Pensioni Ultime notizie oggi 6/10: nuova proposta post quota 100

Il sito di analisi e proposte per l’economia e le istituzioni, Reforming.it, ha pubblicato una sua proposta di riforma delle pensioni per avere maggior flessibilità in uscita. Vediamo di cosa si tratta, ricordando come spiegano che: “Non ce ne vogliano troppo giuristi ed esperti di scrittura delle leggi. D’altro canto, in più occasioni si è qui auspicato che i giuristi si sforzassero di considerare i profili economici e gli economisti prendessero maggiore familiarità con i diritti e il Diritto, nella sostanza e nella forma. Ecco la Proposta di legge ad articolo unico sulla (re)introduzione del pensionamento flessibile”.

Ultime novità Riforma delle Pensioni oggi 6 ottobre: nuovo progetto di legge

Ecco in sintesi cosa chiede Reforming.it: “Il presente progetto di legge introduce, dal 1° gennaio 2021, il pensionamento flessibile partire da 62 anni di età con vincolo di almeno 35 anni di anzianità contributiva. Sono fatte salve tutte le possibilità di pensionamento già esistenti nella normativa vigente. A fronte di questa più ampia possibilità di scelta per lavoratrici e lavoratori, gli importi delle quote di pensione calcolate secondo il sistema contributivo sono già predisposte a ridursi, nel rispetto dell’equità attuariale, per tenere conto dell’anticipo con cui l’assegno può essere erogato.

Per gli importi delle quote di pensione calcolate secondo il sistema retributivo è invece necessario introdurre dei fattori correttivi, che ne temperino la relativa generosità quando il pensionamento avviene precocemente rispetto ai requisiti statutari attuali, così da non interferire con gli stimoli individuali all’attività lavorativa e da contribuire a consolidare il bilancio della previdenza. La proposta di legge prevede che, se nel calcolo retributivo della pensione ogni anno di anzianità aggiunge il 2 per cento della retribuzione pensionabile, allo stesso modo ogni anno di anticipo dell’uscita rispetto ai requisiti statutari (o pivotali) sottragga il 2 per cento della retribuzione pensionabile. Di seguito una tabella esplicativa

Ultime news su Pensioni: uscita anticipata con penalizzazione per ogni anno

Con semplice algebra, si dimostra che questo criterio richiede di applicare alla quota di pensione retributiva – così come calcolata al momento del pensionamento, senza alcuna ipotesi esterno o ulteriore – un fattore percentuale di riduzione pari al rapporto tra (a) l’anzianità contributiva ridotta degli anni che mancano al perfezionamento dei primi requisiti statutari per il pensionamento di vecchiaia o anticipato (b) l’anzianità contributiva.

I requisiti statutari (o pivotali) di età e anzianità sono fissati per il biennio 2021-2022 in 67 anni di età e 42 anni di contribuzione. Saranno adeguati con cadenza biennale alla variazione della speranza di vita, di cui al comma 12 dell’articolo 24 del DL del 6 dicembre 2011 n. 201, nella misura della metà della stessa variazione, in modo da equiripartire l’allungamento della vita tra fase di attività e fase di quiescenza.Per ulteriori informazioni, si può visitare il sito web dell’Osservatorio Reforming (www.reforming.it) dove questa proposta è stata discussa.

Voi cosa ne pensate di questa proposta di uscita anticipata con penalizzazioni? Vi soddisfa o avete altre proposte in mente? Fatecelo sapere come sempre nei commenti qui di seguito, per creare insieme un dibattito costruttivo sulla riforma delle pensioni!

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

46 pensieri riguardo “Pensioni Ultime notizie oggi 6/10: nuova proposta post quota 100

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    8 Ottobre 2020 in 10:10
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    E basta. Non ne posso più della professoressa. Ora è una cittadina qualunque. Per par condicio dovrebbero essere interpellati tutti gli italiani. Di certo la vetusta riforma verrebbe bocciata tanto più ora con decessi, malattie etc in aumento. Bisogna effettuare prepensionamenti e finalmente i giovani potranno lavorare. Ci vuole tanto? Preferite che lavori un 65enne (magari malato o invalido) o un giovane sprint forte e sano?

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    8 Ottobre 2020 in 8:46
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    Proposta interessante ma un po’ grossolana.

    Suggerisco agli estensori di non usare un parametro fisso (il 2%) ma di allinearsi al rendimento effettivo della pensione retributiva a seconda delle fasce di reddito, descitto nella tabella seguente per la “Quota A”; sarebbe infatti una beffa vedersi riconosciuto p’1% l’anno di retributivo e ricevere una penalizzazione del 2%, per le fasce più alte. A meno che, ovviamente, si vogliano “far piangere i ricchi”.

    Importo annuo Aliquota percentuale di rendimento
    Massimo 46.630€ 2% (80% per 40 anni)
    Da 46.630,01€ a 62.017,90€ 1,50% (-25%), 60% per 40 anni
    Da 62.017,91€ a 77.405,80€ 1,25% (-37,5%), 50% per 40 anni
    Superiore a 77.405€ 1% (-50%), 40% per 40 anni di contributi

    Come detto, la tabella è relativa alla cosideetta “Quota A”: per la “Quota B i rendimenti sono ancora più bassi, scendendo fino allo 0,9% annuo al di sopra di 88,6 K€.

