Riforma pensioni 2020 ultime, esclusiva a Ghiselli: i temi al tavolo tra Governo-sindacati

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni riguardano la ripresa dei tavoli di confronto tra Governo e sindacati, il primo incontro sarà domani 16 settembre a cui seguirà quello del 25 settembre. Tanti lettori ci scrivono per sapere quali saranno le proposte che Cgil, Cisl e Uil presenteranno al Governo relativamente al capitolo previdenziale. Si potrà ancora sperare in quota 41? Nella proroga di Opzione donna o dell’Ape sociale? Cosa sostituirà quota 100? Tantissimi i dubbi dei lavoratori che restano in attesa di comprendere quale potrebbe essere la loro sorte previdenziale. Per questa ragione abbiamo deciso di confrontarci, in questa intervista in esclusiva, con Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil. Eccovi le sue parole che ben esplicitano richieste e punti di discussioni che verranno avanzati al tavolo col Governo. Ringraziamo Ghiselli per questo prezioso confronto e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che é tenuto necessariamente a citare la fonte.

Riforma pensioni 2020: A che punto siamo?

Pensionipertutti: Gentilissimo Roberto Ghiselli, A che punto siamo sul tema pensioni?

Roberto Ghiselli: Il confronto tra Governo e Cgil, CISL e UIL proseguirà in questa fase su due tavoli paralleli: uno, che si terrà il prossimo 25 settembre sul tema più generale di una riforma previdenziale che superi l’attuale sistema, che per noi dovrà essere imperniato sulla flessibilità e dia risposte a giovani, donne, precoci, lavori di cura e gravosi, considerando come tale ad esempio tutto il lavoro manuale o similare. L’altro tavolo, che partirà domani (16 settembre) invece si concentrerà sui provvedimenti più immediati da adottare, in particolare con la prossima legge dì bilancio

Pensionipertutti: Nello specifico di cosa parlerete domani?

Roberto Ghiselli: Innanzi tutto questa volta speriamo che sia il Governo a fare qualche proposta, visto che nei precedenti incontri abbiamo parlato soprattutto noi illustrando la nostra piattaforma.Secondo me domani dovremo partire dal valutare l’impatto che la pandemia sta avendo sul mondo del lavoro ed in particolare sulla sua parte più anziana. Questi effetti sono soprattutto un maggior rischio nel contrarre l’infezione da parte di chi è più anziano, chi soffre di patologie invalidanti, di chi svolge attività lavorative più esposte. Inoltre non vi è dubbio che cresceranno i problemi occupazionali, in particolare quando cesserà il divieto di licenziare, o per chi è da tempo disoccupato e senza pensione come gli esodati.

Riforma pensioni 2020: cosa chiederete al Governo? L’intervista esclusiva a Ghiselli

Pensionipertutti: E quindi in concreto cosa chiederete al Governo?

Roberto Ghiselli: Innanzi tutto chiederemo di prorogare quelli strumenti già esistenti ma che sono in scadenza a fine anno, in particolare l’Ape sociale e Opzione Donna, che soprattutto in questa fase sono utili a gestire queste difficoltà. Chiederemo inoltre di rafforzare ed estendere la possibilità di accesso all’Ape sociale e alla norma sui precoci, ed esempio rimuovendo alcuni vincoli che limitano la possibilità di accedervi ai disoccupati, ampliando le condizIoni di accesso che riguardano gli invalidi e, cosa molto importante, estendendo le attività considerate gravose, in particolare per chi è più esposto al rischio di contagio, come tutti gli operatori della sanità e dei servizi alla persona, dell’istruzione, della vendita al dettaglio. Sui lavori gravosi chiederemo anche la riduzione da 36 a 30 anni minimi di contributi in modo da far rientrare molte categorie caratterizzate dal lavoro discontinuo, come gli edili. Per i precoci inoltre andrebbe rimosso il requisito di avere maturato un anno di contributi prima dei 19 anni di età, confermando il nostro obiettivo dei 41 anni per tutti.

Pensionipertutti: Giacché purtroppo molte aziende i prossimi mesi si troveranno nelle condizioni di licenziare, la previdenza potrebbe essere di aiuto per limitare le conseguenze negative?

