Riforma pensioni 2021, l’editoriale oggi 17 luglio: 25 anni di calcolo contributivo

Riforma Pensioni, l'editoriale di Cazzola

Sono ormai oltre 25 anni che vige in Italia in ambito previdenziale il sistema contributivo. Il Governo Dini, infatti, nel lontano 1995 per fronteggiare l’aumento del costo previdenziale in Italia fece approvare una legge che avrebbe dal 1 gennaio 1996 stravolto al ribasso l’entità dell’assegno pensionistico. In un solo giorno dal 31/12/1995 al 1/1/1996 i futuri pensionati si ritrovarono in un buco nero che avrebbe causato negli anni successivi dei danni devastanti e di cui quasi nessuno all’epoca si rese conto.

Pensioni 2021, il sistema contributivo e i danni per il futuro

Per onore del vero bisogna dire che fu anche deciso che chi avesse alla data del 31/12/1995 almeno 18 anni di contributi effettivi avrebbe continuato ad avere il sistema retributivo, beneficio poi annullato del tutto con la famigerata legge Fornero a partire dal 1/1/2012. Coloro i quali, invece, avessero avuto alla data del 31/12/1995 meno di 18 anni di contributi effettivi avrebbero avuto fino al 31 dicembre 1995 l’assegno calcolato col sistema retributivo e dal 1/1/1996 il calcolo sarebbe stato contributivo. Tale situazione ibrida fu denominata “sistema misto”.

Questa scellerata operazione per i pensionandi presa dall’ex Direttore Generale della Banca d’Italia ed ex Ministro del Tesoro (ed in quell’occasione non avevamo ancora l’Europa tiranna) sul momento non fece assolutamente notizia dal momento che quasi nessuno dei cittadini italiani si rese conto esattamente del danno enorme che avrebbe avuto con quella decisione presa da un Governo “tecnico”.

Negli anni successivi, progressivamente, si cominciarono ad avere le prime conseguenze negative che avrebbero portato dopo 25 anni effetti devastanti. Ormai ogni anno che passa fa sì che l’importo medio delle pensioni scenda di circa 50 € al mese. Nell’anno 2018 l’importo medio era di 1.330 € al mese, nel 2019 di 1.299 € al mese, nel 2020 di 1.240 € al mese Continuando di questo passo non ci vuole Einstein per capire che in 4/5 anni l’assegno medio scenderà ben sotto i 1.000 € al mese. E tra 10 anni sarà ben sotto gli 800 € al mese. Calcoli effettuati da autorevoli istituti di statistica tendono a rappresentare una situazione che tra 25 anni porterà l’assegno medio intorno alle 600 € al mese. Se non si interverrà immediatamente potremo tranquillamente affermare che i pensionati nel giro di qualche anno saranno i nuovi poveri di domani.

Ma questo importantissimo aspetto alla classe politica interessa ben poco. Spostando l’attenzione solo ed unicamente sul “quando andare in pensione” fanno passare in secondo piano “con che retribuzione andare in pensione”. E’ assolutamente sacrosanto che il dibattito e le richieste dei sindacati siano di abbreviare l’età di accesso al pensionamento ma nessuno o quasi che punti il dito sul calcolo dell’assegno contributivo.

Riforma Pensioni oggi 17 luglio 2021: opzione donna e ape social

Gli stessi istituti di Opzione Donna, dove le donne pur di uscire del mondo del lavoro devono sottostare alla totalità di calcolo conteggiato col sistema contributivo, al riguardo ricordo colleghe sull’orlo di una crisi di nervi quando dopo 35 anni di contributi versati si sono ritrovate pensioni sotto le 800 € al mese, e l’Ape sociale sono molto penalizzanti. Purtroppo, con poca lungimiranza, negli anni passati si è sempre guardato troppo ai requisiti per l’accesso al pensionamento piuttosto che all’assegno che si sarebbe percepito al momento della pensione.

Quindi, ora, è assolutamente necessario cambiare passo. Stabilendo un aumento dei coefficienti di trasformazione per aumentare il montante contributivo ma, mi spingo anche oltre, ripristinare nel calcolo dell’assegno una quota del 30% dell’ultima retribuzione. Inoltre, effettuare un dimezzamento delle addizionali regionali e comunali per i redditi fino 40.000 € nonché attuare l’indicizzazione piena al 100% delle pensioni agganciate all’inflazione reale.

