Riforma pensioni 2021, ecco le 11 proposte sindacali al Governo

Riceviamo dal segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, e volentieri pubblichiamo l’elenco delle 11 proposte sindacali prioritarie che Cgil, Cisl e Uil hanno redatto insieme al fine di far pervenire le loro linee guida al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Orlando, in attesa che decida di convocarli e riaprire il tavolo di confronto sulla previdenza.

Di seguito riportiamo integralmente quanto ricevuto, affinché i nostri lettori, che spesso ci fanno domande in tal senso, possano avere ben chiare su quali proposte le parti sociali intendono fare pressing al Governo, affinché la riforma pensioni post quota 100 possa essere maggiormente equa ed in linea con le richieste dei cittadini.

Riforma pensioni 2021: Le proposte sindacali per una riforma previdenziale

Le pensioni sono uno dei temi prioritari da affrontare in questa fase. Dopo i primi positivi interventi di modifica della legge Monti-Fornero introdotti in questi anni grazie all’iniziativa sindacale, occorre continuare a cambiare il sistema previdenziale al fine di eliminare gli aspetti iniqui del sistema, fra i più restrittivi d’Europa, e determinare risultati concreti in linea con le richieste indicate da tempo nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, che rimane il riferimento per una riforma organica del sistema previdenziale del nostro Paese.

Non condividiamo che nel Def e nel Pnrr le pensioni continuino ad essere considerate solo come un fattore di spesa, senza tenere conto del profilo di sostenibilità sociale dell’attuale modello. Considerando anche l’imminente conclusione della sperimentazione di “quota 100”, prevista al 31 dicembre 2021, che sta determinando un risparmio importante di risorse per via del numero di pensioni liquidate decisamente inferiore alle previsioni, riteniamo necessario riavviare al più presto un tavolo di confronto con il Governo per affrontare i diversi punti contenuti nella Piattaforma sindacale.

Il confronto dovrà essere anche l’occasione per valutare le ricadute della crisi pandemica in corso sul versante previdenziale, ad iniziare dai problemi occupazionali e sanitari legati all’età avanzata, e dalla dinamica della spesa previdenziale. Queste ragioni rendono ancora più urgente il confronto e l’assunzione di provvedimenti conseguenti.

Flessibilità in uscita

E’ necessario estendere la flessibilità nell’accesso alla pensione, permettendo alle lavoratrici e ai lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Questa proposta è ancor più sostenibile considerando che siamo ad un passaggio di fase decisivo per il sistema previdenziale in quanto le future pensioni saranno liquidate prevalentemente o esclusivamente con il calcolo contributivo.

Contestualmente vanno sensibilmente ridotti i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale), penalizzando in questo modo i redditi più bassi. Occorre, inoltre, modificare l’attuale meccanismo automatico di adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi di accesso alla pensione sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione.

Contratti di espansione e Isopensione

Anche in considerazione della crisi pandemica che sta sconvolgendo l’economia e mette a rischio migliaia di imprese e milioni posti di lavoro, sono necessari strumenti efficaci per favorire il passaggio dal lavoro alla pensione che potranno risultare utili anche per governare la difficile fase che si aprirà con lo sblocco dei licenziamenti e per favorire il ricambio generazionale. Si ritiene necessario, pertanto, rendere più accessibili ed efficaci gli strumenti già esistenti come il contratto di espansione di espansione e l’isopensione, che prevedono l’uscita anticipata dal lavoro rispettivamente di 5 e 7 anni dalla maturazione della pensione, andando oltre i pur importanti interventi migliorativi previsti dall’ultima legge di bilancio, dal momento che permane l’esclusione della maggior parte del mondo del lavoro dalla possibilità di un loro utilizzo.

Sostegno alle categorie più deboli (disoccupati, invalidi , care giver, lavori gravosi e usuranti)

Vanno garantite strutturalmente condizioni più favorevoli per accedere alla pensione alle categorie più deboli, ad iniziare da quelle che rientrano nell’Ape sociale (disoccupati, invalidi, coloro che assistono un familiare con disabilità e chi ha svolto lavori gravosi o usuranti). In questo contesto è necessario tutelare la figura dei “lavoratori fragili” che nell’emergenza sanitaria sono più esposti ai rischi del contagio e occorre ampliare la categoria dei disoccupati, ad iniziare da quelli di lunga durata fra cui gli esodati. La platea dei lavori gravosi ed usuranti andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita.

