Riforma pensioni 2019, ultime: l’intervista in esclusiva a Ghiselli su Ldb 2020

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni 2019 al 20 ottobre 2019 ruota intorno a quelli che saranno i contenuti del capitolo previdenziale nella prossima Legge di Bilancio, i lavoratori seguono con attenzione maniacale ogni cambiamento e/o dichiarazione consci che dalle decisioni che prenderà il Governo dipenderà il loro futuro pensionistico.

Molte le categorie non menzionate al momento nella nota diffusa dal Cdm in riferimento al DPB che temono di rimanere ‘nuovamente al palo’ per carenza di risorse o scelte politiche non in linea con i loro bisogni. Nella giornata di ieri vi abbiamo presentato le considerazioni di Proietti, segretario confederale della Uil, oggi pubblichiamo l’intervista esclusiva che ci ha rilasciato Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil a cui abbiamo posto in linea di principio le medesime domande, per comprendere a fondo il sentore dei sindacati sul confronto col Governo.

Pensioni 2019, Ghiselli: confronto positivo, ma non basta

Ghiselli dunque in questa legge di bilancio oltre proroga all’ ape social e opzione donna per 1 anno, non ci possiamo aspettare null’ altro? Le Richieste dei sindacati ci pare di aver compreso non siano state accolte in toto, specie per alcune categorie, é vero?

Il confronto con il Governo sulle materie previdenziali sino ad ora ha fatto emergere la decisione di prorogare per un anno l’Ape sociale e Opzione donna, l’incremento della rivalutazione piena delle pensione da 1500 euro a 2000 e l’impegno ad aprire un tavolo con l’obiettivo di definire una riforma complessiva che superi strutturalmente l’attuale normativa previdenziale. Pur considerando importanti i risultati ottenuti su diversi capitoli come il fisco, gli investimenti, la rappresentanza e i contratti, in materia previdenziale c’è ancora molto da fare“.

Pensioni 2019, Ghiselli: la partita si deve ancora giocare

Cosa farete nel corso dell’iter parlamentale della legge di bilancio, vi sono ancora speranze per un confronto costruttivo col Governo o i giochi sono fatti?

Non c’è dubbio che la partita si giocherà soprattutto sul tavolo per la riforma della Fornero, ma vi sono alcune cose urgenti che vanno fatte prima, con la legge di bilancio. Mi riferisco all’ampliamento della platea dell’Ape sociale e dei precoci, oggi troppo limitata soprattutto per i lavori gravosi e per le donne, al tema gravissimo della piena copertura previdenziale dei lavoratori part time verticale e ciclico, la prescrizione dei contributi nel settore pubblico, la risoluzione definitiva della questione esodati. Lavoreremo affinché su queste cose le risposte arrivino nel percorso parlamentare della legge di bilancio. Rimane inoltra ancora del tutto aperto il tema della rivalutazione delle pensioni, ad iniziare da quelle medie e basse

Ringraziamo Roberto Ghiselli per l’intervista che ci ha rilasciato e ricordiamo che trattandosi di esclusiva per riprendere anche solo parte dei contenuti é necessario citare la fonte.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

10 thoughts on “Riforma pensioni 2019, ultime: l’intervista in esclusiva a Ghiselli su Ldb 2020

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    31 Ottobre 2019 in 20:56
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    QUOTA 100 NON SI TOCCA È UNO DEI MIGLIORI PROVVEDIMENTI CHE UN GOVERNO ABBIA MAI VARATO NEGLI ULTIMI VENT’ANNI

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    22 Ottobre 2019 in 8:45
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    Basta con quota 100 che premia quelli con pochi contributi come e successo finora e basta cpn la
    fornero questas legge ha rovinato tantissime persone compreso i giovani che non avranno pensione grazie signora fornero

