Riforma pensioni 2020: ok quota 41, ma per le donne serve sconto contributivo

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni al 20 gennaio 2020 giungono da un interessante confronto che abbiamo avuto con Orietta Armiliato, amministratrice del CODS, sulle ultime proposte di uscita anticipata che aleggiano da giorni riguardanti il post quota 100. Si é parlato infatti sempre più di frequente di quota 102 dal 2022 in sostituzione dell’attuale Quota 100, che permetterebbe un’ uscita con 38 anni di contributi versati +64 d’età e ricalcolo dell’assegno contributivo, mentre i sindacati, dalla loro, hanno proposto un’uscita anticipata con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età e un’uscita per tutti a partire dai 62/63 anni d’età.

Abbiamo dunque chiesto all’Armiliato cosa ne pensi di queste proposte e quanto potrebbero essere efficaci queste misure per le donne che ambiscono al riconoscimento del lavoro di cura anche ai fini previdenziali e a misure stabili che abbandonino la logica della proroga ‘di anno in anno’.

Riforma pensioni 2020, l’intervista ad Armiliato su quota 41, quota 102 e uscita dai 62 anni

In vista del prossimo incontro tra Governo e sindacati alcuni esperti previdenziali si sono detti favorevoli ad una quota 102 con contributivo dal 2022, mentre i sindacati, dalla loro, hanno parlato di un’uscita flessibile dai 62 anni d’età e di una quota 41 per tutti. Qual’é il suo punto di vista su queste ipotesi di riforma? Crede che queste misure potrebbero avvantaggiare in qualche misura le donne rispetto alla quota 100 e all’attuale proroga dell’opzione donna e dell’Ape sociale fino al 2020, confermate nella recente LdB, o reputa, invece, che la strada da percorrere sia un’altra?

Nell’attuale “cookbook” pensionistico specie dopo la produzione dell’ultima LdB che nulla ha legiferato rispetto al tema se non la proroga a tempo di alcune misure ossia l’Ape Sociale e l’OpzioneDonna, non mancano certamente le ricette anche perché l’unica misura che anticipa l’uscita ossia Quota 100, che fa parte di quei “preparati” riduttivi e costosi e che per di più con la fine del 2021 stando ai pareri di più, non sarà rinnovata o, quanto meno, non con i parametri di accesso oggi necessari. Occorrono dunque, e lo stanno dicendo più o meno tutti i rappresentanti della politica, i tecnici e le organizzazioni sindacali, misure che non solo siano più agevolmente accessibili a tutti colori che necessitano di raggiungere anticipatamente la quiescenza ma che oltre a questo, non siano particolarmente “mortificanti” come per esempio l’opzione donna che, e lo stiamo leggendo ogni giorno dalle dirette testimonianza delle lavoratrici, produce con il suo sistema di calcolo totalmente contributivo pensioni vicine agli importi erogati ai percipienti del reddito di cittadinanza, piuttosto che alla pensione sociale.

Apprendiamo dai media, ad esempio, che si sta valutando la possibilità di uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di età contributiva come unico requisito. Questa formula, ci piace molto, anche se siamo consapevoli che non potrà essere essere utilizzata dalle Donne a meno che non si riconoscano loro anni di contribuzione, in virtù dello svolgimento quotidiano del lavoro di cura domestico, oltre ad alcuni anni di “sconto” contributivo appunto, per coloro che sono anche madri.

Pensioni 2020, ecco i correttivi necessari per le donne

Credo, infatti, che rispetto alla platea femminile, si debba percorrere la strada che permetta il raggiungimento della quiescenza una volta maturata un’età anagrafica intorno ai 62/63 anni con un massimo di 35/36 anni di contributi ma con l’applicazione del metodo di calcolo misto spettante; atteso che, per chi invece volesse (e potesse), si potrebbe considerare un’uscita libera da vincoli qualora il metodo di calcolo applicato fosse quello contributivo.

