Riforma Pensioni 2018: il manifesto del Movimento Opzione Donna

Il gruppo Movimento Opzione Donna, ha pubblicato nella giornata di ieri il suo manifesto firmato dalle due amministratrici Lucia Rispoli e Teresa Ginetta Caiazzo. Di seguito ci è sembrato doveroso riportarvelo integralmente per aggiornarvi con le ultime novità di oggi relative alla Riforma delle Pensioni 2018. Vediamo allora cosa chiede il gruppo e i tre punti del manifesto nel dettaglio.

Pensioni Opzione Donna, il manifesto del gruppo

Ecco il manifesto diviso in tre punti, vi ricordiamo che potete trovare il gruppo cercando su facebook “Movimento Opzione Donna”.

PARITA’ E SPECIFICITA’ DI GENERE: IN AGENDA OCCORRE UN IMPEGNO CONCRETO
E’ di fondamentale importanza un cambio di passo, una Politica che inizi finalmente a mettere in atto gli obiettivi ed i piani d’azione già definiti, a partire dalle Conferenze mondiali sulle donne fin dal 1975 per il progresso della condizione femminile (Città del Messico 1975, Copenaghen 1980, Nairobi 1985, Pechino 1995, New York 2000 e Milano 2015). Molto di quanto sancito è rimasto ad oggi inattuato, in particolare restano gli ostacoli all’esercizio dei diritti da parte delle donne individuati a Copenaghen nel 1980, il primo tra tutti: la mancanza di un sufficiente coinvolgimento da parte degli uomini nel migliorare il ruolo delle donne nella società. Al fine di avviare un reale cambiamento riteniamo strategico DEFINIRE UN PIANO DI AZIONE NAZIONALE VINCOLANTE DA ATTUARE che realizzi pienamente due obbiettivi indicati rispettivamente a Nairobi e a Pechino : 1) intraprendere azioni costituzionali e legali e 2) Creare meccanismi istituzionali per favorire il progresso delle donne.

Dunque un programma che dia peso ed opportunità alle Donne permettendo ad esse, in primo luogo, di esserci, almeno al pari degli uomini, senza dover rinunciare alle loro preziose specificità, a tutt’oggi ancora svalutate e trascurate. La situazione dell’Italia in quanto a Gender Gap peggiora vertiginosamente. I dati sono allarmanti:
Global Gender Gap Index 2016 : ITALIA 50° posto
Global Gender Gap Index 2017 : ITALIA 82° posto

Pochissimi ne parlano, mentre Noi vogliamo che sia affrontato questo tasto così dolente per le Donne. Quello della riduzione del gap tra uomini e donne è un programma nel programma politico per l’ampiezza della platea che interessa (le donne sono ormai più degli uomini) e per gli enormi benefici accertati che ne conseguirebbero: a livello mondiale, una riduzione del gap del 25% genererebbe maggiore ricchezza pari a 5,3 mila miliardi di dollari, quasi il triplo del nostro Pil.

a) Vanno approntate con urgenza misure per contrastare a monte la segregazione di genere nel lavoro ed il gap retributivo di genere (ad es. attraverso incentivi per le aziende che non discriminano).
b) Vanno normati i limiti effettivi da opporre ai comportamenti preclusivi verso le donne.
c) E’ necessaria un’armonizzazione tra “ tempi di vita” e “tempi di lavoro”. La sola conciliazione tra essi comporta una semplicistica sommatoria dei tempi , se non una loro disumana “dilatazione”.

E’ indispensabile pertanto definire una scala di valori riferiti alla qualità e alla quantità del tempo. Il tempo delle donne non può essere illimitato e soprattutto impiegato in prevalenza in attività solo faticose e non gratificanti “di servizio”, anche al fine di poter vivere e lavorare in buona salute.  Gli sforzi emancipativi delle donne sul piano culturale, economico e lavorativo, vengono ancora oggi più o meno apertamente contrastati ed è questo che in primo luogo deve essere combattuto. Pertanto:

d) Va attribuito un valore al contributo delle Donne alla società. Esso dev’essere quantificato e qualificato. Questo riconoscimento è dovuto alle donne nel corso della loro intera esistenza e della loro vita lavorativa e post-lavorativa. Non dev’essere più tollerato alcuno sfruttamento delle donne, né atteggiamento pressapochista, nè alcun approccio sommario che sovente giunge proprio dagli ambienti politici. La tutela dei diritti delle donne, quelli raggiunti da difendere e quelli da raggiungere, è troppo importante per poter essere ancora affidata ad incompetenti o a marpioni. Non è più tollerabile che lo specifico contributo femminile alla Società, soprattutto quello intellettuale, risulti ancora svalutato e sottovalutato in Italia molto più che negli altri Paesi europei, sia esso nell’ambito del lavoro stabile retribuito, sia esso nel più ampio campo della cultura, delle libere professioni, dell’arte, della stessa politica.

e) Dev’essere messa a sistema una costante e vigile attività di monitoraggio e controllo nell’intento di stabilire e/o attualizzare i reali bisogni delle donne, ma anche al fine di verificare e valutare l’impatto di ogni nuova iniziativa intrapresa nei confronti delle donne.  Sfuggono infatti del tutto gli impatti sulle donne derivanti da iniziative intraprese sia dai governi nazionali che dalle amministrazioni locali all’insegna della “parità di genere” (un caso è proprio quello di Opzione donna) . I relativi benefici, una volta accertati, imporrebbero una stabilizzazione e/o un potenziamento di tali iniziative. Altrettanto dicasi per i risultati talora negativi che, una volta accertati, ne imporrebbero invece la sospensione in quanto possono addirittura ritorcersi contro le Donne.

