Riforma pensioni 2020, intervista a Ghiselli: Quota 101 non è una risposta adeguata

Intervista a Ghiselli

In questi ultimi giorni si é fatto un gran parlare del prossimo incontro calendarizzato che si terrà il 13 marzo tra Governo e sindacati inerente la tematica previdenziale, sui social continua a far discutere e anche molto la proposta giunta dal Ministro della Pa Dadone per superare dal 2022 la quota 100, l’idea sarebbe quella di una quota 101.

In estrema sintesi, sebbene ancora non si comprenda se ad aumentare dovrebbe essere l’età anagrafica o quella contributiva, l’idea sarebbe quella di incrementare di un anno i requisiti richiesti oggi per la quota 100 al fine di evitare già dal 1 gennaio 2022 il ‘famoso scalone’ di 5 anni che riporterebbe i non rientranti in quota 100 entro il 31/12/2021  ‘dal giorno alla notte’ alle regole della riforma Monti- Fornero. I lavoratori precoci si sono detti assolutamente contrari a tale proposta in quanto per loro, se non fosse affiancata dalla quota 41 senza limiti anagrafici, la quota 101 sarebbe l’ennesima beffa post quota 100. Siccome in differenti articoli abbiamo letto che i sindacati si sarebbero detti favorevoli a tale proposta, abbiamo preferito andare alla fonte e chiedere direttamente a Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, se i rumors erano fondati. Eccovi le sue dichiarazioni in merito.

Pensioni 2020, Ghiselli, Cgil: Quota 101 non é adeguata

Gentilissimo Roberto Ghiselli, potrebbe dirci il parere della Cgil in merito alla proposta del Ministro della pubblica amministrazione Fabiana Dadone, I sindacati sono davvero favorevoli, come si legge in differenti articoli, a tale proposta? I precoci dal canto loro chiedono lumi, si tratterebbe di una quota 101 in combinato con la proposta quota 41 o si tratterebbe, come dicono all’unisono sui social, dell’ennesima beffa ai loro danni dopo quota 100?

Chi continua a riproporre il sistema delle quote come soluzione strutturale per una riforma previdenziale, a prescindere dalla quota che si propone, ha in mente un modello previdenziale e del mercato del lavoro che non esiste più. Infatti il sistema quote è basato su anni di contribuzione ed età, due variabili del tutto ininfluenti nel sistema contributivo in cui valgono esclusivamente altri due parametri, il montante contributivo ed il coefficiente di trasformazione.

In più il sistema delle quote prevede limiti di età molto alti, ostacoli insormontabili per chi è oggi nel mercato del lavoro, in particolare le donne e i più giovani. Del resto qualcuno rispolvera proposte del 2013 come se le cose nel frattempo non fossero profondamente cambiate, ad iniziare dal fatto che ormai siamo in un sistema prevalentemente contributivo.

Pensioni anticipate, due le vie per Ghiselli: quota 41 e pensione dai 62 anni

Quindi a suo avviso qual’é l’unica strada che può portare davvero il sistema previdenziale italiano verso una riforma strutturale ed equa per tutti?

La strada è quella della flessibilità in uscita, o con almeno 62 anni di età o con 41  anni di contributi, riconoscendo il lavoro delle donne e di cura, i lavori più pesanti e gravosi, il lavoro povero e discontinuo.

Poi ciascuno sceglierà in base alle sue condizioni professionali, familiari, fisiche o economiche, sapendo che più si rimane al lavoro più pensione si percepisce”

Ringraziamo come sempre la disponibilità al confronto di Roberto Ghiselli e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista, che ci é stata rilasciata in esclusiva, che é doveroso citare la fonte.

8 commenti su “Riforma pensioni 2020, intervista a Ghiselli: Quota 101 non è una risposta adeguata

  1. Cari precoci facciamoci la fornero tanto a questi di noi non gli frega niente adesso con il coronavirus avranno alibi che i soldi non ci sono è tutti dobbiamo fare sacrifici purtroppo la nostra è stata una generazione sfigata ci sono passati tutti davanti.. chi meno ha lavorato più e stato agevolato .. In un’altro paese questo non sarebbe mai successo.. ma in questo Paese tutto ciò che non è equo viene fatto.. Era un gran paese hanno distrutto…

  2. Io penso che una persona abbia diritto di uscire dal lavoro a 62anni, e senza penalizzazioni, con i contributi versati nell’arco della vita lavorativa,che comunque, non sono meno di 20anni. E poi dare la possibilità anche a chi ha lavorato 41anni e versato i contributi di uscire a prescindere dall’età anagrafica. Perché 41anni sono tantissimi, e non tutti fanno i professori baroni!!! Naturalmente non vanno lasciate indietro le donne, che sono le più penalizzate, basta guardare l’opzione donna, per accettare la pensione hanno dovuto rinunciare al retributivo, e prendere tutto con il contributivo! E a dire sempre dei “baroni” gli hanno fatto pure un grande favore! Ma del resto se noi non ci ribelliamo, non scendiamo in piazza a manifestare,( vedi i francesi) loro faranno sempre ciò che vogliono! Basta vedere con i vitalizi!! E quello che è accaduto nel 2011,con il governo Monti!! Certo questa quota 100,per alcuni è un’ancora di salvataggio. Ma poi!! E chi ha lavorato più di 41anni!

    1. Parole ragionevoli che si disperderanno nel vento. Perché ai politici ai sindacalisti non frega uno zero dei diritti dei lavoratori. L’unico che ha tentato di fare qualcosa è stato Salvini, che avrà anche tutti i difetti di questo mondo, ma almeno ha dato una boccata di ossigeno a tante persone ormai al limite con il lavoro!

  3. Mettetevi l’anima in pace. Con i danni economici prodotti da questa crisi creata dal virus e con un ipotetico e al momento certo -3% del PIL, non ci sarà nessun cambiamento nelle pensioni, anzi, si ritornerà tutti alla Fornero. Chi è riuscito e riuscirà ad usufruire della quota 100 accenda pure un cero alto 1 metro, perchè anche se la Lega andasse al governo ora, nel 2022 nemmeno Salvini farebbe un miracolo.
    Bloccare una seria ed equa riforma a causa della sperimentazione della quota 100 è stata la più grande stupidaggine che si potesse pensare.
    Intanto in questi tre anni, centinaia di migliaia di lavoratori continueranno ad andare con la Fornero e nel 2022 risorse non ce ne saranno, fagocitate tutte dal virus.

    1. Ai danni economici se ne sommeranno molti altri se bloccano una riforma pensionistica volta a lasciare molta più flessibilità in uscita…Sarò felice di stare a lavoro per altri 6 anni, pagato un 30% in più di un neo assunto e rendendo se va bene un 40 % in meno e sempre lasciando a casa chi mi deve sostituire , un giovane.
      Grazie Fornero. Hai centrato l’obiettivo. I giovani ringraziano e anche noi ultra adulti con tutte le nostre lentezze nei lavori, errori, assenze e mancanza di spirito aziendale .

  4. SPERIAMO CHE ETA PENSIONABILE LA PORTANO A 62 PER TUTTI PERCHE LAVORO AL SUD NON CE ALMENO CHI HA LAVORATO NEL PASSATO ALMENO CON 20 ANNI RIESCE AD AVERE QUELLA PENSIONE COSI DIRE DA ELEMOSINA

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