Riforma pensioni 2020/2021 ultime Tridico: 4 ‘ingredienti’ per uscire da quota 100

Le ultimissime novità sulla riforma pensioni ad oggi 27 dicembre 2019 giungono dal Presidente dell’Inps Tridico che intervistato da “Il Messaggero.it” esprime le proprie considerazioni sulla quota 100 e su come poter evitare lo scalone post spermentazione.

Tanti gli ‘ingredienti’ elencati per comporre la ricetta di una riforma ideale, equa, strutturale post quota 100, tra questi non mancano lo stop dell’aspettativa di vita per coorti, i coefficienti di gravosità per decidere l’età di uscita dal mondo lavorativo, fino ad arrivare alla proposta di un fondo integrativo pubblico. Vi riportiamo la sintesi dell’intervista che Tridico ha rilasciato ai colleghi Andrea Bassi e Luca Cifoni.

Riforma pensioni, dopo quota 100? la parola al Presidente Inps

Per Tridico, la quota 100 é una misura sperimentale, sarebbe stato un errore abolirla prima delle fine della sperimentazione, perché avrebbe anche creato disagi a chi su quella misura aveva riservato le proprie aspettative, ma ora in questi due anni, fa intendere il Presidente dell’Inps, bisogna riflettere con le parti sociali per arrivare ad una riforma delle pensioni più equa: ” Ad ogni modo abbiamo due anni di tempo per riflettere e per condividere proposte con le parti sociali, una grande occasione dunque”

In questi termini risponde ai giornalisti che gli hanno fatto notare come chi maturerà i requisiti poco dopo la scadenza della quota 100 andrà incontro ad uno scalone considerevole: “ Allo scadere naturale si può pensare a una revisione complessiva del sistema che abbia l’ambizione di essere strutturale, fermo restando che Quota 100 in sé costituisce già uno scivolo temporaneo per ammorbidire lo scalone per molti che non sono coinvolti dalle altre forme di anticipazione, dopo la riforma del 2011” . Ecco poi snocciolati nel corso dell’intervista precisa e puntuale gli ingredienti proposti da Tridico, almeno tre.

Riforma pensioni 2020, almeno quattro ingredienti per la ricetta post quota 100

Per Tridico vi sono dei punti fondamentale su cui bisognerebbe agire al fine di poter parlare di una vera riforma previdenziale, leggendo le sue risposte ci viene da dire che dovrebbero essere almeno 4 gli ingredienti base per uscire indenni da quota 100, così ci sentimao di sintetizzarli, a partire dalle sue risposte integrali che potete comunque leggere su il Messaggero.it

1″ Sarà importante separare la previdenza dall’assistenza, rendendo contabilmente trasparente il bilancio dell’istituto”

2 “ Si potrebbe pensare ad un sistema di coefficienti che tengano conto appunto della gravosità del lavoro. Sarebbe un modo per prevedere un’età di uscita dal lavoro per ogni categoria, in maniera flessibile“, poi aggiunge: “Certo ci dovrà essere un’età minima, la stabilirà il legislatore“.

3 ” Si dovrebbero neutralizzare gli effetti degli incrementi sull’età di pensionamento, da una determinata età in poi, ad esempio da 60 anni: in modo che l’aumento dell’aspetttiva di vita sia bloccato per le singole coorti di lavoratori. Per ogni anno di nascita una certa aspettativa, che poi non cresce più. Così si dà certezza».

4 “Il ministero del Lavoro sta pensando ad una legge delega nella quale inserire un fondo che sostenga, in modo anticiclico, le pensioni del futuro. Soprattutto quelle dei giovani con carriere non continue, il fondo integrativo pubblico“. Ma la domanda sorge spontanea ai giornalisti, con quali fondi?

