Riforma Pensioni 2020, ultime oggi: quota 102 e soluzione per arrivare a quota 41

Le ultime considerazioni sulla riforma pensioni aggiornate al 31 gennaio 2020 e nello specifico sulla quota 102 con contributivo, una delle misure che più sta facendo discutere esperti, politici e lavoratori, giungono dal Dott. Claudio Maria Perfetto, che sempre più in questi mesi abbiamo imparato a conoscere per le sue puntuali disamine.

Perfetto é autore del libro l’Economista in camice oltreché di una rubrica di pensioni sul quotidiano web nazionale Il Valore Italiano, é un esperto informatico che si occupa altresì nei suoi scritti di temi come lavoro, pensioni, ricambio generezionale ritenendo che questi siano legati tra loro da un fil rouge. Eccovi le sue considerazioni in merito alla quota 102 con contributivo e ad una scelta che se attuata dalla classe politica dirigente potrebbe aprire la strada forse, a suo dire, alla concessione di misure popolari e fortemente richieste come la quota 41 e la proroga di opzione donna. Trattandosi di un’esclusiva per il sito invitiamo chiunque volesse prendere parte delle sue dichiarazioni a citare la fonte.

Pensioni 2020, quota 102 con contributivo, la soluzione?

Per il Dott Perfetto la quota 102 pensata in sostituzione alla quota 100 dal 2021 presenta in sé le peculiarità di una possibile soluzione al problema pensionistico italiano, ma dall’altro la misura, se approvata, potrebbe altresì essere origine di altri problemi. “Quota 102 è una delle proposte allo studio per sostituire Quota 100 che giungerà a naturale scadenza a fine 2021. Potrebbe rappresentare la soluzione per evitare ai lavoratori di andare in pensione nel 2022 a 67 anni invece che prima: avrebbe come requisiti 38 anni di contribuzione e 64 anni di età anagrafica, mentre la pensione verrebbe calcolata interamente con il sistema di calcolo contributivo.

Se Quota 102 da un lato è una soluzione, dall’altro è un problema. Potrebbe essere la soluzione per mantenere la spesa pensionistica entro certi limiti e consentire di ottenere dei risparmi sulla spesa pubblica con la conseguente riduzione del debito pubblico. Ma sarebbe un problema per l’occupazione, perché elevando l’età pensionistica da 62 a 64 anni i lavoratori resterebbero al lavoro più a lungo impedendo ad altri potenziali lavoratori di trovare occupazione data la situazione stagnante in cui si trova l’economia. 

Quindi la scelta sta: 1) nel privilegiare il contenimento della spesa pubblica e del debito pubblico al posto di pensioni e occupazione, oppure 2) nel privilegiare pensioni e occupazione al posto della spesa pubblica e del debito pubblico.

Pensioni 2020, Perfetto: ecco la strada per ottenere quota 41 e opzione donna

Il Dott Perfetto prosegue spiegando come la soluzione per poter scegliere entrambe le opzioni senza dover rinunciare a nulla esistebbe anche, ma essendo impopolare, poiché la politica é fatta di scelte, ci ricorda con acuzia, questa é stata già accantonata più volte. Stiamo parlando dell’aumento dell’Iva, a suo avviso, se l’Iva aumentasse non solo vi sarebbero maggiori risorse da destinare alle pensioni e dunque anche alla quota 41, alla proroga di opzione donna, al mantenimento della quota 100 attuale, anziché al contenimento dell’Iva, ma paradossalmente, rispetto a quanto uno di primo acchito potrebbe pensere, di questo iniziale aumento tutti ne potrebbero beneficiare, eccovi le sue parole

Si potranno scegliere entrambe le opzioni con un intervento che forse è stato accantonato perché ritenuto impopolare: aumentare l’Iva (evitando nel 2021 di sterilizzare le clausole di salvaguardia). In tal modo si potranno destinare i 20 miliardi di euro previsti per evitare l’aumento dell’Iva nel 2021 al finanziamento nel 2021 delle pensioni Quota 41, Quota 100 attuale e Opzione Donna.

