Riforma pensioni 2019, ultim’ora da Damiano: ‘non tutti i lavori sono uguali’

Le ultime novità ad oggi 6 novembre sulla riforma delle pensioni giungono da un’ interessante nota stampa diramanata da Cesare Damiano, dirigente del partito democratico, che qui ci teniamo a riprendere per alcuni passaggi di rilievo.

Stando sempre molto attenti alle decine di commenti che i nostri lettori lasciano sul sito, non potevamo non tenere in considerazione una frase di Cesare Damiano che i lavoratori ripetono ormai come un mantra da anni: “non tutti i lavori sono uguali ed anche a livello previdenziale devono essere trattati diversamente”, ci pareva dunque importante porre l’accento su questo aspetto su cui ha puntato l’attenzione lo stesso Damiano nella sua ultima dichiarazione, che qui vi riproponiamo.

Pensioni 2020, Damiano: ecco i numeri della flessibilità

Il dirigente del partito democratico parte dai dati diffusi da Guglielmo Loy, Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps, che nel presentare il suo rendiconto sociale ha reso noto i dati statistici della flessibilità in uscita, facendone emergere un chiaro quadro, interessante e significativo. Tra domande liquidate, certificate o richieste di certificazioni la flessibilità in uscita ha riguradato 491.000 lavoratori.

Nel dettaglio, prosegue Damiano: 27.000 domande liquidate di Opzione Donna; 110 mila domande presentate per l’Ape sociale; 31 mila richieste di certificazione dell’Ape volontaria; 92 mila domande presentate dai lavoratori precoci; 31 mila dei lavoratori usurati; 200 mila di Quota 100. Emerge un quadro di flessibilita’ molto interessante che richiede, anche in previsione della scadenza di Quota 100 nel 2021, la definizione di una misura strutturale e universale di anticipo pensionistico“. Poi Damiano affronta la tematica dei lavoratori usuranti e gravosi, su cui esiste già una normativa.

Riforma pensioni, Damiano: i lavori non sono tutti uguali

L‘altro dato di cui tenere conto riguarda i lavori usuranti e gravosi, gia’ normativamente disciplinati”. Poi conclude approfondendo a tal riguardo: “Progettare un sistema previdenziale che sia equo e sostenibile significa avere a mente un’architettura che, in modo strutturale, poggi su due pilastri: la flessibilita’ e l’usura; perche’ non tutti i lavori sono uguali e, anche sul lato previdenziale, debbono essere trattati diversamente”.

Voi cosa ne pensate delle considerazioni di Damiano, sono questi- flessibilità ed usura- i due pilastri su cui dovrebbe puntare la nuova riforma previdenziale per divenire più equa?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

12 pensieri su “Riforma pensioni 2019, ultim’ora da Damiano: ‘non tutti i lavori sono uguali’

  1. Concordo sul fatto che non tutti i lavori sono uguali, MA DOPO 40 ANNI QUALSIASI LAVORO è più che usurante.
    L’impressione è che nessuno vuole veramente risolvere il problema, sembra un continuo cercare di mettere toppe per rimediare a errori e così facendone altri ancora più grossi.
    Per me le cose da fare sono:
    1) Dividere la previdenza dall’assistenza
    2) Eliminare per sempre quella perversione dell’aggancio all’aspettativa di vita dell’età pensionabile, visto poi che il coefficiente di trasformazione del montante contributivo ne tiene già conto.
    3) Stabilire un numero massimo di anni per cui raggiunto il quale si ha diritto ad andare in pensione a prescindere dall’età e penso che 41 anni per tutti sia anche troppo, ma comunque meglio degli attuali 42 e 10 mesi o 41 e 10 per le donne
    4) Introdurre una finestra di pensionamento tra i 57 e i 67 anni per chi non riesce a raggiungere il limite di contributi previsti dal punto precedente calcolando l’assegno pensionistico in base ai contributi versati, quindi risolvendo il problema di opzione donna, problemi di cura di anziani, disoccupati da lungo tempo, esodati, ecc.
    5) Stabilire che una volta in pensione non è possibile cumulare la pensione con redditi da lavoro, per evitare furbate del tipo, intanto prendo la pensione e poi faccio un lavoretto, magari in nero. Per me è totalmente incompatibile dire, basta non ce la faccio più a lavorare mandatemi in pensione e poi uan volta pensionato faccio un’altro lavoro, allora ti tieni il lavoro che hai e rimandi l’uscita fin che desideri lavorare.

