Riforma Pensioni 2020 ultime novità, Baretta: ‘Quota 100 non sarà rinnovata’

Riforma Pensioni 2020 ultime novità, Baretta: ‘Quota 100 non sarà rinnovata’

Continua la discussione sulla riforma delle pensioni anche oggi 7 gennaio 2020. Questa volta a parlare è il sottosegretario al Ministero dell’Economia Pierpaolo Baretta, che ribadisce come quota 100 andrà a scadenza nel 2021 e non sarà rinnovata. Infine ecco il commento del Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga che tramite una nota sul sito CISL commenta le parole di Baretta.

Riforma Pensioni: su quota 100 il sottosegretario Baretta non ha dubbi

Come riporta l’AGI ecco le dichiarazioni più importante rilasciate dal Sottosegretario Baretta durante un’intervista al Corriere della Sera: “È impensabile affrontare la prossima legge di Bilancio, quella per il 2021, di nuovo sotto la spada di Damocle delle clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti di Iva e accise per 20 miliardi, che rischiano di impegnare, come per il 2020, i tre quarti della manovra. Se vogliamo, come governo, recuperare margini per intervenire sull’economia, è bene cominciare a discuterne subito“.

Dopo aver parlato in maniera generale della prossima legge di bilancio, ecco che Baretta si addentra sul tema della riforma delle pensioni spiegando che: “Quota 100 terminerà alla fine del 2021 e non abbiamo alcuna intenzione di confermarla. Si tratta però di mettere in campo interventi sostitutivi, confrontandoci con le parti sociali. Io penso che debbano essere all’insegna della massima flessibilità di scelta del lavoratore”.

Infine Baretta spiega: “Sarebbero utili correttivi che garantissero che prima si cerca il lavoro e poi se non lo si trova c’è l’assistenza. Quanto a Quota 100, oltre a introdurre elementi di massima flessibilità, fissato un minimo di età e di contributi, si deve essere liberi di andare in pensione. Questa flessibilità oggi si può introdurre perché ormai stiamo andando rapidamente verso un sistema dove le pensioni vengono liquidate prevalentemente col metodo contributivo, nel senso che tanto hai versato e tanto prendi”.

Ultime notizie Riforma Pensioni 2020, Ganga (CISL) commenta le parole di Baretta

Ignazio Ganga risponde a distanza a Baretta, e tramite una notatorna a parlare di riforma delle pensioni e spiega: “Con l’intervista del Sottosegretario Baretta sul Corriere della Sera di oggi che sopisce ogni dubbio sul futuro di quota 100 fissando l’orizzonte temporale alla sua scadenza naturale ci auguriamo che l’attacco giornaliero contro la predetta misura pensionistica, all’interno della stessa maggioranza di Governo, venga a finire”.

Poi prosegue: “Lo diciamo convinti che quando si mette anticipatamente in discussione quota 100, in realtà, si compie un attacco contro i lavoratori e le lavoratrici, perché si crea incertezza e confusione aumentando, paradossalmente, la voglia di andare in pensione anche in quelli che non ci pensano. Le economie realizzate dalla misura previdenziale continuamente sotto attacco, inoltre, certificano appieno la sua sostenibilità, se mai quel che non va bene è che i risparmi non vengano reinvestiti nella previdenza per realizzare un progetto che restituisca ai lavoratori flessibilità in uscita dal mercato del lavoro ed ai pensionati l’attesa rivalutazione dei trattamenti. Così come riteniamo che si debba superare l’attuale “solfa” per cui andare in pensione con 38 anni di contributi e 62 anni di età, a cui bisogna aggiungere alcuni mesi di “finestre” che spostano avanti nel tempo il momento in cui si riscuote la prima mensilità di pensione, sia un privilegio. Lo diciamo anche perché nel dibattito in corso sfugge che l’età media di quelli che hanno utilizzato Q100 è ben superiore ai 62 anni. L’auspicio è che venga aperto fin dal mese di gennaio il confronto sul tema delle nuove regole nell’accesso alla pensione così come prefigurato dal Sottosegretario, tema molto delicato che non può essere banalizzato anche in considerazione della notevole differenza fra i lavori, molti dei quali usuranti e gravosi, ma non riconosciuti tali. Per questo bisogna da subito far partire le Commissioni di studio sui lavori gravosi e sulla separazione tra previdenza ed assistenza, realizzando immediatamente quelle misure capaci di restituire equità al sistema ed in particolare alle donne ed ai giovani, rispetto ai quali l’attuale modello pensionistico è oggettivamente avaro”.

