Pensioni Opzione Donna 2022 ultime novità: il CODS riepiloga requisiti, importi e regole

Oggi proviamo a fare chiarezza sull’Opzione donna, misura pensionistica che permette alle donne di accedere in anticipo alla propria pensione grazie all’aiuto di Orietta Armiliato, che sul suo gruppo facebook “Comitato Opzione Donna Social” ha fatto recentemente chiarezza su questi temi. Come riporta in un post: “Giacché ogni giorno ricevo decine di richieste di chiarimento circa le regole ed i requisiti per poter accedere alla misura dell’Opzione Donna, che ha trovato un’ulteriore proroga all’interno della Legge di Bilancio 2022, ripropongo le condizioni necessarie ad esercitare il diritto a pensionarsi con codesta misura“.

Pensioni 2022 ultime novità su Opzione donna dal CODS: requisiti, chi può accedervi e regole

Orietta Armiliato spiega poi: “Questa informativa redatta dalla sottoscritta, vale per le decine e decine di domande poste dalle lavoratrici che, evidentemente, stanno ora approcciando la possibilità di usufruire di codesta misura, possibilità che se l’istituto non sarà prorogato nell’ambito della prossima Legge di Bilancio e/o di un qualche decreto precedente o successivo alla stessa, confermerà la già cessata possibilità di accedervi.

Le regole che disciplinano l’esercizio dell’istituto dell’Opzione Donna al 31.12.2021, sono normate dall’Articolo 1 Comma 94 delle Legge del 31.12.2021 e dalla Legge del 28 marzo 2019, n. 26 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. (19G00034) (GU Serie Generale n.75 del 29-03-2019) e (art. 1, co. 476 della Legge 160/2019 con cui è stato modificato l’articolo 16 del DL 4/2019) (GU Serie Generale n.304 del 30-12- 2019 ) e dal comma 336 alla LdB 2021.

Attendiamo ora di veder pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio 2022 che, appena promulgata, rispetto all’istituto dell’Opzione Donna, trova conferma all’art. 1 Comma 94 della stessa. Ricapitolando dunque, possono accedere a codesta misura, a partire dal 1 Gennaio 2022:

1️⃣Le lavoratrici dipendenti ed autonome. 2️⃣Coloro che al 31.12.2021 hanno compiuto 58 anni se lavoratrici private e del pubblico impiego e 59 anni se autonome ovvero: **Coloro che hanno maturato entro il 31.12.2021 35 anni di contribuzione, ovvero 1820 settimane effettive cioè al netto dei contributi figurativi (quelli per malattia e disoccupazione non concorrono al raggiungimento del requisito ovvero 1820 settimane ma, quanto versato in quei periodi concorre a determinare il montante contributivo su cui si calcola la pensione mentre invece contano sia per l’uno sia per l’altro scopo, quelli da mobilità o cassa integrazione nonché quelli relativi al periodo di maternità e quelli riferiti ai permessi fruiti a seguito di utilizzo della Legge 104. 3️⃣Si devono attendere ulteriori 12 e 18 mesi rispettivamente per le lavoratrici del settore privato/pubblico e per le autonome, a partire dal raggiungimento dei requisiti suddetti, per ricevere la prima erogazione dell’assegno pensionistico 4️⃣Ai fini del conseguimento della pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è invece richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma 5️⃣Coloro che hanno diritto alla Naspi, continueranno a percepirla anche durante il periodo di finestra, con valorizzazione dei contributi figurativi ai fini del calcolo (circolare INPS n.88/2019)”.

Pensione 2022 e Opzione Donna: come fare domanda, importo e riscatto laurea

Ancora, Armiliato chiarisce poi alcuni importanti punti: “6️⃣La domanda di pensione può essere inoltrata all’INPS qualche mese prima e/o appena esaurito il periodo di attesa determinato dalla finestra 7️⃣Durante il periodo di attesa (12/18 mesi) comunemente chiamato finestra, è consentito continuare a lavorare 8️⃣La finestra si chiude al raggiungimento di ambedue i requisiti e si riapre dopo 12/18mesi 9️⃣Il metodo di calcolo dell’assegno mensile di pensione applicato é quello contributivo che determina, rispetto al calcolo retributivo e/o misto vigenti per altre forme pensionistiche, una differenza media attestata intorno al 35% 1️⃣0️⃣ Il calcolo applicato differisce dal quello contributivo “tradizionale” per la necessità di far rientrare nella logica del “montante” anche i periodi di contribuzione accreditata prima del 1996, ossia le anzianità maturate prima della legge n. 335/1995, quindi, viene determinata attraverso la somma di due distinte quote, la prima rappresentata dalle anzianità contributive maturate dalla lavoratrice entro il 31.12.1995; la seconda sulle anzianità maturate successivamente, ovvero dal 1° gennaio 1996.

