Riforma pensioni 2021, Ganga (Cisl) risponde sul decreto legge post quota 100

Nella giornata di ieri parlando di Riforma delle pensioni abbiamo pubblicato una bozza di decreto legge che un nostro lettore Paolo C. ha deciso di scrivere e porre all’attenzione dei sindacati. Nello stesso promuoveva in primis l’uscita con 62 anni d’età o con 41 anni di contributi senza penalità, poi un focus specifico per i disoccupati di lungo corso.

Abbiamo provato ad interfacciarci con la triplice, tirata in causa dal nostro lettore, per comprendere quanto vedessero di buon occhio le considerazioni inserite provocatoriamente in questo decreto legge. Al momento ci siamo riusciti a confrontare con Ignazio Ganga, segretario confederale della Cisl, che ringraziamo moltissimo per aver accolto l’ invisto ad un confronto diretto con i nostri lettori e per la rapidità con cui ci ha rilasciato la sua dichiarazione. Eccovi le sue parole:

Riforma pensioni 2021: le parole di Ganga (Cisl)

Le proposte che il lettore Paolo C. ha formulato nella sua ipotesi di decreto legge rispetto all’esigenza di flessibilità per accesso alla pensione riscontrano la sensibilità sindacale di conseguire maggiore flessibilità nell’accesso a pensione che la piattaforma sindacale inquadra in 62 anni o in 41 anni di contributi prescindendo dall’età.

Un tema delicato che insieme ad altri aspetti fra cui quello della previdenza dei giovani, delle donne, degli usuranti e delle pensioni in essere etc. rappresenta uno dei contenuti centrali su cui incentrare il prossimo negoziato. Proprio in queste ore stiamo nuovamente sollecitando l’apertura del confronto e non più tardi di ieri il nostro Segretario Generale Luigi Sbarra lo ha espresso al Ministro Orlando nel corso di una iniziativa della Cisl della Calabria, perché il tempo passa e non c’è dubbio che il tema pensioni stia diventando una priorità per il destino di molte persone che non possono correre il rischio, dal primo gennaio 2022, di vedersi allungare l’età pensionabile.

Riforma pensioni, Ganga: anche noi siamo preoccupati sul post quota 100

Così prosegue Ganga, faecdno leva sulle preoccupazioni comuni di cittadini e sindacato allo scadere della quota 100: “Insistiamo anche perché non possiamo nascondere alcune preoccupazioni. Da un lato i disegni di legge già presentati in Parlamento da parti politiche diverse coniugano la flessibilità con il calcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico, dall’altro il Presidente dell’Inps che propone addirittura una pensione pagata in due tempi.

Inoltre, nella Commissione di analisi sulla spesa previdenziale e assistenziale il lavoro sta proseguendo con intensità ma stiamo incontrando diversi ostacoli fra le posizioni in campo per arrivare ad una chiara separazione tra previdenza e assistenza dove la prima per noi dovrebbe essere intesa come la voce collegata ai contributi.

Quello che è certo è che per la Cisl l’intervento per rendere il sistema pensionistico più equo rimane centrale e continueremo a vigilare e ad intervenire in ogni contesto possibile per tutelare i lavoratori e i pensionati

Noi possiamo che ringraziare la disponibilità al confronto di Ignazio Ganga, Cisl, e confidiamo l’intervento possa essere gradito, ma ne siamo certi, anche dal nostro lettore che aveva chiamato in causa i sindacati, forse non sperando davvero in una risposta, che invece é puntualmente arrivata. Restiamo a disposizione di Uil e Cgil qualora volessero aggiungere la loro considerazione rispondendo a Paolo.

Ricordiamo, invece, a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che é tenuto acitare la fonte, tratatndosi di esclusiva rilasciata per il nostro sito.

25 commenti su “Riforma pensioni 2021, Ganga (Cisl) risponde sul decreto legge post quota 100

  1. Quota 41 è l’unica soluzione equa e sostenibile; infatti il criterio anagrafico dei 62 anni costringerebbe a lavorare per 43 anni chi ha iniziato a farlo a 19 anni, mentre chi ha iniziato più tardi potrebbe andare in pensione con meno di 41 anni di lavoro e contributi: E’ EVIDENTE E FUORI DISCUSSIONE CHE CIÒ SAREBBE PALESEMENTE INGIUSTO ED IMPROPONIBILE ( e sfido chiunque a dimostrare il contrario!): non si può costringere alcuni a lavorare per 43 anni, per permettere ad altri di lavorare vari anni di meno!