Riforma pensioni 2020/21: le risorse ci sono

Sembrano misure costose. Come finanziarle?, chiedono i colleghi, eccovi la risposta del Presidente Inps, che pare essere certo sulla reperibilità dei fondi necessari a mettere mano alla riforma delle pensioni:

Stiamo parlando di riforma strutturale che non sarà a costo zero. Però si potranno usare intanto le risorse non spese per Quota 100. Secondo nostre stime, comunque prudenti, nel 2019 avanzano circa 1,6 miliardi di cui solo 1,1 sono stati conteggiati nel decreto “salva conti” di luglio. Nel 2020 potremo avere 2,5 miliardi.

Voi cosa ne pensate delle proposte fatte da Tridico, questi ingredienti potrebbero se messi insieme essere la ricetta migliore per dare vita ad una riforma strutturale pensionistica equa post quota 100?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

17 thoughts on “Riforma pensioni 2020/2021 ultime Tridico: 4 ‘ingredienti’ per uscire da quota 100

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    29 Dicembre 2019 in 14:06
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    Dal 1/2022 mantenere quota 100 von il calcolo contributivo . Mi faccio fare i conteggi : se mi conviene vado .
    E quota 41 per tutti .
    Giusto dividere il bilancio Inps fra pensioni assistenziali e contributive .
    Avete rotto le palle . Quota 100 non si tocca . Fatevene una ragione .

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    28 Dicembre 2019 in 12:33
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    Sul primo ingrediente proposto da Tridico sono totalmente d’accordo, ovvero separare la previdenza dall’assistenza, ma poi gli altri mi sembrano ingredienti di scarsa qualità che portano alla preparazione di una pietanza insipida e indigeribile. Come ha già detto bene il sig. Perfetto, bisogna cambiare completamente la visione del problema, ovvero studiare una riforma sensata e valutarne i costi e poi vedere come reperire le risorse, non guardare alle scarse risorse e mettere l’ennesimo rattoppo al consunto vestito pensionistico.
    Ieri leggevo un articolo sul corriere della sera, riporto un breve passo tra virgolette (fonte: https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-2020-inizia-regno-contributivo-cosi-giovani-lavoreranno-fino-71-anni/noi-altri.shtml) “Insomma, una flessibilità in uscita è assolutamente necessaria considerando che dal 2020 il 73% dei lavoratori, quota che arriverà al 95% nel 2022, avrà gran parte della pensione calcolata con il metodo contributivo e quindi non costerà un euro di più alla collettività (solo il costo dell’anticipo che si ammortizzerà nel corso dei successivi 10 anni). Del resto tutti i sistemi pensionistici che applicano il metodo di calcolo contributivo hanno la flessibilità in uscita.”.
    Questo breve passo mi ha fatto riflettere su quali possano essere gli ingredienti da utilizzare per la futura riforma , visto che a detta del giornalista che ha scritto l’articolo dal 2022 per quasi tutti i lavoratori (95%) gran parte della pensione è contributiva e non costerà un € in più alla collettività.
    Tutti i governi che si sono succeduti in questi anni hanno spremuto i loro neuroni per inchiodare i lavoratori sul posto di lavoro fino ad età inverosimili, con paletti, agganci all’aspettativa di vita, e altre amenità del genere, così come gli altri 3 ingredienti di Tridico mi sembra vogliono fare, scatenando le giuste rimostranze di questi ultimi.
    La volontà dei lavoratori invece, va nella direzione opposta, basta leggere i commenti su questo sito per comprendere che vogliono lasciare il lavoro ad un età ragionevole.
    La soluzione che può mettere d’accordo queste contrapposte esigenze è quella di lasciare la libertà ad ognuno di decidere quando lo ritiene il momento più opportuno per pensionarsi. Per quanto mi riguarda non può trattarsi però di una libertà assoluta perché la pensione deve anche consentire poi di poter vivere quindi l’assegno deve poter raggiungere un importo minimo e comunque anche l’età non può essere bassa a piacimento, parlare di andare in pensione a 40 anni sarebbe un assurdo, quindi sostituirei i 4 ingredienti di Tridico con i miei che sono:

