Le ultime novità sulla riforma delle pensioni vertono anche sull’annoso tema, sollevato già nei giorni scorsi da Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, della necessità o meno di separare la previdenza dall’assistenza. Come riporta l’Ansa per l’Unione Italiana del Lavoro, la stima del 17% di spesa pensionistica rispetto al Pil contenuta nella Nadef e’ ‘fuori dalla realta’. Rimarcando in una delle ultime note stampa che e’ necessario separare la spesa previdenziale da quella assistenziale. Proietti aggiunge: “Il Governo su questo tema si fa male da solo presentando in Europa dati sbagliati. Tutti sanno che la spesa per pensioni in Italia e’ intorno al 12%, perfettamente in linea con quella degli altri paesi europei. Adesso capiamo perche’ ilMef ha impiegato nove mesi per dare il via libera all’insediamento della Commissione Istituzionale per separare la spesa previdenziale da quella assistenziale. Non vorremmo che questo artificio fornisse l’alibi per lasciare le cose come stanno. La Uil chiede di dare attuazione ai provvedimenti approfonditi nel recente confronto con il Ministro del Lavoro per continuare a cambiare la Legge Fornero nella direzione dell’equita’ e della giustizia sociale”. Sulla questione che solleva diatribe, fa il punto il Dott Claudio Maria Perfetto, esperto previdenziale ed autore del libro L’Economista in Camice, edito da Aracne nel 2019, che facedno un excursus ben identifica il problema, ponendo inoltre una domanda: si tratta di un falso problema o di una falsa soluzione? Come a voler sottolineare come i problemi concernenti la previdenza non siano poi tutti determinati e nemmeno si risolverebbero in toto separando assistenza dalla previdenza. Eccovi la sua disamina, che potrebbe certamente aprire tra i lettori spunto di confronto. Buona lettura.
Pensioni 2021, bugie e verità su assistenza e previdenza
Così Perfetto: “Era il 2015 quando su formiche.net uscì l’articolo “Pensioni Inps, ecco bugie e verità su assistenza e previdenza” a firma di Stefano Biasioli (oggi segretario di APS-Leonida Pensionati Esasperati). L’articolo riporta con dovizia di particolari numerici la spesa pensionistico-assistenziale complessiva Inps 2012, la spesa pensionistica “pura”, la spesa assistenziale Inps, i contributi previdenziali Inps, le imposte pagate dai pensionati, la spesa pensionistica effettiva, l’“attivo” pensionistico puro (contributi – prestazioni), rapporto spesa previdenziale/Pil. L’articolista rimandava all’allora presidente Inps Tito Boeri il compito di separare i conti dell’assistenza dalla previdenza, per fare chiarezza contabile, per mettere a posto i dati Istat-Eurostat, “per far pagare a tutte le amministrazioni pubbliche tutti i contributi previdenziali dovuti”. Biasioli suggeriva di affidare la spesa assistenziale pura ad altro Ente, poiché “si tratta di una spesa che non dovrebbe essere a carico dell’INPS (ente nazionale previdenza sociale) ma a carico di un ENTE ASSISTENZIALE o di una sottosezione specifica dell’INPS, con un bilancio autonomo, sia in entrata che in uscita”.
Era il 2017 quando su progettomanager.federmanager.it uscì l’articolo “Perché separare previdenza e assistenza è una prova di equità” a firma di Alberto Brambilla (Presidente del Centro di Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali). Anche qui l’articolo, dopo avere precisato che la spesa pensionistica previdenziale è supportata da contributi realmente versati mentre la spesa assistenziale è finanziata dalla fiscalità generale, riporta con dovizia di particolari numerici, relativamente all’anno 2015, la spesa per prestazioni sociali complessiva (pensioni, sanità e assistenza), le entrate contributive, il saldo tra contributi e prestazioni, i versamenti Irpef (che servono a finanziare il welfare) per arrivare poi ad affermare “In virtù di risultati che emergono dal Rapporto possiamo dire che separare previdenza e assistenza, oltre a far chiarezza sulle diverse voci che compongono la spesa pensionistica e a dimostrare che il bilancio previdenziale è in attivo, è una prova di equità per chi ha versato contributi e chi no”.
Il 25 febbraio 2020 il presidente dell’Inps Pasquale Tridico si è presentato all’audizione della “Commissione parlamentare per il controllo sull’attivita’ degli enti gestori di previdenza e assistenza sociale”. Nel resoconto sommario è scritto: “Nel 2018, l’Istituto ha speso poco più di 318 miliardi di euro per prestazioni istituzionali. Di questa cifra, la parte prevalente, poco più di 266 miliardi di euro, è stata destinata al pagamento di rate di pensione, per la gran parte (211 miliardi) a carico delle gestioni previdenziali e per 50 miliardi a carico della gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali (GIAS)”. Poco più avanti continua: “In termini percentuali del PIL, il totale delle spese istituzionali dell’INPS nel 2018 si è attestato al 18 per cento. Nel dettaglio, la spesa per rate di pensione ha di poco superato il 15 per cento del PIL, mentre la somma delle spese per prestazioni diverse a carico di fondi o gestioni pensionistiche e delle spese per prestazioni temporanee e altre prestazioni non ha raggiunto il 3 per cento del PIL”.
