Pensioni ultime novità oggi 19 marzo: decreto alla Camera, precoci ed esodati dimenticati

Il decreto sulle pensioni e sul reddito di cittadinanza è arrivato alla Camera e anche oggi 19 marzo 2019 continuano le discussioni per la sua trasformazione in legge. Nelle Commissioni lavoro non ci sono stati grandi cambiamenti e molti emendamenti del PD e delle altre opposizioni sono stati bocciati.

Di fatto le uniche novità approvate sono il riscatto di laurea senza limite dei 45 anni, la pensione di cittadinanza su C/C o in contanti e l’aumento a 45mila euro della soglia del TFS per gli statali che vanno in pensione. Nessuna soluzione per esodati, mentre per i precoci che svolgono mansioni gravose arriva l’eliminazione dei 3 mesi di finestra per la pensione anticipata.

Ultime novità Pensioni oggi 19 marzo su precoci, quota 100, esodati: Parla Serracchiani

E’ interessante riportavi il verbale dell’intervento della relatrice di minoranza della Commissione lavoro, Debora Serrachiani del Pd che ha messo in evidenza le storture presenti nel decretone su quota 100 e pensioni anticipate, fateci sapere cosa ne pensate! La Serrachiani ricorda che ” Il Partito Democratico ha lavorato, e tanto, per cercare di migliorare un testo che, però, la maggioranza non ha voluto assolutamente migliorare” e poi spiega le motivazioni: 

“Noi abbiamo esaminato, in questa settimana, il cosiddetto “decretone”, che contiene due misure particolarmente importanti già annunciate nella manovra di bilancio che abbiamo approvato alla fine dello scorso anno, due misure importanti che sono state definite ormai come il “reddito di cittadinanza” e “quota 100”. Anche in questo caso, come nel caso del “decreto dignità”, partiamo da alcuni principi che non possono non essere condivisibili: non è forse condivisibile la lotta alla povertà? Non è forse condivisibile il principio di garantire una flessibilità in uscita per il pensionamento di categorie di lavoratori magari più fragili e deboli?Assolutamente sì. La risposta è sbagliata. Non è sbagliata tanto quantitativamente, perché le risorse ci sono ed effettivamente sono tante; se volete, è sbagliata dal punto di vista qualitativo e della modalità con cui si pensa di affrontare questi temi. Devo dire che quello che emerge dall’esame di questo testo è che onestamente non riusciamo a capire qual è l‘obiettivo che si vogliono prefiggere il Governo e la maggioranza. È forse la lotta alla povertà? Sono forse politiche attive del lavoro?Sinceramente non l’abbiamo capito, perché la misura è talmente ibrida e talmente difficile nella sua attuazione che oggettivamente ci lascia molto perplessi.

Non è forse importante la flessibilità in uscita e il pensionamento anticipato di categorie di lavoratori? Ebbene sì. Quali lavoratori, però? Su chi deve ricadere la scelta? Noi diremmo sui lavoratori precoci, sui lavoratori gravosi, sugli usuranti, cioè su quelle attività lavorative per le quali inizi a lavorare da molto, molto giovane, 14, 15, 16 anni, oppure fai lavori particolarmente gravosi nell’attività fisica oppure fai lavori che sono particolarmente usuranti anche per il tipo di attività e per come viene svolta. Ebbene, di tutto questo nel testo del cosiddetto “decretone” non c’è nulla: non c’è nulla per i lavoratori precoci, anzi si è scelta la categoria – e perdonatemi se la definisco così e non vorrei ovviamente essere fraintesa – di più facile gestione, perché è una categoria marginale ed è una categoria costruita sulla carta: basta avere 38 anni di contributi e 62 anni di età e si va in pensione prima, ovviamente trascurando il fatto che ci sono tanti, ma tanti lavoratori italiani che hanno più anzianità contributiva o più anzianità anagrafica ma che, ciò nonostante, non potranno andare in pensione, non potranno andare in pensione perché non rientrano in quella cosiddetta “quota 100”.