    In altre parole, sei un precoce ed hai iniziato a lavorare a 14 anni, dopo 41 anni di lavoro e cioè a 55 anni ti godi la tua pensione calcolata come ora col sistema misto, nulla vieta che se vuoi lavorare ancora un pò, fin quando lo decidi tu, puoi continuare.
    Hai studiato fino a 19 anni (5 anni di superiori dopo la terza media) e poi ha iniziato a lavorare, hai 2 possibilità, vai in pensione a tua scelta ANCHE a 57 anni (sfruttando il punto 4) ma il calcolo sarà contributivo puro, oppure lavori fino a 60 anni per raggiungere i 41 anni di contributi) e l’assegno sarà calcolato col misto anzichè col contributivo, e volendo puoi proseguire anche oltre, fino a 67 sempre che tu lo desideri, e scegliere l’assegno più conveniente tra i due sistemi.
    Hai fatto l’università, e sei entrato nel mondo del lavoro a 24 anni, anche tu avrai due possibilità o vai in pensione a partire dai 57 anni ma col contributivo, o aspetti i 65 anni per arrivare a 41 anni di contributi e ti tieni il calcolo misto oppure continuare fino a 67.

  2. Flessibilità e usura: sono certamente due pilastri sui cui poter fondare la nuova riforma previdenziale. Sono certo che la proposta verrebbe accolta con favore da tutti i lavoratori.
    1) Flessibilità: rispetto a quale parametro? età? contributi? Come attuarla: con penalità? con incentivi?
    2) Usura: come definirla? come misurarla? quali categorie di lavoratori vi rientrerebbero?
    Quando l’idea dovrà essere tradotta in pratica sarà inevitabile che perda parte dei consensi; perché le persone spesso concordano su “cosa”, ma altrettanto spesso non concordano su “come”.
    A mio avviso esiste una sola proposta che possa raccogliere il consenso di tutti i lavoratori sia prima che dopo l’attuazione: potere andare in pensione a qualsiasi età si voglia, percependo la pensione in base ai contributi versati.
    Poiché la pensione è strettamente connessa con il lavoro, dietro la mia semplice proposta c’è, invero, una complessa politica economica che riguarda l’occupazione (un tematica, tra l’altro, che ricade proprio nell’ambito delle competenze dello Stato).
    A mio avviso lo Stato dovrebbe entrare in partecipazione con i privati, al fine di garantire l’occupazione (entrare in Alitalia e in ILVA, per esempio).
    Voglio precisare: non si tratta di tornare alle Partecipazioni Statali degli anni Settanta (non si può tornare nel passato, e l’Italia e l’Europa di oggi non sono le stesse di quelle degli anni Settanta). Si tratta, invece, di applicare le politiche occupazionali di Keynes.
    Nell’articolo viene espresso che per alcuni il mantra è “non tutti i lavori sono uguali ed anche a livello previdenziale devono essere trattati diversamente”. Verissimo. Per me, tuttavia, il mantra è: “Occupazione e pensioni. Pensioni e occupazione”
    “Usura e flessibilità” le sostituirei con “occupazione e pensioni”.

    1. “A mio avviso esiste una sola proposta che possa raccogliere il consenso di tutti i lavoratori sia prima che dopo l’attuazione: potere andare in pensione a qualsiasi età si voglia, percependo la pensione in base ai contributi versati.”

      COMPLETAMENTE D’ACCORDO

      1. Pure io sono d’accordo con Te Giovanni di quanto sostieni ed aggiungo anche che bisognerebbe dividere la previdenza dall’assistenza in modo tale che tutte le pensioni sociali erogate cioè non a fronte di contributi versati diano a carico dell’intera collettività e non solo dei lavoratori che versano contributi

  3. certo che i lavori non sono tutti uguali, lapalissiano. Ma con il cambiamento tecnologico e le regole capestro che le aziende ti impongono per essere assunto, è difficile, difficilissimo normare quali tipi di lavoro siano gravosi e usuranti.

