Riforma pensioni 2021, Angrisani scrive a Draghi: post quota 100, sostenibilità a rischio

Riporto, avendola ricevuta dal Professor Giuliano Cazzola che gentilmente ha pensato di inoltrarmela per farmela leggere, questa interessante lettera aperta che Massimo Angrisani, Professore ordinario di Metodi Matematici dell’Economia e delle Scienze Attuariali e Finanziarie, ha scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi. La lettera é ricca di spunti di riflessione e ripercorre la problematica che riguarda la sostenibilità del sistema pensionistico italiano.

Per Angrisani non solo i conti del sistema pensionistico al momento non sono in equilibrio, ma vi sono Tre fattori demografici che li metteranno ulteriormente in crisi minandone la sostenibilità. Ecco perché il Professore suggerisce prima che vengano prese misure di allargamento della spesa pnesionistica che venga fatta: una verifica della sostenibilità del sistema pensionistico italiano che parta dal grado di indebitamento del sistema stesso. E’ necessario, conclude, calcolare con esattezza il debito del sistema pensionistico e in funzione di questo pianificare degli interventi. Vi lasciamo alla sua lettera, che riportiamo in toto:

Riforma pensioni 2021, Angrisani scrive a Draghi su sostenibilità sistema pensionistico italiano

“Signor Presidente,

Le scrivo questa lettera aperta nella mia veste di Professore di Teoria e Tecnica Attuariale per la Previdenza per ribadire una problematica che già ebbi modo di evidenziare circa venti anni or sono (M. Angrisani et al. (2001). Pensioni, guida ad un riforma 2001. Casa editrice Ideazione.) e che ho più volte sollevato nei successivi anni (Editoriali in www.logicaprevidenziale.it.) senza avere alcun riscontro da parte della classe politica, classe alla quale è demandata la tutela degli interessi nazionali. Ritengo, infatti, che ognuno deve fare la sua parte e assumere le responsabilità che la competenza e il ruolo comportano e di cui deve rispondere ora e in futuro, è per questo che scrivo.

Tale problematica riguarda la sostenibilità del sistema pensionistico italiano.

Il sistema pensionistico italiano è gestito a ripartizione, il che significa che fa fronte alla spesa corrente per il pagamento delle pensioni con i contributi correnti versati dai lavoratori. In effetti si tratta, come ho avuto modo di affermare già diversi anni or sono, di una “ripartizione assistita”, in quanto sono necessari importanti trasferimenti pubblici per fronteggiare la spesa pensionistica corrente. Tutto ciò malgrado le rassicurazioni fornite a livello istituzionale che hanno sistematicamente garantito “la chiusura dei cantieri della previdenza con conti in equilibrio”. Dall’inizio degli anni novanta sono state almeno una quindicina le chiusure definitive dei cantieri della previdenza, spesso accompagnate da elogi europei.

I conti del Sistema Pensionistico non sono attualmente in equilibrio.

Tre fattori demografici li metteranno ulteriormente in crisi minandone la sostenibilità:

  • l’entrata nella fascia di età di pensionamento delle generazioni del baby boom, ovvero quelle legate al gran numero di nascite nel secondo dopo guerra, che comporterà un ulteriore aggravio della spesa pensionistica già oggi pesantemente sussidiata dai trasferimenti pubblici. La gestione pensionistica dell’onda demografica avrebbe dovuto comportare la creazione di un’adeguata riserva patrimoniale (Controlling a demographic wave in defined contribution system (2015). Pure Mathematics and Applications 27(2). Sul tema si può anche trarre esempio dal caso del sistema pensionistico svedese;
  • l’allungamento della aspettativa di vita, fenomeno che può oggi segnare il passo, ma che non ha certamente esaurito i suoi effetti;
  • la pesante e tuttora persistente flessione delle nascite che si è registrata a partire dalla seconda metà degli anni 60 del secolo scorso. Tale flessione, ancora in atto e in fase di peggioramento, ha portato a un più che dimezzamento del numero dei nati attuali rispetto al numero dei nati in tali anni.

