Riforma pensioni 2020, ultimissime: spunta l’opzione contributiva oltre quota 41

Riforma pensioni 2020, ultimissime: spunta l’opzione contributiva oltre quota 41

Le ultimissime novità sulla riforma delle pensioni al 2 dicembre 2019 giungono a seguito delle dichiarazioni del Presidente Inps, di cui vi abbiamo parlato nel nostro precedente articolo. Tridico, in estrema sintesi, ha affermato che la quota 41 é un’opzione, sebbene non ami le quote estremamente rigide, ma in primo luogo sarebbe importante stabilire dei coefficienti di gravosità perché i lavori non sono tutti uguali.

Non sono tardati i commenti dei nostri lettori, che hanno seguito in modo costruttivo in dibattito apportando i loro punti di vista, qui ne presentiamo alcuni lasciati in esclusiva per il sito, quelli che hanno avuto maggiori consensi e che sembrano raccogliere parere favorevole di molti. Emilio, dalla sua, propone l’opzione contributiva al pari dell’opzione donna, di seguito il dettgalio della sua idea, mentre Salvatore sostiene che coefficienti e ‘regolucce‘ porterebbero solo ad altre riforme imprecise e farraginose, occorre una riforma semplice: ‘quota 100 liscia’. Eccovi le due proposte.

Pensioni 2020: Opzione contributiva + quota 41, la nuova ricetta equa?

Emilio: “Ogni giorno se ne legge una nuova, l’ultima in ordine di tempo ovvero quella di Pasquale Tridico che spiega che: “Quota 41 è certamente un’opzione, ma non mi piacciono le quote strettamente rigide. Dovrebbe essere affiancata a coefficienti di gravosità di lavoro, in modo da prevedere delle uscite flessibili per tutti. Ovvero, si dovrebbe prevedere un’età di uscita dal lavoro per ogni categoria”.
Poi provocatoriamente aggiunge: “Ma anziché prevedere un’uscita per categoria perché non la facciamo addirittura nominativa? Così ci sarebbero ben 60 milioni di modi diversi per andare in pensione cuciti addosso ad ogni singolo italiano. Si innescherebbe un’ennesima guerra tra i poveri. Mi spiego, poniamo due lavoratori che facciano il medesimo lavoro, ma il primo a 500 metri da case e invece il secondo che deve farsi magari 2 ore di mezzi pubblici per raggiungerlo, andrebbero in pensione alla stessa età? Scommettiamo che il secondo avrebbe (e secondo me anche giustamente) qualcosa da recriminare?

Poi aggiunge, proponendo la sua idea che parte dal calcolo contributivo, tanto verso tanto prendo, logica lineare, a detta di Emilio: “La pensione è frutto dei contributi pagati dai lavoratori, ebbene cosa c’è di più giusto che restituire l’intero montante accumulato? Esiste un sistema che fa ciò? Ebbene si, si chiama metodo contributivo, quindi senza inventarci nulla basta applicarlo a tutti. Il sistema è autosostenibile perché se vai prima in pensione prenderai un importo più basso e se ci vai dopo l’assegno sarà più sostanzioso. E’ già applicato alle donne e si chiama “opzione donna”, basta estenderlo a tutti e chiamarlo “opzione contributiva”. Quindi a partire dai 58 anni di età e con 35 anni di contribuzione si potrebbe incominciare a lasciare il lavoro

Mentre per i precoci, la quota di uscita, é già servita, ed é quella che loro richiedono da tempo: la quota 41. “E per i precoci ? si applicherebbe la quota 41. Per tutti quelli che non raggiungono almeno 35 anni di contributi dovranno lasciare il lavoro a 67 anni dove bastano solo 20 anni di contribuzione in virtù dell’elevata età“. Di seguito invece la proposta di Salvatore.

Pensioni 2020, verso riforma semplice? quota 41 ‘liscia’

Così Salvatore: “Io penso che qualsiasi legge/riforma deve essere improntata alla semplicità di applicazione. Una cosa come “Quota 41” è chiara, semplice e non pone ambiguità: quando hai raggiunto 41 anni di contributi puoi anticipare l’uscita dal lavoro rispetto al raggiungimento dell’età di vecchiaia (che è troppo alta, ma questa è un’altra storia).