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      8 Ottobre 2020 in 12:02
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      Non ci sarebbe alcuna beffa. La penalizzazione è già “morbida” rispetto al ricalcolo contributivo integrale. Avviene, infatti, solo a margine, senza considerare i contributi versati durante la vita lavorativa. Si tratta di una soluzione di compromesso, che migliora la praticabilità politica. Altrimenti c’è sempre il ricalcolo, scintillante e perfetto nella sua logica attuariale, e molto più penalizzante. Mi accontenterei della grossolana semplicità.

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    7 Ottobre 2020 in 21:54
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    Rimango ferma sulla mia posizione, ritengo si sia già pagato l’innalzamento dell’aspettativa di vita portando l’età pensionabile a 60 anni a 40 anni di contributi, limite che non deve/può essere superato, a meno che non si viva mediamente sino a 120 anni, con una prestanza fisica a 70 anni di un 35enne. Beh, è facile dare i numeri no?

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    7 Ottobre 2020 in 21:37
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    Sulla metodologia di calcolo utilizzata nella tabella non ho nulla da eccepire, mi sembra perfetta. Trovo invece sbagliato fissareil punto 0 seguendo l attuale normativa ossia 62 anni e 42 di contributi. Io fesserie la partenza 55 anni e 35 di contributi famosa quota 90 e aggiungerei quei 2 punti a chi versa contributi oltre i 35 anni seguendo i criteri della tabella così com’erano le regole quando ho iniziato la mia vita lavorativa e fino alla riforma Dini. Ho 58 anni e fine 2020 40 anni di contributi, rientro nel sistema misto e non vedo perché dovrò lavorare altri 3 anni. Mi piacerebbe costringere La Fornero e tutti quelli che hanno appoggiato la sua riforma a lavorare 2 anni in fabbrica alle dipendenze e costringerli a timbrare il cartellino ed a rispettare i ritmi di una catena di montaggio, per poi chiedere se ha no cambiato idea.

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    7 Ottobre 2020 in 12:31
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    Vogliono “rubare” i contributi di tutti i lavoratori veri, e intascarsi loro le pensioni….

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      8 Ottobre 2020 in 10:14
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      Ovvio basta pensare alla trattenuta sulle pensioni ex-onpi Pur trattandosi di un ente pubblico soppresso il 20 ottobre 1978,[1] tutte le persone pensionate italiane continuano tutt’oggi a pagare mensilmente un’imposta fissa, pari a un centesimo di euro per ogni mensilità (per un totale di 0,13 € all’anno), denominata appunto “ex ONPI”.[2]

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    7 Ottobre 2020 in 11:48
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    Nessuna proposta funzionerà finchè si discrimina chi ha versato di più in termini di anni contributivi….
    Se non riconoscono gli anni di contributi allora restituitemeli tutti indietro…troppo facile cambiare nel tempo le carte in tavola…

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    7 Ottobre 2020 in 9:48
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    Pauroso e egoistico tutto quello che leggo ha poco senso, chi fa calcoli, chi si rammarica etc… ma la cosa più semplice ed elementare che per decenni ha scandito la vita lavorativa di ogni persona, cioè gli anni di versamenti contributivi, le cosiddette “marchette” perchè sono andati nel dimenticatoio? Vogliamo dire che le gestioni ballerine del fondo pensionistico hanno svuotato le casse e ora non si sa più come fare a pagare coloro che ne avrebbero diritto??? Io ho 60 anni compiuti ora e 41,5 anni di versamenti, mi volete spiegare per quale logica devo attendere il compimento dei 62 anni e aver versato 43,5 anni di contributi? E’ un delitto aver cominciato prima? a saperlo era meglio che avessi bighellonato in giro invece di contribuire e rimpinguare un cassa colabrodo che ha perso montagne di soldi in 40 anni di gestioni irresponsabili? ma smettiamola e pensiamo che per equità ci devono essere 2 parametri: anni contributivi minimi (es.41/42) per chi ha iniziato prima ma non rientra tra i precoci… e età anagrafica (vedi i 62 anni) con un minimo di contributi… questo mi sembra democratico e corretto

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      7 Ottobre 2020 in 11:12
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      Caro Alberto
      Ormai, se leggi “pensioni per tutti”, non sai quante volte l’ho ripetuto:
      Anche io 60 anni e 41 di contributi. Ma quanto c…. dobbiamo lavorare.
      41/42 netti bastano, oppure una quota 102 libera: 60+42; 60,5+41,5; 61+41…
      Non ne possiamo più.
      Almeno all'”anticipata” Fornero togliete finestre e spiccioli di mesi!

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        8 Ottobre 2020 in 13:30
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        41 di contributi per tutti bastano per andare in pensione siamo stanchi BASTAAAAA

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      7 Ottobre 2020 in 11:51
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      Sono daccordo…ma ormai in questo paese hanni sempre rimandato i problemi ….

      Rispondi
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      7 Ottobre 2020 in 13:28
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      “Ragazzi” siamo noi che popoliamo questo sito; nati tra il 58/62 con 38/42 anni di contributi. I più fortunati prenderanno quota 100 per un pelo, gli altri scrivono qui, nella vana speranza che qualcosa cambi, ma vedrete che a noi (60/41) ci tocca quota 110 !! Uno schifo che dobbiamo ricordare quando andiamo a votare

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      7 Ottobre 2020 in 18:00
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      Caro Alberto, entrare nel mondo del lavoro a 25 anni invece che a 20 non sempre significa bighellonare in giro. Il 25-enne potrebbe semplicemente aver voluto investire di più in competenze.