Quest’ultimo fenomeno è evidentemente correlato con la numerosità della popolazione attiva e contribuente attuale e futura. La diminuzione del numero dei nati deve essere neutralizzata mediante interventi di incentivazione della natalità, interventi che però avranno effetti operativi solo nel medio lungo periodo e quindi, con tale consapevolezza, si deve intervenire nel breve periodo con efficaci politiche di immigrazione controllata (M. Angrisani, A. Attias, S. Bianchi, Z. Varga (2012). Sustainability of a pay-as you-go pension system by dynamic immigration control. Applied Mathematics and Computation, v. 219).

Alla luce di quanto appena detto sulla struttura demografica attuale e tendenziale del nostro Paese risultano di difficile comprensione le frequenti esternazioni sulla sostenibilità del sistema pensionistico italiano basate sull’assunzione per il sistema stesso dell’ipotesi di “steady state”, ovvero di stabilità economico-demografica, ipotesi che risulta del tutto irrealistica, in particolare, per quanto detto, con riferimento alla demografia del Paese.

Riforma pensioni 2021: per la sostenibilità non basterà il passaggio al sistema contributivo

Non vorrei che riprendesse vigore la credenza, più volte professata da “esperti previdenziali”, che il solo passaggio al sistema contributivo, realizzato mediante la Riforma del ’95, garantisca la sostenibilità del sistema pensionistico italiano.

Il passaggio al sistema di calcolo contributivo non è sufficiente per la sua sostenibilità: è bene che questo concetto risulti chiaro a tutti coloro che esprimono giudizi in merito. Un conto è la modalità di calcolo della pensione altro conto è il sistema finanziario di gestione. Certo in ambito contributivo la gestione finanziaria è fattibile in modo certo ed efficace, ma bisogna conoscere la relativa teoria (M. Angrisani, C. Di Palo (2019). The logical sustainability theory for pension systems: the discrete-time model in a stochastic framework under variable mortality. Pure Mathematics and Applications).

Segnalo anche l’altra credenza piuttosto diffusa che il problema della sostenibilità abbia solo valenza economica e che cioè una forte ripresa economica possa risolvere la problematica di sostenibilità del sistema pensionistico. Senza volere entrare nel merito di una crescita economica con demografia in flessione occorre osservare che, in un sistema pensionistico di tipo contributivo gestito a ripartizione, sono sostanzialmente due i tassi che producono il rendimento complessivo di sostenibilità del sistema: il tasso di variazione del numero degli attivi e il tasso di variazione del salario medio. Se il primo è pesantemente negativo trascina in negativo anche il tasso complessivo.

Senza volere entrare nel merito attuariale della questione, considerando semplicemente un sistema pensionistico gestito a ripartizione dove il rapporto tra attivi e pensionati è pari a due, significa che una pensione si paga con i contributi di due attivi. Se il rapporto tra attivi e pensionati scende a uno, una pensione si paga con i contributi di un solo attivo e quindi, in termini di salario medio, la pensione si dimezza. Una buona dinamica salariale dell’attivo contribuente ovviamente aiuta, ma resta il fatto che il sistema pensionistico ha disponibili i contributi di un solo attivo per pagare una pensione.

Alla luce di quanto detto pensare di ampliare la spesa pensionistica, come da più parti si paventa, avrebbe un impatto fortemente oneroso e di lungo periodo sul sistema, finendo con il gravare pesantemente sulle generazioni future le quali subiranno certamente anche i non previsti costi derivanti dall’attuale pandemia.

Ritengo opportuno che prima di assumere nuove misure di allargamento della spesa sia necessaria una verifica della sostenibilità del sistema pensionistico italiano che parta dal grado di indebitamento del sistema stesso. E’ necessario, a mio avviso, calcolare con esattezza il debito del sistema pensionistico e in funzione di questo pianificare degli interventi.

Vorrei da ultimo invitarLa a considerare l’opportunità di tornare a rendere di gestione pubblica l’informazione sul Sistema Previdenziale italiano con il ripristino del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale.

La ringrazio per l’attenzione che vorrà dedicare a questa mia lettera e Le formulo i migliori auguri per il Suo non facile Lavoro.

