Riforma Pensioni 2019 e donne ultim’ora: Boeri e Damiano lanciano l’allarme

Riforma Pensioni 2019 e donne ultim’ora: Boeri e Damiano lanciano l’allarme

Le notizie sulla Riforma delle Pensioni 2019 dell’ultima ora arrivano da Tito Boeri, presidente dell’INPS che lancia nuovamente un’allarme sui costi della manovra per finanziare quota 100 e opzione donna. Si rischia fino a 14 miliardi di spese in più nei prossimi 10 anni. Di avviso simile anche Cesare Damiano che in una nota stampa spiega che nella manovra delle pensioni sarà impossibile coprire i costi di opzione donna.

Riforma Pensioni ultim’ora: Boeri, ‘la spesa pensionistica aumenterà’

In audizione in commissione Lavoro della Camera oggi 18 ottobre 2018 il Presidente dell’INPS Tito Boeri ha commentato la riforma delle pensioni 2019, lanciando l’allarme sui costi: “Le misure sulle pensioni ipotizzate dal Governo (“quota 100”, opzione donna, conferma dell’Ape sociale e mancato adeguamento della speranza di vita) avrebbero un impatto di 140 miliardi in più di spesa nei primi dieci anni”. Boeri ha sottolineato poi che nel primo anno ci sarebbe una maggiore spesa stimata in 7 miliardi, con successivi aumenti di 11,5 mld nel 2020 e di 17 mld nel 2021.

Riforma Pensioni 2019, Damiano: ‘Impossibile coprire i costi di Opzione Donna’

Nella mattinata di oggi è intervenuto anche Cesare Damiano del PD che ha mostrato preoccupazione sulla manovra delle Pensioni: “Per il momento abbiamo solo il Documento Programmatico di Bilancio che il Governo ha inviato a Bruxelles. Si tratta di una ‘griglia’ ancora generica nella quale emergono alcune prime indicazioni: per la Quota 100 vengono stanziati 6,7 miliardi e la stessa cifra per Reddito e Pensione di cittadinanza”.

“Gia’ cosi’ – continua – le risorse appaiono molto esigue, ma, quello che sorprende, e’ che nelle dichiarazioni alla stampa il Governo annuncia altre misure, non contenute nel Documento, come il prolungamento della sperimentazione di Opzione Donna, che costano miliardi. Come verranno coperte? Che fine ha fatto la promessa di risolvere anche la questione della nona salvaguardia degli esodati? E che fine hanno fatto i 41 anni di contributi che, da soli, sono stati valutati dall’INPS, nella scorsa legislatura, con un costo pari a 6 miliardi all’anno?

Questi interrogativi verranno sciolti, almeno lo speriamo, con i dettagli della legge di Bilancio e nel complesso dibattito parlamentare. L’importante e’ raccontare la verità. Intanto una buona notizia: la marcia indietro del Governo sulle pensioni d’oro. Pare che venga abbandonata la strada, pericolosa e anticostituzionale, del ricalcolo retroattivo dell’eta’. Pare che si torni all’ipotesi del contributo di solidarieta‘, che avevo suggerito già dall’inizio. Ci auguriamo che sia vero”, conclude.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

13 pensieri su “Riforma Pensioni 2019 e donne ultim’ora: Boeri e Damiano lanciano l’allarme

  1. Certo Matteo, uno, cui era stata promessa l’abolizione della legge Fornero, può anche non approfittare di quota 100, perché, contrariamente a ciò che si era creduto, non essendo abolita la legge Fornero, quota 100 diviene “pensione anticipata” e ti penalizza; certo, uno può anche non aderire; ma può anche prendere atto del fatto che, in pratica, deve comunque andare con la legge Fornero, se non vuole una pensione con importo tipo reddito di cittadinanza e, quindi, a mio parere, la promessa non è stata mantenuta, perché sempre fino a 67 anni deve lavorare, se vuole la pensione come quella che SI PROMETTEVA DI ABOLIRE!

