Riforma Pensioni 2020, Sindacati in attesa del vertice di lunedì prossimo

Siamo sempre più vicini all’incontro tra Sindacati e Governo in programma la settimana prossima per discutere della riforma delle pensioni 2020 e di come superare definitivamente la legge Fornero. Si parlerà delle proposte di quota 99 e non solo, intanto i sindacati in questi giorni che precedono il tavolo di discussione ricordano al Governo le loro richieste. Vediamo le parole rilasciate nelle ultime ore da Annamaria Furlan della CISL e da Carmelo Barbagallo della Uil.

Ultime novità Riforma Pensioni 2020, Furlan: ‘Serve confronto serio’

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, è intervenuta ieri a Firenze, al centro studi della Cisl, in occasione della tavola rotonda ‘Infrastrutture: per lo sviluppo e la crescita del Paese” e ha parlato anche di Riforma delle Pensioni e del confronto che avverà il prossimo 27 gennaio. Ecco le sue parole: “Mi auguro  che finalmente ci sia un confronto molto serio, che parta da dati di fatto e soprattutto dai bisogni del nostro Paese e del bisogno di lavoro delle donne e degli uomini“.

Furlan auspica che si riesca a “costruire una pensione di garanzia per i nostri giovani che, di precariato in precariato, iniziano davvero ad avere prospettiva di essere futuri anziani poveri, e noi questo non lo accettiamo; di riconoscere un anno di contributi per figlio per le donne lavoratrici, perché la maternità è un bene sociale, complessivo di una comunità, non solo individuale; creare in modo strutturale l’Ape sociale, individuando la gravosità per ogni professione, creando condizioni di separazione tra assistenza e previdenza, e poi, finalmente, aumentando le pensioni dei nostri anziani, da anni bloccate”.  

Riforma Pensioni 2020 ultime oggi: Barbagallo

In una intervista all’agenzia di stampa di Italpress, Carmelo Barbagallo è tornato a parlare dell’incontro tra Governo e parti sociali sulle pensioni. Tra le richieste dei sindacati c’è quella di una maggiore flessibilita’ in uscita e la separazione della previdenza dall’assistenza: “Abbiamo fatto rimettere in pista le due commissioni che avevamo chiesto con il governo Gentiloni, poi abolite dal primo Governo Conte: quelle riguardanti la separazione della previdenza dall’assistenza e quella sui lavori gravosi e usuranti“, afferma Barbagallo. “Purtroppo per ritornare a prima della Fornero occorreranno piu’ Finanziarie – aggiunge il leader della Uil -. L‘errore della Fornero era proprio quella di equiparare chi fa lavori usuranti a chi non li fa. I primi devono potere andare in pensione senza penalizzazioni, in base a quanto hanno versato”.

Poi nell’intervista leggiamo anche un riferimento anche alle centinaia di vertenze aperte nel Paese: “Purtroppo si continuano a rinviare le decisioni. Abbiamo bisogno di ricostruire una nuova Cassa per il Mezzogiorno. Non sono un nostalgico ma serve un contenitore pubblico per le aziende in crisi, altrimenti volta per volta bisognerà cercare soluzioni improbabili – afferma Barbagallo -. Spesso coloro che fanno fallire queste aziende sono le multinazionali che spesso fanno il bello e il cattivo tempo e se ne vanno poi insalutato hospite”.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

6 pensieri riguardo “Riforma Pensioni 2020, Sindacati in attesa del vertice di lunedì prossimo