Roberto Ghiselli: Certamente. Noi pensiamo che vadano rafforzati quegli strumenti che permettono di accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, sia a fronte di crisi o ristrutturazioni aziendali sia per favorire il ricambio generazionale e l’occupazione dei giovani. In particolare proponiamo di intervenire su due strumenti già esistenti, l’isopensione e i contratti di espansione, che consentono alle persone di uscire in anticipo dal lavoro ed essere accompagnati alla pensione con un reddito ed una copertura contributiva. Il problema è che questi strumenti oggi sono sostanzialmente accessibili solo ai lavoratori delle imprese più grandi e ricche, mentre tagliano fuori la gran parte del mondo del lavoro. Si tratta quindi di modificare queste due norme garantendone l’accesso a tutte le imprese, con una copertura reddituale e contributiva per il lavoratore utilizzando in parte gli ammortizzatori sociali e in parte il contributo dell’impresa, con la preventiva certificazione del diritto pensionistico per evitare che si creino nuovi esodati.

Pensionipertutti: Il sindacato come intende accompagnare questo confronto?

Roberto Ghiselli: Con l’iniziativa nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori. Non vi è dubbio che l’emergenza sanitaria renda più difficile il nostro operato nei luoghi di lavoro e nei territori, ma non possiamo rinunciare ad un rapporto costante con la nostra gente, che sia informativo ma che ci consenta anche di sostenere le nostre richieste anche con la mobilitazione. Comunque il primo passo in questa direzione sarà il prossimo 18 settembre, giorno in cui Cgil, CISL e UIL saranno in decine di piazze del Paese per sostenere le proposte del sindacato su sviluppo, lavoro, fisco e protezione sociale, e in questo contesto anche la previdenza riveste una questione centrale.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

24 thoughts on “Riforma pensioni 2020 ultime, esclusiva a Ghiselli: i temi al tavolo tra Governo-sindacati

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    16 Settembre 2020 in 9:52
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    38 O 39 ANNI DI CONTRIBUZIONE INDIPENDENTEMENTE DALL’ETA’ ANCHE CON TAGLIO ASSEGNO. POI OGNUNO SI REGOLI DA SE IN QUANTO VI SONO SITUAZIONI PARTICOLARI CON ANZIANI DA SEGUIRE E CHI COME ME LAVORA A 1000 KM DI DISTANZA E FIGLIO UNICO SONO UN PROBLEMA.