Senza contare che si tratta di una misura cosiddetta “sperimentale”. Infatti, non si è mai vista una riforma delle pensioni che dura soltanto tre anni ma, soprattutto, quello che emerge dall’esame del “decretone” è che non si è affatto abolita la “Fornero”, che è pienamente in vigore, tant’è che per tutti quei lavoratori che non hanno 62 anni di età e 38 anni di contributi si applica pienamente, dal 1° gennaio 2019, l‘allungamento dell’aspettativa della vita sia per le donne sia per gli uomini.

Pensioni oggi ultime notizie su donne, precoci e quota 100

Serracchiani continua a parlare delle iniquità della riforma delle Pensioni: Tocco subito una delle più grandi iniquità che ha questa riforma, il fatto che si pensi soltanto a una categoria specifica di lavoratori e li si qualifica anche da un punto di vista di criteri: si tratta di uomini per lo più del nord e per lo più del pubblico impiego. E perché? Perché solo questi possono permettersi una continuità contributiva di 38 anni, solo questi sono quelli che potranno anticipare il loro pensionamento così come prevede “quota 100”; “quota 100” che ha un costo non banale: stiamo parlando di oltre 30 miliardi di euro in un triennio e parliamo di una platea che, tra l’altro, graverà pesantemente sulle prossime generazioni, perché andare in pensione a 62 anni con una finestra di soli tre anni e con l’aspettativa di vita, per fortuna, che si allunga significa pesare fortemente sul sistema pensionistico. Tra l’altro, stiamo mandando in pensione probabilmente quelli che hanno pensioni medio-alte, contrariamente a tutti gli annunci fatti dalla maggioranza, perché solo loro potranno permettersi di vedersi ridotta la pensione perché ovviamente riducendo l’anzianità contributiva e riducendo l’anzianità anagrafica è chiaro che si va in pensione con una pensione ridotta. Ma chi pagherà questa “quota 100”? La pagano tutti gli altri pensionati che prendono pensioni da 1.500 euro lorde in su e ai quali dal 1° gennaio 2019, nonostante quello che il precedente Governo aveva previsto e, cioè, l’entrata in vigore piena, come richiesto anche da tutti i sindacati nelle loro piattaforma unitaria, della indicizzazione delle pensioni questa indicizzazione è nuovamente bloccata. Quindi, quei pensionati continuano a pagare le pensioni di chi andrà in pensione con “quota 100” e – ripeto – non sono pensionati certamente che prendono pensioni alte, visto che stiamo parlando di 1.500 euro lordi, quindi poco più di 1.200 euro netti al mese.

Ma, come dicevo all’inizio, c’è una cosa più grave, e qui francamente non posso non ricordare quello che è accaduto, appunto, nel corso dell’esame in Commissione rispetto ai cosiddetti lavoratori precoci e a una particolare categoria di lavoratori: mi riferisco, in particolare, agli edili. Il Partito Democratico aveva presentato un emendamento e, a dire il vero, anche la Lega aveva presentato un emendamento molto simile e questo emendamento era il frutto di un lavoro con il quale ci si era confrontati, sia con l’ANCE, quindi, con i costruttori, sia con i sindacati unitari, ed era una norma, una misura semplice nella sua attuazione, a nostro parere senza costi aggiuntivi per il bilancio dello Stato, che avrebbe dato una risposta immediata a una categoria, quella gli edili, particolarmente fragile e debole. Noi, oggi, abbiamo persone che a 65, a 67 anni salgono ancora sulle impalcature. Forse, avremmo dovuto guardare a queste persone con maggiore attenzione, dando loro una scelta prioritaria e se volete, come spesso dite, “privilegiata” nella flessibilità in uscita, una misura privilegiata determinata dal fatto che questo emendamento che noi abbiamo presentato prevedeva che le risorse che le imprese danno, sulla base della contrattazione collettiva, per i pensionamenti anticipati potessero – con una convenzione e in deroga a quanto avviene finora, con una convenzione con l’INPS, e tramite gli enti bilaterali – essere riconosciute come contribuzione volontaria proprio per il perfezionamento del montante contributivo di chi, appunto, ha un’attività contributiva discontinua; anche perché questi lavoratori raramente hanno 38 anni di contributi continuativi e, quindi, a queste persone si poteva e si doveva dare una risposta; invece, vengono penalizzate, come vengono penalizzati i lavori gravosi e usuranti.

