argomento un po’ più “attuale ” su cui discutere . E mi fermo qui. Una sola considerazione, guardando quello che succede in Italia, e non solo, in questi giorni, mi viene da pensare come il virus stia dimostrando a tutti chi è la razza superiore…..

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