1️⃣1️⃣È negata la facoltà di cumulo gratuito dei contributi versati in casse previdenziali diverse da Ago che ne liquida la prestazione tuttavia, é possibile cumulare quanto versato a mezzo di ricongiunzione onerosa 1️⃣2️⃣ Una volta ottenuto il beneficio della quiescenza con OD, tale beneficio non si esaurisce poiché Il diritto alla pensione è un diritto soggettivo pubblico riconosciuto a tutti i lavoratori e garantito dalla Costituzione secondo la formula contenuta nell’art. 38, secondo comma.

1️⃣3️⃣ L’importo pensionistico non cambia nel tempo, ma rimane costante fino al decesso fatti salvi gli adeguamenti dovuti dalla rivalutazione dovuta dell’inflazione, cosí come per tutte le altre forme pensionistiche. 1️⃣4️⃣ Una volta pensionate, si può riprendere a lavorare essendo OD una tipologia pensionistica cumulabile con altri redditi. 1️⃣5️⃣ È possibile avvalersi del riscatto agevolato della laurea anche per accedere alla misura. Il costo annuo per riscattarla é pari a 5.264,49€ Possono accedere alla misura, anche chi in possesso di contributi maturati al 31 dicembre 1995 e risulta iscritto alle gestioni obbligatorie prima del 1996. La domanda di riscatto deve essere presentata contestualmente alla domanda di pensione.** Quest’eccezione, relativa alla validità dei contributi figurativi per malattia e disoccupazione, non è stabilita dalla legge che ha introdotto l’opzione donna (Legge 243/2004), ma è una precisazione contenuta, sulla base della Legge 335/1995 (Legge Dini), nella circolare Inps n. 44/1996 e ai sensi della L. 153/59 art. 22 dove si specifica che la contribuzione effettiva esclude solo i contributi accantonati per malattia non integrata dal datore di lavoro. Se i periodi di malattia in esame sono stati integrati dal datore di lavoro si conferma che sono pienamente utili ai fini del diritto”.

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4 commenti su “Pensioni Opzione Donna 2022 ultime novità: il CODS riepiloga requisiti, importi e regole”

  1. L’INPS è uno schema Ponzi. Funziona come una catena di sant Antonio, cioè i lavoratori di oggi pagano le pensioni dei pensionati, i quali sono molto di più dei lavoratori. Così si aumenta l’età pensionabile, per sopperire, ma fino a quando si potrà andare avanti così? Non sarebbe meglio cambiare sistema?

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    • Buonasera lavoro da 40 anni poso serramenti, si continua a insistere sulla riforma delle pensioni senza arrivare ad una soluzione. Rivedrete i lavori usuranti. Non è ammissibile che la categoria dei falegnami siano rientrati e noi no, tutti i giorni tiriamo chili e chili su per le scale sui ponteggi ecc ecc. Fate una manovra equa, senza togliere nulla alle maestre, e ai maestri della scuola d infanzia ma mi sembra una presa in giro. Valutare i lavori, e in base a quello scalini per andare in pensione

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  2. Quello che non ho mai capito è perchè a fronte di prestazioni erogate con il sistema contributi si nega la possibilità di cumulo gratuito tra le diverse gestioni. Addirittura mi risulta tra diverse gestioni che fanno capo alla stessa INPS ad es. privato + pubblico + gestione separata ecc.
    Chissà se c’è una spiegazione logica?

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  3. Scusate il controcanto e l’ignoranza. Ma alle varie opzioni donna, possono accedere tutte le donne indistintamente, o solo chi si ritrova in particolari condizioni, tipo lavoratrici e madri?
    Se non ci sono distinzioni ciò è contrario alla Costituzione. Non lo so e mi scuso. Aggiungo anche che ho vari amici, 53 anni, 44 e 38 che collaborano alla pari alle fortune della famiglie e alle faccende domestiche. In due di questi tre casi, addirittura le donne hanno lavori migliori e stabili. Nel terzo caso sono pari. Ebbene sì, vivo nel nord, dove queste differenze sono francamente anacronistiche. Andavano bene fino ad un secolo fa, quando le donne lavoravano e si occupavano da sole della famiglia e dei figli. Basta studiarsi l’economia padana dell’800 e 900. Il fatto che guadagnino di meno è vero, ma non possono andare in pensione prima degli uomini. Al massimo, in determinate condizioni, possono godere di agevolazioni sull’ammontare della pensione per aggirare la norma costituzionale.
    Saluti tutti indistintamente, maschi e femmine e se mi sbaglio qualcuno, per favore, mi corregga.

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