Riforma 2020, la pensione é davvero un diritto? Ultime novità oggi

Riceviamo e pubblichiamo un’interessante disamina dell’esperto Claudio Maria Perfetto relativo al tavolo di confronto tra Governo e sindacati e alle considerazioni che a seguito dell’incontro stanno emergendo. Nulla aggiungiamo al già articolato elaborato, ma vi invitiamo a leggerlo con attenzione ed a discuterne insieme nella sezione commenti, convinti che possa stimolare un bel confronto. Nel mentre ricordiamo a quanti volessero prendere parte delle considerazioni qui fatte dal Dott. Perfetto che sono tenuti a citare la fonte.

Riforma pensioni ultim’ora: lo Stato può pagare le pensioni finché ha soldi per pagarle

Governo e sindacati, economisti e giuslavoristi possono discutere quanto desiderano su come riformare il sistema previdenziale. C’è un assioma alla base delle loro discussioni, che vale per definizione: lo Stato può pagare le pensioni finché ha soldi per pagarle.

I soldi per pagare le pensioni provengono innanzitutto dai contributi versati dai lavoratori attivi; se questi soldi non sono sufficienti, lo Stato li può reperire dalla fiscalità generale (entrate fiscali – come Irpef e Iva – che non hanno una destinazione specifica di spesa pubblica e quindi possono servire per pagare anche le pensioni); se questo non basta ancora, lo Stato può reperire i soldi per pagare le pensioni contraendo debiti chiedendo prestiti ai mercati attraverso l’emissione di Btp.La gente dice: la pensione è un diritto.

Riforma Pensioni 2020, la pensione é un diritto?

Forse vale la pena (lo dico soprattutto a sindacati, economisti e giuslavoristi) inalare un profondo respiro, esalarlo piano piano, armarsi di pazienza e sforzarsi di leggere le poche righe relative all’articolo 38 della Costituzione della Repubblica Italiana che si può reperire sul sito della Corte Costituzionale (la Consulta):

ART. 38: Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera. (Aperta parantesi: il riferimento all’articolo 38 della Costituzione italiana è cominciato a circolare più diffusamente sulla stampa in relazione all’aumento delle pensioni di invalidità (è il cosiddetto “primo comma” riportato sopra: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”). Chiusa parentesi).

Il secondo comma dell’art. 38 (“I lavoratori hanno diritto che siano preveduti…”) (è scritto proprio così: “preveduti”) è l’espressione che piace alla gente: la pensione è un diritto garantito dalla Costituzione italiana.

Prima di proseguire nel discorso vorrei fare una piccola osservazione: è un caso che nell’Art. 38 assistenza e previdenza siano assieme? È proprio voluto che assistenza e previdenza siano messi assieme? Il fatto che l’assistenza e la previdenza siano stati messi assieme in Costituzione, non comporta nulla per l’Inps separare la previdenza dall’assistenza? Tale eventuale separazione sarebbe solo una questione contabile? Ma se è solo una questione di contabilità generale dell’Inps, a che serve separarle? Va be’… procediamo. La Consulta dovrebbe (a mio modestissimo avviso si intende) richiedere al legislatore (cioè al Parlamento) di fare in modo che venga onorato il primo articolo della Costituzione italiana:

Art. 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Nell’Art. 1 ci sono molte parole chiave davvero importanti che voglio sottolineare: Italia, Repubblica, democratica, lavoro, sovranità, popolo. Tra queste parole chiave non so quali siano vere e quali siano false, ma falsa certamente è l’espressione che dice “fondata sul lavoro”.

Pensioni 2020: l’appello a sindacato, governo, economisti, giuslavoristi

Signori del governo, del sindacato, economisti e giuslavoristi a me sembra chiaro che se ci mettiamo nelle condizioni di rispettare il primo articolo della Costituzione italiana avremo anche risolto l’attuale problema delle pensioni. O no? Se aumentiamo l’occupazione avremo anche i soldi per pagare le pensioni. Se riusciamo a mandare in pensione quanti più sessantenni possibili, possiamo far lavorare quanti più trentenni possibili. È inutile discutere sulle pensioni se non si tira in ballo anche il lavoro, come è inutile parlare di lavoro se non si tira dentro anche l’argomento delle pensioni. Per far lavorare la gente occorre effettuare investimenti: vanno fatti investimenti statali, perché i privati non investono. Ma chi glielo fa fare ai privati di investire quando la gente non consuma?

