Riforma pensioni ultimissime Landini: non basta solo quota 41, andare oltre

Pensioni ultim’ora su lavori gravosi e stop adv: tutto bloccato? Inps rigetta domande

Le ultime notizie sullo stop dell’aspettativa di vita dal 2019 restano nebulose, il Governo aveva affermato fino ai giorni scorsi che vi sarebbe stato l’ok al blocco dell’aumento dei 5 mesi almeno per le pensioni anticipate, affinché fosse, almeno in parte ridotto, il malcontento dei lavoratori precoci e quarantunisti che non potranno rientrare nella quota 100, in quanto troppo giovani. Per loro, infatti, se lo stop dell’adv passasse il requisito necessario al pensionamento anticipato resterebbe ancorato ai 42 anni e 10 mesi attuali, se uomini, e 41 anni e 10 mesi se donne anche nel 2019.

In attesa di avere conferme, magari anche solo attraverso un post facebook da parte del vicepremier Di Maio che annuncia un’altra promessa mantenuta, al momento dovrebbe essere certo lo stop dell’adv per i lavoratori gravosi, così come, purtroppo, l’aumento dei 5 mesi per chi opterà per la quota 41 dal 2019 e l’aumento dei 5 mesi per la pensione di vecchiaia. In realtà ora veniamo a conoscenza, grazie ad una lettera inviata dall’associazione ‘ancora in marcia’ all’Inps e a DI Maio che anche i lavoratori a cui spetta di diritto lo stop dell’adv dal 2019, si vedono rigettate le domande di pensionamento. Vediamo perché.

Pensioni 2019, stop adv gravosi certo, ma domande rigettate perché?

Riportiamo qui la lettera per intero, a cui si associa un dubbio del lavoratore Rinaldo Nanci: PUR SE LA LEGGE ESISTE ED E’ EFFETTIVA, L’INERZIA BUROCRATICA STA DANNEGGIANDO MOLTI LAVORATORI. SOLO UNA ‘NORMALE’ INFFICIENZA DELL’INPS O C’E’ DELLALTRO ?

Questa mattina, scrive Nanci attraverso un post Facebook pubblicato sulla sua pagina personale e sul gruppo ‘Lavoro e pensioni: problemi e soluzioni’, “abbiamo inviato la seguente lettera al presidente dell’INPS, Boeri, al direttore generale Di Michele e per conoscenza al ministro Di Maio, oltre che a diversi parlamentari, sulla mancata adozione dei provvedimenti attuativi necessari a rendere effettiva la riduzione di cinque mesi – la cosiddetta aspettativa di vita – del termine per l’accesso alla pensione per i lavoratori addetti a mansioni particolarmente e gravose.

La questione assume dei contorni paradossali se solo si pensa che da un anno già esistono una legge e un decreto applicativo ma mancano le disposizioni interne dell’Inps ai propri uffici periferici per rendere effettiva la fruizione della riduzione dei cinque mesi e l’accesso alla pensione. Non vorremmo che fosse stato promesso qualche altro premio ‘produzione’ o per meglio dire ‘risparmio’ – come annunciato per i tagli alle invalidità e alle malattie dei dipendenti – ai dirigenti che con pratiche dilatorie e muri di gomma tecnici ritardano il pensionamento di migliaia di lavoratori già provati da una vita di lavoro particolarmente gravosa.

Pensioni lavori gravosi, Lettera all’Inps: il fatto

La lettera è stata inviata al Presidente dell’Inps Tito Boeri, al Direttore Generale dell’Inps dott.ssa Gabriella di Michele e per conoscenza al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali onorevole Luigi Di Maio, ai Presidenti e vicepresidenti delle Commissioni lavoro di Camera e Senato, Onorevole Giaccone, Onorevole Polverini , onorevole Tripiedi, ai senatori Catalfo, De Vecchi, Parente, ed ha per oggetto: la mancata applicazione Decreto 18/04/2018 di cui alla G.U. n. 134 del 12/06/2018.

Ecco il testo integrale:  “La scrivente associazione “In Marcia!”, che dal 1908 rappresenta i macchinisti delle ferrovie italiane, dal 2012, in seguito all’abnorme aumento dell’età pensionabile (ben 9 anni) subita dal personale mobile dei treni, ha costituito una apposita commissione allo scopo di trovare soluzioni che potessero mitigare tale grave ingiustizia. In verità scarsi e insoddisfacenti sono stati i risultati sin qui raggiunti, ma quando anche questi vengono disattesi dalle Istituzioni allora l’indignazione raggiunge livelli insopportabili producendo l’inevitabile allontanamento dei cittadini dalla politica e soprattutto dallo Stato.

