Riforma pensioni 2021, la proroga di quota 100 non basta: l’intervista a Ghiselli

Pensioni anticipate 2021, ultimissime da Ghiselli sul post quota100: le proposte

In questi giorni la tematica della riforma previdenziale associata al probabile insediamento di Mario Draghi come premier del nuovo Governo é tornata prepotentemente in auge, in molti si chiedono cosa potrebbe avvenire post quota 100 e soprattutto vogliono comprendere se i sindacati sono fiduciosi o preoccupati di un Governo Draghi. Ma ancor più i lavoratori vogliono comprendere, ed é forse questo che più allarma, se sulla previdenza si ripartirà da ‘zero’ o se verranno tenuti in considerazioni gli ‘sforzi’ fin qui compiuti con il Governo precedente di far valutare come necessaria una flessibilità in uscita al fine di far prevalere ‘la scelta’ del lavoratore, dati un numero minimo di anni contributivi ed anagrafici, su quando sia più giusto rititarsi dal mondo del lavoro. Di tutto questo ne parliamo con Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, che si é gentilmente prestato a questa intervista.

Riforma pensioni 2021, proroga quota 100 o quota 102: basterebbero?

Pensionipertutti: In questi giorni, in cui sono in corso le consultazioni per la formazione del nuovo Governo, si é tornato a parlare insistentemente di pensioni in particolare in vista della scadenza di Quota 100 e soprattutto dato il recente richiamo della Comunità Europea rivolto a diversi Paesi, fra cui l’Italia, ad una maggiore attenzione alla spesa previdenziale. Si é parlato tra l’altro di proroga di Quota 100 o di un passaggio a Quota 102 per evitare il ‘famoso’ scalone post quota 100. Lei cosa ne pensa?

Roberto Ghiselli: Penso che la previdenza entrerà senz’altro nell’agenda del prossimo Governo. Il problema sarà come. Qualcuno pensa ad un altro provvedimento tampone, come è stata Quota 100, concepito per attutire lo scalone che si determinerà con la sua fine dal 2022. Il limite di quell’idea è che si muove nel perimetro della Legge Fornero, a cui comunque fatalmente si tornerebbe. Il punto invece è un’altro: occorre modificare sostanzialmente quel perimetro, rigido e iniquo, perché al suo interno non trovano spazio le nuove generazioni, le donne, chi fa lavori più gravosi. E soprattutto è un sistema rigido: già ora ti manda in pensione a 67 anni o con più di 43 anni di lavoro, e se non si cambiano le regole per un quarantacinquenne di oggi quei limiti supereranno i 70 anni di età e si avvicineranno ai 45 anni di contributi. Un sistema che non offre alle persone la possibilità di programmarsi e godersi la propria vita. Quindi una semplice proroga di Quota 100, o uno scalino al posto dello scalone, non sarebbe sufficiente.

Pensioni 2022, Ghiselli risponde al Prof Cazzola circa le loro proposte definite ‘insostenibili’

Pensionipertutti: Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare il Professor Giuliano Cazzola che, con toni rispettosi e auspicando comunque un confronto fra il nuovo Governo e il sindacato, ha però criticato le vostre proposte considerandole economicamente insostenibili e ritenendo inevitabile una crescita dell’età di pensione. Cosa si sente di replicare in tal senso?

Roberto Ghiselli: Ritengo che molti non valutino adeguatamente il fatto che in questi anni è cambiato completamente il paradigma: si continua a ragionare come se fossimo nel sistema retributivo mentre il fatto che ormai per tutti è prevalente la componente contributiva nel pacchetto previdenziale, rende quasi ininfluente l’età di pensione perché se si anticipa il pensionamento l’importo sarà più basso, se si posticipa crescerà. Ma è anche singolare partire dal fatto che i trattamenti previdenziali futuri saranno meno generosi per concludere che la soluzione sarebbe innalzare l’età di pensionamento: lasciamo decidere alle persone quando andare in pensione, sulla base delle proprie condizioni personali. Ovviamente all’interno di certi limiti, che per noi sono i 62 anni di età e i 41 di contributi.