  2. Non vedo perché i sindacati siano orientati più su 41 anni di contributi che non sull’uscita a 64 anni e 20 di contributi (con eventuale penalizzazione). Se pur vero che la pensione si abbassa leggermente , rimane sempre una opzione di scelta da parte del lavoratore. E mi sembra che anche la proposta del presidente dell’iNPS meriti attenzione, in quanto anche essa si basa su una scelta volontaria. Poi chiaro serve una riforma strutturale, però misure si scelta da parte del lavoratore già esistono (Opzione donna, Ape social) e mi pare che funzionino senza gravare sulle casse dell’iNPS, come invece è successo con quota 100.

  3. Condivido tutto ciò che hanno espresso gli altri. Soluzione 62 anni in pensione. Credo che tutti abbiamo il diritto di vivere serenamente un po’ la nostra vita. Doveri doveri e dare sempre. Poi ad una certa età la.donna biologicamente non può più rendere come a 20 30 40 anni. Non toglieteci nulla che è nostro diritto. E cerchiamo di essere equi in tutto ciò che è nostro. Siamo persone non numeri. Siamo esseri umani. Basta fare ingrassare sempre e solo chi ci governa. Lasciate lavorare i giovani che non hanno un futuro sereno . Noi siamo la generazione che ha lavorato di più.

  4. Sarebbe anche ora di smetterla dire che la pensione anticipata attualmente é 42 anni e 10 mesi quando in realtà é 43 anni e 1 mese, parlate di 41 anni per tutti ma io sarei già contento di 42 per tutti senza penalità e senza finestre

  5. Il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga afferma che non può nascondere alcune preoccupazioni. Infatti, sono ben manifeste, in quanto sono le stesse che vengono espresse dai lavoratori.

    Per quanto riguarda la separazione tra previdenza e assistenza, il segretario della Cisl afferma che si stanno “incontrando diversi ostacoli fra le posizioni in campo per arrivare ad una chiara separazione tra previdenza e assistenza”. Questi ostacoli, è vero, permangono oramai da lungo tempo: “sin dal 1989, il legislatore si è proposto di separare l’assistenza dalla previdenza, istituendo presso l’Inps una speciale Gestione degli interventi assistenziali (Gias) da finanziarsi a carico dell’erario” (come si legge nell’articolo “La sottile distinzione tra previdenza e assistenza” scritto da Onorato Castellino e Elsa Fornero su la voce.info in data 17/07/2003 (https://www.lavoce.info/archives/21872/la-sottile-distinzione-tra-previdenza-e-assistenza/).

    Ma non è sulla separazione tra previdenza e assistenza che è mia intenzione soffermarmi, quanto, invece, sulla previdenza, che, a detta del segretario confederale della Cisl, “dovrebbe essere intesa come la voce collegata ai contributi”. Prima di venire al punto della questione, mi è necessario però fare un preambolo.

    Proprio sui contributi il Prof. Cazzola rileva un problema che espone nel suo libro “La guerra dei cinquant’anni” nel paragrafo 4 intitolato “Il bilancio preventivo Inps per il 2021” a pag. 249: “Il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) ha approvato il bilancio preventivo dell’Inps per l’anno 2021. Le entrate previste per contributi saranno pari a 229,841 miliardi di euro; le uscite per prestazioni da contributi sono pari a 239,120 miliardi, per un saldo negativo pari a 9,27 miliardi di euro”.

