Riforma pensioni 2020, ultime oggi 4 settembre: uscita a 63 anni con penali limitate

Non si placa la discussione intorno alla riforma delle pensioni, ancor più ora che il primo incontro calendarizzato al 7 di settembre tra Governo e sindacati é alle porte, molti gli esperti previdenziali che stanno esprimendo la propria opinione circa i provvedimenti più idonei per una reale riforma delle pensioni che potrebbero vedere la luce post quota 100, tra questi vi é Cesare Damiano, dirigente del partito dem e già ministro del Lavoro, che intervistato dal collega Nando Santonastaso per Il Mattino ha proposto un’uscita a 63 anni con penali limitate, ma non per tutti, vediamo in dettaglio la proposta del presidente dell’Associazione Lavoro & Welfare.

Riforma pensioni 2020, post quota 100 occorre una misura strutturale

Damiano ribadendo che ‘Salvini si é fatto vanto di avere cancellato o meglio superato la riforma Fornero: ma in realtà Quota 100 é transitoria, scade il 31/12/2021 e poi la legge Fornero , a dispetto di quello che dice il capo della Lega , tornerà in tutto il suo cosiddetto splendore”, ricorda inoltre al collega che anche sul ricambio generazionale quota 100 ha ‘fatto acqua’. “Di fatto, spiega, il ricambio generazionale previsto da Quota 100 non c’é stato. E’ vero che, aggiunge l’onorevole, siamo in una situazione del tutto particolare nella quale prevale più la contrazione dell’organico che non le nuove assunzioni. Ma anche prima del Covid-19, al tempo del governo giallo verde che aveva convocato i manager delle grandi imprese di Stato, qualcuno di essi si era avventurato in una previsione da farsa. Cioé un anziano esce e tre giovani entrano: chiaramente anche in quel caso, spiega Damiano al collega de ‘Il Mattino’ , si trattava di una boutade compiacente nei confronti del vecchio Governo. Alla prova dei fatti, conclude tirando le somme sul mancato ricambio generazionale dovuto alla tanto osannata Quota 100, ‘neanche il rapporto uno a uno é avvenuto, ovvero che uno sia entrato ed uno uscito. Si contano soprattutto uscite e scarse entrate”.

Poi insieme a Nando Santonastaso discute sulla proposta che maggiormente permetterebbe una vera flessibilità in uscita, che riprenderebbe per sommi capi, rivisitandolo, il Ddl 857 a firma Damiano, Baretta e Gnecchi. Non serve, spiega l’onorevole, ribadendo quanto aveva già affermato nella nostra recente intervista, una nuova riforma delle pensioni, se si vuole andare oltre la riforma Fornero occorre una misura strutturale, non più congiunturale e limitata ad una platea troppo piccola come per Quota 100. Si potrebbe, spiega, pensare ad una flessibilità strutturale in uscita che fissa a 63 anni l’età anagrafica.

Pensioni 2020 ultime oggi, Damiano: ecco cosa vuol dire andare in pensione dai 63 anni ?

“Vuol dire, spiega Cesare Damiano al collega de Il Mattino, avere 36 anni di contributi, come dice anche l’Ape sociale, e soprattutto venire incontro alle donne lavoratrici. La platea dei potenziali beneficiari verrebbe distribuita in due parti, con nella prima i lavoratori esposti alal pandemia nonché gli addetti all’edilizia. Tutte queste categorie devono poter optare per i 63 anni senza penalizzazioni.

Poi ci sono altri lavoratori che potrebbero uscire a 63 anni applicando nei loro confronti una 2% di penalizzazione, una quota decisamente bassa. Nella mia proposta, conclude Damiano, é anche prevista l’eliminazione del vincolo dell’assegno pari almeno a 2.8 volte il minimo, che danneggia i giovani, e crea uno squilibrio a svantaggio delle giovani generazioni.

Alla domanda relativa al nodo risorse e sui veti generalmente posti dall’Europa, Damiano asserisce: “Temo che non mancheranno voci europeee che chiederanno di riequilibrare le forti somme che stanno per esserci elargite, con esplicite richieste di restituzioni sul terreno pensionistico. Quel che bisognerebbe però fare, dice l’onorevole in conclusione d’intervista, é quella di smentire la bugia di Stato che vede la spesa pensionistica pesare per il 16% sul Pil Italiano. In realtà, chiosa il dirigente del Partito Dem: ” nessuno ribatte che 50 miliardi vengono ogni anno restituiti dai pensionati sotto forma di tasse”.

Cosa ne pensate della proposta dell’onorevole Cesare Damiano? Sareste o meno favorevoli all’uscita dai 63 anni con penalità pari al 2% annuo? Ritenete corretta la divisione che prevedrebbe la suddivisione in due gruppi, quelli che avrebbero diritto all’uscita ‘con e quelli senza’ penalizzazioni, a seconda della tipologia di lavoro svolto? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

68 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2020, ultime oggi 4 settembre: uscita a 63 anni con penali limitate