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    15 Settembre 2020 in 21:38
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    Carlo, per quanto mi riguarda hai detto tutto quello che avrei voluto dire io. Quota 100 rimane un miraggio per chi, pur avendo iniziato presto a lavorare e avendo oltre 62 anni, si trova con dei buchi contributivi che non gli premettono di mettere insieme la fatidica formula magica 62+38=100.
    Buchi contributivi che, fra l’altro, stando alle attuali leggi non possono essere riscattati in alcun modo. Forse fra le varie ipotesi si potrebbe considerare la possibilità di riscattare i buchi fra un lavoro e l’altro in modo più facile e senza tanti paletti. Molti parlano di 41 anni di contributi per tutti, benissimo, ma i 41 anni vanno bene per chi ha iniziato presto a lavorare e ha avuto carriere continue con pochi buchi contributivi. Molti che anche solo per un anno mancheranno quota 100 non riusciranno a raggiungere 41 anni di contributi prima dei 67 anni e forse non sarà sufficiente. Chi arriverà per esempio al 31/12/2021 con 63 anni e 37 anni di contributi dovrà arrivare a 67 anni al filo dei 41 anni. Quattro anni in più di lavoro sono tanti sia in fabbrica che in ufficio dove i carichi di lavoro sono aumentati e anche il modo e la velocità dello svolgimento del lavoro è aumentata. A 63 anni mi trovo a dover partecipare a corsi di aggiornamento insieme a giovani (molti con contratti a termine, stagisti o al massimo assunti con il jobs act e quindi con la spada di Damocle del licenziamento sulla testa, vero sindacati?) che vanno al triplo della mia velocità di comprensione, cerco di stare a ruota ma fino a quando potrò reggere? Senza contare le tensioni negli ambienti di lavoro. Quando andavo a scuola io i banchi erano in legno nero con il calamaio scavato e ho imparato a scrivere il mio nome con il pennino, ora installo programmi, importo dati sulle tabelle pivot, lavoro da cellulare e mi collego da casa sul portale dell’azienda praticamente vivo in un altro mondo e tutto è veloce e istantaneo. Per carità, sempre meglio che scavare sale in Siberia ma a 63 anni è tutto troppo veloce e la testa non ci sta più dietro. I 41 anni di contributi dovranno essere una gamba di una probabile riforma ma non l’unica. L’altra gamba dovrebbe essere la flessibilità. Chi maturerà 41 anni di contributi (anche se con il passare del tempo saranno sempre meno) è sperabile che vada in pensione prima dei 62 anni. E qui arrivano i nodi al pettine, i bene informati o quelli che vogliono spingere solo in un verso, parlano di flessibilità con decurtazioni del 2 o 3% o eventualmente di conteggiare le pensioni con il contributivo come se noi fossimo i nemici dei giovani e quando in una società si cerca di istigare la guerra fra poveri è un brutto segnale per la democrazia e per la credibilità di uno Stato. Uno Stato è tale quando difende i propri cittadini dal più forte, purtroppo negli ultimi decenni lo Stato è stato parte integrante delle decisioni dei più forti, meno stato sociale più soldi ai presunti produttori di ricchezza….purtroppo la ricchezza prodotta dai pochi ha incrementato la ricchezza dei pochi a discapito dei Servi della gleba mal pagati, senza diritti, senza servizi e senza dignità. Le penalizzazioni sono una cosa meschina e iniqua, considerando che le pensioni sono già decurtate e subiscono una rimodulazione in periodo stabiliti. Un altro nodo è il futuro, con penalizzazioni o senza fra 20 o 30 anni i giovani che sono entrati nel mondo del lavoro tardi con quali pensioni andranno in quiescenza?Badate bene, il problema non si risolverà con i 100 euro tolti ai pensionati attuali, il problema sarà molto più vasto e investirà decisioni sulla previdenza e di come uno stato civile dovrà decidere dove riversare una parte consistente delle risorse. Lo Stato dovrà dire “chi se ne frega” come vorrebbero i “riformisti” de noantri o dovrà farsi carico del problema? Questa pandemia ha portato alla luce quanto fosse malevola la politica che voleva tutto privato, privato è bello diamo soldi ai privati….abbiamo visto i risultati. Quando si parla di pensioni si parla di vita al tramonto e di come dovremmo vivere questa vita, quando si parla di sanità si parla di dolore e di come dovremmo vivere questo dolore……tutto questo è stato sostituito dalla ragioneria e dalla partita doppia, questa non è vita, questo non è uno Stato democratico, questa è la morte civile.

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      16 Settembre 2020 in 0:55
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      Concordo con lei, Gianluca.
      Tra l’altro, noto che siamo coetanei ed entrambi informatici o comunque lavoriamo entrambi con i computer.

      Per quel che mi riguarda, pur considerandolo ingiusto, a fronte del guadagno di qualche anno di vita accetterei una moderata penalizzazione per ogni anno di anticipo (certo non l’assurdo 3% annuo di cui si vocifera, peraltro non vale la pena di credere troppo a tutte le voci incontrollate che circolano, casomai accetterei una penalizzazione della metà).
      Ovviamente, ognuno giustamente qui ha la propria situazione personale e il suo metro di valutazione.

      Dico “guadagno di qualche anno di vita” perchè, nonostante io abbia sempre molto amato il lavoro, a 63 anni hai tanti motivi, fisici e psicologici, per non divertirti più. Per sapere che è arrivato il momento di “staccare” e vivere una vita diversa, non scandita quotidianamente dalle esigenze, dai tempi, dalle fatiche e dallo stress del lavoro.
      E non lo devo certo spiegare a lei.