 E’ NECESSARIO ESSERE VERAMENTE CON LE DONNE: CIO’ EQUIVALE AD AVVIARE UN PROGRAMMA IN CUI LE DONNE SIANO FINALMENTE PROTAGONISTE CON UN LORO CONTRIBUTO ORIGINALE.

Dando loro il più possibile voce, presenza e rappresentatività in ambiti attinenti ai bisogni ed alle esigenze di vita e di progresso dell’intera collettività. La società ha bisogno di questa Politica e della maniera femminile per praticarla, vale a dire tenendo conto di quello specifico femminile che è fatto di inclusività, di accoglienza, di nutrimento, di cura e di difesa, di intelligenza ad ampio raggio e di pragmatismo.

Pertanto, vogliamo avanzare infine una proposta : affidare alle donne la gestione di un ambito culturale e politico strategico per il nostro Paese, ribaltando il concetto di “cura” al di là e ben oltre l’ambito socio-familiare privato nel quale essa è stata finora relegata come attitudine femminile;  AFFIDARE ALLE DONNE LA “CURA” DELLA QUALITA’ DEI CONTESTI AMBIENTALI, ANCHE PER POTERLI TRASMETTERE IL PIU’ POSSIBILE INTEGRI ALLE GENERAZIONI FUTURE. Rimettere la questione della qualità ambientale al centro dell’attenzione delle politiche e degli interventi al fine di migliorare la qualità complessiva dell’ambiente urbano, territoriale, amministrativo, non solo permette che i territori, e con essi, le città, tornino a soddisfare i bisogni di tutte le fasce di popolazione , ma fa sì che divengano COMPETITIVI ed intercettino in tal modo flussi economici ed investimenti.

Dunque la “CURA”come azione permanente sull’esistente (la “manutenzione”, il “miglioramento e l’ efficientamento”, la “ristrutturazione e riorganizzazione”), necessaria nei vari ambiti e contesti, incluso quelli amministrativi, ed estesa al territorio e all’ambiente fisico, mettendo al bando lo spreco e attuando la piena sostenibilità anche economica, rappresenta il BISOGNO OGGI PIU’ URGENTE ED ATTUALE AL QUALE LA POLITICA DEVE RISPONDERE e le Donne in questo costituiscono un esercito di esperte competenti e titolate. Il loro esserci è “la cura” per eccellenza, proprio per le specificità di cui sono portatrici. E’ NECESSARIO oggi che questa presenza e modalità femminile, che punta diretta a ricostituire armonia e bellezza, si manifesti e si esprima. AFFIDARE ALLE DONNE LA “CURA” DELLA QUALITA’ AMBIENTALE A TUTTO TONDO, FARE UNA CORAGGIOSA ED OPPORTUNA SCELTA di “genere” , che finalmente dia presenza e rappresentatività determinante alle donne almeno in uno specifico ambito di competenza, significa aprirsi realmente ad un’opportunità storica che va assolutamente còlta (si inizi anche con il destinare i QUINDICI MILIARDI ANNUI che l’Italia ancora investe per le energie fossili, ALLE ENERGIE RINNOVABILI ).

LA PREVIDENZA FEMMINILE: UN TEMA DA AFFRONTARE AD OGGI COLPEVOLMENTE IGNORATO

Un concreto segnale di attenzione alle Donne che riteniamo debba essere dato è in primo luogo la garanzia di un impegno in ambito previdenziale. La questione della previdenza femminile è divenuto un tema urgente da affrontare per l’assurda condanna decretata nei confronti delle donne dalla riforma Fornero e per la successiva colpevole scelta di inerzia e l’ulteriore danno procurato ad esse negli ultimi anni dal governo uscente.  Il governo uscente ha peggiorato ancor di più la condizione delle donne non solo decidendo arbitrariamente di non prorogare Opzione Donna, unica misura che permetteva un accesso più equo per le donne alla pensione, ma ha addirittura avviato iniziative ghettizzanti, di tipo assistenziale e non previdenziale, rivolte ad una platea ridottissima di donne sessantatreenni, disoccupate ed in particolare stato di bisogno, uniche a poter anche beneficiare di una “forma di risarcimento” al lavoro di “cura” e alla maternità. Questo senza considerare minimamente che tale lavoro è condotto per l’intera vita su più fronti da tutte le donne.

Quello di Opzione Donna è un caso in cui la norma non è stata applicata nell’ interesse delle donne, com’era doveroso e dovuto. Si è solo mirato alla conclusione impropria ed immotivata della sperimentazione. C’è stata una gestione arbitraria e non trasparente dei fondi, è stata inserita la “cristallizzazione” come diritto generalizzato provocando danno alle vere potenziali optanti a cui non sono seguiti i necessari approfondimenti e revisioni, non è stata condotta l’indagine sull’impatto della sperimentazione obbligatoria per legge .

Pertanto:
a) Noi continuiamo a chiedere, come abbiamo fatto finora, la PROROGA DI OPZIONE DONNA AL 2018 come diritto che è stato negato alle donne perché si giunga al più presto alla sua necessaria approvazione;
b) Riteniamo altresì indispensabile che venga introdotta e regolamentata una STABILE FLESSIBILITA’ nell’accesso alla pensione delle Donne che garantisca in maniera permanente la possibilità per esse di uscire dal mondo del lavoro non oltre i sessant’anni .

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

One thought on “Riforma Pensioni 2018: il manifesto del Movimento Opzione Donna

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    5 Febbraio 2018 in 13:22
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    Dire al ex ministro fornero vai al lavoro a 63 anni con 38 anni di contributi e capirai e non piangere

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