  2. Quelli che sono i sacrosanti diritti di chi ha versato MILIARDI nelle casse dell’inps per oltre 40 anni possono essere CALPESTATI, 1,5 miliardi per piantare alberini e abbellire i marciapiedi ,VEDI MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO SUL BLOCCO DEI FONDI DESTINATI ALLE OPERE DI RIQUALIFICAZIONE DEI COMUNI , QUINDI OPERE NON DI VITALE IMPORTANZA!!! , esistono .
    Perchè BCE, banche, boeri, fornero, confindustria non si lamentano di cio’ ?????
    Questo la dice lunga sulla fine che noi pensionandi faremo.
    CHE VERGOGNA!!!

  3. ma in tutte queste esternazioni, a noi precoci inascoltati vessati boicottati serve sapere immediatamente della certezza dell’eliminazione dell’ADV 2019 senza finestre.

  4. Buona sera,
    Voi avete votato costoro? Una gabbia di matti, Cambiamento di cosa?? il conto corrente., quello è sicuro..
    VergognateVI..

    ROMA. Sale di livello lo scontro tra Lega e 5Stelle sul decreto fiscale, dopo la furia di Di Maio che in tv ha parlato di un testo manipolato annunciando addirittura una denuncia in procura. In mattinata era stato il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, a smontare le accuse M5S. “Decreto manipolato? Lo conoscevano tutti”, ha detto. Ma poi è sceso in campo direttamente Matteo Salvini. Ed è scoppiata una lite perfino sulla convocazione del prossimo consiglio dei ministri. Con il premier che lo annuncia per sabato e Matteo Salvini che lo esclude. E il presidente del Consiglio che reagisce: “Salvini? Il premier sono io”
     
    Salvini scarica Di Maio

    In mattinata fonti dei 5Stelle parlano di una riunione del governo già domani, per rivedere il testo del decreto fiscale, quello finito nel mirino di Di Maio perché sarebbe stati introdotti lo scudo fiscale e la non punibilità per chi evade. Ma Matteo Salvini stoppa l’ipotesi di un consiglio dei ministri: “Io domani sono in Trentino. Non possiamo rifare il consiglio dei ministri ogni quarto d’ora. Quando prendo un impegno, quando firmo un contratto con Di Maio e con gli italiani, lo mantengo. Quando approvo un decreto lo mantengo. Non possiamo ricominciare tutto daccapo. Non si può costruire di giorno e smontare di notte”.Condono, ecco il testo che secondo Di Maio è stato manipolatoMa Salvini non si limita a questo e sembra ironizzare sull’alleato pentastellato, come quando allude alle scie chimiche: “Non ci sono regie occulte, invasioni degli alieni o scie chimiche. Questo è un governo che non ha timidezze, problemi o complotti contro. In consiglio dei ministri c’erano tutti, non c’ero solo io”. E poi, in un crescendo ironico: “Stiamo per essere attaccatidall’Europa: se diciamo che il decreto è stato modificato la sera per la mattina da Batman o da Robin, è un problema”. Insomma, la lite è tutt’altro che chiusa. E dice no anche a un vertice di maggioranza: “No, son qua – dice parlando da Trento – domani inizio a Cles la mattina e finisco a Trento a tarda notte. Sabato mattina sono a Cernobbio.
    Domenica ho il derby, entro in clima derby e non posso occuparmi di altro…”.

  5. a fronte della nuova esternazione di boeri una domanda sorge spontanea in tutti noi…. ma i nostri contributi, IN CHE MANI SONO ?
    A cadenza oramai settimanale le sue esternazioni sul buco dell’INPS variano da 100, 104, 110, 18, 10, 8, 100, 140 miliardi. ci chiediamo quindi: perchè non vengono diffusi PUBBLICAMENTE i dati della popolazione italiana , ovviamente raggruppati, per far sì che anche noi , con un semplice pallottoliere riusciamo a fare 2 conti ?