In ogni caso, però, si debbono valorizzare e “scontare” o se preferite “aggiungere” anni di contribuzione a fronte del lavoro domestico ordinario di cura. Tutto questo, però, dovrebbe essere accompagnato da una massiccia azione di “alfabetizzazione sociale” atta a fornire lo sviluppo di quella cultura che sradichi nel tempo il modello familiare attuale dove la cura della casa, dei figli, dei parenti anziani anche se autosufficienti e quant’altro, é demandata prevalentemente alle donne a svantaggio delle loro carriere lavorative, determinando quel divario che rende le pensioni femminili economicamente insufficienti e spesso inarrivabili. Solo così, conclude Armiliato, si genererà il cambio di passo necessario ad ottenere un efficace effetto sul futuro previdenziale e non solo, delle donne.

9 commenti su “Riforma pensioni 2020: ok quota 41, ma per le donne serve sconto contributivo”

  1. Massimo 41 anni di contributi (che sono già una vita!), mentre per le donne, TUTTE le donne, con figli e non, massimo 38 anni di contributi (inclusi i cargiver familiari). Senza ricalcolo e penalizzazioni. Per i lavori gravosi e precoci massimo 35 anni di contributi. Che ve ne pare?

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  2. Brava Fiore, sono d’accordo, opzione donne, una bella presa in giro!!!! Altro che aiuto. La ritengo una forma di pensione…per chi non ne ha bisogno!!!! Ve lo dice “una”che potrebbe aderire, perché sono molto stanca e svolgo un lavoro faticoso!!!! Ma è troppo penalizzante!!!!!! Le donne non le volete aiutare!!!!!

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  3. Buon giorno a tutti,
    credo che da precoce con oltre 42 anni all’attivo, sia d’obbligo rispondere a questi pescecani.
    Dovete piantarla: cari politici e sindacati, di prenderci per i fondelli avere mangiato tutto il mangiabile per mantenere sempre bella piena esclusivamente la vostra pancia.
    Avete fatto carne da macello del diritto, carne da macello dell’art. 3 della carta Costituzionale.
    Vi siete venduti ai poteri forti europei a partire con golpe che avete organizzato nei confronti di una persona eletta democraticamente.
    “Il colpo di stato contro Berlusconi ci fu. L’ha “confessato” persino il “golpista” Monti… fonte Secolo d’Italia.
    ” ECCO DOVE CE L’HANNO INFILATO IL BAIL-IN – IL GOVERNO MONTI BARATTÒ REGOLE FERREE SUL SALVATAGGIO DELLE BANCHE IN CAMBIO DI UNA REGOLATA ALLO SPREAD, NONOSTANTE BANKITALIA FOSSE CONTRARIA – DURANTE IL GOVERNO LETTA, IL MINISTRO SACCOMANNI FU PIEGATO DALLE MINACCE TEDESCHE DI SCRIVERE LA NORMATIVA COMPUTANDO I TITOLI DI STATO COME ASSET A RISCHIO IN CASO DI RIFIUTO: UNA BOMBA PER IL SISTEMA-ITALIA VISTO CHE BANCHE E ASSICURAZIONI DETENGONO CIRCA 350 MILIARDI DI BTP…” fonte: Dagospia.
    Nell’ottobre-novembre del 2011 il Governo entrò in crisi interrompendo la sua azione di finanza pubblica. E’ solo con il primo Decreto del Governo Monti che appare la clausola IVA come è poi stata iterata nei lunghi 8 anni successivi. Una serie di clausole vincolanti e cifrate per importi e date. E’ del resto poi forse il caso di ricordare che oltre ad avere importato dall’Europa e montata in loco una clausola IVA di tipo imperativo, come da allora così ancora, uno dei primi atti del Governo Monti fu quello per cui il Governo italiano consentì il calcolo del contributo italiano al “Fondo Salva Banche” non in base al rischio, ma in base al PIL così che la crisi rispetto alla quale l’Italia era totalmente estranea (si rileggano le citate Considerazioni Finali) fu prima addebitata all’Italia come se si trattasse di una crisi della finanza pubblica italiana per poi essere – per beffa – messa sul conto dell’Italia gravandola – in aggiunta alle clausole – per un importo assolutamente spropositato.

    In poche parole, la Ue costrinse l’Italia a finanziare il Fondo Salva Banche. A quel tempo, infatti, le banche tedesche, Deutsche Bank in particolare, erano follemente esposte verso la Grecia, che stava per saltare. E allora bisognava salvare la Grecia con i soldi degli italiani (e anche degli altri, compresi i tedeschi) per evitare che a pagare dovessero essere le banche tedesche.