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    7 Settembre 2020 in 16:05
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    Apprezzo la buona volontà dell’On. Damiano che è certamente persona seria e che forse più di altri si sta spendendo per elaborare una proposta di rinnovo del sistema pensionistico più equa, detto questo penso che la sua proposta sia accettabile se non si superano i 62 anni di età (al posto dei 63 proposti) e senza penalizzazioni. Inoltre non è proponibile, come ha già scritto qualcuno, alle generazioni inizio anni ’60 che hanno cominciato a lavorare prima dei 20 anni, che magari hanno già il requisito contributivo ma non quello dell’età. Si deve tornare alla modularità dei requisiti dando modo di accedere alla pensione o per anni di età o per anni contributivi, senza paletti.
    E’ urgente individuare le reali categorie di lavori usuranti che debbono giustamente beneficiare di uno sconto pensionistico in considerazione della gravosità del lavoro svolto, non capisco perché per i ballerini è previsto l’accesso alla pensione anticipata e per altre categorie di lavori gravosi no (non me ne vogliano i ballerini, è per fare un raffronto).
    Anche per le donne è necessario uno sconto pensionistico, senza penalizzazioni e senza discriminazioni fra chi ha avuto figli e chi no.
    Secondo me, nel riformulare i requisiti di accesso alla pensione, bisogna discriminare tra le attività apicali, manageriali, intellettuali, altamente professionali (ambito universitario, sanitario, politico ecc…) e quelle della platea di lavoratori salariati che sottostanno a rigidi orari, ai quali, siano essi operai o impiegati, non si può chiedere di lavorare ad oltranza oltre i 60 anni. Vorrei che i politici e i sindacalisti si calassero nella realtà di un lavoratore che timbra per quattro volte al giorno, anche “solo” per 40 anni o che fa lo stesso lavoro per tutta la vita, senza possibilità alcuna di miglioramento! Non sarà considerato un lavoro gravoso ma almeno usurante o alienante credo proprio di sì.
    Partendo da queste considerazioni penso proprio non si possa chiedere a questa categoria di lavoratori di superare la soglia dei 40 anni di contributi, deve essere data loro la possibilità di staccarsi dal mondo del lavoro e accedere alla pensione, SENZA PENALIZZAZIONI, visti i salari italiani già bassi, se confrontati con altri paesi europei che non siano dell’Est.
    L’aumento dell’aspettativa di vita lo abbiamo già pagato con le riforme che ci hanno portato dai 35 anni di contributi di quando abbiamo iniziato a lavorare ai 40 anni, non credo che l’aspettativa di vita si incrementi incessantemente con il trascorrere del tempo, anzi la storia recente ci dice il contrario (vedi pandemia da Covid19).
    Per quanto riguarda la sostenibilità, va considerato il fatto che un lavoratore che accede alla pensione in un’età non proprio decrepita, darebbe il suo contributo all’economia spendendo parte della sua pensione in attività varie (culturali-ludico-turistiche per esempio) anziché tenere bloccati i propri risparmi nell’incertezza di un futuro che non si delinea mai.

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    7 Settembre 2020 in 15:57
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    Buongiorno, parlando di cose ingiuste, se uno ha pagato dei mesi doppi, ma valgono solamente singolarmente nei calcoli pur essendo di 2 attività diverse, ed 2 anni e mezzo pagati all’Enasarco che dicono non vale ma li ho pagati e risultano perché non si può tenere in nessun caso conto di questo fatto. In bocca al lupo a tutti e grazie per la risposta.(P.S. Ho 60 anni, senza lavoro e circa 37,6 mesi di marche ma compio i 62 anni nel 2022… che fortuna)

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    6 Settembre 2020 in 21:15
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    Oh meno male!
    A 63 anni anche io con 44 di contributi!!!
    Il che vorrebbe dire quota 107.
    Il che vorrebbe dire 6 anni di lavoro in più di un attuale quota 100 (io condannato, lui libero di scegliere)
    Pensate tutte le quote cari politici
    Ma lasciate l anticipata Fornero! Al limite cercate di togliere finestre e spiccioli di mesi.
    Damiano hai stancato! E stai anche peggiorando col tempo,
    Anche i cervelli vanno in pensione.

    Rispondi
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    6 Settembre 2020 in 19:01
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    Sono d’accordo con l’onorevole e Presidente Damiano, e vorrei anche suggerire nelle categorie senza penalizzazioni, inserire gli invalidi con percentuale 43/73%. Grazie

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    6 Settembre 2020 in 13:55
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    Buon pomeriggio,
    io credo che in questo momento tanti mettano in campo proposte su proposte per poi, qualcuno, pescare nel torbido. Secondo me, la proposta più giusta sarebbe quota 41per tutti senza penalizzazioni. Oppure una forma di quota 103, con 62 anni di età e 41 anni di contribuzione senza nessuna penalizzazione, e consentire ai precoci l’uscita con 41 anni di contribuzione senza penalizzazioni a prescindere dalI’eta’, considerando che 41 anni di contribuzione sono tantissimi. Tanti parlano del futuro dei giovani ma se i posti di lavoro sono occupati dai vecchi be’ per i giovani non c’è futuro.

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      8 Settembre 2020 in 9:09
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      sig. Alessandro ma che dice …con 41 anni di contribuzione???? ma che lavoro fa lei guarda le nuvole???

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    6 Settembre 2020 in 12:03
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    Mi chiamo Paolo, a marzo avrò 34 anni di contributi e 60 anni. Se riscattassi la laurea credo almeno 100.000 d’oro, volerei a 39 anni, ma chi ha lavorato fino a 60 anni non ha lavorato a sufficienza. Ho 8 anni di retributivo, se riscatto 5 anni e diventa tutto contributivo, quanto ci perdo? Sulla pensione o sullo stipendio? E se vado prima quanto perdo sulla pensione rispetto allo stipendio? Grazie saluti.

