A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026 non è più possibile pubblicare nuovi sondaggi specifici sul confronto tra SÌ e NO. La normativa sul silenzio elettorale vieta infatti la diffusione di rilevazioni demoscopiche nei giorni immediatamente precedenti al voto. Per questo motivo gli ultimi dati disponibili restano quelli della scorsa settimana, che indicavano un leggero vantaggio del NO, ma con un margine ridotto e tutt’altro che definitivo.
In assenza di nuovi numeri sul referendum, l’attenzione si sposta sui sondaggi politici generali, che continuano a essere diffusi regolarmente e che possono offrire indicazioni indirette sul clima del Paese. L’ultima rilevazione realizzata dall’istituto SWG per il Tg La7, aggiornata al 16 marzo 2026, fotografa un quadro politico sostanzialmente stabile alla vigilia del voto, con pochi cambiamenti nei rapporti di forza tra i principali partiti.
Sondaggi referendum: ultimi dati prima del silenzio elettorale
Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dello stop alla diffusione delle rilevazioni indicavano un confronto molto equilibrato tra favorevoli e contrari alla riforma della giustizia. Il NO risultava leggermente avanti rispetto al SÌ, ma con uno scarto contenuto che non consente previsioni certe sull’esito finale.
Secondo gli analisti, il risultato dipenderà soprattutto dalla partecipazione alle urne. Anche se il referendum costituzionale non prevede quorum, il livello di affluenza può incidere molto sulla composizione dell’elettorato che si presenterà ai seggi. Un’altra variabile importante è rappresentata dagli indecisi, che restano numerosi e che potrebbero orientarsi negli ultimi giorni di campagna.
Un elemento che rende difficile la previsione riguarda anche la natura tecnica del quesito. La riforma della giustizia interviene su temi complessi come la separazione delle carriere e il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, e questo potrebbe spingere una parte degli elettori a votare più in base all’appartenenza politica che al contenuto della riforma.
In linea generale, il centrodestra sostiene compatto il SÌ, mentre le principali forze di centrosinistra sono orientate verso il NO. Questo rende il referendum anche un test politico, oltre che istituzionale, sugli equilibri attuali.
Sondaggi politici Swg per Tg La7: partiti stabili prima del voto
L’ultimo sondaggio SWG per il Tg La7 del 16 marzo 2026 mostra una situazione politica complessivamente stabile, senza variazioni significative rispetto alla settimana precedente. Il dato più evidente è la conferma di Fratelli d’Italia come primo partito, con il 29,4% delle intenzioni di voto, percentuale sostanzialmente invariata che consente al partito della presidente del Consiglio di mantenere un ampio vantaggio sugli avversari.
Il Partito Democratico si colloca al secondo posto con il 21,7%, in leggero calo di 0,1 punti percentuali. Tra le opposizioni si segnala invece la crescita del Movimento 5 Stelle, che sale al 12,3%, registrando l’aumento più significativo tra i partiti maggiori nella rilevazione.
Nel centrodestra si registrano piccoli arretramenti per gli alleati di governo. Forza Italia scende all’8,0%, mentre la Lega si attesta al 6,6%, entrambe in calo di 0,2 punti. Un lieve calo riguarda anche Alleanza Verdi e Sinistra, che si posiziona al 6,6%, mantenendosi comunque sui livelli delle ultime settimane.
Tra le altre forze politiche si notano movimenti contenuti: Azione sale al 3,5%, così come Futuro Nazionale, mentre Italia Viva scende al 2,3%. +Europa resta stabile all’1,5%, con Noi Moderati all’1,1% e l’insieme delle altre liste intorno al 3,5%.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un elettorato piuttosto consolidato, con spostamenti limitati che non modificano in modo significativo gli equilibri tra maggioranza e opposizione.
Referendum giustizia, esito ancora incerto
Nonostante i dati sui partiti offrano indicazioni sul clima politico, restano pochi elementi certi su come si concluderà il referendum del 22 e 23 marzo. L’ultimo sondaggio disponibile sul quesito mostrava un vantaggio del NO, ma troppo ridotto per essere considerato decisivo.
Molto dipenderà dalla partecipazione al voto e dal comportamento degli elettori indecisi, che potrebbero fare la differenza nelle ultime ore. Proprio per questo, alla vigilia della consultazione, il referendum sulla giustizia resta aperto e imprevedibile, con un risultato che potrebbe essere deciso da una parte limitata dell’elettorato.

Contro l’ortodossia vetero comunista, contro le caste nel pubblico impiego, contro lo svilimento dell’istituto del referendum effettuato dalla sinistra, per equiparare il sistema giudiziario italiano a quello dei paesi più civili del mondo, per il bene dell’Italia, delle nostre famiglie, affinchè chi manda innocenti in galera si assuma le sue responsabilità mobilitatevi per fare votare SI è l’ultima occasione per fare un passo in avanti di civiltà.
Buongiorno dott. Perfetto, io concordo quasi sempre con lei ma in questo caso devo dissentire. Tutti hanno sbagliato nel dare un peso politico a questo referendum. Non si tratta di un referendum sul Governo ma di una riforma Costituzionale che può piacere o non piacere ma in nessun caso il suo esito comprometterà la durata di questo Governo. Ci sarà tempo alle prossime elezioni per bocciare o promuovere questa maggioranza.
Ricordo bene altri politici che avevano dato un peso politico ad un referendum dicendo che si sarebbero dimessi in caso di sconfitta ma invece poi sono rimasti al loro posto.
