Riforma pensioni 2021, intervista a Damiano sul post quota 100 e sull’Ape sociale

Pensioni, damiano

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni giungono da un interessante confronto che abbiamo avuto modo di avere con l’Onorevole Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, Consigliere Inail ed esperto del ministero del Lavoro che, in qualità di “Presidente della Commissione Prevenzione e Previdenza e Relazioni sindacali di Inail” ha predisposto il documento intitolato:La previdenza come forma di prevenzione, Ampliamento della platea dell’Ape social’, con il contributo tecnico dei Direttori Agatino Cariola, Silvia D’Amario ed Ester Rotoli.

Nello specifico attraverso la sintesi che ne è emersa nel corso dell’intervista con l’Onorevole, che vi presenteremo di seguito integralmente, possiamo evidenziare come l’elaborato abbia illustrato la stretta interrelazione tra prevenzione e previdenza con la finalità di migliorare la salute psicofisica dei lavoratori e delle lavoratrici e accrescere la qualità del lavoro.  È emerso altresì, attraverso l’analisi dei dati statistici, e in particolare di quelli legati ai contagi da Covid19, come alcune categorie di lavori siano particolarmente esposte a rischi professionali e necessitino quindi di una tutela differenziata. Tali considerazioni mettono in evidenza che, per effettuare politiche prevenzionali e previdenziali efficaci, si dovrebbe potenziare e rendere strutturale un sistema previdenziale che prevenga i rischi di infortunio e di malattia professionale anche attraverso l’utilizzo dell’anticipo pensionistico.   E’ questo il punto di partenza di questa interessante intervista che vi invitiamo a leggere e ringraziamo l’onorevole Cesare Damiano per il tempo dedicatoci.

Riforma pensioni 2021, l’intervista esclusiva a Damiano

Pensionipertutti: Gentile Cesare Damiano, nell’ articolo ‘La previdenza come forma di prevenzione’, scritto per la Rivista degli infortuni e delle malattie professionali dell’Inail, emergono alcuni dati significativi relativamente alle misure future che maggiormente potrebbero essere adottate post quota 100, anche alla luce di quanto la pandemia Covid ha fatto emergere sulle diverse tipologie di lavoro. Può farci un breve sunto al riguardo?

Cesare Damiano: Certo, con piacere. L’argomento mi pare molto complesso e degno di approfondimento. La previdenza, più che mai post Covid19, può davvero assumere la forma di prevenzione. Le spiego: Uno degli ultimi report curati dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail aggiornato alla data del 30 aprile rileva che i contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail sono171.804. Rispetto al monitoraggio precedente (31 marzo) sono state denunciate 6.276 infezioni di origine professionale in più, di cui 2.199 riferite ad aprile, 1642 a marzo, 501 a febbraio e 581 a gennaio di quest’anno; 499 a dicembre, 451 a novembre e 297 ad ottobre. I restanti 106 casi sono riconducibili agli altri mesi del 2020. Inoltre, sono 600 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale da Covid-19 pervenute all’Inail dall’inizio dell’epidemia, circa un terzo del totale dei decessi denunciati da gennaio 2020.

Pensionipertutti: Sono emersi dunque nuovi rischi professionali a seguito della pandemia?

Cesare Damiano: Ha colto nel segno: la recente pandemia ha ulteriormente inciso sui processi produttivi, con riflessi sul relativo andamento infortunistico. Trattare tutti in maniera uguale senza tener conto delle diversità di esposizione al rischio determina situazioni di ingiustizia sostanziale. Bisogna, dunque, considerare le diverse tipologie professionali, la durata delle diverse attività effettivamente svolte nel corso della vita professionale di ciascun lavoratore e la differente aspettativa di vita.

Pensionipertutti: Cosa occorrerebbe dunque fare per effettuare politiche prevenzionali e previdenziali efficaci? Quanto contano queste analisi per muoversi con maggiore efficacia in vista della prossima riforma delle pensioni?

Cesare Damiano: Per effettuare politiche prevenzionali e previdenziali efficaci l’analisi dei dati è una precondizione al fine di individuare le aree di rischio, definendo i criteri di priorità per la loro scelta, come è stato fatto con il contributo dell’Inail per i lavori gravosi dell’APE. Fondamentale è il potenziamento dei data base per una classificazione delle mansioni a seconda dell’esposizione al rischio ed in particolare della banca dati degli assicurati.