Per questa ragione è necessario riattivare la Commissione incaricata del lavoro di studio e di analisi sulle diverse gravosità dei lavori. E’ necessario inoltre tener conto anche di coloro che svolgono attività lavorative con esposizione a materiale nocivo e a coloro che hanno avuto il riconoscimento di una malattia professionale Inail e più in generale di coloro che sono affetti di malattie che determinano un’attesa di vita più bassa Infine, le pensioni di inabilità con quote nel sistema contributivo vanno valorizzate attraverso un coefficiente di trasformazione che tenga conto dell’impossibilità dello svolgere qualsiasi attività lavorativa e un’attesa di vita sicuramente più bassa rispetto alla media.

Il lavoro di cura e delle donne

Gli interventi normativi di questi ultimi anni hanno equiparato i requisiti per la pensione di vecchiaia fra uomini e donne, quando invece rimangono ancora profonde le differenze fra i due generi nel mercato del lavoro, nei percorsi professionali e nella distribuzione del lavoro di cura in ambito familiare. Le stesse misure adottate per rendere più flessibile l’accesso alla pensione, come l’Ape sociale e Quota 100, hanno visto poche donne beneficiarne, a causa l’elevato requisito contributivo richiesto. E’ quindi necessario prevedere soglie contributive d’accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne e la proroga di “Opzione donna”.

Il lavoro di cura non retribuito, svolto in prevalenza dalle donne, è una voce fondamentale del welfare del nostro paese ed è necessario tenerne conto a livello previdenziale con misure adeguate, come il riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio (o a scelta della lavoratrice una maggiorazione del coefficiente di trasformazione) e il riconoscimento di un anno di contribuzione ogni 5 anni dedicati al lavoro di cura di persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare.

La tutela dei giovani, del lavoro povero e del lavoro discontinuo: la pensione contributiva di garanzia

Senza lavoro dignitoso non c’è pensione dignitosa e la priorità deve essere un lavoro stabile e di qualità. Ma visto il diffondersi dei lavori discontinui, part time o poveri, fenomeni che coinvolgono in particolare i più giovani e le donne, è necessario intervenire anche sul fronte previdenziale, per evitare un’emergenza sociale devastante, considerando anche che chi rientra nel sistema contributivo non può contare neanche nell’integrazione al minimo della pensione.

CGIL-CISL- UIL richiedono pertanto la creazione di una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni, per assicurare a tutti un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale.

La previdenza complementare

Bisogna rilanciare le adesioni alla previdenza negoziale, da anni sostanzialmente stagnanti, rendendola effettivamente accessibile anche a chi lavora nelle piccole imprese e ai giovani. In questa direzione proponiamo in particolare un nuovo periodo di silenzio assenso e una adeguata campagna informativa ed istituzionale, così come meccanismi che consentano alla persona di poter esercitare liberamente la scelta di adesione.

Chiediamo di riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione alle precedenti aliquote più favorevoli e promuovere le condizioni perché i fondi investano maggiormente nell’economia reale del Paese, prediligendo il sostegno alle infrastrutture, anche sociali.

La tutela dei redditi da pensione

Va garantita la tutela dei redditi da pensione, particolarmente colpiti in questi anni, attraverso il rafforzamento e l’ampliamento della “quattordicesima”, una minore tassazione fiscale che sui pensionati italiani pesa il doppio rispetto alla media europea, e il ripristino della piena rivalutazione delle pensioni.

Tfr e Tfs e prescrizione della contribuzioni per i pubblici dipendenti

Vanno parificate le condizioni di accesso al Tfr e Tfs tra settore pubblico e settore privato. Inoltre, è necessario intervenire sulla prescrizione contributiva dei lavoratori della pubblica amministrazione che devono essere messi in condizione di verificare la propria situazione previdenziale, ancora oggi incompleta e non corrispondente alla effettiva carriera lavorativa. Solo così si possono tutelare i lavoratori dal rischio di perdere periodi di contribuzione con gravi danni sulla futura pensione.

Esattoriali

Va individuata una soluzione per il Fondo esattoriale Inps, dando attuazione al decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n. 55 del 8 maggio 2018, con il quale veniva stabilito che le risorse del Fondo di Previdenza dovessero essere utilizzate per dar luogo a una pensione aggiuntiva calcolata con il sistema contributivo.

