Riforma pensioni 2018 e Def, le ultime richieste di precoci, donne ed esodati

Grande attesa per la nota Def su cui continua il braccio di Ferro tra il Ministro Tria e i vicepremier Di Maio e Salvini, stasera alle 20 é convocato il consiglio dei ministri. Il ministro Tria starebbe cercando di arginare le pressioni per innalzare il rapporto deficit/pil al 2.4%, suo obiettivo sarebbe fermarlo all’1.9%. Altrimenti dice verrebbe meno il calo del deficit strutturale e il debito/pil non scenderebbe.

Il Fatto quotidiano ricorda però che nel 2016 successe già che alle Camere, a maggioranza assoluta, si desse il via libera a fare disavanzo aggiuntivo. Dunque tutto sembrerebbe ancora possibile. Quel che pare certo é che si comprenderanno le reali risorse a disposizione anche per un eventuale riforma delle pensioni. Nell’attesa che la Nota Def venga diffusa, riportiamo le ultime richieste e considerazioni sul fronte previdenziale da parte di precoci, esodati e donne.

Pensioni anticipate 2018 e Def: precedenza a chi ha versato di più

Cosi Ardito Brigida Cristina, amministratrice del gruppo Giovani , Lavoro e Pensioni: “a logica vorrebbe che per accedere alla pensione, non si calcolassero gli anni anagrafici, bensì quanti anni si hanno di contribuzione effettiva. Diversamente chi è entrato presto nel mondo del lavoro verrebbe sempre penalizzato. Il paletto del governo, a mio avviso, non deve essere i 62 anni di età, ma i 40 anni di contributi versati, se si vuole ragionare in un’ottica di equità sociale. Stessa cosa dicasi per coloro che per svariati motivi ritengono di ritirarsi anzitempo dal mondo del lavoro subendo decurtazioni di rilievo. Mi riferisco all’opzione Donna, che dovrebbe diventare strutturale e non più essere ogni volta soggetta a umilianti ed estenuanti richieste, per ottenerne la proroga”

Anche Vito Vitulli, amministratore del medesimo gruppo ha pubblicato una missiva scritta a Di Maio e Salvini:  “Carissimi #LuigiDimaio, #MatteoSalvini Leggendo ed ascoltandovi pare che avete molto a cuore il reddito di cittadinanza e immigrazione ed invece pochissimo la vera eliminazione della Legge Monti-Fornero. Quota 100 con 38-42 agevola chi ha versato e lavorato meno di chi ha lavorato 40 anni con età di 60″ Poi ha aggiunto:È assolutamente ingiusto guardare all’età anagrafica tralasciando quella dell’età lavorativa. È assolutamente ingiusto mandare in pensione chi ha lavorato meno e tenere in attività chi ha già lavorato di più. È ingiusto togliere alla pensione il misto per renderla tutta contributiva. È ingiusto che solo la mia generazione debba pagare i disastri dei precedenti governi. Trovo giusto invece che paghino anche e soprattutto chi ha usufruito dei disastri dei precedenti governi. Sulla questione esodati sono invece intervenuti sul Comitato esodati, licenziati, cessati sia Emilio Calligaris che Gabriella Stojan, ecco le loro richieste”

Riforma pensioni, per gli esodati serve decreto subito

Emilio Calligaris : “Massimiliano Fedriga, ora Governatore di Regione, ma che a suo tempo in Parlamento si era speso a favore degli esodati, riconosce che la riforma in oggetto sia stata “tra le cause di recessione”. Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, ha ricordato che “la riforma Fornero i danni maggiori gli ha già provocati con gli esodati a cui nessuno restituirà ciò che hanno perduto”. Ci auguriamo che le indiscrezioni emerse ieri, secondo cui Giovanni Tria farebbe resistenza a inserire la riforma delle pensioni nella Legge di bilancio 2019, risultino infondate; siamo in attesa che Governo dia chiara evidenza delle sue intenzioni su questo tema”

Gabriella Stojan, ha ricordato al Governo che occorre un “DECRETO URGENTE per una #NONASALVAGUARDIA dei 6.000 ESODATI ancora esclusi! Come dichiarato anche oggi dal Ministro Luigi Di Maio (“L’obiettivo principale della Legge di bilancio sono i diritti dei cittadini!”) attendiamo che il Governo in carica ponga rimedio al disastro Fornero per quanti ancora attendono giustizia!” Le donne iscritte al gruppo opzione donna proroga al 2018, invece, chiedono con insistenza la proroga dell’opzione donna, così come citato nel contratto di Governo al punto 17, mentre Armiliato, amministratrice del CODS, esprime il suo sentore su quanto verrà fatto per le lavoratrici nella prossima Ldb 2019.

