Riforma pensioni 2020, in Italia come in Francia: proteste da Quota 41 e donne

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni vedono in parte accavallarsi il malcontento dei francesi e quello degli italiani, i primi stanno protestando ormai da giorni in piazza contro la Riforma delle pensioni voluta dal Presidente Emmanuel Macron, che dovrebbe entrare in vigore sulla carta dal 2025; i secondi protestano, molti solo sul web, per le promesse disattese in campo previdenziale evidenti nel capitolo pensioni insito nella manovra 2020.

Nulla é stato fatto, fanno notare Cgil, Cisl e Uil che ieri sono scesi in piazza a Roma per protestare contro le scelte del Governo, per modificare realmente la Riforma Fornero e soprattutto per dare risposte spendibili nell’immediato alle categorie maggiormente disagiate: donne, esodati ed i precoci che richiedono da tempo la quota 41. Sui social il confronto sul modus operandi, completamente differente, tra le due nazioni per ottenere ascolto dalla classe politica é finito al centro di un acceso dibattito. Vi riportiamo, come siamo soliti fare, qualche considerazione di chi si é cimentato nei commenti per darvi una panoramica a 360° del disappunto emerso.

Pensioni 2020, Francia ed Italia, ha senso protestare?

Vi é chi si dice pro protesta e scioperi in Francia al fine di preservare l’attuale riforma pensionistica, chi invece sostiene che la Francia si stia lamentando ed in massa- e su questo gli italiani provano una grande invidia, ossia sull’unità che i francesi mostrano nella lotta per preservare i loro diritti- in realtà per protestare contro una riforma che sarebbe molto meno peggio della Riforma Fornero vigente in Italia. Interessante il dibattito che in questi giorni é emerso sui social e che abbiamo seguito prima di farne un sunto:

Paolo scrive: “Tutti , o quasi, elogiano i francesi che scioperano spaccando tutto. Ma perché scioperano, contro quali proposte, in quanti lo sanno? Intanto, si vuole parificare la pensione del dipendnete pubblico con quella del privato. Poi, si vuole eliminare qualche privilegio di determinate categorie come nei trasporti o nella sanità. Poi si vuole alzare l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente a 62 anni. Ma nel complesso, si vuole evitare il crac e dei conti e di far ricadere il costo di questi privilegi sulle generazioni successive”.

Claudio dalla sua scrive: “Il punto non é tanto sulla correttezza o meno della protesta in sé ma sta nel popolo francese, questo quando ha la sensazione (giusta o sbagliata che sia) che dei diritti vengono cancellati protestano punto, a differenza nostra che lasciamo correre di tutto e di puiù, vedi all’epoca l’approvazione della Legge Fornero“.

Giuseppe aggiunge: ” Se protestano in massa, li invidio, da noi é diventata una vergogna. Un menefreghismo totale, abbiamo la peggior classe politica del mondo civilizzato, la più numerosa, e la più pagata di tutte. Di cosa vogliamo discutere? Dobbiamo solo- conclude a modi mea culpa– guardarci allo specchio e piangere” . Vi é poi anche chi prende coscienza del fatto che a parole sono tutti bravi, ma poi quando si tratta di ‘metterci la faccia’ la musica cambia. Come fa notare Luigi Metassi, amministratore del Comitato esodati, licenziati e cessati.

Riforma pensioni 2020, Metassi: Tra il dire ed il fare…

Così Metassi: “Se tutti quelli che incitano a “fare come i francesi” fossero scesi una sola volta in piazza, avremmo già ricostruito e ripreso la Bastiglia.

Su questo concordano in molti , anche l’amministratore del gruppo precoci, Angelo Mele già il 5 dicembre scorso aveva scritto sulla pagina del gruppo: “Mi sarebbe piaciuto tanto trovare ed approvare un post del tipo: Avete visto in Francia i lavoratori/lavoratrici comee quanto protestano, solo perché il governo vuole mettere mani alle pensioni? E noi invece cosa si fa?

Per restare in tema la stessa Orietta Armiliato amministratrice del CODS, che si batte per la valorizzazione del lavoro di cura delle donne, per la quota 100 rosa e per la proroga di Od al 2023, spesso si é trovata, infastidita ed affranta, a dover invitare le sue stesse iscritte anche solo per vedere inoltrare ai politici taggati i post di appello che lei stessa produce.