Riforma pensioni 2021, potenziare l’Ape sociale in che modo?

Pensionipertutti: Si parla spesso, tra le misure papabili dal 2022 in poi, del potenziamento dell’Ape sociale, ossia dell’aumento di categorie che potrebbero rientrarvi, ma come si può stabilire, oggettivamente, senza fare discriminazioni tra un lavoro ed un altro, quando questo possa essere definito gravoso?

Cesare Damiano: Il lavoro gravoso può essere individuato dagli indici di rischiosità. Il tasso di premio Inail, essendo espressione della pericolosità dell’attività lavorativa assicurata, è un buon indicatore di rischio, ammettendo una corrispondenza tra premio alto e lavoro gravoso. Infatti, il tasso di tariffa calcolato per ogni voce di lavorazione, esprime la rischiosità media nazionale dell’attività lavorativa inquadrata e declinata nella voce. E’ necessario realizzare puntuali quadri di esposizione al rischio, come peraltro già indicato all’art. 8 del d.lgs. 81/2008, a fini prevenzionali in termini di politiche attive a sostegno delle imprese e dei lavoratori, e a quelli previdenziali in relazione alla flessibilità in uscita dal lavoro, oltre che per il Covid, anche per altri tipi di esposizione, che generano malattie gravi e che meriterebbero tutele rafforzate: si pensi all’uso di determinate sostanze cancerogene,

In relazione al mutato quadro dei rischi legato ai nuovi lavori, l’attenzione deve riguardare la condizione dei soggetti che, pur qualificabili, ai sensi del Codice civile, come lavoratori autonomi, prestano un’attività che, per le condizioni organizzative e di rischio, è sostanzialmente assimilabile a quella dei lavoratori subordinati. L’articolo 38 Cost., secondo comma, nell’affermare il diritto dei lavoratori a mezzi adeguati di vita, in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, non fa alcuna distinzione tra lavoratori autonomi e lavoratori subordinati. L’etero o auto determinazione delle condizioni in cui si svolge l’attività lavorativa non dovrebbe essere un discrimine ai fini dell’accesso alla tutela. A seguito dall’emergenza Coronavirus, infatti, il perimetro della tutela assicurativa Inail ha evidenziato ancora di più i suoi limiti, 

Pensionipertutti: Affinché dunque il sistema pensionistico risulti dal 1 gennaio 2022 maggiormente equo quale tipo di riflessione occorrerebbe fare al fine di includere quelle categorie che forse fino ad oggi sono state ingiustamente escluse e non considerate meritevoli di tutela come avrebbero invece dovuto, data la rischiosità del lavoro?

Cesare Damiano: Per la costruzione di un sistema pensionistico più giusto, è doverosa un’importante riflessione rispetto alle categorie professionali oggi escluse dall’assicurazione obbligatoria pubblica come, ad esempio, le categorie dei tecnici della salute che operano con contratti di libera professione, i medici di famiglia, i medici liberi professionisti, i farmacisti e anche altre categorie ancora escluse dalla tutela Inail come le forze armate, di polizia e i vigili del fuoco, superando quelle resistenze anche interne alle categorie stesse, nonostante la disponibilità dell’Istituto.

In un quadro programmato di rivisitazione della tutela assicurativa, costituzionalmente orientato, sarebbe inoltre opportuno ampliare l’attuale, ma insufficiente, ambito di tutela degli insegnanti e studenti per tutte le attività svolte. Tale estensione sarebbe in continuità con quanto previsto recentemente dal legislatore circa i rider addetti alle consegne a domicilio, i soggetti che svolgono attività di volontariato a fini di utilità sociale: tutela estesa a detenuti e internati impegnati in lavori di pubblica utilità, i percettori del reddito di cittadinanza impegnati nei Progetti Utili alla Collettività (PUC).

Pensionipertutti: Dunque da qui partirebbero le considerazioni per poter poi ampliare con cognizione di causa le categorie che dovrebbero essere inserite nell’ape sociale, è corretto?