      Gli studi universitari – che impegnano come un lavoro, se fatti bene – non sono mai stati riconosciuti, neanche come figurativi. Bastava ad esempio applicare quanto esistente per il servizio militare, che molti baby-boomers hanno avuto la fortuna di evitare e che ha permesso loro di poter lavorare senza pause a partire da 20 anni, mentre per esempio a me – che appartengo alla generazione X – il servizio militare ha fatto perdere il lavoro, in concomitanza con la crisi del 1992 e mi ha fatto perdere continuità contributiva. Nulla di tutto ciò: la laurea non è mai stata riconosciuta, chi la voleva riscattare, doveva pagare. Ancora oggi, nonostante le facilitazioni introdotte per i contributivi puri richiede da un minimo di 20000 Euro ad un massimo di 30000 Euro: soltanto per aumentare l’assegno di 80-90 Euro/mese lordi…

      Ma i laureati erano e sono una piccola percentuale: a chi interessa? Tanto più che alla laurea il senso comune (che non va mai confuso con il buon senso) associa sfavillanti carriere e lauti stipendi… da 40 anni non è più così, basta guardarsi intorno. Anche chi ha oltre i 40 anni di contributi ormai sono pochi: la maggior parte non ci arriva a causa delle carriere discontinue che hanno cominciato a vedersi anche nel Nord Italia. Quindi, senza nulla di personale, faccio la stessa domanda: a chi interessa?

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    6 Ottobre 2020 in 21:35
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    Luca Lanciani,scusami ma i 159 euro lordi sono al mese ?
    Penso di si !! Per favore aiutami a capire la TABELLA, grazie…. sono Francesco G.

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      7 Ottobre 2020 in 17:29
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      Confermo: 159 Euro / mese. Mi scuso anzi per aver omesso: tutte le cifre che ho indicato sono mensili.

      La tabella – se ho ben interpretato – va usata come indicato nell’articolo: si applica alla QUOTA DI PENSIONE RETRIBUTIVA un fattore percentuale di riduzione pari al rapporto tra (a) l’anzianità contributiva ridotta degli anni che mancano al perfezionamento dei primi requisiti statutari per il pensionamento di vecchiaia o anticipato e (b) l’anzianità contributiva.

      Esempio pratico: se avessi 62 anni di età e 38 di contributi nel 2022, devo applicare alla mia quota retributiva di 159 Euro/mese lordi una decurtazione di 10.53%, quindi invece di 159 Euro/mese lordi percepirò circa 142 Euro/mese lordi come quota retributiva. Sono 17 Euro lordi in meno al mese: non è certo un valore tale da incidere sulla scelta.

      Viceversa, quello che può incidere – ma meno di quello che si pensa – è il rinunciare a 3 o 4 anni in meno di contribuzione CONTRIBUTIVA, che verranno a mancare comunque nel montante. E’ il motivo vero per il quale l’attuale quota 100 è stata sfruttata solo dal 30-35% degli aventi diritto. Ad esempio, sempre nel mio caso, se anticipassi di 3 anni la mia pensione, perderei sul montante CONTRIBUTIVO circa 110 Euro/mese lordi, che certamente significano di più dei 17 Euro di cui sopra.

      Penso che la poca dimestichezza con la matematica che ha l’italiano medio, fa illudere molte persone, le quali giudicano un metodo giusto o sbagliato secondo le indefinite sensazioni che provano, oppure secondo quello che dice Tizio o Caio (a seconda se si ha fiducia in Tizio piuttosto che in Caio). Niente di più errato: per questo suggerivo di parlare con un CAF o con un esperto, perché penso che il 65-70% di chi ha rinunciato alla quota 100 – pur avendone diritto – lo ha fatto proprio in base a quanto ha suggerito il CAF o l’esperto.

      Concludo: non dimenticare mai che tutti – sottolineo tutti – oggi abbiamo il contributivo: chi aveva meno di 18 anni al 01/01/1996 ce l’ha a partire da tale data, ma anche chi aveva 18 anni a tale data, ce l’ha comunque dal 2011, quindi si deve fare due conti per capire se pesa di più la percentuale della tabella sulla quota retributiva, oppure quanto perdono rinunciando a 3 o 4 anni di contributi per aumentare il montante.

      Perché la verità – diciamocelo chiaramente – è che molti si sono illusi di andare in pensione 3-4 anni prima, ma con la pensione che avrebbero preso 3 o 4 anni dopo… per questo parlavo di “mentalità retributiva”, che è morta e sepolta per tutti fin dal 2011. Capisco quanti oggi hanno 41-42 anni di contributi (due miei colleghi vanno proprio ora in pensione – senza quota 100 – con 43-44 anni totali), ma mi chiedo dove erano nel 1995, quando – forti dei loro 15-20 anni di contributi – avrebbero dovuto schierarsi contro coloro che volevano andare a tutti i costi in pensione con soli 35 anni di contributi, invece di 36-37, quando era già evidente che la generazione successiva – la nostra – sarebbe andata non con 1 o 2 anni in più, ma con 5 o 6 nel migliore dei casi e pure con il retributivo puro. Stiamo pagando noi per loro, non va dimenticato!

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    6 Ottobre 2020 in 20:17
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    60 anni bastano! Senza penalizzazioni.

