Riforma pensioni 2019, ultime al 15 ottobre: intervista esclusiva a Nannicini su quota 92

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni giungono dal Senatore Tommaso Nannicini, grandissimo seguito ha avuto nei giorni scorsi l’articolo in cui esponevamo la sua proposta su quota 92 e moltissimi sono stati i vostri commenti in cui richiedevate specifiche al Senatore, ragione per cui abbiamo, come vi avevamo anticipato nei giorni scorsi, contattato Nannicini che si è prestato ad un costruttivo confronto, in cui a partire dai dubbi dei lavoratori ha cercato di spiegare ancor meglio quale logica, a suo avviso, dovrebbe portare il Governo giallo rosso a passare da quota 100 a quota 92.

Abbiamo fatto una cernita dei numerosissimi commenti pervenuti e li abbiamo sottoposti all’onorevole, dividendo le questioni e le osservazioni giunte in macro aree,  affinché fosse più agevole dare delucidazioni generiche nonostante le singole questioni poste. Eccovi quanto ne è emerso, a nostro avviso sicuramente un confronto interessante. Ringraziamo il senatore per il tempo che ci/vi ha dedicato e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte delle dichiarazioni che , trattandosi di esclusiva, è tenuto a citare il nostro sito.

Pensioni, quota 92 ok giusto aiutare i più deboli, ma insieme a quota 100

Moltissimi lavoratori hanno fatto notare a Nannicini che la quota 92 per i lavoratori più deboli può anche essere una proposta meritevole di attenzione, giusto aiutare chi è disoccupato, fa un mestiere gravoso , si prende cura di famigliari con disabilità o ancora è invalido, ma questo, dicono, non dovrebbe essere ‘a spese’ degli altri lavoratori più fortunati, perché in salute, che comunque stanno versando contributi da 40 anni. La soluzione equa, a loro dire, dovrebbe essere affiancare alla quota 100 anche la quota 92, senza dover eliminare la prima. Eccovi i commenti di quanti rientrano in tali assunti:

Elsa: Buongiorno, sono una lavoratrice di quasi 61 anni e 40 anni di contributi….ma quanti anni si deve lavorare noi donne dentro e fuori casa senza vedersi riconosciuto il diritto di andare in pensione? Sembra che coloro che vanno in pensione con quota 100 (che almeno è una possibilità di scelta!!! e spesso è quota 103 se non addirittura 104) siano “previlegiati”…..ma non è affatto così!!! Io sono nata a gennaio 1959 e spero di andarci con quota 103 e mezzo nel 2021 perchè non ne posso più!!! La proposta di Nannicini quota 92 dovrebbe essere caso mai in aggiunta a quota 100 a difesa delle categorie più deboli…ma per tutti gli altri lavoratori??? Tutti i lavori dopo 40 anni e oltre e passati i 60 diventano usuranti”

Antonio: “Io credo che bisogna guardare anche a chi ha già versato più di 40 anni di contributi, dando loro finalmente il giusto riposo, dato che sono fra i più meritevoli rispetto a ciò che hanno versato. 41 è la giusta quota, o quota 100 senza vincoli di età

Red: Resto basito nel leggere quanto dice il sig. Nannicini. Dopo la sciagura della legge Fornero adesso andiamo a mettere in discussione, a prescindere, Q100, solo dopo pochi mesi dall’entrata in vigore, mettendo, inoltre, i cittadini gli uni contro gli altri. Mi pare che avere 38 anni contributi non sia poco e quindi chi aderisce a Q100 non ruba alcunchè perché riprenderei  i soldi che ho versato. Sig. Nannicini, spero che questo le sia chiaro. Inoltre, mi viene un dubbio se fare il senatore sia un lavoro usurante o meno”

Franco”…io 59 anni con 41 di contributi quindi lavoratore precoce, devo aspettare (sempre se va bene) altri 2 anni. Che presa in giro prima 100, oggi si parla addirittura di 92″

Walter: “Piuttosto che fare una riforma sensata mandano in pensione ancora persone che hanno lavorato meno.. Prima 62 anni e 38 di contributi adesso propongono 62 anni e 30 di contributi.. Ma che cavolo abbiamo lavorato a fare in regola? Che sciocchi Siamo stati noi precoci a saperlo prima”

Gian: “Desta però molta perplessità il fatto che egli individui quali beneficiari della sua flessibilità (quota 92) unicamente quelle categorie (donne impegnate nella cura, disoccupati, invalidi, lavori gravosi) che già hanno una loro propria opzione di flessibilità (gli abbuoni previdenziali per gli invalidi, opzione donna, APE, APE social ecc.), opzioni forse non ottimali ma comunque indubbiamente opzioni di flessibilità.(Vuole migliorarle? Bene) La domanda che però a questo punto sorge spontanea è ovvia: e per tutti gli altri? Per le lavoratrici non impegnate nelle cure e per i lavoratori maschi cosa ha in serbo il sen. Nannicini per superare la legge Fornero? Non è dato sapere. Forse che egli intende che questi soggetti, che rappresentano la gran parte dei lavoratori, e quindi del corpo elettorale – e non lo dico per niente – si rassegnino ad avere unicamente una flessibilità solo verso l’alto, nel senso che potranno lavorare fino a 69, 70, 71 ecc, anni? E allora non è logico ritenere che alla prossima occasione utile costoro tornino a votarsi in massa al suo collega senatore Salvini il quale, letta questa proposta di riforma, si starà sicuramente sfregando le mani. Siamo seri: se si vuole realmente introdurre flessibilità questa deve valere per TUTTI, e deve essere chiaramente migliore di quella proposta ed attuata dagli altri (62 anni di età con 38 anni di contributi), altrimenti meglio starsene zitti ed evitare di far danno, alla propria reputazione ed alla propria parte politica”