      E sarebbe giusto lasciare il posto ai giovani.
      Non perchè siano particolarmente preparati, a mio avviso. Francamente, secondo me a venti-trent’anni eravamo più preparati noi, quantomeno come cultura generale e maturità, più preparati alla vita e al lavoro (non credo che sia un caso se quelle che lei giustamente chiama “le tensioni negli ambienti di lavoro” io le ho viste aumentare nettamente negli ultimi 20-25 anni, sono in gran parte il prodotto dell’immaturità umana di troppi manager delle ultime generazioni).
      E in molti casi siamo più preparati anche oggi, compensando la minore agilità mentale con l’esperienza e il buon senso.
      Ma il ricambio è comunque inevitabile e quindi è giusto che siano loro a trovare spazio e portare avanti il sistema produttivo, guadagnare, consumare, sostenere l’economia e farsi pure le loro pensioni.

      Io sono solito dire che “il Vizio Assurdo non è quello di Cesare Pavese, è il continuare a lavorare oltre i 60 anni”.
      E’ una battuta solo in parte.

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        16 Settembre 2020 in 17:30
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        Incredibile! Anch’io sono informatico e dopo aver commentato a Gianluca userei le stesse parole anche per il tuo commento Carlo. Anch’io come voi ho iniziato a fare “l’ informatico” quando ancora non esistevamo i “mice” figuriamoci tutto il resto :):). Sono stati anni incredibili nelle C.R. dei mainframe e tutto il resto. Ora basta, l’ angoscia di essere chiamato a tutte le ore del giorno e della notte 24/7 per un qualsiasi malfunzionamento, successo in 40 anni migliaia di volte. Condivido in pieno che negli ultimi 20 anni nelle aziende private l’ aria è cambiata in peggio, ma tanto !!
        41 anni di tasse e contributi. Abbiamo fatto la nostra parte.

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      16 Settembre 2020 in 9:52
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      Grazie Gianluca! Hai scritto parole che dovrebbero essere scolpite nella roccia

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    15 Settembre 2020 in 20:25
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    Sto incrociando anche le dita dei piedi per opzione donna. Dicono che vogliono migliorare ape sociale, ok, bene, ma non vorrei che nel frattempo “peggiorassero” opzione donna. Dicono che allo stato costi poco o nulla, ok, e allora se davvero vogliono aiutarci a superare questo periodo di crisi, potrebbero magari cominciare con non peggiorare opzione donna……magari.

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    15 Settembre 2020 in 19:17
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    Mica tanto bravo! Ho recentemente letto che il governo vorrebbe ripristinare l’APE volontaria ma i sindacati sono contrari. Premesso che non capita spesso che dal governo arrivino proposte intelligenti, ma quando capita non si capisce perché essere contrari (sembra una competizione alla scarsità intellettiva). Ricordo che l’APE volontaria può essere uno strumento aggiuntivo e facoltativo; poiché non costerebbe nulla alle casse dello Stato perché non reinserirla? Sono circa nove mesi che provo a darmi una risposta (da quando è stata eliminata) ma non riesco a trovarne.

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      15 Settembre 2020 in 23:19
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      Sig. Mario, la risposta è sotto i suoi occhi, ma non la vede perché lei si concentra sul problema e non sulla soluzione.

      E’ vero, come dice lei, che l’Ape volontaria non costa nulla allo Stato, perché è una sorta di autofinanziamento: il 63enne (età minima per andare in pensione con l’Ape volontaria) che va in pensione chiede (tramite l’INPS) un prestito alla banca (una sorta di “mutuo”). La banca si rivolge ad un’assicurazione per avere la certezza di ricevere i soldi che ha prestato in caso di premorienza del 63enne (che finirà di pagare il “mutuo” a 83 anni).

      Non è necessario fare i calcoli; è necessario solo domandarsi se “vale la pena oppure no” dare un mutuo ad un 63enne e assicurarlo (a mo’ di “garanzia”).

      Se lei, sig. Mario, fosse un direttore di banca, concederebbe un prestito per 20 anni a un 63enne?

      Se lei, sig. Mario fosse il direttore di una compagnia di assicurazioni, si accollerebbe il rischio di garantire per un 63enne fino al raggiungimento di 83 anni?

