Pensioni, via dai 63 anni con o senza penalità e quota 41: basi della riforma dal 2022?

Oggi continua la nostra lunga intervista a Cesare Damiano del PD, vi ricordiamo che potete leggere la prima parte qui e la seconda qui. Onorevole Damiano, Proietti della Uil, ha ricordato tra le 14 proposte esposte al Governo, che ci ha elencato in esclusiva, due proposte che ci sembrano in linea con il suo passato Ddl 857 ossia l’importanza non solo di una flessibilità in uscita intorno ai 62 anni, che punti a differenziare l’età di accesso alla pensione in base alla tipologia di lavoro ed alle categorie di lavoro, ma anche un’estensione a tutti i lavoratori del pensionamento anticipato con 41 anni di contributi. Inoltre ha menzionato la necessità di superare l’automatismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita, in quanto, asserisce: “l’attuale meccanismo è doppiamente penalizzante e disincentiva alla permanenza al lavoro. Infatti ogni aggiornamento prevede oltre all’innalzamento dell’età di pensionamento una parallela riduzione dell’importo percepito a causa del cambio dei coefficienti“. Concorda anche su questo aspetto?

Riforma Pensioni 2020: quota 41 e uscita a 63 anni la soluzione di Damiano

Cesare Damiano: Ho avuto modo di parlare del tema della riforma pensionistica con Roberto Ghiselli, Domenico Proietti e Ignazio Ganga ed quindi ho ben chiaro qual’é il contorno delle proposte in questo caso di Cgil Cisl e Uil nei confronti del Governo, ci sono dei punti sicuramente di assonanza che vanno considerati positivamente. Come ho già detto sono totalmente d’accordo sul fatto che in una riforma che guardi nel lungo periodo si dia veramente la condizione di chi sta per andare in pensione e la condizione dei giovani che dovranno nel tempo andare in pensione e soprattutto di quella generazione che ha iniziato dal 1 gennaio del 96, quando è decollato il sistema interamente contributivo, che andrà in pensione alla metà degli anni 30 circa.

Si tratta di considerare i diversi meccanismi che hanno caratterizzato il vecchio sistema retributivo della mia generazione, con il sistema misto e con il sistema totalmente contribuitvo delle nuove generazioni, anche perché siamo di fronte al doppio svantaggio non solo della modalità di calcolo, va tenuta in considerazione, ma è relativo, se vogliamo, ma soprattutto lo svantaggio che deriva dal lavoro precario.

Perché un conto è avere una Pensione retributiva con 40 anni di contributi versati continuativamente, un conto è avere una pensione contributiva un po’ più bassa, ma avendo alle spalle 40 anni di contributi versati continuativamente, un altro conto e arrivare a 60 anni, parlo della mia generazione ,con questi famosi 40 anni avendo iniziato a lavorare a 20 anni, un altro conto, per i nostri figli, è arrivare alla stessa età di 60 anni con 25 anni di contributi a causa del ritardo dell’ingresso del mondo del lavoro e sopratutto la pratica di stage, di lavoro grigio, piuttosto che di lavoro a termine e lavoro saltuario, che non permette di arrivare ad un numero di contributi sufficienti per arrivare ad una pensione dignitosa, tutto questo é complesso ma va considerato.

Riforma pensioni 2022: fissare l’età d’uscita in modo universale per tutti a 63 anni, con o senza penalità

Per quanto riguarda il principio cardine al quale ho già fatto riferimento, ossia la flessibilità, ho un’opinione precisa, che prende le mosse come è stato ricordato dalla legge 857 che scrissi insieme all’onorevole Gnecchi nella passata legislatura. Principio è fissare un’età a partire dalla quale si può andare a determinate condizioni in pensione, essendo intervenuti nel frattempo altri aggiustamenti che hanno parzialmente raccolto la nostra proposta come l’ape sociale, mi sentirei di fare questa proposta vale a dire l’età anziché essere 62 anni fissarla in modo universale per tutti a 63 anni, quindi più di 4 anni d’anticipo rispetto all’attuale situazione e rendere questa misura fissa, che non subisce l’innalzamento legato al cosidetto innalzamento dell’aspettativa di vita, togliere questa forma di indicizzazione.

