Riforma pensioni 2021 e Lavoro: intervista a Cazzola sulla Manifestazione dei sindacati

Intervista esclusiva a Giuliano Cazzola

Pensionipertutti: Prof Cazzola cosa ne pensa delle tre manifestazioni indette dai sindacati che si terranno oggi nelle città di Bari, Firenze e Torino, concorda con gli intenti di Cgil, Cisl e Uil su pensioni e lavoro?

Prof Giuliano Cazzola: Sa quale dovrebbe essere lo slogan delle manifestazioni di oggi?  ”Fermate il mondo che vogliamo scendere”. Questa non è una giornata di lotta, ma la dimostrazione dell’impotenza e della disperazione che contraddistinguono gli attuali gruppi dirigenti confederali. Creda che non lo sappiano di essere su di una strada da cui si esce solo a marcia indietro? Prima o poi questa situazione dovrà finire, ma loro non sono preparati ad affrontare il ”dopo” e quindi pretendono di tenere l’apparato produttivo bloccato il più a lungo possibile. Sembrano i passeggeri di una mongolfiera bucata. Credono di andare più veloci invece stanno precipitando. 

Pensionipertutti: Maurizio Landini, leader della Cgil, con i colleghi di Cisl e Uil oggi scende in piazza per chiedere al Governo il blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre, lo aveva anticipato da mesi se il Governo guidato da Draghi non si fosse messo intorno ad un tavolo per discutere di un rinvio dello sblocco dei licenziamenti, sarebbe stata ‘rottura sociale’. Era dunque questo l’unico modo per ridare una prospettiva al Paese in termini di ripresa, scendere in piazza oggi per protestare?

Prof Giuliano Cazzola: Le sembra che abbia una prospettiva un Paese che tiene insieme decine di migliaia di posti di lavoro legati alle aziende grazie ad un rapporto giuridico fittizio mentre interi settori denunciano di non essere in grado di trovare manodopera. Con i sindacati che si accaniscono a tenere in vita posti di lavoro che sono ormai anime morte e non si pongono minimamente il problema di avviare delle politiche attive, sorrette dagli ammortizzatori sociali e da esperienze di riconversione professionale. 

Pensioniperutti: Ma mi perdoni il Comunicato della Triplice afferma: “L’obiettivo primario è conquistare la proroga sui licenziamenti almeno fino al 31 ottobre , una riforma degli ammortizzatori sociali e nuove politiche attive per il lavoro”. Quindi la proroga servirebbe proprio nell’attesa dei nuovi ammortizzatori sociali, ho inteso male?

Prof Giuliano Cazzola: No ha inteso bene, ma L’attesa di nuovi ammortizzatori sociali è un pretesto. Gli ammortizzatori ci sono e ci sono stati. Laddove non erano previsti è arrivata senza risparmi la cassa in deroga, con botte da 4-5 miliardi al mese. La cassa da covid per le aziende prive di strumenti di tutela ordinaria arriverà fino alla fine dell’anno. Le riforme sono state fatte, nel jobs act e nei provvedimenti successivi. Ha visto i sindacati darsi da fare per attivarli? Vuole che glieli ricordi? 

Pensionipertutti: Sì grazie aiuterebbe senza dubbio anche i nostri lettori a fare il punto

Prof Giuliano Cazzola: Proprio per la diversa rilevanza “sociale” dei licenziamenti collettivi, il legislatore ne detta una disciplina specifica rispetto alla fattispecie del recesso individuale (comunque azionabile in giudizio). L’accento viene posto sul coinvolgimento della parte sindacale e, più in generale, sulla c.d. procedimentalizzazione del potere di recesso. In altri termini, si vuole che il datore di lavoro deciso a licenziare collettivamente i propri dipendenti debba seguire un iter estremamente articolato, nell’ambito del quale spicca il coinvolgimento dei soggetti portatori degli interessi opposti in gioco  e il filtro preventivo dell’intervento della Cigs. In sostanza si apre un negoziato motivato e riferito ad un numero di lavoratori anonimi fine alla conclusione della procedura, conclusa la quale con un accordo o un mancato accordo, l’azienda può portare a termine l’operazione secondo una gerarchia di criteri previsti dalla legge. Durante il negoziato subentra l’esame degli strumenti messi a disposizione dal legislatore per la tutela dei lavoratori che perdono il posto. È previsto un istituto specifico, la Naspi, una prestazione che viene erogata per assicurare un reddito, per un periodo determinato,  a chi è disoccupato.

Riforma pensioni 2021, quali vie d’uscita ad oggi?

