Riforma pensioni 2018, quota 100 e 41 inutili per gli ‘invisibili’, appello al Governo

Le ultime notizie ad oggi sulla riforma pensioni 2018 ci arrivano da una testimonianza toccante che ci ha rilasciato in esclusiva Gabriella Stojan, un’esodata, che ci rende partecipe del suo dramma, che l’accomuna, in parte, ad altre 6000 persone. Quei cittadini che da normali, ci dice sono diventati post Riforma Fornero ‘ invisibili e reietti’.

Quelle persone, famiglie- ci spiega- per le quali la soluzione non può essere né quota 100, né quota 41: “nessuna possibilità di raggiungere altri traguardi pensionistici essendo ormai fuori dal mondo del lavoro da anni, con la nostra contribuzione ferma e quindi impossibilitati a raggiungere ipotetiche “quote 100” o 41 anni di contributi o altre opzioni che sono applicabili solo a chi ancora lavora”.

Poi un accorato appello al Governo che dovrà guidare il Paese: ” Si conta quindi sul nuovo Governo per riportare la giustizia nelle esistenze di tutti noi”, e aggiunge, ” Non abbiamo mai smesso di farci sentire e contiamo che i nuovi equilibri parlamentari riescano a sanare questa palese ingiustizia che si trascina da troppi anni, nell’indifferenza generale e nella lenta sparizione della nostra causa anche agli occhi dell’opinione pubblica che pensa la “questione esodati” magari sia risolta da tempo, mentre è invece ancora ben aperta e sanguinante. Nessuno ci potrà mai risarcire del danno subito, ma, almeno, pretendiamo che ci venga resa finalmente giustizia per poter invecchiare in pace“. Di seguito la storia di Gabriella.

Riforma pensioni 2018, il calvario previdenziale dell’esodata Gabriella

“Questa è la mia storia. Non è stata la storia di tutti. Ma se il nostro dramma non viene risolto entro quest’anno, potrebbe diventare anche quella di molti altri. Sono un’esodata che da anni “vive di niente”. Non ho nemmeno più memoria di cos’era la mia vita ante il passaggio della legge Fornero.

Ho superato ormai i 60 anni: un traguardo che dovrebbe significare l’approdo a una serena vecchiaia in cui godersi gli anni residui senza ansie e patemi d’animo, curando la salute via via più malferma, godendosi le amicizie e magari qualche svago che ai tempi del lavoro continuativo non ti sei potuta concedere e scivolando tranquillamente verso la fine, magari facendo qualche soddisfatto bilancio della vita trascorsa”.

Riforma pensioni, come sono mutati i requisiti di accesso per le donne?

“Quando ho iniziato a lavorare -ci dice affranta-  le donne andavano in pensione a 55 anni, invece quest’anno ne compirò 61 e sono senza né lavoro né pensione e vivo di stenti da ormai 7 anni. Nel 2010 sono incappata in un incidente stradale e una lunghissima malattia.

Dopo 6 mesi l’azienda mi ha licenziato e mi sono ritrovata, disabile e disoccupata a fare i conti con la sopravvivenza. Per più di un anno non ho percepito neppure la disoccupazione, visto che si può essere licenziati da malati, ma per percepire la disoccupazione si deve essere sani! Quindi il prosciugamento di ogni fondo accantonato e, alla chiusura della malattia (un anno dopo), la prospettiva di un solo anno di disoccupazione, terminato il quale, il nulla.

Mentre cerco di rimettere insieme i cocci di un’esistenza che a quel punto fa acqua da tutte le parti (economiche, professionali e di salute) e ormai avendo largamente superato la cinquantina, passa come un bombardamento sulle già macerie della mia vita la legge Fornero e mi vedo dalla sera alla mattina la pensione allontanata di altri 7 anni in un colpo solo.

Ho pensato seriamente al suicidio. Mi sono domandata come fosse possibile fare un’azione così criminale e retroattiva su persone come me senza lavoro né reddito e che arrancavano per raggiungere un obiettivo che veniva brutalmente allontanato, lasciando nel mezzo un baratro senza fine nel quale era impossibile, per quanto mi dibattessi, non cadere”.

Pensioni, così nascono i comitati degli esodati

“Da lì un calvario infinito, parallelamente, di ricerca di lavoro – innumeri porte sbattute in faccia, etichette di “fuori mercato” e “non più ricollocabile”(per forza… alla mia età avrei dovuto essere in pensione!),  tentativi di coinvolgimento dei sindacati, denunce alle istituzioni pubbliche – e per il riconoscimento di un diritto che mi era stato strappato per il quale cominciavano a combattere i costituitisi “comitati degli esodati”.

Esodato: nasceva questo strano termine dal sapore un po’ biblico che speravamo non avrebbe proiettato anche noi per 40 anni a vagare nel nostro deserto personale. Vagare che infatti per migliaia come me ancora non è terminato.