Cesare Damiano: E’ evidente che attraverso l’individuazione delle nuove aree di rischio sarebbe possibile ampliare e consolidare le azioni di flessibilità previste dall’APE social, attraverso l’anticipo pensionistico, e questo avrebbe certamente effetti positivi anche sugli andamenti infortunistici per quelle categorie dove la frequenza degli infortuni cresce al crescere dell’età del lavoratore.

Pensionipertutti: Doveroso dunque l’ampliamento della platea dell’APE social?

Cesare Damiano: A fronte, dunque, della disomogeneità dei criteri applicabili ai diversi regimi previdenziali, una forma di flessibilità differenziata (con o senza penalizzazioni) e non indistinta garantirebbe una maggiore equità del sistema previdenziale. In questo quadro si potrà rivisitare l’istituto dell’APE sociale estendendolo a tutti i lavoratori esposti a particolari condizioni di rischio, garantendone un’uscita flessibile dal mondo del lavoro.

Ringraziamo l’onorevole Cesare Damiano per la lunga ed articolata intervista, e vi invitiamo ad aggiungere le vostre domande o considerazioni nella voce commenti del sito.

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13 commenti su “Riforma pensioni 2021, intervista a Damiano sul post quota 100 e sull’Ape sociale

  1. Allarghiamo Ape Sociale anche ai disoccupati ultra sessantenni che hanno perso il lavoro per giusta causa . Causa COVID . Sarebbe il caso che qualcuno intervenga a tal proposito !

  2. Flessibilità differenziata, APE social ecc.. Bastaaaa, non ne possiamo più ! Sinceramente da disoccupato con 41 anni di lavoro vorrei vedermi garantito strutturalmente l’accesso alla pensione e soprattutto senza limitazioni, tagli o furbate all’italiana! Da un sindacalista o ex sindacalista almeno su questo mi aspettavo una citazione e un fermo appoggio !

  3. OK ad un’uscita flessibile dal mondo del lavoro ma è possibile avere qualche informazione anche su un eventuale pensionamento dei disoccupati ultrasessantenni senza indennità ?

  4. Non ho visto tra le ipotesi formulate, volte ad allargare la platea Ape sociale, quelle persone che perdono il lavoro intorno ai 60 anni, praticamente senza alcuna possibilità di essere reinseriti.

  5. Vogliamo parlare della mia categoria macchinista delle ferrovie che con la Riforma Fornero abbiamo subito un innalzamento dai 58 anni che si andava ai 67 anni ???un lavoro molto usurante dove intorno ai 55anni si comincia ad avere alcuni problemi e con il rischio di scendere di macchina e rimanere inidonei informatevi su quanti macchinisti sono passati purtroppo dal locomotore ad una cassa da morto purtroppo e pochissimi ne parlano soprattutto i confederali che fanno finta di niente …..informateli grazie

  6. Buongiorno volevo far presente che non solo i lavori a rischio sono usuranti come anche non tutti quelli che lavorano in una categoria considerata a rischio sono usuranti. Ci sono anche lavori dove sei sotto stress tutto il giorno ma che magari è un lavoro d’ufficio e quindi non è considerato usurante.
    Provate voi a stare 8 ore al telefono con persone che magari urlano oppure problemi da risolvere in brevissimo tempo onde evitare dei danni e quindi costi per l’azienda, questo non è un lavoro usurante???

    41 PER TUTTI

  7. Centomila proposte per riformare il sistema pensionistico, delle quali il 99%, demagogiche e inattuabili in primis per un problema si sostenibilità economica. Damiano si è ritagliato quella parte che si ispira a una convinzione politica di sinistra che si ispira a un principio si giustizia sociale che è quello che non tutti i lavori sono eguali e quindi ne discendono forme pensionistiche diverse. Capisco che Damiano fa il politico e non il medico ma vorrei ricordargli che se tutti i lavori non sono uguali anche tutte le persone non sono eguali. Tizio operaio può lavorare alla Ferrari per 43 anni e non essere stressato perchè la fabbrica lo motiva e lo mette in condizione di lavorare serenamente Caio fa l’impiegato pubblico e ha un dirigente incompetente che non sapendo gestire il proprio servizio produce carichi di lavoro stressanti…
    NON SIAMO TUTTI UGUALI A PRESCINDERE DAL LAVORO CHE FACCIAMO!
    Ci vuole flessibilità, ovvero, fissato un limite economico per non gravare sulla società, ognuno deve avere la possibilità di scegliere di quello che vuole fare della proprio vita. Pensate ai tanti che vorrebbero a continuare a lavorare oltre i limiti previsti e che medierebbero le uscite anticipate (considerazione che il Governo inopinatamente non considera!).