Pensionipertutti: E per chi fosse in età da pensione?

Prof Giuliano Cazzola: Sono previste norme che accompagnano i lavoratori al pensionamento anticipato. Lo scivolo pensionistico è inerente ad un c.d. contratto di espansione e consente a un’impresa (il decreto Sostegni bis riduce il limite ad meno 100 dipendenti) di mandare in pensione i dipendenti stessi che si trovano a non più di cinque anni dall’età della pensione di vecchiaia o della pensione anticipata, avendo regolarmente maturato il requisito contributivo minimo richiesto. Ovviamente l’impresa non può decidere in maniera unilaterale il pensionamento del proprio dipendente, ma deve ricevere sempre il consenso da parte del diretto interessato. Durante il periodo dello scivolo pensionistico, il datore di lavoro è chiamato a versare al dipendente un’indennità mensile che deve essere commisurata al trattamento pensionistico maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Inoltre, il titolare dell’azienda deve versare anche i contributi previdenziali nell’eventualità che la prima decorrenza utile della pensione sia quella prevista dal pensionamento anticipato. Lo Stato viene incontro al datore di lavoro soltanto per un massimo di 24 mesi, vale a dire contribuendo al 100% alla copertura della Naspi: una volta scaduti i due anni, il versamento del trattamento economico da destinare al lavoratore è totalmente a carico dell’impresa

Pensionipertutti: Quindi occorre o no mettere mano al sistema previdenziale, le misure ci sono già o si può fare di più post quota 100?

Prof Giuliano Cazzola: Esistono già degli strumenti é utilizzabile il pacchetto Ape (nelle tipologie di sociale e aziendale). L’APE sociale permette di far valere 63 anni di età e – a seconda dei casi – 36 o 30 anni di versamenti contributivi. L’Ape aziendale ha più o meno le medesime caratteristiche del contratto di espansione.

Pensionipertutti: Ma per i precoci, che richiedono la Quota 41, misura  che oggi sarà appoggiata anche dalle parti sociali in piazza?

Prof Giuliano Cazzola: Per i c.d. precoci (che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni) è definita alle medesime condizioni precedenti, in modo strutturale, una possibile uscita a quota 41 anni di contribuzione. Certo queste misure hanno delle condizionalità ancorché molto ampie. Ma rispondono a criteri di equità e di tutela per coloro che presentano dei disagi e dei problemi effettivi.  Vi è poi la gamma dei contratti di solidarietà che intervengono però, attraverso riduzioni di orario e di retribuzione, in costanza di rapporto di lavoro, secondo criteri distributivi tra tutti i dipendenti, allo scopo di scongiurare gli esuberi. 

Riforma pensioni 2021: previdenza primo soccorso per chi é rimasto senza pensione?

Pensionipertutti: Ma la previdenza non potrebbe, specie in un momento come questo, venire proprio in soccorso a quanti sono rimasti senza lavoro?

Prof Giuliano Cazzola: Si, certo. Come è sempre avvenuto – oltre a quanto già segnalato – la previdenza potrebbe venire in soccorso della disoccupazione. Già negli anni ’80 del secolo scorso la ristrutturazione di importanti settori produttivi fu messa a carico del sistema pensionistico attraverso i c.d. prepensionamenti (circa 400mila per un costo di 50mila miliardi di lire) il cui onere fa parte ancora dei trasferimenti ordinari dal bilancio dello Stato a quello dell’Inps. 

Pensionipertutti: Dunque lei non è contrario in toto ad una riforma delle pensioni, come tanti pensano

Prof Giuliano Cazzola: Io dico questo con fermezza: se si vuole discutere di pensioni,  non ha senso infilarsi in un riordino di carattere generale a disposizione di tutti, anche di coloro  che non hanno particolari problemi di lavoro e di salute in una fase come l’attuale. Si veda piuttosto come – a certe condizioni sostenibili  – il pensionamento anticipato (in Italia largamente prevalente) possa essere usato alla stregua di un ammortizzatore sociale. Ma perché ciò sia possibile non serve sparare nel mucchio. Abbiamo già visto che i turn over automatici (tanti purchessia vanno in pensione, altrettanti purchessia prendono il loro posto) appartengono alle teorie economiche dei Bar Sport della provincia profonda. 

Pensionipertutti: Dunque riforma pensioni sì ma non per tutti, diciamo con interventi mirati, è corretto?