    Ma perché i contribuenti italiani dovettero pagare quanto quelli tedeschi, e non in base al rischio (che era tutto tedesco), caricandoci così di un debito che non era e non è nostro?

    Tutto questo, ovviamente, avvenne defenestrando il governo eletto che si opponeva, e sostituendolo col docile Monti.
    Ora ci stanno riprovando.

    E sono 48, i miliardi che il governo Monti prese dai contribuenti per salvare le banche tedesche dall’imminente default greco, miliardi che sono andati ad aumentare il nostro debito.

    Altra presa per C***:
    Il presidente dell’Inps tranquillizza dopo le notizie degli allarmanti conti in rosso successivi all’accorpamento con Inpdap ed Enpals. “Interverrà lo Stato a garantire la liquidità”
    Nessun allarmismo: i soldi per le pensioni ci saranno. Ne è convinto Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, che oggi ha voluto tranquillizzare dopo la notizia degli allarmanti conti in rosso in seguito alla fusione dell’istituto con Inpdap ed Enpals: in tutto 10 miliardi e 269 milioni quantificati al primo gennaio di quest’anno.
    “Il disavanzo provocato dall’Inpdap nei conti c’è – ha spiegato Mastrapasqua – ma non ci sono rischi per le pensioni, perchè lo Stato interverrà a garantire la liquidità dell’ente”.
    “Il bilancio dell’Inpdap è chiaramente in disavanzo perché negli ultimi anni c’è stato un turn over che ha portato a un aumento dei pensionati e alla diminuzione dei dipendenti. Nel momento in cui il nuovo ente ha inglobato l’Inpdap è chiaro che questo disavanzo si verifica contabilmente anche nel nuovo Inps. Dico contabilmente perché lo Stato ha sempre fatto fronte al piano dei disavanzi anticipando finanziariamente le risorse necessarie. Non c’è nessun allarme e nessun problema” ha spiegato Mastrapaqua
    Anche il ministro del Wefare Elsa Fornero ha commentato le notizie di stampa: “conoscevamo i dati dell’Inpdap, per noi non ci sono novità. Dall’accorpamento ci aspettavamo solo risparmi di gestione, mi aspetto adesso dati che confermino questo”.
    Infatti ecco i risultati della Follia Fornero:

    Numeri alla mano, ricostruiamo la cifra basandoci esclusivamente sulle statistiche rilasciate nei vari anni dall’Inps che, interpellata, non offre ulteriori informazioni se non certificare le azioni intraprese in merito alle salvaguardie. Oltre 106 mila esodati in pensione che, rientrando nelle prime sette salvaguardie, hanno iniziato a percepire l’assegno previdenziale: altri 128 mila hanno visto accogliere la propria domanda, al contrario oltre 54 mila istanze non sono state ritenute idonee. Riepilogando, le sette norme hanno tutelano in totale 172.466 soggetti (106.616 pensioni liquidate) come riporta l’ultimo report Inps di agosto 2016. A questa cifra si aggiungono gli oltre 30.700 mila soggetti riconosciuti nell’ottava salvaguardia certificati nella tabella Inps di settembre 2018, con un dato di 14.280 domande accolte, 20.567 respinte, e 10.070 pensioni liquidate.
    Inoltre i diritti acquisiti totalmente calèpestati.
    Per cui siete Voi che dovete ridurvi i priviligi: stipendio, scorta, viaggi, auto, alberghi, indennità, pensioni folli.
    Siete Voi che avete portato il paese sulle secche dopo ripeto aver depredato tutto il possibile.
    Ecco il risultato delle Vostre ruberie:
    Debito pubblico:
    Anno Debito (Lire) Vita Media
    1982 232.328 1,13
    1983 314.652 1,56
    1984 391.603 2,58
    1985 504.371 3,54
    1986 604.211 3,88
    1987 697.292 3,64
    1988 805.505 3,09
    1989 917.649 2,55
    1990 1.043.248 2,57
    1991 1.180.600 2,96
    1992 1.332.932 2,96
    1993 1.528.561 3,33
    1994 1.781.074 4,69
    1995 1.700.060 4,53
    1996 2.016.967 4,49
    1997 2.054.070 4,74
    1998 2.107.753 5,15
    1999 2.133.866 5,63
    2000 2.158.084 5,73
    2001 2.217.298 5,87
    2002 2.213.033 5,56
    2003 2.240.605 6,05
    2004 2.293.016 6,43
    2005 2.348.757 6,56
    2006 2.433.788 6,77
    2007 2.495.034 6,85
    2008 2.625.984 6,82
    2009 2.800.105 7,07
    2009 1.763.864 1.519.702 112,50%
    2010 1.843.015 1.548.816 115,40%
    2011 1.897.900 1.580.220 116,50%
    2012 1.989.781 1.613.265 123,40%
    2013 2.070.228 1.604.599 129,00%
    2014 2.137.322 1.621.827 131,80%
    2015 2.239.304 1.655.355 135,30%
    2016 2.285.254 1.695.590 134,80%
    2017 2.328.697 1.736.602 134,10%
    2018 2.380.306 1.765.421 134,80%
    Credo che dobbiate smetterla di prendere sempre dalla nostre tasche.
    La vostra è solo delirio di onnipotenza e fregare il prossimo.
    Eppure Vi votano qualcosa non Torna!
    A Voi conclusioni.