A chi vendono i loro prodotti? E la gente che potrebbe consumare (i lavoratori attivi) non consuma perché non nutre fiducia nello Stato e nutre incertezze sul futuro, forse verrà licenziata entro fine anno (e quindi risparmia, e quindi i soldi non circolano – ma è così difficile capire questi concetti?). Solo i nuovi lavoratori possono stimolare i consumi e i nuovi lavoratori potranno cominciare a consumare solo quando i vecchi lavoratori se ne andranno in pensione. Perciò, sgravi fiscali, riduzione tasse, bonus, incentivi, saranno forse utili a pagare stipendi, affitti, bollette, benzina, ma certamente non serviranno (ripeto: non serviranno) a stimolare consumi, produzione e occupazione. Puoi anche pagare le aziende per farle assumere i lavoratori (allo stesso modo in cui l’Europa vuole pagare l’Italia per farle prendere il Mes erogando risorse a tasso di interesse negativo), ma le imprese non assumeranno. E ora – un po’ spazientito, devo dire – finalmente concludo. La soluzione per risolvere i problemi dell’Italia a livello occupazionale, previdenziale e assistenziale c’é. Per scoprirla, basterebbe avere una mentalità non “più aperta”. Semplicemente “aperta”.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

13 thoughts on “Riforma 2020, la pensione é davvero un diritto? Ultime novità oggi

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    6 Agosto 2020 in 17:24
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    Devo assolutamente fare i miei complimenti per questo articolo in quanto lo ritengo tra i più precisi e veritieri che abbia mai visto in tutta la mia vita! Lo dico con la massima lucidità di giudizio di cui dispongo, BRAVISSIMI, penso che questa società abbia davvero bisogno di giornalisti così, vale a dire professionisti dotati di incofutabile intelligenza e profonda sensibilità d’animo che li rende capaci di comprendere così bene il funzionamento dei vari fenomeni socio-economici. Grazie di cuore anche a nome di tutti quelli che, come me, intravedono in questo articolo quello che l’Italia necessita: giornalismo sincero, efficace e altamente professionale.

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    31 Luglio 2020 in 19:40
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    Se nel 2020 siamo arrivati al punto di ”porre in dubbio” e ”riaffermare” che la pensione è un diritto costituzionalmene garantito, vuol dire che siamo in balia di un giornalismo non libero e di governanti incompetenti e, come tali, immeritevoli di ricoprire le cariche che ricoprono.
    Traumatico constatare che questa è una realtà che ci opprime da circa trent’anni.

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    31 Luglio 2020 in 18:30
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    Perfetto di nome e di fatto! Creare le condizioni,mettere in pratica Art. 1 ed annullare I privilegi . Ecco fatto il becco all’oca. ( è un modo di dire ) ?!

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    31 Luglio 2020 in 16:54
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    Buongiorno,
    Convengo con il Sig. salvatore e il Sig. Ale.
    le pensioni non sono un regalo o un omaggio caduto dal cielo. Ci sono persone che hanno lavorato per più di 40 anni e hanno più di 60 anni, che regolarmente hanno versato contributi.

    Quindi non prendiamoci in giro, perché lo sappiamo che i soldi per le pensioni ci sono, solamente questi vengono utilizzati per altri scopi (azioni, pensioni a persone che non hanno versato una lira prima e un euro oggi), oltre a regalie ad amici di politici.

    Si cominci con il ridurre e gli stipendi dei dirigenti dell’inps, e le spese delle numerose sedi (servono poi tutte queste sedi), poi ne riparliamo.

    Diversamente restituite i soldi (con gli interessi) a chi li ha versati, e chi non ha versato mai un euro peggio per lui, poteva fare come chi li ha versati con anni e anni di lavoro.