      Sig. Mario, se lei darà la risposta alle due domande precedenti, avrà trovato anche la risposta alla domanda che si pone da nove mesi.

      Le dice anche che i sindacati sarebbero contrari a ripristinare l’Ape volontaria. Posso comprendere che banche ed assicurazioni siano contrarie; ma non riesco a comprendere perchè debbano essere contrari i sindacati (deve esserci senz’altro un razionale che mi sfugge).

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        16 Settembre 2020 in 8:01
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        Si dà il caso che io sia proprio un ex funzionario di banca e mi sono occupato di finanziamenti per tanti anni. Attualmente le banche e le assicurazioni finanziano e assicurano normalmente fino al compimento del 75mo anno di età all’ultima rata o all’ultimo premio, ma ci sono anche banche e assicurazioni che arrivano fino a 85 anni. Considerando che il finanziamento sarebbe ad un tasso di circa il 5% quando attualmente si può ottenere un mutuo anche a meno dell’1% e considerando l’attuale aspettativa di vita, che peraltro tende sempre ad allungarsi, io mi accollerei il rischio. Sulla contrarietà dei sindacati è una notizia che ho letto, ma perché siano contrari non è chiaro (forse per motivi ideologici perché il costo ricadrebbe sul lavoratore).
        Cordiali saluti.

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          16 Settembre 2020 in 17:22
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          Deduco quindi, sig. Mario, che lei abbia risposto affermativamente alle mie due domande: a) concederebbe il prestito a un 63enne; b) si accollerebbe il rischio di garantire per un 63enne per 20 anni. Bene.

          Se banche e assicurazioni non sono contrarie all’Ape volontaria, se lo Stato si mostra neutrale (“fate come volete”) allora la risposta andrebbe trovata nelle ragioni dei sindacati (che, come osservo, sia a lei che a me sfuggono).

          Dubito fortemente, però, che i sindacati, qualunque ragione essi possano addurre, abbiano una forza tale da poter contrastare banche e assicurazioni.

          Il mio dubbio mi riporta a una considerazione che non le avevo espresso prima e che le esprimo invece ora, sic et simpliciter: a banche e assicurazioni non interessanulla dell’Ape volontaria, perché non ci guadagnano abbastanza.

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    15 Settembre 2020 in 13:37
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    Faccio un appello ai sindacati: nell’incontro di domani, per favore prendere in considerazione gli invalidi come me (e ce ne sono tanti) che con una invalidità superiore a 2/3 (nel mio caso 70%, ma inferiore al 74% che secondo l’INPS è il minimo per avere qualche agevolazione previdenziale), ora rimasto disoccupato per fallimento dell’azienda a 58 anni, 37 anni di contributi da lavoro con una salute precaria con anni di dialisi, trapiantato con terapia immunosoppressiva a vita, con altre patologie correlate e soprattutto in questo periodo di covid-19 in caso di contagio una maggiore probabilità di complicanze, anche fatali.
    Grazie e buon lavoro.

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    15 Settembre 2020 in 13:32
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    Per ora ho soprattutto una cosa da chiedere a Ghiselli: comunque sia, NON accettate “proposte indecenti” come “Quota 102 con 38 anni di CONTRIBUTI MINIMI” e analoghe “soluzioni” RIGIDE, molto “sponsorizzate” da alcune parti nelle ultime settimane.
    Perchè NON c’è bisogno di una “Quota 100 PEGGIORATA” e i 38 anni minimi sarebbero una presa in giro dato che già con Quota 100 quei 38 anni sono proprio ciò che ha impedito ai più di usufruirne.

    NON abbiamo davvero bisogno di un’altra “riforma” RIGIDA che SULLA CARTA consenta di anticipare il pensionamento rispetto alla legge Fornero ma che NEI FATTI NON LO CONSENTE ad un numero enorme di pensionandi.
    NON abbiamo bisogno di “finte vittorie” sul presunto “superamento della Fornero”, se no si fa come Salvini con la propaganda trionfalistica su Quota 100.
    Quota 100 che non è stata tutta sbagliata ma che è stata una via di uscita per troppo pochi pensionandi e non per quelli che ne avevano più bisogno, ovvero non per quelli arrivati a 62 anni con buchi contributivi e perciò con l’agghiacciante prospettiva forneriana di dover restare al lavoro fino a 67 anni (anche perchè a loro non interessa neppure una Quota 41, perchè non ci arriverebbero comunque o ci arriverebbero quasi ai 67!).