  6. Non capisco il problema: quattordici miliardi in più l’anno per erogare le pensioni. Chiaro, erogare le pensioni costa, COME COSTA OGNI MESE VEDERSI DECURTARE I CONTRIBUTI PER L’INPS AL LAVORATORE! Allora, perché verso i contributi? Per andare in pensione e morire dopo pochi anni, ammesso che ci arrivi? No, li verso per godermi un po’ più di anni da ancora autosufficiente e non da vegetale in attesa di morte.
    Allora, io pago i contributi, che sono tanti, in totale 33%, i più alti del mondo, e l’INPS paga le pensioni, quello che normalmente costano; chiaro che se, per una legge precedente, secondo la mia impressione iniqua, ci si era abituati a pensare che uno versava i contributi col rischio di non prendere la pensione quattordici miliardi annui SEMBRANO pesare!
    Ma, se io vado dal pizzicagnolo e PAGO PER UN CHILO di pecorino di Pienza, quello poi non può dirmi che me ne dà solo tre etti perché a lui il pecorino di Pienza gli costa Tot!
    Peraltro, 14 miliardi l’anno, 140 in dieci anni, non sono poi tanto; se ben ricordo la manovra del Governo PD, tra bonus bebè, bonus 500 euro ai diciottenni, bonus 500 euro agli insegnanti, 80 euro a certi lavoratori e riduzioni fiscali per le assunzioni a tre anni, non ricordo come si chiamava la legge, era, salvo errori, costata intorno ai 20, 25 miliardi annui! Senza servire quasi a niente, a posteriori, forse, si può dire.

  7. Buon giorno,
    semplicemente schifato.

    Sono questi i signori che devono decidere sulla vita di persone che lavorano da quasi mezzo secolo, dando indicazioni di chi può andare e di chi no?? ma siamo matti…
    Follia pura!
    Combatterò per tutte queste ingiustizie subite, in tutte le sedi giuridiche possibili. anche da solo.
    E’ ora che questi signori da poltrona la smettano di giocare con la mai vita di persone, donne e uomini che hanno creato questo paese
    da zero. basta.
    Vergogna..
    Lascio a Voi, lettori/elettori, l’ardua sentenza.. Grazie..

    Scandaloso.

    “Maroni e Salvini sapevano dei 49 milioni spariti”, l’accusa shock dell’ex dipendente Lega
    Alessandro Cipolla 18 Ottobre 2018 – 10:06

    Inchiesta di TPI sui 49 milioni scomparsi dalle casse della Lega: secondo Daniela Cantamessa, storica segretaria, Maroni e Salvini sapevano dei soldi.
    Si torna a parlare della vicenda dei 49 milioni della Lega spariti dalle casse del carroccio. Merito di una inchiesta di The Post International che, nella prima parte della loro indagine, ha intervistato Daniela Cantamessa la storica segretaria di Umberto Bossi.

    Maroni, Salvini e i soldi della Lega
    Con l’accordo sulla rateizzazione dei 49 milioni da restituire allo Stato, Matteo Salvini pensava di essersi messo questa vicenda alle spalle salvando anche la Lega, visto che a lungo si era parlato anche di un nuovo partito per sfuggire al paventato sequestro totale dei fonti.

    La prima parte di un’inchiesta a puntate di TPI torna però a parlare della controversa vicenda, intervistando Daniela Cantamessa che oltre a essere una militante è stata a lungo la segretaria di Umberto Bossi.

    Quando nell’aprile del 2012 scoppiò l’inchiesta che travolse il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito e la famiglia Bossi, la Cantamessa interrogata dagli inquirenti disse che “avevo avvisato Bossi delle irregolarità di Belsito”.

    A seguito delle dimissioni di Umberto Bossi, fu Roberto Maroni a prendere le redini del partito. In quel momento la Cantamessa rivela ora a TPI che finché c’era il Senatur “in cassa c’erano 40 milioni”.

    Con la gestione Maroni però invece di utilizzare risorse interne (avvocati e commercialisti legati all’ex presidente della Lombardia secondo la donna) si iniziò a ricorrere a esterni che “avevano dei costi molto alti nonostante che la Lega avesse una struttura contabile che funzionava”.