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    6 Settembre 2020 in 8:31
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    Penso che dopo aver lavorato 40 anni possano bastare! Concludo che le l’alternative siano 2, o quota 41 senza limiti di età o abbassare l’anticipata a 42 anni inoltre occorre pensare ai giovani… prima i sessantenni andremo in pensione e meglio sarà prr i giovani.

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    6 Settembre 2020 in 5:39
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    Buon giorno Erica desidero esternare a te il mio pensiero sono siciliano e lavoro da quando avevo 13 adesso nel 2021 faccio 63 anni e sono 50 anni che lavoro accumulando contributi x 35 anni cosa molto difficile arrivare a trovare contributi nella ns cara isola e penso che io mi possa ritenere fortunato adessso la mia domanda è questa i miei figli e quelli delle altre persone non andranno mai in pensione se il governo non incomincia con il cambio generazionale mandando in pensione i 60 enni e assumendo i trentenni mettendo x assurdo che debbono versare 42 anni e 10 mesi di contributi avrebbero 73 anni ciao grazie.

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    6 Settembre 2020 in 5:10
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    Buon giorno a tutti desidero esternare a tutti il mio sgomento dato che non riesco a comprendere tutte queste pseudo proposte che non portano a nulla è ora di finirla io credo che 35 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi effettivi bastano ed avanzano se vogliamo fare il ricambio generazionale l’italia è l’ultimo paese al mondo che manda le persone in pensione a 67 anni grazie a chi mi legge e se siete d’accordo mettete un commento su questo post grazie a tutti.

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      6 Settembre 2020 in 5:13
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      Scusate volevo scrivere 60 anni di età anagrafica.

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      8 Settembre 2020 in 9:23
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      buongiorno
      certo sono d’accordo sul ricambio andare in pensione a 60anni con 35 anni di contributi….ma perchè tutto si deve calcolare in base alla fornero????…ma perchè deve essere ancora il riferimento.’???
      perchè non calcolare con il retributivo?? fate i fatti seriamente.. per chi si atteggia a voler aiutare gli italiani ad andare in pensione prima dico che è ora di sedersi e riscrivere tutto in modalità semplificata senza tante leggine, finestre, sconti, circolari, per arrivare poi ad una penalizzazione dopo che un lavoratore (dipendente) ha lavorato tutta una vita lo penalizzate…perchè avete cambiato la legge a vostro piacimento, e mi riferisco ai contratti firmati nel 1990 dove si doveva lavorare 19anni 6mesi ed un giorno per poter accedere alla pensione.. almeno per le donne era un punto di arrivo, e quanti sono andati in pensione in quegli anni..ALLORA RIVEDETE TUTTO dal punto in cui tutto è cominciato e non dalla fornero…scusate ma è così

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    5 Settembre 2020 in 22:14
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    Damiano è un esperto di pensioni e riforme pensionistiche, lo ho conosciuto personalmente e ho grande stima di lui. Peccato che nel PD non goda ugualmente di pari stima. Da anni tutti i governi hanno usato le pensioni per fare cassa, sopratutto la Fornero e Monti. Ora si riparla dell’ennesima riforma illudendo i cittadini di poter godere di qualche anno di pensione prima di essere vecchi. Ma la cosa che odio di più è l’aver colpito le donne, da sempre a ragione tutelate per il maggior gravio che hanno nella società. Ci ritroviamo donne e uomini non più nelle forze a dover lavorare, per poi chiamarli fragili a causa del covid. Che società è uno stato che fa lavorare le persone fino a 67 anni?

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      7 Settembre 2020 in 10:05
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      Non conosco personalmente Damiano ma mi sembra che le sue proposte siano sensate, realistiche e non troppo penalizzanti, consentendo una VERA flessibilità ad un costo accettabile per il pensionato.

      Sebbene io capisca che si vorrebbe sempre qualcosa di più, tipo nessuna penalizzazione (che sarebbe fantastico), il rischio è che se non si va su soluzioni come quella di Damiano si vada invece su SOLUZIONI-BEFFA come una “Quota 100 PEGGIORATIVA” (dai 62 anni + 38 di contributi ma con PENALIZZAZIONE) o una FINTA FLESSIBILITA’ (2-3% per ogni anno di anticipo MA con 36-38 anni MINIMI di contributi).

      In entrambi i casi vorrebbe ancora dire POCHI AVENTI DIRITTO (a causa dei contributi minimi) e CONTEMPORANEAMENTE PENALIZZATI.
      E, a questo punto, addio speranze che lo Stato possa avere un approccio onesto e lungimirante ala questione pensionistica, torneremmo ad avere soluzioni socialmente criminali.

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    5 Settembre 2020 in 18:29
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    60 anni, senza penalizzazioni.
    Dopo i 60 anni tutti e tutte le persone che lavorano alle dipendenze di un padrone o di un direttore di un’azienda pubblica (USL, ecc) sono stanche, finite.
    Chi vuole va in pensione con quanto ha versato.
    La proposta di D’Amiano non è socialmente sostenibile: i genitori al lavoro e i figli a casa disoccupati o emigrati.
    BASTA con i liberisti capitalisti.

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      7 Settembre 2020 in 2:55
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      Ecco questa è una proposta giusta mi complimento con te ai capitalisti non interessa un tubo se noi buttiamo il sangue per campare tanto loro sono ricchi e tutta la sua razza.