    C’è invece bisogno di VERA FLESSIBILITA’, dove il lavoratore può SCEGLIERE se anticipare accettando di prendere un assegno un pò minore (tutto da discutere su quanto, come e perchè), e di forme di ACCOMPAGNAMENTO ALLA PENSIONE per i lavoratori più fragili, sia per motivi di usura fisica, di malattia ma anche di disoccupazione in tarda età, tipo l’estensione e la resa permanente dell’Ape Sociale.
    Ma queste cose penso che Ghiselli le sappia molto meglio di me.

    Molto bene la notazione di Ghiselli sull’oggettiva disparità di trattamento tra i lavoratori delle grandi aziende, che possono usufruire di prepensionamenti concordati, e quelli delle piccole aziende che non lo possono fare.
    E’ una delle tante disuguaglianze che andrebbero eliminate (a maggior ragione in un sistema produttivo come il nostro, fatto per lo più da aziende medio-piccole).

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      15 Settembre 2020 in 16:17
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      Perfetto!
      Sempre tante grazie Carlo, condividiamo le stesse aspettative e Lei ha saputo esprimerle sempre magistralmente.
      Personalmente ci credo sempre di meno, quindi sono grata che sia qualcuno che non molla! Ce la racconteremo….

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      15 Settembre 2020 in 17:34
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      Carlo, che dire… novanta minuti di applausi. Mi ha tolto le parole dalla tastiera.
      Senza dubbio c’è necessità di un tetto massimo di anni di contribuzione e quota 41 è il minimo negoziabile, ovviamente senza penalizzazione alcuna. Per le donne si tratta di uno sconto irrisorio di 10 mesi rispetto alla fornero, per gli uomini è poco di più, mettere anche la più piccola penalizzazione vorrebbe dire nei fatti lasciare la fornero e sarebbe l’ennesima presa in giro ai lavoratori e lavoratrici. Oltre a quota 41, c’è bisogno di vera flessibilità, ma la ventilata quota 102 non deve nemmeno essere presa in considerazione, se già adesso 62+38 sono difficilmente raggiungibili perché troppo stringenti come requisiti, solo un provocatore potrebbe fare una proposta ancora più stringente. Basta leggere le decine di commenti che raccoglie questo sito per capire che a 60 anni una persona deve poter andare in pensione se lo desidera, per liberare il posto ai giovani che possono portare energia fresca per la crescita dell’economia di questo paese. Se no, questo governo lo dica chiaramente che per lui la riforma della fornero non è una priorità, anzi va benone così, e che preferisce buttare soldi pubblici in bonus monopattini e altre amenità del genere, piuttosto che investire soldi per cercare di far riprendere l’economia dell’Italia. In questo caso, non si stupisca se nel 2023 quando ci saranno le elezioni politiche, il risultato non sarà soddisfacente.

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      15 Settembre 2020 in 19:11
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      Salve Carlo, in una sua precedente risposta ad un mio commento, lei ha scritto: ” Quota 100 è stato una benefico sasso lanciato nello stagno all’assurdità dei 67 della vecchiaia e allo scalone che si verrà a creare alla fine del 2021″. Mi spiace farle notare che le due cose messe insieme non sono il risultato di una stessa riforma in quanto i 67 della vecchiaia fanno parte della legge Fornero mentre lo scalone di 5 anni che si creerà è il risultato della quota 100. Quindi mi farebbe piacere sapere che beneficio c’è stato per la venuta dello scalone. Perchè nel frattempo che qualcuno risolverà questa vera assurdità dello scalone creato dalla quota 100, passeranno la bellezza di tre anni in cui migliaia di lavoratori si sono pensionati e si pensioneranno con la Fornero e non mi pare che questo benefico sasso gli abbia giovato alcunchè anzi è stata l’ennesima valanga e l’ennesimo spregio abbattuti su di loro.
      Il problema è di difficile soluzione solo perchè nulla potrà essere più favorevole della quota 100 e questo lo sapevamo tutti.

