Riforma pensioni 2020, Occhiodoro su quota 41 e coefficienti gravosità

Riforma pensioni 2020, Occhiodoro su quota 41 e coefficienti gravosità

Le ultime notizie sulla riforma delle pensioni al 3 dicembre 2019 giungono da un’interessante confronto che abbiamo avuto con l’amministratore del gruppo precoci, Roberto Occhiodoro. Abbiamo voluto affrontare insieme il dibattito nascente dalle ultime dichiarazione del Presidente Inps Tridico sulla quota 41 da associare ai coefficienti di gravosità.

Per Tridico, che ha aperto debolmente alla quota 41, la misura rischierebbe di essere eccessivamente rigida se non si tenesse anche conto delle differenze tra i tipi di lavoro, questi necessariamente, a suo dire, dovrebbero incidere sull’età di accesso alla pensione. Ecco le parole del precoce, che pare rispondere al Presidente Inps.

Pensioni, ultimissime in esclusiva da Occhiodoro sulla quota 41

Roberto cosa ne pensa delle dichiarazioni di Tridico, le sembrano un’apertura verso il vostro obiettivo, ossia la quota 41 per tutti?

Per quanto riguarda le dichiarazioni di Tridico ti dico che qui bisogna intendersi sul significato della parola gravosità: è indiscutibile che ci siano lavori più pesanti degli altri ( il lavoro di chi sta su una impalcatura, o in fabbrica non è uguale a quello di un notaio o di un dirigente d’azienda).

Però non vorrei che la maggiore gravosità tra i lavori vada a colpire, ad esempio e prendilo come tale, il professore delle scuole medie o delle superiori, il medico dell’ospedale ed anche quei lavoratori che svolgono attività ripetitive ed alienanti ed altre figure similari.

Pensioni 2020, 41 anni di lavoro sono usuranti per tutti

Quindi Roberto, se ho capito bene, teme che con questi coefficienti di gravosità si potrebbero creare ulteriori disparità tra i quarantunisti anziché portare ad una soluzione equa per tutti?

Come abbiamo detto da sempre dopo 41 anni il lavoro è GRAVOSO o USURANTE per tutti. Quindi va bene allargare la platea dei lavori gravosi ma non va bene l’eccessiva parcellizzazione del lavoro altrimenti non finiremo più e soprattutto si spaccherebbe il fronte dei lavoratori più di quanto già oggi non sia. In finale non vorremmo che oltre la contrapposizione anziano/ giovane si sviluppassero altre contrapposizioni tra lavoratori”

Ringraziamo Roberto Occhiodoro per il prezioso confronto e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che é tenuto a citare il nostro sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

10 pensieri su “Riforma pensioni 2020, Occhiodoro su quota 41 e coefficienti gravosità

  1. 39,6 anni di contributi 56 anni,invalido,ho dovuto lasciare il lavoro da meccanico perché il dolore non mi permetteva più di lavorare,titolare assegno ordinario di invalidità,sistema misto di calcolo,coefficiente legato alla età 56 anni,4,02importo pensione 1000 euro,con un calcolo approssimativo ho pagato circa 250,000 euro nella vita lavorativa,noi facciamo da bancomat

  2. Buongiorno io lavoro in fabbrica come metalmeccanico e 41 anni sono più che sufficienti chi parla non sa come si lavora in fabbrica

  3. Pienamente d’accordo con occhidoro 41 anni di lavoro sono una vita chi li raggiunge deve andare in pensione.. Basta fare distinzioni altrimenti non se ne esce più.. Mettiamo questo tetto poi per che non lo raggiunge si faranno agevolazioni..ma fatelo una volta per tutte..la gente è stanca di sentire solo promesse che non si realizzano mai

  4. Buon giorno a tutti Dopo 40 anni precoce e con 2 patologie oncologiche mi hanno abbassato al 50 invalidità cosa devo pensare di questo paese?

  5. Cosa dire…ho fatto domanda all’inps di riconoscimento lavoro usurante e precoce ancora a febbraio 2019…il patronato ha riconosciuto totalmente il diritto ad andare in pensione con 41 anni di contributi…ad oggi, l’Inps ancora non risponde. A marzo 2020 maturero’ 42 anni contributivi…chiedo, ma allora i diritti scritti e tanto vantati dal governo sono una bufala? Nel mio caso SI. Auguri….

  6. Bravo Roberto. Altro che spezzatini. 41anni possono e debbono bastare per uscire.
    La proposta di Tridico interpone di nuovo Lavoratori e lavori,con aspetti disgreganti da un punto di vista sociale.
    Il rituale di andare a colpire o meglio segmentare i lavori dopo 41 anni non porta benefici a nessuno.
    Si vada a guardare altrove per eventuali risparmi di spesa.
    Questa litania sulle divisioni dei lavori dopo tanti anni è veramente stonata e non certo indicativa di un pensiero riformista di una Legge che sappiamo tutti deve essere rivista studiata revisionata perfezionata. Per favore, lascino stare le cose come stanno. In attesa di idee migliorative e lineari. Mi fermo qua. Ma ancora ne avrei da dire.

  7. 41 BASTA E AVANZA PER ANDARE IN PENSIONE .
    LAVORATORI CHE A 15 16 17 ANNI SONO ENTRATI NEL MONDO DEL LAVORO DEVONO ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 41 SERZA VINCOLI.
    41 SONO USURANTI PER TUTTI.

    1. Io ho 41 anni contributivi 75% di invalidità 60’anni di età.mi sono recato alla Vista medico collegiale di stato risultato mi costringono a recarmi al lavoro tutte le mattine pieno di dolori io sto molto male Vorrei che qualche politico leggesse queste righe e facesse in modo di approvare quota 41 per tutti!!! La presa in giro e questa: sarei andato in pensione il prossimo 01 Settembre ma dei 41 dovrei avere 12 mesi prima del 19 anno di età io ne ho 10 di mesi per qui la mia invalidità non Vale un “Fico Secco”!!! e dovrò lavorare ancora 3 anni vi sembra questo degno di un paese Civile!!!! Questo non é un paletto ma un’angheria di stato

  8. Finalmente uno che ragiona.
    Io lo sto dicendo da mo che i coefficienti di gravosità sono una stupidaggine, sia perché comunque vada sono manipolabili oltre che farraginosi e sia perché, come dice il signor Occhiodoro, dopo 41 anni di qualsiasi lavoro qualsiasi attività può diventare intollerabile.
    Sia data a tutti la possibilità di scegliere se uscire dal mondo del lavoro oppure rimanere. Ma con una regola ben chiara: chi esce non può fare nessuna altra attività che porti reddito oltre una certa soglia.

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