      Rispondi
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    5 Settembre 2020 in 11:53
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    Ho letto che dal 1 gennaio 2021il governo avrebbe l’intenzione di reintrodurre Ape Volontaria, vi risulta che corrisponda a verità. Grazie

    Rispondi
    • Erica Venditti
      6 Settembre 2020 in 15:11
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      Non ho notizie in merito…nel caso ne parleremo sicuramente

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    5 Settembre 2020 in 3:53
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    State tutti senza pensieri tanto questi impiegheranno 20 anni per scrivere la riforma pensioni

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    • Avatar
      6 Settembre 2020 in 18:29
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      Ne dubito.
      Pur con tutti i suoi limiti, Quota 100 ha il merito di aver creato un tale “scalone” (5 anni!) al 01-01-2022 che è praticamente impossibile ignorarlo, per le forze politiche e sindacali.

      Qualcosa secondo me devono fare entro il prossimo anno, anzi prima, e non può essere nè lasciare le cose come sono nè, a maggior ragione, può essere peggiorativo dell’attuale.
      Questo se c’è un governo politico ed equilibrato.

      E’ chiaro che se invece questo governo cade e va su un governo “lacrime-e-sangue”, soprattutto un governo tecnico e quindi “irresponsabile” verso i cittadini, stile Monti o Fornero o Cottarelli, tutto può cambiare e potrebbe essere che lascino lo scalone (anche se sarebbe assurdo e antipopolare).

      Piuttosto, credo che ci sia una domanda che non viene mai fatta: ammettendo che governo e sindacati si mettano d’accordo per una riforma, questa dovrebbe ENTRARE IN VIGORE il 01-01-2022 o dovrebbe iniziare prima, già nel 2021, non appena approvata la legge (es.: a primavera 2021)?

      Io spero VIVAMENTE che la riforma, se la si fa e sia decente (e sembra ci siano spazii per farla decente), vada in vigore IL PRIMA POSSIBILE, in affiancamento all’opzione Quota 100 che già sappiamo sarà comunque disponibile fino al 31-12-2021.
      Perchè se cambiasse il governo nel 2021 non vorrei mai che una buona riforma venisse poi cancellata dal solito “ragioniere” supino alla UE.

      I sindacati spero che siano su questa linea e chiedano l’IMMEDIATA entrata in vigore, se no chi non può accedere a Quota 100 (e sono tanti) o a Quota 41 o qualcosa di simile (e sono tanti) sarebbe costretto ad incrociare le dita per tutto il 2021.

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 22:02
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    Per le donne 63 anni sono decisamente troppi! Siamo già sfinite!
    Occorre maggiore flessibilità per poter andare in pensione e lasciare il posto ai giovani e ai disoccupati. Occorre riconoscere il lavoro di cura svolto prevalentemente dalle donne e PROROGARE ASSOLUTAMENTE OPZIONE DONNA.

    Rispondi
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      6 Settembre 2020 in 18:06
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      Anche per gli uomini 63 sono già troppi, stia tranquilla … 😉

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 22:00
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    Io non riesco ha capire perché,si deve penalizzare chi va in pensione.

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    4 Settembre 2020 in 20:02
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    Quindi io dovrei uscire a 63 anni con 44 anni di contributi… MA VATTENE A ZAPPPARE DAMIANO!!!,,, DOPO AVER CRITICATO PER ANNI LA FORNERO ORA MI VIEN DA DIRE:” GIU’ LE MANI DALLA FORNERO!”

    Rispondi
    • Avatar
      6 Settembre 2020 in 21:07
      Permalink

      Oh meno male!
      A 63 anni anche io con 44 di contributi!!!
      Il che vorrebbe dire quota 107.
      Il che vorrebbe dire 6 anni di lavoro in più di un attuale quota 100 (io condannato, lui libero di scegliere)
      Pensate tutte le quote cari politici
      Ma lasciate l anticipata Fornero! Al limite cercate di togliere finestre e spiccioli di mesi.
      Damiano hai stancato! E stai anche peggiorando col tempo,
      Anche i cervelli vanno in pensione.

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 18:11
    Permalink

    sembra che solo gli ultra sessantenni siano i soli a essere a rischio di pandemia e a rischio di licenziamento anche gli under sessantenni (per es. 58 anni) corrono lo stesso rischio, la PROROGA DI OPZIONE DONNA, potrebbe scongiurare questo rischio a tante donne. In quanto ai lavoratori esposti alla pandemia pure le fabbriche sono a rischio (AIA e ELECTROLUX ne sono un esempio), ma magari noi possiamo fare gli agnelli sacrificali.

    Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 16:09
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    Buongiorno Dott.essa Venditti, volevo porle questa domanda. Ho 64 anni 30 di contributi 70% di invalidità e seguo mia madre 98 anni con 91% di invalidità ( ma non ritenuta sufficientemente grave). Per una serie di “paletti” non riesco a rientrare nell’ Ape Social. Se andasse in porto questo anticipo a 62 anni, potrei rientrare o ancora una volta sarei considerato un invisibile. Grazie

    Rispondi
    • Erica Venditti
      6 Settembre 2020 in 15:14
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      Fabrizio è prematuro parlarne…dipende dai provvedimenti che verranno approvati.