Questa la puntuale risposta di Nannicini ai lavoratori sopra: La mia proposta di Quota 92 investe 2 miliardi di risorse (un’enormità rispetto alle poche risorse dell’Ape sociale, che tra l’altro è stata realizzata con troppi vincoli e paletti) per molte categorie svantaggiate. Come da accordo governo-sindacati del settembre 2016, è giusto pensare di usare queste risorse anche per i precoci, cioè per lavoratori che hanno iniziato particolarmente presto a lavorare. Infatti, se nonostante questo, un lavoratore precoce non raggiunge i requisiti attuali per la pensione anticipata vuol dire che ha avuto una carriera discontinua e fronteggia periodi di difficoltà. Se passasse la proposta, ci sarebbero risorse sufficienti anche per farsi carico delle difficoltà di questa categoria.

Per le donne, la mia proposta prevede una “pensione di cura” che riconosce un abbassamento dei requisiti contributivi per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi) per ogni figlio o per periodi di assistenza a familiari non autosufficienti. In questo modo il lavoro di cura delle donne verrebbe riconosciuto e si andrebbe addirittura sotto il requisito di 41 anni, in ogni caso molto difficili da raggiungere per le donne nel nostro mercato del lavoro (e questo è un problema di per sé da affrontare con il sostegno all’occupazione femminile e alla conciliazione tra vita e lavoro).

Quota 100 dura solo 3 anni perché semplicemente non ci sono soldi per renderla strutturale. Chi fa credere che in un Paese che invecchia (e quindi dove si ricevono le pensioni, per fortuna, più a lungo vivendo di più) si può andare tutti in pensione dopo una cifra magica, mente sapendo di mentire. Infatti anche chi prometteva mari e monti poi non ha abolito la Fornero e ha solo messo un regime temporaneo di 3 anni, che poi sparirà nel 2022 regalandoci uno “scalone” di 5 anni, insostenibile economicamente e socialmente

“Se non vogliamo prendere in giro le persone, possiamo fare solo interventi ispirati a una logica di questo tipo. Chi ha necessità di andare in pensione prima, deve poterlo fare a carico dello Stato. Chi lo fa per scelta individuale, nonostante abbia un lavoro stabile e non gravoso, allora può farlo ma a sue spese, accettando un ricalcolo dell’assegno secondo regole che garantiscano l’equilibrio dei conti e quindi non scarichino i costi sulle future generazioni”

Pensioni, lavoratori a Nannicini: stop quote serve età fissa

Molti lavoratori hanno poi fatto presente al Senatore che la pecca della sua proposta come quella di molte altre è il parlare di quote, per molti serve fissare un’età 60/62 anni da cui è possibile accedere alla pensione, in base ai propri contributi versati, la quiescenza dovrebbe essere una scelta. Vediamo i commenti dei lavoratori in tal senso:

Enzo:Basta con le quote 100 oppure 92 scivoli vari credo si debba parlare solo ed esclusivamente di una unica età per tutti politici e non per esempio 62anni giunti a tale età si può se lo si desidera ritirarsi dal lavoro e andare in pensione è l’assegno sarà calcolato sui contributi versati tutto qua tale sistema eviterà distinzioni ed ingiustizie seconda cosa deve continuare ad esistere per i meno fortunati la pensione di invalidità e le varie forme di sussidio per chi perde il lavoro mentre il reddito di cittadinanza si può dare ma bisogna recarsi in municipio tutte le mattine a svolgere lavori utili per6 ore da lunedì a venerdì punto e basta non possiamo dare sussidi senza chiedere in cambio lavori utili altrimenti ci si abitua a diventerei disoccupati a vita”.

Nicoletta:Ma perché si continua ad abbassare i contributi e non si abbassa un po’ l’eta? Per quelli dei lavori gravosi o precoci il problema è meta! Quota 98? Bene ma fate 60 e 38 ! A 60 anni chi ha iniziato ha 17/18 o anche prima può aver diritto di scelta e dedicarsi ai bisogni della famiglia o della sua salute ?