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    28 Gennaio 2020 in 11:49
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    Trovo la proposta dello sconto contributivo pensato solo per le donne che hanno avuto figli ingiustamente discriminatorio per coloro che non hanno potuto averne. Una proposta giusta sarebbe riconoscere a TUTTE le donne, con figli o no, uno sconto pensionistico di almeno tre anni rispetto all’uomo (da allargare anche ai cargiver familiari senza distinzione di genere).
    E’ giusto e sacrosanto riconoscere il lavoro di cura che le donne svolgono nella società italiana per la famiglia, per i figli e per i genitori anziani e dunque il surplus di lavoro che tutte le donne hanno (soprattutto nella fascia di reddito medio/bassa) e riconoscere che, in quanto donne, scontano il gap di genere ancora così presente nella società italiana.
    A ciò si aggiunge la differenza che risiede nelle disparità di reddito e condizione, anche fra donne. Esempio: sono donna, ho un figlio ma un livello apicale che mi consente di avere un buon stipendio ed elasticità di orario. Ho una collaboratrice che non ha figli, che però svolge gran parte del mio lavoro e in molti casi mi sostituisce nelle mie mansioni. Alla fine la donna con figli andrà in pensione un anno prima, la collaboratrice invece, che magari non ha neanche avuto una promozione per la disponibilità dimostrata ma ha permesso alla capa di gestire al meglio la sua situazione familiare, che gestisce con difficoltà il suo ménage familiare e magari cura i genitori anziani con tutti i limiti di tempo e di reddito che la sua condizione le riserva, non potrà godere dello sconto pensionistico! E’ giusto?
    Dobbiamo riconoscere che le pari opportunità sono ancora lontane nella nostra realtà quotidiana, nelle aziende e nel mondo del lavoro in generale.
    L’allungamento dell’età pensionabile delle donne richiesto dall’Europa non ha tenuto in considerazione il fatto che i cambiamenti per abolire le differenze di genere sono lenti da realizzare. Prima bisognerebbe darsi un termine per attuare questi cambiamenti, poi normare l’equiparazione che già si è realizzata nella realtà. Qui è stato fatto il contrario, prima abolisco le differenze sulla carta, poi forse ci mettiamo in cammino per tradurle nella realtà!

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    25 Gennaio 2020 in 9:49
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    Sarebbe importante valorizzare del lavoro di cura ai fini previdenziali per “tutte” le donne – con
    un bonus ulteriore per le mamme – a prescindere dall’età anagrafica, o comunque a partire dai
    60 anni di età.
    Inoltre, il lavoro di cura all’interno della famiglia svolto gratuitamente e costantemente da ogni
    donna dovrebbe essere riconosciuto a prescindere dalla tipologia di attività svolta (impiegate,
    operaie, insegnanti, infermiere, ecc.).
    Terminato l’orario di lavoro in fabbrica , in ufficio, in ospedale, a scuola e rientrate a casa, per le
    donne si ricomincia: lavare, stirare, seguire i compiti dei figli, fare la spesa, cucinare….
    quante tipologie di lavoro vengono svolte sempre dalla stessa figura, costantemente e per anni?
    Quindi, a partire dall’età di 60 anni, le donne “tutte” dovrebbero essere libere di scegliere di poter andare
    in pensione o rimanere al lavoro.

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    25 Gennaio 2020 in 5:21
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    nessuna uscita a 64 anni,uscita a 62 anni non si tocca!!! Macron docet…

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    25 Gennaio 2020 in 4:47
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    se mettono la uscita a 64 anni facciamo come in francia….quota 62 anni non si tocca!!!

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  • Pingback: Riforma pensioni, ultime: quota 41, donne, uscita dai 62 anni + 20 di contributi | Pensioni per tutti

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    24 Gennaio 2020 in 12:52
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    Buongiorno Volevo semplicemente dare un mio consiglio come donna Ok al contributo di un anno ma come si fa ad andare in pensione a 64 anni il mio consiglio è arrivata la soglia di 60 fate scegliere a una donna se continuare a lavorare o andare in pensione. Non se ne può più veramente noi siamo sempre L’ultima ruota del carro mamme mogli nonne e poi badanti dei nostri anziani Noi lavoriamo a a casa al lavoro non Siamo pagate per i lavori extra che facciamo anche basta 60 sono più che sufficienti per una pensione dignitosa se una persona non ce la fa più potreste anche lasciare 35 di contributi Ma almeno 60 anni già Avete spostato l’età anagrafica per opzione donna E adesso che cosa vogliono il sangue?

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