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 15:57
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    Assolutamente NON d’accordo con la proposta.
    63 anni è una presa in giro. Poi il prossimo anno sarà 64 e poi 65 e il gioco è fatto.
    Le penalizzazioni sull’assegno mensile sono un furto
    A 60 anni il lavoro è pesante per tutti quelli che sono a lavoro da oltre 35 anni.
    Fate proposte serie ed umane.

    Rispondi
    • Avatar
      4 Settembre 2020 in 22:13
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      Hai ragione Alessandro,ho i tendini che si staccano dai muscoli,faccio l idraulico….hanno messo lavori usuranti dei lavori ridicoli…Ne i Sindacati e neanche i Politici sono in grado di fare il loro lavoro…Usurante chi lavora 78 notti in un anno !!! Per chi ha LAVORATO 37 -38 ANNI,SONO GIA IL LOGORIO DELLA VITA FISICA DI UNA PERSONA ,usurante chi fa i turni !!! Mi spiace per tutti i Ragazzi che vedo in giro senza lavoro e senza la Possibilita di comprarsi un Auto od una Casa…Sono terrorizzato al Pensiero…Grazie

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 14:57
    Permalink

    E la vasta platea degli agenti di commercio, sarebbero questi fra le categorie esposte al contagio ? E come andrebbe a finire per la pensione Enasarco che invece è prevista a 67 anni ?

    Rispondi
    • Erica Venditti
      4 Settembre 2020 in 15:03
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      Marco non sappiamo quali categorie rientreranno,al momento é uan proposta, s emai apssasse, vi forniremo i dettagli

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 13:21
    Permalink

    Ho 60 anni e 39 di contrbuti con la legge attuale andrò in pensione con quella anticipata a 64 anni. se dovesse passare la legge che permetterà di uscire dal mondo del lavoro a 62 anni con penalizzazioni
    (es. 2,8% all’anno). La mia penalizzazione se decido di uscire a 62 anni è sui 2 anni (pensione anticipata
    o sui 5 anni pensione di anzianità? Grazie e buongiorno-

    Rispondi
    • Erica Venditti
      4 Settembre 2020 in 14:01
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      La penalizzazione é riferita all’età….dunque anziché 67 si esce a 62 con 5 anni di penalità. Qui i contributi non c’entrano. Se arriverà ai contributi per l’anticipata andrà senza penalità in base a quanto versato

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        4 Settembre 2020 in 23:03
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        È vergognoso pensare di andare oltre 60 in pensione dopo aver fatto oltre 35 anni di reperibilità e notti in sanità, vergogna e basta. Fate in modo di mandar via a 60 anni chi vuole andare, con qualche penalizzazione e lasciate a lavoro chi vuole restare a lavoro fino a 67, questa si chiama equità.
        Loriano

        Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 12:38
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    Cominciamo con il parificare i sistemi pensionistici privilegiati ” vedi i 340.000 dipendenti delle forze armate

    Rispondi
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      4 Settembre 2020 in 22:54
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      Giustissimo Flavio , si sta facendo un gran fracasso per quota 100 , ma delle pensioni quasi REGALATE ai dipendenti delle forze armate non si parla . Si deve stabilire ua eta uguale per tutti i lavoratori. Solo cosi sarebbe giusto, es 60 anni. E non 45 o 50 e per i comuni mortali 67.

      Rispondi
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      5 Settembre 2020 in 12:52
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      Questi ci costano meno a casa che al lavoro.

      Rispondi
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    4 Settembre 2020 in 12:32
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    Qui andrebbe ben spiegato (da Damiano o da chi conosca bene la sua proposta).

    L’articolo dice: “Si potrebbe, spiega, pensare ad una flessibilità strutturale in uscita che fissa a 63 anni l’età anagrafica … Vuol dire, spiega Cesare Damiano al collega de Il Mattino, avere 36 anni di contributi, come dice anche l’Ape sociale, e soprattutto venire incontro alle donne lavoratrici. La platea dei potenziali beneficiari verrebbe distribuita in due parti, con nella prima i lavoratori esposti alal pandemia nonché gli addetti all’edilizia. Tutte queste categorie devono poter optare per i 63 anni senza penalizzazioni”.

    Se capisco bene, sarebbe una “istituzionalizzazione” dell’Ape Sociale per le sole categorie che hanno svolto lavori gravosi (forse con qualche categoria aggiunta, es. particolare rischio COVID), per i quali sono richiesti 36 anni di contributi (che non sono pochi per lavori gravosi, a parte l’eterno problema di delimitare quali sono questi lavori).
    Per le altre categorie dell’Ape Sociale, infatti, i contributi minimi sono 30 anni, non 36.

    A ciò, se ben capisco, si AFFIANCHEREBBE la possibilità della flessibilità CON penalizzazione ma in questo caso, se ben capisco, SENZA il requisito dei 36 anni di contributi:
    “Poi ci sono altri lavoratori che potrebbero uscire a 63 anni applicando nei loro confronti una 2% di penalizzazione, una quota decisamente bassa”.

    La domanda è: ci sarebbe però un minimo di anni di contributi anche per la flessibilità con penalizzazione?

    Mi auguro veramente che nessuno pensi di mettere limiti minimi di contributi relativamente alti anche nell’uscita con penalizzazione, perchè sarebbero da una parte ingiustificati (già ti penalizzo sull’assegno, se poi ti penalizzo anche sull’accesso …) e dall’altra si rischierebbe una “Quota 100 II La Vendetta”, con un provvedimento che per molti sarebbe sulla carta subito accessibile come età anagrafica (63) ma in realtà ancora inaccessibile per gli anni di contribuzione.