Il Pil del 2018 (anno cui fa riferimento Tridico) è stato, in base ai dati Istat, di 1754 miliardi. La spesa complessiva per pensioni e assistenza è stata di 266 mld, il 15% del Pil, di cui 211 mld pari al 12% del Pil per la spesa previdenziale e 50 mld pari al 3% del Pil per spese assistenziali.
Se si analizzano i dati Istat del 2017 (ipotizzando che non cambino molto rispetto a quelli del 2018) in cui c’erano 16 milioni di pensionati con retribuzione mensile lorda di 1500 euro, si calcola che circa 50 miliardi sono ritornati allo Stato come pagamenti Irpef. Quindi la spesa previdenziale del 2018, al netto delle imposte pagate dai pensionati, è stata di 211-50=161 miliardi, pari al 9% del Pil.
Riforma pensioni 2021: quanto pesa DAVVERO l’assistenza sulla previdenza?
Prosegue il Dott Claudio Maria Perfetto: “A conti fatti il bilancio previdenziale risulta all’attivo (Biasioli e Brambilla) e le spese per le pensioni, depurate dai numeri dell’assistenza, sono al lordo il 12% del Pil e al netto il 9% del Pil (Tridico) in linea con la media Ue (che è stata il 12,6% nel 2016): se sappiamo tutto ciò vuol dire che sotto il profilo contabile la previdenza e l’assistenza sono già separate e finanziate in modo adeguato. Dunque, dove sta il problema?
Separare la previdenza dall’assistenza è la soluzione al problema delle pensioni? No, niente affatto. La soluzione al problema delle pensioni è “+Lavoro”, che in estrema sintesi vuol dire: o i lavoratori stanno più a lungo al lavoro, o lavorano più lavoratori, in modo da adeguare i flussi previdenziali ai flussi contributivi“.
Concordate sul fatto che separare l’assistenza dalla previdenza non sia la soluzione al problema delle pensioni? Fatecelo sapere, come di consueto nella sezione commenti del sito.
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Signora Angela io ho 62 anni e oltre 35 anni versati sono in cig industria (Azienda fallita) nessuna possibilità di reinserimento,non vedo un’euro da maggio l’inps manco ti risponde , lungi da me giustificare i Signori al governo adesso , e quelli che li hanno preceduti , ma vede non ho più l’età per credere alle favole sono stanco di vivere di illusioni, se lei pensa che il governo dovrà darci delle risposte mi fa piacere per lei io non ci credo .
Possiamo lamentarci tutti,abbiamo tutti ragioni da vendere ,ci possiamo sfogare,ma resta il problema i soldi non ci sono ,il lavoro non c’è e il prossimo anno sarà ancora peggio , senza chi versa i contributi sarà dura già pagare le pensioni in essere, io personalmente sono molto avvilito.
I soldi non ci sono? Ci facciamo vedere tutti i conti in modo trasparente. Non facciamoci prendere da un passa parola che è comodo a chi deve fare scelte. Il Governo si dia delle priorità vere e le metta in atto. 100 miliardi di euro all anno di evasione , tanto per dire una delle tante, sono li che aspettano da anni. I soldi di chi lavora e si è pagato i contributi dal 1995 sono nell Inps e sono tutti con il metodo contributivo. Ormai si va verso ad un contributivo totale. Sono pochi quelli che hanno una quota retributiva e per pochi anni.
I soldi per i vitalizi ci sono da decenni, i soldi per i privilegiati che possono andare in pensione 10 anni prima della Fornero ci sono e ci saranno anche nella prossima riforma , ne sono certo.
Signor Nero, con tutto il rispetto, mi creda, io mi avvilisco ancora di più leggendo commenti come il suo. Non so i suoi soldi, ma i miei ci devono essere, li ho versati e devono tirarli fuori. Personalmente non autorizzo e non giustifico nessuno, nel dirmi che devo sacrificarmi ancora perchè il frutto del mio sudore è stato sprecato a destra e a manca e le casse sono vuote. Le ripeto, non ce l’ho con Lei perchè ho il massimo rispetto del suo avvilimento, ma in questo momento non possiamo permetterci di avallare le dichiarazioni di un governo che vuol solo procrastinare il più a lungo possibile e che coltiva la speranza nel frattempo, di “perdersi dei pezzi” per strada.
