In questi giorni si é tornato a parlare di pensioni e di possibili misure previdenziali, Orietta Armiliato, fondatrice ed amministratrice del CODS, in attesa della NaDEF fa si che sulla sua pagina social, seguita da moltissime lavoratrici rimaste al ‘palo’ dopo le ultime scelte dell’esecutivo, non si perda il focus su una delle misure che per anni ha aiutato, seppur con penalizzazioni, le donne ad uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Ricordiamo che Opzione donna era pur sempre una scelta che implicava un taglio consistente sull’assegno ultimo, ricalcolato unicamente col metodo contributivo. Ma nonostante ciò era anche l’unica via di fuga per molte donne caregiver impossibilitate a conciliare lavoro e famiglia. Ad oggi infatti non esiste nessuna misura ad hoc sostitutiva per le donne, ecco perché nella speranza che l’esecutivo si ravveda e metta una ‘pezza’ al danno arrecato a molte lavoratrici, Armiliato scrive tra le righe ma nemmeno troppo, visto che é uno dei hashtag utilizzati al fondo del suo post: ‘ridateci opzione donna’
Opzione donna: L’appello di Orietta Armiliato
“Avevamo, all’interno del nostro ordinamento previdenziale, una misura opzionale e di buon senso che guardava una volta tanto alle Lavoratrici e che era “utile” alla comunità.
Quello che è certo, é che NON fosse sicuramente un istituto di mero privilegio riservato alle Donne come, spesso, una certa politica ha voluto far credere creando sul tema tifoserie ed opposte fazioni, ispirandosi al pessimo “dividi et impera” creando liti e gelosie fra uguali.
Tutti sanno, fingendo di non sapere, che spesso le Donne hanno scelto (e vorrebbero continuare a poterlo fare) questa opzione ancorché economicamente meno conveniente, per mettersi a disposizione della famiglia, aiutando i figli tramite il “babysitterraggio” dei nipoti o all’accudimento dei familiari anziani sostituendosi, ancora una volta, alla carenza di quel welfare informale che il nostro Paese non considera e non supporta facendo finta di non sapere quanto, nella realtà, sia indispensabile.
Per di più, come scrive chiaramente il giornalista Enrico Foscarini in questo passaggio di un suo articolo pubblicato qualche giorno fa su -IlGiornale-:
“Sul fronte delle casse statali, va riconosciuto che la misura non comporta particolari aggravi strutturali per la spesa pubblica, poiché l’anticipo dell’erogazione viene attuarialmente compensato dal taglio dell’assegno mensile e dalla minore durata temporale del montante maturato, rendendo l’operazione sostanzialmente neutrale per il bilancio dello Stato”
sottoscrivendo quanto sia miope la visione dell’Esecutivo sia nella gestione dei nostri denari sia in quella sociale; gestione che, definire poco accorta e controproducente per tutti, é oltremodo riduttivo.
#ridateciopzionedonna #abbiamoragione #nodiscrimini“
Non resta che pubblicare il suo giusto appunto all’esecutivo e confidare che un Governo guidato per di più da una donna possa riprendere in mano la questione e rivalutare se non opzione donna, che sarebbe più che sufficiente per le donne se ripristinata in modo originario, una qualche misura che tenga conto in ambito previdenziale del doppio/triplo lavoro che le donne fanno nell’arco della lorto vita, sostituendosi purtroppo ad un welfare quanto mai scadente.

Buonasera! Spero che il Governo Italiano rivaluti il welfare e ripristini , la misura previdenziale di ” Opzione Donna”, nella versione originaria. Ringrazio tutti infinitamente.