Massimo Angrisani

Cosa ne pensate di questo lungo ed articolato intervento del Prof Angrisani, lo condividete o siete di parere opposto a tali considerazioni? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito, nel mentre un grazie va al Professor Cazzola per averci omaggiato di tale elaborato, che piaccia o meno ai nostri lettori, fornisce comunque un ulteriore spaccato della situazione attuale che potrebbe condizionare la prossima riforma delle pensioni. Alcuni lettori ci avevano scritto chiedendo massima trasparenza da parte dei vari professori, e tecnici come se in fondo, alcuni di loro avessero intuito le difficoltà, mai espresse ufficialmente in questi mesi, da parte del Governo di poter approvare le tante misure che in questi giorni vengono richieste come quota 41 e l’uscita dai 62 anni e che vengono considerate possibili anche dai sindacati, che non aspettano altro che il Ministro del Lavoro Orlando conceda loro un confronto. Non resta che comprendere se il Presidente del Consiglio Draghi deciderà di rispondere o meno a tale missiva.

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23 commenti su “Riforma pensioni 2021, Angrisani scrive a Draghi: post quota 100, sostenibilità a rischio

  1. Il problema vero è capire che tipo di spesa è quella pensionistica Se ci si ferma ad un ‘ asettica analisi matematica non serve essere esimi professori per capire che la spesa non viene pareggiata in entrata dai contributi Lo Stato, però, non può è non deve valutare solo queste analisi quando decide sulle spese da fare Mi spiego. Quando mai la spesa della sanità potrà essere compensata dalle relative entrate? E anche per la spesa pensionistica ci sono, oltre ai contributi, delle entrate indirette, innanzitutto Permettere il pensionamento anticipato consentirebbe non solo i contributi dei nuovi assunti, ma anche una maggiore circolazione della spesa con benefici per l economia e conseguenze sulle casse statali E in ogni caso il maggior benessere sociale deve essere uno dei fini dell azione governativa, cosa che non deve essere raggiunta con un pareggio finanziario in ogni azione governativa Al governo spetta valutare con quali azioni intende perseguirlo, specialmente in un momento come questo in cui ” …bisogna dare non prendere …”

  2. Portato all’estremo limite, la concomitanza del calo demografico e dell’aumento dell’età media secondo questi professoroni rende necessario lavorare fino alla morte ?
    Il lavoro non può essere un ergastolo e uno Stato che non sia governato da omuncoli ma da politici seri deve trovare le risorse per garantire il diritto di scegliere se uscire dal mondo del lavoro dopo i 62 anni.
    Forse è necessario fare un po’ di casino come è stato fatto in Francia dove il governo ha dovuto calare le braghe a furor di popolo.

  3. è il colmo: dare ragione al prof. Cazzola; mai l’avrei detto; la sua opinione è chiarissima sulle pensioni e ci mette pure la faccia; il problema però è un altro: io conosco persone che , a 66 anni, di fronte alla prospettiva di andare in pensione, dicono: e poi cosa faccio? se vado in pensione poi muoio; ma dopo non conto più niente mentre adesso ho un ruolo importante ; anni fa un signore, che aveva 20 anni più di me (io sono uno sfigato del 1960), disse: se mi fermo muoio: io continuo; io allora avevo 55 anni, lui 75; esistono anche queste persone; ma esistono anche quelli che non ne possono più, che fanno fatica ad andare avanti, che se gli sposti il traguardo di sei mesi muoiono prima ; così i vari esperti saranno contenti, il governo oltre ad aver risparmiato per morti per covid, risparmia anche sulla nostra generazione dei baby boomers facendoci morire prima della pensione; mi dicono che non ci sono i soldi per mandarci in pensione? tutte balle; è questione solo politica; i soldi c’erano per mandare quelli del 59, non ci sono più per noi del 1960; fatemi il piacere ; tanta salute ai caporioni

  4. Ridateci i nostri soldi con gli interessi, punto e basta vediamo se con 41 anni di marche o con 62/63 anni di età (soprattutto se disoccupati), visto che è il momento di dare e non di togliere, così dice continuamente il nostro Premier o è anche lui tutto chiacchiere e distintivo.
    Ma soprattutto Basta per i Politici e affiliati vari di avere la possibilità di andare in Pensione anche con un solo giorno meno di noi e togliere a corrotti e condannati una pensione anch’essa rubata.