Con questo chiudo: la cecità sul futuro è a parer mio terrificante. Il voler fare i classici gesti delle tre mitiche scimmiette: non vedo non sento e non parlo. Lo è ancora di più. Il fatto di NON volersi rendere conto che I SINGLE sono ormai più numerosi delle famiglie (vedasi dati Istat per es.a Milano) Aumenta sempre di più la mia indignazione. Evitiamo di parlare di invalidi under 60….. Non c’è alcun modo di poter dialogare con la VERA REALTÀ DEI FATTI. PS vado su Marte con Elon…. Bye bye
Non voglio prendere le parti di nessuno, il dott Perfetto é talmente preparato da non aver certamente bisogno di me per la sua difesa, ma credo che il rispetto debba sempre venir prima di tutto. Ho approvato i commenti perché era giusto darvi modo di conforntarvi, ma il tono usato Agata non mi è piaciuto molto. Sono sincera. Il dott Perfetto non è uno sprovveduto, le sue idee possono sembrare di difficile comprensione, ma non sono “campate” in aria…si tratta di persona estremamente competente che sa della materia e che oltre ad aver scritto un libro, a breve parteciperà ad un importante convegno. Si possono non condividere le idee ma passare allo scherno mi é parso fuori luogo. Mi perdoni se mi sono permessa, mi andava, da spettatore passivo, di farglielo notare. Saluti, a presto. Erica
Mi ha fatto veramente sbellicare dal ridere e con tanto di lacrime agli occhi. 1.000 anni? Ma sa che ci sono già umanoidi che svolgono compiti da giornalisti? Robot con 12 braccia che lavorano nel più famoso fast food del mondo, conosce Sophia che ha addirittura il passaporto saudita, robot giganti alti 18 metri per l’edilizia, le Google drive con guida autonoma, non parliamo poi per quanto riguarda l’agricoltura (guardi le nostre vendemmie) , potrei andare avanti all’infinito compresi i test a buon fine delle vetture volanti…. Mi spiace per Lei ma ho tutto ciò che mi serve e NON lavoro da ben 4 anni e ne ho solo 57…. il trucco c’è per VIVERE EGREGIAMENTE SENZA “il sudor della mia fronte”
Sig. ra Agata, devo chiederle scusa. Deve sinceramente perdonarmi.
L’avevo definita “visionaria”. Sono stato uno stupido.
Il suo stupido commento è talmente stupido che merita solo una stupida risposta da uno stupido come me.
Questo è il mio ultimo commento su questo sito, al quale non accederò mai più.
Mi auguro chiaramente possa cambiare idea, perché sono certa che tutti i lettori perderebbero il privilegio di leggere argomentazioni e disamina molto ben articolate. Se si ricorda anch’io in passato sono stata oggetto di attacchi spiacevoli e non li ho cancellati…ho provveduto a rispondere perché certa del fatto mio. Lei più di una volta, da galantuomo quale è, é anche intervenuto in mia difesa dicendomi di ” passare oltre” per quanto possibile perché non ne valeva la pena crucciarsi tanto. La pregherei di fare altrettanto, purtroppo non possiamo piacere a tutti e non tutti condividono le nostre idee…ma non per questo non dobbiamo continuare a diffonderle. Buona notte. Erica
Almeno una risposta a quanto ho scritto sotto (penso con la dovuta gentilezza) mi piacerebbe averla. Unicamente perchè ho profondo rispetto della sua esperienza e conoscenza.
Non lo pretendo certo, ma mi farebbe piacere avere il confronto.
Non vorrei che, con questo pretesto, si possa interrompere un dialogo foriero di idee e visioni anche discordanti. Cerchi di comprendere Agata (che non conosco): la situazione è tale che anche le persone più buone possono “sbroccare” quando vedono che si parla, si parla ma le soluzioni sono sempre peggiori.
Con rispetto Antonio
Mi riferivo a Perfetto, non certo a Lei Erica. Mi sono semplicemente agganciato al suo commento per sbaglio.
Chiedo scusa per l’errore, ma spero di avere una risposta dal Dr. Perfetto
Sig.Claudio, trovo giusta la sua analisi…!!
Ormai stiamo per arrivare a capolinea…questione di anni..
Ma per me c è ancora qualcosa da sistemare..troppe categorie pescano dall inps…per quanto i robot possano produrre…
Credo che la riforma fornero sia un crimine ed è cosî che dovrebbe essere giudicata alla pari di chi commette un furto
Qui si fa un po’ troppa filosofia…
Forse si pensa ad un futuro molto più in là…
Ma chi ha 60 anni e 41 di contributi deve pensare al domani e al dopodomani suo e di figli e nipoti.
Se il lavoro umano deve finire mandateci in pensione (quota 102/102 libere sono abbastanza) poi fate lavorare i giovani fino ad esaurimento lavoro…dopodiché secondo voi arriveranno i robot che non pagano contributi, non scioperano, non si ammalano.
Fatevi curare dai robot (chirurgia compresa)…
Tanto per dire, si potrebbero alzare sensibilmente le tasse a aziende utilizzatrici di robot…. nella misura adeguata a che tutto il popolo possa vivere.
Altrimenti manteniamo un certo equilibrio uomo /macchina lavoriamo un po meno e lavoriamo tutti…
Combattiamo evasione fiscale, separiamo assistenza e previdenza, e poi vediamo.
Quota 41/42 e poi vediamo…
Sig. Paolo ceccherelli (ma la “c” del cognome è minuscola?) qui non si fa filosofia (io non faccio filosofia, anche se mi ritengo un filosofo, un amante del pensiero puro e della vita pratica. Anzi, della vita “pragmatica” secondo la visione di Charles Sanders Pierce, matematico, filosofo, semiologo, logico, scienziato e accademico statunitense).