Sono sempre stato a favore dell’istituto di opzione donna e ritengo che averla cancellata sia stato un gravissimo errore. Il tema della riforma pensionistica deve essere a mio avviso tra gli argomenti centrali della prossima manovra. Bastano solo due proposte per far si che l’esecutivo possa dire di essere intervenuto nel mantenere le promesse fatte in campagna elettorale; ( si diceva che la riforma pensionistica sarebbe stata un obiettivo di legislatura ed ora infatti siamo giunti alla fine )
la prima proposta consiste nella quota 41 libera senza limitazione alcuna;
la seconda il ripristino di opzione donna con i seguenti requisiti; eta’ anagrafica di 62 anni e 35 di contributi.
Io penso che il governo debba valutare attentamente queste due proposte e renderle strutturali una volta per tutte.
Fanno benissimo a lottare. Ottenere ciò che chiedono sarà un’impresa ardua, se non impossibile, ma hanno tutto il mio appoggio. Una cosa è certa: se non si fa nulla non si ottiene nulla.
I soldi CI SONO per Opzione Donna originale riconoscendo il lavoro di cura o sconto anagrafico/contributivo di 3/5 anni (in ogni forma di pensionamento per la platea femminile!) 42 anni sono troppi…35 riusciamo a versarli! I voti invece NON CI SONO! In che film l’han visto il nostro voto? Nella vita reale no…a meno che diventino credibili e concreti! Grazie
Esecutivo non miope…cieco proprio…e pure sordo…non vogliono ascoltare ne vedere le esigenze, i problemi,le difficoltà fisiche delle donne sessantenni.Hanno chiuso porta, portone e tanti saluti…ognuno si arrangi come può.Se scrivi mail ai ministri in esecutivo ,nessuno si degna di rispondere, eppure noi cittadini siamo i loro datori di lavoro siamo noi che paghiamo i loro lauti compensi assolutamente sproporzionati rispetto agli stipendi medi italiani ,e considerato che continuano a dire che non fanno questo o quello , perché non ci sono soldi .I soldi ci sono sempre e solo per i loro interessi personali e di partito…beh…che dire….visto che non hanno mantenuto alcun punto del programma per cui hanno vinto le elezioni…e fra questi c’era anche il mantenimento e addirittura stabilizzazione della misura OPZIONE DONNA non saranno convinti che le donne li confermeranno vero? Non ci pensiamo nemmeno!
“Sul fronte delle casse statali, va riconosciuto che la misura non comporta particolari aggravi strutturali per la spesa pubblica, poiché l’anticipo dell’erogazione viene attuarialmente compensato dal taglio dell’assegno mensile e dalla minore durata temporale del montante maturato, rendendo l’operazione sostanzialmente neutrale per il bilancio dello Stato”
Condivido pienamente il tuo ragionamento Rosa anzi mi spingo ad affermare che lo Stato non solo non ci perde ma sicuramente ci guadagna visto l’importo della pensione molto ridotto.
E’ difficile da dirsi se lo Stato ci guadagna o ci perde nel caso ritornasse sulle sue decisioni e ripristinasse Opzione donna nella sua forma originale; la dove una persona di 58 anni, dunque nata 1969 , maturati i 35 anni di contributi decidesse di pensionarsi.
Per la pensionata, dal punto di vista del trattamento misto che diverrebbe totalmente contributivo, che per semplicità ipotizziamo percettrice di uno stipendio netto mensile di 1.500 euro corrispondente a 2.200 euro lorde, peserebbe poco il peso di un ricalcolo di 3 anni retributivi; diciamo inciderebbe per un meno 50/60 euro al mese.
Quello che produce la riduzione sensibile dell’assegno pensionistico per chi uscisse ai 58 anni è il coefficiente di trasformazione molto basso, se non erro si aggira attorno a (circa 4,3%).
Poiché lo Stato prevede in una tale situazione di erogare una pensione più bassa ma per 27 anni, fatti quattro conti attuariali e partendo da questo ragionamento della serva che Opzione donna permette di accedere 7 anni prima di quanto lo permetterebbe la anticipata si vede costretto a valutare i flussi di cassa.
