Pensioni ultime oggi 21 febbraio su quota 100: chi è Pasquale Tridico nuovo Presidente INPS

Pensioni presidente Inps Tridico

Ecco le ultime novità sulle Pensioni di oggi giovedì 21 febbraio che arrivano direttamente dall’INPS con l’ormai scontata nomina di Pasquale Tridico come nuovo presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Cosa cambierà ora?

Vediamo chi è Tridico e perchè è stato eletto Presidente al posto di Mauro Nori, che secondo le indiscrezioni era ad un passo dalla poltrona. Infine anche alcuni aggiornamenti con quota 100, riportandovi gli ultimi numeri rilasciati dall’INPS sulle domande presentate.

Ultime novità Pensioni oggi 21 febbraio: chi è Pasquale Tridico, nuovo presidente dell’ INPS

Accordo trovato tra Lega e M5S per il nuovo presidente dell’INPS. Dopo il voto sul caso diciotti la Lega sembra aver abbassato le resistenze e ha accettato il nome proposto dal M5S. Pasquale Tridico infatti è uomo fidato di Di Maio ed è stato indicato dal programma del Movimento 5 stelle nella scorsa primavera come candidato numero 1 a diventare Ministro del Lavoro. E’ attualmente consigliere del ministro Luigi Di Maio per le questioni legate al lavoro e alla previdenza ed ha avuto un ruolo fondamentale nel redigere il redditto di cittadinanza. E’ un convinto oppositore delle misure di austerity e in passato ha dichiarato: “Alla base del nostro declino economico non ci sono solo le politiche di austerità ma anche la precarizzazione del posto di lavoro”

Classe 1975, Pasquale Tridico nasce il 21 settembre a Scala Coeli, un Comune in Provincia di Cosenza.  Si laurea nel 200 alla Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali de La Sapienza ed attualmente è un economista ed un docente all’Università di Roma Tre.Sul redditto di cittadinanza da lui creato ha dichiarato: ” l’impatto macroeconomico può essere di notevole importanza, sia sull’efficienza del mercato del lavoro, in termini di aumento di occupazione e produttività, sia su alcuni aspetti macroeconomici che riguardano il moltiplicatore dei consumi, l’output gap e il recupero di spazio fiscale nel bilancio”

Pensioni e quota 100, ultime notizie oggi 21 febbraio sulle domande

Intanto proprio dall’INPS arrivano nuove indicazioni sulla quota 100 e sul numero di domande pervenute fino ad ora. L’Istituto ha pubblicato gli ultimi dati ribadendo che sono quasi 58mila le domande pervenute (57.982 all’ultimo aggiornamento). Per quanto riguarda la suddivisione, si legge che:

21.301 sono riferibili a lavoratori dipendenti del settore privato e 20.528 del pubblico, mentre 4.572 risultano commercianti e 4.714 artigiani”. Per le città con più richieste al momento vediamo Roma con 4.401 domande, seguita da Napoli con 2743 e al terzo posto Milano con 2237. Come sempre noi vi terremo aggiornati ogni giorno con le ultime novità sulle Pensioni e su quota 100, quindi tornate a trovarci qui sul sito!

4 commenti su “Pensioni ultime oggi 21 febbraio su quota 100: chi è Pasquale Tridico nuovo Presidente INPS

  1. Mi scuso ma credo che valga la pena leggerlo, ritengo questa riflessione molto profonda e attuale, tratta da:Luigi Oliveiro, correlata inoltre anche alle ultime azioni dell’esecutivo.

    Buon proseguimento a tutti e scusate per questo ulterirore post.
    Luigi Napolitano

    16/02/2019 –
    Spoil system, autonomia differenziata, deleghe per la semplificazione: i punti di caduta di 30 anni di riforme devastanti
    tratto da luigioliveri

    Ricordate lo slogan dell’abolizione delle province? Per anni ha tenuto banco e all’ombra di questo vessillo è stata approvata una delle riforme più devastanti e inutili mai viste.

    Le province non sono state abolite, ma sono stati sottratti loro, con una mano, oltre 3 miliardi di risorse, che non sono stati tagliati (infatti le tasse non sono mai diminuite), ma spesi dallo Stato per le sue necessità; con l’altra, però, spacchettati in mille rivoli e con mille sotterfugi, sono stati progressivamente restituiti, anche se le province ormai hanno perduto moltissime competenze e sono passate da 40.000 a 20.000 dipendenti circa.

