Riforma Pensioni 2020 ultim’ora: il ministro Dadone: ‘Ipotesi quota 101’

Riforma Pensioni 2020 ultim’ora: il ministro Dadone: ‘Ipotesi quota 101’

Le ultime novità di oggi sulla riforma delle pensioni vedono come protagonista ancora una volta la revisione di quota 100. Questa volta aprono spiragli ad una modifica le parole del ministro della pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, ai microfoni di Rai Radio Uno. Un’apertura significativa ad una revisione di Quota 100 che arriva da un Ministro del Movimento 5 Stelle. Vediamo le sue parole e poi le richieste sulle pensioni per i lavoratori autonomi arrivate in queste ore della Fipac Confesercenti.

Riforma Pensioni, le parole su quota 100 e 101 del ministro della PA, Fabiana Dadone

Ecco le parole Di Fabiana Dadone sulla riforma delle pensioni, arrivate ieri durante un intervento su Rai Radio 1: “Per noi Quota 100 resta, è importante e ci teniamo a mantenerla in piedi. Si potrà eventualmente valutare se portarla a Quota 101, ma sono valutazioni preliminari. Il trenino di prova di Quota 100 rimane dov’è“. Il governo ha già più volte chiarito che non intende prorogare Quota 100 oltre la sua scadenza, ma ha aperto un tavolo di confronto con i sindacati per preparare una riforma che sostituisca questa misura ed eviti la creazione del tanto temuto scalone per chi andrà in pensione dal gennaio 2022.

Sempre a proposito della riforma delle pensioni arrivano anche alcune dichiarazioni importanti di  Sergio Ferrari, Presidente nazionale di Fipac Confesercenti, a margine della Giunta dell’associazione. Ferrari spiega come “Per una riforma della previdenza che sia davvero equa e funzionale, il governo deve abbandonare la logica ristretta dei vertici con i soli sindacati dei lavoratori dipendenti ed allargare il confronto anche agli autonomi. Non si possono escludere così circa 5 milioni di pensionati”.

Ultime novità Riforma Pensioni: le parole di Ferrari di Fipac

Ferrari continua poi il suo intervento: “I pensionati del mondo autonomo sono stanchi di essere trattati come cittadini di Serie B: hanno diritto di avere voce in capitolo sulle decisioni che riguardano il loro futuro. Anche perché sul tavolo non ci sono solo Quota 100 e la Legge Fornero: il sistema previdenziale italiano ha bisogno di una ristrutturazione più incisiva. Di tutto abbiamo bisogno, tranne che di un’altra riforma che riduca la complessità della questione previdenziale alla sola età pensionabile”.

“Servono – prosegue Ferrari – interventi per arrivare a pensioni minime adeguate e per ridurre l’incidenza delle tasse sui trattamenti pensionistici, riequilibrando il peso del fisco tra tutti i pensionati, al di là della provenienza del reddito. Gli autonomi, infatti, sono sottoposti a requisiti più stringenti rispetto a chi viene da un lavoro dipendente, ad esempio per quanto riguarda gli assegni familiari, e prendono in genere pensioni più basse, in alcuni casi di importo inferiore allo stesso reddito di cittadinanza. Il mondo degli autonomi è dunque quello più tartassato, in un contesto previdenziale già ad alta pressione fiscale: i pensionati italiani, infatti, sono quelli che pagano più tasse in assoluto in Europa e spesso si trovano a poter beneficiare di strumenti minimi in termini di assistenza in caso di malattia e infermità. Soggetti che, allo stesso tempo, spesso con i loro importi pensionistici, a fatica affrontano le spese quotidiane, ritrovandosi a vivere in uno stato di semi indigenza”.

Il Presidente di Fipac conclude poi parlando degli incontri tra Governo e Sindacati: ” “Il confronto sul sistema previdenziale aperto dall’esecutivo è l’occasione per cambiare rotta, lavorando ad una riforma che prenda in considerazione le reali condizioni di vita dei pensionati, dal tema dell’invecchiamento attivo a quello della non autosufficienza. E che dia finalmente l’atteso segnale di discontinuità con il passato, evitando di perpetuare l’ingiusta discriminazione ai danni degli oltre 5 milioni di pensionati del lavoro autonomo. Un errore anche di prospettiva, vista la flessibilizzazione del mondo lavoro, sempre più spesso caratterizzato da carriere miste, dipendenti e indipendenti. Solo la partecipazione dei rappresentanti di tutti i pensionati consentirà di aprire una trattativa che porti ad una riforma previdenziale veramente equa e pienamente condivisa da tutti”.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

5 pensieri su “Riforma Pensioni 2020 ultim’ora: il ministro Dadone: ‘Ipotesi quota 101’

  1. Buon giorno . Sono Maria Domenco. Nata il 08.02.1952 in Moldova .Attività lavorativa dal 01.09. 1969. In Italia da 21.01. 1999. Lavoro in regola da 01.06.2002 come badante fine 2008. Poi fine ad oggi lavoro come operatore socio sanitario a Piccolo Cottolengo Don Orione di Seregno MB. Da 2016 sono cittadina italiana. Non avendo 20 anni di contributi devo lavorare fine a 71 anni per avere la penione minima . Lavoro svolto e molto pesante e di grande responsabilità. La mia categoria non fa parte del lavoro usurante per poter andare in pensione prima?. Grazie mille.

  2. Cosa vuol dire quota 101 ????
    60 anni di età e 41 anni di contributi siamo a 101.
    Anche 61 anni di età e 40 anni di contributi.
    E’ inutile fissare una quota e poi fare il gioco delle 3 carte , si deve fare la somma degli anni di età e degli anni di lavoro , non fissare dei paletti.
    I paletti lasciamoli sulle piste da sci…..

  3. Con una invalidità al 75% 41 anni contributivi 60’anni di età devo prendere servizio tutte le mattine pieno di dolori!!!!!! e non posso andare in pensione,Cari Compagni del PD sapete dove ve li dovete mettere i PALETTI ve lo direi volentieri ma in questa sede e per educazione non ve lo posso dire,ma potete immaginarlo…Mi scuso per la rabbia ma ci avete davvero portati all’esasperazione.

  4. Ormai per il ceto medio e basso sembra che se uno lavori 45 o 20 anni cambi poco in termini di pensione….
    Tutti uguali appena sopra la soglia minima di povertà

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