  5. OLTRE A PARLARE DI COLORO CHE DEVONO LASCIARE IL LAVORO PER ANDARE IN PENSIONE GRADIREI PARLARE ANCHE DEI DISOCCUPATI ULTRASESSANTENNI CHE NON TROVERANNO PIU’ UN LAVORO .
    RITENGO CHE SIA PIU’ GIUSTO DARE A LORO LA PENSIONE A PARTIRE DAI 62/63 ANNI ANZICHE’ IL REDDITO DI CITTADINANZA ALLE PERSONE CHE NON SPETTA. (nel 2020 sono stati denunciati 5.868 soggetti per aver percepito impropriamente il reddito di cittadinanza)

  6. giusto oggi vado al sindacato e chiedo: ci sono speranze sul poter andare in pensione l’anno prossimo? mi dicono che il problema è la copertura economica; ma il mio ragionamento è questo: se c’era la copertura per far andare 800000 mila potenziali usufruitori di quota 100 e ne sono andati meno della metà di quale copertura parliamo? è solo questione politica; l’europa ha detto: vuoi i soldi del ricovery found? dai attuazione alla legge Fornero; e così noi ce la prendiamo nel c…… tutto qui tanta salute a chi ci comanda…….. tutti, me compreso, ma anche loro finiremo in quel luogo di pace; io avrò la coscienza pulita loro no

  7. Riporto testualmente uno dei pensieri del Prof. Angrisani:
    • “l’entrata nella fascia di età di pensionamento delle generazioni del baby boom, ovvero quelle legate al gran numero di nascite nel secondo dopo guerra, che comporterà un ulteriore aggravio della spesa pensionistica già oggi pesantemente sussidiata dai trasferimenti pubblici. La gestione pensionistica dell’onda demografica avrebbe dovuto comportare la creazione di un’adeguata riserva patrimoniale (Controlling a demographic wave in defined contribution system (2015). Pure Mathematics and Applications 27(2). Sul tema si può anche trarre esempio dal caso del sistema pensionistico svedese;”
    Ecco, non per avere un like a quello che vado ripetendo da sempre (nato nel febbraio del 1960 e senza l’anello al naso….almeno quello). Bisognava (vero Cazzola, neanche il coraggio dei propri pensieri!) nascondersi dietro una mail del Prof. Angrisani per affermare un vostro pensiero inconfessabile: Baby Boomers dovete morire (in anticipo) oppure dovete scordarvi di avere una pensione! Ripeto, sono pronto a non ricevere una rateo di pensione che sia uno a questi patti però:
    1 – non rompete più le scatole con l’antagonismo tra giovani e anziani: i giovani non si sposeranno, non faranno figli e non avranno una pensione semplicemente perchè non hanno sbocchi lavorativi “seri”: precariato per i più fortunati, disoccupazione per gli sfortunati. Sopprimiamo (oltre che noi Boomers) anche le generazioni di nati dal 1980 al 2000? Ditelo non abbiate paura
    2 – Risparmiatevi tutti (esperti, politici, sindacalisti e opinionisti vari) soluzioni fumose di vario tipo dove poi l’unico vero intento è quello di abolire ciò che rimane del misto e di ridurre tutto al contributivo (vedi lo strozzinaggio di opzione donna, vogliamo una quota 41 così?)
    3 – Se proprio volete nuovamente mettere le mani su questo tema, date le condizioni di cui sopra, senza tanti infingimenti date una mano alle donne, cargivers, precoci, disoccupati in età avanzata, ma per il resto state fermi: non peggiorateci il piattino che ci chiedete di pagare.
    Sono disilluso (si capisce?) ma sono stanco di leggere queste prese per i fondelli dietro cui si nascondo tutti questi personaggi che non hanno il coraggio di dire chiaramente i loro pensieri. Addirittura ci si nasconde dietro la mail di un accademico.
    Per favore basta!
    Sempre grazie a questo sito che comunque offre un servizio di testimonianza sul tema

    1. Antonio ma cosa va dicendo sul Prof Cazzola mi perdoni?!! Ha letto quante interviste ed editoriali ha scritto per noi in cui MAI e dico MAI ha nascosto il suo pensiero, anzi mi pare sia sempre stato aspramente criticato proprio dai lavoratori per essersi sempre schierato pro Fornero e contro la quota 100. E mai ha negato di non essere completamente in linea con le proposte dei sindacati che ritiene appunto difficilmente sostenibili. Ringrazio sempre tutti per i vostri commenti, siete preziosi per il sito perché consentite un bel dibattito, però talvolta tendete a ‘sparare a zero’ anche su quanti almeno per l’onestà intellettuale che li contraddistinguono non lo meriterebbero. Questo non toglie che si possa non essere in linea con il suo pensiero.