    Non troverei in alcun modo giustificabile un minimo di anni di contribuzione comunque superiore ai 30, che sono quelli dell’Ape Sociale per disoccupati, caregivers e invalidi.
    Ma in realtà secondo me l’unico limite accettabile sarebbero i 20 (venti) anni minimi che danno diritto alla pensione, ovvero nei fatti NESSUN MINIMO DI CONTRIBUZIONE.
    Dai 63 vai in pensione quando vuoi, con l’assegno derivante dai versamenti che hai fatto e decurtato con la penalizzazione per gli anni di anticipo.
    Punto.

    Spero che nessuno (non dico Damiano, ma al governo) stia pensando a giochetti fatti per poter presentare una riforma da presentare trionfalmente come “in pensione da 63 anni, fine del limite della Fornero!” per poi mettere paletti contributivi tali per cui il limite effettivo per tanti si sposta a 64-65.
    Di prese in giro ce ne sono state già abbastanza (e in parte la salviniana “Quota 100” è stata questa).

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      4 Settembre 2020 in 18:38
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      Bravo hai colto proprio nel segno, basta giochetti, questo si e questi no, solo per pochi Ma non per tutti, lasciare la scelta dai 63 anni, senza penalizzazioni e anni 36 di contributi, che per noi donne non è facile raggiungerli neanche a 67 anni d’età

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    4 Settembre 2020 in 11:56
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    L’onorevole Cesare Damiano vede le cose dal suo punto di vista. Crede in quello che dice e dice quello in cui crede.

    Personalmente sono favorevole per l’uscita a 60 anni (anche meno) senza penalità alcuna.

    Non ci siamo resi pienamente conto di quanto sia enorme il problema della disoccupazione generazionale. Se i sessantenni non lasciano il posto di lavoro, ai trentenni lavoratori autonomi non verranno rinnovati i contratti di lavoro. Se non si darà la spinta ai consumi non si potrà riavviare la produzione e quindi l’occupazione. Solo i trentenni potranno esercitare questa spinta ai consumi, dal momento che i sessantenni, data l’incertezza dei tempi, potranno solo aumentare la loro propensione al risparmio.

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      4 Settembre 2020 in 14:24
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      Assolutamente d’accordo con lei sig. Perfetto.
      Io sarei favorevole a una flessibilità in uscita come concepita da Dini nel 1995, dai 57 ai 65 anni a scelta del lavoratore, ovviamente chi esce prima (57 anni) prende meno pensione rispetto a chi esce dopo (65 anni) ma questo vien da se. Ad esempio se il sig. Rossi per fare un esempio, poniamo abbia iniziato a lavorare a 20 anni, quindi può scegliere se pensionarsi a 57 con 37 anni di contribuzione oppure a 65 con 45 sempre che lo desideri lui (in questo caso avrebbe anche una pensione più elevata di quella che avrebbe oggi con la fornero). Ovviamente, essendo il sistema misto basato sul retributivo fino al 1995 e contributivo tutta la parte restante è ovvio che l’assegno sarà diverso a seconda se sceglie di versare 37 anni di contributi oppure di più.

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      4 Settembre 2020 in 19:18
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      Lei ha perfettamente ragione, sig. Perfetto.

      Il fatto è che mandare in pensione dei sessantenni per poter far lavorare dei trentenni è un INVESTIMENTO per il paese: più giovani cominciano a lavorare, più giovani cominciano a guadagnare e a spendere facendo girare l’economia e allo stesso tempo non solo pagano le pensioni di oggi agli anziani ma preparano pure le proprie pensioni future.
      Ma il guaio è che negli ultimi tre decenni si è instaurata la MENTALITA’ che privilegia invece il TAGLIO IMMEDIATO DEI COSTI (visto addirittura come “virtuoso”!) rispetto agli INVESTIMENTI.

      Questo non è vero solo per le pensioni ma per TUTTA l’economia, imprenditoria compresa che da trent’anni ha puntato sui tagli invece che sugli investimenti, con il (prevedibilissimo) risultato che le imprese hanno perso competitività e che il PIL pro-capite oggi è fermo ai livelli degli anni Ottanta (!), come giusto oggi ha denunciato il governatore di Bankitalia Visco (un pò tardi, ma meglio tardi che mai).
      Se leggiamo le idee sulle pensioni della Fornero (una a caso …) vediamo chiaramente questa mentalità ancora all’opera, senza il minimo ripensamento.
      E l’austerità perniciosa portata avanti dalla UE di Juncker credo che ce la ricordiamo tutti.

      Per cui, anch’io sarei favorevolissimo ad un pensionamento a scelta a partire dai 60 anni, senza penalizzazioni.
      Temo però che il “nessuna penalizzazione” sarebbe una montagna da scalare, anche nei confronti della UE, pur rilevando che la crisi del COVID-19 sembra aver aperto parecchi occhi sul fatto che se si vuole far ripartire l’economia occorre INVESTIRE e non stringere in modo miope i cordoni della borsa.

      Una penalizzazione limitata secondo me può essere accettabile, se l’alternativa è tenerci la rigidità attuale, e il 2% per ogni anno di anticipo mi sembra il massimo accettabile.
      Secondo Boeri già un 1.5% di penalizzazione era “sostenibile” per le casse dell’INPS, i sindacati farebbero benissimo a chiedere subito nessuna penalizzazione ma come seconda opzione dovrebbero almeno puntare a non andare oltre quel valore.

