Riforma pensioni 2018, ultimissime Brambilla (Lega): la controriforma in 5 punti

Le ultimissime novità al 6 aprile 2018 sulla riforma pensioni ruotano intorno ai desiderata dei lavoratori che puntano l’attenzione sulle consultazioni al Quirinale nella speranza si arrivi quanto prima alla formazione  del nuovo Governo e ad una modifica sostanziale della riforma Fornero, così come promesso in campagna elettorale. Le ultime dichiarazioni in merito sono quelle di Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali che da 20 anni si occupa di pensioni e protezione sociale, che suggerisce di cambiare l”ingessatura’ della Fornero in 5 passaggi.

Riforma pensioni 2018, tra abolire ed il fare in mezzo vi è il mare!

Ormai è chiaro ai più che abolire completamente la riforma è pura utopia, i moniti giunti dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale fanno ben comprendere come sia possibile al più continuare sulla linea delle modifiche alla riforma. Cambiamenti che spiega Brambilla, che ha redatto il capitolo previdenziale della Lega Nord, sono comunque già iniziati con i precedenti Governi, che  hanno dovuto correggere le profonde storture di una legge eccessivamente rigida.

Spiega Brambilla il grosso problema della Riforma è stato ” l’introduzione di un forte innalzamento dell’età pensionabile che nei casi limite arriva addirittura a circa sei anni, fatto mai accaduto nella lunga storia di riforme da Amato, Dini, Prodi, Berlusconi “. Poi prosegue enunciando le criticità di una riforma che definisce ‘cattiva e sbagliata’ ma non eliminabile in toto: ” ha stabilito inoltre l’eliminazione della pensione di anzianità o di vecchiaia anticipata con l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva; imponendo l’indicizzazione dell’anzianità contributiva alla speranza di vita”. Errore, aggiunge critico,  gravissimo, in quanto così facendo si è ingessato il sistema delle uscite, per accedere alla quiescenza, ricorda, servono oggi  66 anni e 7 mesi di età  oppure una anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per i maschi e 41 anni e 10 mesiper le femmine con enormi ripercussioni negative per i cosiddetti precoci cioè quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età. Inoltre da gennaio 2019, per l’aumento dell’aspettativa di vita,  si dovranno aggiungere ulteriori 5 mesi di aumento  sia ai contributi quanto all’età. Così afferma conscio che qualcosa vada pur cambiato “di questo passo tra pochi ani occorrerà avere 45 anni di anzianità contributiva, requisito che non è richiesto da nessun sistema pensionistico Ocse”.

 Riforma pensioni: tanto già fatto, ma possibili 5 ulteriori step

Sebbene sia sempre stata considerata intoccabile in realtà sulla riforma Fornero si è già messo mani in più punti, ricorda a Panorama Brambilla, della Lega: I governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno dovuto correggerla con otto salvaguardie di cui hanno beneficiato oltre 130 mila lavoratori andati in pensione con le regole pre Fornero, e con l’Ape Social che ne salvaguarderà altri 45 mila circa. In totale più di 175 mila lavoratori sono stati esentati dalle rigidità Fornero.” Poi spiega nell’ultima Legge di bilancio sono stati inventati i lavori gravosi pur di ampliare ancora le persone da salvaguardare, e creando, aggiunge, un marasma nella giungla previdenziale ove ogni lavoratore torna ad avere regole diverse. Così facendo, sembra concludere contrariato, sono stati erosi già il 20% dei risparmi che la legge Fornero aveva assicurato.

L’unico modo per poter umanizzare la Riforma cercando di non fare troppi danni e tenendo in piedi il sistema potrebbe essere quello di creare uno schema universalistico flessibile uguale per tutti , eliminando dunque tutte le misure ad hoc fatte fino ad oggi, che hanno creato solo disparità. Bisognerebbe premiare chi ha lavorato a lungo, permettendo di poter accedere al pensionamento in modo flessibile tenendo conto dello stato di salute, della situazione famigliare e delle condizioni generali che possono incidere positivamente o negativamente sulle decisioni del lavoratore stesso. “Insomma l’uomo non è una confezione di alimenti con una precisa scadenza“, dice convinto. Ecco il possibile schema flessibile da mettere in atto nella prossima Riforma delle pensioni.

Pensioni, Lega: Brambilla e  la controriforma in 5 punti

Ecco i cinque principali cambiamenti alla Riforma Fornero che a detta di Brambilla, Lega, permetterebbero di creare uno schema flessibile e sostenibile di uscita flessibile.

  1. consentire il pensionamento di vecchiaia anticipata con quota 100, ma raggiungibile  a partire dai 64 anni di età anagrafica e almeno 36 anni di contributi , questo permetterebbe, dice, di introdurre una flessibilità in uscita tra i 64 e i 70 anni. La pensione, precisa, verrà calcolata con il metodo contributivo per i versamenti decorrenti dal gennaio1996;
  2. permettere il pensionamento con 41 anni di anzianità contributiva. Ma non per tutti come i precoci ambivano. i paletti per potervi accedere sarebbero: non più di due anni di contribuzione figurativa,  l’anzianità contributiva sarebbe svincolata dalla aspettativa di vita ma l’assegno pensionistico sarà calcolata applicando il calcolo contributivo sull’anzianità contributiva decorrente dal gennaio 1996 .
  3. la contribuzione per la previdenza a carico degli iscritti alla gestione separata è ridotta dalla stessa data al 24 per cento di cui un terzo a carico del lavoratore e due terzi del committente, oltre alle aliquote per le prestazioni temporanee (malattia, maternità, disoccupazione) e Inail.
  4. le pensioni di invalidità dovranno essere unicamente certificate  dalla commissione medica mista Inps- Inail. A quanti verrà certificata sarà corrisposto un assegno di invalidità equiparata alla pensione minima 508 euro
  5. Reintroduzione dal 1° gennaio 2019  dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione. Nello specifico del 100 per cento fino a tre volte il minimo, 90 per cento da tre a cinque volte il minimo e 75 per cento oltre cinque volte la prestazione minima.

Per attuare questo schema flessibile, che temiamo  non sarà condiviso da molti che avevano inteso quota 100 e quota 41 senza paletti, è stato stimato un costo massimo  di 50 miliardi in 10 anni, un costo sostenibile, sostiene Brambilla. Voi cosa ne pensate di queste proposte di revisione della Fornero? Ditecelo qui sotto!

 

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