Aumentare l’Iva significherà fare aumentare i prezzi al consumo, che verranno, però, sterilizzati dall’aumento del potere d’acquisto di cui i lavoratori dipendenti beneficeranno grazie al taglio del cuneo fiscale introdotto dalla legge di bilancio 2020. In pratica, si sposterà la tassazione dal reddito ai consumi, ma con dei benefici.

Pensioni 2020, quali i benefici se si aumentasse l’Iva?

Significherà permettere ai padri di andare in pensione lasciando che i loro figli accedano al lavoro, trasferendo i costi dei figli ai padri piuttosto che i costi dei padri ai figli e nipoti (di cui così tanto si parla quando si tratta di rendere meno rigidi i requisiti di accesso alla pensione).

Significherà aumentare la spesa per consumi derivante dai nuovi lavoratori, e quindi aumentare la produzione e il Pil, con un ritorno di maggiori entrate nelle casse dello Stato derivante dalle imposte che verranno versate dai nuovi lavoratori e dalla quantità maggiore di produzione.   

Significherà redistribuire i consumi, facendo consumare di meno chi può consumare già perchè un lavoro ce l’ha, e dando la possibilità di consumare a chi non poteva farlo prima perchè un lavoro non l’aveva ancora.

Il debito di 2445 miliardi di euro che oggi abbiamo è certamente un problema enorme. È questo che soprattutto frena l’accesso flessibile alle pensioni. Ma abbiamo un problema ancora maggiore da risolvere: la disoccupazione generazionale, la mancanza di lavoro di un’intera generazione.

Trovata la soluzione da applicare alle pensioni per il 2021 (lasciando che l’Iva aumenti nel 2021), si dovrà trovare la soluzione da applicare alle pensioni per il 2022 (in cui ci saranno da sterilizzare altre clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva nel 2022). La soluzione per il 2022 potrà venire dal recupero di risorse (sottratte all’erario dall’evasione fiscale) utilizzando la moneta digitale di Stato.

Lo sviluppo sostenibile ci impegna a non compromettere la possibilità di soddisfare i propri bisogni alle generazioni future. Ma ci impegna ancor di più a non compromettere la possibilità di soddisfare i propri bisogni alla generazione presente“.

Voi cosa ne pensate di tali considerazioni? Fatecelo sapere, se vi va, nella sezione commenti del nostro sito.

8 commenti su “Riforma Pensioni 2020, ultime oggi: quota 102 e soluzione per arrivare a quota 41”