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    4 Settembre 2020 in 11:30
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    Ho 64 anni ma solo 32 anni di contributi versati perche per circa 9 anni ho lavorato come pediatra di base .
    Vorrei sapere se sarebbe previsto un minimo di anni di contributi versati e se possono essere computati anche gli anni attraverso il cumulo gratuito o no come accade per esempio per quota 100.
    Come medico sono considerata esposta a pandemia o verrebbe valutata la mansione svolta specificatamente?

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    • Erica Venditti
      6 Settembre 2020 in 15:16
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      Non saprei dirle al momento il provvedimento è solo 1 proposta…bisogna vederr cosa e se andrà in porto qca…

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    4 Settembre 2020 in 11:13
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    Ma Damiano pensa di prenderci in giro ?
    I nati della prima metà degli anni 60 sono in gran parte diplomati, pochi i non diplomati e pochi i laureati.
    Ciò significa che hanno iniziato tutti a lavorare prima dei 20 anni e che quindi a 63 anni avranno più o meno 43 anni di contributi potendo andare in pensione con l’anticipata della Fornero.
    Damiani meglio che torni a dormire visto che i conti proprio non li sa fare.
    Se non ci sono soldi lo dicano e lkascino la Fornero, ma non pensino di prendere in giro la gente perchè una calcolatrice la sanno usare tutti.

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    • Erica Venditti
      4 Settembre 2020 in 11:38
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      Lello l’onorevola Damiano, dalla sua, ha sempre affiancato a questa proposta quella relativa alla quota 41 indipendentemnte dall’età anagrafica e senza penalità, dunque non mi pare che non abbia fatto i conti. Tant’é che il ddl 857 parlava siasdi uscita dai 62 anni con penalizzazione di un 2% annuo per chi anticipava, sia di quota 41 senza penalità. Solo perché le sia chiaro il ragionamento dell’onorevole.

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        4 Settembre 2020 in 13:46
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        L’ uscita a 63 anni va bene come alternativa ai 67 previsti dalla pensione di vecchiaia, ma non può ovviamente essere applicata a chi ha cominciato a lavorare a 20 anni o prima. Quindi oltre ad una pensione legata all’età bisogna prevederne una legata agli anni di contributi e LA 41 PER TUTTI è la più equa.

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      4 Settembre 2020 in 12:54
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      Damiano è sempre stato l’unico a regolarizzare il problema pensioni. Le sue intenzioni sono sagge ma non l’hanno mai pensato nessuno. Le cose che sembrano normali che siano , come quelle di Damiano, non so perché non vengono mai accettate

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    4 Settembre 2020 in 10:08
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    Buongiorno,
    a 63 anni avrò 41 di contributi, la penalizzazione riguarderebbe l’anticipo rispetto alla Fornero anticipata (42 e 10) o alla vecchiaia di 67 anni? Perché io a 67 anni ne avrò 45 di contributi e dovrei andare in pensione prima…Grazie.

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    4 Settembre 2020 in 10:05
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    Gent.ma Erica,

    in tutto questo bailamme provocato dalle voci sui possibili tipi di riforma pensionistica non ho capito una cosa : ma…l’attuale “legge Fornero” verrebbe comunque lasciata così com’è o cambiata o addirittura eliminata ?
    Perchè, quando si parla di penalizzazioni per chi volesse collocarsi a riposo anticipatamente rispetto ai 67 anni (i quali, tra l’altro, potrebbero aumentare a causa della famigerata “aspettativa di vita”), trovo assurdo che non possa andare in pensione nemmeno dopo aver maturato ben 42 anni e 10 mesi di contribuzione.
    Cosa mi dice in proposito ?
    Grazie anticipate per la risposta.

    Rispondi
    • Erica Venditti
      4 Settembre 2020 in 11:04
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      Credo che quella rimarrebbe in vigore cmq, non penso si tolga questa apossibilità, credo al più si cerchino soluzioni per chi ha meno anni e non possa godere dell’uscita ‘anticipata’

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    4 Settembre 2020 in 10:03
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    In parole povere si tenta di mandare in pensione le persone più tardi possibile non tenendo conto degli anni lavorati e ancor meglio dei contributi versati. Io sono nato negli anni 50 del secolo scorso (1959) ed ho avuto la “disgrazia” di essermi diplomato. Mi furono imposte trattenute per andare in pensione con 35 anni di contributi con metodo retributivo e quindi, a 55 anni. Ora invece devo inseguire i 63 anni (ben 8 di più e a questa età sono tanti) e 43 anni di versamenti e naturalmente se tutto va bene, con un sistema misto, ovvero prendere meno. Capisco che nel frattempo il “mondo” è cambiato, ma non devo salvare io l’Italia. Dopo 41 anni di contributi, lasciatemi decidere quando andare in pensione. La vita è una sola.Grazie