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      7 Ottobre 2020 in 16:51
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      Fiorella,
      aggiungerei … per tutti, a prescindere dal lavoro svolto:
      tanto si verserà, tanto spetterà di pensione, senza penalizzazioni!
      Ma soprattutto 60 anni di età bastano – senza penalizzazioni – per
      tutte le donne, a prescindere dal lavoro svolto!
      “L’aspettativa di vita” è un paletto “aleatorio”, inserito “ad hoc” per
      pagare per meno anni le pensioni che spettano ai lavoratori a fronte
      dei contributi versati.
      Secondo una lista pubblicata dall’Organizzazione mondiale della Sanità
      nel 2016 basata su dati riferiti all’anno 2015 – infatti – risulta un’aspettativa
      di vita di 84,8 anni per le donne e di 80,5 per gli uomini.
      Pertanto, andando in pensione a 67 anni con ad esempio 41 anni di contributi
      versati, le donne usufruirebbero di un assegno pensionistico per circa
      18 anni, gli uomini per circa 14 anni.
      E i contributi versati in piu’, 23 anni per le donne e 27 per gli uomini, dove
      finirebbero?
      Andrebbero restituiti tutti !?! …

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        8 Ottobre 2020 in 8:49
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        Fiorella, i contributi in più servono per pagare i vitalizi dei politici defunti negli ultimi 50 anni che permettono di girare la loro pensione alle mogli, poi ai figli e poi ai nipoti, servono per pagare tutte le pensioni baby che ancora esistono e per pagare tutti i comparti privilegiati che sono andati vanno e andranno in pensione sempre con 55 e ora 57 anni di età e 35 anni di lavoro. Oltre a contribuire alla cassa integrazione. Tutto quello che rimane, se rimane e se è stato investito bene , dovrebbe servire per le pensioni nostre. Siccome da qualche anno sembra che i conti vengano fatti bene si sono resi conto che così non va proprio, e il calo di lavoratori che pagano contributi ha aumentato di sicuro questo disavanzo; allora per non toccare chi sta godendo queste pensioni e chi ha privilegi da anni. perchè non si può !! continuano a rovinare la vita di chi ancora lavora , perchè è facile, immediato, e molto semplice. Un mondo di ingiustizie.

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    6 Ottobre 2020 in 19:43
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    Per me va bene, anche se non sono troppo d’accordo sulle penalizzazioni al 2%. Io le metterei all’ 1,5%. Comunque basta andare in pensione nel 2022 a 62 anni!!!!

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    6 Ottobre 2020 in 19:08
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    Qualsiasi proposta che in qualche modo allenta i rigidi vincoli della legge fornero è sempre un piccolo passettino in avanti, oggi infatti per poter avere la pensione o lavori per 43 anni o hai 67 anni di età, due limiti a dir poco esagerati.
    Questa proposta ha il difetto di non dare nessuna scelta a chi ha meno di 62 anni, infatti se ne hai anche solo 61, se non hai alle spalle 43 anni di versamenti resti un altro anno al lavoro, però se hai giusto quell’età di colpo ti bastano ben 8 anni in meno di versamenti (alla faccia dello scalone) per goderti la pensione, al prezzo di una penalizzazione.
    Anche su questo punto c’è da dire che non è convincente, infatti il 62enne con 35 anni di contributi avrebbe un taglio del 14,29% sulla parte retributiva dell’assegno, come peraltro tutte le penalizzazioni finora ascoltate, infatti tutte anche nelle altre proposte possono agire sulla solo sulla parte retributiva dell’assegno e non su quella contributiva, quindi da questo punto di vista nessuna novità sotto il sole.
    Premesso che ormai le pensioni totalmente retributive non esistono più dal 2011 all’entrata in vigore della fornero, nel caso sopra detto, questo lavoratore 62enne che avrebbe iniziato a lavorare 35 anni fa, avrebbe 25 anni di contributivo e i restanti 10 di retributivo, quindi tagliare del 14,29% la parte retributiva della pensione che in termini di tempo pesa poco più del 28% dei contributi totali se non equivale a un contributivo puro poco ci manca.
    Dunque mi pare anche questa una proposta poco convincente.
    A questo punto sarebbe meglio applicare la riforma Dini del 1995 che consentiva la libera scelta del lavoratore di pensionarsi tra i 57 e i 65 anni, sarebbe molto più flessibile e alla fine dei conti con tutti i tagli proposti, che a conti fatti non si discostano molto dal contributivo puro, è più onesta e flessibile.

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    6 Ottobre 2020 in 19:00
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    Ho una bella idea facciamo lavorare tutti ma proprio tutti 43 anni compreso i politici

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    6 Ottobre 2020 in 18:56
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    Fate parlare la fornero cottarelli andate avanti cosí che andiamo in bancarotta.il paese non andrá avanti cosî.

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    6 Ottobre 2020 in 18:09
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    la maggior parte delle pensioni sono estremamente basse per i sostanziosi tagli fatti negli ultimi anni per chi si trova nel misto la parte più sostanziosa , ovviamente è nel retributivo ,se si fanno tagli su quella parte la pensione già misera per la maggior parte delle persone scende inevitabilmente obbligando chi può a restare al lavoro , chi invece è senza lavoro è costretto ovviamente ad accettare non mi sembra una buona idea, sono sempre del parere che non è giusto che noi che siamo vicini alla meta dobbiamo subire tutti gli effetti di politiche scellerate

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    6 Ottobre 2020 in 16:34
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    Riducendo gli anni di contributi a 30 non sarebbe affatto male. Anche se non con questi dettagli di percentuali è un concetto che ripeto da anni: se vuoi andare in pensione prima prendi un po’ di meno per non gravare troppo sui giovani ai quali abbiamo rubato il futuro e verso i quali abbiamo, quindi, un debito morale.