Così Nannicini in risposta: “Ho già spiegato che quando la popolazione invecchia (e quindi si ricevono le pensioni per un periodo più lungo) non esistono numeri magici o età fisse a cui è giusto andare in pensione. Se le si fissano senza tenere conto della demografia si sta facendo un furto alle generazioni future. Detto questo l’allungamento dell’età pensionabile può creare problemi sociali e difficoltà, per questo servono strumenti come Quota 92 o la pensione di cura per aiutare chi ha bisogno. Per gli altri, la pensione diventa una scelta: visto che vivrai più a lungo e riceverai anche la pensione più a lungo, puoi scegliere se andare via prima lo stesso con un assegno più basso o restare a lavorare più a lungo (visto che un lavoro ce l’hai e non è gravoso, sennò rientri in Quota 92). È una tua scelta. Ma senza scaricare il costo di questa scelta sui giovani. Chiunque faccia finta che vivere più a lungo non ha effetti sulle pensioni che è giusto erogare, mente sapendo di mentire”.

Pensioni, finalmente una proposta sensata per le fasce deboli

Poi vi sono differenti lavoratori  che hanno accolto con gioia  la proposta di Nannicini e lo ringraziano perché per loro, in condizioni disagiate, la quota 92 potrebbe essere l’unica ancora di salvezza. Una luce in fondo al tunnel, una proposta dicono che finalmente tiene conto delle fasce più deboli. Ecco alcuni lavoratori che hanno espresso gratitudine e che si augurano vada in porto tale proposta:

Marina: “Finalmente una proposta che viene incontro a quei lavoratori che hanno perso il la voro (nel nostro caso per dei faccendieri con pochi scrupoli sto parlando di Agile ex-Eutelia ex-Olivetti), noi speravamo di tornare a lavorare, sarebbe stato il nostro sogno ma ad oggi tutte le nostre proposte sono rimaste vane. Ma adesso, nel mio caso a 61 anni e 32 anni di contributi il lavoro purtroppo rimane solo utopia ! Tra un po il tfr che ci ha permesso di vivere fino ad oggi finirà. Se non portano avanti questa proposta del Senatore Nannicini che facciamo?”

Loredana: “Proprio in questi giorni sto seguendo un caso di un disoccupato con lavori saltuari a progetto, gravi problemi di salute a cui manca 1 anno di contribuzione per la Quota 100 e pertanto rischia di andare in pensione a 68 anni, cosa che onestamente non potrà fare trovandosi con una salute incerta e un lavoro incerto. E’ stato un ottimo lavoratore per tutta la sua vita e in un’ attimo una polmonite mal curata, gli ha impedito di fare l’unico lavoro che sapeva e aveva fatto per tutta la sua vita, il saldatore, oggi unica via di scampo per lui è trovare chi gli offre 1 anno di contribuzione oppure la quota 92 , si stanno facendo i salti mortali per colmare quell’anno mancante, ma è una corsa contro il tempo che invece sfugge velocemente. Questo sarebbe un caso dove la quota 92 calzerebbe a pennello e credetemi si tratterebbe solo di umanità , ci sono persone che hanno lavorato una vita intera e vi assicuro che in molti casi veniva promesso loro la sistemazione con i libretti e ciò poi non avveniva mai, si tratterebbe solo di giustizia sociale nulla di più . Altro discorso invece è quello per le donne che con queste riforme non sono riuscite a colmare i cinque anni che prima si potevano ottenere per andare in pensione senza penalizzazioni, penso che tutti ricordiamo che le donne andavano in pensione 5 anni prima degli uomini , e non per caso ma per ringraziarle di aver fatto da mogli, madri, badanti, donne di fatica e pulizie oltre ad avere un lavoro che magari le impegnava 35/40 ore alla settimana”.

Fabrizia: “Ho 62 anni lavoro nelle Marche nel settore calzaturiero da 35 anni, in maniera discontinua essermi occupata delle mie due figlie. Essendo un settore in crisi ho difficoltà a trovare lavoro anche per un fattore di età ho 33 anni di contributi effettivi dovuti a periodi di disoccupazione quindi quota 92 sarebbe un ancora di salvezza”

Eleonora:Quota 100 = 38 anni di contributi e 62 di eta’ Quota 92= 62 anni di età  e 30 di contributi. A me sembra più ragionevole la seconda perché ‘38 anni di contributi non li farà più nessuno per chi lavora sotto padrone, grazie all’art 18 che è stato abolito ora le aziende ti possono licenziare senza giusta causa. Specialmente le donne che vengono licenziate oppure non assunte se aspettano un bambino.  Se riescono ad arrivare a 20 o 30 anni di contributi devono ritenersi fortunate. Per chi ha lavorato tanti anni e ha un’età avanzata comunque potrà andare in pensione sia con la quota 100 che con la quota 92 quindi dov’ è il problema ?”

M Chiara: “Buongiorno, ringrazio l ‘ onorevole che si prende carico di chi assiste persone anziane non autosufficienti. Se la quota 92 dovesse essere approvata darebbe la possibilità anche noi caregiver di poter andare in pensione. Grazie ancora”

Così Nannicini a chi si é espresso positivamente nei confronti di quota 92:  “Sono contento che qualcuno abbia percepito il carattere forte della mia proposta per molte categorie in condizione di bisogno di fronte all’innalzamento dell’età pensionabile. Disoccupati, lavoratori in occupazioni gravose, precoci che non raggiungono i requisiti contributivi per periodi di disoccupazione, persone con disabilità e loro familiari: per loro deve esserci un reddito ponte a carico dello Stato che li accompagna alla pensione”.