Consentire a chi ha raggiunto l’età e almeno 35 anni di contributi di poter andare in pensione senza penalizzazione nel caso svolga un lavoro usurante, gravoso, un lavoro pericoloso, accennavo come con la pandemia sono emersi lavori particolari medico, medico di base, infermiere, chi fa le pulizia nelle Rsa, nelle case di riposo, chi sta al banco del supermercato a contatto con la clientela al tempo del covid, quindi tutti i mestieri che hanno una particolare esposizione.

Gli ultimi dati dell’ Inail ci dicono che ad esempio mortalità da una parte e infortunio da Covid sul lavoro, dopo l’equiparazione del Covid all’infortunio sulla base di un dispositivo di legge del Cura italia, indicano che soprattutto nel settore medico ospedaliero si é registrato il maggior numero di vittime. Quindi tutti questi aggiustamenti vanno considerati, per queste persone esposte o alla fatica o al pericolo di contagio nel caso di una pandemia, alla fatica mi riferisco ad un lavoro usurante o gravoso già individuato dall’ape sociale, dovremmo consentire a queste persone di andare in pensione senza penalizzazione includendo anche con delle regole riviste chi oggi è in grado solo potenzialmente di usare l’ape sociale a partire dai 63 anni  come i lavoratori di edilizia, data la caratteristica saltuaria del loro lavoro, si passa da un cantiere all’altro, non si hanno contributi sufficienti per poter andare in pensione. Chi non ha un’esposizione particolare di fatica o pericolo queste persone avranno una modesta penalizzazione, noi l’avevamo individuata con una decurtazione del 2% per ogni anno d’anticipo, in questo caso sarebbe un massimo, stante gli attuali livelli di pensionamento, di circa l’8%.

Damiano: flessibilità dai 63 anni più quota 41 architettura base della riforma pensioni 2022

Accompagnata al fatto che i 41 anni dovrebbero diventare la misura per i cosiddetti lavoratori precoci per poter andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica possa costituire come si dice un paradigma efficace per risolvere la questione pensionistica. Accanto a questo sono molto d’accordo sulla pensione contributiva di garanzia dei giovani, e sono dell’opinione che non si debba dimenticare che l’ape sociale per particolari categorie di persone, per chi si trova licenziato e senza prospettiva consente di poter andare in pensione con un numero di contributo molto basso, 30 anni di contributi. Mi sembra che questa possa essere l’architettura essenziale della riforma delle pensioni, mi pare che l’avvio di confronto  tra Governo e sindacati abbia delineato in percorso di concretezza, bisognerà fare i conti con la realtà e con le difficoltà.

Non dimentico mai che il premier olandese Rutte, quello che io chiamo “l’olandese volante“, si era permesso ai tempi della discussione del next generation eu di accampare da olandese il diritto di mettere in discussione le riforme previdenziali dell’ Italia a partire da quota 100 e da altre misure, io direi che questi pericoli andrebbero assolutamente evitati e dobbiamo anche considerare che un principio di flessibilità nelle pensioni,  può costituire in un prossimo futuro segnato purtroppo da un arretramento di prodotto interno lordo, della produzione industriale e del potenziale aumento della disoccupazione, un antidoto, l’anticipo pensionistico può essere una forma indiretta di ammoritzzatore sociale, in una situazione che sarà certamente difficile da gestire.

Concludo il mio ragionamento dicendo questo: quando ho accennato alla fissazione dei 63 anni d’età come misura della flessibilità, misura strutturale della flessibilità pensionistica, ho fatto riferimento all’introduzione dell’ape sociale che fissa quell’età anagrafica, ma vorrei fare riferimento alla stessa riforma Fornero che fissa, per coloro che hanno il sistema contributivo, sempre i 63 anni come l’età anangrafica a partire dalla quale si può andare in pensione. Certo non é tutto oro ciò che luccica, nella riforma Fornero ci sono degli incomprensibili paletti, tipo quello che va bene se hai 63 anni ma devi avere una pensione che corrisponda almeno il 2.8 volte il minimo pensionsitico, cosa che con il lavoro discontinuo non è detto che si possa raggiungere, quindi si rischia di avere una riforma basata sui 63 anni truccati. Credo che tra gli interventi che dovranno essere fatti , uno di questi é togliere questi assurdi paletti , il primo é di 2.8 la pensione minima e l’altro più in là, negli anni in concidenza con l’età pensionabile prevista dalla stessa Fornero, ossia i 67 anni attuali, è fissato il secondo paletto nell’ 1.5 volte. Questi paletti vanno assolutamente rimossi se vogliamo davvero guardare al principio di flessibilità che è intrinseco al sistema pensionistico basato sul calcolo contributivo.