Come a dire che spesso il disinteresse é talmente forte anche da parte di chi dovrebbe, senza essere incitato, muovere il mondo per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, che poi non ci può stupire se in altre Nazioni qualcosa si ottiene, mentre in Italia quando, va bene, ci si deve accontentare delle briciole e poi sopportare anche di vedere sbraitare sui social, dietro ad una tastiera a ‘giochi conclusi’, chi nulla ha fatto per ottenere qualcosa.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

19 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2020, in Italia come in Francia: proteste da Quota 41 e donne

  • Pingback: Riforma pensioni 2020, ultime su quota 41, quota 100, esodati: cosa cambia da gennaio? | Pensioni per tutti

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    22 Dicembre 2019 in 1:43
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    Quota 100 dovrebbe rimanere….oppure 62 anni in pensione senza limiti di contributi. 41 anni di contributi sono troppi!!! W la Francia….su l Italia stendiamo un velo pietoso.

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    21 Dicembre 2019 in 11:24
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    Se esiste un Dio io credo che maledica questo governo perché con il reddito di cittadinanza paga 800 euro al mese dei giovanotti per stare sul divano a poltrire e costringe gente malata con 41-42-43 anni di contributi a recarsi al lavoro,spero che le cose cambiano ma non ho fiducia

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    20 Dicembre 2019 in 20:39
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    Sono tre anni che sto rincorrendo quota 41 adesso sono oltre 42 e sono deluso abbastanza

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    20 Dicembre 2019 in 18:06
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    Lo stato dovrebbe essere d’esempio e tutelare i propri dipendenti che non godono più di buona salute…..invece a 60’anni con 41 anni di contributi e invalidità al 75% devo sentirmi minacciato di Licenziamento invece di mandarmi in pensione ,sarei felice anche di un importo più basso, siamo tornati al 1500 quando il dipendente non é più in salute un bel calcio in faccia e giù in un fosso!!!!!… Vergognatevi governo

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    20 Dicembre 2019 in 11:33
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    Chi promette a destra chi a sinistra chi sopra chi sotto , BASTA PROMESSE, BASTA PARLARE, DA GENNAIO 2020 SUBITO QUOTA 41PER TUTTI SENZA VINCOLI DI ETÀ .
    2021 / 2022 / 2023 si parla di anni di lavoro in più, ma chi ha superato 41 anni di contributi, ditemi voi, ora come ora, spera di andare con la FORNERO .
    Siamo messi proprio bene.

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      20 Dicembre 2019 in 14:05
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      Sig. Giuseppe, temo proprio che il suo regolare rigore venga tirato dopo che l’arbitro ha fischiato la fine della partita.
      Ma forse intende suggerire che da gennaio 2020 si cominci a parlare di Quota 41 per poterla attuare nel 2021, 2022 e 2023. In pratica, palla al centro.
      Ma così facendo, sig. Giuseppe, lei pone gli spettatori in un difficile dilemma. In quale centro sperare per l’attuazione di Quota 41: centrosinistra o centrodestra?
      Ma forse non importa il colore. Se le manovre hanno un colore, ciò che è giusto fare invece non ce l’ha.
      E “QUOTA 41PER TUTTI SENZA VINCOLI DI ETÀ” è una cosa giusta da fare.

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    19 Dicembre 2019 in 21:49
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    Cioè italiani come i Francesi, ma mi faccia il piacere, italiani buoni solo a mangiare maccaroni.

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      20 Dicembre 2019 in 13:45
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      Renato, condivido pienamente, aggiungo italiani popolo del c…o

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        20 Dicembre 2019 in 15:35
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        Sig. Antonio, sig. Renato, a volte anche a me capita di non tenere a freno la lingua che come un Rottweiler a difesa del suo padrone si avventa su chiunque tenti di minacciarlo. Quando ci si sente in qualche modo colpiti, la lingua-Rottweiler è pronta ad avventarsi sul primo malcapitato e poi su tutti quelli che stanno attorno. A volte capita anche a me.
        I Rottweiler prendono il loro nome dalla cittadina tedesca Rottweil (fondata dai Romani nel 73 d.c.) sul fiume Neckar, che sinuosamente abbraccia con un tocco romantico la pur seducente Heidelberg.
        È vero, sig. Renato, gli italiani sono buoni a mangiare i maccheroni, perché i maccheroni sono buoni. Ed è per questo che i tedeschi a volte si rivolgono agli italiani con l’epiteto poco gentile di “Spaghettifresser” (mangiaspaghetti – dove il verbo “fressen” non è “essen” che significa “mangiare come gli umani”, ma vuol dire “mangiare come gli animali”. C’è da dire che anche noi li ricambiamo con l’epiteto di “mangiapatate”).
        Non conosco affatto i francesi e neppure la Francia, ma so dal “De bello gallico” di Giulio Cesare che i romani arrivarono anche in quella vastissima regione della Gallia di cui faceva parte anche l’attuale Francia, arricchendola del contributo della cultura e civiltà romana.
        Un tempo ci chiamavano romani, oggi ci chiamano italiani (a volte inseriscono l’Italia anche tra i PIGS – acronimo di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna – che in lingua inglese significa “MAIALI”).
        Sono in Europa ma per cultura non mi sento europeo. Per cultura mi sento invece italiano anche se non sono romano (pur portando uno dei nomi del quarto imperatore romano Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico).
        Popoli tecnologicamente avanzati, popoli finanziariamente avanzati, popoli culturalmente avanzati.
        A me basta far parte del popolo culturalmente più avanzato di tutti gli altri popoli.