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    20 Ottobre 2019 in 18:07
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    È apprezzabile che, da Domenico Proietti ieri e da Roberto Ghiselli oggi emergano considerazioni sostanzialmente allineate sulle tematiche da presentare ai prossimi tavoli di confronto. Ció non di meno alcune considerazioni vanno fatte.
    Si continua a parlare di “superamento” della legge Fornero e il termine mi pare eccessivo.
    Intanto, non è stata la Prof.ssa Fornero ad aver instaurato il regime contributivo, non è stata lei ad innalzare a 65 anni il pensionamento di vecchiaia (oggi a 67 con proiezione a 70 ed oltre) e non è stata lei ad introdurre le aspettative di vita e gli adeguamenti di genere causa del progressivo innalzamento dell’età di vecchiaia che funge da riferimento nel calcolo della liquidazione per le quote parte a regime contributivo. È stata invece lei ad accelerare gli effetti delle precedenti riforme e a far deflagrare la questione esodati, al cui insorgere aveva già provveduto il Ministro Sacconi.
    Attribuire ogni responsabilità alla Prof.ssa Fornero, per quanto possa essersi resa a sua volta scarsamente empatica, assume quindi il sapore di una sorta di revisionismo mediatico che non rende giustizia ai fatti e induce a credere che lo stato dell’arte sia iil frutto di un errore umano e che il suo superamento (termine comunque ambiguo) possa rientrare agevolmente nell’ordine delle cose.
    Purtroppo non è così e, fino a che non si porrà mano al fondamentale parametro dell’età per la vecchiaia, parlare di superamento dell’attuale legge assume un sapore demagogico. Si potrà parlare di migliorie, di agevolazioni se si agirà sui requisiti per consentire l’uscita anticipata in alcuni casi, ma queste uscite, fintanto che non si operi sul parametro “vecchiaia”, avranno sempre un costo, talvolta molto significativo, per il lavoratore. Sintetizzando: sull’onda di un parossistico e non sempre da me condiviso anelito popolare, si prospetta una sorta di ritorno al passato in cambio di rendimenti ridotti e, in alcuni casi, anche falcidiati.
    D’altro canto, la realtà non consente voli pindarici e, sul versante pensioni, forse non si puó fare molto di meglio ma sarebbe saggio non indorare oltre modo la pillola con espressioni che già il precedente governo ha finito col dover scontare.
    Sullo specifico versante esodati invece, se da un lato accolgo con soddisfazione il loro inserimento tra le questioni urgenti da trattare col Governo, resto perplesso di fronte alla difficoltà, da parte di Roberto Ghiselli, a parlare esplicitamente di salvaguardia.
    Il vulnus nei loro confronti ha origine con la VIII salvaguardia che ha riconosciuto ad una sola categoria di esodati il diritto previo raggiungimento dei requisiti, conti alla mano, entro il 31/12/2021 mentre a tutte le altre sono stati imposti vincoli molto più stringenti (oltre 5 anni). Non si tratta quindi di escogitare “soluzioni” ma di riaprire nei dovuti termini l’ultima salvaguardia per assolvere al dettato dell’art. 3 della Costituzione che tutela l’uguaglianza dei cittadini.
    Non necessita definire nuove categorie di esodati in quanto sono già tutte ampiamente considerate nel testo di legge della VIII salvaguardia.
    Così contestualizzato il problema e definito il termine di legge al 31/12/2021, gli stessi tecnici INPS, nel corso di un incontro al Ministero con i raporesentanti di alcuni comitati, si sono detti perfettamente in grado di definire platea e costi, anche in forma disaggregata anno per anno.
    Dunque perchè questa palpabile riluttanza a parlare di salvaguardia?

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    20 Ottobre 2019 in 14:46
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    Credo che 41 anni di contributi per noi donne che facciamo doppio lavoro (casalinga e lovoro) sia più che sufficiente. Per i lavori gravosi?

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    20 Ottobre 2019 in 13:39
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    PRECOCI!!!!Primo paletto 41 anni contributivi Superato, Secondo paletto invalidità 75% Superato, Terzo paletto non superato perché prima del 19° anno di età 10 mesi contributivi invece di 12, di conseguenza la mia invalidità non Vale un fico secco e posso fare i 400 metri a ostacoli!!!!. Perdonami il termine ma questo non e un paletto ma una vera presa per il Sedere!!! e nonostante i 41 anni contributivi dovrò prendere servizio tutte le mattine con sveglia alle 6 e pieno di dolori per ancora 3 anni!!! SALVINI QUESTO PER COLPA TUA TI SEMBRA GIUSTO!!! e c’è chi va con 38 senza i problemi di salute che ho io,chiedo solo un po’ più rispetto per chi sta’ male!!!