Ringraziamo l’Onorevole Damiano, ricordando che chi volesse rileggere le prime parti dell’intervista può andare qui per la prima parte e qui per la seconda. Si ricorda anche a chiunque volesse riprendere, anche solo parte delle dichiarazioni, di dover citare la fonte, data l’esclusività della stesse.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

28 pensieri riguardo “Pensioni, via dai 63 anni con o senza penalità e quota 41: basi della riforma dal 2022?

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    17 Agosto 2020 in 10:29
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    Scusatemi la mia provocazione..ma , in uno scatto di positività dopo questo Ferragosto, ho inserito i miei dati nel motore di calcolo della pensione che offre il sole24ore online, inserendo solo 3 dati : data di nascita, settore di appartenenza di lavoro e paga netta annuale. RISULTATO: febbraio 2028 perdita mensile sull’ultima paga 250 euro.
    Dai che provo a vedere cosa sarebbe successo alla mia vita se avessi fatto scelte diverse..cambio il settore di appartenenza e scelgo forze armate RISULTATO: ottobre 2021 !!!!!!!!!!!! perdita: 200 euro.
    Non ho altro da dire..purtroppo

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    14 Agosto 2020 in 9:16
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    Come altri, ritengo che 60 anni di età e almeno 35 anni di contributi possano essere più che sufficienti per poter andare in pensione, a prescindere dalla tipologia di lavoro svolto, “L’aspettativa di vita”
    è un concetto relativo … in teoria l’uomo potrebbe arrivare a vivere fino a oltre cento anni, dicono illustri biologi, allora … le generazioni future dovranno lavorare fino a 80, 90 anni o più?
    Secondo i politici, bisogna pensare ai giovani, ma sono già due le generazioni di giovani che a trent’anni non hanno ancora un lavoro; quindi, data anche la decrescita di nascite di questi ultimi anni, una volta esaurite le risorse lavorative dei 50/60/70enni di oggi (che prima o poi se ne andranno…e molti l’hanno già fatto a causa del disastro Covid), chi verserà contributi allo Stato?
    Come altri, ritengo quindi che 60 anni di età e almeno 35 anni di contributi possano essere più che sufficienti per poter andare in pensione, a prescindere dalla tipologia di lavoro svolto, senza penalizzazioni.
    Tanto si è lavorato, tanto si usufruisce come pensione.
    Chi volesse continuare a lavorare, invece, potrebbe farlo ugualmente, usufruendo di una pensione più alta avendo maturato più contributi.
    Non è semplice?
    Inoltre, si dovrebbe riportare l’Inps ad essere unicamente cassa lavoratori, non cassa disoccupati, disagiati, ecc… per quello si dovrebbe istituire un Ente ad hoc.

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    12 Agosto 2020 in 18:45
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    Sono del 1964, ho iniziato a lavorare in fabbrica nel 1980, praticamente un bambino.
    Oggi dopo 40 anni di magazzini, sono stanco, demotivato,
    ho la schiena a pezzi e 2 genitori anziani da accudire….non vi basta?
    P.S. A conteggi fatti dopo 43 anni di duro lavoro prenderò si e no 1000€ e i figli faticano a trovare un lavoro. Tutto ciò vi sembra degno di un paese “civile”?
    VERGOGNATEVI!!!

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    11 Agosto 2020 in 9:07
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    Quando ho iniziato a lavorare il sistema prevedeva un minimo di 35 anni di contributi.
    Con 40 anni, si sarebbe percepito l’80% dell’ultimo stipendio…
    Le nuove riforme hanno modificato tutto, cambiando alla velocità della luce, in funzione del numero di persone che vanno in pensione (considerate il baby boom). La popolazione ha accettato le modifiche senza obiettare nulla o quasi… Ma non posso accettare che la classe politica si sia opposta con forza ai privilegi … nel mese di giugno, la commissione del Senato ha annullato il taglio dei vitalizi
    L’organismo era chiamato ad esaminare i ricorsi presentati dai senatori. Contaria la Lega.
    Crimi: “Lo hanno fatto di notte, di nascosto. È uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo”… (fonte AGI) non so cosa sia successo poi, certo è che 40 anni con quello che sta succedendo dovrebbe essere l’unico obiettivo per tutti.