    Il Prof. Cazzola non ne indica la fonte, ma ritengo che si riferisca al documento redatto dal Consiglio di indirizzo e vigilanza Inps, Deliberazione n. 23 del 29 dicembre 2020, avente per oggetto: “progetto di bilancio preventivo finanziario generale di competenza e di cassa ed economico-patrimoniale generale dell’INPS per l’esercizio 2021”. Il documento CIV2020_0023.pdf è scaricabile dal sito Inps al seguente indirizzo: https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Istituto/Delibere_Odg/2020/CIV2020_0023.pdf

    In particolare, nel documento del Civ a pag. 13 si legge: “Totale gettito contributivo 229.841 milioni di euro”. A pag. 14, invece, si legge: “Totale spese per prestazioni mutualizzate 239.120 milioni di euro”. (Piccola nota: il prof. Cazzola si esprime in termini di “miliardi di euro” ed utilizza la virgola (,) per indicare i decimali; mentre il Civ si esprime in termini di “milioni di euro” ed utilizza il punto (.) per indicare le migliaia).

    Il Civ aggiunge alle pagg. 13-14 che i trasferimenti a carico della fiscalità generale a copertura di Quota 100 (4.629 milioni di euro), Reddito e Pensione di cittadinanza (7.197 milioni di euro), assegni e pensioni sociali ed altre forme assistenziali è di 125.994 milioni di euro (mia nota molto personale: finanziare Quota 100 con la fiscalità generale, anziché con il gettito contributivo, non è affatto una cosa da farsi).

    Dopo questo necessario preambolo, vengo finalmente al punto cruciale della questione in merito all’osservazione del segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga sul proposito (molto corretto, aggiungo io) che la previdenza “dovrebbe essere intesa come la voce collegata ai contributi”. A lui e ai segretari delle altre sigle sindacali rivolgo dunque la seguente domanda: “come finanziare tramite contributi le nuove pensioni 2022 con un gettito contributivo già in deficit di 9 miliardi di euro nel 2021?”

    1. Scusi dottor Perfetto, probabilmente mi sbaglio, oppure Lei in particolare con la cifra di 125.994 MILIONI su 239.120 MILIONI di Euro di fatto individua il peso assistenziale a carico INPS? Perché se cosi fosse il rapporto con la previdenza mi sembrerebbe enorme!

      1. Con la cifra di 125.994 milioni di euro l’INPS si riferisce alle entrate da fiscalità generale, ovvero a imposte che non hanno una specifica destinazione (come Irpef e Iva). Tali entrate da fiscalità generale servono (afferma l’Inps) per la copertura di alcune voci di spesa tra cui: Quota 100, assegni e pensioni sociali, pensioni anticipate e salvaguardie, prestazioni a favore della disabilità non di origine professionale, reddito e pensione di cittadinanza, prestazioni per protezione sociale.

        Ad onor del vero, parlando di 125.994 milioni di euro, non ho fatto accenno alla spesa per assistenza, ma alla fiscalità generale. Con ciò ho voluto mettere in evidenza che Quota 100 viene finanziata con Irpef e Iva e non con i contributi dei lavoratori (come, a mio avviso, dovrebbe invece avvenire).

        La spesa per l’assistenza è la GIAS – Gestione Interventi ASsistenziali – che riguarda: pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, pensioni di guerra, altre prestazioni assistenziali di cui integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali.

        Nel “Tomo_I_preventivo_2021.pdf” (di 1.120 pagine) dell’INPS, nel capitolo “Parte Quinta. Le entrate e gli oneri a carico della GIAS” a pag. 445 si legge:«Gli oneri a carico della “Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali” (GIAS) per l’anno 2021 sono stati valutati in 128.115 milioni [omissis]”. A pag. 446 si legge che la copertura degli oneri [pari a 128.115 milioni di euro] “sarà assicurata per 125.994 milioni dai trasferimenti dal bilancio dello Stato” e da “2.121 milioni da altre entrate (contributi della produzione, recupero di prestazioni ed entrate diverse)”.

        Sembra di capire, dunque, che la GIAS cui si riferisce l’INPS includa anche le “gestioni previdenziali” oltre agli “interventi assistenziali”. Ma se la GIAS viene finanziata con la fiscalità generale (ovvero IRPEF e IVA) vuol dire che anche le gestioni previdenziali vengono finanziate con la fiscalità generale.

        Osserviamo allora che le pensioni vengono finanziate sia con i contributi dei lavoratori attivi che con la fiscalità generale.

        Ne consegue che se si separa l’assistenza (GIAS) dalla previdenza, si avrà la possibilità di finanziare un numero minore di pensioni.