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    20 Ottobre 2019 in 11:53
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    Una veloce ripresa economica attualmente non si vede all’orizzonte, un recupero dell’evasione fiscale ha i suoi lunghi tempi di accertamento, i soldi non crescono sugli alberi. Se già la legge gialloverde sulle pensioni è stata fatta a debito, a meno che non si faccia altro debito, non vedo come potrà cambiare radicalmente, alla fine della sperimentazione, questa quota 100. Certo che, alcuni politici non si fanno scrupoli di portare il paese in situazioni economiche a rischio default. La lega lo ha fatto nel 2011 e continua a farlo ancora investendo in leggi inique, ingiuste, temporanee. Come può un qualsiasi altro governo riportare in linea un sistema pensionistico strapazzato da questa quota 100 che ha prodotto più confusione che altro è un enigma. Se nel 2022 si fosse costretti a ritornare alla vecchia Fornero, i partiti che compongono il governo attuale perderebbero certamente le elezioni a favore di chi la legge confusionaria l’ha creata. Come abbiamo visto, il solo ipotizzare un allungamento delle finestre ha sollevato feroci critiche, insomma tornare indietro o anche solo rimodulare la quota 100 per risolvere alcune ambiguità pare impossibile. Personalmente, ritengo la quota 100 una pessima legge, fatta male, iniqua, ingiusta, costosa, temporanea. La legge Fornero almeno una linearità l’aveva ed era strutturata nel tempo. Questo lo dico proprio io che mi sto ancora sorbendo la sua legge essendo un precoce con già 42 e passa di contributi. Quando sono state create le norme per i lavori usuranti e l’APE social che veniva incontro a molti ultrasessantenni disoccupati, non mi sono sentito defraudato di un mio maggior diritto alla pensione. Invece con quota 100 questo è successo. Aver consentito a chi un lavoro e uno stipendio sicuro lo aveva ancora di andare in pensione con soli 38 anni mentre c’è chi ne ha molti di più è l’emblema della ingiustizia perpetrata. Purtroppo noto che anche tra i lavoratori, chi ha ottenuto un ingiusto vantaggio rispetto ad altri, non ne vuol sentire di sanare gli errori che hanno creato queste iniquità e anzi, domani, premieranno elettoralmente chi ha prodotto questa legge sbagliata nella forma e nella sostanza e quando questi vincitori saranno al governo vareranno una nuova legge anch’essa a debito perchè soldi, come detto all’inizio, non ce ne sono.

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      20 Ottobre 2019 in 19:18
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      Ciao… Sono anche io un precoce e alla fine di novembre maturo 43 anni di contributi. Non ti conosco ma condivido tutto quello che hai scritto.

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    20 Ottobre 2019 in 10:38
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    Dico solo:considerate quante donne hanno bisogno di lasciare prima il lavoro x accudire genitori anziani o nipoti al fine di consentire ai figli di lavorare senza le spese di babysitter non sempre sostenibili x io loro stipendi. Opzione donna è sicuramente una possibilità ma perché non riconoscere quota cento rosa con una detrazione di due anni tenendo conto che molte donne hanno ritardato il loro ingresso nel mondo del lavoro x la maternità, o cmq si sono fermate per farlo e/o devono curare genitori ormai anziani? Viste le adesioni di lavoratori uomini rispetto a quelle di donne è evidente che c’è bisogno di un intervento alla riforma in questa direzione.

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      20 Ottobre 2019 in 14:34
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      Gentile signora Elisabetta,
      per principio io sono contrario sia alla distinzione di genere che alle fantasiose direzioni che i nostri governi amano modificare come banderuole ad ogni cambio di vento .
      Il principio deve essere uguale per tutti, uomini e donne e cioè: piena libertà di ritirarsi dalla vita lavorativa a qualsiasi età e con qualsiasi ammontare di contributi. Che si lasci il singolo a decidere cosa fare, soprattutto su un tema tanto delicato perché va ad incidere sulla vita di ciascuno.
      Ci siano dei vincoli minimi di età, questo mi pare giusto, ma siano molto più bassi di quelli attuali. Diciamo 50 anni? Ci siano vincoli per quanto riguarda il lavoro dopo la pensione (io lo vieterei per legge, se poi una persona vuole fare volontariato che lo faccia, ma con un semplice e minimo rimborso spese e null’altro!)

      Infine si decida una volta per tutte un algoritmo che calcoli in maniera semplice e coerente con età e contributi l’ammontare della pensione mensile, e che tale formula valga per tutti, parlamentari e altre lobbies comprese. Tale formula dovrebbe penalizzare in maniera non lineare che decide di ritirarsi prima e con pochi contributi e premiare coerentemente coloro che rimangono al lavoro fino ad una età limite che potrebbe essere appunto 70 anni.
      Esempio:
      Hai 50 anni e 10 di contributi? Bene, ritirati pure ma prenderai 20 euro al mese di pensione.
      Hai 50 anni e 30 di contributi? Puoi arrivare a mille Euro.
      Hai 70 e 45 di contributi? Va bene, di diamo 5.000 Euro al mese, tetto massimo.

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      20 Ottobre 2019 in 15:14
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      Forse non ci sono solo donne in queste condizioni. Si parla tanto di parità e diritti ma non esistono solo quelli delle donne. Non discuto sulla maternità, ma su assistenza ad anziani ecc. allora è la stesa cosa.

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