Dopo tante lotte, tanta disperazione, alti e bassi di illusione e delusione, la salute già malferma che rovina paurosamente, gli amici che si rarefanno (la povertà è la lebbra moderna), il fare i conti con i debiti che si accumulano, lo Stato che ignora bellamente il diritto alla sopravvivenza di una cittadina che per decenni lo ha sostenuto pagando le tasse fino all’ultimo centesimo e che si tiene in ostaggio i tuoi contributi (un accantonamento pluriennnale che ti metteva tranquilla per il futuro e che si rivela una truffa), la percezione di un tradimento, la perdita della fiducia nell’esistenza di uno Stato di diritto e le difficoltà quotidiane, incessanti per le quali non esistono giorni di riposo né di pausa.

Riforma pensioni, quali le soluzioni proposte fino ad oggi dal Governo?

“Solo, a sollievo di questa tragedia- prosegue Gabriella- l’incontrare nel deserto ogni tanto qualche altro disperato errante e rispecchiarsi nella stessa vita di stenti di chi una volta era un cittadino normale e ora è diventato, come te, invisibile e reietto. A parziale rimedio dell’iniqua manovra Fornero (le pensioni non avevano nulla a che vedere, visto che l’obiettivo dichiarato era fare bancomat sulla pelle dei cittadini) cominciano a essere varate limitate salvaguardie (altro termine che cala come l’immagine di un appiglio che ti permetterà di uscire dall’incubo, di tornare a una vita normale in cui ritroverai l’equilibrio dei valori e delle urgenze che è stato totalmente stravolto).

Però, a ogni salvaguardia che passa – nonostante tu abbia i requisiti previsti di “licenziata ante Fornero” – sempre vedi paletti che lasciano quelli come te discriminati, gli anni di agonia scorrono faticosi, un eterno bastone con una carota che sempre si allontana, speri sempre che ne venga varata un’altra per accogliere gli esclusi, ogni volta la salvaguardia viene ventilata come “definitiva”, “tombale” (e ti si accappona la pelle al pensare che tombale per te lo sarà se sarai esclusa): quarta, quinta, sesta, settima… poi finalmente hai i requisiti per l’ottava: giubilo!

Finalmente hanno compreso anche la tua categoria, finalmente anche tu potrai ricominciare a vivere, potrai schiacciare nuovamente il tasto “play” di una esistenza che sta in uno stand by asfittico da anni. Certo, sei invecchiata e malandata nel frattempo, però la speranza ti riaccende la voglia di non disperare. Invece ti arriva la risposta dell’INPS: “domanda respinta”. Ecco. E questa volta è davvero tombale. I fondi stanziati per gli esodati dirottati per altri fini. La questione è chiusa. Per te – e per le altre migliaia che sicuramente sono ancora fuori – non c’è più speranza. La lotta fino all’ultimo è stata inutile”.

Riforma pensioni 2018: la rabbia ed il cambio di voto

“Ancora si lanciano appelli nelle more degli ultimi giorni della Legge di bilancio 2017, su giornali e TV si cerca di far sentire la propria voce, ma niente. Il sipario cala e la recita è finita. Peccato che fosse la tua vita reale. Siamo arrivati al 2018 e capisci che quelli come te sono stati dimenticati, sacrificati. La legislatura è arrivata al termine e ora ci saranno le elezioni.

Bene: sicuramente chi è responsabile di questo disastro non avrà né il tuo voto né quello di tutti gli altri, anche dei salvaguardati che tanto hanno penato e delle loro famiglie, di quelli costretti ancora al lavoro sfiniti, dei disoccupati a causa della crisi lasciati allo sbando. E così l’esito elettorale è deflagrante. Ci voleva tanto a immaginarlo? Certamente no. Sarebbe bastato ascoltare quanti avevano pagato un prezzo esagerato e ingiusto dopo una vita di lavoro. E che pure avevano gridato a gran voce.

Poche forze politiche mettono nel programma elettorale e si spendono in prima persona per la necessaria NONA SALVAGUARDIA, per portare finalmente a destinazione i disperati che ancora vagano dispersi, sicuramente più di 6.000 persone (e quindi famiglie) che, per paletti anagrafici, sono stati esclusi da un diritto in barba all’uguaglianza costituzionale dei cittadini di fronte alla legge.

Ovvio che il mio voto vada in quella direzione. Nella direzione di chi, insieme alle altre urgenze nazionali, nei progetti mette la nostra condizione tra le priorità non sacrificabili”

Riforma pensioni 2018 e quota 41: necessaria ora la nona e definitiva salvaguardia

Poi in conclusione l’accorato appello al Governo che verrà, affinché non dimentichi gli esodati e non deluda nuovamente le aspettative di questi cittadini, elettori, stufi di stare nell’ombra, che non chiedono regali, ma reclamano un diritto e invitano al buonsenso. “Si conta quindi sul nuovo Governo per riportare la giustizia nelle esistenze di tutti noi- ci dice- che non abbiamo nessuna possibilità di raggiungere altri traguardi pensionistici essendo ormai fuori dal mondo del lavoro da anni, con la nostra contribuzione ferma e quindi impossibilitati a raggiungere ipotetiche “quote 100” o 41 anni di contributi o altre opzioni che sono applicabili solo a chi ancora lavora.

