Riforma Pensioni 2020, 3 proposte di Brambilla per cambiare quota 100

Continuano ad esser messe sul tavolo nuove ricette per modificare la Riforma delle pensioni, e soprattutto per capire cosa sarà necessario fare quando la misura sperimentale di quota 100 giungerà alla sua naturale scadenza. Oggi vediamo le tre proposte rilanciate da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Predivenziali che pochi giorni fa ha parlato di una possibile quota 102. Vediamo le sue nuove idee, descritte in un lungo articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera.

Pensioni 2020, Brambilla e la situazione post Quota 100

Il presidente di Itinerari Previdenziali ha rimarcato alcune problematiche del sistema pensionistico, e ha poi spiegato la sua ricetta per migliorare la situazione. Per Brambilla una volta che quota 100 andrà a scadenza nel 20212 sarà necessario evitare di tornare alla Legge Fornero. Come fare? Brambilla scrive che ” Risolvere quota 100 non sarà facile per una serie di motivi che ora elencheremo ma lo si deve fare per correggere i tre macro problemi creati dalla riforma Monti/Fornero e cercare, con il contributo del Cnel, delle parti sociali e se possibile con un accordo bipartisan, di fare una riforma definitiva almeno per i prossimi 10 anni con verifiche quinquennali, per dare certezze e serenità a tutti gli italiani”.

Per trovare una soluzione è necessario però tenere conto di alcuni vincoli obbligatori: “1) proporre una soluzione che faccia come somma meno di 100 sarebbe da un lato politicamente dirompente e comunicativamente pericoloso; 2) se da un lato è necessaria la flessibilità in uscitadall’altro ci sono pressanti vincoli per i già malmessi conti pubblici; 3) non sarebbe equo che tutti i problemi relativi a lavoratori con particolari problemi di salute ma non invalidi, di famiglia e di faticosità del lavoro, vengano scaricati massicciamente sulla collettività”. Come fare dunque? Di seguito vi riportiamo le tre proposte elaborate da Brambilla

Ultime novità Riforma Pensioni 2020: Le 3 proposte di Brambilla per superare la Fornero

“La prima proposta, in prospettiva cioè dal 2036, data in cui inizieranno a pensionarsi i contributivi puri, ha certamente un costo sia per l’introduzione dell’integrazione al minimo (eliminata dalla riforma Dini), sia per l’anticipo del pensionamento equiparato agli altri lavoratori. Abbiamo però un grande vantaggio: il tempo! Per cui si potrebbe prevedere, a partire dal prossimo anno, un fondo per le pensioni contributive accantonando 500 milioni l’anno; insomma un fondo per le giovani generazioni al fine di mitigare gli effetti economici e demografici che avremo in Italia fino al 2045. Avremmo un fondo di dotazione di oltre 15 miliardi per sostenere le pensioni di quelli che hanno iniziato a lavorare dal 1/1/1996″.

La seconda modifica riguarda la flessibilità in uscita che si ottiene in due modalità: anzitutto ripristinando la flessibilità prevista dalla riforma Dini/Treu, per tutti i lavoratori prevedendo l’accesso alla pensione a 64 anni di età, adeguata alla speranza di vita e 37/38 anni di contributi (quota 101/102 adeguata), con non più di due o tre anni di contribuzione figurativa per premiare il lavoro (nei figurativi sono escluse maternità e contribuzioni volontarie); chi vuole potrà lavorare, con il consenso del datore di lavoro se dipendente, fino a 71 anni e tra i 66 e i 71 anni potrebbe scattare il super bonus contributivo (contributi netti in busta paga quindi più 40/50% del reddito netto). La seconda modalità di uscita è costituita dai fondi di solidarietà ed esubero già sperimentati in modo ultra positivo da banche, assicurazioni, esattorie e poste dal 2000; in pratica si tratta di applicare le norme dell’Ape sociale e consentire l’accesso al fondo esuberi con 5 anni di anticipo rispetto all’età legale oggi fissata a 67 anni e con 35/36 anni di contribuzione; in pratica una quota 97/98, pagata integralmente da aziende e lavoratori attraverso l’attuale versamento dello 0,30% sui redditi lordi, gestita in autonomia da sindacati e imprese attraverso non più di una decina di fondi (oggi sono oltre 109). A carico dello Stato rimarrebbero i casi più difficili.

La terza azione è il blocco dell’anzianità contributiva a 42 anni e 10 mesi per i maschi e un anno in meno per le femmine, eliminando l’adeguamento alla speranza di vita. Per le donne madri, sulla scorta della Dini si potrebbe prevedere uno sconto di 8 mesi per ogni figlio con un massimo di tre, mentre per i precoci una riduzione di un quarto di anno per ogni anno lavorato prima del compimento dei 20 anni. Certo 62 anni di età per tutti o quota 41 come propone la Lega, sarebbero più favorevoli per i lavoratori ma significherebbe compromettere seriamente il nostro ottimo sistema pensionistico che è in equilibrio grazie ai due stabilizzatori automatici che solo l’Italia ha. Basta solo un poco di buon senso e buona volontà”. Voi cosa ne pensate di queste ricette di Brambilla sulla riforma delle Pensioni? Fatecelo sapere nei commenti qui di seguito!!!