    2. Sig. Antonio60, lei è disilluso. Lo si capisce. Noi lo capiamo.

      Il Prof. Angrisani dice le cose come stanno. Anche il Prof. Cazzola dice le cose come stanno, e le dice apertamente, pubblicamente, esprimendo il suo pensiero attraverso giornali e televisioni, insomma, come si suol dire, “ci mette la faccia” e, per farlo, non può certamente nascondersi dietro alcuno.

      Sul punto 1) relativo ai giovani ha oggettivamente ragione: se non hanno lavoro o hanno un lavoro precario è molto difficile che potranno formarsi una famiglia e crescere dei figli.

      Sul punto2) riguardo a esperti, politici, sindacalisti e opinionisti vari ha intuito bene: le loro soluzioni tendono a ridurre il sistema di calcolo pensionistico al contributivo puro. Sono le sole soluzioni che riescono a trovare. Non riescono ad andare oltre, a vedere oltre. Non sono lungi-miranti, e quindi non sono nemmeno lungi-andanti. Li immagini, se vuole, come simpatici vecchietti dalla vista corta che avanzano a passi lenti e incerti. Onestamente, se lei incontrasse sulla sua via un vecchietto così, se la prenderebbe? Se i nostri esperti, politici, sindacalisti e opinionisti vari non vanno (non dico oltre la sufficienza) nemmeno oltre la mediocrità, non è colpa loro. Loro, comunque, ce la mettono tutta per fare le cose per bene.

      Sul punto 3) riguardo al dare una mano alle donne, cargivers, precoci, disoccupati in età avanzata non le si può dare torto, ma si rassicuri: sono certo che per cargivers, precoci e disoccupati in età avanzata qualcosa di buono uscirà. Per le donne, invece, per quanto il Governo sbandieri a vele spiegate la “parità di genere”, non vedo ancora nulla all’orizzonte: la nostra società è culturalmente profondamente arretrata per capire in tutta la sua profondità concettuale e portata cosa significhi “parità di genere”.

      Sig. Antonio60, mi permetta un’osservazione che, mi spiace, non le piacerà: se lei si sente disilluso è perché si era illuso, e se si era illuso è perchè credeva vero ciò che desiderava. Perciò, se proprio cerca qualcuno a cui dare la colpa per la sua disillusione, ebbene, sig. Antonio60, le basta guardarsi allo specchio.

      Ultima cosa. C’è chi si appoggia ad altri per sembrare un gigante. Non è il caso del Prof. Cazzola.

      1. Dott. Perfetto, innanzitutto grazie per avermi dedicato le sue considerazioni. Per quanto può servire sappia che il mio essere disilluso deriva unicamente dal non essermi mai fatto illusioni. Essendo del febbraio 1960 ho capito da subito, appena promulgata quota 100, che non vi sarei rientrato. Oltretutto non ho mai approvato un tale provedimento (chiaramente propagandistico e demagogico che nulla avrebbe risolto ai fini di una nuova legge sulle pensioni).
        Con tutta umiltà, non capisco perchè nascondersi dietro a formule fumose (lasciando appese le persone in carne ed ossa) senza affermare senza tanti giri di parole l’unica verità: Ci spiace, il sistema è insostenibile e adesso viene al pettine il problema dei baby boomers. Ne sono cosciente, non mi sono mai illuso di niente…..dai tempi del mitico DL 857 dell’On.le Damiano, che difatti (con tutte le penalizzazioni già contenute all’epoca) è rimasto lettera morta.
        Con simpatia e ancora grazie per l’attenzione che non meritavo, il mio era ed è un semplice commento chiaramente passibile di critica ci mancherebbe. L’accetto ma continuo, da ingenuo questo si, ad aspettarmi che vengano dette le verità senza tanti giri di parole. Forse le persone capirebbero di più e sul serio non cadrebbero più in disillusioni “inutili”. Le assicuro penso di avere ben chiare le idee sul tema e proprio per questo non mi faccio illusioni.
        Stima e grazie