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      7 Ottobre 2020 in 21:21
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      Non ho capito bene: “se vuoi andare in pensione prima prendi un po’ di meno per non gravare troppo sui giovani ai quali abbiamo rubato il futuro e verso i quali abbiamo, quindi, un debito morale”. Chi avrebbe rubato un futuro ai giovani? Noi generazione fascia anni 58/62?? Spero di interpretare male…. Semmai a noi stanno rubando il futuro, nessuno quando noi eravamo giovani si è posto il problema. Noi stiamo pagando per i pensionati dei passato e per quelli del futuro! Io ho iniziato a lavorare a 19 anni appena compiuti, senza contributi, e con uno “stipendio” di quasi 400 mila lire a part time! Ma forse la sua frase è da intendersi in senso lato, giusto?

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    6 Ottobre 2020 in 16:09
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    Come al solito, nebbia completa, questa classe politica non è capace di mettere a punto un piano pensioni decente, e con la complicità dei sindacati a pagare sono sempre i lavoratori, secondo me l’età giusta per andare in pensione e 64 anni senza vincoli di contribuzione, chi ha più contributi prende di più, e chi ne ha meno prende di meno, e poi dipende da che lavoro uno ha fatto, non è che uno che fa impalcature o manovale ecc ecc, può lavorare fino a 70 anni.

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    6 Ottobre 2020 in 16:01
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    FA SCHIFO. NON CAPITE CHE LE PENALIZZAZIONI SONO NATURALI CON GLI INDICI GIA’ ESISTENTI. MA CHE VOLETE SOTTRARRE ALTRO. DITE DIRETTAMENTE CHE DOBBIAMO CONTINUARE A LAVORARE FINO A 67 ANNI PERCHE’ COSI’ SA SOLO DI IMBROGLIO, MA CHI SONO QUESTI SIGNORI CHE FANNO PROPOSTE INDECENTI? LASCIATE LAVORARE CHI DI DOVERE, LE PROPOSTE DI PARTE TENETEVELE PER VOI,. QUI TUTTI SANNO, PROPONGONO E DICONO…….LASCIATE PERDERE PER FAVORE

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    6 Ottobre 2020 in 16:01
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    Per me potrebbe essere una valida proposta in sostituzione a quota 100.Tiene in considerazione sia l’età che gli anni di contributi che le casse dell’INPS.

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    6 Ottobre 2020 in 15:51
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    Purtroppo molti hanno ancora la mentalità “retributiva” e sono difficili da schiodare… E’ questa mentalità che ha fatto fallire nel passato tentativi di riforma, laddove 25-30 anni fa sarebbero stati poco dolorosi rispetto ad oggi, dove per ottenere lo stesso effetto occorre incidere fino a dieci volte tanto (dai 6-12 mesi della tentata riforma di 25 anni fa ai 60-72 mesi di oggi).

    Per chi ne sa di matematica – scienza a volte bistrattata anche dagli stessi economisti, non di rado affascinati più dagli aspetti socio-politico-economici della loro disciplina che da quelli ragionieristici e finanziari – questo è un problema che consiste di due variabili principali (in realtà ve ne sono di più, ma semplifichiamo). Queste variabili principali sono: età e anni di contribuzione.

    Non entro nel merito di un rigore che pochi capirebbero: mi limito a dire a chi legge che esiste un punto ottimo, nel quale si può avere il massimo dell’importo rispetto al minimo dell’età. Mi spiego con un esempio, assumendo sistema misto (i contributivi puri oggi sono ancora distanti da ragionamenti pensionistici): si entra nel sito INPS per simulare la propria pensione, una volta fatto si seleziona la modalità avanzata e rifa la simulazione ipotizzando la cessazione del lavoro un anno prima della data pensionabile, poi due anni, poi tre e così via indietro fino ad arrivare alla data odierna. Avendo preso nota dei valori lordi di pensioni, ci si accorgerà – ad esempio – che la differenza tra i vari importi di pensione è via via decrescente tanto più ci si avvicina all’anno di età pensionabile.

    In altre parole, la tabella proposta può spaventare, ma non è così. Per esempio, nel mio caso perderei il 10-11% di una quota retributiva che consiste in soli 159 Euro lordi di pensione, ossia la mia pensione sarebbe inferiore di meno di 20 Euro… Ho fatto una simulazione anche ipotizzando il riscatto della laurea (non scontato con contributivo puro), che porterebbe il mio montante ad un valore tale che i 20 Euro di cui sopra diventerebbero 70-80: non trascurabile, ma certamente non essenziali per chi ritiene di non logorarsi ulteriormente 5 o 6 anni a lavorare.

    Ho 58 anni, con buchi contributivi dal 1988 al 1995 per un totale di 4 anni, quindi ricado in una situazione simile a quella della Sig.ra Gabriella: sicuramente, al di là di quello che sarà la mia scelta (il mio lavoro non mi dispiace, anzi), esiste una convenienza assoluta, per cui se dovessi lasciare 5-6 anni prima vedendomi decurtato l’assegno pensionistico di 20-30 Euro, non la riterrò certo un’ingiustizia che grida vendetta al cospetto di Dio.

    Il suggerimento che darei a coloro che sono prossimi alla pensione (non certo per me) è di provare a simulare nel sito INPS come ho fatto io, oppure affidarsi ad un buon CAF chiedendo di simulare la propria pensione secondo proiezioni diverse negli anni: forse si scoprirà che non ci sono grossi sconvolgimenti e che si può scegliere in base alle proprie esigenze.