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          20 Dicembre 2019 in 18:38
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          Signor Perfetto, lei probabilmente oggigiorno si sente ancora italiano, io, invece per vari motivi che non sto ad elencargli considero l’italia una nazione del menga. Problematiche che esistevano da bambino ad oggi non ancora risolte, sempre all’ordine del giorno. Il modo migliore sarebbe quello di eleggere governanti stranieri e non essere rappresentati da incapaci perenni, capaci solamente
          di parlare per propi interessi. Poi mi spieghi popolo culturalmente avanzato, ma dove la visto, dove la letto, ma, è sicuro che sia l’italia.

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            23 Dicembre 2019 in 16:57
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            Sig Perfetto, il popolo italiano è talmente culturato che ha esportato la Mafia in tutto il mondo. Che figura, che esempio diamo altro che italiani popolo dei Giulio Cesare ecc.. ma stiamo parlando dei tempi del carlo cudiga, oggi non è cosi.

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            23 Dicembre 2019 in 19:10
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            Sig. Antonio, ha pienamente ragione quando lei dice “Problematiche che esistevano da bambino ad oggi non ancora risolte, sempre all’ordine del giorno”. I tempi cambiano, le nazioni cambiano, ma gli uomini restano ancora gli stessi. Ancora guerre, ancora poveri, ancora a lottare per sopravvivere piuttosto che per vivere.
            Crede forse che io non veda le cose che vede lei, le cose che non vanno? Le lunghe liste d’attesa per una ecografia; pagare doppiamente la sanità (quella pubblica e quella privata) per avere un appuntamento entro pochi giorni anziché entro dei mesi; essere incalzato dalle tasse e dovermi pentire di essere onesto a pagarle; e tante altre cose che non le cito perché so che lei le conosce meglio di me.
            Ma lasci che le dica questo: quando sono all’estero, in mezzo a tanta gente che non parla la mia stessa lingua e incontro qualcuno che invece la parla, io mi sento a casa; quando rientro dall’estero e il conduttore del treno alla frontiera italiana mi chiede il biglietto in italiano, io mi sento a casa; quando vedo la bandiera tricolore sventolare sui Palazzi dove prendono decisioni sbagliate, io mi sento a casa; quando sento l’inno d’Italia suonato alla presenza o anche in assenza del Presidente della Repubblica italiana, io mi sento a casa.
            Sig. Antonio, sono cresciuto con Cicerone, Cesare, Dante, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Pascoli: questa è cultura. Sono cresciuto cantando l’inno italiano all’alza bandiera e all’ammaina bandiera quando ero in colonia: questa è cultura. Sono cresciuto arricchendo sempre di più la conoscenza della mia lingua: questa è cultura. E quando vedo persone straniere che ci deridono per il “bunga bunga”; quando vedo giornali esteri che in prima pagina mettono il piatto di spaghetti con sopra la pistola; mi creda, sig. Antonio, mi rendo conto che noi non faremmo di queste cose e quini mi rendo conto di quanto sia vasta la cultura italiana.
            Ma lei mi dice che “Il modo migliore sarebbe quello di eleggere governanti stranieri e non essere rappresentati da incapaci perenni, capaci solamente di parlare per propri interessi”. Mi permetta allora di fale due nomi di persone che apprezzo molto (e lo dico con grande sincerità): il potente presidente della Bundesbank Jens Weidemann che ha avuto il coraggio di muovere critiche all’allora presidente della BCE Mario Draghi sull’utilizzo del suo bazooka del Quantitative Easing col quale si è allungata l’agonia dello Stato Italiano piuttosto che averla risolta (se così non fosse non staremmo qui a parlarne) e sui tassi di interesse bassi che mettono in ginocchio i risparmi dei tedeschi e che fanno sì che le banche italiane si rifacciano sui propri clienti aumentando le voci di costo di gestione dei conti correnti (probabilmente anche il suo); e una vera statista come la Cancelliera Angela Dorothea Merkel, eccellente stratega nel fare le cose con calma e nel farle per bene chiedendo ai tedeschi di fare sacrifici ben sapendo che i tedeschi hanno la scorza dura per sopportare sacrifici ancor più duri dei sacrifici che noi sopportiamo.
            Però poi, sig. Antonio, non mi venga a dire “sarebbe stato meglio tenerci i nostri incapaci governanti”.

