Le ultime novità sulle pensioni precoci al 22 marzo 2018 arrivano direttamente dai social, Luciano Scalas, iscritto al gruppo ‘lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti’ ha scritto da poco un lungo post, dal titolo: Quota 100 o 41 per tutti, in cui sembra analizzare i pro e i contro delle due misure. Nel lungo scritto il lavoratore fa presente come le due proposte di uscita anticipata, tanto sponsorizzate in campagna elettorale, specie da Lega e M5S, in realtà, anche vedessero mai la luce non sarebbero certo un regalo fatto dal futuro Governo ai lavoratori, ma un dovuto e spiega il perché:
Pensioni precoci, quota 100 e 41 per tutti, ma quale regalo?
Ricordiamo intanto , affinché poi lo scritto ed il ragionamento siano comprensibili a tutti che:
- per quota 100 s’intende la possibilità di poter accedere alla quiescenza sommando età anagrafica e contributiva,
- mentre la quota 41 al momento non è per tutti, ma concessa solo a quanti hanno versato almeno 12 mesi, anche non continuativi di contributi. prima dei 19 anni e si trovano in determinate categorie disagiate, e/o svolgono uno dei 15 mestieri identificati come gravosi dall’ ultima legge di bilancio 2018.
A voi , ora il pensiero di Luciano: “Supponiamo che un lavoratore debba raggiungere quota 100, dopo 40 anni di lavoro devi avere almeno una età di 60 anni, se hai 35 anni di contribuzione ne devi avere almeno 65 anagrafici. Non mi pare che stiano regalando niente…
Con 41 per tutti la minestra non cambia, noi che abbiamo iniziato a lavorare a 15/16 anni negli anni 70, abbiamo la possibilità di arrivare a numeri simili, certamente abbiamo lavorato 40 è più anni però molti di noi hanno… dei “buchi”contributivi, allora per raggiungere la fatidica cifra dobbiamo lavorare ancora qualche anno. Ma i ragazzi??? Quelli fortunati iniziano a lavorare dopo i 25 anni, aggiungi 41 anni di lavoro si andrebbe in pensione a 66 anni, ” se sei fortunato”. Anche in questo caso non ci stanno regalando niente.”.
Poi prosegue facendo riferimento ai tempi in cui ha iniziato a lavorare, quando erano sufficienti 35 anni per accedere alla pensione, e al futuro incremento dell’aspettativa di vita che porterà l’obiettivo pensionistico , dal 2019, a spostarsi di altri 5 mesi.
Riforma pensioni dal 2019 41+5 mesi, ennesima ingiustizia
In conclusione scrive:
” Credo che sia la prima che la seconda proposta, quota 100 e/o 41, siano abbastanza onerose, sia per chi lavora da anni ma soprattutto per chi dovrà iniziare. Leggi e regolamenti esistono, troppo spesso vengono deformate a piacimento per favorire questa o quella categoria. Si parla di diritto acquisito, posizioni intoccabili, ma quando nel 1977 iniziai a lavorare si andava in pensione con una anzianità contributiva di 35 anni. Fatta eccezione per i baby pensionati.
Noi stiamo ancora pagando i privilegi di queste categorie, con i nostri contributi previdenziali abbiamo tenuto in piedi il sistema “vitalizi e pensioni d’oro”, ora che ci spetta un meritato riposo per l’ennesima volta vogliono spostare il traguardo”.