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    11 Agosto 2020 in 1:34
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    Buongiorno sarebbe veramente la fine della Legge Fornero , giustizia sociale a mio avviso importante per migliaia di lavoratori ,41 e flessibilità 63 Anni . Speriamo…..

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      13 Agosto 2020 in 13:10
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      Caro Thor, la mia è una situazione quasi simile alla tua: sono del 1960, quasi 41 anni di contributi e 1 anno e mezzo di lavoro nero da ragazzo.
      Non ne posso più!
      Ancora 2 anni di lavoro per arrivare alla Fornero. (5 anni in più di lavoro dei quota 100, che mi scade prima di poterla sfruttare).
      Figli disoccupati.
      Ma cosa ancora vogliono da noi?
      Per noi: quota 41 subito! Per altri anche 60/61 anni e poi pensione.
      Se no uniamoci per una specie di rivoluzione.

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        14 Agosto 2020 in 8:55
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        Condivido pienamente il Suo pensiero.

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        20 Agosto 2020 in 9:40
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        purtoppo quelsti giocano anche con la riforma delle pensioni in tempi di pandemia e divieto di assembramenti. Ma anche se così non fosse gli italino nono sono come i francesi che hanno lottato per una riforma più equa delle pensioni

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    10 Agosto 2020 in 18:45
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    Prendo atto delle ipotesi e considerazioni di Cesare Damiano, una onesta persona mai considerata all’interno del suo partito.
    C.V.D. Come volevasi dimostrare e come ho sempre asserito nei mesi passati, ” Non ci potrà mai essere una riforma più favorevole o almeno pari alla quota 100″. Infatti siamo già passati ai 63 anni al posto dei 62 dei “centisti”. Resta da vedere se anche i contributi minimi resteranno gli stessi, cosa di cui dubito.
    Si farà la 41 per tutti ? Forse, ma non prima del 2022 e intanto centinaia di veri anziani e precoci ogni mese continua a pensionarsi con la Fornero.
    E mentre l’insana quota 100 continua tranquilla la sua navigazione, migliaia di persone esodate continuano a vivere senza reddito alcuno ormai da anni.
    Ma fate pure con calma, i 66enni sulle impalcature o in fabbrica possono aspettare. L’importante e mandare in pensione l’impiegato di scrivania 5 anni prima.

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    10 Agosto 2020 in 16:08
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    dovrebbero dare la possibilità di anticipare qualcosa anche a chi ha una invalidità del 30%/40%

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      13 Agosto 2020 in 9:11
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      Da quello che ho capito con la riforma io andrò in pensione a 63 anni con più di 44 anni di lavoro dopo essermi trascinato al lavoro per gli ultimi 8 in quanto invalido al 67% con stato di handicap accertato. È una vergogna

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    10 Agosto 2020 in 16:06
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    Consiglio a Damiano,ai sindacati di pensare bene ad una soluzione che sia la media tra la Fornero e il trattamento che godono tutti i militari forze armate polizia ecc ecc. Ci sacrificheremo un pò tutti ma almeno ci sarà un trattamento un pò più “democratico” e sensato.
    Che poi risulterebbe, guarda il caso, una quota 100 vera. 61 39, 60 40, 59 41, 58 42

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    10 Agosto 2020 in 16:04
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    Tutti i lavoratori. dovrebbero andare in pensione a60 anni i politici perditempo a80 questa satebbe una vera riforma

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    10 Agosto 2020 in 15:57
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    Caro Damiano non ci siamo proprio. Nel disegno di legge 857 si parla di quota 41 per tutti e flessibilità a 62 anni, adesso sono diventati già 63, vuoi vedere che poi nelle trattative diventano magari 64 perché qua si gioca con le parole “attorno a 62” oltre che con la vita delle persone e questo è molto grave.
    Posto che per i “contributivi” si parte con 63 anni e per l’ape social a 63, questo non implica che si possa ridurre a 62 detti limiti. Anzi non solo si può ma si deve perché è bene ricordare che certamente l’aspettativa di vita si è ridotta e di molto a causa di sars-cov2 nel bergamasco e bresciano è stato valutato in 6/8 anni in meno, su base nazionale non saprei ma certamente 1 o 2 anni di sicuro. Non facciamo la stessa porcheria della fornero che quando l’aspettativa di vita si allunga la pensione si allontana ma quando si riduce rimane ferma l’età. Eh no, si deve tornare indietro.
    Quindi il dl 857 può essere una base di partenza per discutere, certamente, ma i requisiti nella peggiore delle ipotesi devono e ripeto devono essere fissati in 41 anni per l’anzianità contributiva e 62 anni per l’anticipo, molto meglio sarebbe se si tenesse conto anche di cosa sta producendo il virus in termini di aspettativa di vita e quindi sarebbe lecito aspettarsi anche una quota 40 per tutti senza se e senza ma (leggasi ad esempio finestre di 3 mesi o altre amenità del genere), quindi raggiunti i 40 anni uno deve percepire la pensione dal giorno 1 del mese successivo al raggiungimento e forse una flessibilità in uscita attorono ai 61/60 anni oggi sarebbe più equa.