Pensioni 2018/2019: Vi sarà la proroga dell’opzione donna? Molti i dubbi

Giulia Molinaro e Vania Barboni in una recente intervista hanno ribadito: “Le nostre richieste , ormai note a tutti, sono quelle che tale legge venga prorogata fino al 2018 per poi diventare strutturale. Siamo state inserite nel contratto del governo al punto 17, per cui rivendichiamo che questo contratto debba essere rispettato e mantenuto”

Orietta Armiliato, ci dice in anteprima: “Credo che più che un proroga dell’Opzione Donna, orienteranno verso quota 100 il discorso del promuovere qualche azione significativa per la platea delle lavoratrici; probabilmente  troveranno il modo di agganciare un qualche riconoscimento magari in termini di minori contributi richiesti per l’ingresso, come sempre é ingiustamente stato, legato ai figli un po’ sulla falsariga dell’Ape che, stando agli annunci, dovrebbe essere cancellata”. E voi cosa vi aspettate dalla NaDef e dalla prossima Legge di Bilancio 2019?

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

13 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2018 e Def, le ultime richieste di precoci, donne ed esodati

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    28 Settembre 2018 in 8:15
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    La vedo dura e la vedo male. Se noi precoci non riusciamo quanto prima ad andare in pensione, nei prossimi anni ci becchiamo la Grecia. Allungamento degli anni e tagli a tutte le pensioni.

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    28 Settembre 2018 in 6:43
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    Adesso aspettiamoli al varco…. Sono stati previsti 10 miliardi per fancazzisti e nullafacenti e SOLO E UNICAMENTE 2,5 miliardi per le pensioni. Se tanto mi da tanto il palone ce lo hanno rifilato ben bene.
    Salvini, se così fosse, SPERO SINCERAMENTE IL CONTRARIO, vi sarete AUTOCASTRATI!
    Conviene quindi a tutti a questo punto farsi mantenere a 780 eur al mese e lavorare esentasse, visto che questo è oramai lo standard.

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    27 Settembre 2018 in 21:15
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    Ritorno possibile di ” quota 41 ” apparentemente senza restrizioni
    Quota 100 con ” restrizioni funzionali ” = paletti
    C’è da crederci ?

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      28 Settembre 2018 in 11:12
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      ALBERTO, infatti probabilmente accadrà che, piano piano, l’Italia diverrà “una Repubblica democratica fondata sull’assistenza a carico dei sempre meno che lavorano”; capirai, chi lavora già forse prende più o meno quella cifra, in più ora gliela offrono come assistenza…
      Di Maio dice che non è assistenza perché chi usufruirà del reddito di cittadinanza dovrà lavorare ben otto ore (al giorno? no) A SETTIMANA e dovrà riqualificarsi! Se, poi, rifiuta tot contratti di lavoro, allora perderà il reddito! Ma chi glieli offre, in una situazione come questa, tot contratti di lavoro? Se ci fosse chi offre tot contratti di lavoro, il problema della disoccupazione non esisterebbe!
      O io sono scemo o non capisco o …

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    27 Settembre 2018 in 21:11
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    Stanno sempre sul vago..
    Cosi si riparano il c…!!!,
    Vedremo….
    Tanto maggio è vicino!!!
    ASPETTIAMO…..!!!!