Pensioni 2019: bene quota 92, ma eliminare paletto età

Altri ancora accolgono con apertura la proposta del Senatore ma fanno notare che i 50enni disoccupati resterebbero comunque senza lavoro e senza pensione, in una sorta di limbo senza tutele e propongono: Ok quota 92, ma non potrebbe essere libera? altrimenti cinquantenni disagiati restan fuori

Viviana:Quota 92 nel mio caso sarebbe una salvezza per riuscire ad andare in pensione. Però c è un grosso problema ho 54 anni disoccupata da 1 ex mono reddito non trovo nessun tipo di lavoro e sinceramente come farò ad arrivare fra 8 anni alla pensione non lo so. Perché i cinquantenni devono essere sempre scartati nelle selezioni

Nanncini spiega: “Purtroppo viviamo in un mondo di risorse scarse. Con i soldi che stanziamo, che non sono pochi, si va già incontro a molte condizioni di bisogno. Per gli altri, cioè per i cinquantenni, bisogna investire su sostegno all’occupazione, formazione permanente e ammortizzatori sociali diversi dal prepensionamento (per esempio un’altra mia proposta di legge introduce un “salario di disoccupazione” che rende più generosa la Naspi per i disoccupati ultracinquantenni).

Pensioni e lavoro di cura: quota 92 non basta affatto

Vi sono poi le donne che lamentano che questa quota 92 non potrà aiutarle in alcun modo a veder valorizzato ai fini previdenziali il lavoro di cura che svolgono per molte ore in famiglia, un welfare gratuito di cui tutti beneficiano, ma che non conta poi oggettivamente e non viene riconosciuto dalla società che pur usufruisce di tali mansioni quotidiane e faticherebbe a farne a meno

Anna: donne sempre piu penalizzate …. come si dice piove sempre sul bagnato. Quando sarà riconosciuta la fatica e lo sforzo sovrumano mentale e fisico che una donna lavoratrice e madre (magari anche vedova) ha fatto e fa per poter rimanerne in servizio fino all’età di 67 anni e oltre!!!! Non vi sembra il caso di riconoscere e tutelare questa realtà femminile!!!!””

Irma: “E le donne che ad oggi hanno 40 anni di contributi e 57 di età dovrebbero aspettare di averne 62, così maturerebbero 45 anni di anzianità, mentre altre con 30 anni di contributi e 62 anni di età se ne vanno in pensione con 15 anni in meno di contributi, Nannicini impari a fare i conti!!!!!”

Mariagrazia: “Nooo!!!! Non è possibile ipotizzare una proposta così….si continua a dare l’opportunità di uscita dal lavoro a chi ha meno contribuzione tagliando fuori chi ha lavorato per più di 41 anni ma non ha l’età anagrafica ed ha comunque tirato su una famiglia, accudito anziani e fa lavori gravosi!!!! Trovate soluzioni più giuste”

Cinzia: “Docente di scuola primaria con 15 effettuati nella materna. attualmente con questo in corso sono 36 anni di servizio. Nel febbraio del 2022 avrò 62 anni e 38 anni di contribuiti e sarò fuori dalla quota 100.Devo lavorare dunque fino a 67 anni? A conti fatti sono fuori da entrambe le soluzioni. Provate a concentrarvi per dare la possibilità a tutti di andare in pensione. Chi stabilisce il lavoro gravoso o l esigenza di famiglia. Una donna nella sua vita lavora il doppio :casa e lavoro. Per allevare i miei figli mi sono licenziata per 4 anni e non vi è nessun riconoscimento dallo Stato per le donne che devono accudire la famiglia in nessuna forma.  L’opzione donna è un furto legalizzato, discriminante per la categoria delle donne”

Nanncini specifica, rivolgendosi a queste donne, “La mia risposta sulla “pensione di cura” per le donne é questa: propongo un abbassamento dei requisiti contributivi per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi) per ogni figlio o per periodi di assistenza a familiari non autosufficienti. In questo modo il lavoro di cura delle donne verrebbe riconosciuto e si andrebbe addirittura sotto il requisito dei 41 anni di contributi, in ogni caso molto difficili da raggiungere per le donne nel nostro mercato del lavoro”.

Riforma pensioni, suggerimenti a Nannicini:

Vi è poi chi come Mauro ha deciso di dare alcuni suggerimenti al Senatore, e con questo chiudiamo l’articolo, confidando siano spunti di riflessione:  Al senatore Nannicini vorrei suggerire alcune cose:

A- prima di tutto stabilire una quota di contribuzione tipo i 41 anni di contributi e lasciare al lavoratore la facoltà di decidere, in base alle sue più diverse condizioni ( di salute, economiche, voglia di continuare, famiglia ecc..) se rimanere nel mondo del lavoro o meno. Questa dovrebbe essere la soglia senza alcuna penalità, anzi a chi decide di restare, poiché ha raggiunto la contribuzione, il salario non dovrebbe subire decurtazione a fini pensionistici; questo sarebbe un incentivo a rimanere e a scoraggiare il lavoro nero per i pensionati.