    Dal mio punto di vista politico dopo la scomarsa di Moro e Berlinguer, il paese ha perso la ragione.
    Oggi in parlamento siedono solo dei Pescecani, Come titola il famoso libro Di Mario Giordano.
    Dirvi Vergogna e farVi un complimento, dovreste dimmettervi in massa e partire per per il Brasile, Argentina, Africa per redimere la Vostra coscienza..

    Paese Finito e popolo succube…..rasentando l’omertà.

    “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.
    Frasi di Paolo Borsellino

    Distinti saluti.
    Luigi Napolitano

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    • Sig. Luigi Napolitano, le persone al Governo sono persone come noi.
      Sono persone con le nostre stesse emozioni, sentimenti, aspirazioni.
      Sono persone semplici, sobrie, padri di famiglia e madri di generazioni.
      Non hanno un “sogno” come Martin Luther King, né la “forza” del Mahatma Gandhi.
      Li vediamo alla ricerca della prima fila per una fotografia, quando ci è stato detto che gli italiani non sono da primo banco.
      Li sentiamo raccontare bugie agli italiani, come il medico dice la bugia a chi non arriverà fino a domani.
      Sono gente come noi, sig. Luigi. Non sanno che cosa fare, sono smarriti, e perciò vanno a tentoni, vengono presi per mano e guidati dall’Europa. A volte vengono sgridati come ragazzini che disturbano quando i Grandi discutono tra loro.
      Non potranno mai vergognarsi. Per farlo occorre coraggio. Ciò che loro manca.
      Sono persone sole, che nella loro profonda solitudine devono prendere decisioni difficili, con parole balbettanti e mani tremanti.
      Sig. Luigi, non vado oltre a descrivere i nostri politici che sono soli come un buco nero.
      Come un novello Orfeo potrei riuscire a impietosirla fino alle lacrime.

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  4. Opzione donna una presa in giro, serve solo per le associazioni politiche nate come funghi negli ultimi anni tutte di sx., che fanno credere che opzione donna è una loro vittoria, aggiungo! e che VITTORIA! una nuova discriminazione sociale sulla pensione con un calcolo contributivo pensato e deciso da chissà quale mente malata per ridurre la pensione solo xchè si è donna!.
    Se le donne devono avere una agevolazione sulla pensione deve essere senza condizioni che le penalizzano.

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  5. Sono d’accordo bisogna pensare ai giovani e i vecchi con 41 e oltre di contributi stanno morendo sul posto di lavoro,!!!! ho tanti amici che non ci sono più, ragion per qui volete fare qualcosa per i giovani ???? Mandate i vecchi a riposo e farete un favore a entrambi vecchi e giovani

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  6. Perché non ascoltate chi lavora Chissà cosa pensate, mentre fate del male a noi poveri Operai. Quei poveretti che vengono chiamati PRECOCI, ma che alla fine non interessa nulla a nessuno. Ci sono DONNE che ad oggi mentre scrivo hanno 59 anni di età, ed 39,5 anni di contributi. Provate a fare i conti se questa povera DONNA può uscire dal lavoro a 64 anni. .Ma Pensateci prima di condannare a morte coloro che chiedono e MERITANO di andare Meritatamente in PENSIONE.

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