C’è un altro aspetto che non è trascurabile e rispetto al quale, sinceramente, dicevo, oltre al danno, la beffa: quando si è cercato di dare un segnale anche ai lavoratori precoci, su insistenza, senza ombra di dubbio, delle minoranze e del Partito Democratico in particolare, si è fatta una scelta, posso dire, “delirante”. Mi perdonerà la Presidenza se uso questo termine, ma vedersi piombare nell’aula della Commissione un’ipotesi nella quale il pensionamento anticipato dei lavoratori precoci veniva garantito attraverso la tassazione in capo alle famiglie italiane del lavoro cosiddetto domestico, trasformando questi datori di lavoro, cioè le famiglie italiane, in sostituti d’imposta e gravandoli di una tassazione, ebbene, dire oltre il danno anche la beffa mi sembra oggettivamente poco. Mi riferisco all’introduzione della cosiddetta colf tax che, vorrei ricordare a tutti, non significa che ci sono famiglie che possono permetterselo e che hanno il collaboratore domestico o maggiordomo, come qualcuno ha insinuato; qui stiamo parlando delle persone e delle famiglie, probabilmente le più fragili, che hanno persone in difficoltà, anziane o con disabilità e che hanno come unico aiuto quello della cosiddetta badante o della persona che assiste queste persone, con i cosiddetti lavori di cura, ebbene, su questo non c’è nulla. Spiegherà bene Elena Carnevali che non c’è nulla sul reddito di cittadinanza, ma, credetemi, non c’è nulla anche nel caso del pensionamento anticipato di cui tanto si parla; perché? Perché avete respinto tutti gli emendamenti che riguardavano la possibilità di sommare nel montante contributivo i cosiddetti periodi nei quali le donne, in particolare, si occupano dei lavori di cura e, soprattutto, la maternità; perché questo vostro decreto, questo vostro provvedimento è contro le donne, è assolutamente contro le donne, perché non consente loro un pensionamento anticipato. Basterebbe fare due conti: le donne in media hanno 25 anni di contribuzione continuativa, non di più, quando sono fortunate, e restano fuori da «quota 100», ma soprattutto gli abbiamo dato, anzi, gli avete dato, su nostra insistenza, un anno di proroga dell’”opzione donna”, tra l’altro cambiandone i criteri e diminuendo anche la platea delle donne che possono aderire ad “opzione donna”, quindi, anche qui, oltre al danno, la beffa. Ciò senza considerare che, non soltanto avete eliminato tutti gli emendamenti che chiedevano di riconoscere il periodo della maternità come periodo contributivo, ma, oggettivamente, avete trascurato ogni richiesta che chiedeva di fare una valutazione diversa rispetto ai montanti contributivi delle donne.

Pensioni oggi ultime novità: Serracchiani su Ape Social

L’altro provvedimento prorogato soltanto per un anno è l’APE sociale, ma, anche qui, il cambiamento dei criteri non aiuterà le persone in difficoltà, anche perché, vorrei che fosse chiaro a tutti – perché dalle discussioni che sono emerse anche in sede di Commissione, a me pare che questa chiarezza non ci sia – che “quota 100” è complementare con APE sociale, perché, mentre “quota 100” riguarda i lavoratori che hanno un’anzianità contributiva continuativa, l’APE sociale riguarda quei lavoratori più fragili, di una categoria della quale ho parlato prima, che quella continuità contributiva non possono averla. Ebbene, rispetto anche a queste persone, le risposte sono sostanzialmente zero.

È una misura, quindi, iniqua? Sì. È una misura che costerà tantissimo agli italiani nei prossimi anni? Sì. È una misura che peserà tantissimo sulle nuove generazioni, a cui spesso fate finta di rivolgervi? Sì, perché in questa proposta non esiste neppure il fondo con cui garantire il perfezionamento dei montanti contributivi per i giovani, che restano i più fragili in vista di una pensione a cui, a queste condizioni, non arriveranno mai. Pregherei però, davvero, la maggioranza, e mi auguro che così sia negli interventi che verranno, di riconoscere che tutto quello che è stato promesso non è stato fatto: la “Fornero” non è stata abolita, la “Fornero” non è stata profondamente cambiata, la “Fornero” continua ad essere applicata, tant’è che tutti i calcoli che sono stati fatti anche con “quota 100” sono stati fatti con i criteri della “Fornero”. E senza considerare che nulla è stato previsto rispetto, appunto, come ho detto fin qui, a quelle persone che sono maggiormente in difficoltà”.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