    In conclusione: il metodo proposto dalla proposta di legge è valido, si può mettere a punto magari anche seguendo l’interessante articolo di Francesco Carraro (cit. Sig.ra Angela), ma una cosa è sicura: ficchiamoci in testa tutti che quello che possiamo esigere è solo quello che abbiamo versato. Il retributivo è figlio dell’inflazione a due cifre, quando ogni investimento rendeva percentuali a due cifre: la doppia cifra è morta 20-25 anni fa, negli ultimi anni è morta anche l’unità (si investe anche in negativo, vedere Bund tedeschi), inutile pretendere da un montante pensionistico rivalutazioni mostruose. Come ogni cosa nella vita: vuoi di più? Allora datti da fare.

    Luca L.

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      6 Ottobre 2020 in 18:42
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      ULLLLLLALLLLAAAAA ,STI POLITICI,OGGI TUTTO MAIUSCOLO,FORSE HANNO INCOMINCIATO AD USARE L UNICO NEURONE CHE HANNO !! LA TABELLA É LOGICA !!! ED ANCHE UMANA…CHI COME ME HA I TENDINI CHE SI STACCANO DAI MUSCOLI,HA UNA CHANCE IN PIU PER VARIARE LA PROPRIA USCITA DAL LAVORO,BENE !! PERDERO IL 10 % DELLA PENSIONE,MA NON LI PERDO IN PASTIGLIE E POMATE IN FARMACIA….SEMPRE CHE LA TABELLA LA METTANO IN OPERA….COMPLIMENTI… IN SENSO VERO….

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      6 Ottobre 2020 in 20:44
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      In linea di massima è sicuramente una proposta degna di partenza per una discussione. Dovrebbe partire intanto da 57,58 anni e non dai 62 a meno che questi 62 valgano e rimarco con forza , bengano applicati per TUTTI. Altrimenti è l ennesima ripetuta fregatura per una parte di lavoratori che si sacrificano per altre parti di lavoratori privilegiati . Equità per tutti, sacrifici per tutti. Diciamo che rimane come pensiero di base una proposta migliore anni luce ai pensieri bizzarri, da presa in giro dei 63, 64 anni con doppia penalizzazione fatti fino ad ora …

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      7 Ottobre 2020 in 0:15
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      Per ora ho esaminato solo superficialmente la proposta e la tabella, mi sembra comunque degna di attenzione anche perchè la decurtazione verrebbe effettuata solo sulla parte di montante dato dal retributivo e non sulla parte data dal contributivo.
      Ideuzza che mi era passata per la mente pensando ad una prossima riforma, ma non avrei le competenze per definirle in una proposta concreta (come questa di Reforming.it).
      Il concetto non mi sembra sbagliato, decurtare solo la parte retributiva e farlo in modo da tenere conto anche degli anni di contributi versati e non solo degli anni di anticipo.

      Però i 35 anni minimi di contribuzione mi sembrano sempre “troppi”, considerando che lo scopo della proposta è “sterilizzare” il “vantaggio” del retributivo.
      Se alla fine il risultato di questa “correzione” è un simil-contributivo, ovvero “si riceve ciò che si è versato”, perchè mettere un limite relativamente alto negli anni di contribuzione?
      Perchè non mettere un limite abbastanza basso, per esempio a 30 anni (per inciso, gli stessi previsti dall’Ape Sociale per i disoccupati anziani)? Se uno ha versato per 30 anni e si applica questa “sterilizzazione” all’eventuale parte retributiva, riceverà un assegno congruente con “i 30 anni”, non starà “chiedendo e ottenendo troppo”!

      Per inciso, io ho usato l’espressione “con il contributivo si riceve ciò che si è versato”, ma secondo me si dimentica spesso che è troppo semplicistica.
      Non è che si riceva un “tesoretto” equivalente a ciò che si è versato, come se fossero “soldi messi da parte e restituiti”, ma ciò che si è versato è semplicemente la base del calcolo contributivo (a differenza del retributivo che parte dallo stipendio medio degli ultimi anni di carriera).
      Ma non è detto che si riceverà “quanto si è versato”.

      Perchè se uno campa fino a 110 anni (l’incubo dei cassieri dell’INPS …) può alla fine prendere di pensione totale anche più di quanto ha versato in contributi dai 20 ai 62 di età!
      Inversamente, se uno (tocchiamo ferro) schiatta a 63 anni dopo un solo anno da pensionato, mica il “tesoretto” va ai suoi eredi, come sarebbe se fosse stato un “capitale accumulato” di proprietà della persona ora defunta …

      Questo tanto per ricordare che se il contributivo è “più equo” del retributivo, non è che con esso venga restituito semplicemente “ciò che è stato dato”.
      E ciò fa pure ricordare che, cosa che viene anch’essa ormai troppo spesso dimenticata, che le pensioni sono anche e soprattutto una PRESTAZIONE SOCIALE, una protezione per una categoria debole come gli anziani, non solo un “do-ut-des” tra cittadino e Stato.
      Basta pensare alle pensioni sociali per vedere che è così.

      E ciò per dire che il retributivo “che chiede di più di quanto ha dato” non andrebbe demonizzato e che forse un domani, per non creare una generazione di futuri pensionati (gli attuali giovani) con pensioni da povertà, causa crisi economica e disoccupazione di questo inizio di XXI secolo, potrebbe essere necessario cambiare i parametri del contributivo in modo da far percepire loro “più di quanto hanno versato”.
      A me non scandalizzerebbe, perchè mi è chiaro che le pensioni non devono essere solo una questione di contabilità di cassa, anche se tanti altri temo che abbiano una visione diversa.