Separazione spesa previdenziale/spesa assistenziale

Nella determinazione della spesa pensionistica, così come oggi viene statisticamente rilevata, incidono molte voci che non hanno natura previdenziale e non hanno corrispondenza nelle rilevazioni degli altri paesi europei. Dati che non considerano inoltre il differenziale fiscale, più alto per i pensionati del nostro Paese, che per lo Stato non rappresenta una spesa ma solo una partita di giro.

Tutto ciò porta ad una rappresentazione fuorviante della situazione, da più parti riconosciuta. E’ necessario pertanto riattivare al più presto i lavori della Commissione preposta all’analisi della spesa previdenziale e assistenziale soprattutto per poter giungere ad una corretta rappresentazione della effettiva spesa pensionistica italiana

Interventi nel sistema contributivo

E’ necessario prevedere nel sistema contributivo una incidenza effettiva delle maggiorazioni anche nella misura delle prestazioni pensionistiche, attraverso una valorizzazione del montante contributivo o del coefficiente di trasformazione. Inoltre, sarebbe importante considerare la specificità del lavoro part time, attraverso la corretta imputazione della retribuzione da assumere nel calcolo di alcuni istituti, come il riscatto e i versamenti volontari.

Cosa ne pensate delle proposte della Cgil, Cisl e Uil collimano con i vostri desiderata? Fatecelo sapere come sempre nell’apposito sezione commenti.

21 commenti su “Riforma pensioni 2021, ecco le 11 proposte sindacali al Governo

  1. Io dico ai sindacati di non mollare questa volta. Lottare fino in fondo. 41 anni di contributi sono tantissimi. Specialmente nel settore privato. E dico a questi mercenari del governo che Dio vi illumini a riflettere di tutti i danni che avete fatto a questo paese e a una intera generazione di giovani grazie Cordiali saluti

  2. E oltre tutto i ritmi di lavoro nelle fabbriche sono abbastanza aumentati sempre piu negli anni… Perche non ne parlate mai di questo?
    Poi si parla di pensioni di garanzia ai giovani… E degli over 50/55 che perdono il lavoro chi da la garanzia visto che le aziende appena vedono un curricola cestinano subito?
    Perchè intervistate i vari confndustria…??

  3. I sindacate hanno tutte le ragioni del mondo e il governo deve ascoltare chi rivendica cio che ê sacrosanto dividere la previ denza dall’assistenza in primis .

  4. Ma…per quello che riguarda i lavori gravosi e usuranti….
    Basta differenziare tra chi è in ufficio e chi nei cantieri/fabbriche,linee, ecc…
    E tra privato e pubblici c è una netta differenza con l aggravante che l operaio al giorno d’oggi deve metterci la manualità….
    Mi sembra ovvio….
    È gia ben distinta la cosa…

  5. La flessibilità dell’età pensionabile deve la base da cui partire.
    Quota 41 è sacrosanta ma non tutti i lavoratori hanno la possibilità di maturare così tanti anni di contributi;
    pertanto bisogna dare la possibilità anche a chi non matura un’anzianità contributiva così elevata di poter accedere alla pensione ad un’età inferiore ai 67 anni.
    Da non scartare a priori la proposta Tridico che però non vedo segnalata nel vostro sito.

  6. “E’ necessario estendere la flessibilità nell’accesso alla pensione, permettendo alle lavoratrici e ai lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età.”
    Avete fatto bene a mettere questi punti in alto alla lista, perchè è giusto concentrarsi su questi. Solo che ora sono finiti i tempi del chiedere, a chiedere siamo capaci tutti, siamo già stati troppo maltrattati, ora é arrivato il tempo di pretendere. È tempo di raggiungere il risultato senza tutti quei paletti messi lì apposta per ostacolare più persone possibili di raggiungere l’agognato traguardo.
    E a chi vi chiede vergognosamente e senza ritegno “chi paga?” rispondete che le pensioni non vanno messe nella colonna delle spese, ma nella colonna dei prestiti fatti che vanno restituiti.
    Noi lavoratori, i soldi li abbiamo già dati con grossi sacrifici, ce li devono restituire prima della morte.
    Cari sindacati, siamo tanto stanchi, ora vi state giocando definitivamente la credibilità.