    Infine, pur trattandosi di organi territoriali che gestiscono comunque funzioni essenziali per la vita di ogni giorno, si pensi ai trasporti pubblici e alla manutenzione delle scuole superiori, si è tolta la voce ai cittadini, che non possono eleggere gli organi politici delle province, espressione di un’elezione astrusa e complicatissima dei vari sindaci.

    Un fallimento e una diminutio della democrazia. Sul quale, adesso, parte rilevante delle forze attualmente in maggioranza vuole tornare indietro. Anche se tornare indietro del tutto non è mai possibile.

    Simile disastro non è evidentemente servito a nulla, se un Governo scaduto, a un mese dalle elezioni, avvia nel febbraio 2018 con tre regioni le trattative per l’intesa finalizzata al regionalismo differenziato. Un tema che a un anno di distanza (365 giorni durante i quali la cosa è passata praticamente inosservata) viene affrontato con qualche timore.

    La riforma delle province, si diceva, avrebbe fatto risparmiare alle casse pubbliche quei famosi 3 miliardi che invece non sono mai stati risparmiati.

    Esattamente col medesimo stile tra il trionfale ed il pressappochista, l’introduzione del regionalismo differenziato viene attivata sul presupposto indimostrabile del risparmio delle risorse e del mantenimento, comunque, dell’equilibrio tra territori dello Stato.

    Come se l’attribuzione quasi esclusiva del governo di 23 materie alle regioni, tra le quali due come scuola e sanità per loro natura caratterizzanti il carattere unitario ed universale dei servizi rivolti ai cittadini di una nazione, non sia per sua natura finalizzata ad una profonda differenziazione tra territori. Che, al di là dell’efficienza gestionale delle tre regioni a un passo dall’ottenimento del regime differenziato, non potrà non essere garantita da una maggiore disponibilità di denari, a detrimento di altri territori.

    Il regionalismo differenziato, secondo le intese giunte alla stesura finale, garantirà alle tre regioni la possibilità di trattenere l’eventuale maggior gettito fiscale rispetto alla spesa sostenuta per gestire le funzioni; con la garanzia, però, che lo Stato copra le spese qualora, al contrario, la spesa per le funzioni risulti superiore al gettito.

    Un meccanismo come questo, poiché il gettito fiscale è trasferito ai territori in modo da cercare un equilibrio (che in realtà da sempre è carente) tra essi, difficilmente non creerà ulteriori squilibri. Infatti, se alcune regioni trattengono l’extra gettito, questo non potrà essere utilizzato dallo Stato per fini perequativi. Allo stesso tempo, se invece lo Stato dovrà equilibrare le spese del regionalismo differenziato, non potrà che incrementare le tasse di tutti, anche delle regioni non differenziate, o ridurre i trasferimenti a queste.

    L’esperienza, però, non insegna e si va avanti a testa bassa su una riforma ordinamentale immensa, che ha altissime probabilità di creare sconquassi come e peggio della riforma delle province.

    I punti in comune con esperienze passate fallimentari sono molti. L’avvio del regionalismo differenziato ricorda molto da vicino la sua fonte. Come il regionalismo differenziato si è attivato a pochi giorni dalla fine di una legislatura con maggioranza di sinistra, la sua base normativa è la riforma della Costituzione, approvata da un Parlamento a maggioranza di sinistra per pochissimi voti alla vigilia delle elezioni del 2001.

    Ed è il frutto di una stagione di riforme avviata nel 1990 con la legge 142/1990, proseguita poi con la riforma delle elezioni dei sindaci, la riforma della contabilità, del lavoro pubblico, dell’autonomia scolastica, degli appalti, della valutazione, degli enti locali, più e più volte corrette, replicate, modificate, superfetate, limate, potenziate, dirottate, limitate, ampliate e ridotte.

    Il tutto, senza una strategia chiara e tra mille contraddizioni. Che anche adesso sono immancabili.

    Infatti, mentre il Governo porta a termine il regionalismo differenziato attribuendo fino a 23 materie alla competenza di tre territori, contestualmente approva un disegno di legge definito, chissà perché, di “semplificazione”, che è una delega vastissima per decine e decine di materie, in gran parte finalizzata a riportare nella competenza dei ministeri (anche a detrimento delle autorità indipendenti) la gestione diretta delle funzioni.