Sono necessità che bisogna inserire nel pacchetto previdenziale da presentare al Governo altrimenti ci ritroveremo in poco più di un decennio un esercito di 16.000.000 di nuovi poveri che incideranno molto pesantemente sulla tenuta del fragile sistema sociale italiano.

28 commenti su “Riforma pensioni 2021, l’editoriale oggi 17 luglio: 25 anni di calcolo contributivo

  1. ……e torna la signora Fornero come consulente. che scrisse in 20 giorni “lacrime e sangue” sulle spalle dei lavoratori che ancora pagano e pagheranno le sue scelte…
    Non commento!!!

  2. Scusate lo sfogo ma una donna sposata e madre di figli che ha sempre lavorato a tempo pieno è diversa dalla donna di una volta? Perchè le donne andavano in pensione a 55 e poi a 60 anni ed ora ci offrono opzione donna dove dopo 40 anni di lavoro vai a perdere circa 500 euro al mese e se ti va bene porti a casa 900 euro mensili??? e pensare che piu’ vecchio diventi piu’ soldi hai bisogno per curarti ………… e per finire , a 60 anni non ce la fai piu’ a lavorare con i lavori usuranti ma anche i lavori impiegatizi con le norme che cambiano di giorno in giorno non ce la fai piu’ ……. E per finire ci sono alcuni ex parlamentari che non faccio nomi che mangiano una pensione ben piu’ alta per soli 5 anni di legislazione……….e magari per averci ridotto in questi stati e comunque concordo in toto a quello che ha scritto Daniela

  3. Ci vogliono far morire di lavoro, non avete ancora capito?
    Tira quanto vuoi, la corda si spezzerà.
    Certo guai a chi tocca il pallone, comprensivi e accondiscendi invece con i veri problemi.
    Questo ci meritiamo.
    Bisogna parlare meno e invece bisogna passare ai fatti.
    Auguri a tutti….

  4. Però chi non ha mai lavorato ha un reddito da euro 1000 a 1200 e chi ha lavorato lasciando contributi , integrando i fondi INPS HA UN ASSEGNO Pensionistico da 800 euro .

  5. Osservando il corso degli eventi in maniera distaccata, in un giorno di quiete, con pensieri calmi, si scopre che il sistema previdenziale di oggi è il risultato di una continua catena di cause ed effetti.

    In altre parole, i Governi che di volta in volta si sono succeduti ed hanno messo mano alle pensioni sono stati costretti a fare ciò che hanno fatto: hanno agito su base di necessità e non di volontà.

    Lo stesso si può dire per il Governo Draghi: agisce per necessità, non per volontà.

    Si agisce per volontà quando si ha una “visione” da realizzare, e quando c’è qualcuno capace di realizzare quella visione. Oggi nessuno ha quella visione in grado di attuare le aspettative degli italiani, sia in termini di pensione che di lavoro: non ce l’ha il Governo, non ce l’hanno i Partiti politici, non ce l’hanno i Sindacati.

    Domanda: se non si è riusciti a fare una riforma previdenziale buona quando sti stava finanziariamente meglio, la si potrà fare oggi in cui si sta finanziariamente peggio?

    Ciascuno tragga le proprie conclusioni.

  6. Io ricordo benissimo, come fosse ieri, le assemblee sindacali in fabbrica di quegli anni 95, quando ci veniva spiegata la riforma pensionistica in cantiere.
    Quando il sindacalista di turno raccontava l’impatto della riforma sull’assegno pensionistico futuro per un operaio o impiegato metalmeccanico di 5 livello con carriera piatta, legata ai soli aumenti da contratto di lavoro.
    Li tranquillizzava dicendo loro che all’atto del pensionamento avrebbero subito una perdita limitata, contenuta nell’intorno delle 30.000 mila LIRE al mese, rispetto alla situazione di quegli anni; tutto falso, tutto smentito dai fatti.
    Grazie dottor Marino, finalmente qualcuno ha il coraggio di alzarsi e parlare per raccontare come sono andate realmente le cose. Ora i lavoratori attenderanno, spero ancora per poco, di vedere il coraggio del dottor Tridico e del ministro Orlando, se hanno quello di coloro che stanno seduti ma sanno ascoltare.