        Allora sembrerebbe avere ragione il Prof. Cazzola. Nel suo libro “La guerra dei cinquant’anni” alle pagine 18 e 19, parlando della separazione tra previdenza e assistenza il Prof. Cazzola afferma che “ancora oggi continua a circolare tra i luoghi comuni che distorcono il dibattito sulle pensioni” la questione che “i conti delle pensioni sarebbero in ordine se non dovessero sopportare l’onere dell’assistenza. Era (ed è) vero esattamente il contrario”.

        Conclusioni: per quanto riguarda le pensioni, i Sindacati farebbero bene a non toccare l’argomento in merito alla separazione tra assistenza e previdenza, perché altrimenti, venendo a mancare il gettito della fiscalità generale, sarebbe davvero molto difficile poter finanziare le pensioni, già penalizzate dalla mancanza di 9 miliardi di gettito contributivo.

        1. La ringrazio per il tempo che dedica a cercare di spiegare, ovviamente a un incompetente come il sottoscritto, i numeri che si leggono.
          Ignoranza che permane, purtroppo, anche dopo la spiegazione.
          Quello che balzava all’occhio di un profano era la differenza tra due cifre esposte esse sono:

          “Le entrate previste per contributi saranno pari a 229,841 miliardi di euro; le uscite per prestazioni da contributi sono pari a 239,120 miliardi, per un saldo negativo pari a 9,27 miliardi di euro”.

          Quindi ritenevo che per pagare le “PENSIONI” sostenute da CONTRIBUTI ” fosse necessario al governo intervenire con la cifra indicata come “saldo negativo 9,27 miliardi”; cifra che ritenevo più che soddisfatta da quello che individuo ogni anno come IRPEF che le pensioni ritornano allo stato.

          Le sue conclusioni riguardo le PENSIONI mi spaventano ancora di più:

          “ i Sindacati farebbero bene a non toccare l’argomento in merito alla separazione tra assistenza e previdenza, perché altrimenti, venendo a mancare il gettito della fiscalità generale, sarebbe davvero molto difficile poter finanziare le pensioni, già penalizzate dalla mancanza di 9 miliardi di gettito contributivo”.

          Mentre nel contempo nel precedente post si diceva:

          “all’osservazione del segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga sul proposito (molto corretto, aggiungo io) che la previdenza “dovrebbe essere intesa come la voce collegata ai contributi”.
          E ancora “come finanziare tramite contributi le nuove pensioni 2022 con un gettito contributivo già in deficit di 9 miliardi di euro nel 2021?”

          Credo sia necessario dunque chiarire ai lavoratori sprovveduti come il sottoscritto, come se parlassimo di un fondo pensionistico privato: quanto hai versato … questo ti aspetta come PENSIONE perché è sostenuto dalle casse e dai tuoi versamenti!
          Tutto il resto non è previdenza ma assistenza.

          Scusi di nuovo se nota che il discorso tra noi non funziona, ma non si sta parlando tra giuslavoristi.
          Con simpatia.

          1. Quando si parla di numeri è sempre difficile trovare la quadra.

            Ci sono numeri a volte differenti per qualche centinaia di milioni in merito alla stessa voce (poco se confrontato con il valore dei miliardi).

            Proviamo a vedere questi numeri ricorrendo ad altre pagine del preventivo di bilancio 2021 dell’INPS chiamato “Tomo_I_preventivo_2021”.

            A pagina 533 si legge: “Le entrate contributive sono state calcolate in 229.841 mln”.

            A pagina 539 si legge: “Le pensioni ammontano a 297.841 mln (comprensivi di 58.227 mln di trattenute fiscali”.

            MIA INTERPRETAZIONE: a) le pensioni vengono finanziate con le entrate contributive pari a 229.841 mln; b) nel valore di 297.841 milioni sono inclusi i 58.227 milioni di trattenute fiscali, il che significa che i pensionati dovranno pagare al fisco 58.227 milioni per cui il vero esborso per le pensioni è pari a 297.841 – 58.227 = 239.614 milioni; c) per pagare le pensioni mancano 239.614 – 229.841 = 9.773 milioni, ovvero poco più di 9 miliardi di euro.