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        16 Settembre 2020 in 0:19
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        Sig. Franco Giuseppe, proprio non capisco quella sua che, detto francamente, mi sembra quasi un’ossessione contro Quota 100.
        Cerco di spiegarmi un’ultima volta, poi non vorrei più tornare sull’argomento, che a mio vedere sta diventando un pò stucchevole.

        La mia frase che lei cita non è riportata esattamente e c’è differenza, semantica e non solo sintattica.
        Io ho scritto: “un benefico sasso gettato nello stagno, che ha reso palese l’assurdità dei 67 anni e dello scalone che SI CREEREBBE alla sua scadenza”. C’è il condizionale.
        Magari sarò un ingenuo ottimista e mi dovrò poi cospargere il capo di cenere, ma io NON credo che lo scalone di 5 anni si creerà veramente, perchè nessun governo politico si potrebbe permettere di farlo (per un “irresponsabile” governo tecnico sarebbe diverso, ma fortunatamente oggi non abbiamo un governo tecnico).

        E non ho detto che lo scalone è “benefico”, ho detto che secondo me è stato benefico avere un provvedimento che, con tutti i suoi limiti, ha alzato l’asticella delle ASPETTATIVE con un DRASTICO abbassamento dell’età pensionabile (da qui il possibile scalone), dato che sarà più difficile far passare future proposte molto peggiorative. Se non ne è convinto, rivolgersi ad Elsa Fornero, che (molto indispettita) lo ha sottolineato lei stessa.

        Senza Quota 100 cosa si sarebbe potuto avere, in alternativa? Diciamo un abbassamento dell’età pensionabile di vecchiaia a 65 anni (uno “scalino” …), tenendo il resto invariato? Forse, non credo si sarebbe ottenuto niente di più favorevole.
        Ciò avrebbe cambiato radicalmente le cose per la maggior parte dei pensionandi? Si per quelli vicini ai 65, poco per gli altri.
        E poco per il ricambio generazionale.

        Lei dice: “nulla potrà essere più favorevole della quota 100”.
        Intende che non avremo mai un nuovo provvedimento così favorevole come Quota 100?
        Beh, dipende dai punti di vista.
        Per chi NON ne ha potuto e non ne può tuttora usufruire, Quota 100 è come se non ci fosse. Cos’altro ci può essere di peggiore?

        Vediamo cosa può accadere di peggio. Crede che potranno, per esempio, alzare in un momento di follia l’età forneriana da 67 a 68 anni (questo sarebbe certamente peggio …)?
        Impossibile, sarebbe inaccettabile comunque, ma dopo i 62 anni teorici di Quota 100 in Italia ci verrebbe (finalmente) la rivoluzione, quantomeno nelle urne. Non è un regalo che al governo farebbero a Salvini, neanche se gli piacesse l’idea di fare una Fornero 2 peggiorativa.

        Per chi NON ha potuto usufruire di Quota 100 ogni altra cosa non potrà essere peggiore, al massimo sarà inavvicinabile pure essa.
        Mentre per chi NON ne ha potuto usufruire, un nuovo provvedimento potrebbe essere MIGLIORE se sarà USABILE e non solo una possibilità che resta sulla carta.

        Per quel che mi riguarda, per esempio, io ci farei la firma per una proposta tipo Damiano da non oltre 62 anni e con penalizzazione per anno di anticipo abbassata ad 1.5% (proposta Boeri).
        Certo, mi piacerebbe avere NESSUNA penalizzazione, ma posso scambiare volentieri tempo di vita per un pò di denaro (non troppo, ovviamente).

        Altri la vedranno in modo diverso ma è per dire che, a fronte di una Quota 100 rigida e inavvicinabile per molti, ci possono essere soluzioni alternative appetibili per il semplice fatto di essere APPLICABILI a molti più casi, ovvero FLESSIBILI, perfino se ci dovesse essere una penalizzazione.