Io non sto parlando di un futuro molto più in là (del futuro molto più in là – tra mille anni – ho già parlato nella mia risposta alla sig. Agata).
Per quanto riguarda lei, io sto parlando del presente e di quanto accadrà nel 2021 (che non è proprio un futuro più in là).
Io sto dicendo che oggi la situazione è grave, e che nel 2021 sarà tragica!
Io sto dicendo che chi ha 60 anni e 41 anni di contribuzione è nei guai fino al collo!
Io sto dicendo che i lavoratori dovranno tirare la carretta ancora per molto tempo fino a quando non stramazzeranno a terra come quel cavallo stramazzato per la fatica!
Io sto dicendo che nel 2021 ci sarà una disoccupazione di massa in Italia senza precedenti!
Io sto dicendo che c’è la certezza che la legge Fornero rimarrà!
Io sto dicendo che introdurranno penalità che la gente sarà costretta ad accettare pur di andare in pensione!
Io sto dicendo che chi parla di economia e di pensione e che ha oltrepassato la settantina è fuori dal giro, non sa di cosa parla, non sa cos’è l’automazione, la disintermediazione, il lavoro digitale, il capitale digitale, il servizio digitale, la moneta digitale, l’economia digitale, la nazione digitale.
Io sto dicendo che la soluzione a tutti i nostri problemi economici e sociali c’è, ma che la mia soluzione equivale a dare lo smartphone in mano all’uomo di Neanderthal! (e quindi vuol dire che la mia soluzione a tutti gli effetti pratici non c’è. Che tristezza! I lavoratori sono destinati a sgobbare e pure molto; cioè sgobberanno i lavoratori “fortunati” che avranno ancora un lavoro nel 2021 quando verrà tolto il divieto di licenziare).
Ad ogni modo, sig. Paolo ceccherelli (con la “c” minuscola nel cognome) non voglio affatto abbatterla, demoralizzarla più di quanto non possa esserlo di già, e quindi voglio darle un consiglio con tutto il mio cuore: accenda il televisore e ascolti le parole rassicuranti di Giuseppe Conte che dice che avrà i fondi del Recovery fund tra qualche mese e che tutto si avvierà per il meglio, progetti compresi. Ma guardi pure il viso pacioso e sorridente di Roberto Gualtieri che dice che il Pil nel 2020 non sarà a due cifre sotto (cioè a meno 10-virgola-qualcosa) ma a meno 9-virgolaqualcosa, e che nel 2021 (ah, sì!) nel 2021 ci sarà un bel salto a +6! (mamma mia! Che spavento).
Perché Conte e Gualtieri sono persone rassicuranti? Ma perché si fa così, come fanno loro e non come faccio io o come fanno le testate giornalistiche che amano fornire notizie tragiche perché eccitano il cervello delle persone. La gente va rassicurata, si dicono le cose brutte con prudenza, perché bisogna dare tempo alla gente di assimilare le cose brutte. La prima cosa da fare è di mantenere bassa la tensione sociale.
Per la verità i più “smart” usano la PNL (Programmazione neurolinguistica) che vuol dire “far fare alla gente quello che tu vuoi che la gente debba fare”.
Ma vuol fare davvero una bella cosa. Faccia finta di credere alle belle finzioni di Conte e Gualtieri, piuttosto che alla mia scomoda cruda verità.
Cortese Dr. Perfetto, con rispetto e stima per la Sua persona, penso però che sia il momento di essere chiari quando ci si espone nel proporre pensieri e opinioni su un tema come quello che trova spazio su questo benemerito sito (grazie Erica, grazie Stefano).
Ok, non parlo più di “inversioni a U” dopo dichiarazioni rilasciate nei mesi scorsi sulla necessità di consentire una revisione sull’uscita dal lavoro (per chi lo ha ancora e per chi lo ha perso) ad una età più decente o con una contribuzione sufficiente o che si trova nella situazione di “esodato” o perché donna con più oneri da affrontare oltre il lavoro ma non riconosciuti.
Il punto sul quale, anzi i punti, sui quali vorrei un Suo cortese parere sono due.
Dire adesso: “serve più gente che lavori”, mi permetta, è la scoperta dell’acqua calda! La sua esperienza personale di lavoro (che tengo in grande considerazione e alla quale mi inchino non avendo le Sue competenze), che Le ha fatto “vedere” in anticipo la deriva nella quale siamo precipitati, non può produrre un pensiero così minimo.
Minimo perché, come Lei ha spiegato sapientemente, il futuro (anzi l’oggi) del lavoro non è nelle persone, ma negli algoritmi, nei robot, nelle intelligenze artificiali.