    Un’incredibile incoerenza, quella di uno Stato che mentre, senza alcun dibattito in Parlamento consente l’autonomia differenziata di tre regioni su 23 funzioni delicatissime per la vita pubblica, contestualmente intende riportare ai ministeri il governo diretto dell’economia e persino del convivere civile, visto che la delega intende assegnare al governo anche la riforma di ampie parti del codice civile.

    L’esperienza passata non insegna. Dal 1990 ad oggi, ripetute riforme di varia ampiezza e complessità hanno introdotto dosi sempre più forti di spol system, consentendo quindi margini sempre più ampi ed incontrollabili agli organi politici di scartare dirigenti non graditi e non apertamente “in sintonia” col partito politico di volta in volta in maggioranza, per sostituirli con persone “di fiducia”, sulla base di criteri spesso lontanissimi dalla valutazione del merito e fondati esattamente sulla fiducia politica, invece che tecnica.

    Si è creata, quindi, una schiera foltissima di “tecnici” senza la connotazione della terzietà legata appunto ad una visione oggettiva e non di parte; così si spiega, in parte, la pessima qualità di continue riforme, avallate e progettate da “tecnici” troppo attenti ad accontentare hic et nunc chi li ha gratificati di un incarico, e troppo distratti dal compito di contribuire a disegnare norme capaci di guardare all’interesse generale ed al domani, invece che al sondaggio quotidiano.

    In questi anni di ripetute riforme fallimentari, facilmente individuabili come tali sin dall’origine ma perseguite ostinatamente fino alla loro approvazione e fino allo schianto del flop, lo spoil system è sempre piaciuto a tutti. Ogni forza politica ha l’ambizione di costruirsi un proprio apparato di persone “di fiducia”.

    Stona, quindi, tantissimo la circostanza che fino a pochi mesi fa la gran parte dei commentatori inneggiava alla riforma Madia della dirigenza, che avrebbe inferto il colpo finale e micidiale alla funzione della dirigenza come strumento per attuare, sì, l’indirizzo politico ma in modo imparziale e nell’interesse esclusivo della Nazione. Quella riforma, se non fosse intervenuta provvidenzialmente la Consulta a bocciarla (per un cavillo procedurale: la mancata intesa con le regioni), avrebbe trasformato la qualifica dirigenziale in una sorta di abilitazione all’inserimento in un ruolo unico, al quale il politico di turno avrebbe potuto attingere a proprio piacimento, senza motivare in alcun modo né la scelta di incaricare un dirigente, né, soprattutto, quella di lasciare un dirigente non “schierato” a casa, allo scadere dell’incarico, esposto al licenziamento se entro un triennio non fosse stato chiamato da altri organi di governo.

    Adesso, questi stessi organi che esaltavano una riforma esiziale, levano – giustamente – alti lai per l’applicazione dura dello spoil system al Ministero dello sviluppo economico (che ha spostato 2/3 dei dirigenti di ruolo da un incarico all’altro senza considerare in alcun modo la valutazione dei risultati), alla Banca d’Italia in riferimento alla conferma del direttore generale e, ora, al ragioniere generale dello Stato, il cui incarico è in scadenza, con pochissima voglia delle forze di maggioranza di riconfermarlo, nonostante in questi anni difficilissimi per la finanza pubblica la Ragioneria dello Stato abbia avuto la capacità di tenere comunque la barra ed il timone.

    Riforme che vengono da lontano, figlie di una visione dello Stato confusa, elaborata in provetta in aule universitarie, lontane dalla realtà e regolarmente fallite nell’applicazione pratica, non possono che produrre contraddizioni, revisioni continue, pericoli di disgregazione.

    Anche perché in tutti questi anni, mai si è stati in grado di produrre uno degli elementi considerati cardine di queste fallimentari stagioni: costi standard e livelli essenziali delle prestazioni.

    Per le province i 3 miliardi di presunti risparmi sono stati immaginati a tavolino; la Sose fu incaricata di stimare i risparmi, e si scoprì che ne descrisse solo 1, sulla base di un confusissimo sistema di rilevazione dei costi standard degli enti locali, in realtà mai andato a regime; ma, lo stesso si decise di andare avanti.