  7. Quando di tratta di pensioni nel passato si è stati miopi, dare pensioni a 45 anni.
    Ora purtroppo dobbiamo fare i conti con gli sbagli del passato, come?
    Chi è nel sistema misto quindi ha cominciato a lavorare prima del 2006
    Spartiacque tra misto e contributivo arrivato a 64 o 65 può chiedere di andare in pensione senza perdere un centesimo,
    Lo stesso chi ha 41 di contributi puo’ andare in pensione indipendentemente
    Dall’, età, qualsiasi altro discorso e’ ingiusto e penalizzante. La pensione
    è un diritto non una concessione, fatta in modo truffaldino.

  8. Infatti! Nessuno che tiri in ballo la questione politici, sindacati, associazioni… Quello di Dini fu il vero scempio!
    Pino Acquaviva –

  9. Profondamente d’accordo con l’analisi esposta.I pensionati attuali e i futuri pensionandi e le future generazioni sono gli unici a subire una patrimoniale mentre in Italia il sommerso e l’evasione fiscale sono senza controllo.

  10. COMPLIMENTI.questo articolo è pieno di sostanza..Mi domando :non è una vergogna che in un paese cosdetto civile ,i nuovi POVERI devono essere i pensionati che hanno versato oltre 40 anni

  11. Pienamente d’accordo !!! Purtroppo con un banchiere strozzino a palazzo Chigi (corresponsabile di aver strozzato finanziariamente la Grecia), con un ministro del lavoro espressione di quella pseudo sinistra (ovvero il Pd) che non fa e non ha mai fatto nulla di sinistra, sono molto pessimista relativamente a un sacro ed equo riequilibrio del sistema previdenziale!

    1. sig. tiziano si vergogni! è la gente come lei che ha rovinato i lavoratori con queste proposte estremiste da pseudo rivoluzionari senza costrutto e senza logica. I politici si nutrono della ignoranza di gente come lei che anzicchè esprimere idee inteligenti blatera sentenze e offese gratuite. Faccia pace con il suo cervello e la smetta di offendere con il suo dire i lavoratori onesti.

  12. Buongiorno a tutti , la vergogna di tutto questo và riconosciuta con il bene placido dei sindacati.
    A me al 31.12 .95. mancavano pochi mesi per raggiungere i famosi 18 anni e per questo io rispetto a un mio collega di lavoro che aveva 18 anni , con uno stipendio medio di circa 1500 € , “a detta del patronato” andrò in pensione con 200/250 € al mese in meno a lui.
    Grazie sindacati in 26 anni di tempo non avete fatto niente.
    E pensare che il sindacato dovrebbe essere solidarietà
    Mi auguro che vogliate pubblicare queste due righe per fare capire cosa sono questi PAGLIACCI.
    Grazie Luca.

  13. Sono indignata, mortificata, stanca di lavorare da 43 anni di cui 3 contributi non versati dal patronato Coltivatori diretti, dovro` lavorare altri 1/3 anni secondo I capricci dei “governanti” .
    I soldi per I lavoratori italiani non ci sono perche` tutti I nostri risparmi vanno per gli estracomunitariii…
    No, non posso accettare questa realta` razzista verso noi italiani.
    Ma che paese e` questo?

  14. Complimenti, analisi perfetta. Purtroppo gli ultrasessantenni disoccupati, adesso sono in grande difficoltà
    e se lo stato non interverrà anche in loro aiuto molte famiglie cadranno nella povertà.
    Quindi ritengo giusto che da 63 anni un disoccupato anche con il minimo di 20 di contributi possa andare
    in pensione, in quanto il lavoro non lo troverà più e lo stato non sbaglia a dargli dei soldi come sta succedendo con il reddito di cittadinanza. Se i nostri politici provassero ad essere disoccupati capirebbero il disagio economico e sociale che molte persone stanno vivendo.