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    27 Settembre 2018 in 20:57
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    Leggo:
    “È ingiusto togliere alla pensione il misto per renderla tutta contributiva. È ingiusto che solo la mia generazione debba pagare i disastri dei precedenti governi. Trovo giusto invece che paghino anche e soprattutto chi ha usufruito dei disastri dei precedenti governi”.
    Innanzitutto partiamo dal presupposto che le pensioni della mia generazione non sono state una nostra scelta ma un OBBLIGO DI LEGGE cui siamo stati sottomessi. E IO NON CREDO CHE NESSUNO ABBIA IL DIRITTO DI FARCI SENTIRE IN COLPA PER ESSERE SOTTOSTATI AD UN CONTRATTO DERIVANTE DA UN OBBLIGO DI LEGGE DELLO STATO.
    Inoltre nessuno mette il costo dei pensionamenti “a carico di altri”: io, per la mia pensione, ho pagato versamenti onerosi come da legislazione vigente; li ho pagati per me PAGANDOLI PER LE PENSIONI DELLA GENERAZIONE PRECEDENTE; VORREI CHE LE ATTUALI E FUTURE GENERAZIONI MI RESTITUISSERO IL FAVORE PAGANDO LA MIA; ALTRIMENTI NON SARA’ STATA LA MIA GENERAZIONE AD ESSERE “A CARICO DELLE FUTURE”, MA LE FUTURE CHE, CONTRARIAMENTE A QUANTO DALLA MIA GENERAZIONE FATTO NEI CONFRONTI DELLA PRECEDENTE, NON HANNO FATTO ALTRETTANTO; naturalmente non per colpa loro ma per colpa del cambiamento da retributivo a contributivo e di chi lo ha introdotto e caldeggiato. E per colpa della non volontà (se pochi lavorano si può dare lo stipendio che si vuole, tanto “fuori c’è la fila”) o non capacità di creare politiche per il lavoro serio e a tempo indeterminato e ben retribuito.
    Forse sarebbe ora di finirla con quella che io ricevo l’impressione essere il ventilare una concezione di una idea che mi sembra rappresenti il contrario della realtà; il problema non è che i giovani devono lavorare per pagare le pensioni degli anziani, COSA SEMPRE ACCADUTA, ma che i GIOVANI, DIFFICILMENTE LAVORANO A TEMPO INDETERMINATO E CON STIPENDI SERI!
    Quindi io chiederei di indirizzare verso chi non sappia fare politiche per il lavoro i suoi commenti relativi agli anziani che “abbiano usufruito dei disastri dei Governi precedenti” come scrive il nostro.
    E che, dopo una vita di lavoro, i pensionati dovrebbero anche riscendere in campo per creare risorse al posto del Paese che non ne crea per giustificare il diritto alla loro pensione?
    Anche perché, quando la mia generazione era in servizio LE RISORSE LE CREAVA, LA SUA PENSIONE SE LA E’ STRAPAGATA (33%), E, NATURALMENTE, NON E’ CHE IL PENSIONATO POSSA UCCIDERSI PER NON PRENDERE PIU’ QUANTO IN SUO DIRITTO DA CONTRATTO FIRMATO CON LO STATO , SOLO PERCHE’ “IL PAESE” NON SA’, ATTUALMENTE, CREARE NUOVE RISORSE!
    Cari Giovani, la normalità è quella di una volta, non è utile definirla “disastri”.
    La normalità è avere un sistema pensionistico che dia una pensione decente e decentemente prima della morte, per esempio quella a retributivo, che non riduca il tenore di vita che si aveva durante l’attività lavorativa; per avere una pensione decente occorre versare contributi decenti; per versare contributi decenti occorre avere uno stipendio decente e pagato continuativamente a tempo indeterminato.
    Allora si avrà una vita decente, magari serena, ed un futuro decente, magari sereno: reclamate questo, LA NORMALITA’, come quella che ha avuto la mia generazione, invece di darvi la zappa sui piedi definendo tale normalità “DISASTRO DEI PRECEDENTI GOVERNI”!
    Il sistema retributivo è giusto, il contributivo iniquo, perché ridà solo quanto versato e, se ridà solo quanto versato, uno dovrebbe poter andare in pensione quando vuole e non solo dopo tot anni di età e di servizio; il retributivo è giusto perché, come finanziarie e banche, se io”presto”, sotto forma di contributi pensionistici, i miei soldi all’INPS, allo Stato, per decenni, qualcosa ci devo guadagnare come fanno queste; e, ai miei tempi, gli interessi per i titolo di Stato, e i mutui, si aggiravano intorno al 17%. Pensate che la mia pensione a retributivo, all’epoca, sia stata addizionata del 17% di interessi, per il mio “prestito” allo Stato?