  8. E bravo, è ormai una regola quasi quotidiana leggere di “esperti, cattedratici o comunicatori” che in fatto di previdenza si rivolgono al governo e di riflesso al popolo parlando della necessità di prestare attenzione ai conti.
    Ci dicono fino alla noia quali sono le ragioni per le quali il sistema pensionistico Italiano (ma non credo il solo) non sia sostenibile e dunque della necessità nel rassegnarsi a dover rimanere a lungo, esagero, fino alla morte, sul posto di lavoro (almeno per chi fortunato lo ha).
    Io, da comune mortale, mi chiedo se sia necessaria avere la preparazione culturale di un docente per giungere alle conclusioni esposte quali: il rapporto di almeno due lavoratori per ogni pensionato, l’ingresso nella fascia di età del pensionamento dei nati nel primo dopoguerra, l’innalzamento della vita media della popolazione, la ripresa economica e la retribuzione media stagnante della massa dei lavoratori, il sistema a ripartizione “assistita” ecc. ecc.
    Ma ora scopriamo, anche, che per la sostenibilità del sistema non è più sufficiente nemmeno passare totalmente al sistema totalmente contributivo (mi domando … solo per i nuovi pensionanti o si rende necessario il ricalcolo per tutti), e già si parla di FINANZA (qui mi rattristo … perché si dice che la riforma del 2011 non solo non è stata perfetta, ma che sia pure insufficiente).
    Ma che centra il pensionato medio in tutto questo?
    Ma che centra chi da oltre 40 anni sta versando il 33% del suo reddito in contributi?
    Ma chi può sostenere che una società nella quale chi ha lavorato, versato contributi e pagato le tasse sul suo stipendio è poi individuato come colui che deve pagarne sempre il conto?
    In una tale situazione è bene avvisare i naviganti che non serve più pretendere di vedere i conti separati tra previdenza e assistenza, non serve più domandarsi il perché di una immigrazione incontrollata per produrre sempre più una massa di lavoratori a 600 euro mensili, non serve più parlare di sperperi, di politici, di redditi e di bonus elargiti a pioggia.
    Concludendo dico come ormai sia diventato insopportabile ascoltare i discorsi di chi vive di comunicazione, quelli dell’anchorman nostrano che mentre tra il serio e il faceto ti parla della tua insostenibile pensione mentre gode, fortunato lui, di uno stipendio a 6 cifre.
    E mentre tra di noi battibecchiamo sempre partendo dal pregiudizio politico dell’uno contro l’altro, urge forse che qualcuno ripensi all’attuale società, ma qui il discorso si farebbe lungo e per me assai difficile; meglio attendere un docente (forse un dottor Perfetto?) che non si limiti a invitare a fare bene i conti pensionistici per la massa, ma che sappia proporre soluzioni che non abbiano solo a che fare col mondo delle banche e soprattutto della FINANZA.

  9. Mi sembra il solito approccio ideologico basato su numeri fini a se stessi e un’analisi sociale approssimativa.
    Se le nascite sono in forte ribasso, non ci si spiega perché si vogliano attuare politiche che non fanno altro che disincentivare l’occupazione dei giovani. Chi, con un minimo di buon senso, metterebbe al mondo figli senza uno straccio di lavoro per mantenerli?
    E poi, se c’è così bisogno di nuove forze lavoro per sostenere il peso della spesa pensionistica, perché ci dicono che i giovani migranti che arrivano vogliono rubarci il lavoro? Perché il governo si da tanto da fare per ridistribuirli in Europa? Se fosse come ce la raccontano dovremmo essere noi a chiedere loro di venire. Ma questo il professore non lo dice.
    Infine restano inevase la domande più logiche: perché solo i lavoratori degli anni ’60 devono pagare per le politiche clientelari che hanno portato al tracollo dei conti pensionistici? Perché non si va a prendere da chi ha avuto molto di più di quanto ha dato? Lo sa il professore che c’è gente in pensione da più di 30 anni che ha pagato contributi per nemmeno 15? Perché non propone di chiedere loro di restituire almeno parte del maltolto e ridurre la loro pensione al minimo? Ci vuole un po’ di coraggio.
    Perché non devono lavorare 43 anni e 1 mese (non 42 e 10 mesi!!) anche i politici per maturare la loro pensione? Perché chi faceva il sindacalista quando quelle sciagurate politiche venivano attuate taceva e adesso viene a pontificare sulla necessità dei NOSTRI ULTERIORI SACRIFICI?