Prof Giuliano Cazzola: Esatto, Un altro paio di maniche sono gli interventi mirati, lo sviluppo dei fondi bilaterali (che già durante la pandemia hanno fatto la loro parte ovviamente dove c’erano ed operavano ): strumenti che, nella transizione, possono intervenire nella prospettiva di una svolta a livello delle politiche attive. Poi smettiamola di sparare cifre di esuberi per sentito dire. Il solo dato certo è che il combinato perverso tra le restrizioni dell’attività produttiva (è bastato riaprire per assistere ad una robusta ripresa) e la pretesa di congelare la normale gestione del personale nelle aziende non ha impedito la perdita di un milione di posti di lavoro.

Ringraziamo il Professor Giuliano Cazzola per questa lunga ed articolata intervista relativamente alle richieste che oggi i sindacati faranno al Governo scendendo in Piazza in tre città Bari, Firenze e Torino.  Voi cosa ne pensate delle considerazioni del Professore, condividete le critiche o scenderete comunque  in piazza al fianco dei sindacati? Fatecelo sapere come sempre nell’apposita sezione ‘commenti’ del sito.

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8 commenti su “Riforma pensioni 2021 e Lavoro: intervista a Cazzola sulla Manifestazione dei sindacati

  1. Dal sindacato di Luciano Lama a posizioni iperliberiste.
    Un po’ come passare dai picchetti davanti alla fabbrica alla serrata. Un bel salto della quaglia. Complimenti.

  2. “Le sembra che abbia una prospettiva un Paese che tiene insieme decine di migliaia di posti di lavoro legati alle aziende grazie ad un rapporto giuridico fittizio mentre interi settori denunciano di non essere in grado di trovare manodopera.”

    Cazzola ha trovato la soluzione per risolvere la disoccupazione: licenziare!

    Geniale … geniale … geniale. Lo voglio Premier al più presto.

  3. Venire incontro ai soggetti “deboli” usando lo strumento dello scivolo pensionistico è un dovere dello Stato ma, come dice Cazzola, deve essere coperto dai trasferimenti dello Stato all’INPS, come di fatto in parte avviene.
    Quello che non va bene è sostenere questi provvedimenti sociali con la contribuzione dei lavoratori e in modo particolare con il dilazionamento dell’età pensionabile o l’aumento indiscriminato dei requisiti contributivi, cioè quello che ha fatto la ex ministra Fornero a suo tempo varando una legge iniqua per la quale sarà odiata per generazioni!
    Va ridatta dignità ai lavoratori che hanno lavorato e contribuito per avere un assegno dignitoso e in tempi non soggetti alle invenzioni dei politici.

  4. la disamina è molto articolata e mi complimento; si parla di categorie disagiate, di ape sociale, di contratti di solidarietà, di altre norme a favore di un piccolo gruppo di ristretti, di chi ha problemi di salute; in pratica 4 gatti; e per tutti gli altri …………………………….arrivare allo sfinimento, o meglio non arrivarci alla pensione , morire prima, così lo stato risparmia sulle pensioni; come dire: se sei quasi cadavere ti mando in pensione tanto muori presto, se sei mezzo cadavere ti mando tra 1 anno tanto muori presto; se sei in sufficiente forma devi soffrire 3 -4 anni in modo che se ti va bene vai in pensione e muori subito; complimenti prof. Cazzola la sua disamina sa di sadismo

  5. In un mondo perfetto dove lasci un posto di lavoro per andarne a trovare uno migliore lo sblocco dei licenziamenti non sarebbe un problema! Ma il nostro è un paese di furbetti. Chi ora si lamenta che non trova lavoratori è molto spesso colui che non si è fatto scrupoli di lasciarli a casa alla prima difficoltà per cercare di mantenere inalterato il proprio profitto! Ora MERITA che non se lo fili nessuno! Nessuna pietà per chi è senza un’etica del lavoro.

  6. Come Volevasi Dimostrare:
    Tra APE Maia e APE Car – tra miele polline e pappa reale – ” tutto rimarra’ tale e quale ”
    Anzi … come si vocifera da tempo … e’ gia’ pronta nel cassetto la versione “FORNERO 2.0”
    Iniziamo pertanto – seriamente – a guardare (studiare) i sistemi pensionisti delle altre nazioni europee e chiedere ai nostri politici – prima delle urne elettorali – di “copiare” qualcosa di oggettivamente “SANO” per tutti i lavoratori e prossimi/futuri pensionandi italiani!!!

  7. Desidererei che nelle vostre rubriche venisse parlato anche del pensionamento dei disoccupati ultrasessantenni senza indennità in quanto anche se abbiamo pochi contributi (comunque oltre 20 anni) riteniamo giusto utilizzarli a partire anche dai 62/63 anni . Non possiamo aspettare di raggiungere i 67 anni .

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