Vede sig Stefano, di una cosa bisogna dire della Meloni: è furba; lo sa benissimo che l’esito è incerto, mai così incerto; addirittura i riferimenti, e qui Nordio ha spinto, sono che dipende molto dalla percentuale dei votanti; se bassa prevarrebbe il NO, se più alta prevarrebbe il SI; tutti i partiti al governo hanno spinto per il SI; poi Renzi e Calenda hanno dato libertà di voto; riepilogando la Meloni, nella sua ambiguità, vuole avere, come si dice, il piede in 2 staffe; se vince il SI, guai a noi; se dovesse vincere il NO dice: comunque non mi dimetto; come finira? ad oggi nessuno lo sa; spero di leggere, dove sarò, che hanno vinto i NO; se dovessero vincere i SI me ne farò una ragione; saluti a lei e ai gestori del sito
Quando, sig. Stefano, il popolo potrà avere la possibilità di confermare o di ritirare la fiducia al Governo Meloni? Potrà farlo a fine mandato del Governo Meloni, e cioè tra un anno, nel 2027.
E allora la questione si semplifica di molto: se nel Referendum del 2026 vinceranno i “NO”, non ci sarà il Governo Meloni II nel 2027.
Di tutto il ragionamento che ho esposto nel mio commento precedente rimane allora solo l’elemento più importante: che ci sia la partecipazione al voto da parte di almeno il 50% +1 degli aventi diritto al voto.
I questi giorni ho molto riflettuto sul concetto di “sovranità”, e mi è sempre ronzato nell’orecchio l’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana che afferma testualmente: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Io penso che l’esito che uscirà dalle urne esprimerà il giudizio del popolo sovrano sul Governo, per cui:
1. Se i “SÌ” saranno in numero maggiore dei “NO”, il popolo sovrano CONFERMA la fiducia al Governo attuale
2. Se i “SÌ” saranno in numero inferiore ai “NO”, il popolo sovrano RITIRA la fiducia al Governo attuale
Qualora la fiducia al Governo venisse ritirata, ebbene il Governo dovrebbe dimettersi dalla carica, e dovranno essere indette le elezioni anticipate.
Desidero spiegare le ragioni che mi hanno portato a tale conclusione.
Si ricorderà che una delle ragioni per le quali nel 2011 il Governo Berlusconi IV fu costretto a dimettersi risiedeva nel fatto che lo SPREAD arrivò a 500 punti base, che stava ad indicare la perdita di fiducia nel Governo Berlusconi da parte dei mercati internazionali.
Oggi lo SPREAD è a 75 punti base (in data 18/marzo/2026 alle ore 11:19). È uno SPREAD molto basso, che sta ad indicare che i Titoli di Stato italiani (i BTP) rendono lo 0,75% in più dei Titoli di Stato tedeschi (i BUND) che vengono presi come un riferimento sicuro. In altre parole, se i BUND tedeschi rendessero il 2%, lo SPREAD 75 (la differenza tra BTP e BUND) starebbe ad indicare che i BTP italiani renderebbero 2% + 0,75% = 2,75%.
Ma se lo SPREAD fosse 500, come ai tempi del Governo Berlusconi IV, significherebbe che i BTP renderebbero il 5% in più dei BUND; e quando un Titolo rende molto, significa che il suo rischio è elevato. E il rischio è alto perché il debitore (lo Stato) potrebbe trovarsi nella condizione di non poter onorare la restituzione del debito che è stato contratto attraverso l’emissione del Titolo (BTP).
Orbene, lo SPREAD basso, a 75, è una cosa davvero ottima, perché vuol dire che i Titoli di Stato Italiano sono sicuri, e quindi i mercati internazionali danno fiducia al Governo Meloni.
CONCLUSIONE
I mercati internazionali hanno la facoltà di esprimere:
• La loro SFIDUCIA al Governo italiano: determinandone le dimissioni (come avvenuto nel 2011 con il Governo Berlusconi IV)
• La loro FIDUCIA al Governo italiano: determinandone la permanenza in carica (come avviene nel 2026 con il Governo Meloni)
A maggior ragione si dovrà ragionare allo stesso modo con il voto che verrà espresso dal popolo italiano, la cui sovranità è senz’altro superiore a quella dei mercati internazionali, per cui:
• Se i “NO” saranno in numero maggiore dei “SÌ”, allora il popolo sovrano avrà espresso la sua SFIDUCIA al Governo Meloni, che, quindi, dovrà rassegnare le dimissioni
• Se i “NO” saranno in numero inferiore ai “SÌ”, allora il popolo sovrano avrà espresso la sua FIDUCIA al Governo Meloni, che, quindi, potrà rimanere in carica
A pag. 16 del Corriere della Sera del 18 marzo 2026, in alto a sinistra nel riquadro “La Nota” viene riportato che il Ministro della Giustizia Carlo Nordio spera “nell’affluenza più alta possibile, tra il 50 e il 60% almeno”.
L’articolista Massimo Franco del Corriere della Sera così prosegue dopo il virgolettato che esprime la speranza del Ministro Nordio: [con l’affluenza più alta possibile] ‘Significherebbe dare dignità ad una consultazione che toccherà 7 articoli della Costituzione; e che sarebbe valida anche se andasse a votare meno della metà dell’elettorato’.
Credo che la speranza del Ministro Nordio nel vedere la partecipazione del popolo sovrano tra il 50% e il 60% sia ampiamente condivisibile, indipendentemente dal condividere o meno le posizioni di chi è per “SÌ” o di chi è per il “NO”.