    I livelli essenziali delle prestazioni, cioè la definizione di obblighi minimi di qualità e quantità dei servizi da rendere, sarebbero il collante che, in uno Stato nel quale si rafforzano le autonomie fino al parossismo innescato dalla sciagurata riforma del 2001 della Costituzione, dovrebbe garantire a tutti i cittadini i diritti fondamentali, come salute, istruzione, rapporti economici, servizi sociali, infrastrutture.

    Invece, non si è fatto altro che continuare a sfornare riforme su riforme degli assetti ordinamentali, disperdendo risorse, forze, competenze e funzioni, ripetendo ostinatamente gli stessi errori nella convinzione che ogni riforma sia solo e soltanto utile e positiva, infallibile, e conveniente per la forza politica in sella, anche se in scadenza. Perchè l’oggi e le esaltazioni caduche di una stampa, tuttavia, non troppo coerente, sembrano essere ancora, dopo decenni, la vera guida. Verso il pericolo di ennesimi flop e problemi.

  2. Buon giorno a tutti i lettori,

    L’ASSEGNO CONTRO LA POVERTA’ E LA DISOCCUPAZIONE

    Reddito di cittadinanza, e gli altri Paesi europei? Il nostro sarebbe il più generoso e quello con meno vincoli | Il nodo dei centri per l’impiego
    L’ipotesi dei 780 euro al mese, contro i 530 euro della Francia, circa 400 euro in Germania e meno di 400 nel Regno Unito. Cottarelli: «Sarebbe il più generoso in Europa in termini monetari e uno dei meno stringenti in termini di obblighi per il beneficiario»

    Fonte :https://www.corriere.it/economia/18_settembre_28/reddito-cittadinanza-assistenziale-generoso-nodo-centri-impiego-pubblici-dbb33740-c319-11e8-8616-bab322c639b4.shtml

    Finlandia, flop del reddito di cittadinanza: “Non aiuta a trovare lavoro”
    L’esperimento finlandese si è concluso: ha migliorato la salute dei beneficiari ma non ha facilitato la ricerca di un impiego

    Caro direttore, il reddito di cittadinanza è un bluff. Lo dicono anche un recente sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, uno studio di Unimpresa e La Stampa. Infine, un articolo del maggio 2015 del quotidiano lindipendenzanuova.com che dava conto della contrarietà di Salvini al reddito di cittadinanza («meglio la canna da pesca che dare il pesce», diceva).
    – Il sondaggio Ipsos per Corriere della Sera rilevava che il reddito di cittadinanza non piace al 46% degli italiani, contro il 44 per cento degli elettori favorevoli. Dove sono gli elettori contrari? Chi si oppone al reddito di cittadinanza è nelle regioni del Nord-Ovest, Valle d’ Aosta, Liguria, Piemonte e Lombardia, e nel Triveneto. Al Nord chi dice sì è il 37,38 per cento, i contrari il 53 per cento, oltre la maggioranza.
    Già ci tocca mantenere orde di immigrati allo sbando, accolti senza sapere dove metterli, se poi siamo obbligati altresì a stipendiare coloro che si grattano il ventre siamo rovinati. Solo il referendum ci può salvare.
    Fonte :https://www.liberoquotidiano.it/news/opinioni/13420958/vittorio-feltri-grillini-smascherati-camorra-reddito-cittadinanza-non-capiscono-economia.html

    Ecco come rispondevo qualche giorno ad una lettrice in questo luogo di opinione e di informazione.
    La lettrice giustificava il fatto che sono solo otto mesi che questi signori sono alla giuda del paese. “Diamogli tempo”

    Credo invece opinione personale, che ci voglia semplicemente una grande dose di buona senso, in molti lo definiscono come “il buon padre di famiglia”

    Buon giorno Signora
    (eludo il nome, volontariamente perchè non ritengo corretto non essendo la signora oggi non presente qui, per cui senza possibilità di replicare alle miei opinioni).