        Poi magari verremo delusi tutti, ma non sarà stata colpa di Quota 100, casomai verremo delusi NONOSTANTE che Quota 100 abbia alzato l’asticella, con il suo dire implicitamente “i 67 anni sono un’indecenza”.

        E adesso, sinceramente, sono un pò stanco di parlare di Quota 100.
        Mi interessa cosa verrà dopo.

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    15 Settembre 2020 in 12:48
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    Speriamo sempre in 41 per tutti per un equilibrio di ricambio Generazionale ed il superamento della Fornero i giovani dovranno essere loro i protagonisti per il Paese ….

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    15 Settembre 2020 in 11:46
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    Bisogna dare la possibilità ai lavoratori di scegliere se andare o meno in pensione dopo una età certa stabilita al di là dei contributi versati. I 62 anni sono una età giusta per avere il tempo di godersi la vita dopo tanti sacrifici. Abbiamo già subito molte ingiustizie nel corso di questi ultimi anni, quando ho iniziato si andava in pensione con molti meno anni di contributi rispetto ad oggi, la gente andava in pensione a 50 anni e anche meno…bisogna che i sindacati facciano di tutto per tutelare i lavoratori di qualsiasi tipo, ogni lavoro ha i suoi disagi…non esistono lavori più duri di altri è un disagio anche fare i pendolari giornalmente o vivere lontano da casa per lavoro rientrando due volte al mese, è un altro tipo di fatica che alla lunga ti distrugge. Una ulteriore ingiustizia è aver dato la possibilità di lasciare il lavoro con quota 100 solo ad alcuni che la maturavano nel periodo sperimentale e poi decurtare gli importi o allungare l’età a chi purtroppo non è rientrato nel periodo.

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    15 Settembre 2020 in 10:34
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    Ritengo sia necessario prevedere per chi ha raggiunto i 62 anni e 30 anni di contributi una uscita dal lavoro , questa pandemia metterà tantissimi piccole aziende nelle condizioni di chiudere o riaprire a ranghi ridotti , chi avrà superato i 60 anni difficilmente potrà ricollocarsi e parlando di lavoratori entreranno nel limbo infinito tipo esodati , occorre prevenire il problema , magari con il sistema contributivo dove non si regala niente a nessuno si da in corresponsione di pensione quanto effettivamente versato ma lo stato dimostri di essere vicino ai lavoratori che con il loro stipendio non possono accumulare ma solo vivere ed in mancanza di questo morire.

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      15 Settembre 2020 in 12:05
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      Concordo Renato. Sulla proposta che l’intervistato faceva a inizio anno riguardo alle pensioni di vecchiaia, ora è rimasto solo un silenzio tombale.

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    15 Settembre 2020 in 9:28
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    Io continuo e insisto a dire, che non è giusto, e che è come al solito una grandissima presa per i fondelli, questa cosa dell’invalido 100% non è giusta, io ho l’invalidità al 90% con limiti di fare anche solo le cose quotidiane di ogni giorno, ho la S. M. E una malattia maledetta, che a giorni proprio ti bacchetta maledettamente, non posso lavorare, ho 2 bambini, minori, e mio marito disoccupato che sta a casa a sostenere lui la famiglia , e mi viene data una pensione minima di 286 € come fa una famiglia a campare così?? Qui proprio stiamo cercando di sopravvivere, (come tante altre famiglie come noi) ci illudono con l’aumento, di quello che ci spetta di diritto, poi ci ostacolano piantando paletti, io, come tanti altri, siamo veramente arrabbiati, questo non è aiuto per niente, anzi è demoralizzarci di più grazie Governo, però voi il vostro di dietro ve l’ho scaldate per bene coi soldi dei cittadini. Non ho parole, solo dispiacere, tanta rabbia, E SENSO DI ABBANDONO TOTALE.

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      15 Settembre 2020 in 12:28
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      Non ci sono parole per esprimere quanto lo Stato sia lontano da chi è veramente in una posizione molto debole. 286 € di pensione data per una invalidità di quel grado , confrontato poi con tutti i privilegi ancora esistenti, dimostra la nullità di un sistema che DEVE essere cambiato in meglio rispettando in primis le persone e i lavoratori ed eliminando TUTTI i privilegi.

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