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

6 pensieri riguardo “Riforma Pensioni 2020, 3 proposte di Brambilla per cambiare quota 100

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    20 Giugno 2020 in 12:11
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    Le proposte di Brambilla, che dire …. Un lavoratore dopo 40 anni di lavoro deve poter scegliere se continuare oppure ritirarsi dal mondo del lavoro.
    I ragazzi che si affacciano oggi al mondo del lavoro con contratti precari, quanto ci impiegano ad accantonare 40 anni di contributi?
    a che eta andranno in pensione?
    Se i ragazzi lavorano con un po di stabilità ,consumano più di un pensionato e l’economia potrebbe riprendere un po.
    Cambiano sempre i sistemi pensionistici sempre a sfavore dei lavoratori .

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    15 Gennaio 2020 in 17:32
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    Brambilla vai a proporla in Francia la tua ricetta … vedrai che c…o che ti fanno!!

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    11 Gennaio 2020 in 13:35
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    Signor Perfetto ma, lei si meraviglia che Brambilla possa dare soluzioni nel merito pensionistico. Non ha mai capito un c..o in materia. Ha sempre venduto le sue proposte migliori, tanto è che il suo stesso partito non lo ha nemmeno considerato nello stilare soluzioni riforme precedenti ( vedesi quota 100 ).Nei precedenti commenti di qualche mese fa, ho sempre sostenuto che l’unico incarico che si potesse attribuire a questa persona fosse il magazziniere al discount.

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    10 Gennaio 2020 in 23:08
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    Brambilla TACI! Le tue proposte sono oscene. Del lavoro di cura non se ne parla mai. Solo figli…e se uno non ha avuto la fortuna di averne perchè magari ha dovuto assistere genitori allettati ed anziani? Visto che lo Stato non garantisce alcuna assistenza e nessun welfare? Se proprio dovere giustificare i vostri lauti stipendi e pensioni, magari astenetevi dal pensare alle nostre di pensioni…la sottoscritta va in pensione con 1200 euro dopo 42 anni e 3 mesi di lavoro e devo ritenermi pure fortunata.

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    10 Gennaio 2020 in 17:35
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    Tante belle parole ma alla fine per precoci ed esodati non faranno niente.. Fare cose eque non è di questo paese noi non siamo la Francia ci fotteranno ancora e noi tutti zitti..

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    10 Gennaio 2020 in 13:04
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    L’approccio adottato da Brambilla non è adatto a sviluppare una Riforma pensioni di cui l’Italia ha oggi bisogno.
    Brambilla ragiona così: “questi sono i vincoli che devo rispettare: fermo restando tali vincoli, quali sono le proposte che posso sviluppare?”. Questo è un approccio che porta ad elaborare proposte al ribasso, perché limitate dai vincoli sin dall’inizio della loro formulazione.
    La prima proposta di Brambilla è vuota: non ha senso parlare di soluzioni che tengano conto di ciò che avverrà nel 2036 e nel 2045; ha senso parlare di soluzioni da qui a 6 anni, da rivedere ed eventualmente correggere dopo i primi 3 anni (come avviene già per Quota 100).
    La seconda proposta di Brambilla è irricevibile: la flessibilità in suscita a 62 anni introdotta da Quota 100 non va irrigidita portandola a 64 anni.
    La terza proposta di Brambilla è povera di contenuti: abbiamo davvero, come egli afferma, “un ottimo sistema pensionistico che è in equilibrio grazie a due stabilizzatori automatici che solo l’Italia ha”? E allora perché stiamo parlando di cambiarlo?
    Sintesi: le ricette di Brambilla non sono adeguate per la Riforma pensioni di cui l’Italia ha oggi bisogno.
    L’approccio da adottare è invece il seguente: “questa è la proposta che voglio realizzare: come posso superare gli attuali vincoli che ne impedirebbero la realizzazione?” Questo è un approccio che porta ad elaborare una proposta al rialzo, perché tende a spostare più in là l’attuale frontiera dei vincoli.
    Una volta condiviso l’approccio da utilizzare, la proposta potrà delinearsi secondo la seguente direttrice: prendere quanto c’è di buono in Quota 100 ed estenderlo a tutte le altre categorie di cui siamo già ampiamente a conoscenza: Quota 100 Rosa, Opzione Donna, Quota 41. Esempio: 60 anni di età e 38 anni di contribuzione (in pratica Quota 98 e con ulteriori flessibilità per carriere discontinue ed esodati).
    Risultato della strategia: chi vorrà andare in pensione sarà libero di farlo, mentre i giovani troveranno maggiori opportunità di ingresso nel lavoro. Si attuerà il tanto auspicato ricambio generazionale, i consumi riprenderanno e l’economia ripartirà. Questo è ciò di cui l’Italia ha oggi bisogno.
    Se c’è condivisione su tale strategia, si potrà procedere a individuare il come affrontare e superare i vincoli.

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