Per lo Stato significa non incassare contribuzione che in 7 anni sarebbero di circa 66.000 euro e nel frattempo riconoscere una pensione che valutata nell’intorno dei 1.000 euro al mese comporterebbe un esborso, in 7 anni, di circa 91.000 (66.000 + 91.000 =157.000 euro) rispetto a una lavoratrice che restasse al lavoro.
Il saldo iniziale per lo Stato è certamente negativo nei primi 7 anni e questo considerato che le donne, statisticamente, vivono più a lungo lo costringe ad analizzare continuamente, sia il flusso di cassa immediato che il possibile effetto combinato, ad esempio, con le pensioni di reversibilità facendo simulazioni di “coppia” per valutare l’impatto della reversibilità che sposta miliardi di euro di spesa previdenziale nei vent’anni successivi.
Quindi dire chi vince è difficile, almeno per noi, certamente vince chi vive a lungo.
Vedi Wal, lo stato i calcoli li ha già fatti e molto bene; a ripristinare opzione donna originale ci rimette tantissimo; lo stato ragiona partendo da un principio; anche se tutto contributivo non esiste che permetto a persone di 60 anni di andare in pensione con 35 di contributi; perchè? facciamo l’esempio di un uomo; a 65 anni con 40 di contributi tu……. non hai NULLA; se hai la RITA ti gestiscono la rita ma non hai nulla; aspetti i 67 anni e 1 mese; lo stato ragiona così: flessibilità in uscita……. oltre i 67 anni, quella si; toglie il limite massimo, quello si, il minimo NO; PERò IO AUGURO LORO DI RIUSCIRE NEL LORO PROGETTO PERCHè COMUNQUE SE LO MERITANO PER QUELLO CHE FANNO…; auguri a tutte le donne e tenete duro; saluti a te e ai gestori del sito
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Buongiorno, le nate nel 1969 hanno 56/57 anni non i 59/60 compresa finestra ( requisiti validi fino al 2022) ! L’esempio realistico sarebbe da fare con le nate 1963/1967 quindi come media prendiamo le nate 1965 ed inoltre molte sono disoccupate o in Naspi!
Buongiono. sei l ripristino avvenisse sarebbe nel 2027 .
2027-58 porta al sessere nato
Buongiorno signora Samantha.
I casi sono tanti; ma, partendo da un ipotetico ripristino di O.D. nel 2027 e tornando a ritroso di 35 anni continui di contributi si arriva all’anno 1992.
Dunque chi fosse in questa situazione avrebbe maturato soli 3 anni di retributivo.
All’anno 2027, sottraggo l’età originale richiesta di 58 anni per O.D. mi porta al 1969.
A me pare che, dato non per certo ma per molto probabile, che nel mondo del lavoro regolare si entra mediamente a circa 23 anni e seppure è un tantino un conto della serva possa ritenersi un esempio mediamente accettabile.
Dunque, se nato/a nel 1969 + 23 = 1992 sarebbe l’inizio medio dei versamenti.
Con un lavoro ipotizzato continuativo di 35 anni si arriva così al 2027.
Gli anni di retributivo (che indichiamo spesso come causa e peso di ricalcolo dell’assegno) sarebbero in questo caso solo tre per un impatto stimato di circa 60/70 euro al mese in meno; ma la vera influenza negativa sull’assegno è dovuta alla età di uscita (58 anni) e al coefficiente di trasformazione che ne consegue.
Concludendo, la mia era solo una tra le tante ipotesi, la più pesante, forse, per lo Sato in risposta al dire: chi ci guadagna e chi ci perde.
Il tutto salvo imprecisioni .
Saluti
In effetti anch’io ho iniziato a versare contributi a 23 anni. Lei ha scelto l’ipotesi più pesante per lo stato senza tener conto di fattori altamente probabili: finestre di 12/18 mesi, molte donne non lavorano o sono in Naspi, se riattivassero Opzione Donna l’età delle aderenti sarebbe molto più alta in quanto alcune aspettano dal 2022. Grazie per la spiegazione
L uomo caregiver ….?