  15. Il governo non vuole confrontarsi con i sindacati perché sanno che sulle pensioni somo molto più competenti dei politici quindi…..(eviteranno il confronto)

  16. Veramente utile togliere queste penalità a persone che dopo aver superato 35 anni di lavoro e magari superano l’età dei 64 anni essere penalizzati… Non lo vedo giusto

  17. Visto che la politica in italia fa solo danno ce ne dovremmo liberare al più presto perche immagino che faranno sempre peggio.cio che è peggio è che i danni li fanno fare ai tecnici.

  18. Con questo importo della pensione, viveteci voi con queste cifre assurde. Che andiamo a lavorare a fare? Inutile versare i contributi se dobbiamo avere una pensione poco al di sopra della pensione sociale. Perché devo andare a lavorare se posso vivere di bonus? Devo pagare i contributi per i poter fare vivere i poveri e per arricchire dirigenti, i politici mentre i professionisti tipo i medici incassano per una visita medica minimo 120,0o euro e non rilasciano fattura come tantissimi altri. Paghiamo per tutti solo noi statali e prendiamo e prendermi sempre più una pensione da fame. Vergogna senza fine.

  19. Beh…è molto triste il quadro delineato. Io personalmente sono proprio stanca di arrabbattarmi da oltre 38 anni di lavoro continuativo e con 61 anni suonati di età, tra turni, famiglia e figli da gestire, ed ora genitori anziani non più autosufficienti da badare!! Basta!! È ora di riposo di riposo sacrosanto, di mettere un punto e godere dei sacrifici fatti con un assegno pensionistico adeguato e non da fame!! Per donne si dovrebbe poi pensare ad un trattamento particolare, non di favore, ma perché è assolutamente dovuto per l’impegno sia nel campo lavorativo oltre che di “cura”, che ancora nonostante tante conquiste, ci è ancora relegato e mai considerato come essenziale e “gravoso”a volte. Se penso poi a tutti i diritti avuti senza conquiste dai nostri governanti, parlamentari, politici e mettiamoci anche dirigenti sindacali che hanno pensioni stratosferiche …è da arrabbiarsi. Mi auguro che i sindacati si impegnino di più per far sentire la voce di tutti noi. Grazie

  20. Era ora che qualcuno esprimesse questo concetto! Purtroppo nessun partito, men che meno i partiti di sinistra (orrendi!) sono intervenuti in proposito. E neppure i sindacati! È la vergogna italiana dove chi lavora onestamente una vita ha stipendi bassi e pensioni da fame. Se possibile fate chiarezza sulle voci di addebito del bilancio INPS….c’è molto da dire! E con il covid non era meglio per il governo spendere qualcosa per anticipare le pensioni e assumere giovani?…evitando il solito trucchetto per ridurre il personale cari imprenditori…..grazie e complimenti per l’articolo

  21. Io sono orfana e figlia unica con una pensione d’invalidità al 100% permanente. Prendo il reddito di cittadinanza di 500,00€. Perché non mi aspetta la reversibilità del papà ed avendo 16 anni di contributi mi aspetta opzione donna?? La pensione d’invalidità è di 289,00 € grazie

  22. Si difatti poi ci accontentano con il reddito di cittadinanza ma non guardano quanta gente x vari motivi è fuori dal lavoro io x esempio con 33 anni di lavoro e 61 di età non lavoro più anni aspettano la pensione del 67 e con la pensione di 1400€del marito cosa si fa?

  23. ma mi scusi; se non facevano quella legge continuava ancora ad esistere la quota 56 6 mesi e 1 giorno, mi spiego; le persone andavano in pensione con 14 anni 6 mesi e 1 giorno a 40-38 anni di età; chi se l’è presa in culo siamo stati noi che allora, nel 1995, avevamo meno di 18 anni di contributi, gli altri li hanno salvati, noi ci hanno buttato a mare, e per ultima la quota 100 con il minimo d’età altrimenti sarei prossimo alla pensione visto che tra 1 mese avrei quota 101 e sono del 1960; e per non parlare di una legge del 1988 che ha massacrato noi ins. di ed. fisica; costretti a riprendere a studiare e a dover cambiare lavoro; quella legge che dice lei ci costrinse a farci pensioni integrative per chi se lo poteva permettere; e adesso: vedremo, tanto inculata in più o in meno ormai siamo abituati

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