    1. Faccio i complimenti a tutti i lavoratori che scrivono su PENSIONE PER TUTTI tutti gli altri sono chiacchere e distintivi

  10. È ora di finirla con questi professori, io sono del parere che i miei soldi versati, mi vengano restituiti dopo 41 anni di lavoro e con gli interessi non ci vogliono analisti e intellettuali per capirlo.
    Se quello che ho che mi è stato trattenuto in questo tempo è sparito per cattiva gestione o per pagare i vitalizi di qualcuno,non è colpa mia. Se sbaglio nella gestione dei miei soldi sono io a pagare e nessuno mi rimborsa niente. È facile giocare con la Vita di altre persone.

  11. Io sottoscrivo pienamente quanto sopra detto da Pietro62 e Mauro Lastrucci. E’ ora di finirla. Penalizzare persone che hanno lavorato per più’ di 40 anni e ignorare tutte le pensioni alte elargite a persone che hanno lavorato per meno di un terzo e’ un insulto. E poi dicono che non ci sono soldi. Vergognatevi!!! Mi fermo qui, anche se le cose che vorrei dire sono tante, anzi purtroppo troppe.

  12. Il governo Draghi può ancora temporeggiare poco tempo , dovrà uscire allo scoperto e dichiarare pubblicamente le sue intenzioni sulla possibile riforma delle pensioni sempre che ci sarà…ho il sospetto che possa uscire una cosa temporanea sempre peggiorativa e lasciando le problematiche della riforma al prossimo governo. Noto con tristezza che il ministro del lavoro Orlando ormai tace da tempo alle richieste dei tavoli sindacali , spero si renda conto di quello che non fa….

  13. correggo pietro 62; quelli del 1958 , se hanno raggiunto i 38 anni di contributi, già dall’anno scorso potevano andare in pensione; quelli del 1959 quest’anno vanno in pensione; gli sfigati nati nel 1960 (indovina di che anno sono io?) se la prendono nel c….. perchè hanno messo la regoletta del minimo d’età; detto questo; i conti pubblici sono in crisi per evasione fiscale, baby pensioni (40 anni d’età, non contributi), pensioni dei politici, categorie privilegiate, eccc; chi ha raggiunto 40 anni di contributi la pensione se l’è sudata; e avremo anche pensioni di merda per la regola del sistema misto; figuriamoci se solo contributivo

  14. Io questo commento lo comprendo poco.L’unica soluzione alle risultanze dell’articolo sarebbe l’abolizione stessa del sistema previdenziale pubblico.Questo perché uno dei temi di cui si parla, mi riferisco al calo demografico, non si risolverà in pochi anni e comunque molto dopo che la generazione dei baby boomers sarà andata in pensione. A meno che non si voglia innalzare l’età pensionabile a 80 anni!!!

  15. E con questa lettera la quota 100 è stata completamente demolita !! Infatti senza equità e senza logica ogni legge è una grandissima pagliacciata. Nulla da dire caro Salvini e caro Durigon ? Come ho sempre sostenuto da due anni a questa parte su questo stesso sito, la legge Fornero era si una legge dura, durissima, emanata in un contesto economico di emergenza, ma almeno conteneva una sua logica, che non era solo quella di fare cassa, ma di smetterla di inseguire ad ogni nuovo governo, una nuova riforma delle pensioni cosi come accaduto dai primi anni 90. La Fornero si poteva certamente migliorare tenendola comunque in equilibrio e rendendola meno dura. Sin dalla riforma Dini, ad ogni riforma, si diceva : “Abbiamo messo i conti in equilibrio”, ma non era vero. Stiamo ancora pagando le baby pensioni e le varie compravendite di voti. Tu mi dai il voto e io ti ti mando in pensione prima. In quest’ultima ottica si inserisce perfettamente anche la quota 100, un favore a pochi senza aver risolto nulla. Dopo tre anni siamo al punto di partenza, la Fornero. Solo che stavolta abbiamo Draghi Pdc e non un Conte succube delle promesse gialloverdi. Abbiamo speso miliardi e non c’era assolutamente bisogno ne della quota 100 che è stata una forma di prepensionamento per alcuni, ne del RdC visto che esisteva già il REI familiare e bastava solo incrementarlo. Il RdC è stato aggirato con finte separazioni e nuove residenze fittizie. Oggi sappiamo che la GdF ha scoperto 7000 furbetti per un danno di 50 milioni di euro che non saranno mai più recuperati. Mi domando: “Ma i Navigator, queste 7000 persone le avrà chiamate almeno una volta in due anni per proporgli un lavoro ?”
    Sono altresì sicuro che, se si controllassero i fruitori della quota 100, scopriremmo che molti non hanno minimamente lasciato il lavoro e magari nemmeno la stessa ditta e oggi fruiscono di una doppia entrata, pensione e lavoro in nero, alla faccia di chi ancora si sta sorbendo la Fornero fino in fondo.