      Mi accodo all’esortazione del sig. Luca Lanciani a far verificare da chi ha le competenze giuste (più che farlo da sè stessi), ovvero da un patronato e/o dall’INPS (meglio da entrambi), la propria effettiva situazione contributiva e anche a farsi fare simulazioni dell’assegno calcolato eventualmente tutto a contributivo, metti mai che la futura riforma preveda forme di anticipo basate su questo.
      Io che sono nel misto (circa 40% retributivo e 60% contributivo) ho avuto la recente sorpresa di scoprire che nel mio caso un calcolo tutto a contributivo mi penalizza solo per un 4-5%, forse anche per la carriera un pò particolare che ho avuto e il fatto di avere una quota retributiva (quella “da tagliare”) minoritaria.

      Insomma, non è detto che il contributivo, per quanto solitamente meno favorevole, debba essere necessariamente una mannaia che tronca orrendamente la propria pensione, bisogna vedere caso per caso e conviene farlo.
      Quindi, alla fine … forse non va demonizzato troppo neppure il contributivo, come calcolo in sè!
      Il grosso problema sono i buchi contributivi e gli stipendi bassi, che portano sempre a pensioni basse.

      Carlo Q.

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    6 Ottobre 2020 in 15:36
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    a parte qualche perplessità sulle percentuali di penalizzazione e sulla loro progressività in funzione di età ed anzianità contributiva, in linea di principio credo sia una proposta degna di studio:
    proporrei di allungare le ascisse e le ordinate dello schema, prevedendo un età minima di pensionamento ed un’anzianità contributiva inferiori rispettivamente a 62 e 35 anni.

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    6 Ottobre 2020 in 15:23
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    60 anni per tutti/tutte senza penalizzazioni.
    Quota 100 non si tocca!
    BASTA con gli artifizi contabili contro lavoratori e lavoratrici.

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      6 Ottobre 2020 in 18:32
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      MOLTO D’ACCORDO CON TE !!!!
      E’ ORA DI FINIRLA DI STROZZARE I PIU’ DEBOLI !!!
      PERSONALMENTE HO 60 ANNI DI ETA’ E 41 ANNI E DI MESI DI CONTRIBUTI !!
      SVOLGO PURE UN LAVORO USURANTE (AGRICOLO/FORESTALE) E NON NE POSSO PIU’ !!!!
      E’ MAI POSSIBILE CHE NON SIA ANCORA SUFFICIENTE PER USUFRUIRE DELLA PENSIONE ???
      MALEDETTI FORNERO/MONTI/CAZZOLA E TUTTO IL PD IN PARTICOLARE I RENZIANI CHE VORREBBERO RITARDARE ULTERIORMENTE LA PENSIONE !!!! MALEDETTI !!!!

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      12 Ottobre 2020 in 16:57
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      vi capisco voi della quota 100, che è meglio che lavorare….
      Ma a voi di me non ve ne frega niente, io che ad oggi 60 anni e già 41 di contributi e non so più quando finirà questo lavoro.
      E sapete quanti siamo noi dei primi anni 60 che l’università l’hanno fatta lavorando, e che non possono scegliere come voi se smettere o continuare.
      Abbiamo già contribuito 3/4 anni più di voi e anche per le vostre pensioni

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    6 Ottobre 2020 in 15:15
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    Idea interessante; si potrebbe eventualmente valutare un’ attenuazione della penalizzazione con l’introduzione di finestre mobili (es. due/tre mesi per ogni anno d’anticipo fino ad un massimo di dodici mesi).
    Personalmente sono anche dell’idea che dopo 41/42 anni di contribuzione tutti debbano poter lasciare il lavoro a prescindere dall’età anagrafica e dalla mansione svolta; anche in questo caso attenuerei gli effetti dei maggiori oneri con l’introduzione di finestre mobili (es. due mesi per ogni anno mancante all’età anagrafica di vecchiaia sempre con limite massimo di dodici mesi).

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    6 Ottobre 2020 in 14:52
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    Il vincolo di almeno 35 anni di anzianità contributiva è troppo alto, punto.
    E…..
    Se la redazione gentilmente lo permette, volevo segnalare un bell’articolo odierno di cui credo non posso copiare pezzi essendo riproduzione riservata. Parla in modo molto semplice di un argomento di cui noi commentatori, scriviamo quotidianamente: concetti così elementari e condivisibili che fa specie che i nostri governanti non li facciano loro per mero egoismo. Chi volesse leggerselo basta digitare:
    ” Riforma pensioni
    L’errore di aumentare l’età pensionabile”
    È l’analisi di Francesco Carraro di cui personalmente farei un manifesto.

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      6 Ottobre 2020 in 15:21
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      Cercato e trovato l’analisi consigliata. Parole di normale umanità. Portare un lavoratore allo stremo della propria vita prima di dagli una pensione decente dopo 40 anni di lavoro e contrubuti è un attacco alla dignità delle Persone

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      6 Ottobre 2020 in 19:12
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      Il guaio è che in questi decenni di riduzione dei diritti e di costante colpevolizzazione di chi chiederebbe semplicemente che la contabilità non governasse il mondo, anche le pensioni sono rimaste vittima di quella “logica”.
      Invece di vedere la pensione come una DOVEROSA PROTEZIONE SOCIALE, che SOSTITUISCE ciò che nelle famiglie (generalmente numerose) di una volta era la protezione degli anziani data dai giovani della famiglia stessa (l’anziano deve smettere di lavorare ma non viene lasciato morire di fame, bensì viene protetto e accudito), si è cominciato a vedere la pensione solo come UN COSTO PER LO STATO.
      In pratica, stiamo andando INDIETRO a livello di “moralità sociale” nei confronti degli anziani.