    1) Separazione della previdenza dall’assistenza
    2) Metodo di calcolo contributivo per tutti che consente la massima flessibilità in uscita perché non costa un € in più alla collettività
    3) Limite minimo di età per pensionarsi fissato a 55 anni (ottenuto come somma tra i 14 anni di chi lasciata la scuola dell’obbligo è entrato nel mondo del lavoro e potenzialmente 41 anni di contributi chiesti a gran voce dai precoci)
    4) Limite minimo dell’importo dell’assegno pensionistico maturato pari a 1100€ lordi mensili

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      28 Dicembre 2019 in 19:27
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      La sua ricetta, sig. Emilio, è un ottimo primo (Riforma pensioni).
      La sua ricetta si intonerebbe molto bene con la ricetta di un ottimo secondo (Riforma lavoro).
      Il primo infatti lascia la scia d’un gusto che tende a sfumare mentre s’avanza quello d’un secondo piuttosto corposo (la Riforma pensioni fa da volano alla Riforma lavoro).

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      29 Dicembre 2019 in 21:35
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      E perché non anche un limite MASSIMO per l’assegno pensionistico erogato dall’INPS, indipendentemente dai contributi versati??
      Fosse per me, massimo 3500 euro netti mensili (rivalutabili al 100%) e camminare!
      Ma voglio ritornarci più avanti su questo tema che mi sembra interessantissimo-
      Per ora mi limito a lanciare il sasso….

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    28 Dicembre 2019 in 6:12
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    Siamo a fine anno. Siamo stanchi ma non affamati. Perché siamo sazi di cibo e anche dei conseguenti sprechi legati ad un sistema di acquisto compulsivo.
    Sprechi e anche poca oculatezza nei conti. Sbagliato dire che quota 100 è giusta mantenerla, perché quota 100 è iniqua e costa, non alle casse INPS, ma allo Stato.
    Il coraggio politico di abrogarla salvaguardando coloro che avevano preso accordi interaziendali. Oppure rimodularla concedendo questo beneficio a lavoratori caduti in disgrazia durante la propria vita lavorativa oppure rendendola selettiva per tipologie di lavori.
    Tenerla altri 2 anni un errore economico e politico. Ricordo sempre che a quota 100 ci sono pure lavoratori che hanno iniziato da ragazzi e per questo gli “eterni sfigati”. Ma su questo oramai ho finito l’inchiostro virtuale e prevale uno sfinimento psicologico. Il tu si e io no. Lo spacchettamento Previdenziale. Provvedimenti che cozzano uno contro altro. Non ci siamo. Ma si continua su questa strada. Si parla di età minima per uscita dal lavoro e non si guardano gli anni di contribuzione. Anche qua, una buona lotteria su chi vince e arriva alle aspettative di vita e chi invece in pochi anni lascia. Questione di fortuna.
    Ricordiamoci anche dei coefficienti di calcolo delle rendite che penalizzano chi ha iniziato a dai 14 anni in avanti.
    Sono tante le cose in sospeso ma si tende sempre a guardare in avanti peggiornado addirittura lo status di lavoratori precoci che ricordo esistono ancora.
    Due anni di tempo per sistemare il disastroso provvedimento di quota 100 che andrà a creare uno scalone a fine 2021? Ma ci rendiamo conto che stiamo approvando una legge di bilancio e su questo tema previdenziale si andrà a creare un problema? Ma si continua, ripeto, a spezzare questa Legge e la si rende iniqua nei confronti degli stessi lavoratori. Occorreva ragionare oggi non tra 2 anni. Così vanno le cose. La Legge Fornero ha bisogno di essere rivista da persone che abbiano qualità tecniche e da precise volontà politiche. Con provvedimenti singoli non si arriva a conclusioni certe. Perché le aspettative reali di una riforma di questa Legge non saremo giocoforza noi, ma i nostri figli.
    Separare assistenza e previdenza. Certo! Ma le risorse le reinvestiamo sulla Previdenza, con delle idee chiare, precise.
    Le sfide di un rinnovamento di una Legge Fornero emergenziale nata e svilupoata per “fare cassa” debbono prescindere da una progettualità progressiva portatrice di idee per tutta la collettività e non andando a fare confluire benefici a singole fasce di lavoratori.