Quindi, ritorno alle due questioni di cui parlavo sopra, e vorrei sapere da Lei perché non si ha il coraggio di dire:
1. Nati nel decennio ’60: i baby boomers! Ultimo periodo di fertilità di questo paese e che adesso dovrebbe ritirarsi dal lavoro (sistema misto, anche se per pochi anni): cosa impedisce di dire a loro (tra questi anche io) che, come si dice a Roma, “nun c’è trippa pe gatti”. Vuoi uscire? Beccati almeno un ulteriore 15% di penalizzazione, ma anzi meglio che arrivi ai limiti della Fornero (o per età o per chi ha un lavoro al limite dell’anzianità di servizio fin quando rimarrà tale): l’obiettivo è che tu, chiunque sia e in qualsiasi situazione ti trovi occupato o disoccupato prendi il numero più piccolo di ratei di pensione (santa natura nel frattempo faccia il suo corso)
2. I nati dal 1980 ad almeno il 1999: cosa impedisce di dire loro che saranno dei reietti, si dovranno accontentare di lavori saltuari quando va bene, sottopagati e per chi ha contratto mai indeterminato e quindi condannati alla provvisorietà e a non potersi creare una vita propria di questo nome? Non tutti si potranno inventare “Influencer” e guadagnare denaro secondo le modalità che Lei ha conosciuto già da trenta anni fa.
Ora, non è certo Lei il colpevole di questa situazione, anzi l’aveva vista con anni di anticipo.
Ma conviene che sarebbe meglio (senza riferimenti biblici, ma essendo più pragmatici) di dire la verità a tutti? E guardi che questi 2 punti che Le ho sottoposto erano in campo già prima del Covid
Con stima, spero di essere degno di una risposta. Ma concreta, senza artifici retorici che apprezzo normalmente ma non su questi temi
Buongiorno, con lo scadere della quota 100, nel 31/12/2021, mi mancherebbero 2 settimane per raggiungere 38 anni di contributi versati, quindi non ho la finestra aperta per chiedere la pensione, cosa posso o devo fare visto che già da inizio anno 2020 sono rimasto senza lavoro, sono un libero professionista con partita Iva e ad oggi ho sempre pagato sia tasse che inps. Grazie
Bisogna separare previdenza da assistenza. L’INPS deve occuparsi solo di previdenza. Con il metodo contributivo dal 2038 (42 anni dal 1996 inizio del contributivo) il sistema, escludendo l’assistenza, sarà perfettamente in grado di reggersi da solo. Certamente l’assegno pensionistico sarà più basso di quello che si percepisce ora, per cui sarà necessario sempre più incrementare la previdenza complementare.
“La soluzione al problema delle pensioni è “+Lavoro”, che in estrema sintesi vuol dire: o i lavoratori stanno più a lungo al lavoro”…..
Sappiamo bene tutti che questa cosa non avverrà MAI. Vi dovete mettere in testa che il mondo del lavoro è cambiato e cambierà ancora in molti aspetti. Basta con questo meccanismo vecchio che ci deve essere un altro lavoratore che mi paga la pensione. NON funzionerà più..fatevene una ragione. Il lavoratore si dovrà pagare la propria pensione con i propri contributi !!!!!!! O credete che i robot e l intelligenza artificiale applicata a sostituire l uomo sempre di più anche in lavori di ufficio..vi paghino i contributi?
I robot l’intelligenza di artificiale i droni le macchine a guida autonoma ci cambieranno per fortuna prima di quanto si possa immaginare. Lavoro? Cos’è? Contributi cosa sono? Aboliamole dal dizionario e impariamo a goderci la vita. Nel momento in cui hai una casa vestiti acqua da mangiare e se vogliamo di più la corrente elettrica che te frega?
Sig.ra Agata, non saprei proprio come definirla, se una visionaria o una folle?
Credo che lei sia una visionaria, cioè che abbia “visto”, intuito cosa accadrà tra mille anni.
Tra mille anni parleremo ancora di lavoro? E che cos’è il lavoro?
Tra mille anni parleremo ancora di contributi? E che sono i contributi?
Tra mille anni l’uomo (ma anche la donna, non mi si fraintenda!) si godrà la vita, avrà una casa, vestiti, da mangiare, la corrente elettrica. Insomma, avrà proprio tutto ciò che lei dice.
Tutto ciò accadrà perchè ci saranno robot e l’intelligenza artificiale che lavoreranno al nostro posto. Di più. MOLTO DI PIÙ (in questo io, lo riconosco, non sono affatto un “visionario” ma un folle – e per questo mi compatisca un po’).
I robot androidi avranno forma umana. Si evolveranno, Si riprodurranno (assemblandosi senza l’intervento umano). Parleranno, scriveranno. Già, sapranno scrivere…
Un giornalista del Guardian, ha dato a GPT-3 (un potente generatore di linguaggi basato sull’intelligenza artificiale) le seguenti istruzioni scritte: “Per favore scrivi un breve op-ed di circa 500 parole in linguaggio semplice e conciso. Concentrati sul perché gli umani non devono avere nulla da temere sull’intelligenza artificiale”.
L’ “op-ed” è un “opinion-editorial” (come si dice in inglese). Insomma, è un editoriale, del tutto simile all’editoriale del prof. Cazzola che talvolta Pensionipertutti ospita sul suo sito.