    Le voglio ricordare che Lega Nord nasce nel gennaio 1991 di conseguenza essendo stata al governo con la destra di Berlusconi per molti anni è con certezza assoluta una delle forze che ci ha portato qui dove esattamente dove ci troviamo, con un debito pubblico di circa 2500 miliardi, il terzo al mondo, dopo Stati Uniti e Giappone.
    Non dimentichiamoci i 50 milioni che il parito si è intascato e che nessuno sa dove sia finito. affermazione non credibile.
    Credo che con questo ultimo dato debba fare riflettere tutti, altro che bacchetta magica, qui ci vuole Mago Zurlì!!

    Ovviamente anche l’ultimo settennato guidato dalla sx, hanno contribuito alla crescita di questa gigantesca montagna di debito saltando in groppa e facendo un bel un bel giro sulla giostra del denaro pubblico.
    Vedi i vari arresti di Presidenti di Regioni e parlamentari vari e su cui stenderei un velo pietoso…

    Questa mia precisazione vuole sottolineare che in questo bellissimo paese, ma guidato da sempre, tranne in qualche rara eccezione ovviamente, è un paese dove regna l’affare in tutti i campi e dove si sono estinti i valori, il senso del dovere, dove non esiste dignità, non esiste verità, non esiste etica e divenuto nei decenni, una sorta di enorme piscina dove il pesce più grande mangia il pesce più piccolo.
    Questi pesci, ahimè sempre gli stessi, ci nuotano all ’interno da oltre mezzo secolo con profitti da pescecani.

    In conclusione è con certezza matematica, oggi come ieri e certamente ancora di più domani, la politica è come una gigantesca macchina ormai con il motore fuso, infatti la politica italiana nella sua globalità ci costa circa 23 miliardi anno, la prima in europa e tra le prime nel mondo esattamente la terza; dopo Stati Uniti e Giappone.
    Lei crede che con queste cifre potremo andare da qualche parte? personalmente non credo! Per ora ci becchiamo l’ennesima ondata recessiva, grazie alle scelte economiche fatte con il pallottoliere, creando disuguaglianze sociali e appesantendo giorno dopo giorno questa enorme montagna di denaro che ci costa ogni anno oltre 100 miliardi di interessi.. La mia speranza più profonda e quella di concluderla questa fase negativa, senza arrivare al default, come sapete più volte sfiorato.
    Sarebbe una gigantesco disastro.
    Rispetto ai paesi sopra indicati siamo un popolo di di 60 milioni, contro i 125 milioni del Giappone e dei circa 400 milioni degli Stati Uniti.
    Mi auguro che nella testa di questi signori che sono a cavallo della giostra azionata dal nostro denaro pubblico ci sia un pochino di coscienza. Questo è il mio augurio.
    Diversamente si annega tutti, ovviamente parlo della gente comune….per La casta non ci sono problemi avendo accumulato molto fieno in cascina, garantendo a costoro nessun tipo problema legato alla sopra-vivenza. Grazie.

    Il più grande politico che questo paese abbia mai conosciuto (opinione personale), prima di essere barbaramente trucidato scriveva:

    “QUESTO PAESE NON SI SALVERÀ, LA STAGIONE DEI DIRITTI E DELLE LIBERTÀ SI RIVELERÀ EFFIMERA, SE IN ITALIA NON NASCERÀ UN NUOVO SENSO DEL DOVERE” Aldo Moro.

    Con viva cordialità Le auguro buona giornata a tutti.

    Luigi Napolitano

  3. Bene, viste le premesse, da pensionato, chiedo scusa se creerò recessione ma inizio subito a risparmiare e a non spendere più un euro… Visto mai, la mia pensione (incostituzionalmente già tagliata nella rivalutazione dal governo giallo verde) regolarmente liquidata venisse considerata, “a insindacabile giudizio del Ministro”, “privilegio”, pensione d’oro?
    Si spieghi bene, poi, la differenza tra Assistenza, per esempio reddito di cittadinanza, Assistenza che negli altri Paesi si paga con la fiscalità generale e non tagliando legittime pensioni altrui, e Previdenza, quella che i lavoratori pagano per il DIRITTO alla”loro” pensione.
    Tanto per evitare equivoci!

  4. Leggo: “… Pasquale Tridico infatti è uomo fidato di Di Maio… “.
    Uomo fidato del Ministro Di Maio a Presidente dell’INPS? Presidente dell’INPS uomo fidato del Ministro che si vanta di “tagliare le pensioni d’oro”, secondo Lui, e che chiama “privilegi” pensioni liquidate secondo la normativa vigente?

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