    Più ragionevole invece puntare a un diritto di tutti e per tutti e fire Quota 41xTutti.

  4. Ah, adesso ho capito perché i parlamentari vanno prima in pensione con una decina di anni di contributi appena.
    Si tratta di un lavoro super gravoso e ultra usurante…

    Politici, cercate di rispettare tutti i lavori e il contratto che il lavoratore ha sottoscritto con l’INPS quando ogni mese che Dio manda in Terra per quaranta anni e più ha versato il suo sangue nel buco nero di questo Stato retto da demagoghi e incapaci!

  5. A 54 ANNI NON SI RIESCE PIU A TROVARE LAVORO ED I NOSTRI GOVERNATORI VOGLIONO AUMENTARE ETA PENSIONABILE A 67 ANNI SIAMO GIA MORTI FIGURATI A 70 ANNI PROVASSERO LORO GOVERNANTI A LAVORARE PER POTER PORTARE IL PANE IN FAMIGLIA NON LA POLTRONA

  6. Amici quotisti, ricordate le reprimende che il senatore NANNICINI ci ha impartito da questo sito qualche giorno fa in merito alle nostre osservazioni sulle sue proposte pensionistiche?
    “Quota 100 costa e se vuoi la flessibilità in uscita devi pagartela tu” così il tetragono parlamentare ci ammoniva avendo particolarmente a cuore la salute dei conti pubblici.
    Oggi, come niente, si viene a sapere che invece per lui “LA DEMOCRAZIA VIENE PRIMA DELL’IVA” tanto che giustifica la sua firma alla richiesta di referendum contro la legge costituzionale che taglia oltre 300 seggi parlamentari per un risparmio di 500 milioni di euro a legislatura (cifra che per lui ora diventa “presunta”)
    Avete capito bene?? Quando si tratta di far risparmi a carico dei lavoratori che hanno versato contributi per circa 40 anni eccolo severo ed inflessibile a far la morale (agli altri), quando invece le prospettive di ottenere risparmi bussano alle sue tasche per la eventualità di perdere le sue prebende allora il discorso cambia e si tirano in ballo paroloni (“la democrazia”!!) per non farsi toccare il portafoglio.
    E non mancano anche gli aspetti grotteschi: eccolo affermare che se fosse stato membro della Camera sarebbe stato favorevole al taglio, ma come senatore è e rimarrà fermo sul no!
    Mi fermo qui.
    Ognuno tragga le sue conclusioni

    1. Assolutamente d’accordo!
      L’errore che facciamo sempre no cittadini è delegare certe decisioni a persone che non sanno bene di cosa stanno parlando e che non hanno i problemi di chi arriva stanco e demotivato alla soglia della pensione.
      Se l’anticipo della pensione costa che lo Stato si ritiri dalla gestione dell’INPS e non carichi sull’ente previdenziale tutti i privilegi che ha elargito agli amici!
      Purtroppo si fa confusione (e i politici rimescolano nel torbido perché la confusione è l’anima del potere) fra gestione previdenziale (in attivo) e gestione assistenziale per la quale lo Stato versa una parziale copertura delle spese.
      Leggere qui alcuni dati:
      https://pensioni.economia-italia.com/costo-pensioni-spesa-pensionistica-italia

  7. I lavori non sono tutti uguali!!!! Verissimo!!!! Svolgo il lavoro di educatrice nido..un lavoro che mi piace e mi realizza, ma c’è un “però”, dopo 39 anni di attività, credetemi è diventato veramente faticoso!!!! I bambini sono cambiati o meglio le famiglie sono diventate troppo permissive, delegando molte volte il loro compito alla scuola. Il mio lavoro rientra, si, nei lavori FATICOSI, ma il governo non fa nulla.

  8. Damiano con questa intervista forse ha capito che non tutti i lavori sono uguali. Meglio tardi che mai. Poi analizzando, si domanda che è in vigore una normativa sui lavori gravosi e usuranti. Peccato che in questa normativa i suoi colleghi di partito Poletti/Nannicini abbiano inserito lavori, di cui, di usurante non hanno nulla. Questa lista andrebbe rifatta completamente variando alcune categorie ed inserendone altre. Non capisco con quali criteri siano state concepite, sicuramente con tornaconto elettorale.

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