Riforma Pensioni 2020 ultime news oggi 5 novembre: i piani dell’INPS post quota 100

Le ultime notizie sulla riforma delle pensioni di oggi 5 novembre 2020 ci arrivano direttamente dall’INPS, che finalmente ha messo sul tavolo i suoi piani per i prossimi anni, volti a riformare il sistema pensionistico dopo la fine di quota 100 ormai imminente. Si tratta di alcuni accorgimenti necessari, come tutelare i lavori usuranti e gravosi, dare garanzie agli over 60 che restano senza lavoro, rinforzare Ape sociale e pensionamento dei precoci. Ma basterà?

Ultime news Riforma Pensioni 2020: dopo quota 100 quali sono i piani dell’INPS?

Mentre Sindacati e Governo continuano il loro dibattito su come superare quota 100 ( con la quota 102, o una quota 100 con tagli sull’assegno) l’INPS scende in campo spiegando quali sono i quattro fronti fondamentali, come spiega nel rapporto annuale INPS sul Welfare degli Italiani: “La parte del Rapporto dedicata alle pensioni affronta l’argomento in chiave storica, per prospettare possibili scenari futuri che consentano di superare alcune distorsioni del sistema attuale, come l’esistenza dello sbarramento per chi non raggiunge l’importo soglia, la penalizzazione a livello pensionistico dei lavoratori che hanno carriere discontinue, l’incidenza negativa dell’aumento della speranza di vita sul requisito di accesso al pensionamento non dipendente dall’età”.

L’INPS continua fotografando il paese e spiega: ” La fotografia al 31/12/2109 mostra che i pensionati Inps erano a fine anno scorso 16.035.165. L’importo medio mensile delle pensioni era di 1.563 euro (1.864 per gli uomini e 1.336 per le donne), più alto in media al nord, 1.711 euro, rispetto al sud, 1.410 euro. Quasi il 34% dei pensionati aveva redditi pensionistici inferiori a 1.000 euro mensili; oltre il 21% percepiva redditi pensionistici mensili tra i 1.000 e i 1.500 euro, mentre il restante 45% aveva redditi pensionistici oltre i 1.500 euro mensili (con un 8% che superava i 3.000 euro)”.

Riforma Pensioni 2020 ultime notizie da INPS: serve maggio flessibilità post quota 100

Sulla base di questi dati nel rapport l’INPS dice testualmente che “Si ravvisa la necessità di implementare maggiore flessibilità in uscita”, e per farlo trova quattro pilastri principali a beneficio “soprattutto di lavoratori usuranti e gravosi, accompagnata da una pensione di garanzia che vada a proteggere soprattutto chi ha carriere discontinue, rediti bassi, soprattutto di giovani che hanno iniziato le loro carriere lavorative nel sistema contributivo dal 1996“.

Per i lavori usuranti e gravosi la soluzione potrebbe esser ancora una volta Ape Social, resa strutturale e un’uscita più generosa per i lavoratori precoci. Poi resta valida l’idea di una pensione di garanzia minima per coloro che non avranno contributi necessari per assegni decenti una volta in pensione (soprattutto giovani, ma anche chi ha avuto carriere discontinue). Infine resta attuale il tema delle Pensioni complementari da stimolare, “anche attraverso l’offerta di strumenti di previdenza complementare da parte di soggetti pubblici, per allargare la base contributiva della previdenza complementare, oggi scelta principalmente da lavoratori con salari medio-alti e stabili”.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

11 pensieri riguardo “Riforma Pensioni 2020 ultime news oggi 5 novembre: i piani dell’INPS post quota 100

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    8 Novembre 2020 in 5:57
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    Il covid 19 e la fornero quante pensioni fâ risparmiare ?i.n.p.s. merd…

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    8 Novembre 2020 in 5:52
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    Possibile che non capite che piú tardi si va meno pensioni si pagheranno vi fanno morire sul posto di lavoro.

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    7 Novembre 2020 in 18:44
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    Ma perché sempre si parla di ‘uscire dal lavoro’?
    Nessuno pensa a chi è già stato gettato fuori dal lavoro?
    Io, ad esempio: 38 anni di contributi, 61 anni di età, disoccupato con Naspi terminata.
    Cosa dovrei fare, chiedere la carità per strada?
    Non ce la faccio, mi vergogno.
    Preferirei morire.

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    5 Novembre 2020 in 20:49
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    Quota 100 per tutti/e senza penalizzazioni.

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    5 Novembre 2020 in 20:47
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    40 anni di lavoro sono più che sufficienti per poter andare in pensione.

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    5 Novembre 2020 in 18:37
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    Buonasera
    faccio solo alcune domande… magari banali o peggio… stupide…
    una persona che guadagna circa duemila euro al mese che ha 60 anni con quasi 40 anni di contributi..
    potrebbe essere sostituita all’interno di una azienda suddividendo il lavoro di questa persona
    con due giovani che cercano disperatamente un lavoro e che hanno voglia di entrare nel mondo del lavoro al più presto ??
    perchè non si vuole dare l’opportunità con l’uscita al 60enne con quasi 40 anni di contributi di lasciare spazio ai giovani ??
    perchè non si obbligano le aziende, all’atto dell’uscita del lavoratore “anziano” ad inserire / assumere giovani, anche con un piccolo stipendio o anche a partime… ??
    perchè non si riesce a fare una quadra su queste tematiche e sopratutto perchè dobbiamo noi lavoratori, essere sempre presi in giro e aspettare di “morire” su di una scrivania ???
    e infine alla fine del 2021 scade quota 100, va bene ..
    ma perchè ci basiamo ancora su quote possibili o presunte e non su quanto effettivamente il lavoratore ha dato come contributo,
    una quota 40 o 41 potrebbe essere giusta per quasi tutti, fermo restando i lavoratori di cui si parla nell’articolo e che hanno la necessità, per vari motivi, di andare in pensione prima ???
    grazie …

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      7 Novembre 2020 in 4:51
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      Post del tutto condivisibile sig. Pietro.
      Purtroppo però in Italia ragione e politica non vanno quasi mai d’accordo e si preferisce sacrificare il diritto delle persone a percepire la loro giusta pensione piuttosto che toccare i privilegi di politici e delle loro categorie-lobby protette.

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      9 Novembre 2020 in 10:52
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      Sottoscriverei 40/41….,
      Ma da sessantenne che entra nei 42 di lavoro, cosa sottoscrivo?
      Mi scappa da piangere…
      Ormai sono stanco. Anche il dibattito su questo sito si sta rarefacendo. D’altronde sindacati e governo sembrano parlare di altro (certo devono parlare di altro vista l’attuale crisi) ma i pensionandi continuano a invecchiare, il tempo non si ferma.
      Momento di estrema rassegnazione, anche la rabbia si spegne.

      .

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    5 Novembre 2020 in 18:12
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    Quota 41 per tutti,senza paletti. Dopo 41 anni di lavoro anche chi non ha particolari patologie è stanco, non può produrre più come una persona giovane. Facciamo spazio ai giovani. Se quando una persona ha iniziato a lavorare vigeva un altro sistema pensionistico, questa non ha diritti acquisiti come per altre circostanze?

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    5 Novembre 2020 in 12:30
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    Quota 41 e uscita dai 62 anni senza nessun tipo di penalizzazione.

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