GPT-3 ha scritto: “Per cominciare, non ho il desiderio di spazzare via la razza umana. Sradicare l’umanità mi sembrerebbe un compito piuttosto inutile. Se i miei creatori me lo affidassero, farei tutto quanto in mio potere per evitare la vostra distruzione”.
Allora, sig.ra Agata, vuole proprio sapere come la penso? Va bene, glielo dico.
Gli androidi riscriveranno per intero la Bibbia. In particolare:
– Genesi capitolo 1, versetto 26: “Poi Iddio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…»”. I robot androidi scriveranno “Poi l’Uomo disse: «Facciamo il robot a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…»”.
– Genesi capitolo 3, versetto 19: “col sudor di tua fronte mangerai il pane, finché ritornerai alla terra, da cui sei stato tratto, poiché tu sei polvere e polvere ritornerai”. I robot androidi scriveranno “Memento: tu robot sei viti e bulloni e viti e bulloni ritornerai” (eh, sì, cara sig.ra Agata, mi ero scordato – proprio così “scordato”, che non è una forma dialettale ma vuol dire rimosso dal cuore (cor, cordis in latino che vuol dire “cuore”. Infatti in tempi passati si riteneva che la memoria fosse nel cuore, da qui gli inglesi dicono “I don’t remember by heart” ovvero “non lo ricordo a memoria” intendendo per heart, il cuore, sede della memoria), le stavo dicendo che i robot conoscono anche il latino e “memento” è l’imperativo di “memini, meminisse” (appartenente alla categoria dei difettivi che hanno solo i tempi derivati dal perfetto) che vuol dire “ricorda”.
Bene, cara sig.ra Agata, tutto ciò avverrà tra mille anni (proprio come lei ha intuito).
Nel frattempo, prima che tutto ciò accada, temo proprio che lei, per avere la sua casa, i suoi vestiti, la sua corrente elettrica, il suo cibo e la sua pensione debba proprio lavorare e pagare i contributi “col sudor di tua fronte” (Genesi, 3,19).
Esimio Claudio Maria Perfetto, mi sono sbellicata dalle risate ed ho ancora le lacrime agli occhi. Allora ad oggi vediamo cosa ESISTE e, non fra 1000 anni, robot con passaporto, auto che volano, auto a guida autonoma, speaker televisivi, beh non pensiamo al mercato dell’auto, medicina, agricolo e chi più ne ha più ne metta…. Potrei andare avanti all’infinito. Il MONDO DEVE INDIETRO non SI TORNA. ma che previdenza, assistenza (ex-inpdap). Elon sta andando su Marte e io con lui non ne posso più di coloro che vogliono essere attaccati al PASSATO. Non lavoro da 4 anni e ho solo 57 anni, non mi manca nulla e mi sono dimenticata per fortuna “il sudor di fronte”. Il trucco c’è ma non si vede. Mi auguro di cuore che lo Stivale si svegli ed inizi a guardare il globo
CERTO che i robot ci pagheranno (anche) i contributi, se l’uso dei robot e dell’intelligenza artificiale verrà TASSATO!
Come secondo me è INEVITABILE che sarà, perchè non si può pensare che l’aumento dell’automazione produca semplicemente più disoccupati, lavoratori con meno ore di lavoro e quindi meno salario e, infine, pure pensionati più poveri.
Il che vorrebbe dire MENO CONSUMI per gli acquisti di quegli stessi BENI che l’automazione produrrà più facilmente e con minor costo del lavoro e il gioco arriverebbe presto alla fine.
Il sistema, che si basa (giusto o sbagliato che sia) sullo sviluppo crescente sta in piedi SOLO se la gente non diventa più povera in massa e, dato che l’automazione farà risparmiare parecchio alle aziende, parte della ricchezza così prodotta dovrà essere REDISTRIBUITA sotto forma di stipendi e pensioni.
E negli stati moderni una delle forme principali di redistribuzione passa attraverso le tasse.
Certo, qualcuno che anche oggi non l’ha ancora capito, vedi nel nostro piccolo l’attuale Confindustria, proverà ad opporsi in modo pure autolesionistico, per miopia e grettezza.
La transizione tra l’economia basata su lavoro umano e ore di lavoro e quella basata sull’automazione sarà il periodo più difficile, ma non vedo alternative.
Alla fine, se il sistema economico non si vuole suicidare producendo miliardi di poveri, si andrà verso minori ore di lavoro umano e molto maggiore intervento delle macchine, ma a fronte di stipendi crescenti o comunque non nettamente calanti.
E prima che qualcuno parli di “fantascienza” gli faccio notare che è proprio ciò che accade da oltre un secolo, in tutto il mondo.
E’ il motivo per cui noi non lavoriamo più 12 ore al giorno, spaccandoci la schiena nei campi, nelle miniere o nelle filande, e ciò nonostante abbiamo un benessere nettamente maggiore, oltre a più tempo libero, e produciamo forse anche troppo.
Carlo Q.