    Saluti

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    31 Luglio 2020 in 16:26
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    Erica secondo il mio modesto parere ha ragione nel dire che i pezzi del sig. Perfetto sono molto stimolanti per la discussione, infatti ci sono molti elementi interessanti e ne cito un paio che trovo corretti non al 100 ma al 101%, ovvero ” Se aumentiamo l’occupazione avremo anche i soldi per pagare le pensioni. Se riusciamo a mandare in pensione quanti più sessantenni possibili, possiamo far lavorare quanti più trentenni possibili. È inutile discutere sulle pensioni se non si tira in ballo anche il lavoro, come è inutile parlare di lavoro se non si tira dentro anche l’argomento delle pensioni.” e cito anche il secondo elemento, “Perciò, sgravi fiscali, riduzione tasse, bonus, incentivi, saranno forse utili a pagare stipendi, affitti, bollette, benzina, ma certamente non serviranno (ripeto: non serviranno) a stimolare consumi, produzione e occupazione.”
    Cito a memoria il sig. Perfetto che in un precedente articolo parlava di un era pre e post covid un po cose se fosse una sorta di spartiacque fra due ere differenti. Anche in questo caso sono d’accordo col suo pensiero e ritengo che questa terribile pandemia possa far nascere dalle sue ceneri una civiltà migliore, basta avere una “visione” del futuro nuova, insomma c’è l’opportunità di ripartire con regole nuove e migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle, ovviamente anche in campo previdenziale che poi è l’argomento principe che tratta questo sito. Mi sto chiedendo, se per un momento, al posto dei nostri ministri ci fosse il sig. Perfetto a dover scrivere una riforma previdenziale, quali proposte avanzerebbe per mandare in pensione più sessantenni possibili a partire dal gennaio 2022, visto che ormai sappiamo bene che fino alla fine del 2021 rimarranno le attuali regole, dico questo perché sono sicuro che possa uscire una buona idea, che potrebbe dare uno spunto a qualche ministro che magari dovesse leggere queste pagine, poiché ormai quota 41, flessibilità a 62 anni mi paiono idee superate e legate all’era pre-covid, ma ormai dobbiamo guardare a quella post covid.

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    31 Luglio 2020 in 14:34
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    Buongiorno..
    la questione è sempre la stessa, come indignare il più possibile il lavoratore.
    pur sapendo che tirando la corda prima o poi si spezza, loro continuano imperterriti..
    Solo il loro modo operante può distruggere le famiglie Italiane.
    Sicuramente si cerca una nuova storia tragica da scivere.

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    31 Luglio 2020 in 13:47
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    Non sono d’accordo, o meglio lo sono parzialmente.
    Nel ragionamento del dott. Perfetto c’è un errore di fondo e cioè la considerazione del sistema pensionistico nella sua interezza.
    Di fatto le pensioni (almeno per quanto riguarda la parte contributiva che sarà la sola fra pochi anni) il bilancio deriva dal versamento dei contributi. Per tutte le altre forme assistenziali fatte passare sotto il grande calderone delle pensioni, di fatto ci deve pensare lo Stato e lo farà nell’ambito della fiscalità generale e del proprio bilancio.
    Quindi in buona sostanza se lo Stato rimane senza soldi chi deve rimanere senza pensione è la pletora di soggetti che non hanno pagato contributi.
    Spero che questo discorso metta una pietra sopra ogni altra illazione!

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      31 Luglio 2020 in 17:41
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      Sig. Salvatore (primo), forse avrà notato che nei miei ragionamenti analizzo i sistemi dal punto di vista macroscopico. Quando analizzo il sistema previdenziale non entro nel merito se sia migliore il sistema a ripartizione o quello a capitalizzazione, se sia migliore il sistema retributivo o quello contributivo, se sia meglio inserire la cosiddetta “speranza di vita” oppure non inserirla, se sia meglio andare in pensione a 62 anni o a 67. Nulla di tutto ciò.

      Sono interessato al sistema previdenziale in congiunzione con il sistema occupazionale. Analizzo quindi il sistema pensioni-lavoro. È sufficiente per me questo? No, non è sufficiente. Mi manca un pezzo. Infatti, essendo io un fanatico della simmetria, per analizzare il sistema pensioni-lavoro ho bisogno di analizzare anche il sistema lavoro-pensioni.

      Nel sistema pensioni-lavoro valuto l’impatto delle pensioni sul lavoro e mi pongo la seguente domanda: se il sistema produttivo è in grado di mantenere al lavoro 100 persone, come posso stimolare la domanda aggregata (consumi più investimenti) in modo da far lavorare 101 persone?

      Nel sistema lavoro-pensioni valuto l’impatto del lavoro sulle pensioni e mi pongo la seguente domanda: se il sistema previdenziale è in grado di pagare le pensioni a 100 persone, come posso pagare le pensioni a 101 persone?

      Un approccio per certi versi simile al mio (ma anche molto differente dal mio) lo usano i nostri esperti di pensioni: Fornero, Cazzola, Brambilla, come pure Cottarelli, Boeri, Tridico. Anche loro valutano il rapporto pensioni/lavoro intendendo dire con ciò che tengono conto della popolazione di pensionati che tende ad aumentare sempre più (perché si vive più a lungo) che vanno finanziati da una popolazione di lavoratori che tende a crescere sempre meno (perché ci sono sempre meno nascite). Per mantenere in equilibrio il rapporto pensioni/lavoro è necessario evitare che le pensioni (al numeratore) aumentino in modo che il lavoro (al denominatore) non diminuisca. Tutto qua.