  16. Mister agrisanti e mister cazzola si preoccupano “è fanno campagna contro” x avvertire il Governo a non erogare pensioni con il sistema misto ad una età equa, mentre cazzola ha una pensione con un super retributivo e x un super vitalizio “di cui ha fatto ricorso x un diritto aquisito”. Il vitalizio non è un diritto ma una ladrata fatta da loro e legalizzata.
    Se il tutto non è più sostenibile, si rivedano tutte le pensioni “passate, presenti e future” x una più equa sostenibilità x tutti.
    Non devono esserci pensionati di serie A e pensionati di serie b, direi che è ora di finirla, e di avere rispetto dei lavoratori tutti e dei futuri pensionati.

  17. No vabbè, analisi del tutto parziale, mancano un sacco di variabili che sono descritte ottimamente dal lettore Mauro Lastrucci qua sopra.

    Niente scuse per fare una riforma come richiesta fatta dai sindacati.

  18. Non ho conoscenze teoriche adeguate ne dati alla mano per entrare nel merito dell’elaborato. Mi sento però di fare 3 osservazioni:
    La prima: non capisco perchè questo elaborato torni alla ribalta oggi, quando la questione è stata sollevata 20 anni fa circa dallo stesso prof. Agrisani. Probabilmente, se ascoltato allora si sarebbero evitate numerose ingiustizie e sicuramente gli errori della Fornero.
    La seconda: sembra quasi che si voglia far pagare tutti gli errori fatti ad una sola classe di lavoratori (quelli nati negli anni dal 58 al 68) che devono lavorare anche per chi non ha lavorato (leggasi baby pensioni, pensioni dei politici, dei statali e parastatali con agevolazioni annesse).
    La terza: mi pare di capire che volutamente negli anni si è tenuto nascosto il vero costo delle pensioni e, all’interno dello stesso si sono fatti confluire costi assistenziali. Cio’ detto rimane un fatto inconfutabile: il lavoratore che ha versato contributi per 40 anni ha pienamente diritto di ricevere (da subito) una pensione decorosa con qualsiasi metodo matematico si voglia adottare. In pratica se il sistema non regge non è certo colpa di chi si è fidato dello stato ed ha versato per 40 anni semmai è di chi ci ha governato e di quanti hanno preso e prendono tuttora pensioni non in linea con quanto versato (leggasi in primis baby pensioni, politici, sindacalisti, onorevoli, manager nella pubblica amministrazione ecc. ecc). E’ sulle loro pensioni che vanno rifatti i calcoli e ci si dovrebbe far restituire il mal tolto, non sempre e soltanto sul povero lavoratore tartassato.
    Perchè di questo non se ne parla mai?

  19. E bravo il professore Massimo Angrisani, nella sua lettera però si è dimenticato di scrivere anche che tutte le megapensioni ed i vitalizi che si prendono i politici ( i quali non versano niente all’INPS ma siamo sempre noi a versare per loro) dovrebbero essere rivisti come anche i megastipendi.Io per avere un aumento di stipendio devo pregare molte volte il mio datore di lavoro e forse alla fine me lo da mentre loro lo chiedono a se stessi e naturalmente loro non si dicono di no.Si è dimenticato di dire anche che con questa pandemia tante pensioni non vengono più pagate oppure pagate la metà,che l’aspettativa di vita è diminuita, che basterebbe inoltre fare più controlli sulle pensioni di invalidità oppure sui redditi di cittadinanza e su tutti gli sprechi che vengono fatti e far pagare veramente chi sbaglia oppure ruba. MA LO SAPETE QUANTI SOLDI SI RECUPEREREBBERO????
    ALTRO CHE PENSIONI SI POTREBBE PAGARE.
    MA FATEMI IL PIACERE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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