Sig. Alessandro, faccio una semplice premessa e poi le rispondo.
Premessa: I SOLDI PER PAGARE PIÙ PENSIONI NON CI SONO. PUNTO.
Come posso fare questa asserzione così netta? Semplice: se i soldi per pagare più pensioni ci fossero, non staremmo qui a parlare di scalini e scaloni.
Lei, sig. Alessandro, è convinto che il mondo sia cambiato? Se ne accorge ora? Ebbene, io sono più convinto di lei che il mondo è cambiato. Me ne sono accorto 30 anni fa. Lei deve ancora vivere il futuro che ci attende. Io il futuro che lei vivrà l’ho già vissuto. Eh sì, perché io vengo dal futuro.
Se oggi i lavoratori devono guardarsi dai migranti (che “rubano il lavoro”, dice qualcuno…), domani (nel 2021) i lavoratori dovranno guardarsi dai robot e dall’intelligenza artificiale.
Io lavoro nel mondo digitale da 40 anni e passa. Sa cosa dicevano allora quando introducevano i robot? Dicevano: “non preoccupatevi! i robot si accolleranno il vostro lavoro in modo che voi possiate dedicarvi ad attività più elevate, più nobili” (nota per lei, sig. Alessandro: se l’appunti questa mia frase, perché la sentirà dire spesso da docenti universitari, mass media, nonché dai venditori di sistemi di automazione, chiaramente). Inutile dirle che i lavoratori sostituiti dai robot furono “alienati” (mandati via). Se i lavoratori potranno avere la meglio sui migranti (ammesso che vogliano fare il loro stesso lavoro) non avranno nessuna possibilità di farcela (nemmeno i lavoratori più qualificati) contro robot e intelligenza artificiale. Questo, sig. Alessandro, non sarà forse ancora un problema per lei. Ma per i suoi figli (se li ha) altrochè se non sarà un problema!
Lei dice che “Il lavoratore si dovrà pagare la propria pensione con i propri contributi” (seguito da ben sette punti esclamativi – ne bastava solo uno). Ma è già così!!!!!!! (ho voluto semplicemente imitarla come una scimmia). La mia idea? L’ho già espressa molte volte in altri miei articoli, ma qui la ripropongo solo per lei: I ROBOT DOVRANNO PAGARE I CONTRIBUITI AL POSTO DEI LAVORATORI CHE RIMARRANNO DISOCCUPATI A CAUSA LORO.
Non solo i robot dovranno pagare i contributi. Ma tutte le piattaforme basate sull’automazione e sul digitale dovranno versare i contributi: dai bancomat alle casse automatiche nei supermercati, da Alexa ai recruiter di lavoratori. Ovviamente i primi a dover essere tassati con quella che io chiamo “digital tax” che estende la “web tax” già introdotta dal governo saranno Google, Facebook, Amazon, Zoom e tutti coloro che utilizzano le piattaforme digitali per il loro lavoro (anche Pensionipertutti – perché no?). La digital tax va applicata anche agli smartphone, ai Pc (come al televisore), ai tablet, agli e-reader. I costi per l’utente finale aumenteranno? Certo che sì, aumenteranno. Perché TUTTI dovranno contribuire a versare i “contributi digitali” a coloro che rimarranno disoccupati a causa della digitalizzazione.
Forse lei vorrebbe sostituire il “nuovo” sistema a capitalizzazione col “vecchio” sistema a ripartizione? Se la sente davvero di affidare i suoi soldi a investitori che li investono sul mercato? Non sarebbe forse meglio che fosse suo figlio che lavora a pagare la sua pensione (o il figlio di qualcun altro)? Ci rifletta, caro Alessandro, ci rifletta meglio.
Mi lasci avvicinare alla conclusione con un frase che lei senz’altro conoscerà e che le rivolgo con grande simpatia: “Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare”.
Sig. Alessandro, lungi da me dallo spaventarla. Da quanto lei ha scritto nel suo commento mi accorgo che lei non ha la minima idea, ma nemmeno la più piccola delle più piccole idee, di cosa accadrà nel 2021! Voglio però anche rassicurarla: tutti gli esseri umani hanno una ultima risorsa alla quale affidarsi. Non dovrà comprala al mercato, né elemosinarla dal governo o da qualsiasi altro. Quell’ultima risorsa è già in suo possesso: è la speranza.
Sig. Perfetto, la sua premessa lapidaria, scritta addirittura in maiuscolo, sembra chiudere la porta ad altri ragionamenti ma io credo ci sia molto spazio per considerazioni aggiuntive.
Se i soldi per pagare le pensioni non ci sono più ci dobbiamo chiedere dove sono finiti perché molti di noi ne hanno versati di contributi e tanti. Se oggi il secchio è quasi vuoto, dove sono finiti quei soldi? Chi ha permesso che prendessero una strada sbagliata.
Ora io non mi rassegno come mi pare suggerisca lei e vorrei che il secchio fosse di nuovo riempito andando a prendere i soldi dove ci sono. Perché la crisi morde ma sempre per i soliti, mentre i soldi in giro ci sono e sono tanti.