  1. Risposte ai Sig. Salvatore(Primo), sig. Daniele T, sig. Roberto
    SIG. SALVATORE (PRIMO) la ringrazio innanzitutto per il suo commento alle mie considerazioni. E poi perchè mi offre l’occasione di poter fare due precisazioni che si ricollegano alle risposte al sig. Daniete T e al sig. Roberto.
    Lei domanda: “bastano cento euro lordi in busta paga per definire stabile il potere di acquisto?”. Risposta: no, Non bastano cento euro lordi. Non saprei dirle quanti euro ci vorrebbero per salvaguardare il potere di acquisto, ma credo comunque che ci vorrebbero più di cento euro lordi. Diciamo allora che il potere di acquisto diminuisce. Lo so, è spiacevole. Ma il concetto che tento di esprimere è il seguente: “spostare la tassazione dal reddito ai consumi”, facendo consumare di meno chi ha un lavoro, per poter far consumare un disoccupato al quale verrà dato lavoro a seguito di persone che andranno in pensione finanziate con i 20 miliardi che sarebbero serviti per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Se ci pensa, è lo stesso criterio del “tassare i ricchi per dare più ai poveri”.
    Poi lei osserva: “anticipo la pensione aumentando l’IVA tanto ci sono i cento euro che non ci sono più quando vai in pensione”. Nel mio ragionamento entra in gioco anche la riduzione delle tasse a favore dei pensionati e dei lavoratori autonomi a partita Iva, il cui trattamento va uniformato, per equità, con quello dei lavoratori dipendenti. In questo articolo, lo riconosco, questo concetto non viene espresso. Ma le assicuro che è espresso in un altro mio articolo (in corso di pubblicazione) dal titolo “Riforma pensioni 2020, Quota 100 senza vincolo di età: perché è necessaria e come attuarla”.
    Lei, sig. Salvatore (Primo) osserva ancora: “Peraltro spostare venti miliardi dalle clausole IVA al sostegno del pensionamento anticipato contiene un errore di fondo”, perchè (continuo con mie parole) le pensioni vanno sostenute con i contributi e non con la spesa pubblica. Sig. Salvatore (Primo), sono perfettamente d’accordo con lei. UNO: io non intendo spostare i 20 miliardi per sostenere le pensioni, ma per sostenere il lavoro. I possibili pensionandi, se mi lascia passare il paragone meccanico, sono come quelle macchine in panne che bloccano il traffico sul lavoro. Per far fluire il traffico, bisogna spostare le macchine in panne. Quindi il finanziamento che propongo sono per il lavoro, ma per poter aprire al lavoro, occorre prima risolvere le pensioni (mi permetta di rinviarla a un mio articolo in proposito (https://www.ilvaloreitaliano.it/pensioni-e-lavoro-dove-intervenire-per-prima/). Pertanto i 20 miliardi sono il carro attrezzi per rimuovere dal percorso lavorativo alcuni lavoratori al fine da far fluire nel lavoro i disoccupati (2,5 milioni). DUE: è vero che le pensioni vanno sostenute con i contributi e non con la spesa pubblica. Ma oggi non avviene così. E quindi dobbiamo per forza di cose ragionare tenendo in conto la spesa pubblica.
    Infine, sig. Salvatore (Primo) lei propone la seguente ricetta: “va riformato il lavoro, non la pensione!” “dove il lavoratore senior effettua una sorta di affiancamento a tempo parziale di un giovane che sta entrando in azienda.” Sono d’accordo con lei, VA RIFORMATO IL LAVORO. Ma non tanto come dice lei, quanto invece, perché con l’automazione e la disintermediazione il lavoro per i giovani sarà sempre più a rischio intermittenza e precarietà. Inoltre le domando: “per fare l’affiancamento parziale di un giovane, chi è che paga l’azienda per farlo?” Non si illuda affatto che l’azienda lo faccia a titolo di “investimento”. Per far ciò, occorre dare al giovane una scrivania, una sedia, un PC, forse anche un telefono; insomma occorre dargli spazio. E lo spazio è proprio ciò sul quale le aziende stanno risparmiando (si veda lo smart working e l’home working per risparmiare sugli affittii degli uffici). Le aziende non farebbero ciò nemmeno se il Governo offrisse loro gli sgravi fiscali.
    SIG. DANIELE T. e SIG. ROBERTO, se io fossi al posto dei sindacati mi batterei per ottenere la Quota 100 senza vincolo di età così come propongo nel mio articolo (in corso di pubblicazione) dal titolo “Riforma pensioni 2020, Quota 100 senza vincolo di età: perché è necessaria e come attuarla”. Lì è contemplata la soluzione per andare in pensione senza penalità alcuna nel 2021 a 61 anni di età con 39 anni di contributi (caso in cui rientra il sig. Roberto) oppure a 60 anni di età con 40 anni di contributi (il caso cui accenna il sig. Daniele T. per chi dovesse perdere il lavoro)
    PER QUANTO RIGUARDA QUOTA 41, preciso che intendo dire “QUOTA 41 con minimo di età 59 anni e con il calcolo NON contributivo” perchè rientrerebbe nella “QUOTA 100 senza vincolo di età”. I casi relativi ai precoci e cioè “QUOTA 41 indipendente dall’età” e Opzione donna POTRANNO ESSERE COMUNQUE ATTUATE. Stando ai calcoli di Boeri “Quota 100 attuale” e “Quota 41 indipendente dall’età” a regime assorbono 18 miliardi (https://quifinanza.it/finanza/pensioni-per-quota-100-servono-8-miliardi/). Resterebbero 2 miliardi per opzione Donna. Occorre tuttavia stimare quanto assorbono le pensioni Quote (40, 60) e (39, 61).