  8. ringrazio l’onorevole Damiano; speriamo che qualcuno , di quelli che decidono, lo ascolti; la vedo dura anche perchè quasi tutti dicono che a 62 anni si è troppo giovani per andare in pensione; avranno dati scientifici che l’uomo (anche la donna) non sono più fatti di carne e ossa come una volta ma tutti bionici (come si vede in certi film); lunga vita ai caporioni

  9. Chi è per cosa, stabilisce chi rientra e chi no a delle tutele.
    “Di proposito” sempre molto vaghi x dire il nulla.

  10. Studiando con atenzione, con lo scopo di mettere in evidenza una carenza vergognosa legislativa a tutti i specialisti in materia e specialmente ai competenti che la possono risanare, voglio rispondere passo dopo passo alle valorose proposte del più competente in materia On/le Cesare Damiano.

    “Riforma pensioni 2021, intervista a Damiano sul post quota 100 e sull’Ape sociale”
    1.
    “Presidente della Commissione Prevenzione e Previdenza e Relazioni sindacali di Inail” ha predisposto il documento intitolato:‘La previdenza come forma di prevenzione, Ampliamento della platea dell’Ape sociale”

    Nessun dubbio, non puoi pretendere ad una prevenzione al massimo se non mandi in pensione chi per l’età avanzata rischia anche la vita continuando a lavorare sui tetti e ponti in edilizia, o su catene di montaggio con movimenti ripetitivi ogni 12-14 secondi o alzando i vecchietti pesanti facendo le badanti.
    Però ricordo, ripeto che oggi in questa situazione si trovano tanti e specialmente Italo-albanesi e anche italiani che sono stati costretti a lavorare degli anni nei paesi non convenzionati bilateralmente sull’assicurazione sociale. Mi potete dire la differenza tra loro e chi fortunatamente ha chiuso l’anzianità lavorativa in Italia, in Svizzera, in Tunisia nei paesi UE ??? Nessuna differenza… Soltanto che i primi devono continuare a rischiare la vita sui tetti, ponti, catene di montaggio e badare gli anziani mentre i secondi sono salvi perché la legge e le convenzioni bilaterali riconosce a loro figurativamente gli anni lavorati fuori Italia ma se lavorati in Albania no. Da chi dipende la risoluzione di questa “discriminazione (vedi gli articoli 2, 3, 35 e 38 della costituzione)come dice on/le Damiano? … dipende da chi con un semplice risanamento legislativo nella prossima finanziaria o nella prossima riforma pensionistica scrive:

    “A tutti i cittadini che sono stati costretti a lavorare e continuano a lavorare fuori Italia nei paesi non convenzionati per difficoltà di accordi bilaterali, quegli anni vengono riconosciuti in modo figurativo per la pura anzianità lavorativa senza nessun onere a carico dello Stato”

    2.
    “come alcune categorie di lavori siano particolarmente esposte a rischi professionali e necessitino quindi di una tutela differenziata.”

    Lo stesso deve valere anche per chi parte di quegli anni li ha lavorato fuori Italia…

    3.
    “per effettuare politiche prevenzionali e previdenziali efficaci, si dovrebbe potenziare e rendere strutturale un sistema previdenziale che prevenga i rischi di infortunio e di malattia professionale anche attraverso l’utilizzo dell’anticipo pensionistico.  
    Certo, con piacere. L’argomento mi pare molto complesso e degno di approfondimento. La previdenza, più che mai post Covid19, può davvero assumere la forma di prevenzione”

    Siii sono più che d’accordo la previdenza assume la forma di prevenzione e specialmente per la categoria che io ho soprannominato…

    4.
    “Trattare tutti in maniera uguale senza tener conto delle diversità di esposizione al rischio determina situazioni di ingiustizia sostanziale. Bisogna, dunque, considerare le diverse tipologie professionali, la durata delle diverse attività effettivamente svolte nel corso della vita professionale di ciascun lavoratore e la differente aspettativa di vita.”