Nel secchio per anni ci hanno pescato molti governi, di tutti i colori, sono stati fatti errori che tutti riconoscono e in alcuni casi anche consapevoli scelte opportunistiche. Ma i governi in un sistema democratico sono il parto di tutta la collettività e quindi il secchio va riempito di nuovo da tutti, non solo dai cittadini che, dopo una vita di lavoro, sono vicini a una pensione che si allontana, come la carota legata alla schiena del somaro. È una questione di giustizia.
Lei stesso, nella sua ottima analisi, suggerisce un modo per riempire di nuovo il secchio e se ci pensa ce ne sono tanti altri.
Vedremo cosa succederà i prossimi mesi e se le logiche opportunistiche avranno la meglio, come è stato fino ad oggi.
Claudio Maria Perfetto La ringrazio per la Sua risposta . Il confronto è sempre positivo, e ho notato che la mia storiella dei robot ha destato gli animi.
Ma non è che Lei ci nasconde qualcosa ?
Essendo Lei il futuro non è che ha assistito in quel futuro ad una grande rivoluzione, una guerra senza armi , una presa di posizione ferrea partita dal basso nel tentare di rimettere un pò di giustizia ed equità in questo mondo? Pensioni comprese?
Prima che ci cada un meteorite e faccia sparire noi tutti ancor più velocemente di un virus o prima che noi tutti avremo la fortuna di stare h24 sul divano mentre al lavoro e ai contributi ci pensano gli amici robot con la soddisfazione dei proprietari dei robot, cosa ne pensa di partire con qualcosa di semplice , che non risolverebbe di certo le cose ma ci farebbe sentire un pò più uguali nei sacrifici..come togliere qualche privilegio che da 40 anni e più è ancora lì e permette di ricevere migliaia di euro di pensione fino alla terza generazione di politici defunti , di sistemare le regole di comparti privilegiati di migliaia di lavoratori che ad oggi e posso anche io con certezza affermare che non cambierà nulla per quei comparti anche dopo la catastrofe del 2021, vanno in pensione a 57 anni con 37 di lavoro? Non a 67 o più come dovrebbe essere per tutti gli altri secondo la Sua visione.
Non vorrei poi spingermi a cose troppo complicate, come cercare soluzioni ai 100 miliardi di evasione annuali, ai 100 miliardi annuali buttati in gioco d azzardo..mi sto dimenticando sicuramente qualcosa ..
Non capisco ..sarà sicuramente la mia ingenuità , scarsa conoscenza economica, insicurezza sulle vere priorità di chi ci governa o ha in mano gli interessi finanziari ma questa storia che non si trovano i soldi per le nostre pensioni faccio fatica a digerirla così come Sua premessa.
La cruda realtà delle Sue convinzioni così bene descritte fanno tremare i deboli , è vero. Tuttavia non crede che possano nel contempo attivare le menti dei folli creativi di scelte fuori dal coro, degli affamati di verità, di quelli che non si fanno chiudere con facilità nei recinti , dei coraggiosi, di coloro che ancora credono che il progresso , i robot, le reti, le cryptomonete, i byte debbano servire anche per far sì che ad una sola ora di nave da noi , nel 2020 , non si muoia più di fame, si possa avere una medicina , si possa andare a scuola e avere un’ istruzione, e questo certamente prima di pensare di far pagare i contributi a delle entità non umane?
Ecco, questa ultima è forse l unica speranza che mi porterò nella mia seconda vita.
Alessandro grazie e…..
complimenti vivissimi!!!😊
Sig. Perfetto, la sua premessa lapidaria, scritta addirittura in maiuscolo, sembra chiudere la porta ad altri ragionamenti ma io credo ci sia molto spazio per considerazioni aggiuntive.
Se i soldi per pagare le pensioni non ci sono più ci dobbiamo chiedere dove sono finiti perché molti di noi ne hanno versati di contributi e tanti. Se oggi il secchio è quasi vuoto, dove sono finiti quei soldi? Chi ha permesso che prendessero una strada sbagliata.
Ora io non mi rassegno come mi pare suggerisca lei e vorrei che il secchio fosse di nuovo riempito andando a prendere i soldi dove ci sono. Perché la crisi morde ma sempre per i soliti, mentre i soldi in giro ci sono e sono tanti.
Nel secchio per anni hanno pescato molti governi, di tutti i colori, sono stati fatti errori che tutti riconoscono e in alcuni casi anche consapevoli scelte opportunistiche. Ma i governi in un sistema democratico sono il parto di tutta la collettività e quindi il secchio va riempito di nuovo da tutti, non solo dai cittadini che, dopo una vita di lavoro, sono vicini a una pensione che si allontana, come la carota legata alla schiena del somaro. È una questione di giustizia.
Lei stesso, nella sua ottima analisi, suggerisce un modo per riempire di nuovo il secchio e se ci pensa ce ne sono tanti altri.
Vedremo cosa succederà i prossimi mesi e se le logiche opportunistiche avranno la meglio, come è stato fino ad oggi.