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    10 Agosto 2020 in 15:52
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    Vabbè ora la proposta è pari ai 63 anni ….. con la speranza che non venga rinnegata come già successo in passato ( vero Cesare ) ?? Vorrei capire meglio i termini: usurante,gravoso,pericoloso . Avete mai provato a fare un lavoro di tentata vendita girare tutto il giorno con pioggia, caldo fino a 40* dentro una automobile suonare una decina di campanelli poi entri in una azienda climatizzata passi dai 40* ai 20 * così fino a sera dopo aver fatto km e km e tornare con un pugno di mosche in mano? Non è usurante ?circolare in strada di questi tempi non è pericoloso ? Inviteteri volentieri Cesare ed Elsa a passare con me almeno un mesetto ,in modo che possiate toccare con mano la realtà!
    Scusate lo sfogo vi voglio bene comunque ma se fosse possibile realizzare i 41 anni per tutti, assieme in parallelo ,il raggiungimento dei 62 anni per essere liberi senza ulteriori paletti e scuse Per rinviare e risparmire soldi ( la vita la nostra vita è una sola un’altra non ci sta ) non sarebbe già sufficiente e bello

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      11 Agosto 2020 in 7:02
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      I politici che votarono la fornero continuano a sostenerla meditate gente.

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    10 Agosto 2020 in 12:49
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    Io scommetto che se i lavori gravosi passassero da 15 a 190 non ne riconoscerebbero neanche uno per le partite IVA!

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      10 Agosto 2020 in 20:54
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      Certo che chiamare la finestra 41 anni di contributi “pensione anticipata” ci vuole del coraggio…! Visto che si parla sempre di giovani (solo ora, perché quando si mandava la gente in pensione con 19 anni di contributi non si pensava ai giovani di allora che sono ora quelli della mia generazione!!!), comunque, tornando ai giovani, non si pensa che l’allungamento spropositato dell’età pensionabile ricadrà inevitabilmente anche sulle loro teste?? Allungamento che ora andrebbe rivisto, grazie alla pandemia che ha falcidiato e rischia di falcidiare ancora nei mesi e forse negli anni a venire!

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    10 Agosto 2020 in 12:41
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    Volete sapere come andrà a finire ora che parlano di inserire come limite di età i 63 anni ?
    Che non faranno quota 41 e che noi precoci dato che a 63 anni avremo almeno 44 anni di contributi quindi minimo ben 6 anni in più rispetto quota 100… Queste dichiarazioni servono solo ad abituarci a un numero (in questo caso 63 anni) per distogliere gli obbiettivi. Senza quota 41 che tra due anni è inservibile per chi ha 41 anni di contributi ora è l’ ennesima presa per il ….
    E nel frattempo inseriscono penalizzazioni. Prendiamo i forconi e andiamo a prenderli !! (metaforicamente)

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      11 Agosto 2020 in 19:03
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      Riforma delle pensioni 2020 .. però verrà fatta nel 2022 ma la volete finire di prenderci in giro ..se una riforma deve essere fatta nel 2020 non può partire nel 2022 perché a noi precoci ci fottete ancora una volta sapete bene che chi ha iniziato a lavorare a 14/15/16 anni sempre sia riuscito a lavorare di continuò senza buchi contributivi ..nel 2022 avrà 43/44 anni di contributi ditelo una buona volta che di noi precoci esodati non ve ne frega niente ..la verità è che chi in questo paese ha lavorato di più è quello che deve pagare per tutti .. almeno piantatela con sta quota 41 che non la farete mai pagliacci…