Quello che propone Tridico è corretto solo finché non comincia a parlare di (cito testualmente) “Ci sono lavori diversi. Ci sono persone che possono uscire più tardi e altre prima. Tutto il sistema dovrebbe girare attorno al sistema dei coefficienti di gravosità“. Questa è teoria. Nella realtà tutti questi meccanismi di calcolo sono farraginosi e alla fine aggirabili con i soliti trucchetti all’italiana, oppure sono demenziali. Prendiamo il caso della professione di infermiere che rientra nei lavori gravosi solo se negli ultimi sette anni ha fatto una certa quantità di turni di notte… etc.. etc,.. Guardate che fare l’infermiere è gravoso di per sé e (mi dicono delle amiche che fanno questa professione) il turno di notte può essere in media molto meno faticoso di quello di giorno.

Poi conclude, dando la sua ricetta, ad un ‘solo ingrediente’: La mia idea in definitiva è: basta regolucce, distinguo, coefficienti,… Un termine unico, chiaro e senza altre regole! Chiamiamola “Quota 41 liscia”.

Voi cosa ne pensate delle due proposte, e quale riterreste più efficace per andare verso un sistema previdenziale più equo? Fatecelo sapere attraverso un commento nell’apposita sezione.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

16 pensieri su “Riforma pensioni 2020, ultimissime: spunta l’opzione contributiva oltre quota 41

  1. Ecco che si prepara un’altra presa per il culo. Intanto se vogliono recuperare credibilità, incominciassero a collocare in pensione i lavoratori che hanno già maturato 42 anni a partire dal 2020 evitando creare lotta fra poveri fra i 41 e i 42, a questo proposito speriamo che il sig. Occhiodoro sia daccordoproponendo quindi di sospendere con urgenza ” finestre e balconi “. Ricordarsi che se non fanno quanto detto, l’unica soluzione è quella di bruciare il certificato elettorale.

  2. Ciascuna persona ha il diritto di organizzarsi la vita in base alle regole vigenti, le quali, però, non possono essere cambiate a piacimento, senza tener conto di quanto tempo manca alla pensione. Per esempio: se il sig. X ha lavorato per vent’anni mentre vigeva la regola che si va in pensione con 40 anni di contributi, lui ha già maturato 20/40, cioè metà del suo tempo per la pensione e deve fare l’ultima metà; dunque, se al 21° anno la nuova regola sposta il paletto da 40 a 43, al sig. X rimane l’ultima metà di 43, cioè 21,5, che sommati ai 20 già fatti danno 41,5. Quindi egli andrà in pensione con 41,5 anni di contributi, perché per lui la “regola 43” varrà solo per metà, avendo fatto 20 anni con la “regola 40”, il che è un inalienabile diritto già acquisito. Chiaramente, dovrà accettare la decurtazione economica relativa, ma il diritto di andare non può essergli tolto, a mio avviso è un abuso.