Pensioni lavori gravosi, Lettera all’Inps: il fatto

Poi prosegue la missiva: “Tutto ciò premesso, vorremmo portare alla Vostra attenzione una situazione che mai avremmo pensato di vedere, ad opera dell’INPS e che andrebbe immediatamente sanata. Da molte parti d’Italia ci giungono segnalazioni di colleghi che avendo raggiunto l’anzianità contributiva prevista per accedere alla pensione anticipata come lavoratori “gravosi” ( Punto D della tabella B allegata alla Legge n. 205 del 27 dicembre 2017, art. 1, commi 147 e 148 ), si vedono rifiutare tale diritto pur avendo maturato i 42 anni e 10 mesi previsti.

Le varie sedi INPS interpellate rispondono che “non hanno direttive, forse perché non sono state ancora emanate le norme applicative”. Ci risulta che la citata Legge di stabilità prevedeva un futuro Decreto, ad opera del Ministero del Lavoro, che è stato emanato il 18 aprile 2018 ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 del 12 giugno 2018, a quanto ci risulta tale atto formale chiude il cerchio e dovrebbe rendere operativa la Legge.”

Pensioni 2019: Cosa hanno fatto i lavoratori?

Così continua la lettera, che aggiorna sullo stato dell’arte: “I lavoratori interessati si sono attivati, presso il proprio datore di lavoro, per farsi rilasciare la dichiarazione di appartenenza ai “lavoratori gravosi” e di averne il diritto avendo esercitato la qualifica per almeno 7 anni negli ultimi 10, da notare che tale dichiarazione è redatta su apposito modulo predisposto da INPS, come prevede il Decreto, ma le sedi INPS contattate ancora rifiutano l’accesso alla quiescenza con 42 anni e 10 mesi.

Ci preme far notare che tale condotta sta già arrecando danno a molti lavoratori che non hanno potuto dare le dimissioni con il previsto preavviso (90 giorni) e anche qualora tale anomalia venisse sanata avranno comunque subito un ritardo alla messa in quiescenza. Siamo a chiedere una immediata regolarizzazione di tale situazione, con l’emanazione di disposizioni alle sedi periferiche, ai Patronati, ma anche a tutti i lavoratori che al momento sono danneggiati. Restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.”

Pensioni e stop adv: intervista al Signor Nanci, macchinista

Abbiamo chiesto a Nanci, che abbiamo intervistato poc’anzi, se il problema si sta ponendo per tutti i lavoratori gravosi, egli ci ha così risposto: Il problema si pone per tutti i lavori gravosi ma cambia per ogni categoria di lavoratori in base al proprio contratto..i macchinisti o capotreno devono dare le dimissioni 90 giorni prima al raggiungimento dei requisiti…chi raggiunge i requisiti ai primi di gennaio 2019 è già costretto a lavorare oltre i 42/10. Il decreto, in sostanza,  è stato emanato e pubblicato in gazzetta ufficiale a giugno…. Manca la circolare operativa dell’INPS”.

Quindi paradossalmente mentre i lavoratori sono in attesa di comprendere se vi sarà o meno il blocco dell’adv per le anticipate, anche coloro che potrebbero, di diritto, usufruirne, si vedono bloccati per questioni burocratiche, quanti di voi sono ‘incappati’ in tale problematica? Nel caso scriveteci il lavoro che svolgevate, l’Inps in cui si è presentato il problema, e la risposta che vi è stata fornita al momento del rigetto della domanda. Questo ci permetterà di far luce sul problema.

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Autore dell'articolo: Erica Venditti

Erica Venditti
Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

5 commenti su “Pensioni ultim’ora su lavori gravosi e stop adv: tutto bloccato? Inps rigetta domande

    Giuseppe C.

    (8 novembre 2018 - 13:44)

    Prima o poi il risultato sarà che la Previdenza pubblica sarà completamente distrutta; e le assicurazioni private si fregano contente le mani!

    Francesco

    (7 novembre 2018 - 22:00)

    Questi quattro deficenti stanno riuscendo nel difficile intento di peggiorare una situazione che era già Pessima. Bravissimi!!!!!!!

    Giuseppe C.

    (7 novembre 2018 - 19:28)

    Quale che sia il motivo qualcuno sta “toppando”?
    Posso sbagliare ma ho questa impressione.
    Se un ingranaggio di un motore non funziona occorrerebbe trovarlo, ripararlo e GETTARE VIA IL PEZZO DIFETTOSO, SOSTITUENDOLO CON UNO CHE FUNZIONI! Il bravo meccanico questo farebbe!
    In un Paese normale. Posso sbagliare ma ricevo questa impressione.

    Albina pucci

    (7 novembre 2018 - 13:19)

    sono impiegata statale ed ho 63 anni e 41 anni di contributi la mia quota sarà 101 ma dai 38 anni di contributi ai 41 quindi tre anni
    dove vanno? Se permettete non è meglio della legge FORNERO.

      Erica Venditti

      Erica Venditti

      (7 novembre 2018 - 14:45)

      Quei 3 anni valgono per migliorare il suo assegno, mica li perde, ma se ha già 41 anni e lo stop dell’adv fosse confermato io le suggerirei di uscire con la normativa Fornero e non con la quota 100. Si faccia fare cmq un conteggio dell’eventuale perdita con quota 100 per valutare. Saluti

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