B- bisognerebbe fare un grande lavoro di ricerca e classificazione di tutte le tipologie di lavoro per definire in modo chiaro i lavori usuranti, gravosi che ad oggi mi sembrano lasciati un po’ al giudizio soggettivo di politici piuttosto che a quello delle varie categorie.

C- vi deve essere una netta separazione tra le “casse” in cui confluiscono i fondi utilizzati per pagare le pensioni da lavoro, quella in cui confluiscono le altre tipologie di pensione, quella nella quale confluiscono i fondi destinati agli interventi nel sociale.

Un ultimo suggerimento… Vi è troppa disparità di trattamento, anche e non solo retributivo tra i lavoratori chiamiamoli normali e chi fa parte di categorie speciali, esercito, forze dell’ordine ecc. Bisogna superare questa ingiustizia poiché se è vero ad esempio che un poliziotto non può stare in strada e in servizio a 60 anni, può continuare benissimo in un ufficio fino ai 41 di contributi… Lei si fiderebbe di un infermiere di 60 anni ancora in reparto ospedaliero a somministrare terapia? La saluto”

Cosa ne pensate dei suggerimenti che Mauro ha dato al Senatore e soprattutto le risposte date dal Senatore, che ringraziamo nuovamente per il tempo dedicatoci, vi sono servite per chiarirvi maggiormente le idee e per rivalutare o meno la proposta di quota 92?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

15 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2019, ultime al 15 ottobre: intervista esclusiva a Nannicini su quota 92

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    15 Ottobre 2019 in 18:57
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    Cari colleghi, futuri pensionandi , NON CREDETE ALLE PAROLE DI NANNICINI è un finto comunista, persona ed ex ministro nel governo Gentiloni che non è riuscito a modificare anche parzialmente la riforma Fornero. Oggi probabilmente con quota 92 si sente risolutore delle riforme pensionistiche. Lo scopo per questo signore è distruggere quota 100 per ritornare e continuare con la riforma esistente e cioè Fornero.
    Ma, l’importante è vendere fumo e lui, come i suoi compagni, sono abili con questi giochetti.
    IN BOCCA AL LUPO…..

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    15 Ottobre 2019 in 17:33
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    ULTIMISSIME: NESSUN RESTYLING PER QUOTA 100!

    Penso che i sondaggi diffusi ieri sera che hanno visto la Lega risalire dell’ 1% dopo settimane di costante calo (chiaramente a seguito della inutile cagnara scatenata sull’improbabile modifica/abolizione della Quota 100) abbia giovato e non poco a far rinsavire qualche matto governativo.
    Ad maiora!!!

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    15 Ottobre 2019 in 14:29
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    La proposta del Sen. Nannicini per permettere l’accesso alla pensione anticipata a quelle categorie di persone (lavoro gravoso, disoccupati, persona con disabilità, cargiver familiari …) che altrimenti non riuscirebbero a maturare tutti i contributi richiesti, avrebbe senso solo se considerata ad integrazione della quota 100, non in sua sostituzione. Si potrebbe modulare in questo modo: con calcolo misto maturando almeno 35 anni di contributi, con calcolo solo contributivo maturandone meno di 35.
    Approfitto per fare alcune considerazioni sulla materia pensioni:
    Opzione Donna: così come è concepita è un insulto alle donne. Si deve tornare a una riduzione dei contributi richiesti alle donne, che sono sempre e comunque gravate di maggior impegno familiare (anche se non hanno figli, si pensi alla cura dei genitori, alla gestione familiare ecc…). E’ da considerare inoltre la differenza di salario che esiste tuttora tra uomo e donna, ritengo dunque giusto restituire alle donna qualcosa in termini di tempo. Inoltre l’allungamento brutale degli anni lavorativi per le donne comporta uno stravolgimento dei progetti personali familiari. Infatti, se si considera che mediamente in una coppia esiste una differenza di circa 5 anni di età tra uomo e donna, con queste scellerate riforme si viene a creare la situazione che quando l’uomo va in pensione, si ritrova a dover “aspettare” la donna che finisca la sua attività lavorativa, dovendo così rimandare l’attuazione di un legittimo progetto di vita. L’allungamento dell’età lavorativa per le donne, operato già pesantemente dalla riforma Sacconi, si può senza giri di parole definire una vera e propria carognata!

    Quota 100: si dovrebbe dar modo di raggiungere questo obiettivo attraverso la somma degli anni di contributi e dell’età, senza vincoli legati agli anni e ai contributi maturati, al contrario di come è attualmente concepita.
    40 anni di contributi sono più che sufficienti (persino gli assassini hanno gli sconti di pena!).
    Uso volutamente l’iperbole perché forse i politici non si rendono conto che il lavoratore salariato (anche se non ha un lavoro cosiddetto gravoso) è quasi sempre un lavoratore alienato oltre che sottopagato, che si barcamena tra mille difficoltà: lavoro, gestione familiare e burocrazia italiana, a differenza dei politici e della classe dirigente, che possono contare su svariati aiuti sia in famiglia che nella loro professione!
    Chiedere più di 40 anni di contributi è un controsenso rispetto anche a quanto è ormai acclarato, e cioè che il posto fisso è in via di estinzione, di conseguenza è logico si debba cercare di concepire diverse opzioni che permettano l’accesso a una dignitosa pensione per tutti, rispecchiando la complessità delle svariate situazioni che il mercato del lavoro ha prodotto. Dunque no a paletti fissi, ma possibilità di modulare il più possibile, e questo proprio pensando ai giovani che entrano sempre più tardi nel mondo del lavoro.