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    10 Agosto 2020 in 11:41
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    Non ci siamo Damiano . Letta così potrebbe forse adattarsi ad un giovane che nel 2020 ha qualche anno di lavoro e per chi ha fatto lavori usuranti ma NON va proprio per chi ha già ora nel 2020 più di 35 anni di lavoro o peggio ancora chi ne ha 40. Questi hanno una parte retributiva che non va cancellata nel calcolo, credo inoltre che dovrebbero lavorare per 41 anni che sono tanti e se si raggiungono prima dei 63 devono poter scegliere liberamente di lasciare il posto ad altri! E’ così difficile comprendere questo concetto che 41 anni di lavoro sono una vita ? Un lavoratore non può arrivare a 63 anni, come proposto, con magari 43 o più anni di contributi .. Sarebbe una Fornero bis per quelle categorie di persone che potrebbero raggiungere i 60 anni con 41 anni di lavoro con contribuzione mista . Sono le classi dal 1959 al 1964 . Quota 41 (quarantun anni di lavoro) senza limiti di età per tutti è l’unica soluzione equa soprattutto per quelle generazioni.

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    10 Agosto 2020 in 10:20
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    Ma possibile che si faccia finta di non capire che nel 2022 molti precoci avranno 43 anni di contributi…
    Chi oggi ha 60 anni e 41 di contributi perché deve aspettare altri 2 anni? Raggiungendo quota 105!
    Ma come li fanno i conti? Sulla pelle dei tanti che lavorano dal 1978/79 e non hanno i 62 anni per quota 100 e la loro libertà di scelta?
    Siamo i fregati costretti a 5 anni (5!!!) Di lavoro in più .
    Ricordiamocene quando andremo a votare e organizziamoci

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        11 Agosto 2020 in 10:35
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        Penso che 63 anni sono troppi, si introduce la penalizzazione è veramente deleteria.
        Partirei da 60 anni per tutti, in base ai versamenti effettuati. I lavori sono tutti gravosi se si è subordinati e sotto stress. Poi vorrei ricordare che ormai tutti vanno con il sistema misto (pochi anni) e totalmente contributivo. Poi la speranza di vita degli uomini è appena 81 anni poi si crepa.
        La vera riforma, anche se parziale purtroppo, è stata Quota 100 del M5s e Lega.

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        11 Agosto 2020 in 16:57
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        In relazione alla legge previdenziale del 2011, proposta dal governo e avallata dal parlamento, mi sento di poter affermare senza possibilità di smentita, che è stato violato il patto fiduciario che lega lo stato al cittadino, violazione che è stata proposta e attuata, non già dai cittadini ma proprio da quelle istituzioni che devono garantire i diritti e i doveri. Speculando intellettualmente, sulle condizioni disastrate dei conti pubblici si sono colpiti i lavoratori aumentando repentinamente la quantità dei contributi e l’età per poter accedere alla pensione, dimenticando che i disastri di oggi sono dovuti essenzialmente alle politiche clientelari di ieri, quando si mandavano in pensione persone con 40 anni di età e 19 anni e sei mesi di contributi. Oggi, a chi ha già 40 anni di contributi e sessanta anni di età si chiedono ulteriori sacrifici facendo leva,ipocritamente, sull’eredita’ che lasceremo alle nuove generazioni, aprendo sibillinamente ad uno scontro generazionale che vede sia i cittadini giovani sia i cittadini anziani caricati di colpe che non hanno. È ora di fare un’operazione di verità per ridare dignità ai cittadini e ridare dignità alle istituzioni che li rappresentano.

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          18 Agosto 2020 in 16:41
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          Verissimo….e i Sindacati che continuano a fare tavoli di confronto? Anche loro per proteggere i loro interessi altro che quelli dei lavoratori. Con 62 anni di età e 30 anni di contributi, chi vuole deve poter andare in pensione, con una pensione adeguata ai contributi versati ma senza penalizzazioni, perchè penalizzare un anziano? Al suo posto lavorerà un giovane che smette di percepire il reddito di cittadinanza. Non è la cosa più corretta da fare? Raccogliamo le firme e facciamo un esposto, se non ci difendiamo noi, non ci difende nessuno. Continuo a sentire proposte complesse che non garantiscono a tutti il diritto di andare in pensione a un’età degna di chiamarsi età pensionabile e non età per sopravvissuti.

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