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    4 Settembre 2020 in 10:00
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    MA E’ POSSIBILE CHE A NOI RAGAZZI NATI NEGLI ANNI 60 , NON CI VENGA RESTITUITO TUTTO IL NOSTRO SACRIFICIO FATTO IN GIOVENTU’? HO INIZIATO A 15 ANNI E OGGI PER MIA FORTUNA HO VERSATO GIA’ 40 ANNI DI CONTRIBUTI …. QUANTO ANCORA DOVRO’ REGALARE A QUESTO SISTEMA ?
    TUTTO ASSURDO , MI RICORDO QUANDO HO INIZIATO E LA LEGGE DICEVA CHE A 35 ANNI DI CONTRIBUTI VERSATI ,ANDAVI IN PENSIONE CON LA MASSIMA E NON ACCETTO CHE OGGI SI VENGA A DIRE I TEMPI SONO CAMBIATI , PERCHE’ SE SONO CAMBIATI ,SONO CAMBIATI X TUTTI !!!!!! ( VEDI NAPOLITANO ED EREDI DI ANDREOTTI…..) QUINDI DATECI IL NOSTRO CON LA QUOTA 41 CHE E’ GIA’ TANTISSIMO…GRAZIE

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      4 Settembre 2020 in 15:30
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      Giustissimo,sono orma tanti anni che ci spostano l’arrivo con penalità economiche,è ora di finirla.vogliono fare i belli con le fatiche i sacrifici di noi lavoratori.penso che se non ci incazziamo di brutto questi ci preparano un altro biscotto,inoltre mi auguro che il sindacato sia dalla nostra parte.

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    4 Settembre 2020 in 9:41
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    Ed essere lavoratore civile con la polizia e essere a contatto con centinaia di persone al giorno, italiani e stranieri, potrebbe configurarsi come lavoratore a rischio, avendo 60 anni?
    E questa proposta quanto sarebbe conveniente per chi a 63 anni ne ha 44 di contributi?
    Fatela pure, ma lasciate anche altre opzioni. Visto che si tratterebbe di una specie di quota 99, chiedete almeno la riduzione dell’anticipata Fornero a 42 se non 41 netti (sempre più di 36, 38 ecc.)

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    4 Settembre 2020 in 9:36
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    Il Ddl 857 all’origine parla di una possibile uscita con un eta’ anagrafica di anni 62. Perche’ ora si parla di 63 anni? L’onorevole Damiano che considero una persona seria e preparata porti fino in fondo la sua proposta originaria che parla di una eta’ anagrafica di 62 anni.

    Rispondi
    • Erica Venditti
      4 Settembre 2020 in 9:56
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      Perché all’epoca Massimo l’età di uscita era 66 ora con l’aspettativa di vita siamo a 67 anni ragion per cui é stata traslata in avanti l’uscita, come é normale che sia, per consentire il solito anticipo di 4 anni

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      • Avatar
        4 Settembre 2020 in 14:12
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        Erica mi permetta di dire però che l’aspettativa di vita è calcolata sul biennio precedente e oggi certamente la pandemia la sta accorciando anche sensibilmente, sarebbe quindi opportuno tenere conto di questo fatto e come minimo rimanere fedeli all’idea originale dei 62 anni ma ancor meglio sarebbe abbassarla ad un età più decente magari prossima o inferiore ai 60.

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          4 Settembre 2020 in 16:02
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          Emilio pur nell’esattezza della risposta della Signora Venditti, mi hai preceduto nel commento.
          La tua osservazione e’ piu’ che corretta. Vista la situazione di ” straordinarieta’ ” sociale economica oltre che sanitaria sarebbe proprio questo il momento di introdurre una maggiore flessibilta’.

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      5 Settembre 2020 in 4:08
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      Non sperate troppo in una riforma. Migliorativa non la faranno mai ê gia saltato l’incontro del 8 settembre 2020 il prossimo sarâ nel 2040

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    4 Settembre 2020 in 9:01
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    Una domanda, fra i lavoratori esposti alla pandemia saranno compresi anche i lavoratori con malattie croniche, tipo cardiopatie, diabete ecc…?

    Rispondi
    • Erica Venditti
      4 Settembre 2020 in 9:18
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      Gianluca al momento é una proposta, non saprei dirle, certamente nel caso passasse, vi daremo l’elenco dei lavoratori considerati maggiormente ‘esposti’ alal pandemia

      Rispondi
      • Avatar
        4 Settembre 2020 in 9:41
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        Grazie Erica per avermi risposto. Certo, immagino che per ora siano tutte proposte o illazioni e penso che ne sentiremo molte altre. La mia voleva essere solo una domanda buttata li solo per considerare fra le categorie a rischio anche chi ha certe patologie.

        Rispondi
        • Erica Venditti
          4 Settembre 2020 in 9:55
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          Gianluca ma certo ho compreso benissimo la natura del suo commento e lo condivido…buona giornata

          Rispondi
    • Avatar
      4 Settembre 2020 in 23:33
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      Se i nostri politici ragionano come sui lavori usuranti, ci possiamo aspettare tutte le assurdità possibili.
      ES 1: E’ lavoro usurante essere insegnanti di scuole dell’infanzia ma non è lavoro usurante essere operatori scolastici (bidelli) della stessa scuola dell’infanzia. Entrambi hanno grandi responsabilità verso i bambini, dall’insegnamento, alla sanificazione degli ambienti, al controllo quando vanno in bagno o quando si assenta l’insegnante, ma ai secondi l’usura psicofisica non viene riconosciuta.
      ES 2: Operatori aree portuali, lavoro usurante. Operatore aree portuali (Ministero Difesa ) non lavoro usurante. Se lavori nei bacini dei porti per navi commerciali sei usurato, ma se lavori nei bacini delle navi militari non sei usurato.
      Strano ma vero.

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