  3. La proposta pensionistica di Emilio (“opzione contributiva”) è concreta: è già operativa nella forma di “opzione donna” e sarebbe sufficiente estenderla al resto della popolazione avente requisiti 35 anni di contributi e 58 anni di età. Inoltre, l’adozione del sistema contributivo è già previsto a regime per i nati dopo il 1996. La proposta si basa sul principio che è giusto “restituire l’intero montante accumulato” al lavoratore.
    La proposta pensionistica di Salvatore (“Quota 41 liscia”) è altrettanto concreta: il solo requisito da onorare è quello di avere 41 anni di contributi. La proposta si basa sul principio della “semplicità di applicazione”.
    Le proposte sono entrambe valide.
    Ancor prima di valutare il carattere di “equità” della proposta da scegliere, occorrerà valutare il grado di “sostenibilità” della proposta, dal momento che una proposta per quanto equa possa essere, se non è sostenibile dal punto finanziario, non potrà essere attuata.
    A parità di sostenibilità finanziaria, tra le due proposte ritengo “più equa” (in termini di “pari opportunità” tra uomini e donne) la “opzione contributiva”, perché è applicabile a una platea più vasta di lavoratori e lavoratrici (minori anni di contribuzione: 35 contro 41).
    Se non vi è parità di sostenibilità finanziaria, va scelta la proposta finanziariamente meno costosa (per poter procedere nell’argomentazione, ipotizziamo che sia stato individuato il sistema efficace per garantire fondi necessari a finanziare la proposta – per esempio, recuperando risorse dall’evasione fiscale attraverso meccanismi che impediscano, di fatto, di poter evadere).
    Una volta scelta la proposta da attuare, occorrerà verificare il suo grado di efficacia nel corso di 5 anni (una durata temporale che risulta compatibile con i veloci mutamenti che investono una nazione in termini politici, finanziari, demografici).
    Al termine della verifica quinquennale (il termine “verifica” in tal caso si tradurrà in una vera e propria “sperimentazione” – proprio come oggi avviene per “Quota 100”) si applicheranno i correttivi necessari, oppure si procederà alla revisione della proposta adottata.
    Occorre osservare che la Riforma Pensionistica andrà necessariamente raccordata con la Riforma del Lavoro (pensione e lavoro sono legati strettamente tra loro). La spina dorsale che comporrà qualsiasi Riforma Pensionistica sarà costituita dal “sistema contributivo”. Andrà quindi individuato il modo per garantire che i contributi versati permettano al futuro pensionato di mantenere lo stesso tenore di vita tenuto durante la sua vita lavorativa, la quale sarà soggetta a intermittenze contributive e ad appiattimenti salariali a causa dell’automazione e della disintermediazione spinte a livelli sempre più avanzati (uno dei modi per garantire stabilità contributiva potrebbe essere, per esempio, l’istituzione di una “imposta sul reddito prodotto dai robot” da riversare in una “cassa contributi” con cui finanziare le pensioni).

    1. Vanno in pensione i precoci con 41 anni di contributi dei quali 12 mesi fatti prima del 19 anno di età. Chiarisco che io ho 60’anni e 41 anni contributivi ma invece di 12 mesi prima del diciannovesimo anno di età ne ho 10 ma io in PIÙ ho una invalidità del 75% che per 2 mesi non valgono un Fico Secco!!! Questo vi sembra degno di un paese Civile?

      1. Sig. Roberto, l’immagine che lei ci propone non è certamente degna di un paese Civile. Quella del legislatore dev’essere certamente una funzione difficilissima. Ma quando leggo sui giornali che ci sono falsi invalidi che percepiscono illegalmente le pensioni; quando vedo di persona persone che occupano con la loro auto i posti riservati ai disabili; anche qui vedo un’immagine non degna di un paese Civile. Queste persone sono poche, è vero; ma per colpa di pochi sono in molti a pagarne le conseguenze. E allora mi rendo conto ancora di più di quanto sia difficile fare il legislatore in un paese non degno di essere chiamato Civile.

  4. Il neo principale che ritrovo in TUTTE ..dico tutte ..le discussioni sulle pensioni e’ che si considerano sempre 2 soli fattori :la speranza di vita e la volonta’ del lavoratore di andare in pensione. PURTROPPO per i dipendenti PRIVATI esiste un terzo fattore fondamentale : IL LICENNZIAMENTO …oggi il paradosso e’ che se un 60enne che ha lavorato per 40 anni viene licenziato non puo’ andare in pensione …una assurdita’ ..anzi una cridelta’.
    La mia proposta e’ semplice …dopo i 38 anni di contribuzione se si viene licenziati si puo’ a andare in pensione ..magari con una penalizzazione ma si puo’ andare

    Andare

    1. Gentil sig. Marco lei solleva un giusto problema, ma secondo me la soluzione che propone non mi convince, perché ad esempio ci può essere anche chi il lavoro magari l’ha perso dopo 37 anni e 6 mesi di lavoro e in questo caso sarebbe tagliato fuori. Mettersi d’accordo su quale sia il limite minimo giusto per intervenire in questo senso darebbe adito a discussioni infinite. In caso di licenziamento credo sia più utile attuare misure di aiuto di tipo “assistenziale” che accompagnino dignitosamente la persona al raggiungimento dei requisiti previdenziali richiesti. Ma credo fortemente che previdenza e assistenza debbano essere nettamente separate.

