Pensioni Brambilla

Pensioni ultim’ora oggi 10 giugno: Brambilla su tagli e indicizzazione

Sulle pensioni in Italia, arriva oggi una nuova analisi relativa ai tagli e alla situazione attuale da parte di Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e Antonietta Mundo, già Coordinatore generale statistico-attuariale INPS. I tre hanno scritto una analisi molto interessante, pubblicata sul magazine dedicato all’ innovazione e alla crescita Start. Vediamo i passaggi più interessanti del loro studio.

Pensioni ultime novità oggi 10 giugno, Brambilla: ‘Pensionati come Bancomat

Non piace quanto fatto dal Governo fino ad ora ad Alberto Brambilla, che nell’analisi pubblicata spiega subito come ” Purtroppo, anche il governo Conte, quello del cambiamento, non resiste alla tentazione di usare il bancomat” dei pensionati e, per l’ennesima volta, ha rivisto in modo peggiorativo rispetto alla 388 la perequazione per le pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo, rendendo necessario il ricalcolo ex post da parte dell’INPS, con relativo rimborso a carico dei soliti noti. I pensionati penalizzati dal provvedimento Conte sono circa 5,5 milioni, il 34% dei 16 milioni totali (l’innalzamento del 2% delle aliquote dalla terza alla sesta fascia è solo fumo negli occhi avendo la legge modificato, penalizzandolo, il metodo di calcolo, come vedremo più avanti). Di questi, 1,5 milioni sono penalizzati in modo pesante e sono proprio quelli che da vent’anni sono perseguitati dallo Stato, alla faccia del merito, e che i contributi e le imposte, segnatamente l’Irpef, li hanno pagati a differenza degli oltre 8 milioni di pensionati totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato e dei 2 milioni che, di imposte, nella loro vita ne hanno pagate poche. Quanto dovranno restituire i pensionati all’INPS?”.

Analizzando i dati Brambilla, Gazzoli e Mundo hanno la risposta: “Facendo degli esempi, chi riceve 2.029,68 euro (ossia 4 volte il trattamento minimo) dovrà rimborsare lo Stato di 11 centesimi al mese, in effetti pochi soldi che non avrebbe dovuto restituire. Ma la nuova legge Conte, oltre al peso dell’inflazione, ha modificato anche il metodo di calcolo dell’intera pensione mensile: la legge 388/2000 prevedeva un’indicizzazione per fasce (per cui la pensione mensile era la somma delle varie fasce indicizzate), la 145/2018 (Conte) prevede invece un’indicizzazione totale, per cui l’importo mensile dell’assegno pensionistico viene interamente indicizzato secondo la percentuale prevista dalla fascia relativa all’importo della pensione stessa. Nell’esempio precedentemente citato, con la 388/2000 si sarebbe avuto un aumento di 21,77 euro al mese quale somma delle varie fasce indicizzate con percentuali diverse (tre a 5,58 euro e una a 5,02), mentre con la 145/2018 l’aumento è solo di 21,66 euro, poiché tutta la pensione (ossia 2.029,68 euro) viene rivalutata con 1,067% come parametro.

Chiaramente, quanto più alta è la pensione tanto più la sconvenienza aumenta. Già salendo di una fascia, l’importo mensile perso per colpa di un’indicizzazione più sfavorevole sarà di 5,30 euro, per un conguaglio (restituzione all’INPS sotto forma di trattenuta) gennaio-marzo di meno 15,91 euro. Peggio andrà a tutti coloro che percepiscono una pensione lorda elevata: dovranno restituire dai 50 euro dei titolari di importi di 3.500 euro fino ai circa 135 euro sopra 15 volte il trattamento minimo. Su base annua la perdita sarà ancora maggiore, da 178 a oltre 590 euro (si veda la tabella 2 allegata qui sotto)

Taglio delle Pensioni, ultim’ora su quanto perdono i pensionato a Giugno

L’analisi poi continua: “Per capire il peso di questa perdita economica, basterà equiparare 2 pensionati che sono andati in quiescenza nel 2006: il primo avrà la pensione rivalutata all’inflazione al 100%, l’altro invece ha il “limitatore” dell’indicizzazione parziale, dovuto appunto alla scelta di non considerare l’inflazione piena, ma solo una parte. Dopo 14 anni (dal 2006 al 2019), per colpa di questo “limitatore”, il secondo pensionato avrà perso quasi l’11% di potere d’acquisto della sua rendita mensile, il che significa aver incassato in 13 anni (escludendo quindi l’anno di partenza) ben 39.251 euro in meno (la somma di tutti gli importi “persi”, dagli 8,53 euro al mese del 2007 ai quasi 400 euro al mese di oggi) rispetto all’inflazione piena; e ciò malgrado i contributi li abbia invece sempre pagati a inflazione piena. Se percepisse la pensione ancora per i prossimi dieci anni, la perdita aumenterebbe ulteriormente: ai valori attuali, altri 50.970 euro, per un totale in 23 anni di 90.221 euro. Non proprio una somma indifferente”.

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Autore dell'articolo: Stefano Rodinò

Stefano Rodinò
Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

2 commenti su “Pensioni ultim’ora oggi 10 giugno: Brambilla su tagli e indicizzazione

    Avatar

    Giovanna

    (11 Giugno 2019 - 11:58)

    Buongiorno, mi stupisco di come nelle varie opzioni di prepensionamento nessuno abbia pensato ad inserire i familiari di malati gravissimi che sono costretti ad andare a lavorare dovendoli lasciare nelle mani di badanti con enorme danno sia psicologico che economico per le famiglie.
    Attendo una risposta.

      Erica Venditti

      Erica Venditti

      (11 Giugno 2019 - 12:36)

      Non credo la domanda debba essere posta a noi Giovanna, ma a chi legifera. Noi non possiamo fare altro che pubblicare il suo commento affinché diventi, al più, motivo di discussione. Anche se spesso diamo risposte competenti, perché informati in materia, ci tengo a ricordare che non siamo uno sportello Inps, né un patronato, ma solo 2 giornalisti esperti in campo previdenziale. Saluti, Erica

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