      La differenza sostanziale tra il pensiero degli esperti di pensioni che ho elencato prima e il mio pensiero è la seguente: mentre loro si concentrano su come non fare aumentare le pensioni per non fare diminuire il lavoro, io mi concentro su come fare aumentare il lavoro per fare aumentare anche le pensioni. Se ci riflette bene, sig. Salvatore (primo), è un po’ come quando si ragiona sul rapporto deficit pubblico/Pil: se voglio fare aumentare la spesa pubblica mantenendo costante il rapporto deficit(Pil) devo fare aumentare il Pil.

      Spero, sig. Salvatore (primo) di non averla tediata con questa mia dissertazione. Ho voluto solo mostrarle la profonda differenza tra la posizione “frenante” in voga tra i nostri illustri esperti di pensioni e di lavoro e la posizione “accelerante” cui forse ancora nessuno ha pensato eccetto il non illustre sottoscritto.

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    31 Luglio 2020 in 11:18
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    e no ..leggo: ..lo Stato può pagare le pensioni finché ha soldi per pagarle… LO STATO deve fare il buon padre di famiglia e far fruttare bene i soldi DI CHI LAVORA e che VERSA MENSILMENTE tutti i mesi per anni!!!!!!!!!!!!!!! Ma che diritto è non avere i soldi miei e darli invece ai figli, nipoti dei politici??? IL diritto è riavere i soldi che io ho versato per anni possibilmente prima che muoia. Se non vi va bene chiudete l’INPS e lasciate i soldi in busta paga ai lavoratori con l’obbligo di farsi una pensione alternativa PRIVATA.
    Le tasse che già paghiamo in modo abnorme serviranno in altro capitolo per l’assistenza di chi perde il lavoro, per chi svolge lavori non continuativi per avere una minima pensione.

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      31 Luglio 2020 in 14:27
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      Sig. Ale, a lei non va giù l’affermazione “lo Stato può pagare le pensioni finché ha soldi per pagarle”. Ciò non di meno è così, ci piaccia o no. Quindi, se ne faccia una ragione pure lei.

      Lo Stato italiano fa quello che può. Non riesce a fare di meglio. Non riesce a fare di più.

      Il “si può fare di più” è capace di vederlo solo un “visionario”.

      Martin Luther King, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, era un visionario, un uomo che sintetizzava la sua visione nel famoso discorso “I have a dream” (Io ho un sogno).

      Steve Jobs, il fondatore della Apple, era un visionario, un uomo che sintetizzava la sua visione nella famosa esortazione “Stay hungry. Stay foolish” (Siate affamati. Siate folli).

      Noi abbiamo politici che dicono “pensioni più alte e tasse più basse”. Sig. Ale, le sembra una “visione”?

      Le vuole, sig. Ale, uno Stato che sia come un buon padre di famiglia, che faccia fruttare bene i soldi versati mensilmente da chi lavora, che lasci i soldi in busta paga per far sì che i lavoratori possano farsi una pensione privata. Non avrei nulla da obiettare, se non per il fatto che anche questa (mi perdoni) non è una “visione”, ma un “desiderata”, un “vorrei che fosse così”.

      La visione nasce da una esplorazione profonda dell’animo umano. La visione nasce dal vedere se stesso negli altri, e gli altri in se stesso. La visione nasce da una profonda convinzione che ciò che si sta facendo bisogna farlo perché è giusto farlo.

      Per uno Stato la “visione” potrebbe essere questa: “Da oggi in poi, chiunque sia alla ricerca di un lavoro, lo troverà”.

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      • Erica Venditti
        31 Luglio 2020 in 15:18
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        Grazie nuovamente per questa oggettiva e saggia presa di posizione

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        3 Agosto 2020 in 9:47
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        Guardi la ragione me la sono fatta da anni ormai ! Sono felice che parla di animo umano e cita personaggi che sono dei miti come Martin Luther King . Peccato che gli animi umani che ci fanno le regole da ormai 50 anni non hanno nulla di questi personaggi e ci pensano ben bene a privarsi di vitalizi o altro , e ripeto fare il buon padre di famiglia, e vanno oltre chiedendo a lei, a me e a tutti gli animi di questo mondo di fare sacrifici, tanti sacrifici a favore di una loro visione di come dovrebbe andare l’umanità..mi permetta una visione molto distorta e opportunista per come intendo io il buon padre di famiglia.

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