  5. Dopo 41 anni di lavoro effettivo, credo che la persone abbiano versato abbastanza per pretendere di andare in pensione, indipendentemente dal lavoro svolto o dal tempo che perde per recarsi al lavoro e sopratutto senza penalizzazioni.

  6. Il contributivo puro è un arma a doppio taglio, peggio ancora una lotteria. Lasciamo stare questa infernale ipotesi anche perché meccanismi solidali sono alla base della nostra previdenza. Ma avete pensato a quelli che percepiscono un basso stipendio che cosa potrebbe accadere loro? Il contributivo puro se lo applicano non diventa certamente una opzione, bensì una regola, anzi il T9 mi aiuta, una “tegola”!!!
    Ma stiamo diventando matti tutti, lasciamo perdere pericolose alchimie interpretative sul retributivo puro. È una martellata sui dicotiledoni….

  7. E BASTA CON QUESTe TEORIE!
    MA FATELA FINITA!
    MA NON’ ERA MEGLIO AI TEMPI DI BRUNETTA QUANDO DOPO 40 ANNI DI LAVORO C’ERA LA FINESTRA DI 12 MESI?
    ALMENO ERA SEMPLICE E CHIARO. TUTTI IN PENSIONE CON GLI STESSI REQUISITI. PUNTO.
    ORA CI SI METTE ANCHE TRIDICO, NON SE NE PUO’ PIU’.
    SE DEVONO PEGGIORARARE LE COSE, LASCIATECI STA FORNERO INIQUA CON IL BLOCCO DELL’ADV FINO AL 2026. E POI SE NE RIPARLA.
    ORMAI SIAMO TUTTI NELLA FASCIA DI ETA’ CHE STIAMO RAGGIUNGENDO IL TRAGUARDO. DOLOROSO DI 42 ANNI DI LAVORO MA E’ SEMPRE MEGLIO DELLE IDEE PEGGIORATIVE (CALCOLO CONTRIBUTIVO,IN PENSIONE COL CALCOLO CONTRIBUTIVO ED ALTRA IDEE DISTORTE!).
    L’UNICA E’ AUGURARSI CHE CADA IL GOVERNO E SI RICOMINCIA DACCAPO.
    NON VEDO SOLUZIONI DI FRONTE ALLE CONTINUE ESTERNAZIONI DI QUESTI BENPENSANTI.

  8. 41 anni sono più che sufficienti qualsiasi sia il lavoro, poi se uno ha un lavoro che gli soddisfa può rimanere a lavoro (parla uno che a 15 anni a iniziato a lavorare era il 7 gennaio 1980 e a gennaio 2020 fa 40 anni di contributi versati, facendo i turni a ciclo continuo, ho 55 anni)

  9. Ma chi pensa che 41 anni di lavoro , più aggiungiamo….. occuparsi della casa, famiglia, educazione dei figli ecc ecc ecc. non sia abbastanza?
    Chi lo pensa … quanti anni di lavoro tiene sulle spalle?

    1. Il signor Marco purtroppo ha ragione,perché io lo sto vivendo sulla mia pelle,sono un dipendente Monoreddito e sono Assistite di laboratorio ho 60’anni e 41 anni di contributi e una invalidità del 75% mi sono recato per il pre pensionamento alla “Vista Medico Collegiale” la quale ha stabilito per le mie patologie che non posso più lavorare in Laboratorio il giorno dopo prendo servizio dove il Dirigente mi informa o divento ” a 60’anni” un ragioniere o impiegato che a dir si voglia o verrei LICENZIATO!!! in pratica per fare un esempio: io sono andato dal macellaio a prendere le bistecche e sono diventato io il Vitello

  10. Io penso che la fanno troppo complica, la cosa più giusta x me , 41 anticipa per i precoci , e 42 ( netti) senza vincoli di età x il resto dei lavoratori.
    Le donne un anno meno.
    Di vecchiaia bastano e avanzano 65 anni, e prendi x i contributi versati.
    Età media in Europa è di anni 64.5 .

  11. Sarebbe giusto e semplice, chi ha 41 anni di reali contributi (da lavoro reale), possa decidere, unica condizione, per equità sociale (lavorare tutti e lavorare meno) chi decide di andare in pensione smette di lavorare!

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