    Importantissimo… a questo punto considerare anche chi sfortunatamente ha dovuto lavorare fuori Italia e non può usufruire dagli accordi bilaterali mancanti…

    5.
    “come peraltro già indicato all’art. 8 del d.lgs. 81/2008, a fini prevenzionali in termini di politiche attive a sostegno delle imprese e dei lavoratori, e a quelli previdenziali in relazione alla flessibilità in uscita dal lavoro, oltre che per il Covid, anche per altri tipi di esposizione, che generano malattie gravi e che meriterebbero tutele rafforzate”

    Non dimenticate che esposti a malattie o infortuni gravi sono anche i vecchietti italiani che non godranno questa flessibilità se non gli saranno riconosciuti almeno figurativamente gli anni lavorati nei paesi non convenzionati…

    6.
    “In relazione al mutato quadro dei rischi legato ai nuovi lavori, l’attenzione deve riguardare la condizione dei soggetti che, pur qualificabili, ai sensi del Codice civile, come lavoratori autonomi, prestano un’attività che, per le condizioni organizzative e di rischio, è sostanzialmente assimilabile a quella dei lavoratori subordinati. L’articolo 38 Cost., secondo comma, nell’affermare il diritto dei lavoratori a mezzi adeguati di vita, in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, non fa alcuna distinzione tra lavoratori autonomi e lavoratori subordinati.
    L’etero o auto determinazione delle condizioni in cui si svolge l’attività lavorativa non dovrebbe essere un discrimine ai fini dell’accesso alla tutela.”

    Siii non solo l’articolo 38 ma anche l’art. 2, 3 e 35 della costituzione mettono in evidenza la discriminazione tra operai fortunati di aver realizzato l’anzianità lavorativa in Italia e chi sfortunatamente parte di quella l’ha fatto nei paesi non convenzionati…

    7.
    “Per la costruzione di un sistema pensionistico più giusto, è doverosa un’importante riflessione rispetto alle categorie professionali oggi escluse dall’assicurazione obbligatoria pubblica come, ad esempio, le categorie dei tecnici della salute che operano con contratti di libera professione, i medici di famiglia, i medici liberi professionisti, i farmacisti e anche altre categorie ancora escluse dalla tutela Inail come le forze armate, di polizia e i vigili del fuoco, superando quelle resistenze anche interne alle categorie stesse, nonostante la disponibilità dell’Istituto.”

    L’on/le Cesare Damiano si è dimenticato qui di elencare anche i cittadini che sono esclusi per l’unica colpa di essere costretti a lavorare all’estero nei paesi non convenzionati per poter mantenere le loro famiglie ma esclusi dalla possibilità di andare in pensione come i loro concittadini fortunati perché quegli anni non li vengono riconosciuti neanche figurativamente.

    8.
    “In un quadro programmato di rivisitazione della tutela assicurativa, costituzionalmente orientato, sarebbe inoltre opportuno ampliare l’attuale, ma insufficiente, ambito di tutela degli insegnanti e studenti per tutte le attività svolte. Tale estensione sarebbe in continuità con quanto previsto recentemente dal legislatore circa i rider addetti alle consegne a domicilio, i soggetti che svolgono attività di volontariato a fini di utilità sociale: tutela estesa a detenuti e internati impegnati in lavori di pubblica utilità, i percettori del reddito di cittadinanza impegnati nei Progetti Utili alla Collettività (PUC).”

    E anche qua la stessa cosa…

    9.
    “Cesare Damiano: E’ evidente che attraverso l’individuazione delle nuove aree di rischio sarebbe possibile ampliare e consolidare le azioni di flessibilità previste dall’APE social, attraverso l’anticipo pensionistico, e questo avrebbe certamente effetti positivi anche sugli andamenti infortunistici per quelle categorie dove la frequenza degli infortuni”

    Speriamo che nella finanziaria meglio o nella riforma pensionistica di cui si parla venga inserito un coma o un articolo come sopra citato.

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