            A pagina 30 si legge: “La gestione economica presenta un risultato di esercizio negativo pari a 20.327 milioni di euro” (mia nota: è ragionevole ritenere che in questi 20 miliardi di deficit ci siano i 9 miliardi per coprire la spesa pensionistica).

            In un mio precedente post affermo che sarebbe bene non affrontare la questione della separazione tra previdenza e assistenza: lo ritengo utile per lasciare all’INPS ampia libertà di scelta su come coprire il disavanzo di 9 miliardi, ricorrendo eventualmente anche alla fiscalità generale (cosa che, ripeto, alla quale non bisognerebbe ricorrere per dare copertura alle pensioni) che normalmente serve per coprire le spese assistenziali.

            Al tempo stesso, in un altro mio post, domando ai Sindacati come pensano di riuscire a pagare le pensioni ricorrendo solamente al gettito contributivo. La mia è una domanda retorica e la risposta è la seguente: le pensioni vanno pagate ricorrendo al gettito contributivo il quale, essendo insufficiente per pagare le pensioni correnti, va incrementato attraverso l’aumento dell’occupazione. Quindi il problema da affrontare è duplice: 1) come mandare in pensione la generazione corrente di lavoratori nella fascia di età 55-64 anni?; 2) come aumentare l’occupazione ingaggiando le nuove leve generazionali nella fascia di età 25-34 anni?

            Su come risolvere i due problemi sopra esposti (pensioni e lavoro) mi sono espresso più volte sia su pensionipertutti.it che altrove.

            Ad ogni modo, sig. Wal52, non si preoccupi più di tanto: per quanto mi riguarda, non noto affatto che il discorso tra noi non funziona. Il confronto di idee serve proprio per chiarirsi. E per questo dovrei anche ringraziarla, perché, sollecitando chiarimenti da parte mia, mi dà la possibilità di chiarire sempre di più il mio pensiero su una tematica di vastissime dimensioni quale è la previdenza.

            A destare preoccupazione, invece, dovrebbe essere la mancanza di discorso tra Governo e Sindacati.

        2. “come finanziare tramite contributi le nuove pensioni 2022 con un gettito contributivo già in deficit di 9 miliardi di euro nel 2021?”

          glielo spiego io come recuperare per le pensioni-dovute…. Qualcuna ha approvato la richiesta dei sindacati della flessibilità in uscita a 62 anni e poi posto la domanda provocatoria…..chi paga??

          CHI PAGA ???
          Glielo dico io, chi paga, anzi chi HA GIA’ PAGATO e continuerà a pagare,purtroppo…
          Noi, noi ANZIANI FRAGILI quelli OVER 60, quelli che sono ormai da TUTELARE come i PANDA, quelli da preservare dallo TSUNAMI COVID.
          E sì perché forse non vi siete accorti che da marzo 2020 siamo in GUERRA una guerra ATROCE che ha fatto strage di più di CENTOMILA ANZIANI OVER 65, quei poveri anziani che non si sono potuti godere l’agognata PENSIONE, quegli anziani che lasceranno nelle CASSE INPS circa 12 miliardi in dieci anni.
          E poi pagano e hanno già PAGATO con un risparmio di circa 22 MILIARDI per le Casse dello Stato dal 2012 al 2020 proprio coloro che sarebbero potuti andare in pensione ma grazie alla legge fornero hanno dovuto ritardare il proprio diritto.
          La legge imposta dallo SPREAD e tanto cara all’Europa era stata voluta in base al fatto che la vita si allunga sempre più. Per questo ha alzato progressivamente l’età per cui si può andare in pensione
          Ebbene facciamo notare che causa COVID, se non se non ve ne foste accorti, come non si accorse delle migliaia di ESODATI, che i morti di cui sopra hanno fatto crollare la speranza di vita degli italiani nel 2020 di ben 14 mesi. E nel 2021 scenderà ancora, purtroppo.
          Viene naturale ed elementare, dunque, chiedere ed ottenere l’abbassamento dell’età di uscita di pensionamento:
          per vecchiaia da 67 a 65 anni
          l’anticipata da 42+10 a 41 per tutti
          una flessibilità di uscita a partire dai 62 anni.