    Separazione Previdenza da Assistenza: le pensioni assistenziali devono far riferimento a una fiscalità altra che non sia quella delle casse INPS.

    Equiparazione pubblico/privato: non sono d’accordo neanche su questo. Nel privato è più difficile avere una progressione di stipendio e mantenere il posto di lavoro, dunque si dovrebbe tornare a una differenziazione anche per l’accesso alla pensione.

    Riequilibrio pensioni d’oro: la pensione è una rendita che deve permettere una vita dignitosa alle persone, non un arricchimento personale. Non è quindi concepibile, anche in presenza di elevati versamenti contributivi, che questi diano origine a pensioni eccessivamente ricche. Noi guardiamo spesso all’America (quando ci fa comodo), ma negli Stati Uniti ad esempio i redditi alti percepiscono non più del 27 % dell’importo versato. Qui di seguito un estratto dal fascicolo “Comprendere le prestazioni previdenziali” che descrive in sintesi la Social Security statunitense.

    “L’importo della retribuzione media che la pensione di Social Security sostituisce dipende
    dai redditi percepiti e da quando si decide di andare in pensione. Se si va in pensione a età di pensionamento completa (vedi grafico a pagina 5), questa percentuale oscilla dal 75 per cento per i redditi molto bassi, a circa il 40 per cento per i redditi medi e a circa il 27 per cento per i redditi alti.”
    (fonte: https://www.ssa.gov/pubs/IT-05-10024.pdf)

    … e da noi starnazzano se viene loro chiesto un contributo di solidarietà, almeno chi ha avuto alti stipendi sicuramente ha la seconda e forse anche la terza pensione complementare, oltre che cospicui risparmi, quelli che un lavoratore medio e basso non riesce neanche ad accantonare!

    p.s.: Grazie comunque a questo spazio che permette di lasciare un commento anche a chi non è presente nei vari social (facebook e altro).

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    15 Ottobre 2019 in 14:17
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    Solo poche parole, cercate di fare almeno quota 41 per tutti, penso siano sufficienti per uno che le matura, io ho 36 di contributi e 56 anni di età, penso sia corretto se lavorerò ancora 5 anni e avrò 61 anni di età e godermi qualche anno di pensione insieme alla moglie e figli? grazie

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    15 Ottobre 2019 in 13:01
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    nannicini deve comunque giustificare la sua esistenza in parlamento, rovinando quella degli italiani che lavorano e pagano PUNTUALMENTE le tasse SENZA FINESTRE DI USCITA purtroppo , piccolo particolare non da sottovalutare . in questo caso un sano AUGURIO da parte di tantissimi italiani DI ANDARE A MORIRE AMMAZZATO è d’obbligo.
    caro conte , se questo non è il GOVERNO DELL’ODIO, come vogliamo definirlo ?

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      15 Ottobre 2019 in 14:40
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      Si può essere d’accordo o non d’accordo ma augurare queste cose al prossimo è da dementi o per dirla con maggiore stile “short minded”. Spiace che questo spazio diventi la palestra per insultare il prossimo.

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    15 Ottobre 2019 in 12:43
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    Io ho 65 hanno con 34 anni di contributi, sono invalido civile con il 60% di invalidità, e purtroppo devo lavorare fino a 67 anni, nonostante i problemi fisici, questo mi sembra Ingiusto, vorrei sapere se qualcuno fa qualcosa per farci andare in pensione prima. Grazie

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    15 Ottobre 2019 in 12:31
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    ho 54 anni disoccupato ho 26 di contributi sarebbe bene quota 92 e 62 di eta senza penalizzazione che il governo a noi di eta prendesse un provvedimento ad un inserimento lavoro per arrivare alla pensione saluti

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    15 Ottobre 2019 in 11:22
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    dopo nannicini, ecco riemergere dalle ceneri il famigerato brambilla che tuona così: “quota 103”.
    ma possibile che per recuperare qualche milione di euro si debba RITOCCARE una misura che, anche se poco, qualcosa di buono aveva pur fatto ?
    perchè invece NESSUNO dei sinistri vuol perseguire come attività PRIMARIA la via della ricerca della evasione fiscale ?
    Forse perchè in famiglia abbiamo parecchi cadaveri eccellenti in tema di FALSA FATTURAZIONE ?