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    27 Settembre 2018 in 20:35
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    Dalla bozza del DEF divulgata adesso
    ” Con riferimento al sistema previdenziale, verrà introdotta una nuova finestra
    per i pensionamenti anticipati senza il requisito anagrafico, attualmente in vigore
    per chi ha maturato un’anzianità contributiva di 41 anni. A questo si aggiunge il
    requisito di ‘quota 100’ come somma di età anagrafica e contributiva, con alcune
    restrizioni funzionali alla sostenibilità del sistema previdenziale. Un’attenzione
    particolare sarà rivolta alle donne, caratterizzate da una carriera discontinua. Si
    introdurranno anche le pensioni di cittadinanza, che integreranno le pensioni
    esistenti al valore della soglia di povertà relativa di 780 euro. Una parte delle risorse
    destinate alla realizzazione di misure verrà dall’abolizione delle pensioni di
    privilegio, con un taglio degli importi superiori a 4000 euro netti mensili, non
    corrispondenti alle effettive contribuzioni ”
    Ancora considerazioni generiche e di massima e nessuna certezza

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    27 Settembre 2018 in 20:26
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    Forse giusto sarebbe poter andare in pensione con tot anni di età e tot di contributi, A RETRIBUTIVO (parola considerata vergognosa ma metodo che io ritengo più giusto del contributivo, per i motivi esposti in altri commenti), CONSIDERANDO CHE DOVREBBE ESISTERE UNA ETA’ ANAGRAFICA MASSIMA dopo la quale accedere al diritto a pensione, E CHE DOVREBBE ESISTERE UN NUMERO DI ANNI DI SERVIZIO PER STABILIRE L’IMPORTO PIU’ O MENO ALTO DELLA PENSIONE; più o meno come una volta! Dopo tanti cambiamenti e confusione e differenze tra lavoro e lavoro, si dovrebbe ritornare alla NORMALITA’, COME UNA VOLTA.
    Opererei una sola riforma: separare l’Assistenza dalla Previdenza, facendo pagare l’Assistenza alla fiscalità generale, come negli altri Paesi.

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      27 Settembre 2018 in 21:03
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      Ma quali “pensioni di privilegio”: quelli si sono pagati i contributi secondo la legislazione vigente! e, ora, si vorrebbe tagliargliele per dare un reddito e una pensione di cittadinanza a chi ha versato o niente o poco! Il massimo della coerenza!
      Comunque sia ricevo l’impressione che ciò sia incostituzionale; staremo a vedere.

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    27 Settembre 2018 in 20:06
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    Bravissima l’amministratrice del gruppo Giovani, Lavoro e Pensioni. È un’INGIUSTIZIA il paletto dell’età minima ventilata per la quota 100 , devono avere una corsia preferenziale coloro che hanno piu anni contributivi. Mandare in pensione chi ha meno anni di lavoro e chiedere ancora ed ancora sacrifici a chi ne ha già all’attivo 40 ma è più giovane. La quota 100 perfetta, per eseere equa, deve riconoscere la somma 60 di età e 40 di contributi. In caso contrario spero in una fattiva mobilitazione di quanti lavoratori interessati ed ancora derubati di un loro diritto.

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    27 Settembre 2018 in 19:43
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    CONDIVIDO QUANTO DETTO DALL’AMMINISTRATRICE GRUPPO GIOVANI, LAVORO E PENSIONI:
    – MINIMO 40 ANNI DI CONTRIBUTI PER POTER ACCEDERE ALLA PENSIONE.
    – OPZIONE DONNA DOVREBBE DIVENTARE STRUTTURALE : IO RITENGO CHE POTREMMO PERMETTERE ALLE DONNE DI ANDARE IN PENSIONE A 60 ANNI CON UN MINIMO DI 20 ANNI DI CONTRIBUTI (al massimo 25 anni)

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      27 Settembre 2018 in 20:27
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      E gli eventuali 780 euro SONO ASSISTENZA!

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      29 Settembre 2018 in 23:55
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      Penso che questa volta scenderemo in piazza in tanto. io ho iniziato a 19 anni ed a fine Novembre compio 60 anni. Mi “girano” alquanto!!

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