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    19 Dicembre 2019 in 18:10
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    Puntualizziamo intanto un fatto acclarato dalla fiumana di commenti risibili che incontriamo sui social: la generalità degli italiani nulla sa delle motivazioni che spingono il governo francese ad introdurre la riforma e delle oggettive ragioni della protesta e ancor meno è interessata a documentarsi. Tutto viene ridotto ad una banale disequazione 62 < 67 quindi buono, per cui: i francesi sono rock mentre noi siamo amebe e questo, condito con gli immancabili verbi coniugati al condizionale (dovremmo, potremmo, faremmo, e via di questo passo) rappresenta il massimo dell'analisi, non di rado condita da sproloqui e improperi sparati ad alzo zero sulla politica e sulle parti sociali. In questo gioca sicuramente un ruolo primario la mediocre scolarità, la disaffezione alla lettura, la non conoscenza della sequenza strutturale analisi – sintesi, che un qualsiasi pensiero coerente e di sostanza deve osservare.
    Saremmo peró miopi se, a questo italico immobilismo volessimo attribuire una radice di pura carenza di scolarità. Su questo punto, l'uso smodato di verbi al condizionale è rivelatore di una mancanza di volontà a prescindere. "Dovremmo", in altre parole, significa: "L'idea mi pare buona ma vai avanti tu che io non mi espongo. Al massimo ti seguo dopo se la cosa si fa promettente e se mi conviene". In Francia, le corporazioni dei lavoratori sono ancora forti e unite al loro interno da interessi comuni ma, in Italia, oil discorso è assai diverso. Lavoratore a tempo indeterminato e precario hanno problemi e obiettivi diversi, sovente divergenti. Altrettanta diversità e divergenza esiste tra i pensionati a seconda che si faccia riferimento al regime retributivo piuttosto che a quello contributivo. Per non parlare di coloro (esodati, donne, giovani e carriere discontinue in primis) che la pensione rischiano di non vederla o, se mai la vedranno, di riceverla falcidiata dai ricalcoli.
    Non è un caso se una martellante propaganda trash è riuscita ad ingenerare un astio generazionale e se qualsiasi malsana proposta di intervenire sulla Costituzione, purchè cavalchi, ancorchè in maniera surrettizia, la sete di giustizialismo, fa immediatamente proseliti, anche e soprattutto tra quella parte di cittadini che dovrebbero obiettivamente temerne maggiormente gli effetti.
    Tutto questo crea divisione, soprattutto nelle realtà più deboli e disagiate come, per esempio, il microcosmo che accomuna surrettiziamente esodati a sedicenti tali, facile preda di elementi disgreganti e delle loro illazioni.
    L'intero tessuto sociale italiano, a differenza di quello francese, è completamente disgregato, parcellizzato e diviso da istanze e aspettative diverse e, non di rado, contrapposte. Si pensi solo alla querelle tra Quota 100 (una misura sperimentale e temporanea) e Quota 41 (una misura della quale si parla in divenire). Si pensi anche al cervellotico ventaglio di soluzioni pensionistiche che magari soddifano una donna che, grazie al suo elevato reddito, puó serenamente accedere a Opzione Donna e ne condannano un'altra che, a causa del misero reddito, è costretta a proseguire al lavoro, magari anche molto gravoso, fino al raggiungimento dei 67 anni. Come possiamo immaginare che, queste due donne, entrambe lavoratrici, magari anche iscritte allo stesso sindacato, possano trovarsi un giorno entrambe in piazza, entrambe a perseguire un identico obiettivo? Cosa puó accomunare un lavoratore precoce ad un lavoratore che, con 38 anni di contributi, sta per andare in pensione? Cosa puó accomunare un esodato, consapevole del suo costituzionale diritto alla salvaguardia, con chi, indossata la stessa veste, mette in discussione i concetti di fondo di quello stesso diritto minandone la sostenibilità? Potrei proseguire ma credo di aver chiarito a sufficienza il concetto.
    È evidente che non siamo attualmente in grado di imitare i francesi. Dobbiamo prima recuperare quella unità alla cui perdita non sono estranei neanche i lavoratori e i pensionati. Una razionalizzante riforma pensionistica e del lavoro, preceduta da una sanatoria delle attuali circoscritte pendenze (salvaguardia esodati, estensione del cumulo) è ormai urgente e ineludibile. Sta al sindacato contrattarla e sta a tutti noi indicare al sindacato la rotta da tenere ma dubito che ci sarà la capacità di superare gli attuali individualismi, alla cui affermazione abbiamo ampiamente contribuito con colpevole disinteresse. Verosimilmente, ci limiteremo a parlare al condizionale commentando quanto siano migliori e battaglieri i francesi.