8 pensieri riguardo “Pensioni ultime novità oggi 19 marzo: decreto alla Camera, precoci ed esodati dimenticati

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    20 Marzo 2019 in 6:53
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    SERRACCHIANI SEMPRE CON” IL SENNO DI POI” QUANDO ERA VICE PRESIDENTE DEL PD PERCHE’ NON HA INCLUSO TUTTI GLI ESODATI IN OTTAVA SALVAGUARDIA. CI SONO ALCUNI ESODATI , SCRIVENTE COMPRESO , ESCLUSI DA SALVAGUARDIA PER UNA UNA MANCIATA SI SETTIMANE MANCANTI AL RAGGIUNGIMENTO DI 61,7 ANNI A 36 MESI DA FINE MOBILITA’

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    19 Marzo 2019 in 17:41
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    Ma ragazzi… Ma di cosa stiamo parlando? Sono troppi anni che ci prendono tutti prima i fondelli… PD… Forza Italia… Fratelli d’Italia… Lega… Movimento 5 stelle… E tutti gli altri. Tutti uguali. Non voterò mai più in vita mia… So che è sbagliato ma non riuscirei a votare più per nessuno. Sono 42 anni e tre mesi che lavoro e siccome ho la grave colpa di avere 60 anni non posso ancora andare in pensione. E dovrei andare ancora appresso a questa massa di buffoni imbroglioni ? Basta grazie… Tanto sono tutti uguali….

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    19 Marzo 2019 in 16:44
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    DIMENTICANDO GLI ESODATI ) ,STANNO GIA’ PENSANDO ALLA PROSSIMA FINANZIARIA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! SI STANNO PRENDENDO TEMPO VISTO CHE PER LA LdB 2018 CI HANNO MESSO 7 MESI VISTO CHE L’HANNO VARATA AL 20 GENNAIO E QUELLO CHE E’ PIU’ RIDICOLO CHE SIAMO AL 19 MARZO E NON E’ STATA ANCORA APPROVATA IN VIA DEFINITIVA. PIU’ DILETTANTI E BUFFUNI DI QUESTI NON SI POTREBBERO TROVARE NEMMENO NELLA REPUBBLICA DELLE BANANE !

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    19 Marzo 2019 in 14:33
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    Buon giorno a tutti e buon giorno On. Serrachiani,
    resto seriamente allibito dalla Sua profonda ipocrisia e dalla Sua freddezza nel cavalcare una causa così delicata come quella dei precoci.

    In queste ore, in cui la riforma Fornero è più che mai sotto attacco, molti segretari o esponenti politici cercano visibilità davanti a telecamere e microfoni per prendere le difese dei pensionati. Ovviamente solo per una questione di poltrone e di voti…

    Tutte questi attacchi sono semplicemente un sceneggiata, visto che la “infame Legge Fornero” così definita dall’ On. Salvini, non solo non è stata “smontata”, ma l’attuale governo giallo/verde riesce addirittura a fare peggio, mandando in pensione chi ha iniziato, ben 10 anni dopo rispetto ad un lavoratore precoce, regalando 5 anni di contribuzione e se vogliamo visto che quota 100 ingloba molti dipendenti pubblici, possiamo certamente aggiungere, per molte centinaia di migliaia di lavoratori, anche il riscatto universitario.

    In sintesi, inizio a 24 anni (10 anni dopo), riscatto laurea (5 anni), regalo contributivo (5 anni), lavoro effettivo 18 anni?? Complimenti!

    Altro che una possibilità in più. oppure come qualcuno dice, una scelta ulteriore che prima non c’era!!..
    Assolutamente falso, ma semplicemente l’ennesimo regalo per la consueta questione di voti e poltrone..