      Ognuno trova (giustamente) ragionevole che i giovani abbiano il diritto all’istruzione, però alcuni cominciano a dire che, dalla parte opposta dell’arco della vita, forse non esiste un “diritto alla pensione”.
      Ho già letto idee come “la pensione è un concetto superato”.

      Non siamo ancora al “senilicidio” attivo o passivo praticato da alcune tribu del passato e del presente (che almeno hanno generalmente la giustificazione che essendo cacciatori-raccoglitori non potrebbero accollarsi anziani non più in grado di camminare) ma il concetto di “anziano come PESO per la società” comincia a farsi strada.

      Uno dei tentativi che stanno facendo per “ridurre numericamente” questa fastidiosa categoria è … far finta che gli anziani non siano anziani.
      Per cui, a sentire qualcuno pare “normale” che uno debba lavorare, di norma, fino ai 67 anni perchè … non è anziano!

      Ricordo che secondo i fisiologi noi cominciamo fisicamente (e spesso mentalmente) ad invecchiare dai 45 anni, quando la natura ha deciso che o ti sei già riprodotto e hai allevato completamente i figli, quindi avendo fatto il tuo dovere verso la specie puoi levare il disturbo, oppure sei comunque “inutile” (tanto a quell’età al 90% non ti riprodurrai più, anche se sei uomo!).

      Per cui, lavorare fino ai 67 vuol dire lavorare trent’anni e rotti in stato di progressivo decadimento psicofisico e se è vero che l’esperienza è importante (oggi ancor più di 50 anni fa, secondo me, vista l’immaturità crescente delle nuove generazioni) è pur vero che vi sono motivi oggettivi ad ostacolare il lavoro in età avanzata.
      Tu potrai anche essere ancora abbastanza brillante e allo stesso tempo riflessivo ed esperto, e quindi fare scelte giuste anche sul lavoro, ma la cataratta è la cataratta, la prostata è la prostata, l’artrite è l’artrite ecc., alla fine e sempre più progressivamente la natura ti presenta il conto.

      La cosa curiosa è che però, mentre alcuni cercano di far finta che costoro non esistano come tali, in realtà ci sono e ci saranno sempre più anziani, per cui diventa sempre più difficile trattarli come una minoranza che può essere facilmente oppressa.
      Sempre che i dolori da calcolosi non ne scoraggino la combattività, ovviamente …

      Carlo Q.

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        7 Ottobre 2020 in 14:06
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        Carlo, Woww😊…
        e alla tua lista ci aggiungiamo pre e conclamata menopausa per noi femminucce, pesantine anche quelle eh!
        Io credo proprio, che a livello politico faccia comodo considerare giovani in tutti i sensi gli ultrasessantenni, unicamente per avvalorare la loro egoistica tesi che possono ancora essere sfruttati, sperando che nel frattempo magari tirino le quoia.
        Ultimamente leggo anche alcuni commenti che propongono età ben poco più basse dei 67, ma dovrebbe essere logico dare per scontato che a chi veramente ne ha ancora la voglia e la forza verrà lasciata la possibilita di continuare a lavorare ad oltranza. Dev’essere imperativo però salvaguardare chi quella forza l’ha persa ben prima dei 67/68.
        E come ultimamente ripeto spesso, spero vivamente che stavolta se sarà necessario, sapremo dimostrare di non essere una minoranza e che, nonostante la calcolosi direi io che so di cosa si tratta, riusciremo comunque ad essere combattivi👋

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    6 Ottobre 2020 in 14:35
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    Perché chi come me ha dovuto fermarsi per maternità e poi negli anni 80 e 90 posti di lavoro zero per chi aveva un figlio. Adesso ho 63 anni e non posso andare in pensione perché se ho l’età non ho i contributi fino a che anni dovrei lavorare. Fino alla morte quando i nostri politici vanno dopo 10 anni di lavoro o due legislazioni cominciate da loro a non dare pensioni d’oro e poi i soldi ci sarebbero per tt a 60 anni di età fanno schifo sia i politici che i sindacati che sono bravissimi a prendere mazzette per accontentare i politici

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      6 Ottobre 2020 in 15:17
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      Salve, non è chiaro se i contributi figurativi, malattie, maternità etc rientreranno nel conteggio dei 35 anni (già troppi per una donna o per un invalido -dei quali non si parla mai ah bel 1992, l’unica legge che resiste da 28 anni). Vogliamo o meno svecchiare il paese? Un pensionato out a 1500 e 2 giovani a 750… Che ne dite?

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        6 Ottobre 2020 in 16:17
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        Per me è una proposta valida in sostituzione di quota 100.Tiene in considerazione sia l’età che gli anni di contributi le casse dell’INPS. Con grande piacere dell’Europa.

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        7 Ottobre 2020 in 22:26
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        Si deve solo migliorare la Fornero allargando la platea dei lavoratori usuranti o a turno. Solo questo si deve fare senza penalizzare nessuno e lasciare liberi chi ha fatto 41 anni di contributi a lasciare il mondo del lavoro. L’adeguamento alla aspettativa di vita non funziona e lo stiamo vivendo con l’attuale pandemia… Di che cosa stiamo parlando .

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