    Rispondi
  2. Scusate, ma con tutte queste quote differenti non capisco più nulla.Ma con la legge in vigore è sempre possibile entro il 2026 per le donne andare in pensione con 41 anni e 10 mesi? Grazie

    Rispondi
  3. Sono appena stato respinto alla Vista collegiale!!! Non mi guardavano in faccia é logico che mi abbiano respinto,é mai possibile che a 60’anni di età 41 anni di contributi e invalidità al 75% non posso andare in pensione??? Vergognatevi vergognatevi Vergognatevi ,per forza i giovani non lavorano costringete i vecchi e malati a recarsi al lavoro tutte le mattine pieni di Sofferenze bravi politici siete spietati complimenti avrete un bel posto all’inferno!!!

    Rispondi
  4. Ma questi sono fuori!!
    Chi perde il lavoro prima dei 64 o 62 anni chi obbliga poi sti padroni ad assumervi dopo???
    Andiamo a protestare!!

    Rispondi
  5. Pur apprezzando la chiarezza espositiva del dott. Perfetto, non posso non rilevare che si tratta di considerazioni e ipotesi puramente numerico-finanziarie, mentre il tema del ritiro dal lavoro è più complesso a mio avviso, soprattutto per le implicazioni che riguardano la produttività.
    La ricetta della rinuncia alla sterilizzazione dell’IVA e l’ipotesi che comunque il potere di acquisto rimanga stabile per via del “bonus post-Renzi” mi pare rischiosa e squilibrata (bastano cento euro lordi in busta paga per definire stabile il potere di acquisto?).
    Inoltre questi cento euro mensili si perdono automaticamente al momento del collocamento a riposo e quindi il conto non torna: anticipo la pensione aumentando l’IVA tanto ci sono i cento euro che non ci sono più quando vai in pensione. Capite che non è un sillogismo logico?
    Peraltro spostare venti miliardi dalle clausole IVA al sostegno del pensionamento anticipato, contiene un errore di fondo e cioè che le pensioni siano una voce inalienabile del debito pubblico, cosa che palesemente non è, almeno nella forma originale del sistema pensionistico che, come è noto, deve sostenere l’assegno pensionistico di chi ha versato i contributi, non chi percepisce pensioni di tipo sociale.
    Il calcolo puramente contributivo dell’assegno si potrebbe fare ma dovrebbe essere d’altra parte sostenuto da incentivi (e quindi spese) per la creazione della pensione integrativa, più consistenti dell’attuale deduzione sul reddito.
    Va bene – direte voi – allora dai tu la ricetta!
    Certo, ce l’ho: va riformato il lavoro, non la pensione!
    Come? Ecco un esempio (ma se ne potrebbero fare altri): il ricambio generazionale part-time, dove il lavoratore senior effettua una sorta di affiancamento a tempo parziale di un giovane che sta entrando in azienda e che potrebbe raggiungere più velocemente e efficacemente un aumento di produttività per l’azienda.

    In conclusione: schemi e tabelle non confortano l’anima!

    Rispondi
  6. TOGLIETE I VITALIZZI ED AIUTATE GLI ITALIANI AD ANDARE IN PENSIONE OGNI DISOCCUPATO BASTA 1000 EURO VOI POLITICI NE PRENDETE UN GIORNO 1000 EURO PERCIO LA PENSIONE NON LA DOBBIAMO AVERE NELLA BARA NON PENSATE SOLO A VOI

    Rispondi

Lascia un commento