    Ma on. Serracchini, on. Salvini, On. Di Maio, ecc. ma di cosa parlate, abbiate almeno la decenza di non prendere in giro le persone che lavorano per questo paese da quasi mezzo secolo..

    https://www.youtube.com/watch?v=1gccFgftD80
    https://www.youtube.com/watch?v=KJU8T1TbYsc

    Dovreste riguradateVi queste registrazioni per ricordarVi cosa è stato fatto e non!
    Personalmente dopo averli visionati, mi sono profondamente vergognato per tutti Voi..

    Un breve riassunto:

    Come noto, la normativa Fornero non ricorre a un secolo fa, ma alla fine del 2011, con un Parlamento diverso ma non troppo, e molti protagonisti di oggi che ieri sedevano sui medesimi scranni.

    L’adesione quasi unanime dei gruppi in Parlamento risentì dello spread impazzito e il rischio di default che aveva portato alla rimozione di un premier al minimo di credibilità i ternazionale – Berlusconi – con un “salvatore della patria” designato nella persona di Mario Monti.

    A eccezione di Lega Nord e qualche transfugo tra i vari gruppi, l’appoggio a Monti fu pressoché totale. Fuori dal Parlamento, Beppe Grillo lanciava i suoi strali telematici contro il governo dei banchieri.

    Così, scopriamo come il Partito democratico appoggiò in maniera compatta la manovra salva Italia, da cui poi è scaturita l’intera riforma del welfare, mentre il Popolo della Libertà – oggi frammentato in Forza Italia, Ncd e Fratelli d’Italia – conobbe varie defezioni benché la linea di partito fu quella di sostenere la riforma del professor Monti e della Fornero.

    Anche l’on Giorgia Meloni, non si stracciò le vesti per l’approvazione della riforma, votando a favore.

    Due furono le votazioni che servirono alla conversione in legge del decreto varato all’indomani dell’avvento del governo tecnico di Monti. La prima alla Camera dei deputati e la seconda al Senato, giusto in tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro la fine dell’anno e l’entrata in vigore a partire dal primo gennaio 2012.

    Continuate pure con le Vostre quotidiane comparsate, intanto chi resta incatenato al lavoro, sono circa 800.000 mila precoci.
    Tutto questo dopo aver donato buona parte della loro vita al paese….

    Un grande riconoscimento il Vostro!!

    Una gigantesca vergogna, ormai senza fine…

    Cordiali saluti,
    Luigi Napolitano

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    19 Marzo 2019 in 13:07
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    Basta, non voterò mai più in vita mia il PD. Parlano ma sono loro che hanno messo il cappio ai lavoratori e ora hanno il coraggio di parlare. Io sono una lavoratrice che andrà finalmente in pensione con quota 100.Ho perso anni di contributi per poter seguire i miei genitori entrambi oncologici. E questa è la situazione per molte donne/colleghe della mia età. Siamo finite dal lavoro. Criticano ma nessuno parla di opzione donna che ruba una patte dello stipendio alle donne. Con opzione donna andrei in pensione con 730 euro e chi mangia?possono scegliere di andare con opzione donna solo le donne che hanno alle spalle una situazione economica forte. Non chi come me ha un marito operaio !!

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    19 Marzo 2019 in 12:51
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    Credo che per questa prima fase, si poteva fare un semplice passaggio ,fissare il tetto a 42 anni per gli uomini e 41 per le donne propio per dare un po’ di giustizia a chi viene continuamente penalizzato.

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      20 Marzo 2019 in 13:34
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      Concordo con Antonio. Concordo con tutti gli altri suil ipocrisia del pd. Tra l altro se rileggete l articolo sembra che la serracchiani parli ancora dell aspettiva di vita.
      Gentilissimi Stefano ed Erica volete confermare per favore che il D.L 4/2019 ovvero il decreto legge pensiono abroga l aspettativa di vita? Grazie@

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      • Erica Venditti
        20 Marzo 2019 in 15:35
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        Annamaria confermo stop adv per le anticipate e dunque per la quota 41 fino al 2026, con l’introdzine delle finestre, mentre per la quota 100 l’adv é sospesa fino al 2021. Credo la Serracchiani faccia riferimento al fatto che per la pensione di vecchiaia l’incremento é stato applicato

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