          E se i soldi non vi dovessero bastare possiamo anche suggerire di considerare i 9 MILIARDI non spesi per QUOTA 100, di reperire i 9 MILIARDI di evasione contributiva INPS, il taglio ai Vitalizi, l’eliminazione delle doppie pensioni etc.etc.etc.
          In ultimo a coloro che tanto “ipocritamente” dicono …<> , quei giovani per cui poco o nulla fecero con il governo Monti, DICO che stanno arrivando dall’Europa una MONTAGNA DI MILIARDI anche quelli tristemente trovati ed elargiti “grazie” al sacrificio degli anziani, di coloro che non ci sono più per colpa del COVID.
          Ecco quindi, come vede saranno ancora gli ANZIANI, i più fragili quelli che se ne sono andati, a pagare, quelli che hanno lasciato spazio per essere sostituiti senza aggravio da nuovi pensionati “anziani-fragili” solo piu’ fortunati e allo stesso tempo casualmente forniranno all’Italia le risorse perché i giovani possano trovare finalmente un “lavoro” stabile e duraturo.
          Avete capito ora chi PAGA ?
          Cerchiamo di non rendere dunque vano il sacrificio dei nostri cari “vecchi”, di non SPERPERARE le risorse, dare una giusta pensione ai “fragili”, un dignitoso lavoro ai nostri giovani e rendere l’Italia un paese piu’ giusto e socialmente coeso !!!

  6. Questa separazione fra previdenza e assistenza proprio non la vogliono fare! Secondo me sganciandole, la previdenza e quindi le pensioni non avrebbero problemi!
    l’INPS deve rivedere le stime anche alla luce delle pensioni che non vengono più erogate ai nostri cari deceduti per questa orribile pandemia.
    41 anni di contributi pagati sono una vita! non si può togliere il sangue da una rapa e allora parliamo anche delle baby pensioni? Con 15 anni 6 mesi e un giorno?????? …… tutta Gente che la prende ancora e c’è andata con l’ultimo stipendio senza penalizzazioni!
    Così come non si può andare con opzione donna con un taglio così alto della pensione è fatto apposta per non poterla prendere in considerazione!
    E BASTA con questo voler passare tutto al contributivo almeno questo di diritto acquisito NON CE LO DOVETE TOCCARE!
    Chi ha il retributivo lo tiene, chi ha il misto lo tiene e chi ha il contributivo lo tiene!
    E ripeto i soldi versati per la pensione devono essere utilizzati ESCLUSIVAMENTE PER PAGARE LE PENSIONI per tutto il resto studiate forme diverse ma BASTA usare i nostri soldi per tutto!!!!! E ridateci la liquidazione IN TEMPI UMANI anche quelli sono soldi nostri perché ve li dobbiamo lasciare per due anni? È ORA DI FINIRLA QUI CI VUOLE UNA RIVOLUZIOBE, PACIFICA MA RIVOLUZIONE State distruggendo tutti i nostri diritti!

  7. Forse è perché ci sono alcuni mesi alla scadenza della quota 100, ma in cuor mio , mi auguro che i partiti prendano in seria considerazione questo problema. Cioè, mandare in pensione a 62, oppure a 41 anni, senza alcuna penalità. Tutto ciò determinerebbe , nuove forze fresche nel mondo del lavoro, diminuzione della disoccupazione giovanile, migliore qualità nel lavoro dei giovani rispetto agli anziani ,che non possono dare , per l’età ciò che i giovani possono offrire. Forza e audacia.!!!

  8. Non mi sembra che sia stato tanto difficile nel 2011 adesso la fanno lunga per la flessibilità questa è l’italia.paese di ladroni aspettano i soldi dall’Europa per spartirseli ai lavoratori solo lavorare e poi funerale.

  9. Grazie per aver parlato dei disoccupati di lungo corso. E’ necessario dare la pensione ai disoccupati ultrasessantenni in quanto non troveranno più un lavoro. Quindi a partire dai 63 anni anche con il minimo di 20 anni di contributi , qualsiasi cittadino deve poter andare in pensione.