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      19 Dicembre 2019 in 23:44
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      Sig. Luigi Metassi, concordo con lei sull’uso smodato dei verbi al condizionale. Vanno usati con cura. Nella formulazione delle ipotesi va bene usare quel grado di cautela che il verbo al condizionale suggerisce; mentre nell’azione va usato il verbo al futuro che esprime la volontà di agire e la determinazione nel raggiungere il risultato.
      E’ anche vero che sono più le cose che ci differenziano (Quota 100, Quota 41, Opzione Donna, Ape Social, Quota 100 Rosa) che quelle che ci uniscono (un-iscono, una ipotetica “Quota 1”).
      Credo che proprio per il fatto di essere così differenziati, e quindi separati, siamo o ci sentiamo deboli, e allora proiettiamo la nostra debolezza nel dire di fare una cosa che non faremo mai: “Dovremmo fare come fanno i francesi”.

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    19 Dicembre 2019 in 16:32
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    EBBENE CHE SIA COSI COME LA FRANCIA MA IN ITALIA CI VUOLE LAVORO PER ARRIVARE A 62 ANNI DI ETA CI DOBBIAMO UGUAGLIARE COME L ESTERO

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    19 Dicembre 2019 in 12:34
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    Deluso da come vengono affrontati i temi previdenziali. Tutti i soggetti deputati a vario titolo, sia politico che sindacale, a trattare sulla previdemza, ogni giorno esordiscono ognuno con proprie proposte individuali. Oramai il nostro sistema previdenziale è contornato da centinaia di postille che lo rendono sempre più faraginoso ed iniquo. Infatti scelte ultime (quota100) sono discriminanti nei confronti dei lavoratori precoci e non intaccano l’impianto di Legge vigente.
    Poi si legge di ipotesi future lungimiranti ma difficilmente applicabili dalla parte politica avversa ai cambiamenti radicali e fluttuanti.
    Sarò anche prolisso, mi ripeto, ma credo che attraverso uno studio attento, una analisi puntuale, della Legge Fornero si possa e si debba studiare un percorso progressivo e dinamico della vera riforma previdenziale, passando, come citato ieri dal Presidente del Consiglio Conte, attraverso il recupero della evasione elusione erosione fiscale ( le storiche tre “e”).
    Un lavoro politico attento, senza le prese di posizione di cavalleria individuali, coinvolgendi i diversi soggetti deputati alla previdenza al Welfare e al bilancio dello Stato.
    Le lotte? Ma quali lotte? Siamo oramai tutti dei singoli che attraverso le piazze virtuali aperte, scriviamo e declamiamo giustizia. La politica deve saper cogliere questi aspetti sociali e le diseguaglianze in essere per ridurre soprattutto lo scollamento e la disaffezioni che costantemente si vengono a creare con le sistematiche divergenze , legate appunto alle pensioni. La lotta Francese e il senso di appartenenza del popolo vicino, fanno capire quanto sia importante la mobilitazione. Noi abbiamo perso o meglio ancora siamo stati indotti a mollare la presa. Crisi di valori, punti di riferimento politici e le identità ora non più xhiare, il completamento di questo desolante quadro.

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      19 Dicembre 2019 in 23:18
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      Sig. Cristian Cuppi, a mio avviso lei ha centrato bene il problema quando afferma “ma credo che attraverso uno studio attento, una analisi puntuale, della Legge Fornero si possa e si debba studiare un percorso progressivo e dinamico della vera riforma previdenziale, passando, come citato ieri dal Presidente del Consiglio Conte, attraverso il recupero della evasione elusione erosione fiscale ( le storiche tre “e”)”. Condivido in pieno il suo pensiero.
      Trovo che anche la chiusura del suo commento sia rasente la realtà. E quindi la verità.

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        22 Dicembre 2019 in 18:44
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        In televisione non si parla più di pensioni e nemmeno Salvini,sembrerebbe dato per scontato che solo la morte ci porterebbe in pensione molti di noi hanno ormai 43 anni di contributi cari politici cosa aspettate magari di cambiare anche la Fornero e portarla a 50’anni di contribuzione!!! Non vi basta averci rubato anche la Speranza?

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