Pensionipertutti: Ma Cazzola non è il solo a porre l’attenzione sulla sostenibilità dei costi previdenziali. Proprio ieri la Repubblica ha pubblicato un articolo nel quale fra l’altro si dava atto alla Cgil di avere stimato correttamente la spesa dei provvedimenti previdenziali recentemente adottati, nel quale comunque emergono preoccupanti previsioni sui costi previdenziali nel medio e lungo periodo. Il sistema può funzionare, a suo avviso, con una spesa previdenziale arrivata al 17% del Pil?

Roberto Ghiselli: Circolano previsioni fantasmagoriche sull’impatto economico delle possibili riforme previdenziali, complice molto spesso la Ragioneria generale dello Stato che nelle sue elaborazioni ipotizza sempre il costo teorico massimo che un provvedimento può avere, cosa ben diversa da quello che invece sarà il costo realisticamente prevedibile, come abbiamo visto su Esodati, Ape sociale e Precoci, Opzione donna e, da ultimo, con quota 100: previsioni sovrastimate dei 2/3 rispetto al reale. E mi fa piacere che si riconosca la correttezza delle nostre previsioni. Non è possibile, invece, continuare a considerare spesa aggiuntiva quella che si determina con un anticipo di pensione per la parte contributiva: quella non è spesa addizionale, ma è solo un anticipo di spesa che poi verrà recuperata negli anni.

Per fare un esempio, Opzione Donna non è un costo per lo Stato anzi, nel medio/lungo periodo, è un risparmio netto. Questo lo ritengo un nodo decisivo perché da qui si evince la sostenibilità finanziaria di molti interventi. Dire poi che l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil è cresciuta nel 2020 di 1 punto senza precisare che questo è l’effetto combinato di due situazioni eccezionali, Quota 100 e la caduta del Pil per effetto della pandemia, e che questo effetto verrà rapidamente riassorbito, non aiuta a ragionare seriamente.

Pensioni 2022, sindacati fiduciosi o preoccupati di un Governo Draghi?

Pensionipertutti: Salvo sorprese a breve avremo un Governo Draghi. Siete fiduciosi o preoccupati? E sulla previdenza si ripartirà da zero?

Roberto Ghiselli: Il Presidente incaricato incontrerà le parti sociali, forse mercoledì. Un passaggio molto corretto e importante, ovviamente se questo rappresenterà la premessa ad un metodo nuovo di coinvolgimento. Sono tante e importanti le questioni che il sindacato gli porrà, prima fra tutte la difesa e la crescita del lavoro.

Ma faremo presente al Presidente anche l’esigenza di riprendere il confronto sulla previdenza dal punto in cui era giunto con il precedente Governo, con l’obiettivo di una vera riforma da fare entro l’anno che vada nella direzione da noi indicata. E in questa prospettiva è importante anche che le due Commissioni recentemente costituite presso il Ministero del lavoro sui lavori gravosi e sulla spesa previdenziale possano proseguire la loro attività.

Ringraziamo come sempre per la disponibilità al confronto Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, e ricordiamo a chiunque volesse rirpendere parte di questa intervista che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

5 commenti su “Riforma pensioni 2021, la proroga di quota 100 non basta: l’intervista a Ghiselli

  1. Io penso che sua umano smettere di lavorare dopo 40 anni di contributi versati,indipendentemente dall’età anagrafica e dal sesso.

  2. Poi magari ci mostra i conteggi che rendono economico per lo Stato pagare una pensione contributiva a 58 anni e 35 anziché 65 e 42. Cioè col differenziale tra la quota parte retributiva che passa a contributivo ci paga una pensione per 7 anni e ci guadagna pure?? Non so davvero come si possano ascoltare certe baggianate.

  3. Dopo tre anni di iniquità e ingiustizia volete prorogare ancora la quota 100 ? Ma allora ditelo che i precoci e i più anziani devono morire sul lavoro.

  4. Ho piacere, finalmente uno che ragiona in maniera corretta.
    I superprofessori e superconsulenti lasciamoli dove sono, di danni alla collettività ne hanno già fatti in abbondanza.

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