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    27 Dicembre 2019 in 18:18
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    Secondo me 67 anni di età, per andare in pensione sono davvero troppi !
    Sarebbe stato meglio lasciare i 65 anni e prevedere dopo i 60 una qualche forma di flessibilità nell’uscita, togliendo un 1-2 % all’anno dall’importo della pensione.
    Ma forse io la faccio troppo facile !

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    27 Dicembre 2019 in 14:47
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    Tutte le ricette sono buone. Prendiamo quella di Tridico per fare il pane.
    I quattro ingredienti di Tridico sono: farina, acqua, lievito e sale. Tridico, che conosce il suo panificio (che è l’Inps), sa di poter disporre di 300 gr. di farina, di 1 cucchiaio di lievito di birra, di 400 gr. di acqua a temperatura ambiente e di 1 cucchiaio e mezzo di sale (in pratica sono le restrizioni che Tridico apporta ai suoi 4 ingredienti). Tridico possiede la ciotola (cioè gli stessi modelli matematici che usa il Mef) per mescolare il tutto ed ha anche il tempo (2 anni) per far lievitare l’impasto (far “girare” i modelli). Risultato finale: 5 filoncini da 18 cm ciascuno.
    La folla che attende da lungo tempo di ricevere il pane, ed è anche esausta dopo il tanto lavorare, è fatta da almeno cinquemila persone. Come si fa a sfamare una folla di cinquemila persone con soli 5 filoncini? Ci vorrebbe la moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci (per fortuna Tridico non ha bisogno dei pesci).
    Tridico vede la ricetta dal punto di vista suo, e si domanda: “data la quantità di ingredienti di cui dispongo, quanto pane posso sfornare?”
    A mio avviso la domanda da porsi è la seguente: “data la folla da sfamare, quanto pane mi occorre sfornare?” In base alla quantità di pane da sfornare ci si procurerà la quantità di ingredienti necessari.
    Se ci troviamo nella situazione in cui oggi siamo è perché il Governo ha sempre agito in base al criterio “cosa si può fare con le risorse che si hanno” (mettere il carro davanti ai buoi).
    Occorre invece che il Governo affronti il problema in modo opposto: “quante risorse si devono avere per fare le cose che si devono fare” (mettere i buoi davanti al carro).
    Le risorse ci sono. Ma non sono quelle di cui parla Tridico, che servirebbero a sfamare solo una parte delle cinquemila persone. Le risorse sono quelle da prendere da chi non paga il tributo a Cesare che sta a Roma. Ma qui ci vorrebbe un bravo esattore delle tasse (che ai tempi di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto si chiamava Matteo).
    Sarebbe allora opportuno che il Governo lasciasse scegliere al popolo: chi volete che chiamiamo a riformare le pensioni, colui che fa il miracolo dei pani o colui che fa l’esattore delle tasse?

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    27 Dicembre 2019 in 13:59
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    Io credo che non ci siano categorie di lavoro che giustifichino il pensionamento a 67 anni. Ci sono lavori che usurano fisicamente, ma altri lo fanno mentalmente. Possono esserci lavori sedentari che creano stress più dannosi della fatica fisica. Io credo che si potrebbe pensare seriamente ad un passaggio graduale dal mondo del lavoro alla pensione. Es dopo 60/62 inserire il lavoratore in un regime part time, compensato da una pensione part time. Naturalmente questo dovrebbe essere abbinato ad un’ assunzione part time di un giovane da affiancare al lavoratore pensionando. In questo modo si avrebbe un passaggio di competenze e si eviterebbe il distacco repentino dal lavoro, che può creare disagi psicologici.