    La Cantamessa quindi preoccupata si rivolse a Matteo Salvini “ero convinta che fosse uno di noi”, parlando di questo sperpero di soldi a quello che allora era il vicesegretario federale “lui mi ascoltò e non si sbilanciò”.

    Secondo Daniela Cantamessa quindi il tesoretto è iniziato a essere speso con l’arrivo di Maroni alla guida del partito, con Salvini che era al corrente della cosa e che comunque poi il 7 dicembre 2013 divenne lui il nuovo segretario della Lega.

  8. Ecco perchè la sinistra ha perso…non ha fatto niente per migliorare ed accorciare il periodo contributivo…ha creato ape sociale e sconti a categorie di precoci usuranti condannando tutti noi a lavorare oltre il dovuto e costringendo i giovani ad essere senza lavoro fino a 40 anni.
    Damiano sei una delusione, allearti con Boeri, e pensare che viene da una storia di sindacato, il sindacato radical chic come Bertinotti…genta che ha rovinato la sinistra…

  9. Questo non è un gioco di società come il risiko e il monopoli, qui si sta parlando di una manovra che potrebbe avere effetti devastanti per tutti giovani e vecchi. Prima delle elezioni erano sicuri di avere tutte le coperture, oggi scopriamo che la maggior parte sono a debito. Non è questione di essere di questo o quel partito, al governo o all’opposizione, ma almeno il dubbio che se le cose non andassero come vorrebbero avrebbe dovuto avere il sopravvento. Una manovra più sobria almeno per il primo anno sarebbe stata necessaria, con alcuni interventi mirati. Per esempio nelle pensioni risolvere la questione dei 6000 ultimi esodati, stabilizzare OD che alla lunga porterà risparmi considerevoli e volendo, bloccare aspettativa di vita per tutti. Non parlo espressamente per me che al limite potrei risparmiare 5 mesi di lavoro sulla fornero andando con 42,10 anzichè 43,3. Parlo per l’economia e i conti italiani che appartengono a tutti appunto giovani e vecchi.

    1. Annamaria, se abbiamo la destra al Governo è colpa della sedicente sinistra, perché la sinistra ha fatto finta di non vedere lo scempio che si stava facendo, dal 2011, dello stato sociale conquistato con decenni di lotte, anche sindacali; mentre nel 2011 il sindacato indiceva solo tre ore di sciopero contro un massacro dei diritti dei lavoratori e delle loro vite procrastinate di anni, insieme ai loro DIRITTI DISTRUTTI, che erano stati conquistati ANCHE PER LE FUTURE GENERAZIONI. La sinistra, sedicente, ha semplicemente fatto finta di non vedere girando la testa dall’altra parte e lasciando l’egemonia del problema alla destra, che se ne è, PER ORA, avvantaggiata. Perché lei, la sedicente sinistra, è sempre RESPONSABILE, LA SOLITA RESPONSABILITA’ VERSO ALTRI CHE NON SIANO I LAVORATORI; L’EURO CE LO CHIEDE E… ALLORA… E allora non dovevano fare neanche le tre ore di sciopero!

  10. Sorprendono le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente dell’INPS Tito Boeri che diffonde ansie e timori, asserendo che con la quota 100, si può arrivare a perdere sino al 21% dell’assegno, rispetto al raggiungimento dei 67 anni di età, omettendo di specificare che questa riforma, offre l’opportunità e non già l’obbligo di aderirvi, pertanto la scelta risulta essere libera e soggettiva come nelle migliori democrazie….

  11. Che il presidente dell’INPS Boeri stia diffondendo timori e paure nella popolazione, lo dimostrano le sue recenti affermazioni, secondo le quali il prepensionamento comporterebbe tagli, rispetto all’assegno che si riceverebbe ai 67 anni, sino al 21% in meno, trascurando il ‘dettaglio’ che questa manovra offre l’opportunità e non già l’obbligo di aderire; ragion per cui la scelta è soggettiva e viene assunta nella più assoluta libertà.

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