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    15 Ottobre 2019 in 10:35
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    A Walter che dice “ma che cavolo abbiamo lavorato a fare in regola?” rispondo: Caro Walter la mia, per esempio, non è stata una scelta di avere una carriera discontinua in piccole aziende private. Non è stata mia la scelta di vedere saltare degli stipendi o tredicesime (mai più avute), o vedermi defalcare un TFR. Aver potuto scegliere, avrei scelto un lavoro ove sarei stato occupato ininterrottamente per 40 anni. Oggi ne ho 61, con 30 di contributi faticosamente accumulati, disoccupato e senza ammortizzatori sociali. Solo l’Ape social, o quota 92 tiene conto di questi casi. Altro che quota 100!!!

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    15 Ottobre 2019 in 10:27
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    lavoro dal 1978,sono 41.4 anni quando entrai ce ne volevano 35,mi anno rubato 8 anni di vita,x loro bastano 5.paese di merda,non votate +

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    15 Ottobre 2019 in 9:43
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    Un paio di suggerimenti di equità:
    1) Non si parla più di riscatto facilitato degli anni di Laurea per le persone che hanno inizaito a lavorare prima del 1996. A mio avviso dovrebbe essere introdotto ma gli anni riscattati dovrebbero essere contegiati cone il sistema coontributivo. In questa maniera non si creerebbero disparità e non si genrerebbe un ulteriore aggravio per le casse dell’inps.
    2) perchè non si estende l’opzione 4+3 anni dell’articolo 4 della fornero? non pesa sulle casse dello stato e anche se ha avuto una apprlicazione limitata è sempre un elemento di flessibilità aggiuntivo. Saluti
    r

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    15 Ottobre 2019 in 9:03
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    Si sente ripetere ossessivamente, da Nannicini e da altri nemici di Quota 100, che il lavoratore deve andare in pensione sempre più tardi…ricordiamoci, a proposito, che qualche anno fa i soldi per la flessibilità (circa due miliardi) secondo la proposta Damiano (60 anni e 35 di contributi) non si sono mai trovati “perché la coperta è corta”.

    Ma i trentuno miliardi per salvare le banche dagli effetti di numerose ruberie commesse con l’avallo dei politici si sono trovati subito. E dentro ci stanno i fondi per il pensionamento a 60 anni (senza alcuna riduzione della pensione!) dei dipendenti bancari in esubero…questo caso dimostra quanto sia facile “allungare la coperta” se la classe politica lo vuole. E quando lo vuole. Ma, attenzione: tra i lavoratori i focolai di ribellione (…beninteso, secondo gli strumenti della dialettica democratica…) ci sono. E stanno crescendo, man mano che si diffonde la consapevolezza delle ingiustizie commesse da politici e governanti. A proposito riporto qui di seguito un estratto da un articolo pubblicato qualche anno fa anche in Rete dal quotidiano “La Stampa”:

    “|Sono più di 31 miliardi i soldi spesi per evitare il collasso di sistema bancario definito per anni «solido» nelle dichiarazioni ufficiali. Soldi delle banche sane e dei loro correntisti, soldi dei contribuenti e soldi dello Stato. Poco meno di due punti di Pil. O, se si preferisce, abbastanza per tagliare di quasi un punto e mezzo il debito pubblico. Sono numeri ancora provvisori ma rendono bene l’idea. Più di un miliardo e mezzo di euro al mese, se si considera il primo intervento quello fatto su quattro piccole banche dell’Italia centrale nel novembre del 2015.”

    Se la Legge Fornero sulle pensioni continuerà a restare intatta, cioè se – a parte la temporanea Quota 100 – non sarà garantita ai lavoratori dipendenti la possibilità di una giusta uscita anticipata dal lavoro paragonabile a quella riconosciuta nei maggiori Paesi Europei (proprio quegli stessi Paesi che, con l’Italia, hanno fatto nascere l’Europa unita negli anni ’50 del secolo scorso ), ci saranno sempre più anziani al lavoro, e di età sempre crescente, e ci saranno sempre meno assunzioni di giovani. Parlo delle assunzioni “vere”, cioè di quelle a tempo indeterminato che garantiscono il futuro del lavoratore, e non delle assunzioni a tempo determinato. Queste ultime fanno tanto comodo per le statistiche governative sui nuovi posti di lavoro ma lasciano i giovani e meno giovani nella precarieta’.
    Dire che i costi della flessibilità per scelta ricadono dell’individuo è un modo ambiguo per dire che chi vuole uscire in anticipo deve pagarsi la pensione da solo. Ma chi lo afferma sembra dimenticare che:
    – Questo (il doversi pagare la pensione da sé) non succede in nessun altro Paese del mondo, e in nessun Paese del mondo sarebbe accettato;
    – Porre sbrigativamente cittadini ed elettori di fronte questa odiosa alternativa (devi restare fino a 67 anni e oltre, altrimenti la pensione devi pagartela da solo con costi altissimi e per giunta ridotta), è un comportamento che ancora può funzionare grazie alla scarsa informazione e maturità di gran parte dell’elettorato, costretto a masticare rabbia e frustrazione perché non sa cosa dire pur se intuisce di essere oggetto di un sopruso odioso. Ma fortunatamente ci sono uomini più lucidi e preparati, e non legati né a voi né ad altri poteri, che non si fanno raggirare dalle continue campagne di informazioni miranti a farci accettare le decisioni del Governo (ovvero del PD) e a farci – in particolare – accettare la sostanziale immutabilità della Legge Fornero “…perché non ci sono alternative…”.
    Uno di questi uomini realmente indipendenti e onesti è Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, che recentemente ha scritto:

    “Una delle espressioni più usate e violentatrici della politica e’ “”NON CI SONO ALTERNATIVE””. Non ci si accorge che chi soggiace alla forza intimidatrice di quest’espressione si fa sostenitore della forma più perfetta di antipolitica conservatrice”

    Queste parole sembrano ritagliate apposta per disvelare e condannare l’affannoso sforzo conservatore del PD e di altre (troppe) forze politiche per mantenere in vita la Legge Fornero contro la volontà popolare. Questo sforzo è stato senza dubbio mosso e incentivato anche da quelle forze della finanza e dell’economia nazionale che vogliono trasformare la realtà socio- politica italiana in un mero sistema produttivo, ovvero che produce reddito per chi investe in esso, anche se a tal fine è necessario comprimere e tagliare continuamente i diritti dei lavoratori ed esasperare lo sfruttamento di ogni categoria di dipendente, anche obbligandolo al lavoro in vecchiaia. La tecnica adottata per persuadere l’opinione pubblica dell’ineluttabilità dei sacrifici pensionistici ricalca il sistema noto ai tecnici dell’informazione come “ISSUE LOBBING”, che consta di quattro passi fondamentali:
    1)Le lobbies economiche e finanziare di alto livello, nazionali e transnazionali decidono gli obiettivi che vogliono raggiungere (in questo caso la massimizzazione del rendimento del sistema Italia per i loro investimenti). Non si pongono assolutamente l’obiettivo di migliorare la situazione di nessun lavoratore o pensionato, in nessun senso.
    2)Gli emissari di queste lobbies incaricano le forze politiche a loro collegate di lavorare per favorire il conseguimento di questi obiettivi;
    3)I politici suddetti preparano ed attuano norme che vanno nella direzione voluta dalle lobbies economiche di cui al punto 1), muovono i mass-media che essi controllano per attuare campagne finalizzate a persuadere la popolazione della necessita’ e giustezza di quelle norme (nel nostro caso mi riferisco a tutto quanto è stato detto e scritto sull’ineluttabilità della legge Fornero e, poi, dei meccanismi dell’APE VOLONTARIA);
    4)In una parte consistente dell’opinione pubblica si diffonde la persuasione della necessita, inevitabilità e giustezza di quelle norme.

    – almeno dai tempi del Governo Letta il PD ha ripetuto agli elettori e a tutto il popolo italiano
    che la riforma delle pensioni sarebbe stata fatta e sarebbe stata giusta ed equa, levando di mezzo la Legge Fornero, più e più volte definita ingiusta e sbagliata perfino dallo stesso Renzi e da Poletti (mentre di anno in anno prendevano tempo col pretesto della crisi);
    Dire che non ci sono alternative perchè altrimenti i costi si scaricherebbero sui giovani è mistificatorio e riduttivo. Le ruberie bancarie e non, i conseguenti ripetuti salvataggi con denaro dei contribuenti – ultimo dei quali quello costato alla collettività ben 31 miliardi senza che nessuno obiettasse che “la coperta e’ corta”, e l’evasione fiscale addirittura incoraggiata (soprattutto non combattendola mai con decisione) non “ricadono sui giovani”? Per la riforma pensionistica proposta da Damiano (v. sopra) sarebbero bastati circa due miliardi, mentre per “salvare le banche”, cioè per scaricare su tutti i contribuenti, giovani e vecchi di oggi e del futuro, il costo delle ruberie assecondate da governanti e politici si sono trovati subito oltre 31 miliardi…secondo te, questi trentuno miliardi non si “scaricano” sui giovani e su tutti?
    I lavoratori (i pensionandi, in particolare) siano stati ingannati da un PD che per anni ha promesso una modifica giusta della Legge Fornero e poi ha saputo solo produrre l’APE.

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    15 Ottobre 2019 in 8:52
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    Con tutto rispetto, mi pare che le spiegazioni fornite dal senatore siano palesemente contraddittorie,.
    Che lo scalone del 2022 sia insostenibile socialmente non vi è alcun dubbio, ma questo non fa che dare sostanza al valore di Quota 100 che andrebbe invero prorogata per evitare una simile sciagura.
    Assurdo che si affermi che l’insostenibilità dello scalone sia anche “economica” visto che lavorando 5 anni anni in più, a detta del parlamentare, si andrebbero a risolvere i problemi finanziari dell’Inps.
    Il sen. Nannicini non spiega inoltre per quale ragione Quota 100 andrebbe a “scaricare i costi sulle future
    generazioni”: questa è una affermazione apodittica del tutto priva di riscontri. Ho già infatti evidenziato come (e la fonte è il Sole 24 Ore) chi va in pensione con Quota 100 percepisca una pensione inferiore del 20% tanto che, proiettata per la durata della vita media, il costo complessivo della stessa è tale quale a chi va in pensione 5 anni dopo percependo il 100%.
    E prego la Redazione di riprendere il calcolo in precedenza sviluppato.

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