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      27 Dicembre 2019 in 20:16
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      Sono d’accordo.
      Sto vivendo proprio la stessa situazione, solo che un affiancamento non me l’hanno voluto fare e ora sono in pensione da due mesi e tutti i giorni ricevo email e telefonate dai colleghi che non sanno a chi rivolgersi per le competenze che non sono state distribuite.

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    27 Dicembre 2019 in 13:39
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    Avete rotto i cogxxoni con il dopo quota100…..bisogna cambiare subito da gennaio, i nostri amici sindacati che caxxo aspettano ha organizzare uno SCIOPERO come in FRANCIA. Vogliamo subito quota 41per tutti senza vincoli di età.

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      30 Dicembre 2019 in 12:53
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      Buon giorno Giuseppe,
      Lei si domanda dove sono i sindacati, io rincaro dove, si trovavano quando votavano la “follia Fornero”. in qualche tavolo, magari ben imbandito, intanto i dirigenti delle tre maria (CGIL CISL UIL) andavano in pensioni con importi da follia, uno su tutti Bonanni 300.000 annui, Le basta come risposta.
      Il sig. Tridico parla di punti, ma più che punti questo sig.re credo abbia bisogno di una camicia di forza. E subito internato.
      Domando a Lei sig. Trdico: Lei ha mai lavorato da bambino, 9 anni per il sottoscritto, oggi siamo già altre il mezzo secolo di lavoro fatica e sangue, lasciamo stare la montagna di contributi, Lei sa cosa vuol dire alzarsi alle 4 del mattino per raggiungere il posto di lavoro, Lei ha mai sofferto la fame perchè quanto percepivamo non bastava alla famiglia. Allora se Lei non conosce queste cose non può essere il Presidente dell’Inps al massimo può fare il “Bidello”. Inoltre Le domando sig. Tridico: il bilancio 2009 presentato dal sig. Mastrapasqua, con al Suo fianco la si,ra Fornero, presentava un patrimonio Inps di circa 50 miliardi ebbene dove sono finiti tutti quei soldi? La domanda lo posta a tutti i suoi predecessori, compreso Fornero, e Di Maio, risposte di ritorno ovviamente zero.
      Voi per sanare il bilancio dello stato dovete:
      Eliminare La mafie;
      Eliminare gli evasori 200 miliardi anno (accumulati circa 1000 miliardi);
      Eliminare la corruzione che vale quasi 70 miliardi.
      Mi domando perchè non li prendete? Mi inducete obbligatoriamente a persar male, allora tutto questo fiume di denaro finisce nelle tasche di qualcuno, Le pare? sig. Tridico….
      Allora una bella legge che porti a 20 di galera per evasione fiscale, che porti a 30 anni di galera la corruzione,
      Le mafie: 40 anni di processo concluso nulla…Veda Lei!

      Credo che sta volta se fate i furbi e tirate troppo la corda diventiamo anche noi come i Francesi, io spero vivamente molto peggio..perchè lo meritate…..

      “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Paolo Borsellino

      Cordiali saluti.
      Luigi Napolitano

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    27 Dicembre 2019 in 12:50
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    Sono certo che occorra una pensione uguale per tutti nell’importo!!! È mai possibile che nemmeno da pensionati si possa essere uguali? Perché taluni debbano restare servili nei confronti di altri durante l’ultima parte della loro esistenza? E non venitemi a dire “quello ha versato di più nel fondo pensioni”!!! Almeno mettere un tetto massimo di €. 5.000,00. Il problema è che, in Italia, le palle, purtroppo, servono solo per fare campagna elettorale!🤔👹🤘🤘🤘🤘🤘🤘🤘

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      27 Dicembre 2019 in 20:18
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      Assolutamente giusto!
      Io sono anni che lo vado dicendo ma ovviamente sono sbeffeggiato dalla famosa frase “i diritti acquisiti non si toccano”.
      Hanno toccato però i nostri di lavoratori e cittadini più e più volte a loro piacere.
      Bisogna ribellarsi e eleggere chi si impegna a cambiare radicalmente il sistema!

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