  10. Personalmente trovo degne di buona volontà ogni tentativo di pervenire ad una equa e sostenibile riforma delle pensioni.
    Ciò che all’opposto trovo stigmatizzabile è l’atteggiamento di tutti coloro i quali, pur coprendo posti di potere ”chiave”, ignorano del tutto le possibili riforme dell’erogazione del trattamento di fine rapporto o servizio del pubblico impiego che soffre non solo un’ingiustificata disparità di trattamento con quello del impiego privato, ma vede al suo interno delle differenziazioni temporali aberranti.
    Si tratta, come sempre, della solita biasimevole nolonta’ di governare e amministrare nel rispetto dei diritti.
    Da tempo, ormai, si ha la sensazione di non vivere più in uno stato di diritto.

  11. I DISOCCUPATI DI LUNGO CORSO DEVONO POTER ANDARE IN PENSIONE A PARTIRE DA 62 ANNI ANCHE SOLO CON IL MINIMO DI 20 ANNI DI CONTRIBUTI. L’IMPORTO DELLA PENSIONE SARA’ RELATIVO AI
    CONTRIBUTI VERSATI . NON CI DEVONO ESSERE PALETTI DI DATE RELATIVE AI CONTRIBUTI VERSATI E NEMMENO IL SUPERAMENTO DI 2,8 VOLTE L’ASSEGNO SOCIALE.

  12. È più che opportuno imporsi per la flessibilità in uscita a 62 anni, come in Francia, e per quota 41 per chi può avvalersene.
    Ogni discussione ulteriore è solo superflua.

  13. Salve sono un vostro lettore di tutto quello che pubblicate, e si parla di riforma delle pensioni, se dovrei dire la mia opinione sembrerebbe più che giusta di dire a questo governo, che con 40 anni di contributi versati, e più che sufficiente per un lavoratore di andarsene in pensione senza penalità.

  14. Mi rivolgo a tutti coloro che sono impegnati nella riforma delle pensioni, da tempo escono notizie solo per illudere i lavoratori, firmate una buona volta questa uscita a 62 anni con un minimo di 20 anni contributivi, soprattutto agli invalidi civili, date la possibilità ai giovani di entrare nel mondo lavorativo, non ci vuole molto a capire che la situazione è pesante…dunque forza e portare avanti questa incresciosa situazione… possibilmente entro fine anno!!!!!

  15. Salve! nel mio caso mi fa rabbia pensare che per essere nato il 9 gennaio del 1960 avendo già allo stato attuale 41 anni di servizio per 9 giorni non possa usufruire di quota 100 e sarebbe stata la stessa cosa se fossi nato il primo gennaio dello stesso mese! quindi suppongo siccome nel mio caso ci saranno moltissime persone che se non si prendono provvedimenti che permettano lo scivolo pensionistico possano trovarsi ingiustamente in questa situazione. Negli ultimi tempi questa società sembra che non operi più con giustizia e razionalità ma propone continuamente lotterie periodiche creando nei cittadini un grande senso di ingiustizia è poca affidabilità da parte politica e istituzionale, spero che i sindacati riescano in ciò che si sono proposti ovvero quota 41 a prescindere dall’età anagrafica credo che basti! e magari anche altre soluzioni che permettano un ricambio generazionale nel mondo del lavoro soprattutto nel pubblico impiego dove c’è necessità di Maggiore dimestichezza con chi deve operare nel campo informatico!!

  16. …. “ma stiamo incontrando diversi ostacoli fra le posizioni in campo per arrivare ad una chiara separazione tra previdenza e assistenza dove la prima per noi dovrebbe essere intesa come la voce collegata ai contributi”…
    Non scherziamo … ci dica dove e da chi nascono gli ostacoli … al mio paese si chiama trasparenza.

  17. Vorrei sapere quando si citano i disoccupati di lungo corso che hanno ventinove o trent’anni di lavoro effettuato partendo dal 1983 al 2014 ed hanno 60 come me, che speranze hanno di prendere la pensione anche solo contributiva a 62 anni. Rispondete per favore

  18. MI SEMBRA CHE NON STIATE FACENDO ABBASTANZA, NON SO SE DOVUTO AI VARI PROBLEMI CHE CI SONO OPPURE PERCHE’ SIETE GIA’ D’ACCORDO CON I VARI POLITICI

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