  7. Aggiungerei una 12ma proposta: ripristinare l’APE volontario che non costerebbe niente allo Stato e risolverebbe qualche problema a qualche cittadino.

  8. Ottima proposta. È importante presentarsi uniti al tavolo di confronto. E non cedere per nessun motivo al calcolo misto dopo 41 anni di contributi!!
    Non accetto che dopo una vita di lavoro, dopo tre figli, dopo aver dovuto passare al par-time per poter conciliare casa-figli-lavoro, dopo aver aiutato i genitori anziani e invalidi, mi si debba penalizzare anche il calcolo della pensione! 41 anni devono bastare, senza se e senza ma!!!!!

  9. HO 55 ANNI LA MIA AZZIENDA CASTELBERG DI BITONTO FALLITA NEL 20004 APPARTENENTE ENTE ERSAP REGIONE PUGLIA SONO RIMASTO DISOCCUPATO MA NESSUNO PRENDE PROVVEDIMENTO .EPPURE EUROPROGEA DITTA AQUIRENTE AVEVA PROMESSO U RIASSORBIMENTO DI POCHI OPERAI CASTELBERG INVECE HANNO ASSUNTO 200 UNITA E NOI SIAMO RIMASTI FUORI SENZA SOLDI ESENZA ESSERE ASSORBITI GRAZIE AL PRESIDENTE NICHI VENTOLA .A 55 ANNI STO CERCANDO LAVORO E NESSUNO MI PENSA E COLPA DI CHI………

  10. Secondo me sarebbe opportuno fissare il numero di anni di contributi necessari al raggiungimento della pensione, senza ulteriori paletti, legati all’età. A cosa serve lavorare fino a 67 anni con 47 anni di contributi, se a un certo punto non maturi più nulla in termini economici. Attualmente chi è precoce, va in pensione prima, chi ha una laurea può riscattarla, chi invece ha un diploma ed ha iniziato a lavorare a 19 anni, non può giovare di nessuno sgravio, vi sembra giusto?

  11. Perché non chiedere semplicemente l’adeguamento dell’aspettativa di vita anche al ribasso? Vista la situazione attuale l’anticipata Fornero andrebbe a 42 anni, donne e precoci 41 e chi non ha abbastanza contributi a 67. Forse si darebbe un colpo al cerchio e uno alla botte

  12. Salve.. va tutto bene…la flessibilità in uscita però non può essere cambiata ora e passare dal.misto al retributivo i precoci sono stati usurpati dei loro diritti passando da 35 a 38 ..poi 40..41.. 43.. abbiamo il diritto di andare in pensione a 41 col sistema.attuale.. non e stato scritto nulla sulla.pensione dei parlamentari.. a 62 oppure 42.10 col contributivo mi sembra equo.e niente vitalizi per generazioni

  13. Credo che dopo 41 anni di lavoro o 65 anni di età, sia giusto poter andare in pensione se si vuole, con una pensione dignitosa ed giusta. Ed a quelli che sono bravi a proporre di volere tagliare le pensioni o allungare il periodo di lavoro, perché non si tagliano i loro stipendi e pensioni si fa presto a farsi belli con idee e parole per gli altri c’è un detto per rendere l’ idea armiamoci e partite per chiudere non tutti i lavori sono uguali .

  14. Buonasera per quanto mi riguarda sono d’accordo su tutto, in modo particolare su 41 e 62 anni senza penalizzazioni e con sistema retributivo fino al 96. Spero che queste proposte diventeranno effettive a inizio anno prossimo. Per quanto mi riguarda sono a 39 anni di lavoro , sono invalido del lavoro e ho molte problematiche alle gambe oltre ad avere una mano con 3 dita in meno, faccio il magazziniere in tessitura ei pesi sono la mia compagnia, non so quanto potrò ancora andare avanti, ecco perchè spero nei 41 anni. Grazie cordiali saluti.

  15. Sono d’accordo con tutto quello che è stato descritto. Adesso bisogna però portare a termine il tutto. Grazie

  16. bisogna estendere la possibilità di riscattare i contributi non versati, da riscatto, anche ai lavoratori assunti prima del 1996. Libertà di versare i propri contributi mancanti, come la legge prevede per la ”pace contributiva” per i lavoratori assunti dopo il 1996

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