Non abbiamo mai smesso di farci sentire e contiamo che i nuovi equilibri parlamentari riescano a sanare questa palese ingiustizia che si trascina da troppi anni, nell’indifferenza generale e nella lenta sparizione della nostra causa anche agli occhi dell’opinione pubblica che pensa la “questione esodati” magari sia risolta da tempo, mentre è invece ancora ben aperta e sanguinante.

Nessuno ci potrà mai risarcire del danno subito, ma, almeno, pretendiamo che ci venga resa finalmente giustizia per poter invecchiare in pace. E per questo non smetteremo di lottare fino alla salvezza dell’ultimo di noi.” Ringuraziamo di cuore Gabriella per la sua toccante testimonianza e se volete vi invitiamo a condividere l’articolo sui social per far conoscere questa realtà!

 

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

7 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2018, quota 100 e 41 inutili per gli ‘invisibili’, appello al Governo

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    25 Giugno 2018 in 11:45
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    Ma per chi ha già da un pezzo raggiunto quota 100(106) e va in pensione prima con la fornero potrà avere il rimborso dei anni persi?

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    26 Marzo 2018 in 11:52
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    Uomo di 62 anni a giugno ,non rientrato nellottava per soli 23 giorni,e nella situazione di Gabriella.
    Non possono scordarsi di noi rimasti fuori (circa 6000) le quote non sonno ammissibili per noi senza stipendio e pensioni e fuori da sette anni dal mondo del lavoro.
    Armi amici di forza e coraggio e a combattere davanti si palazzi al più presto.
    Ai salvaguardati, se possono ci diano una mano a tenere alto il nostro problema.

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    25 Marzo 2018 in 0:24
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    A tutti i 100isti e a tutti i 41isti, non pensiamo solo a noi che abbiamo ancora – ringraziando Dio – il lavoro/posto fisso mediante il quale “speriamo” di accumulare il sempre piu’ alto numero di contributi necessari per arrivare ad una ipotetica pensione ..!!
    Ricordiamo … che nel mondo, ci sono diverse nazioni messe non meglio di noi (anzi ..) ma che comunque ritengono sufficienti 25 anni di contributi ..!! altre che ritengono che a 55 si possa/debba comunque avere una pensione – da lavoratori o da cittadini ..!!
    Viviamo nella nazione che dice di ospitare il “VICARIUS FILII DEI” … e nella quale, oltretutto, vengono pagate tasse quanto se non piu’ alte della Svezia ma che dal 2011, fa soffrire persone come Gabriella Stojan …

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    24 Marzo 2018 in 17:05
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    ASPETTIAMO CON ANSIA IL PROV VEDIMENTO CHE RIGUARDA:

    A) QUOTA 41 PER TUTTI INDIPENDENTEMENTE DALL’ETA’ ANAGRAFICA;

    B) QUOTA 100 (SOMMA ETA’ ANAGRAFICA E ANZIANITA’ CONTRIBUTIVA) :
    – 60 anni di età e 40 anni di anzianità contributiva;
    – 61 anni di età e 39 anni di anzianità contributiva;
    – 62 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva;
    – 63 anni di età e 37 anni di anzianità contributiva;
    – 64 anni di età e 36 anni di anzianità contributiva;
    – 65 anni di età e 35 anni di anzianità contributiva.

    40 e 41 anni di anzianità contributiva non si raggiungono facilmente.
    Saluti.

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    23 Marzo 2018 in 19:30
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    OCCORRE FAR APPROVARE QUOTA 100 SENZA LIMITI DI ETA’ , OBBLIGANDO COLORO CHE ACCETTERANNO TALE REQUISITO DI PENSIONAMENTO A CESSARE QUALSIASI ATTIVITA’ LAVORATIVA, PENA DECADENZA DEL BENEFICIO E RESTITUZIONE DELLE SOMME RISCOSSE. COSI’ FACENDO SI CREEREBBERO NUOVI POSTI DI LAVORO E POSSIAMO EVITARE DI APPLICARE IL DIRITTO DI CITTADINANZA CHE E’ TROPPO ONEROSO E INCONTROLLABILE.

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    23 Marzo 2018 in 12:38
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    Cara Gabriella io sono un over 61 esodato escluso da ottava salvaguardia per 2 mesi , scrivo tutti i santi giorni la mia situazione su tutti i forum e non mi arrendo . Continuero’ cosi’ fino al mio ultimo giorno di vita !!! Viviamo in una sorta di Burundi d’Europa!!!!

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