Infine Ganga spiega: “Sovente riaffiora, inoltre, la contrapposizione fra “quota 100” ed il futuro dei giovani: ragionamento non corretto. Le prospettive per i giovani sono legate al lavoro ed alle possibilità di occupazione che possono generarsi solo all’interno di una vera e convinta strategia di sviluppo economico del Paese, aspetto che sovente passa in secondo piano nei dibattiti in corso”.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

4 pensieri su “Riforma Pensioni 2020 ultime novità, Baretta: ‘Quota 100 non sarà rinnovata’

  1. Condivido pienamente l’articolo e quanto dichiarato dal Sottosegretario Baretta che dichiara che quota 100 già legge andrà avanti e così come è fino alla fine dei 3 anni di sperimentazione 2021 compreso e anche i motivi che indica, e anche quanto dichiarato dal Segr. Conf. Ignazio Ganga e che si superi l’attuale “solfa” che non è una regalia ma una pensione derivante da duro lavoro e guadagnata duramente.

    1. Una legge non può essere modificata un anno si e un anno no.
      QUOTA 100 NON DEVE ESSERE MODIFICATA MA LASCIATA FINO AL SUO ESAURIMENTO!!!
      In questi anni bisogna affrontare il problema e cercare di trovare soluzioni che cancellino la Legge Fornero.

  2. UN CORO DI SOLONI VOGLIONO TAGLIARE EV RIDURRE QUOTA 100. LA GNECCHI IN PRIMA FILA , SI TASSINO LE LORO PENSIONI D’ORO IN GRAN PARTE NON CONTRIBUITE!!!!!

  3. Infine Baretta spiega: “Quanto a Quota 100, oltre a introdurre elementi di massima flessibilità, fissato un minimo di età e di contributi, si deve essere liberi di andare in pensione. Questa flessibilità oggi si può introdurre perché ormai stiamo andando rapidamente verso un sistema dove le pensioni vengono liquidate prevalentemente col metodo contributivo, nel senso che tanto hai versato e tanto prendi”.
    In linea di principio questo pensiero è sottoscrivibile, il punto centrale però è, quant’è questo minimo di età e quanti sono i contributi minimi, perché la bontà del provvedimento dipende proprio da questi due elementi.
    Se passasse la linea di pensiero, che si sente spesso in questi giorni, di fare un 64+38 e per di più col calcolo interamente contributivo, sarebbe l’ennesima presa per il…
    Quindi per eliminare lo scalone di 5 anni da 62 a 67, se ne crea un altro tra i 38 anni di contributi e i 42 e 10 mesi richiesti per la pensione anticipata. In altre parole se hai la fortuna di avere 64 anni con “solo” 38 di contributi vai in pensione però se ne hai 39 o 40 e così via ma non l’esagerata età di 64 anni, resti dove sei e aspetti 3,4 o 5 anni prima di vederti riconosciuto il tuo sacrosanto diritto alla quiescenza.
    Non ci siamo proprio.
    Il principio dovrebbe essere che chi ha lavorato per più tempo va in pensione prima, quindi bisogna trovare una formula che consenta a chi ha 42, 41 o 40 anni di pensionarsi prima di chi ha lavorato 38, 37 o 36 anni.
    Il primo provvedimento è fare quota 41 per tutti senza se e senza ma, 41 anni di contribuzione sono un tempo lunghissimo di permanenza al lavoro ed è usurante per qualsiasi professione svolta.
    In abbinamento a ciò si dovrebbe modificare la “cosiddetta” quota 100 (ovvero minima età anagrafica 62 anni e contributi minimi di 38 anni) abbassando il limite anagrafico a 60 anni, senza limiti di contributi tanto ci pensa la somma 100 a stabilire il giusto mix età/contributi per lasciare.
    In questa maniera lasci il lavoro dopo 41 anni indipendentemente dall’età oppure 40+60, 39+61 fino a 34+66 e se non hai nemmeno 34 anni, beh aspetti i 67, in fondo con 33 anni di contribuzione non puoi avere gli stessi diritti di chi ha lavorato per molti più anni di te.
    Continuare a schiaffeggiare i lavoratori non paga e i nostri cari politici se ne accorgeranno presto, quando saremo chiamati al voto visto che non è bastata la lezione del 4 marzo 2018, teniamo conto che nel decennio 2020/2029 si pensioneranno i nati tra il 1953 e il 1973 (nel 2020 saranno 1953 per vecchiaia e 1963 per pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi, fino al decennio successivo quando i nati del 1973 hanno raggiunto i 42,10 anni) cioè oltre 10 milioni di persone di cui almeno il 55% precocissimi (finita la scuola media) e un buon altro 30% che è entrato nel mondo del lavoro prima dei 20 anni (dopo le superiori), all’epoca chi poteva/voleva fare l’università non supera di certo il 15% (fonte ISTAT). Se pensate che scontentare un 85% dei pensionandi paga, continuate pure… però non dite poi che non lo sapevate.

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